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Nemesi di Medea, intervista all'autrice
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La Nemesi di Medea: una storia femminista (Intervista)

LA NEMESI DI MEDEA: UNA STORIA FEMMINISTA è il libro di Silvana Campese che racconta la storia di mezzo secolo del gruppo storico femminista napoletano.

La Nemesi di Medea: una storia femminista (Intervista)

LA NEMESI DI MEDEA: UNA STORIA FEMMINISTA è il libro di Silvana Campese che racconta la storia di mezzo secolo del gruppo storico femminista napoletano. Di seguito l’intervista all’ autrice a cui porgo i miei ringraziamenti per il tempo che ha dedicato alle mie domande; ai lettori, faccio notare come la stessa autrice avrebbe voluto disquisire sui temi posti nelle domande in maniera molto più esaustiva, per questo, troverete molto interessante immergervi nella lettura del suo libro.

Lei come vede le Donne di oggi?
Purtroppo molto confuse e soprattutto troppo divise. E divise non sono solo le femministe da quelle che non lo sono e soprattutto ci tengono a dichiararlo, cioè per lo più le donne in carriera che si sentono gratificate dal loro livello di emancipazione ed autonomia economica. Il peggio è che anche tra le femministe ci sono molte posizioni diverse e purtroppo anche troppe reciproche tensioni, particolarmente tra le storiche, soprattutto le separatiste radicali e le altre più giovani. E questo è un grande problema. Come ho più volte scritto anche nel mio libro.

Secondo Lei come è cambiato il rapporto delle Donne con la Politica?
Se ci si riferisce alle donne in genere, nel complesso direi che non è cambiato molto perché la maggioranza delle donne era ed è tuttora abbastanza distaccata ed indifferente verso la politica, soprattutto quelle molto prese dalla intensità degli impegni e dei ruoli nel privato e nell’ambito del lavoro, se ce l’hanno. Poi c’è una parte non irrilevante che la segue, la politica, e magari, avendo la possibilità di esprimere la propria opinione prende posizione. Comunque nel momento del voto è certamente più e meglio informata e motivata. Se invece ci si riferisce alle femministe il discorso è ancora una volta abbastanza penoso poiché, come ho molto a lungo spiegato nel libro, c’è una differenza enorme di atteggiamento, comportamento e scelte elettorali tra le donne non separatiste o comunque aggregate in qualche modo alla politica dei partiti, soprattutto alla sinistra di potere e di governo ( e non è sempre detto che le due cose coincidano…) e le donne che sono veramente ed autenticamente femministe in quanto radicali e separatiste e quindi non si lasciano manovrare né si accontentano delle briciole ma lottano ancora per una reale autonomia dalla politica maschile in quanto purtroppo ancora di matrice sostanzialmente patriarcale, maschilista e sessista, nonostante le chiacchiere da campagna elettorale e i contentini elargiti al momento opportuno.

Le Nemesiache vivevano la loro vita che INCLUDEVA (come fosse la cosa più naturale) la Cultura e l’impegno politico… Da cosa dipendeva?
Non solo le Nemesiache e non solo le femministe negli anni dal ‘66/68 in poi e almeno fino ai primi anni ’80 vissero dando ampio spazio alla cultura e soprattutto all’impegno politico. Anche noi infatti apparteniamo a quella generazione che è rimasta e rimarrà nella Storia d’Italia e del mondo come quella della rivoluzione! Il Sessantotto (o movimento del Sessantotto) fu infatti un fenomeno socio-culturale nel quale grandi movimenti di massa socialmente eterogenei (operai, studenti e gruppi etnici minoritari), formatisi spesso per aggregazione spontanea, in quasi tutti i Paesi del mondo si mobilitarono per manifestare ed esprimere la loro forte contestazione contro il ‘vecchio’ mondo in cui predominavano molti pregiudizi socio-politici. I giovani si ribellarono al conformismo di massa e molti di loro erano gli stessi figli della borghesia a desiderare che finalmente venisse abbattuto il sistema borghese. La mia famiglia, per esempio, era borghese ed io stessa avevo ricevuto una educazione in linea con la loro mentalità convenzionale e cattolica. In una seconda fase molte donne militanti in gruppi misti se ne distaccarono per formare i collettivi femministi. Ed è vero che ‘il privato è politico’ fu una scoperta ed una grande realtà del femminismo.

Quanto ha influito su di Lei il contesto in cui è cresciuta e le persone che hanno lasciato un segno nella sua vita?
Nel mio libro dedico molte pagine a questo argomento proprio perché ho cercato di spiegare il mio essere e sentirmi ‘diversamente’ di sinistra e soprattutto diversamente nemesiaca. Ho sempre voluto tenacemente restare e sentirmi autonoma mentalmente e ideologicamente perché per me questa è la vera autonomia. Anche se, ovviamente, il vissuto, la formazione, il retaggio familiare, incontri e personalità ‘speciali’ e quant’altro non possono non avere influenza e condizionare almeno in parte l’evoluzione della persona. Molto ha influito la formazione giuridica – sono dottore in legge – ma per me sono state ancora più determinanti ed hanno lasciato un segno profondo non solo alcune persone in carne ed ossa – i miei genitori, alcune/i tra insegnanti e docenti, Lina Mangiacapre ed altre ancora – ma soprattutto hanno influito lo studio degli antichi poemi epici dai greci ai latini e poi i medievali e rinascimentali, i grandi classici della letteratura italiana approfonditi in modo eccellente al liceo classico e la lettura di opere di saggistica ma più ancora di narrativa di grandi scrittrici e scrittori del novecento, le loro trame ed i personaggi di fantasia o di carattere autobiografico. Di questo patrimonio ho sempre fatto tesoro sentendomi molto arricchita come persona, come donna e come artista a suo tempo in nuce, per poi sbocciare in piena giovinezza dopo l’incontro con le Nemesiache.

Quando racconta delle Nemesiache ne parla con grande onestà, racconta anche degli screzi, della complicità … perché è così “particolarmente” difficile per le donne essere unite e complici?
Per la verità di tensioni e persino scontri ce ne furono ma non direi che non fossimo unite e complici. Lo fummo ed in modo leale, profondo e sincero ma c’erano anche diversità caratteriali notevoli. Proprio per questo tra quelle di noi che avevano personalità più forti potevano nascere delle difficoltà relazionali. Viceversa scontri molto duri e veri e propri litigi si verificarono più che altro nelle relazioni con amiche femministe che non mancarono mai di venire attratte dal forte carisma e dai contenuti espressi soprattutto da Lina Mangiacapre e restavano per periodi più o meno lunghi nel nostro enturage, per così dire… Però poi le diversità, che erano notevoli sul piano politico/ideologico determinavano prima o poi complicazioni e allontanamenti. Comunque le relazioni tra donne in generale non sono semplici. Ma l’argomento è talmente vasto e complesso che neanche un trattato… Però nel libro lo affronto citando anche frasi di Lina a proposito dell’invidia e della competitività tra donne.

La minigonna è stata “simbolo di libertà” negli anni ’60… Per voi lo sono stati i pantaloni e il vestirvi con il Vostro stile, perché TUTTE le donne non riescono ad avere il coraggio di vestirsi come davvero vogliono (come avete fatto voi) ma oggi (più che mai) sono ancora più ossessionate dai modelli imposti dal mercato?
Per piacere e compiacere… Sono abituate da sempre le donne a dover e voler piacere per attrarre, per sedurre, per scatenare invidia nelle altre, per simulare un personaggio che è spesso molto diverso da ciò che sono. Anche qui ci vorrebbe un trattato. Noi – ma non solo noi Nemesiache – abbiamo rotto questi terribili schemi e abbiamo lavorato sull’immagine della donna all’insegna della bellezza del femminile originario e profondo, dell’armonia, della totalità dell’essere persona, quindi della creatività e della libertà soprattutto attraverso l’arte.

Cosa pensa del movimento #meToo?
Come di tutti i movimenti del genere sorti negli ultimi anni penso che, essendo formati prevalentemente da donne giovani o comunque più giovani di noi, siano certamente in grado di determinare dei cambiamenti, se non altro smuovono pantani di putridume… Inoltre sono ricchi delle energie e della forza tipiche dell’età. Però si formano e si mobilitano su specifici e senza avere la profonda coscienza femminista individuale e di genere e chiara consapevolezza derivante dai percorsi del neofemminismo anni ’70 e in particolare dalla/e pratiche di autocoscienza. Né la maggior parte di loro ha avuto ed ha interesse ad approfondire la conoscenza dell’enorme patrimonio prodotto. C’è un gap generazionale anche nel femminismo. C’è stato una grave lunga interruzione di memoria storica che doveva invece essere trasmessa di generazione in generazione.

Nel libro si parla degli uomini come fossero “fastidiosi” e “di intralcio”, cosa pensa delle nuove generazioni? C’è speranza per un futuro dove maschi e femmine siano davvero capaci di essere in relazione standosi accanto e non facendo a gara a chi segna il percorso da seguire e chi invece deve stare un passo indietro?
In verità noi Nemesiache ci siamo sempre espresse e comportate da separatiste e di conseguenza, soprattutto con le prime azioni di provocazione e di esclusione dei maschi da alcuni contesti, intendevamo affermare la nostra forte consapevolezza della necessità di restare solo tra donne. Però mai abbiamo lottato contro il maschile in quanto tale. Il maschile in sé. Noi abbiamo lottato per la liberazione del femminile. E’cosa ben diversa. E, naturalmente, contro patriarcato, maschilismo e sessismo! Ma soprattutto contro l’ingiustizia storica che da millenni è stata perpetrata sulle donne escludendole e reprimendole. L’evoluzione culturale dei maschi è auspicabile ma la vedo dura… Mi sembra anzi che ci sia una forte recrudescenza della aggressività maschile verso le donne e di odio di molti verso il femminismo.

Che influenza è stata per Lei suo padre? e sua Madre?
Ho subito tutto ciò che si subiva all’epoca – sono nata nel ’48… – in quanto donna e sin da bambina sia da mio padre che da mia madre e se è per questo anche dai nonni materni nella cui casa sono nata e cresciuta per vari anni. Però già verso i diciassette, diciotto anni venne fuori il mio carattere abbastanza ribelle e incominciai a scontrarmi spesso sia con l’una che con l’altro. Caratterialmente somiglio più a mio padre.

Parlando delle Nemesiache Lei sottolinea anche quanto fossero Belle, perché per bellezza oggi quasi sempre si pensa prima alla taglia e non all’Unicità e ai tratti distintivi della persona?
No, non l’ho sottolineato io ma ho riportato degli apprezzamenti di altre persone su di noi, per esempio Adele Cambria. Ci vedevano più belle di come fossimo perché esprimevamo bellezza. Poi c’era anche qualcuna di noi particolarmente dotata da Madre Natura. Altre femministe vestivano casual, zingaresco, trasgressivo… Comunque le donne in genere hanno la tendenza ad essere molto conformiste e seguire la moda. E’ la moda che, complici il mercato, le leggi del business e del consumismo, la pubblicità massmediale sempre più assillante, orienta e determina quelle che si pensa siano scelte mentre sono solo comportamenti indotti con un minimo spazio di libertà concesso al gusto personale. Oggi poi ci sono le e gli influencer… Ma in realtà ci sono sempre state/i… Con altri nomi. Però non c’era tanta enfatizzazione e tante casse di risonanza e comunque si era molto meno influenzabili. E c’era meno atteggiamento consumistico…

Viviamo in un mondo che sta cambiando sempre di più: non sono il clima, ma anche culturalmente l’attenzione si sta spostando verso altri orizzonti (Cina, per esempio), come pensa cambierà il modo di guardare il futuro da parte delle giovani donne di oggi?
Non sono ottimista. Mi consola il fatto che io ho una scarsa aspettativa di vita sia per l’età che per le patologie importanti di cui soffro e credo quindi che il peggio mi sarà risparmiato. Però mi dispero per figli/e e nipoti… Non solo miei. La globalizzazione con la sua feroce massiva omologazione, ormai in atto da tempo ed a tutti i livelli, continuerà a determinare impoverimento sul piano umano ed umanistico. Qualche speranza me la danno ancora i giovani che stanno tentando in tutto il mondo di lottare per cambiamenti urgenti e improrogabili. Spero che possano farcela ma il sistema produce reazione e repressione…

Che consiglio darebbe ad un’adolescente e ad una trentenne?(in merito a come guardare al domani)
Ad una giovanissima di accontentarsi dell’essenziale sul piano materiale e investire tempo ed energie sulla formazione di una buona cultura di base; leggere molto, studiare e avere un progetto di vita in cui al primo posto ci sia un obiettivo di autonomia mentale grazie alla formazione ed economica grazie ad un lavoro! Ad una trentenne di mettere al primo posto sempre la dignità di persona e di donna.

Che consiglio darebbe ad un’adolescente (maschio) e ad un trentenne? (in merito a come guardare al domani e ANCHE a come relazionarsi con le donne)
Ad un adolescente come ad un trentenne le stesse cose di cui sopra ma in più in entrambi i casi di approfondire la conoscenza del e sul femminismo storico e coltivare dentro di sé il rispetto per la Vita e per la Donna!

Al cinema è nelle sale l’ennesimo rifacimento di Piccole Donne, secondo Lei, non sarebbe il caso che nel cinema, nella letteratura… invece di riproporre rifacimenti rivisti e rivisitati, ci si decidesse a creare nuove storie con nuove protagoniste?
Certamente la creazione di nuove storie è importante ma se un film è ben fatto a me le rivisitazioni di grandi storie del passato non dispiacciono. Anzi!…

Mi dice il libro a cui tiene di più?
Tengo a moltissimi libri, quasi tutti quelli che conservo in biblioteca. Cito Le Memorie di Adriano perché amo moltissimo il personaggio e l’autrice.

Quello che l’ha segnata?
Sono molti. Il pozzo della solitudine, La Storia, I fratelli Karamazov ed altri ancora…

Quello che non ha finito di leggere?
La recherche l’ho lasciata ad oltre la metà da molti anni… Però ho ancora tempo per completarne la lettura.

Lei dedica il suo libro ad Astrid, a chi il prossimo?
Non lo so ancora. Forse alla mia città

Le piacerebbe se un giorno Le Nemesiache fossero raccontate in un film? Quale aspetto vorrebbe che fosse raccontato nei dettagli?
Già siamo state in un certo senso raccontate in un bel docufilm di Nadia Pizzuti “ Lina Mangiacapre artista del femminismo”. Ma se si producesse un vero e proprio film sulla storia del gruppo, magari a partire dal mio libro “La Nemesi di Medea” non potrei che esserne molto lieta. Mi piacerebbe che si approfondisse l’aspetto della psicofavola, che era il metodo nemesiaco di autocoscienza e quello ad esso collegato della ricerca teatrale.

Un ringraziamento sentito alla Dott.ssa Campese, lascio ai Lettori l’invito alla lettura de “La Nemesi di Medea: una storia femminista”, una bella occasione per ripensare al Coraggio e alla passione di vivere dimostrate in quegli anni da questa generazione di Donne, affinché siano di ispirazione per quelle future.

La Nemesi di Medea: una storia femminista (Intervista) / Stéphanie Esposito

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