Editoriale, Il Napoli sbriciola il Monza in un quarto d’ora: vincono 4-2 i partenopei all’U-Power Stadium

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Nel nostro editoriale post Monza – Napoli (2-4) esprimiamo il nostro pensiero sull’andamento della gara tra i partenopei e i brianzoli.

Il Napoli si impone nettamente, all’U-Power di Monza, battendo i padroni di casa col risultato di 4-2. Una vittoria indiscutibile, soprattutto per quanto visto nella ripresa, all’esito della quale i campioni d’Italia in carica hanno sciorinato un valore tecnico complessivo semplicemente di un’altra categoria rispetto ai monzesi.

Editoriale: IL RACCONTO DEL PRIMO TEMPO TRA MONZA E NAPOLI

Eppure, dopo appena 9 minuti di gioco, erano stati proprio gli uomini di Raffaele Palladino a passare in vantaggio con una zuccata di testa chirurgica di Milan Duric, su invito appetitoso dell’ex Alessio Zerbin.

Nell’occasione, il centravanti bosniaco mette in mostra la specialità della casa, ossia l’imperioso stacco in elevazione su cui nulla poteva Alex Meret.

Chi invece, nella circostanza, lasciava a desiderare era in primis Juan Jesus – colpevolmente troppo morbido in marcatura sull’11 biancorosso – e capitan Di Lorenzo, che forse avrebbe potuto assorbire meglio il movimento di Zerbin prima del cross.

Al di là delle responsabilità individuali, si appalesa, ancora una volta, una evidente fragilità complessiva in fase difensiva – costante negativa della stagione del Napoli – e una certa passività nelle scalate preventive, che tradotto significa “superficialità collettiva in fase di non possesso”.

Il Monza, acquisito il vantaggio, non crea altri grattacapi degni di nota a un Napoli che, di contro, non riesce ad orchestrare manovre pulite, ma crea comunque situazioni pericolose, più per inerzia che per un fraseggio organizzato; da una mischia, seguente ad azione da corner, avrebbe la palla buona per il pari Giovanni Di Lorenzo, lesto nella girata in area ma impreciso nella conclusione.

Ngonge, poco prima della mezz’ora, si libera bene dell’uomo in area con una finta ma vede ribattersi la sua conclusione in calcio d’angolo.

Al 35esimo, proprio l’ex Hellas Verona si conquisterebbe, a dire il vero, un calcio di rigore ineccepibile, che però sia Doveri sia Abisso al VAR riescono nell’impresa di non ravvedere. Osihmen, in pressione ultra-offensiva su Di Gregorio nel finale, per poco non scippa palla all’estremo difensore monzese, che però se la cava in extremis evitando anche di commettere fallo da rigore. Tra i fischi assordanti dei tantissimi supporters partenopei all’U-Power, si chiude il primo tempo col risultato di 1-0 Monza.

IL SECONDO TEMPO

Già all’alba della ripresa, tuttavia, si comprende facilmente che la musica sta per cambiare: il Napoli che rimette piede sul terreno di gioco è un leone ferito nell’orgoglio, voglioso di azzannare avversario e partita e di ribaltare il risultato in proprio favore. Ngonge, dopo 3 minuti, siglerebbe già il pari con un bel mancino appena defilato da dentro l’area di rigore, ma è in posizione di offside e lo sforzo è vanificato.

Il pareggio

L’appuntamento col pareggio è però solo rimandato di 8 minuti: Anguissa crossa da destra dentro l’area, Osihmen incenerisce Izzo – compresa tutta la retroguardia del Monza – e batte Di Gregorio con un’elevazione di testa impressionante: l’1-1 ora è realtà.

Il sorpasso azzurro

Il Monza non ha manco il tempo di realizzare il pareggio subito che il Napoli gli scappa via in un baleno: Politano, neo-entrato al posto di Ngonge, raccoglie un campanile vagante dal limite dell’area di rigore e indovina una traiettoria magica al volo che si spegne sotto al sette e si tramuta nell’1-2 per gli azzurri. Un’esecuzione da fenomeno, che vale uno dei goal più belli di questo campionato di serie A.

L’allungo del Napoli

Non ha ancora finito, il Napoli, che appena 3 minuti più tardi allunga ulteriormente la distanza tra sé e il Monza: la prodezza, stavolta, è di Zielinski, che si costruisce lo spazio vitale per il sinistro dal limite dell’area, con la palla che bacia la traversa e finisce dolcemente la sua corsa oltre Di Gregorio. E’ 3-1.

Le speranze del Monza

La girandola impazzita dei ribaltamenti di fronte non conosce tregua: appena 120 secondi dopo, Colpani beneficia di un’indecisione tra Juan Jesus e Olivera, giunge alla 16 metri e sfodera un mancino sul palo lungo che – complice pure una deviazione fatale di Jesus – beffa fatalmente Meret per il 3-2.

Il gol che chiude i conti in favore dei partenopei

Il sogno di rientrare in partita, per il Monza, tramonta però al minuto 68: Di Lorenzo si inserisce in area e va alla conclusione, Di Gregorio respinge lateralmente e sulla palla vagante il più lesto è Jack Raspadori, che insacca il 4-2 dopo appena 1 minuto dal suo ingresso in campo. Il risultato, stavolta, non cambierà più, col Napoli che gestisce agevolmente il quarto di partita finale, amministrando il doppio vantaggio con la sicurezza del palleggio, qualche folata sporadica e soprattutto non correndo più alcun rischio fino al triplice fischio finale di Doveri.

Monza-Napoli è in archivio, la vince il Napoli col risultato di 4-2.

LE CONSIDERAZIONI POST MONZA – NAPOLI ESPRESSE NEL NOSTRO EDITORIALE

Una vittoria che lascia l’amaro in bocca per quello che sarebbe potuto essere e non è stato e che dimostra una volta in più quanto il Napoli sia dotato di  potenzialità – individuali e collettive – che nulla c’entrano col settimo posto momentaneamente occupato in classifica.

Uno smacco, quest’ultimo, per il quale il Napoli – complessivamente inteso – deve prendersela solo con sé stesso: sarebbe probabilmente bastato vedere un po’ più spesso la ferocia con cui i partenopei hanno spazzato via il Monza nel primo quarto d’ora del secondo tempo per qualificarsi in carrozza per la prossima Champion’s.

Perché quella convinzione abbia a lungo latitato, non è dato (ancora) sapere ma è fuori dubbio che costituisca una responsabilità precisa che dirigenza, allenatori e calciatori devono addossarsi in maniera unanime.

LA CONCLUSIONE DEL NOSTRO EDITORIALE SU MONZA – NAPOLI

Il tramonto del campionato dista solo 7 fatiche finali.

Nulla più vogliamo chiedere, a questa squadra, se non il buonsenso di chiudere con dignità un percorso lastricato di ostacoli, più per pecche proprie che per altrui merito.

7 partite in cui onorare quella stoffa tricolore sul petto, prima che si scucia per finire su maglie di diverso colore.

Con la speranza di riacciuffarla presto.

Magari chissà, ripartendo proprio dai primi 15 minuti del secondo di tempo di Monza.

Quel quarto d’ora di fuoco in cui il Napoli s’è ricordato di essere ancora campione d’Italia in carica.

E ha fatto dannare, chi lo ama, per esserselo scordato troppo presto.


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