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Il Presidente ha chiesto un mandato per querelare
Cronaca Sicilia

Il Presidente della Commissione Regionale Antimafia querelerà il giornalista

Claudio Fava, Presidente della Commissione Regionale Antimafia, ha chiesto un mandato per querelare il giornalista Paolo Borrometi.

<<Sono allibito, arrabbiato, offeso. Perché mentire è un vizio, ma falsificare è un reato – scrive sulla propria pagina Facebook Il Presidente della Commissione Regionale Antimafia Claudio Fava – Per giorni Borrometi ha accusato me e l’intera commissione antimafia di aver manipolato la verità dei fatti. E adesso scopro, leggendo l’articolo che qui sotto vi allego, che l’unica maldestra manipolazione l’avrebbe fatta lui, retrodatando a cinque anni fa un articolo che in realtà non aveva mai pubblicato. Se davvero le cose sono andate così, siamo di fronte ad un comportamento da codice penale. Per quanto mi riguarda, ho chiesto alla Commissione un mandato per procedere per vie giudiziarie a tutela dell’onorabilità dell’istituzione che rappresento, dei nostri funzionari, dei consulenti e dei deputati, tutti accusati dagli articoli di Borrometi di aver propalato “falsità”, tutti esposti per giorni al ludibrio sulla sua pagina facebook e su altri siti compiacenti. Da giornalista, con quarantadue anni di mestiere alle spalle, ho già comunicato all’Ordine dei giornalisti che mi autosospendo fino a quando non verrà aperto un formale procedimento per ottenere la massima chiarezza ed ogni verità su quanto accaduto e sul comportamento di questo signore …>>.

Risponde sulla rispettiva pagina Facebook il giornalista di Paolo Borrometi, vicedirettore di Agi (Agenzia Giornalistica Italia), direttore di www.laspia.it e presidente di Articolo21 (un’associazione politico-culturale di sinistra) “La dignità non ha prezzo! Leggo un post del Presidente Claudio Fava che mi ha lasciato allibito. Si dice infatti, in tale post, che un articolo che ho pubblicato il 15 marzo del 2015 sarebbe stato manomesso. Io non mi sono MAI sognato di manomettere alcunché, ma ho solo richiamato nella mia nota di chiarimento (di qualche giorno fa) in risposta a quello che si diceva nella Relazione dell’Antimafia Regionale sui Rifiuti il mio precedente articolo. Aggiungo inoltre che non ho inteso offendere nessuno, ma solo ristabilire la verità dei fatti rispetto a quello che ho letto nella Relazione, nella quale risultava, appunto, che non avessi pubblicato l’articolo sull’appello contro lo scioglimento del Comune di Scicli. E’ evidente che procederò per le vie legali in ogni sede contro chi sta alimentando calunniose insinuazioni e sospetti nei miei confronti”.

L’articolo in causa è quello del blog Generazionezero.Org “Appello contro lo scioglimento di Scicli: Borrometi risponde ai nostri dubbi tecnici“ nel quale, richiamando la relazione finale della Commissione Antimafia della Regione Siciliana sul ciclo dei rifiuti, invece di potersi occupare di quest’ultima, si è trovato a “fare i conti con … la vicenda che ha interessato il noto giornalista ibleo, Paolo Borrometi. Immediatamente dopo la pubblicazione della relazione … La vicenda prende le mosse dallo scioglimento del Comune di Scicli per infiltrazione mafiosa nel 2015. All’epoca dei fatti, Paolo Borrometi avrebbe avviato un’intensa attività giornalistica nei riguardi delle presunte responsabilità dell’allora sindaco, Franco Susino (poi assolto). In città il dibattito era acceso e c’era stato chi, come il giudice Santiapichi ed il giudice Rizza, aveva redatto un appello contro lo scioglimento del Comune. Il dibattito che è seguito alla pubblicazione della relazione ha riguardato questo scambio di battute riportate nel documento in merito ad un presunto articolo pubblicato da parte del giornalista Borrometi:

<<BORROMETI, giornalista. Allora, in relazione alla interrogazione che abbiamo pubblicato, se non ricordo male, come proprio redazione, non fui io a pubblicarla…

FAVA, presidente della Commissione. C’è la sua firma.

BORROMETI, giornalista. Non lo ricordo, comunque va bene, ma anche in relazione al manifesto a me pare sia stato pubblicato, ora sono passati anni…

FAVA, presidente della Commissione. Non abbiamo trovato nulla, nonostante una ricerca abbastanza meticolosa.

*(Ad ulteriore e più attenta ricerca, nessun articolo a firma del Borrometi riporta notizia del manifesto “pro Scicli” né dei sui firmatari. Benché più volte sollecitato dagli uffici di questa Commissione, il giornalista non ha prodotto copia di alcuno scritto sull’argomento)>>.

A questo punto, l’articolo di GenerazioneZero, ne richiama un altro de “la spia” di cui è direttore Paolo Borrometi, datato 15 marzo 2015 e dal titolo “Appello contro lo scioglimento di Scicli” che tuttavia davanti alla Commissione presieduta da Claudio Fava non risultava nonostante le ricerche di quest’ultima. Al riguardo GenerazioneZero scrive che <<Appena la relazione è stata pubblicata, ha cominciato a circolare questo link, contenente l’articolo in questione. Considerando il timing di questa pubblicazione, alla nostra redazione è venuto più di un dubbio: se era così facile trovarlo, come mai la Commissione Antimafia non l’ha trovato? La Commissione non è in grado di usare gli strumenti informatici nella maniera adeguata? Abbiamo, allora, iniziato a fare delle ricerche. In primo luogo, abbiamo controllato il codice sorgente della pagina web contenente l’articolo stesso. Questa è un’operazione molto semplice, chiunque abbia un computer può fare: tasto destro-ispeziona. Una volta visualizzato il codice sorgente, ci siamo accorti che vi erano riportate due date … Ci siamo così chiesti: per quale motivo un giornalista che pubblica un articolo nel 2015 sente il bisogno di modificarlo il 2 Marzo 2020, 5 giorni dopo l’audizione in Commissione Antimafia (avvenuta il 26 Febbraio 2020)?>>.

Il blog GenerazioneZero ha quindi eseguito ulteriori metodi tecnici per accertare la data originale dell’articolo, ma tutti non l’avrebbero chiarita. Infine il blog ha contattato lo stesso Paolo Borrometi che così ha risposto “Su Facebook non vengono ripostati tutti gli articoli, su questo è facile rispondere. Io sono un giornalista. Quell’articolo l’ho pubblicato io, anzi se non ricordo male non l’ho pubblicato nemmeno io, ma sono passati così tanti anni. Come ho già detto in audizione, che è molto più lunga di quanto riportato, io ho detto che a me pare che ci sia. Tu mi stai dicendo tutte queste cose tecniche sulle quali non so rispondere. Non sono un tecnico, sono un giornalista, non li capisco neanche questi dati che mi stai dicendo. Io dubbi tecnici non te li so spiegare, so soltanto che quegli articoli, ne ero certo quando ho fatto l’audizione e infatti l’ho detto, sono pubblicati. In relazione ai dati che mi hai detto non so risponderti. A me interessa che quegli articoli erano e sono pubblicati ed è un dato oggettivo”.

L’opinione.

Una vicenda ancora non chiara che forse sarà schiarita nelle aule giudiziarie. Tuttavia una vicenda che per certi versi amareggia, poiché per combattere il sistema deviato occorre sempre che ci sia chiarezza, altrimenti si offre il fianco anche degli altri che si battono contro il sistema deviato.

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Sebastiano Adduso

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