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Falsi invalidi. Denunciati medici e dipendenti pubblici (video)

Un’organizzazione nel palermitano gestiva falsi invalidi: i ciechi leggevano e le persone immobilizzate ballavano. Due gli arresti per truffa all’Inps.

I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, al termine di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica della città, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P del Tribunale di Palermo, hanno tratto in arresto R.A. (cl. 63) di Terrasini e A.F. (cl. 71) di Camporeale, ai vertici di un progetto criminale, avente lo scopo di compiere sistematiche truffe ai danni dell’I.N.P.S., a vantaggio di numerosi soggetti che, in cambio di cospicue somme di denaro, hanno ottenuto indennità previdenziali e/o assistenziali, in realtà non spettanti. Decine le persone indagate.

L’operazione della Guardia di Finanza di Palermo, denominata “IGEA” (dea greca della salute che veniva invocata nell’antichità per la guarigione) ha consentito di smascherare casi eclatanti di falsificazione della realtà, quali ad esempio: un invalido totalmente cieco, intento a recuperare nella cassetta postale fuori casa la posta per poi visionarla; diversi invalidi non in grado di deambulare autonomamente, ma in grado di guidare l’autovettura o di recarsi al bar o presso esercizi commerciali in assoluta autonomia; un invalido con indennità di accompagnamento, in grado però di dilettarsi in balli di gruppo.

Un sistema ben rodato che consentiva a persone perfettamente sane o con patologie lievi di avere le pensioni di invalidità dell’Inps e, a gli organizzatori della truffa, di incassare migliaia di euro.

“Le indagini hanno fatto emergere un modus operandi consolidato negli anni”, spiega il colonnello Gianluca Angelini Comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo. Le intercettazioni sono state disposte dal Procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal Sostituto Francesca Mazzocco e con le quali si è svelato il giro d’affari.

“Sono come una prostituta” diceva l’organizzatore che gestiva i falsi invalidi e certificazioni e che adesso risponde di truffa ai danni dello Stato, truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici, falsità ideologica e traffico di influenze illecite. Si vantava: “E’ purtroppo per virtù. L’importante è che non sono conosciuto per quello che fa male cose alle persone”. E ancoraIo ho le mani in pasta ovunque”.

In un altro dialogo con un falso invalido rassicuravaQuel medico è cosa nostra, come dicevano gli antichi”. Da un’altra intercettazione si apprendeva che ad un medico complice l’organizzatore diceva invece di confezionare un falso certificato ben fattoFallo bello pesante, queste carogne l’ultima volta l’hanno rigettato“. La gang utilizzava spesso un escamotage: Per evitare di sostenere la visita medica collegiale, in alcuni casi, veniva formalmente attestata l’impossibilità del soggetto ad allontanarsi dal proprio domicilio (la cosiddetta intrasportabilità) utile per ottenere la visita domiciliare nel corso della quale medici compiacenti avrebbero espresso parere favorevole alla prosecuzione dell’istanza. Avendo, infatti, la possibilità di avere notizie privilegiate, gli indagati preparavano il “candidato” su come poter agevolmente “passare” la visita di controllo (farsi trovare a letto, far aprire la porta da familiari, evidenziare incapacità a deambulare, con luce e tv spenta). Comprare una falsa pensione d’invalidità costava le prime dodici mensilità.

Adesso è scattato pure un sequestro per i due arrestati che ammonta a 100 mila euro. E le indagini proseguono, anche grazie alla collaborazione dell’Inps: gli investigatori sono infatti sulle tracce di altre truffe.

I due arrestati, uno considerato il “dominus” e l’altro il suo braccio destro, si servivano di una fitta schiera di “procacciatori di pazienti” e complici che, a vario titolo, hanno assunto un ruolo all’interno del sistema fraudolento.  L’indagine ha messo in evidenza “scambi di favori, rapporti inopportuni, vantaggi di varia natura, che hanno costituito terreno fertile sul quale costruire il sistema illecito”. Gli investigatori del gruppo tutela mercato beni e servizi della Finanza hanno fatto emergere “un modus operandi consolidato negli anni, talmente collaudato da indurre la platea di interlocutori a ritenere che il ricorso ai servizi offerti dai soggetti arrestati fosse l’unica strada per l’ottenimento delle indebite prestazioni previdenziali“. Ricostruita ogni fase della truffa: tutto iniziava con la ricerca dei “potenziali clienti”, individuando coloro che apparivano “bisognosi” e “disponibili” a richiedere un “aiuto” per ottenere riconoscimenti pensionistici o assistenziali. Stabilito il contatto con “il candidato all’invalidità”, gli indagati lo indirizzavano a medici compiacenti che avrebbero redatto i certificati necessari ad attestare la sussistenza delle patologie “utili” per l’ottenimento delle indennità.

Adduso Sebastiano

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Sebastiano Adduso

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