Trust estero o beneficiario italiano? Chi paga le imposte?

Con la risposta n. 165 del 2026 l’Agenzia delle Entrate chiarisce che i redditi di un trust estero trasparente si imputano al beneficiario residente in Italia, si calcolano con le regole dello Stato del trust e comportano monitoraggio, IVIE e IVAFE.

LA ROTTA DEL TRUST ESTERO PASSA DAL FISCO ITALIANO

Una contribuente residente in Italia è beneficiaria di un trust di diritto californiano istituito dai genitori nel 2006; nel maggio 2025, come previsto dall’atto istitutivo, il fondo — immobili e attività finanziarie negli Stati Uniti — è stato destinato ai tre figli in parti uguali. Con la risposta a interpello n. 165 del 31 agosto 2026 l’Agenzia delle Entrate ha indicato chi, in Italia, deve dichiarare quei redditi e come vanno calcolati. Il tema riguarda molte famiglie: parenti che vivono all’estero, patrimoni costruiti oltre confine, trust che negli ordinamenti di common law sono strumenti ordinari di pianificazione.

Il reddito segue il beneficiario individuato

La regola di partenza è l’articolo 73, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi: quando i beneficiari sono individuati, cioè titolari del diritto di pretendere dal trustee la propria quota di reddito, il trust è «trasparente» e i redditi sono imputati a loro, secondo le quote dell’atto o, in mancanza, in parti uguali. Per il beneficiario residente sono redditi di capitale, in base all’articolo 44, comma 1, lettera g-sexies), dello stesso testo unico. L’Agenzia non ha qualificato il trust: ha assunto la trasparenza indicata dalla contribuente, e la precisazione conta, perché tutto il resto dipende da quel presupposto.

Il ragionamento procede in tre passaggi. Il presupposto: una beneficiaria individuata di un trust stabilito all’estero. La norma: l’imputazione per trasparenza, letta alla luce della circolare n. 34/E del 2022. La conseguenza: il reddito da imputare si determina applicando la legislazione fiscale dello Stato in cui il trust è residente o stabilito, senza ricalcolarlo con le regole italiane. Per questo l’Agenzia ha respinto la richiesta di assumere come base il valore dei beni al maggio 2025. Le imposte pagate all’estero sul reddito del trust danno diritto al credito d’imposta, ripartito tra i beneficiari in proporzione al reddito imputato.

Resta fuori, invece, la presunzione dell’articolo 45, comma 4-quater, che considera reddito le attribuzioni provenienti da trust opachi stabiliti in Paesi a fiscalità privilegiata: non riguarda il trust trasparente con beneficiario individuato. La risposta non ha chiuso il dibattito: una parte della dottrina osserva che, se il trust era già giunto al termine, non vi sarebbe più reddito da imputare, ma soltanto beni da dichiarare.

«Il reddito del trust estero trasparente si determina con le regole dello Stato in cui il trust è stabilito.»

Gli obblighi che accompagnano i beni esteri

Dal periodo d’imposta 2025 la beneficiaria deve curare anche gli adempimenti patrimoniali. Il primo è il monitoraggio fiscale previsto dall’articolo 4 del decreto-legge 167 del 1990: le attività detenute all’estero, anche per il tramite del trust, vanno indicate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi. Il secondo sono le due imposte patrimoniali dell’articolo 19 del decreto-legge 201 del 2011: l’IVIE sugli immobili esteri, oggi all’1,06 per cento dopo la legge di bilancio 2024, e l’IVAFE sulle attività finanziarie, nella misura ordinaria del 2 per mille.

Un esempio rende evidente il peso di questi obblighi. Si ipotizzi che a una beneficiaria spettino una casa negli Stati Uniti del valore di 600.000 euro e titoli per 400.000 euro. L’IVIE annua è di 6.360 euro, al netto dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui si trova l’immobile; l’IVAFE è di 800 euro. L’omessa indicazione nel quadro RW espone a una sanzione dal 3 al 15 per cento degli importi non dichiarati, secondo l’articolo 5 dello stesso decreto del 1990: su un milione di euro, da 30.000 a 150.000 euro.

Chi è beneficiario di un trust estero, o sa che lo diventerà, deve quindi affrontare tre decisioni, nell’ordine.

La prima è la qualificazione: con l’atto istitutivo alla mano, un professionista deve stabilire se il trust è trasparente o opaco, perché da qui discende il regime.

La seconda è documentale: rendiconti e dichiarazioni dello Stato del trust vanno chiesti al trustee per tempo, dato che il reddito si calcola con quelle regole.

La terza riguarda il calendario: monitoraggio, IVIE e IVAFE si impostano prima della scadenza dichiarativa, non quando arriva la lettera dell’Agenzia.

LE FONTI DI QUESTA SETTIMANA

Agenzia delle Entrate, risposta a interpello 31 agosto 2026, n. 165 (trust estero trasparente: il reddito imputabile al beneficiario residente si determina secondo la legislazione fiscale dello Stato di residenza o stabilimento del trust; esclusa l’applicazione dell’art. 45, comma 4-quater, TUIR; restano dovuti monitoraggio, IVIE e IVAFE), pubblicata su agenziaentrate.gov.it; estremi e contenuto riscontrati su più raccolte professionali concordanti alla data di chiusura di questo numero.

Agenzia delle Entrate, circolari n. 34/E del 20 ottobre 2022 (trust) e n. 48/E del 6 agosto 2007, par. 4 (credito per le imposte estere).

Testo unico delle imposte sui redditi (d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), artt. 44, comma 1, lett. g-sexies), 45, comma 4-quater, 73, comma 2, e 165; d.l. 28 giugno 1990, n. 167, artt. 4 e 5 (monitoraggio fiscale e sanzioni); d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, art. 19 (IVIE e IVAFE); legge 30 dicembre 2023, n. 213, art. 1, comma 91 (aliquote dal 2024). Testi su Normattiva.

Per il dibattito: D. Muritano, nota dell’8 settembre 2026; F. Povegliano, commento del 29 ottobre 2026.

L’autore Avv. Stefano Ricci

Avvocato del Foro di Brescia. Si occupa di trust, passaggio generazionale, protezione del patrimonio di famiglia e assetti dell’impresa. È autore, con Vito Andriani, del volume «Diciotto famiglie e un trust».

Studio Legale Ricci S.t.A. S.r.l. — Via Cipro 1, 25124 Brescia. Tel. 030 22193224 – avv.ricci@libero.it

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