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lunedì, Luglio 4, 2022

Processo Tsunami: il killer pentito Belviso ai domiciliari

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Salvatore Belviso, uno dei killer del consigliere Tommasino, sconterà il restante della sua pena ai domiciliari.

Salvatore Belviso, pentito dal 2011, dopo 13 anni lascia il carcere per scontare il restante della sua pena ai domiciliari in una località segreta.

È questa la notizia uscita fuori dall’ultima udienza del processo scaturito dalla maxi indagine Tsunami, l’inchiesta che ha fatto luce sulle trame oscure dei D’Alessandro tra il 2006 e il 2009.

Belviso è stato condannato a 16 anni per il delitto di Vuolo Aldo e a 18 per quello dell’ex consigliere PD Gino Tommasino.

Il suo nome è sul taccuino dell’Antimafia poiché imputato in alcuni casi di estorsione, armi e associazione a delinquere in altri processi.

Una decisione, quella dei domiciliari in località segreta, scaturita dal pentimento avvenuto nel 2011.

Le sue dichiarazioni hanno fatto luce su uno dei periodi più bui della storia stabiese, su numerosi fatti estorsivi ai danni di imprenditori del territorio, sul rapporto camorra-politica e sugli omicidi di camorra tuttora ancora irrisolti.

Belviso, da braccio destro a reggente della cosca

Belviso è stato una figura apicale del clan di Scanzano durante l’ultima vera stagione di sangue della camorra stabiese: era il braccio destro di Vincenzo D’Alessandro, alias “Enzuccio”, la cui reggenza viene appunto ricordata per i numerosi fatti di sangue ancora irrisolti.

in quegli anni ci fu un azione di repulisti nei confronti degli infedeli alla consorteria di Scanzano, promossa dal boss, iniziata dopo la vittoria dei D’Alessandro nella faida contro gli Omobono Scarpa. Una scia di sangue, interrotta solo con l’arresto di Vincenzo D’Alessandro a Rende (CS) nell’agosto 2009, che fece 6 morti in un anno:

  1. il duplice omicidio di D’Antuono Carmine e Donnarumma Federico (28/10/2008);
  2. Mascolo Nunzio (4/2/2009);
  3. Luigi Tommasino (3/02/2009);
  4. Vuolo Aldo (29/06/2009);
  5. Scotognella Antonio (29/06/2009);

Proprio grazie alla ferocia di “Enzuccio” che il clan, eliminando tutti i concorrenti, assunse l’egemonia sul territorio stabiese.

Un monopolio che ancora oggi, nonostante le numerose inchieste che hanno portato all’arresto di numerosi boss e affiliati ai D’Alessandro, accompagna in un lento declino la città di Castellammare.

Belviso Faceva parte del gruppo di fuoco, insieme a Raffaele Polito, Renato Cavaliere (anche loro pentiti) e Catello Romano (l’unico ancora fedele ai D’Alessandro), che nel febbraio 2009 freddarono il consigliere comunale PD Luigi Tommasino; un omicidio a cui, dopo 13 anni, manca ancora un movente e un mandante.

Domande a cui l’ex killer, attraverso sue dichiarazioni, ha provato a rispondere accusando il suocero di Pasquale D’Alessandro, Sergio Mosca, di aver comandato uno dei delitti che ha cambiato la storia del comune stabiese.

Durante il periodo di latitanza a Rimini di Vincenzo D’Alessandro assume le redini di comando del sodalizio di Scanzano, passando successivamente il testimone a Paolo Carolei.

Infatti in uno degli incontri con il figlio di Don Michele, Belviso raccontò al PM Claudio Siragusa di essersi dimesso da reggete dal clan per il troppo stress e di voler passare il comando a Paolo Carolei:

“Andai da Enzuccio (D’Alessandro, ndR) e gli dissi: ‘Siccome questo si lamenta, quest’altro si lamenta, mi voglio lamentare pure io che non ho i soldi. Quindi, non voglio avere più niente a che fare e passo tutto a Paoluccio.” 

Le dinamiche interne al clan

Il Belviso inoltre raccontò delle dinamiche interne al clan D’Alessandro:

“Il clan D’Alessandro «era un mostro a tre teste». «Pur essendo parte di un solo clan, Sergio Mosca, Enzo D’Alessandro e Paoluccio Carolei erano tre cose diverse»

«Se un imprenditore era di Sergio Mosca, gli altri non lo potevano toccare».”

Le mani del clan sugli appalti e le alleanze calabresi

Ma scottanti furono le dichiarazioni del Belviso riguardanti anche le infiltrazioni del sodalizio nella gestione degli appalti pubblici di Castellammare e sulle alleanze con altri clan d’Italia.

Dal 2009 in poi, molte gare furono affidate a ditte vicine ai D’Alessandro grazie ai legami con alcuni dipendenti dell’ufficio tecnico del comune stabiese che avvisavano i vertici della cupola di Scanzano quando iniziavano le procedure burocratiche per gli appalti pubblici.

Basti ricordare che Liberato Paturzo, imprenditore dei D’Alessandro, come si evince dall’inchiesta Olimpo, voleva mettere le mani anche sulla riqualificazione della Casa del Fascio. Un giro d’affari che Vincenzo D’Alessandro gestiva in compagnia di Paolo Carolei e Sergio Mosca.

In quegli anni furono ospiti a Castellammare diversi esponenti di cosche calabresi che insieme ai D’Alessandro organizzavano dei summit riguardanti la gestione del traffico di droga.

Inoltre Vincenzo D’Alessandro, per riconoscere gli affiliati al clan, regalava degli orologi “Swatch” acquistati in Emilia Romagna, regione, come la Sardegna, su cui il clan in quegli anni ha investito, allargando il proprio impero, e riciclato il denaro proveniente dalle attività illecite

Salvatore Belviso in quel periodo è stato uno dei protagonisti e degli artefici di tutte queste peripezie che hanno gettato le fondamenta del dominio della seconda generazione dei D’Alessandro sulla città delle acquee.

Una piovra che, da come si evince dal dossier della commissione prefettizia che ha decretato lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del comune, ha esteso i suoi tentacoli in tutti i tessuti economici e sociali della città radicandosi in maniera estremamente capillare.

Dal 2011 l’ex killer è passato dalla parte della giustizia, lasciando dietro di se alcuni oscuri misteri che forse non verranno mai scoperti.

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A cura di De Feo Michele / Redazione Campania

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