Gli artisti: “Salviamo il Supercinema”. Salvarlo, ma da cosa?

“I Montillo tolgono il teatro agli stabiesi” e Cimmino ha la memoria corta

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“I Montillo tolgono il teatro agli stabiesi”, Cimmino dichiara guerra alla generazione di finanziatori della cultura a Castellammare. E strumentalizza il nome di Lello Radice per farlo.

“I Montillo tolgono il teatro agli stabiesi” e Cimmino ha la memoria corta

“I Montillo tolgono il teatro agli stabiesi”: Cimmino dichiara guerra alla generazione di finanziatori della cultura a Castellammare. Il tutto, con il solito post su Facebook. Inizia con una dicotomia: da un lato il teatro che rappresenta la storia della città “nel segno dell’indimenticabile Lello Radice”. Dall’altro, “il teatrino, quello della demagogia a cui assistiamo da diversi giorni”.

Una domanda, in primis: se Castellammare fosse stata eletta Capitale della Cultura, quale spazio culturale avrebbe potuto garantire ai suoi cittadini? Allo stato attuale delle cose, l’amministrazione non ci avrebbe fatto una bella figura.

Ma il sindaco utilizza metafore relative all’ambito teatrale-cinematografico per l’intera stesura del post. In particolare, dichiara di essere rimasto “dietro le quinte” finora, per decidere di “aprire il sipario” solo un’ora fa. Afferma: “La famiglia Montillo ha messo in vendita la struttura ad un prezzo assurdo, fuori mercato, perché evidentemente qualcuno ha fatto intravedere loro una speculazione immobiliare con cambio di destinazione d’uso”. In particolare, Cimmino rimprovera ai Montillo la mancata comunicazione con l’amministrazione comunale per la ricerca di una soluzione condivisa. “Neanche una telefonata, un messaggio, un segno della loro presenza. Nulla”.

Una prima informazione necessaria: il valore commerciale di un bene (in questo caso, del Supercinema) si misura per l’estensione dello stesso, per la necessità di ristrutturazione della sala (nel caso specifico, non necessaria), per la sua posizione (in questo caso, il centro della città).

Una seconda informazione necessaria è che il suolo su cui poggia le fondamenta il cinema Montil è di proprietà del Comune. Una collaborazione potrebbe, ma soprattutto sarebbe potuta partire proprio da lì.

Piuttosto, il problema sembra essere il seguente: il Comune si interessa a numerosi interventi – e il caso delle luminarie è emblematico. Basterebbe, forse, non pagare le luminarie per una decina d’anni e racimolare il denaro necessario per comprare la sala e destinarla alle generazioni future di Castellammare?

Ma questo, dopotutto, dipende da che tipo di politica ha intenzione di fare il Comune. Nello specifico, ha la volontà politica di offrire alla città uno spazio culturale? La città si baserà e si è sempre basata su cultura e turismo. Due elementi che, oggi come ieri, sembrano sopravvivere a stento. E in una compravendita, dopotutto, il prezzo iniziale non è mai quello finale.

Il sindaco aggiunge che “I Montillo resteranno delusi nel sapere che il Supercinema non cambierà destinazione”. E definisce “imprenditori senza scrupoli” una famiglia che ben prima dello scoppio dell’emergenza da coronavirus ha assicurato a Castellammare la presenza viva dell’arte in più di una sola forma: cinema, teatro, intrattenimento. Tutto ciò nel Paese Italia, in cui, ne abbiamo avuto prova in questo periodo, sono proprio i luoghi di cultura a trovarsi maggiormente sotto pressione.

Cimmino chiarisce che la realizzazione del teatro comunale “è un nostro obiettivo, chiaro, forte, prioritario”. E, come se non fosse abbastanza, aggiunge che “Sono i Montillo a non volere più il teatro a Castellammare”. In sostanza, i Montillo tolgono il teatro agli stabiesi. Per sostenere ciò, strumentalizza persino il nome di Lello Radice, storico collaboratore dei Montillo, curatore della stagione di prosa per un decennio.

Non è chiaro perché il sindaco Cimmino abbia bisogno di dipingere un quadro fatto di tensioni tra le famiglie Montillo e Radice, entrambe pilastri della storia culturale di Castellammare, che grazie a questa manovra mediatica rischiano di apparire famiglie in lite in una città il cui leader non ha ancora compreso che l’arte avrebbe il compito di unire. Non di dividere.

Attraverso questo post, Cimmino sicuramente dimostra una cosa: di avere la memoria corta. Perché, forse, nel viale degli artisti situato in Villa Comunale, avrebbe dovuto inserire anche un tributo a Natale Montillo. Perché no, tra qualche anno, magari, affiancandolo a uno per Lello Radice.

“Su quella sala ancora intrisa di arte, sorrisi, sogni e versi declamati da attori di fama mondiale, non calerà il sipario” conclude il Sindaco. A prescindere dal titolo della Sala, non possiamo che augurarcelo.

 

Lorenza Sabatino

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