L'annuale graduatoria stilata dal Sole24ore vede ancora in coda le città del Sud e particolarmente siciliane
L'annuale graduatoria stilata dal Sole24ore vede ancora in coda le città del Sud e particolarmente siciliane

”Stabile” nelle ultime posizioni la ‘Qualità della vita’ delle città siciliane

L'annuale graduatoria stilata dal Sole24ore vede ancora in coda le città del Sud e particolarmente siciliane. La potenziale soluzione: dare partecipazione efficace al cittadino nella gestione della Cosa pubblica locale

Presentata la 32ª edizione della storica indagine sulla ‘Qualità della vita nelle province italiane’ pubblicata lunedì 13 dicembre dal Sole 24 Ore. L’indagine, come ogni anno, scatta una fotografia del Paese attraverso 90 indicatori statistici su base provinciale divisi in sei ambiti: ricchezza e consumi, affari e lavoro, demografia società e salute, ambiente e servizi, cultura e tempo libero.

Tra questi, ci sono 28 parametri aggiornati al 2021 (alcuni addirittura a settembre-ottobre scorso) e una decina di “indici sintetici” (cioè che a loro volta aggregano più parametri). Questa edizione consente di focalizzare in particolare come sta andando la ripresa post pandemia – grazie a un’analisi fatta su 20 dei 90 indicatori, per i quali è stata anche considerata la variazione rispetto all’anno precedente – e quali sono i divari territoriali, di genere e generazionali che ancora persistono, analizzati attraverso gli indici della Qualità della vita di bambini, giovani e anziani, che premiano le province con il miglior contesto di vita per fasce di età, e l’indice della ‘Qualità della vita delle donne’, presentato oggi per la prima volta, che misura la geografia dei divari di genere.

La città d’Italia dove la qualità della vita è migliore è Trieste. Poi Milano e Trento. Il capoluogo del Friuli Venezia Giulia, Trieste, già salito negli ultimi due anni al quinto posto della graduatoria annuale, nella classifica 2021 conquista anche il primato nell’indice tematico di ‘Cultura e tempo libero’, mentre arriva seconda in ‘Affari e lavoro’ e quarta in ‘Ambiente e servizi’. Sul podio, come detto, torna Milano e Trento resta solida al terzo posto. Il progressivo superamento della crisi pandemica rilancia altre città metropolitane. Roma sale dal 32 al 13 posto ed entra nelle top ten della ’Qualità della vita degli anziani’, uno dei tre indici generazionali che debuttano quest’anno nell’indagine e si distingue per livelli di istruzione, edifici coperti da banda larga e patrimonio museale. Firenze dal 27 all’11. Bari (71) guadagna una posizione mentre Napoli (90) ne guadagna due.

Tra le ultime dieci posizioni di classifica ci sono anche città siciliane. Si tratta di Messina (97esimo, -6), Siracusa (98, +7), Catania (102, -12), Caltanissetta, (103, +3). Chiude la classifica delle città siciliane Trapani che si trova al terzultimo posto nazionale (prima di Foggia e Crotone) occupando il 105esimo posto e perdendo 4 posti rispetto all’anno precedente.

Tra le prime dieci province, sette sono del Nord-Est: Bolzano (5), Pordenone (7), Verona (8) e Udine (9) che confermano la loro vivibilità e Treviso (10) è l’unica new entry, anche grazie al primato nella ‘Qualità della vita delle donne’, l’indice presentato per la prima volta quest’anno per mettere al centro le tematiche di genere.

In basso alla lista le immancabili province siciliane. La migliore è Agrigento, 84° posto su 107 province con 14 posizioni in più rispetto allo scorso anno, poi Ragusa (87° posto, +12 rispetto al 2020) ed Enna (92°posto, +11 rispetto al 2020). Più in fondo Palermo e Messina, rispettivamente al 95° e 97° posto, entrambe con 6 posizioni in meno rispetto allo scorso anno. Siracusa, 98°posto ma +7 rispetto all’anno passato, Catania (-12 posti) e Caltanissetta (+3 posto) rispettivamente al 102° e 103° posto, e infine Trapani al penultimo posto della classifica nazionale (-4 rispetto al 2020) che vede fanalino di coda Crotone.

LA POTENZIALE SOLUZIONE CONTRO LA DURATURA LIMITAZIONE DELLE CITTÀ SICILIANE (e in generale del Meridione): LA PARTECIPAZIONE EFFICACE DEL CITTADINO ALLA COSA PUBBLICA

Si è proposto in diverse sedi e anche con altrettanti articoli (l’ultimo 4 Dicembre 2021 Governo/Anci: più risorse economiche, più spazi per le assunzioni, più semplificazioni) la necessità urgente di dare partecipazione efficace e realmente forzosa (per legge) al cittadino, cosicché possa legittimamente incidere nella gestione della Cosa pubblica, da quella locale, a metropolitana (o provinciale) regionale, quindi nei rispettivi Enti e Partecipate, così cercando pure di arginare il diffuso clientelismo, voto di scambio sociale, spartizione, mercimonio, sperpero, spreco e “publicanesimo” (i Publicani nell’antica Roma erano gli esattori del publicum, ossia delle imposte, che formando una rendita dello Stato, erano di proprietà pubblica. In Grecia avevano l’appalto delle pubbliche entrate).

Ad avviso di chi scrive si dovrebbe quanto meno rielaborare, anche in forma più moderna, delle norme.

Una di queste è il ripristino del Co.Re.Co. (Comitato regionale di controllo, un organo della Repubblica italiana, precisamente delle Regioni, che aveva le sezioni provinciali – commissioni provinciali di controllo – al quale erano attribuite funzioni di verifica sugli atti delle province, dei comuni e degli altri enti) affinché dal consigliere di Minoranza al mero cittadino si possa disporre di un Organo intermedio amministrativo-giuridico per segnalare eventuali atti poco chiari compiuti dalle Amministrazioni comunali e provinciali. Co,Re.Co. che andrebbe integrato a rotazione oltre che con un Magistrato, pure con tre Ufficiali, rispettivamente della GdF, Polizia e CC.

La seconda indicazione è rendere funzionale la legge sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione, quindi trasformare la norma da solo propositiva ad efficace, aggiungendo sanzioni e pene che in atto non sono previste e pertanto la legge sarebbe un altro ennesimo raggiro legislativo all’italiana parlamentare.

Poi anche che gli Amministratori e fino alla terzo grado a linea di parenti nei comuni al di sotto dei 15 mila abitanti, rendano noti per obbligo normativo i redditi e, non come adesso che non sono tenuti a farlo, tanto che, guarda caso, da sempre si vedono spesso politici locali o provinciali (e rispettivi congiunti: genitori e figli, anche adottivi, coniuge, nuore, suoceri, generi, cognati, fratelli, sorelle) che, dopo poco essere eletti oppure quando finiscono il loro mandato dis olito per approdare in altri “lidi”, sfoggiano improvvisi tenori di vita e proprietà, per carità, sicuramente tutto regolare in questa trasversale imbellettata ipocrita Nazione.

E ancora altro di cui abbiamo detto nei nostri articoli, uno per tutti “15 Novembre 2021 I comuni siciliani in gravi difficoltà finanziarie ma un report denota inadatte gestioni”.

Queste mere proposte potrebbero ridurre tantissimi “assoggettanti” (risaputi quanto dissimulati) “Latifondi”, “Giardini”, “Orti” e “Orticelli” (negli anni costituzionalizzatisi), nonché ripristinare gli indispensabili “Contrappesi” socio-politici che farebbero la differenza in una vera democrazia.

Adduso Sebastiano

(le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

CAMBIA GDPR