Napoli e Verona non vanno oltre lo 0-0: delusione allo stadio San Paolo

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La partita tra Napoli Verona finisce in pareggio senza goal: Un Napoli grigio ( come il cielo al “Maradona”) sbatte contro il pullmann del Verona ed è solo 0-0 con i tifosi delusi dalla mancanza di emozioni in campo

Napoli e Verona non vanno oltre lo 0-0: delusione allo stadio San Paolo

Finisce 0-0 la gara che ha visto fronteggiarsi Napoli ed Hellas Verona, nella sfida valevole per la 30esima giornata di campionato.

Un pareggio opaco, che lascia qualche rimpianto ma che è al tempo stesso la fotografia spiaccicata di una prestazione incolore e di un match bruttino quanto assai avaro di palle goal e spunti emozionanti.

Sceglie il turnover, Luciano Spalletti, per affrontare gli scaligeri, un po’ per necessità assolute, un po’ perché la testa è ( legittimamente) al Milan e al quarto di finale di Champion’s, dove i suoi ragazzi saranno chiamati a rimontare la sconfitta patita a San Siro e a giocarsi un altro pezzettino di storia nella contesa di ritorno.

Così, Juan Jesus è schierato titolare in luogo di Rrahmani, Olivera fa rifiare Mario Rui, Demme pure parte dall’inizio al posto di Lobotka ( il che è un autentica notizia), Elmas è preferito a Zielinski, mentre Lozano e Raspadori compongono il tridente d’attacco dal primo minuto ( complice anche l’assenza forzata di Simeone), insieme a Politano, con Kvara ed Osihmen che partono dalla panchina.

Anguissa e Kim, considerate le rispettive squalifiche che impediranno loro di giocare in Champion’s, vengono riconfermati dall’inizio, insieme agli inamovibili Meret e Di Lorenzo.

La rotazione non fa cogliere al Napoli il risultato sperato: l’11 di partenza è squadra che mai ha giocato tutta insieme, i movimenti non sono ben codificati e vengono in rilievo soprattutto l’assenza di un vero centravanti e di un rapido manovratore di gioco.

Raspadori e Demme si impegnano, ma il primo dimostra di essere una prima punta “arrangiata” e il secondo probabilmente paga il fatto di non aver quasi mai visto il campo quest’anno e di non avere disponibile un ritmo partita che non faccia rimpiangere Lobotka.

Anche perché, di contro, c’è un Hellas che non ha nessuna voglia di fare sconti alla capolista, invischiato com’è in una lotta salvezza che si preannuncia agguerritissima e a cui i gialloblu non hanno ancora abdicato, specie dopo il successo di una settimana fa contro il Sassuolo.

Il principale merito del Verona è far giocare male il Napoli: le linee di passaggio sono tutte sporcate con pressing efficace e marcature sistematiche e, quando ce n’è bisogno, non è raro assistere a costanti raddoppi sugli uomini d’attacco di casa.

A centrocampo c’è tanto traffico, che non favorisce una manovra lucida per Anguissa e compagni.

Gli azzurri, del resto, ci mettono del loro: il giro-palla è sempre lento, prevedibile e scontato, i ritmi sono il più delle volte soporiferi e questo va tutto a vantaggio dell’Hellas e delle sue mire puramente ostruzionistiche.

Quando possono, i veneti, non disdegnano di attaccare; lo fanno, naturalmente, soltanto in occasioni di contropiede, soprattutto ricercando la velocità dei coriacei Tameze e Lasagna.

Ne viene fuori, proprio per queste ragioni, una partita bloccata e oggettivamente noiosissima.

Alla fine, il Napoli registrerà il dato dell’80% di possesso palla ( record stagionale), ma di tiri verso la porta di Montipò ce ne sarà uno solo. Procediamo per gradi.

Al 13esimo, giusto giallo per Ceccherini che mette letteralmente le mani in volto a Politano.

Il terzino veronese, nel secondo tempo, avrebbe meritato anche la seconda ammonizione, ingiustamente non accordata dal direttore di gara.

Il primo sussulto, tra mille sbadigli, arriva al ventunesimo, quando il Napoli si vede annullare un goal, sugli sviluppi di un corner, per fuorigioco attivo di Olivera.

Nulla da eccepire.

Il primo tempo segue per intero la falsariga delle premesse di sopra, il copione pareva già leggibile dalle prime battute e si passa alla ripresa. Di Lorenzo, al 56esimo, tenta l’ennesimo inserimento in zona goal su cross proposto da Anguissa, ma la sfera finisce sul fondo e Montipò si tuffa solo per accompagnare il pallone sul fondo.

Al 64esimo, i primi due cambi:

Kvara e Zielinski fanno il loro ingresso per Lozano e Demme.

Un minuto più tardi, l’Hellas risponde con altrettante due sostituzioni: Djuric e Coppola al posto di Ceccherini e Gaich.

E’ ancora Zaffaroni, tecnico degli scaligeri, a volere in campo Verdi e Terracciano per Duda e Faraoni, al minuto 69.

Al 72esimo, la girandola delle sostituzioni prosegue: Spalletti gioca le carte Osihmen e Lobotka per Raspadori ed Elmas.

Neanche la presenza in campo dei big, tuttavia, sortisce l’effetto sperato: la partita vola via monotona e sciatta così com’era stata sin dal primo minuto e neppure gli uomini di punta della capolista riescono a modificare l’andazzo, nonostante il tanto sbattimento.

Al 78esimo, il neo-entrato Terracciano si becca la giusta ammonizione per aver fermato irregolarmente Kvara.

Le due autentiche emozioni, accadono entrambe nel finale di gara, una per parte. All’83esimo, clamorosa traversa colta da Osihmen, che raccoglie un campanile vagante appena all’ingresso dell’area di rigore veronese e scaglia un destro fortissimo verso la porta, trovando il legno pieno.

Al 92esimo è Ngonge, entrato appena 5 minuti prima al posto di Lasagna, ad avere sui piedi la palla del colpaccio: in azione di ripartenza si ritrova uno contro uno contro Meret, tenta di scavalcarlo con uno scavetto ma la misura è sbilenca e il pallone si spegne sul fondo.

Per un Napoli pur inconcludente ma di certo volenteroso, sarebbe stata una punizione davvero troppo severa. Prima dell’ultima chance, Spalletti aveva voluto l’ingresso anche di Zedadka per Politano, all’84 esimo: l’algerino provoca l’ammonizione di Dawidowicz al minuto 89.

Tra le fila degli azzurri, un giallo anche per Kvara, per un fallo ad inizio azione, proprio un attimo prima del blitz fallito da Ngonge.

Null’altro da raccontare, Napoli-Hellas Verona è tutta qui. Nulla più che un brodino caldo che matcha col freddo e la pioggia di un pomeriggio napoletano di metà Aprile, dove la primavera non è ancora arrivata, a dispetto di quanto dica il calendario.

In pareggio erano finite anche le 2 precedenti sfide col Verona, a Fuorigrotta, nelle ultime due stagioni.

Quello del Maggio 2021, era costato la testa a Gattuso e la Champion’s al Napoli, provocando così l’avvicendamento con Spalletti.

Quello dell’annata passata aveva visto la segnatura di Simeone, al tempo ancora centravanti in gialloblù.

Quello di quest’anno è un fastidioso rallentamento sulla tabella di marcia, che fa storcere il naso agli azzurri e fa godere i veronesi, festanti per aver colto 1 punto d’oro nella corsa alla permanenza in serie A.

La classifica dice Napoli primo con 75 punti.

La Lazio incalza a 61, distante 14 lunghezze ad 8 giornate dal termine.

C’è ancora da sudare, con l’auspicio di riprendere lo smalto dei giorni migliori e di lasciarsi alle spalle la mediocrità di questo pari scialbo.


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