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martedì, Luglio 5, 2022

La Corte dei conti cita in giudizio gli ultimi due sindaci di Catania

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La Corte dei conti cita in giudizio, Enzo Bianco e Salvo Pogliese, rispettivamente penultimo e ultimo sindaco di Catania, per danno erariale

La Corte dei conti cita in giudizio gli ultimi due sindaci di Catania

La Corte dei conti ha citato in giudizio, Enzo Bianco e Salvo Pogliese, rispettivamente penultimo e ultimo sindaco di Catania, per danno erariale, insieme a diverse persone che tra il 2014 e 2017 erano, a vario titolo, in rapporto con la Città metropolitana. Il provvedimento segue un’indagine della Guardia di Finanza di Catania sull’attribuzione dell’indennità di risultato ai dirigenti della Città metropolitana (ex Provincia) della città etnea nei quattro anni presi in esame.

IL DANNO ERARIALE

Ma ritornando alla citazione odierna della Corte dei Conti, il danno erariale complessivamente subito dalla Città metropolitana di Catania risulta pari a 981.303,12, contestato in quota parte a ciascun soggetto in relazione al proprio apporto causale.

I CITATI

Oltre a Bianco e Pogliese, la citazione in giudizio coinvolge Giuseppe Romano e Francesca Paola Gargano (nella qualità di commissari straordinari), Francesca Ganci (direttore generale), Ignazio Baglieri (segretario generale). E ancora: i componenti dell’Organismo indipendente di valutazione Roberto Cosio, Santa Strano, Renato D’Amico, Concetta Silvestra Furia. Giuseppina Burtone, Alfredo Lanaia, Diane Litrico (dirigente del servizio Affari generali e Risorse umane).

I MOTIVI

Secondo la Procura della Corte dei conti, nelle annualità considerate sono state rilevate “plurime criticità nel ciclo di gestione della performance, tali da determinare la violazione del principio di necessaria correlazione tra l’erogazione di premi e i risultati raggiunti, e rendere, dunque, ingiustificata, l’attribuzione dell’indennità di risultato ai dirigenti”, 8 nel 2014, 10 nel 2015, 7 nel 2016 e 7 nel 2017. “In molti casi- spiegano i magistrati contabili – gli obiettivi assegnati ai dirigenti sono risultati generici e riferibili all’ordinaria attività dell’ente, in contrasto con la finalità di incentivazione del merito, oltre che identicamente riproposti nelle diverse annualità e talvolta già ricompresi in un diverso obiettivo o già raggiunti prima dell’approvazione del Piano della performance. Inoltre, nelle annualità 2016 e 2017 è stata riscontrata l’assoluta assenza di predeterminazione degli obiettivi, poiché nel 2016 il Piano provvisorio degli obiettivi è stato approvato solamente a novembre, mentre nel 2017 non risulta l’approvazione di alcun Piano degli obiettivi, né definitivo né provvisorio. Infine, in tutte le annualità considerate è sempre stato erogato l’intero fondo per la dirigenza, anche quando gli obiettivi assegnati non erano stati integralmente raggiunti”.

Nell’atto di citazione, disposto dalla Procura regionale della Corte dei conti su accertamenti espletati dal Nucleo di Polizia economico finanziaria (P.E.F.) di Catania, viene riportata “la quota di danno imputata a ciascuno dei responsabili”: Giuseppe Romano 89.840,88 euro; Francesca Paola Gargano 58.094,49 euro; Vincenzo Bianco 144.184,46 euro; Salvatore Domenico Antonio Pogliese 18.798,05 euro; Francesca Ganci 147.935,38 euro; Ignazio Baglieri 148.210,46 euro; Vincenzo Cosio 70.035,63 euro; Santa Strano 70.035,63 euro; Renato D’Amico 70.035,63 euro; Concetta Silvestra Furia 18.798,05 euro; Giuseppina Burtone 18.798,05 euro; Alfredo Lanaia 18.798,05 euro; Diane Litrico 107.738,35 euro.

“Tutti gli invitati – si legge tra l’altro del documento – con eccezione di Vincenzo Bianco, si sono avvalsi delle facoltà difensive preprocessuali presentando le proprie deduzioni. Nessuno ha chiesto di essere sentito personalmente”.

Le deduzioni difensive, secondo la Procura, presentano argomentazioni parzialmente sovrapponibili come “innanzitutto l’intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento del danno” e che “i dirigenti sono legittimati passivi nel presente procedimento, avendo partecipato al processo di individuazione degli obiettivi e di valutazione della performance”.

La Procura rileva anche che “successivamente alla notifica dell’invito a dedurre, con decreto del 23 luglio del 2020 il sindaco metropolitano” in carica, Salvo Pogliese, “sia stato adottato un’atto di indirizzo per ripetizione somme ai dirigenti”, cioè la restituzione all’Ente dei soldi, e sia stata “richiesta all’assessorato delle Autonomie Locali della Regione Siciliana la nomina di un Commissario ad acta per l’adozione dei provvedimenti conseguenti, considerato che tutti i dirigenti dell’Ente si trovano in posizione di conflitto di interessi”. Ma per la Procura della Corte dei conti siciliana “nonostante ciò, il danno rimane attuale e concreto fino all’ntegrale recupero ed effettivo incameramento delle somme contestate“.

IL RINVIO A GIUDIZIO DI BIANCO

Alcuni giorni addietro, con l’accusa che il bilancio comunale sarebbe stato falsato, il Giudice per l’Udienza Preliminare, Pietro Currò, del Tribunale di Catania, aveva rinviato a giudizio l’ex sindaco Pd Enzo Bianco, già Ministro dell’Interno, e i suoi più stretti collaboratori. L’accusa è di falso ideologico. Insieme a lui altri 28 in carica tra il 2013 e il 2018, tra assessori e revisori dei conti del Comune di Catania. Essi avrebbero “contribuito al verificarsi del dissesto finanziario” in cui versa l’Ente. La prima udienza è fissata al 16 settembre 2021. A detta dell’accusa si sarebbe attestata la finta veridicità delle previsioni di entrata ad opera degli imputati pur se “consapevoli della loro sovrastima“. Gli stessi avrebbero, poi, “dolosamente omesso l’iscrizione nell’atto contabile di somme sufficienti a finanziare gli ingenti debiti fuori bilancio“. Ecco perché dovranno convenire davanti alla Prima Sezione – Tribunale in composizione monocratica nel giudizio in cui a costituirsi parti civili sono il Comune di Catania, Ugl e Cgil.

L’inchiesta, coordinata dal Procuratore Carmelo Zuccaro e dall’aggiunto Agata Sansonocito nonché dai sostituti Fabio Regolo e Fabio Saponara, aveva assunto ad esame le indagini condotte dal Nucleo della Guardia di Finanza di Catania che svolge funzioni di Polizia Economica-Finanziaria. La Corte dei Conti regionale della Sicilia, a seguito del ricevimento degli atti d’inchiesta, ha condannato Enzo Bianco al pagamento di 48mila euro da corrispondere a titolo di risarcimento al Comune. La Corte ha disposto per lui anche l’interdittiva legale per un decennio, misura avverso la quale è stato presentato ricorso. La medesima misura ha raggiunto anche i Revisori dei conti, per i quali invece il lasso di tempo disposto è pari a cinque anni. Quanto agli assessori, le condanne vanno dai 14mila euro ai 51mila. Per tutte le posizioni è stato presentato ricorso per impugnazione, che è pendente.

LA CONDANNA DI POGLIESE

A gennaio 2021 era stato anche condannato Salvo Pogliese, l’attuale sindaco di Catania, dai Giudici della terza sezione del Tribunale di Palermo che avevano motivato severamente la sentenza del 22 luglio 2020 nei confronti di Pogliese, al tempo dei fatti deputato regionale del Pdl (centrodestra) e oggi sindaco di Catania, confluito qualche anno addietro in FdI, il partito di cui è presidente Giorgia Meloni la quale nel 2019 l’ho nominò coordinatore regionale della Sicilia orientale di Fratelli d’Italia.

Il Collegio presieduto da Fabrizio La Cascia, con Giudici a latere Daniela Vascellaro e Elisabetta Stampacchia – a seguito alle indagini condotte dal Procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal Sostituto Laura Siani prematuramente scomparsa e dei Finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria – ha depositato il 10 gennaio 2021 le motivazioni della sentenza che a luglio ha condanna a 4 anni e tre mesi il primo cittadino, accusato di peculato. Pogliese era stato sospeso per effetto della legge Severino, poi dopo il ricorso dei suoi legali a settembre 2020 a dicembre è stato reintegrato, poiché il Tribunale civile aveva accolto l’opposizione contro la sospensione. Nella sentenza, i Giudici ripercorrono tutte le spese fatte con i soldi dell’Assemblea regionale all’epoca in cui Pogliese era vice presidente del gruppo Pdl, dal 2008 al 2012: innanzitutto, 1.200 euro per lavori di ristrutturazione nello studio del padre. Poi 1.366,20 per una serie di regali in occasione del Natale 2010 (bottiglie di vino, panettoni, salami e prodotti gastronomici vari). Sono stati contestati anche 8.267,70 euro di alberghi per Pogliese e i familiari. L’allora deputato regionale aveva un rimborso anche per pranzi e cene, pure per la benzina. E, invece, rileva il Tribunale di Palermo, prese dal conto del gruppo parlamentare 6.221,80 euro per il vitto, 20.610,43 per il carburante. Pogliese ha ricorso in appello.

Adduso Sebastiano

(tutte le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

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