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sabato, Maggio 21, 2022

Incendio delle motrici stradali per semirimorchio della ditta concorrente: 4 arresti in carcere

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I Carabinieri della Compagnia di Alcamo (Trapani), in Palermo e Villabate, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Trapani su richiesta della locale Procura della Repubblica. Destinatari del provvedimento restrittivo sono quattro persone (di età compresa tra i 60 e i 21 anni) per cui si è ritenuto sussistano gravi indizi di colpevolezza per i reati di incendio, tentata estorsione e ricettazione.

LE INDAGINI

In particolare, gli arresti scaturiscono dalle indagini che i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno condotto, tra febbraio e giugno dello scorso anno, a seguito dell’incendio di tre trattori stradali (motrici) custoditi nel piazzale di una società di trasporti con sede in Alcamo.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, la notte del 10 febbraio 2021, tre degli odierni arrestati si sarebbero recati presso la sede della società alcamese dove avrebbero dato fuoco ai mezzi pesanti ivi presenti dopo averli cosparsi di liquido infiammabile. Per nascondere eventuali tracce, avrebbero anche incendiato l’auto utilizzata per raggiungere Alcamo (provento di furto), dandosi poi alla fuga con una seconda autovettura.

IL PROVVEDIMENTO

In base a quanto emerso dagli accertamenti di tipo tecnico dei Carabinieri, l’azione delittuosa sarebbe stata realizzata d’intesa con un quarto complice. Quest’ultimo, proprietario di una società di trasporti nella Provincia di Palermo, avrebbe cercato di impedire che la ditta alcamese interferisse nell’affidamento dei trasporti da e per la Sicilia occidentale.Uno dei tre presunti esecutori materiali dell’incendio è indagato anche per evasione, in quanto era sottoposto alla detenzione domiciliare a Palermo per pregressi reati.

All’esito delle formalità di rito, i quattro soggetti sono stati tradotti presso la casa circondariale Pagliarelli di Palermo.

Le indagini degli inquirenti proseguono al fine di raccogliere ulteriori riscontri investigativi.

L’OPINIONE

Appare positivo che si consideri non esserci unicamente l’estorsione del racket inteso in senso mafioso. Risaputamente: intrecci tra aziende, anche con politica, burocrazia, istituzioni e sindacati, per scopi reciproci spartitori e di solito nel tempo costituzionalizzatisi, non sarebbero da meno nella mentalità dalla criminalità organizzata. Ed è speranzoso per il vivere civile e lecito costatare che le Autorità italiane abbiano iniziato, dopo decenni, a prendere consapevolezza di ciò, mentre in precedenza tale aspetto della nostra società sarebbe stato di tutta evidenza e notorietà sistematicamente dissimulato dalla trasversale generalizzata propaganda e ancora oggi.

Adduso Sebastiano

(le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

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