Il Napoli pareggia contro la Fiorentina in trasferta. Al termine del match, ai nostri microfoni, è intervenuto Faouzi Ghoulam che ha analizzato il tutto.
dal nostro inviato a Firenze, Ciro Novellino
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Il Napoli pareggia contro la Fiorentina in trasferta. Al termine del match, ai nostri microfoni, è intervenuto Faouzi Ghoulam che ha analizzato il tutto.
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Sul palco degli Oscar Ennio Morricone ha parlato in italiano. Non si ha memoria che prima di lui lo avessero fatto altri. È molto probabile che sapesse l’inglese, quantomeno abbastanza da imbastire i ringraziamenti di rito. Inoltre leggeva da un foglietto rimasto scaramanticamente piegato per tutta la sera nella tasca dello smoking e quindi, se pure la sua conoscenza della lingua di Shakespeare e Tarantino si fosse fermata a «the cat is on the table», non avrebbe avuto alcuna difficoltà a farsi scrivere qualche frase. Invece ha usato l’italiano. Con consapevolezza di sé, senza ostentare orgoglio ma neanche tradire quel complesso di inferiorità tipico dei provinciali che induce tanti suoi connazionali a tuffarsi su ogni parola vagamente esotica e certi onorevoli a riempirsi la bocca di «stepchild adoption» storpiandone la pronuncia e ignorandone il significato.
Faceva effetto sentire risuonare la nostra lingua nel tempio delle divinità hollywoodiane, da Charlize Theron a Steven Spielberg tutte rigorosamente in piedi per rendere omaggio al Maestro. E faceva ancora più effetto cogliere il senso delle sue parole, piane e però non banali, mai sfiorate dalla retorica nemmeno nella dedica finale alla compagna di una vita. Sul palco più internazionale del mondo si aveva l’impressione di scorgere l’Altro Italiano. Quello che sa coniugare la gravità alla leggerezza, la normalità al talento e l’estro alla dignità. Di lui si parla poco perché non è pittoresco, ma ne esiste un esemplare quasi in ogni famiglia. E con la sua presenza dà un senso a tutte le altre.
*lastampa
Il Napoli pareggia contro la Fiorentina in trasferta. Al termine del match, ai nostri microfoni, è intervenuto Faouzi Ghoulam che ha analizzato il tutto.
dal nostro inviato a Firenze, Ciro Novellino
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E’ intervenuto, ai microfoni di Mediaset, Maurizio Sarri:
“Partita bellissima, potevamo vincere sia noi che la viola. Nessuno delle squadre avrebbe meritato la sconfitta. Intesa, di ritmo: complimenti alla Fiorentina, mi piace tantissimo, gioca un gran calcio. Noi oggi fortunati, loro hanno avuto due grandi occasione, il secondo tempo, però, ha bilanciato gli episodi. Scudetto? Essere rimasti a tre punti della Juve significa qualcosa. Tutto è possibile, andiamo avanti, partita per partita. Oggi era rischiosa, contro una squadra fortissima, soprattutto in casa, spinta dal suo pubblico. Noi abbiamo fatto bene, siamo venuti fuori. Higuain? Era arrabbiato per il gol annullato, pensava fosse regolare, poi l’ha rivisto. In campo non l’ha capito. Stasera era molto più vivo, sono contento che abbia ricominciato a segnare. Insigne? Volevo da parte sua più raddoppi su Tello. La Fiorentina è stata brava ad avere momenti di pressione importanti, noi abbiamo palleggiato un po’ troppo orizzonalmente, almeno nella prima frazione di gioco. Nel secondo tempo meglio, abbiamo pressato un po’ più alti. Bisognava prendere dei rischi. Il Napoli non ha nessun calo, stiamo giocando come sempre. I numeri sono addirittura meglio di quelli precedenti.”
E’ intervenuto, ai microfoni di Premium, Pepe Reina:
“E’ un Napoli che ha preso un punto in uno stadio difficile. Ci siamo divisi i tempi, primo superiori loro, secondo noi. Si continua a lottare per lo scudetto e la Champions League, racimolando punti. Le prestazioni ci sono sempre state in questo periodo, abbiamo sempre giocato con squadre di livello. Dobbiamo essere positivi, oggi è un punto importante per noi. Higuain? Oggi ci ha dato il pareggio, sarà sicuramente contento, anche per la prestazione. Scudetto? Mancano undici partite, vediamo cosa accade. La Juventus ha la Champions, noi non molliamo mai”.
“Crediamoci”: è questo il grido che si alza dagli spalti del Franchi, rigorosamente tinti di azzurro. I tifosi del Napoli ci sono e si fanno sentire. Per rimanere alle spalle della Juve e allontanare le inseguitrici, Fiorentina inclusa.
Nel prepartita Jorginho ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di sky, ecco quanto evidenziato: “Tutte le partite sono fondamentali ma questo è uno sconto diretto. Dobbiamo mantenere la tranquillità e fare il nostro gioco. Fanno tanto piacere i complimenti di Sousa”.
pasquale ammora
Ancora prima del match, i tifosi della Fiorentina si sono subito impegnati a disprezzare con i soliti cori beceri i napoletani. Dalla Fiesole è partito il coro ‘Vesuvio lavali con il fuoco’ accompagnato da un ‘Noi non siamo napoletani. Geniale la risposta dei tifosi partenopei: “Voi non siete napoletani…”
dal nostro inviato a Firenze, Ciro Novellino
L’anno bisestile, da secoli, è motivo di superstizione: i primi a definire l’anno bisestile come portatore di sventure furono i Romani: erano particolarmente avversi ai cambiamenti e ritenevano, appunto, che il “giorno in più ” potesse essere foriero di oscuri presagi.STORIA – Il giorno in più venne introdotto oltre 2000 anni fa, proprio ai tempi del dominio romano: nel 46 a.C., Giulio Cesare, per pareggiare i conti con le sei ore circa che ”avanzano” ogni anno dai 365 giorni canonici, seguendo i calcoli dell’astronomo Sosigene di Alessandria introdusse nel calendario un giorno in più ogni 4 anni, subito dopo il 24 febbraio. E poiché il 24 febbraio in latino era il “sexto die ante Calendas Martias”, quel giorno diventò il “bis sexto die“, da cui la denominazione ”bisestile”. Nei secoli non si annoverano eventi particolarmente negativi legati all’anno bisestile: la pratica di aggiungere un giorno al mese di Febbraio è utilizzata in quasi tutti i calendari solari per evitare lo slittamento delle stagioni: ogni 4 anni accumulerebbero un giorno in più di ritardo.
29 FEBBRAIO 2016, GOLIA ALLA RISCOSSA – Nella giornata di Lunedì 29 avremo forte maltempo su numerose regioni italiane, piogge moderate al Nord e su Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna con piogge e temporali. Precipitazioni forti anche sul Triveneto, massima attenzione al forte vento di Scirocco e alla possibile alta marea nella città di Venezia nel corso delle prime ore del giorno.
NEVE – Precipitazioni nevose abbondanti sulle Alpi e Appennini sopra i 700/1000 metri.
APPROFONDIMENTO anche per singole Regioni e Città su:
meteo.it
Momenti di paura sono stati vissuti ieri durante la gara tra il Cosenza e la Juve Stabia, quasi verso la fine del primo tempo eravamo al 40° minuto, i tifosi della curva Bergamini hanno chiesto l’intervento dei sanitari per soccorrere uno spettatore che, per imprecisate ragioni, era riverso sulle scalee dello stadio privo di sensi.
All’arrivo dei sanitari in curva si è scatenata l’ira dei supporters del Cosenza che hanno tentato di aggredire gli operatori sanitari rei di aver impiegato troppo tempo nelle operazioni di soccorso. Provvidenziale è stato l’intervento degli steward che hanno bloccato i facinorosi e hanno permesso la conclusione delle operazioni di soccorso.
Secondo stop di fila per l’Ischia dopo il ko contro il Siena la scorsa settimana, cede a Nusco, in casa dell’Avellino che conquista la seconda vittoria stagionale. Inizio da dimenticare da parte dei ragazzi di Porta che si fanno sorprendere da Dioum, il quale sfrutta un rimpallo in area e 3’ dopo raddoppia su calcio di rigore. L’atteggiamento ostruzionistico degli irpini innervosisce i gialloblù che chiudono il tempo sotto di due reti. Nella ripresa Borrelli, subentrato a Miranda, accorcia le distanze piazzando un diagonale dalla destra. Caracciolo, Di Bello, Passariello e Vincenzi sprecano quattro occasionissime per evitare la sconfitta. Davvero clamorose le palle-gol non sfruttate dagli isolani, in formazione rimaneggiata (in campo D’Angelo a mezzo servizio). Il tempo effettivo è ridotto all’osso per l’astuzia dei padroni di casa che anche se a fatica, riescono nell’intento di vincere ancora.
AVELLINO-ISCHIA ISOLAVERDE 2-1
AVELLINO: Fall, D’Amore, De Giglio, Cappelli, Trapanese (15’ s.t. De Donato), Viscardi, Sersante, Dascoli, Schena (20’ s.t. Riefoli), Dioum, Caggiano (30’ s.t. Pagano). In panchina Sorrentino, Chianese, Colapaolo, Moscaritolo. All. Carpentieri.
ISCHIA ISOLAVERDE: D’Errico, Vorzillo, Esempio, De Palma, Todisco, Miranda (13’ s.t. Borrelli), Di Bello, Numerato (13’ s.t. Caracciolo), D’Angelo (20’ s.t. Coppola), Passariello, Vincenzi. In panchina Cappa, Nocerino, Petruccio, Agrillo, Gonzales, Migliaccio. All. Porta.
ARBITRO: De Cicco di Nola (ass. Guerra e Passaro di Nola).
MARCATORI: nel p.t. 12’ e 15’ (rig.) Dioum; nel s.t. 15’ Borrelli.
NOTE: ammoniti D’Amore, Trapanese, Schena, Vorzillo, De Palma, D’Errico, Petruccio, Coppola.
I RISULTATI
Ha riposato Pontedera
CLASSIFICA
All’ Artemio Franchi di Firenze in occasione della sfida tra Fiorentina e Napoli sarà presente anche il C.T. della nazionale italiana Antonio Conte.
Un’ occasione per visionare Lorenzo Insigne in vista dei prossimi Europei in Francia . Ma non solo, anche Jorginho e Bernardeschi sembrano in odore di convocazione per le prossime amichevoli contro Spagna e Germania. E chissà che indirettamente si tratti di un’ occasione per monitorare Gonzalo Higuain; stando agli ultimi rumors che vedrebbero il tecnico ex Juventus sulla panchina del Chelsea nella prossima stagione, il pipita sarebbe finito in cima alla lista dei desideri.
Video di alcune fasi delle operazioni di soccorso condotte la scorsa notte dalla Motovedetta CP322 – dislocata a Samos – della Guardia Costiera italiana che sta operando nel Mar Egeo.
L’unità della Guardia Costiera ha soccorso complessivamente 51 migranti (29 uomini, 10 donne, e 12 bambini) a bordo di un piccolo natante gonfiabile in precarie condizioni di navigabilità.
I migranti sono stati successivamente condotti in salvo nel porto di Samos, ove la Motovedetta CP322 ha fatto rientro questa mattina.
Prima di presentarvi la prossima protagonista della Vespa Rosa voglio evidenziare un comportamento non molto corretto della società stabiese: ogni qualvolta che si decide di emettere biglietti a prezzi “popolari” ci si dimentica sempre delle numerose donne che affollano le gradinate… Donne che hanno la forza di sventolare bandiere e sostenere per 90 minuti i calciatori stabiesi.
In questa puntata parliamo di Rita Esposito che è una tifosa di vecchia data, nipote di un tifoso che è deceduto 65 anni fa mentre onorava i colori gialloblè durante la partita Juve Stabia – Brescia, dopo un gol mancato di Giulio Lopez durante quella gara il povero tifoso si accasciò a terra perché il suo cuore non resse alla delusione.
La passione per i colori giallo-blu le è stata trasmessa dalla mamma e dai fratelli che le hanno raccontato sin da piccola la storia del suo bis-nonno che era “malato” dello Stabia (negli anni ’50 non c’era ancora il suffisso Juve n.d.a.) che seguiva sempre anche in trasferta nonostante non ci fossero i “mezzi” a disposizione.
I suoi calciatori preferiti sono Diop e Nicastro oltre ad Erpen che in passato ha deliziato il pubblico con le sue giocate.
I 6 gol con il Martina sono tutti clamorosi ed hanno regalato una vittoria importante alla Juve Stabia per sperare nella salvezza.
Sulle ingiustizie subite dalla Juve Stabia negli ultimi anni non ci “ricama” su e chiude la questione con un lapidario: “Fanno parte dello Sport”
Rita descrive la sua Juve Stabia con diversi aggettivi scelti da lei: Bella, sportiva, aggressiva, seria, divertente e calorosa
Il suo motto è “Forza Stabia per sempre nel cuore”
Rita ricorda con piacere ovviamente gli anni della serie B ma anche i derby degli anni ’80 in particolare quello con la Turris; anni in cui si andava allo stadio senza pranzare la domenica solo per sostenere i propri colori, dove il calcio scommesse non rovinava questo bellissimo sport, con i calciatori sudavano fino all’ultima goccia pur di avere la meglio sulla squadra avversaria.
La 64° protagonista della Vespa Rosa ci saluta mandando un grosso abbraccio a tutto lo stadio e un bacio alle sue sorelle gialloblè.
Patrizia Esposito
Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito alla trasferta di Firenze e al brutto episodio capitato ad Insigne. Questo è quanto riportato sul You Tube del Comune di Napoli:
“ Contro la Fiorentina non sarà una sfida semplice, la Juve è a più quattro ma il campionato è ancora lungo. La squadra deve crederci e deve avere la giusta energia per giocarsela fino alla fine. Certo la Juventus ha una maggiore esperienza ma sono del parere che “se po fa e s’adda fa”.
Quello che è capitato a Insigne è un fatto grave come capita a tanti cittadini ogni giorno a Napoli come altrove. Dispiace che continuino a verificarsi episodi del genere nelle nostre città”.
L’ agente di Insigne, Antonio Ottaiano, è intervenuto ai microfoni di radio CRC a proposito dell’ increscioso episodio capitato sabato sera.
Ecco le sue parole:
“ Lo stato d’ animo di Lorenzo è lo stesso di chiunque viva questi episodi. Certo lo spavento c’è stato ma fortunatamente il danno è stato solo materiale. E’ il fatto della “dedica del gol” che mi ha sconcertato maggiormente, non so proprio spiegarmi di cosa sia frutto. Quello che più mi preme è che non ci siano ripercussioni dal punto di vista psicologico, anche perché il ragazzo scenderà in campo regolarmente e non penso che il brutto episodio possa condizionarlo in maniera forte. L’ ho sentito ed è solo molto spaventato per ciò che è successo, l’ intento dei malfattori era quello di compiere la rapina indipendentemente da chi vi fosse in auto”.
L’attuale Dalai Lama con Mao Tse Tung nel 1954 (Getty)
Una copertina del “New York Times” con i suoi abiti funereamente svuotati. Dichiarazioni del fratello, e anche sue, che fanno pensare a un addio della tradizione secolare. Alla fine avrà vinto la Cina?
BANGKOK. La domanda circola di web in web come un mantra himalayano tra i fedeli e i simpatizzanti del Tibet disseminati ormai nel mondo virtuale più che nelle valli degli altipiani. Ci sarà un prossimo Dalai Lama? E, eventualmente, dove vivrà, sotto quali spoglie tornerà sul Pianeta il prossimo erede di questa antica stirpe di 14 reincarnati che per la prima volta nella storia troverà al suo posto un «concorrente» eletto politicamente dalla Cina? L’attualità è che nei giorni scorsi l’ottantenne Sua Santità Tenzin Gyatso è partito quasi d’improvviso dalla residenza indiana di Dharamsala per volare in America a operarsi di prostata. Subito la preoccupazione è tornata a montare, smorzata dalle assicurazioni che non c’è da allarmarsi. Tra le persone del seguito autorizzate a prendersi cura di lui, c’è una mia vecchia conoscenza, il più giovane dei fratelli del Dalai lama, Ngari Rimpoche. A sua volta un reincarnato, o tulku, l’ex lama da tempo ha rifiutato il titolo e ha ripreso il suo nome di Tenzin Choegyal per sposarsi e fare figli che gli hanno dato dei nipoti, mentre lui sovrintende alla gestione di una guest house, scrive e insegna occasionalmente cultura tibetana.
Choegyal è un uomo dalla franchezza adamantina, i cui modi schietti e diretti talvolta gettano scompiglio nella cerchia di attendenti e funzionari dell’Ufficio privato del XIV Dalai Lama sia a Dharamsala che all’estero. Tutti sanno infatti che ha un posto particolare nel cuore del fratello maggiore, e una volta mi confidò che, secondo certe profezie, gli è capitato e capiterà ancora di trovarsi vicino a Sua Santità, anche se nega di avere certezze assolute su queste sequenze di vite che nel buddhismo si interrompono solo con l’illuminazione finale.
È un fatto che, come suo fratello e la quasi totalità dei tibetani, abbia bevuto il buddhismo dal latte della madre. In particolare la genitrice in questione, Diki Tsering, ha partorito nove bambini morti prematuri e sette figli vivi, dei quali ben tre, incluso Ngari Rimpoche, sono stati riconosciuti come reincarnazioni di importanti capi di monasteri e yogi dagli speciali poteri. Si dice che questi tulkupossiedano una mente talmente allenata dalla meditazione a restare vigile e presente che non li spaventa nemmeno il momento in cui questa si stacca dal corpo per entrare nel lungo e inquietante periodo del bardo, la fase tra morte e rinascita durante la quale si prepara la prossima forma di vita.
Nessun tibetano considera il tipo di rinascita come un semplice caso. Lo vede invece come il frutto di azioni e attitudini passate, visto che ognuno è artefice del proprio destino o karma individuale. «Vuoi sapere chi eri» diceva il Buddha «guarda chi sei adesso, vuoi sapere chi sarai, guarda ciò che fai adesso».
Quinto nato della fortunata mamma, Lhamo Dondup venne portato via 76 anni fa dal minuscolo villaggio dell’Amdo per essere messo sul trono centrale dell’immenso Potala di Lhasa, dove hanno vissuto gran parte dei Dalai Lama. A quel tempo Pechino aveva già probabilmente intenzione di controllare in un modo o nell’altro la reincarnazione del XIII, che all’inizio del 1900 aveva osato dichiarare per iscritto l’indipendenza del Tibet e cacciato i rappresentanti cinesi da Lhasa. Quando inizia l’avventura moderna del XIV di questa serie, diventato un Nobel della Pace nonché l’esule più famoso del mondo, il giovane Tenzin Choegyal non era ancora nato (ha 67 anni, 13 meno del fratello). Ma oggi nessuno ha dubbi che sia lui la persona al mondo più vicina all’uomo spinto dal destino a guidare un popolo dall’esilio (indiano) senza che la sua gente possa nemmeno tenere una sua foto in casa, perché rischia l’arresto o peggio. E nella Corte del Dalai non è mai sfuggita l’influenza reciproca. Se il giovane è discepolo del Dalai durante le funzioni religiose, il leader spirituale dei tibetani ammira e per certi versi segue le idee «rivoluzionarie» del fratello. Anche perché cresce l’ipotesi che questo sia l’ultimo Dalai Lama. Fotografata dalla copertina del New York Times Magazine: i suoi paramenti ritratti senza un corpo dentro, con effetto quasi macabro.
L’immagine ha mandato su tutte le furie uno dei paladini del buddhismo tibetano in Occidente, il professor Robert Thurman, decano della Columbia e primo monaco occidentale ad essere stato ordinato personalmente da Sua Santità molti anni fa, prima di smonacarsi e dare al mondo la celebre Uma. «Il settimanale fa di tutto» ci dice «per cercare di rendere l’intera causa tibetana senza speranza, una causa persa, e incolpare la vittima per la sconfitta». Del resto lo dice lo stesso fratello minore, parlando confidenzialmente con il giornalista indiano Pankaj Mishra: «Saremo tutti finiti quando Sua Santità non ci sarà più». Thurman, che conosce bene la schiettezza di pensiero di Tenzin Choegyal e la apprezza, pure non condivide una visione che, secondo lui, «cade nel punto di vista sbagliato cinese, secondo il quale basta aspettare la dipartita dell’attuale XIV per far scomparire improvvisamente il problema tibetano. Ma questo non succederà mai»…
* larepubblica / Continua sul Venerdì del 26 febbraio
E’ intervenuto, ai microfoni di Mediaset, Maurizio Sarri: “Partita bellissima, potevamo vincere sia noi che la viola. Nessuno delle squadre avrebbe meritato la sconfitta. Intesa, di ritmo: complimenti alla Fiorentina, mi piace tantissimo, gioca un gran calcio. Noi oggi fortunati, loro hanno avuto due grandi occasione, il secondo tempo, però, ha bilanciato gli episodi. Scudetto? Essere rimasti a tre punti della Juve significa qualcosa. Tutto è possibile, andiamo avanti, partita per partita. Oggi era rischiosa, contro una squadra fortissima, soprattutto in casa, spinta dal suo pubblico. Noi abbiamo fatto bene, siamo venuti fuori. Higuain? Era arrabbiato per il gol annullato, pensava fosse regolare, poi l’ha rivisto. In campo non l’ha capito. Stasera era molto più vivo, sono contento che abbia ricominciato a segnare. Insigne? Volevo da parte sua più raddoppi su Tello. La Fiorentina è stata brava ad avere momenti di pressione importanti, noi abbiamo palleggiato un po’ troppo orizzonalmente, almeno nella prima frazione di gioco. Nel secondo tempo meglio, abbiamo pressato un po’ più alti. Bisognava prendere dei rischi. Il Napoli non ha nessun calo, stiamo giocando come sempre. I numeri sono addirittura meglio di quelli precedenti.”
Nichi Vendola e il compagno Ed
Patrizia Vendola, sorella dell’ex presidente della Regione Puglia, sulla nascita di Tobia Antonio: “È arrivato un bimbo. Concentriamoci su questo. C’è una vita nuova in una famiglia”.
“È arrivato un bimbo. Concentriamoci su questo. C’è una vita nuova in una famiglia che è diventata già pazza di lui. E che non vede l’ora di abbracciarlo”. Lo ha detto Patrizia Vendola, sorella del leader di Sel ed ex governatore pugliese Nichi, parlando della nascita di Tobia Antonio, il figlio della coppia formata dallo stesso Nichi e dal suo compagno canadese Ed Testa: il primo intervento della famiglia Vendola, a parte quello di Nichi, dopo le polemiche esplose sulla vicenda.
Tobia Antonio è nato negli Stati Uniti con la tecnica della maternità in surrogato, Ed Testa è il padre biologico, da parte di una donna californiana. “Stiamo seguendo la linea del silenzio – precisa Patrizia – e rispettiamo la loro privacy, va bene così”. Sulle polemiche che hanno seguito la notizia della nascita del piccolo, Patrizia non aggiunge altro: “Niente di più di quello che ha già detto mio fratello”.
Quanto al nome del neonato, Tobia piaceva molto sia a Ed sia a Nichi ed è stato scelto per questa ragione: semplicemente perché è sempre piaciuto a entrambi. Antonio, invece, è per ricordare persone care che sono state molto importanti nelle loro vite: la mamma dell’ex governatore e il papà del suo compagno 38enne. Nel marzo scorso, quando Vendola si accingeva a lasciare, dopo dieci anni, la presidenza della Regione Puglia, lo aveva voluto annunciare a tutti in una conferenza stampa: si sarebbe dedicato alla sua vita privata. E così è stato.
“Ho vissuto questi dieci anni da governatore della Puglia al cardiopalmo, – disse all’epoca – ma da maggio tutto cambierà. Vorrei sposarmi con Ed”. E anche all’epoca il leader di Sel affrontò il tema della paternità. “Appena lasciato l’incarico di governatore rifletterò anche se affrontare la paternità o no – raccontò ai giornalisti – un pensiero che riposa in un angolo della mia vita e che ho sempre rimandato. Sicuramente ho sempre amato il mondo dell’infanzia e vorrei scrivere un libro di filastrocche per bambini”.
Il cardinale Pell durante la deposizione (ansa)
Primo giorno della deposizione del prelato in videoconferenza da Roma con la commissione d’inchiesta australiana: “Non sono qui a difendere l’indifendibile. Stiamo lavorando per rimediare”
ROMA – La Chiesa cattolica “ha commesso errori enormi, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli”. Non lasciano dubbi le parole pronunciate dal cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, durante la testimonianza resa in videoconferenza dall’Hotel Quirinale a Roma alla commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980, riunita a Ballarat, vicino a Melbourne. “Non sono qui a difendere l’indifendibile”, ha rincarato il prelato. Un modo per chiarire che sono finiti i tempi in cui la Chiesa era “fortemente propensa” ad accettare smentite da parte di chi era accusato.
L’istinto allora era più di “proteggere dalla vergogna l’istituzione, la comunità della Chiesa”, ha detto fra l’altro Pell, che ha tuttavia negato di essere stato a conoscenza degli abusi dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat in cui fu viceparroco tra il 1973 e il 1983 e assistente al vescovo Ronald Mulkearns.
Quella odierna è stata la prima di tre o quattro udienze in collegamento con la commissione austrialiana. La testimonianza di Pell, interrogato puntigliosamente dal legale della commissione Gail Furness, riprenderà quando in Italia saranno le 22. Alla deposizione assistono di persona 14 vittime e loro sostenitori, il cui viaggio è finanziato da una raccolta fondi che ha superato l’equivalente di 130 mila euro.
Il cardinale, cui è stato concesso di deporre in videoconferenza per motivi di salute, ha ammesso che la decisione di trasferire il prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale da una parrocchia all’altra invece di denunciarlo alla polizia è stata una “catastrofe”, che gli ha consentito di continuare ad abusare di minori. Quindi ha ripetuto che non sapeva delle abiette azioni del sacerdote che lavorava al suo fianco nella diocesi di Ballarat.
Ridsdale è in carcere dopo essere stato condannato per 138 reati ai danni di 53 vittime. Pell condivise l’alloggio con lui quando erano giovani preti e lo accompagnò anche alla prima udienza del processo a suo carico nel 1993. Una delle vittime, il nipote Ridsdale, che è tra i 14 presenti alla testimonianza, in passate udienze ha accusato Pell non solo di aver ignorato gli abusi, ma anche di aver tentato di comprare il suo silenzio.
In un comunicato diffuso prima della deposizione, Pell ha ribadito il suo sostegno al lavoro della commissione e ha promesso di incontrarsi individualmente con le vittime che sono venute ad ascoltare la sua deposizione a Roma.
*larepubblica