CASTELLAMMARE DI STABIA – Luigi Vicinanza passa al contrattacco e presenta ricorso al TAR contro lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per presunti condizionamenti della criminalità organizzata. L’ex primo cittadino ha annunciato la decisione nella giornata di oggi attraverso un post pubblicato sui social, anticipando che soltanto sabato mattina entrerà nel dettaglio delle ragioni alla base dell’iniziativa giudiziaria, curata dall’avvocato Riccardo Marone.
Una scelta che segna un nuovo capitolo nella complessa vicenda politica e amministrativa stabiese, dopo il provvedimento che ha portato alla fine anticipata dell’esperienza di governo guidata dal centrosinistra.
«Ho presentato ricorso al TAR contro lo scioglimento per presunte infiltrazioni camorristiche dell’amministrazione comunale di Castellammare di Stabia – ha scritto Vicinanza –. È mio dovere difendere l’onorabilità e la reputazione mia personale e di chi insieme a me ha contribuito a governare la nostra città in questi due anni».
L’ex sindaco ha poi allargato il significato della propria iniziativa, chiamando in causa l’immagine e la dignità dell’intera comunità stabiese. «Allo stesso tempo voglio difendere anche la dignità di Castellammare e della stragrande maggioranza dei suoi abitanti, persone perbene vittime e non complici di una camorra che opprime la città da cinquant’anni».
Lo scioglimento del 14 luglio e la relazione della Commissione d’accesso
Il ricorso arriva a distanza di alcuni mesi dalla decisione del Consiglio dei Ministri, che il 14 luglio scorso ha decretato lo scioglimento del Comune per presunti condizionamenti della criminalità organizzata. Il provvedimento è giunto al termine del lavoro della Commissione d’accesso, insediatasi a fine gennaio e rimasta operativa fino al 28 aprile.
Nella relazione predisposta dagli organismi incaricati degli accertamenti sono stati richiamati anche alcuni episodi riguardanti due consiglieri comunali, entrambi successivamente dimessisi. Uno di loro risulta indagato per concorso esterno in associazione camorristica con riferimento al clan D’Alessandro. Si tratta di circostanze che si inseriscono nel quadro esaminato ai fini del provvedimento di scioglimento, senza che la pendenza di un’indagine equivalga a un accertamento di responsabilità.
La vicenda ha avuto pesanti ripercussioni sugli equilibri politici cittadini, determinando la conclusione anticipata dell’amministrazione guidata da Vicinanza e l’insediamento della Commissione Straordinaria alla guida dell’ente.
La crisi politica e le fratture nel centrosinistra
Vicinanza era stato eletto sindaco come candidato del centrosinistra, con il sostegno iniziale del Partito Democratico, che aveva puntato sulla sua candidatura per guidare la città. Nel corso della vicenda, tuttavia, il rapporto con il partito si è progressivamente deteriorato, fino alla decisione di ritirargli l’appoggio politico.
Tra i consiglieri che hanno rassegnato le dimissioni figura anche Sandro Ruotolo, eurodeputato che inizialmente aveva sostenuto l’ex primo cittadino. Ruotolo ha successivamente preso le distanze dopo aver presentato uno studio sull’andamento del voto a Castellammare di Stabia, contribuendo ad alimentare il confronto politico sulle dinamiche che hanno caratterizzato la vita amministrativa cittadina.
Sabato gli approfondimenti sul ricorso
Per conoscere nel dettaglio i motivi contestati e gli elementi sui quali si fonda l’impugnazione bisognerà attendere sabato mattina, quando Vicinanza ha annunciato di voler approfondire pubblicamente i contenuti dell’iniziativa legale.
Il ricorso al TAR apre ora un nuovo fronte nella vicenda dello scioglimento, con l’ex sindaco deciso a contestare il provvedimento e a tutelare la propria reputazione e quella di chi ha condiviso con lui l’esperienza amministrativa.
Al centro della battaglia giudiziaria ci sarà anche il significato che Vicinanza attribuisce alla propria iniziativa: separare le responsabilità eventualmente accertate nelle singole vicende dalla dignità di una comunità che, nelle parole dell’ex primo cittadino, non può essere identificata con la criminalità organizzata che da decenni rappresenta una ferita aperta per Castellammare di Stabia.
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