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Fiorentina-Napoli, Reina: “Ottimo punto, siamo in lotta per lo scudetto e Champions”

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E’ intervenuto, ai microfoni di Premium, Pepe Reina:

E’ un Napoli che ha preso un punto in uno stadio difficile. Ci siamo divisi i tempi, primo superiori loro, secondo noi. Si continua a lottare per lo scudetto e la Champions League, racimolando punti. Le prestazioni ci sono sempre state in questo periodo, abbiamo sempre giocato con squadre di livello. Dobbiamo essere positivi, oggi è un punto importante per noi. Higuain? Oggi ci ha dato il pareggio, sarà sicuramente contento, anche per la prestazione. Scudetto? Mancano undici partite, vediamo cosa accade. La Juventus ha la Champions, noi non molliamo mai”.

LIVE DAL FRANCHI – “Crediamoci” cantano i tifosi azzurri

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“Crediamoci”: è questo il grido che si alza dagli spalti del Franchi, rigorosamente tinti di azzurro. I tifosi del Napoli ci sono e si fanno sentire. Per rimanere alle spalle della Juve e allontanare le inseguitrici, Fiorentina inclusa.

Jorginho a sky: “Sarà una bella partita tra due squadre che giocano a meraviglia”

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Nel prepartita Jorginho ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di sky, ecco quanto evidenziato: “Tutte le partite sono fondamentali ma questo è uno sconto diretto.  Dobbiamo mantenere la tranquillità e fare il nostro gioco. Fanno tanto piacere i complimenti di Sousa”.

pasquale ammora

LIVE dal Franchi – I soliti cori beceri contro Napoli: geniale risposta azzurra

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Ancora prima del match, i tifosi della Fiorentina si sono subito impegnati a disprezzare con i soliti cori beceri i napoletani. Dalla Fiesole è partito il coro ‘Vesuvio lavali con il fuoco’ accompagnato da un ‘Noi non siamo napoletani. Geniale la risposta dei tifosi partenopei: “Voi non siete napoletani…”

dal nostro inviato a Firenze, Ciro Novellino

Meteo – FEBBRAIO, 2016 ANNO BISESTILE. Giorno TEMPESTOSO con il CICLONE GOLIA !

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Anno BISESTO, anno FUNESTO recita l’adagio: ma è davvero così? Nubifragi con GOLIA Lunedì 29

L’anno bisestile, da secoli, è motivo di superstizione: i primi a definire l’anno bisestile come portatore di sventure furono i Romani: erano particolarmente avversi ai cambiamenti e ritenevano, appunto, che il “giorno in più ” potesse essere foriero di oscuri presagi.STORIA – Il giorno in più venne introdotto oltre 2000 anni fa, proprio ai tempi del dominio romano: nel 46 a.C., Giulio Cesare, per pareggiare i conti con le sei ore circa che ”avanzano” ogni anno dai 365 giorni canonici, seguendo i calcoli dell’astronomo Sosigene di Alessandria introdusse nel calendario un giorno in più ogni 4 anni, subito dopo il 24 febbraio. E poiché il 24 febbraio in latino era il “sexto die ante Calendas Martias”, quel giorno diventò il “bis sexto die“, da cui la denominazione ”bisestile”. Nei secoli non si annoverano eventi particolarmente negativi legati all’anno bisestile: la pratica di aggiungere un giorno al mese di Febbraio è utilizzata in quasi tutti i calendari solari per evitare lo slittamento delle stagioni: ogni 4 anni accumulerebbero un giorno in più di ritardo.

29 FEBBRAIO 2016, GOLIA ALLA RISCOSSA – Nella giornata di Lunedì 29 avremo forte maltempo su numerose regioni italiane, piogge moderate al Nord e su Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna con piogge e temporali. Precipitazioni forti anche sul Triveneto, massima attenzione al forte vento di Scirocco e alla possibile alta marea nella città di Venezia nel corso delle prime ore del giorno.

NEVE – Precipitazioni nevose abbondanti sulle Alpi e Appennini sopra i 700/1000 metri.

APPROFONDIMENTO anche per singole Regioni e Città su:

Nord

Valle d’Aosta

Piemonte

Liguria

Lombardia

Trentino Alto Adige

Veneto

Friuli Venezia Giulia

Emilia Romagna

Centro

Toscana

Marche

Umbria

Abruzzo

Lazio

Molise

Sud e isole

Puglia

Campania

Basilicata

Calabria

Sicilia

Sardegna

meteo.it

Cosenza – Juve Stabia: Attimi di paura e tensione in curva (FOTO)

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Momenti di paura sono stati vissuti ieri durante la gara tra il Cosenza e la Juve Stabia, quasi verso la fine del primo tempo eravamo al 40° minuto, i tifosi della curva Bergamini hanno chiesto l’intervento dei sanitari per soccorrere uno spettatore che, per imprecisate ragioni, era riverso sulle scalee dello stadio privo di sensi.

All’arrivo dei sanitari in curva si è scatenata l’ira dei supporters del Cosenza che hanno tentato di aggredire gli operatori sanitari rei di aver impiegato troppo tempo nelle operazioni di soccorso. Provvidenziale è stato l’intervento degli steward che hanno bloccato i facinorosi e hanno permesso la conclusione delle operazioni di soccorso.

CAMPIONATO BERRETTI: ”ISCHIA BATTUTA ANCHE DAL FANALINO DI CODA AVELLINO”

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Secondo stop di fila per l’Ischia dopo il ko contro il Siena la scorsa settimana, cede a Nusco, in casa dell’Avellino che conquista la seconda vittoria stagionale. Inizio da dimenticare da parte dei ragazzi di Porta che si fanno sorprendere da Dioum, il quale sfrutta un rimpallo in area e 3’ dopo raddoppia su calcio di rigore. L’atteggiamento ostruzionistico degli irpini innervosisce i gialloblù che chiudono il tempo sotto di due reti. Nella ripresa Borrelli, subentrato a Miranda, accorcia le distanze piazzando un diagonale dalla destra. Caracciolo, Di Bello, Passariello e Vincenzi sprecano quattro occasionissime per evitare la sconfitta. Davvero clamorose le palle-gol non sfruttate dagli isolani, in formazione rimaneggiata (in campo D’Angelo a mezzo servizio). Il tempo effettivo è ridotto all’osso per l’astuzia dei padroni di casa che anche se a fatica, riescono nell’intento di vincere ancora.

AVELLINO-ISCHIA ISOLAVERDE 2-1

AVELLINO: Fall, D’Amore, De Giglio, Cappelli, Trapanese (15’ s.t. De Donato), Viscardi, Sersante, Dascoli, Schena (20’ s.t. Riefoli), Dioum, Caggiano (30’ s.t. Pagano). In panchina Sorrentino, Chianese, Colapaolo, Moscaritolo. All. Carpentieri.

ISCHIA ISOLAVERDE: D’Errico, Vorzillo, Esempio, De Palma, Todisco, Miranda (13’ s.t. Borrelli), Di Bello, Numerato (13’ s.t. Caracciolo), D’Angelo (20’ s.t. Coppola), Passariello, Vincenzi. In panchina Cappa, Nocerino, Petruccio, Agrillo, Gonzales, Migliaccio. All. Porta.

ARBITRO: De Cicco di Nola (ass. Guerra e Passaro di Nola).

MARCATORI: nel p.t. 12’ e 15’ (rig.) Dioum; nel s.t. 15’ Borrelli.

NOTE: ammoniti D’Amore, Trapanese, Schena, Vorzillo, De Palma, D’Errico, Petruccio, Coppola.

I RISULTATI

  • Avellino-Ischia 2-1
  • Paganese-L’Aquila 2-0
  • Arezzo-Lupa Roma 4-1
  • Juve Stabia-Pisa 2-2
  • V.Lanciano-Robur Siena 1-3
  • Lupa.C.R-Teramo 1-4

Ha riposato Pontedera

CLASSIFICA

  1. Arezzo 53,
  2. Tuttocuio 41,
  3. Teramo 40,
  4. Lupa Roma 34,
  5. Pisa 33,
  6. Juve Stabia 32,
  7. L’Aquila 32,
  8. Paganese 31,
  9. Robur Siena 29,
  10. Ischia Isolaverde 26,
  11. Lupa Castelli Romani 19,
  12. Virtus Lanciano 18,
  13. Salernitana 15,
  14. Pontedera 14,
  15. Avellino 8.

Anche Conte in tribuna, non solo Insigne sotto la lente di ingrandimento

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All’ Artemio Franchi di Firenze in occasione della sfida tra Fiorentina e Napoli sarà presente anche il C.T. della nazionale italiana Antonio Conte.

Un’ occasione per visionare Lorenzo Insigne in vista dei prossimi Europei in Francia . Ma non solo, anche Jorginho e Bernardeschi sembrano in odore di convocazione per le prossime amichevoli contro Spagna e Germania. E chissà che indirettamente si tratti di un’ occasione per monitorare Gonzalo Higuain; stando agli ultimi rumors che vedrebbero il tecnico ex Juventus sulla panchina del Chelsea nella prossima stagione, il pipita sarebbe finito in cima alla lista dei desideri.

VIDEO – Soccorso a 51 migranti di Motovedetta CP322 operante nel mar Egeo

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Video di alcune fasi delle operazioni di soccorso condotte la scorsa notte dalla Motovedetta CP322 – dislocata a Samos – della Guardia Costiera italiana che sta operando nel Mar Egeo.

L’unità della Guardia Costiera ha soccorso complessivamente 51 migranti  (29 uomini, 10 donne, e 12 bambini) a bordo di un piccolo natante gonfiabile in precarie condizioni di navigabilità.

I migranti sono stati successivamente condotti in salvo nel porto di Samos, ove la Motovedetta CP322 ha fatto rientro questa mattina.

La Vespa Rosa: Rita Esposito

 

Prima di presentarvi la prossima protagonista della Vespa Rosa voglio evidenziare un comportamento non molto corretto della società stabiese: ogni qualvolta che si decide di emettere biglietti a prezzi “popolari” ci si dimentica sempre delle numerose donne che affollano le gradinate… Donne che hanno la forza di sventolare bandiere e sostenere per 90 minuti i calciatori stabiesi.

In questa puntata parliamo di Rita Esposito che è una tifosa di vecchia data, nipote di un tifoso che è deceduto 65 anni fa mentre onorava i colori gialloblè durante la partita Juve Stabia – Brescia,  dopo un gol mancato di Giulio Lopez durante quella gara il povero tifoso si accasciò a terra perché il suo cuore non resse alla delusione.

La passione per i colori giallo-blu le è stata trasmessa dalla mamma e dai fratelli che le hanno raccontato sin da piccola la storia del suo bis-nonno che era “malato” dello Stabia (negli anni ’50 non c’era ancora il suffisso Juve n.d.a.) che seguiva sempre anche in trasferta nonostante non ci fossero i “mezzi” a disposizione.

I suoi calciatori preferiti sono Diop e Nicastro oltre ad Erpen che in passato ha deliziato il pubblico con le sue giocate.

I 6 gol con il Martina sono tutti clamorosi ed hanno regalato una vittoria importante alla Juve Stabia per sperare nella salvezza.

Sulle ingiustizie subite dalla Juve Stabia negli ultimi anni non ci “ricama” su e chiude la questione con un lapidario: “Fanno parte dello Sport”

Rita descrive la sua Juve Stabia con diversi aggettivi scelti da lei: Bella, sportiva, aggressiva, seria, divertente e calorosa

Il suo motto è “Forza Stabia per sempre nel cuore”

Rita ricorda con piacere ovviamente gli anni della serie B ma anche i derby degli anni ’80 in particolare quello con la Turris; anni in cui si andava allo stadio senza pranzare la domenica solo per sostenere i propri colori, dove il calcio scommesse non rovinava questo bellissimo sport, con i calciatori sudavano fino all’ultima goccia pur di avere la meglio sulla squadra avversaria.

La 64° protagonista della Vespa Rosa ci saluta mandando un grosso abbraccio a tutto lo stadio e un bacio alle sue sorelle gialloblè.

 

Patrizia Esposito

De Magistris: “Stasera una partita dura ma il campionato finisce a maggio”

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Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito alla trasferta di Firenze e al brutto episodio capitato ad Insigne. Questo è quanto riportato sul You Tube del Comune di Napoli:

“ Contro la Fiorentina non sarà una sfida semplice, la Juve è a più quattro ma il campionato è ancora lungo. La squadra deve crederci e deve avere la giusta energia per giocarsela fino alla fine. Certo la Juventus ha una maggiore esperienza ma sono del parere che “se po fa e s’adda fa”.

Quello che è capitato a Insigne è un fatto grave come capita a tanti cittadini ogni giorno a Napoli come altrove. Dispiace che continuino a verificarsi episodi del genere nelle nostre città”.

Insigne, parla l’ agente: “Lorenzo è spaventato dall’ accaduto ma scenderà in campo con la giusta tranquillità”

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L’ agente di Insigne, Antonio Ottaiano, è intervenuto ai microfoni di radio CRC a proposito dell’ increscioso episodio capitato sabato sera.

Ecco le sue parole:

“ Lo stato d’ animo di Lorenzo è lo stesso di chiunque viva questi episodi. Certo lo spavento c’è stato ma fortunatamente il danno è stato solo materiale. E’ il fatto della “dedica del gol” che mi ha sconcertato maggiormente, non so proprio spiegarmi di cosa sia frutto. Quello che più mi preme è che non ci siano ripercussioni dal punto di vista psicologico, anche perché il ragazzo scenderà in campo regolarmente e non penso che il brutto episodio possa condizionarlo in maniera forte. L’ ho sentito ed è solo molto spaventato per ciò che è successo, l’ intento dei malfattori era quello di compiere la rapina indipendentemente da chi vi fosse in auto”.

 

Un cattivo presagio: e se questo Dalai Lama fosse l’ultimo? (Raimondo Bultrini*)

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L’attuale Dalai Lama con Mao Tse Tung nel 1954 (Getty)

Una copertina del “New York Times” con i suoi abiti funereamente svuotati. Dichiarazioni del fratello, e anche sue, che fanno pensare a un addio della tradizione secolare. Alla fine avrà vinto la Cina?

BANGKOK. La domanda circola di web in web come un mantra himalayano tra i fedeli e i simpatizzanti del Tibet disseminati ormai nel mondo virtuale più che nelle valli degli altipiani. Ci sarà un prossimo Dalai Lama? E, eventualmente, dove vivrà, sotto quali spoglie tornerà sul Pianeta il prossimo erede di questa antica stirpe di 14 reincarnati che per la prima volta nella storia troverà al suo posto un «concorrente» eletto politicamente dalla Cina? L’attualità è che nei giorni scorsi l’ottantenne Sua Santità Tenzin Gyatso è partito quasi d’improvviso dalla residenza indiana di Dharamsala per volare in America a operarsi di prostata. Subito la preoccupazione è tornata a montare, smorzata dalle assicurazioni che non c’è da allarmarsi. Tra le persone del seguito autorizzate a prendersi cura di lui, c’è una mia vecchia conoscenza, il più giovane dei fratelli del Dalai lama, Ngari Rimpoche. A sua volta un reincarnato, o tulku, l’ex lama da tempo ha rifiutato il titolo e ha ripreso il suo nome di Tenzin Choegyal per sposarsi e fare figli che gli hanno dato dei nipoti, mentre lui sovrintende alla gestione di una guest house, scrive e insegna occasionalmente cultura tibetana.

Choegyal è un uomo dalla franchezza adamantina, i cui modi schietti e diretti talvolta gettano scompiglio nella cerchia di attendenti e funzionari dell’Ufficio privato del XIV Dalai Lama sia a Dharamsala che all’estero. Tutti sanno infatti che ha un posto particolare nel cuore del fratello maggiore, e una volta mi confidò che, secondo certe profezie, gli è capitato e capiterà ancora di trovarsi vicino a Sua Santità, anche se nega di avere certezze assolute su queste sequenze di vite che nel buddhismo si interrompono solo con l’illuminazione finale.

È un fatto che, come suo fratello e la quasi totalità dei tibetani, abbia bevuto il buddhismo dal latte della madre. In particolare la genitrice in questione, Diki Tsering, ha partorito nove bambini morti prematuri e sette figli vivi, dei quali ben tre, incluso Ngari Rimpoche, sono stati riconosciuti come reincarnazioni di importanti capi di monasteri e yogi dagli speciali poteri. Si dice che questi tulkupossiedano una mente talmente allenata dalla meditazione a restare vigile e presente che non li spaventa nemmeno il momento in cui questa si stacca dal corpo per entrare nel lungo e inquietante periodo del bardo, la fase tra morte e rinascita durante la quale si prepara la prossima forma di vita.

Nessun tibetano considera il tipo di rinascita come un semplice caso. Lo vede invece come il frutto di azioni e attitudini passate, visto che ognuno è artefice del proprio destino o karma individuale. «Vuoi sapere chi eri» diceva il Buddha «guarda chi sei adesso, vuoi sapere chi sarai, guarda ciò che fai adesso».

Quinto nato della fortunata mamma, Lhamo Dondup venne portato via 76 anni fa dal minuscolo villaggio dell’Amdo per essere messo sul trono centrale dell’immenso Potala di Lhasa, dove hanno vissuto gran parte dei Dalai Lama. A quel tempo Pechino aveva già probabilmente intenzione di controllare in un modo o nell’altro la reincarnazione del XIII, che all’inizio del 1900 aveva osato dichiarare per iscritto l’indipendenza  del Tibet e cacciato i rappresentanti cinesi da Lhasa. Quando inizia l’avventura moderna del XIV di questa serie, diventato un Nobel della Pace nonché l’esule più famoso del mondo, il giovane Tenzin Choegyal non era ancora nato (ha 67 anni, 13 meno del fratello). Ma oggi nessuno ha dubbi che sia lui la persona al mondo più vicina all’uomo spinto dal destino a guidare un popolo dall’esilio (indiano) senza che la sua gente possa nemmeno tenere una sua foto in casa, perché rischia l’arresto o peggio. E nella Corte del Dalai non è mai sfuggita l’influenza reciproca. Se il giovane è discepolo del Dalai durante le funzioni religiose, il leader spirituale dei tibetani ammira e per certi versi segue le idee «rivoluzionarie» del fratello. Anche perché cresce l’ipotesi che questo sia l’ultimo Dalai Lama. Fotografata dalla copertina del New York Times Magazine: i suoi paramenti ritratti senza un corpo dentro, con effetto quasi macabro.

L’immagine ha mandato su tutte le furie uno dei paladini del buddhismo tibetano in Occidente, il professor Robert Thurman, decano della Columbia e primo monaco occidentale ad essere stato ordinato personalmente da Sua Santità molti anni fa, prima di smonacarsi e dare al mondo la celebre Uma. «Il settimanale fa di tutto» ci dice «per cercare di rendere l’intera causa tibetana senza speranza, una causa persa, e incolpare la vittima per la sconfitta». Del resto lo dice lo stesso fratello minore, parlando confidenzialmente con il giornalista indiano Pankaj Mishra: «Saremo tutti finiti quando Sua Santità non ci sarà più». Thurman, che conosce bene la schiettezza di pensiero di Tenzin Choegyal e la apprezza, pure non condivide una visione che, secondo lui, «cade nel punto di vista sbagliato cinese, secondo il quale basta aspettare la dipartita dell’attuale XIV per far scomparire improvvisamente il problema tibetano. Ma questo non succederà mai»…

* larepubblica / Continua sul Venerdì del 26 febbraio

Fiorentina-Napoli, Sarri: “Higuain solo stanco, adesso sta bene. Partita bellissima, grande viola, ma bravi anche noi”

E’ intervenuto, ai microfoni di Mediaset, Maurizio  Sarri: “Partita bellissima, potevamo vincere sia noi che la viola. Nessuno delle squadre avrebbe meritato la sconfitta. Intesa, di ritmo: complimenti alla Fiorentina, mi piace tantissimo, gioca un gran calcio. Noi oggi fortunati, loro hanno avuto due grandi occasione, il secondo tempo, però, ha bilanciato gli episodi. Scudetto? Essere rimasti a tre punti della Juve significa qualcosa. Tutto è possibile, andiamo avanti, partita per partita. Oggi era rischiosa, contro una squadra fortissima, soprattutto in casa, spinta dal suo pubblico. Noi abbiamo fatto bene, siamo venuti fuori. Higuain? Era arrabbiato per il gol annullato, pensava fosse regolare, poi l’ha rivisto. In campo non l’ha capito. Stasera era molto più vivo, sono contento che abbia ricominciato a segnare. Insigne? Volevo da parte sua più raddoppi su Tello. La Fiorentina è stata brava ad avere momenti di pressione importanti, noi abbiamo palleggiato un po’ troppo orizzonalmente, almeno nella prima frazione di gioco. Nel secondo tempo meglio, abbiamo pressato un po’ più alti. Bisognava prendere dei rischi. Il Napoli non ha nessun calo, stiamo giocando come sempre. I numeri sono addirittura meglio di quelli precedenti.”

Nichi Vendola papà, la sorella Patrizia rompe il silenzio: “La famiglia è già pazza del bimbo”

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Nichi Vendola e il compagno Ed

Patrizia Vendola, sorella dell’ex presidente della Regione Puglia, sulla nascita di Tobia Antonio: “È arrivato un bimbo. Concentriamoci su questo. C’è una vita nuova in una famiglia”.

“È arrivato un bimbo. Concentriamoci su questo. C’è una vita nuova in una famiglia che è diventata già pazza di lui. E che non vede l’ora di abbracciarlo”. Lo ha detto Patrizia Vendola, sorella del leader di Sel ed ex governatore pugliese Nichi, parlando della nascita di Tobia Antonio, il figlio della coppia formata dallo stesso Nichi e dal suo compagno canadese Ed Testa: il primo intervento della famiglia Vendola, a parte quello di Nichi, dopo le polemiche esplose sulla vicenda.

Tobia Antonio è nato negli Stati Uniti con la tecnica della maternità in surrogato, Ed Testa è il padre biologico, da parte di una donna californiana. “Stiamo seguendo la linea del silenzio – precisa Patrizia – e rispettiamo la loro privacy, va bene così”. Sulle polemiche che hanno seguito la notizia della nascita del piccolo, Patrizia non aggiunge altro: “Niente di più di quello che ha già detto mio fratello”.

Quanto al nome del neonato, Tobia piaceva molto sia a Ed sia a Nichi ed è stato scelto per questa ragione: semplicemente perché è sempre piaciuto a entrambi. Antonio, invece, è per ricordare persone care che sono state molto importanti nelle loro vite: la mamma dell’ex governatore e il papà del suo compagno 38enne. Nel marzo scorso, quando Vendola si accingeva a lasciare, dopo dieci anni, la presidenza della Regione Puglia, lo aveva voluto annunciare a tutti in una conferenza stampa: si sarebbe dedicato alla sua vita privata. E così è stato.

“Ho vissuto questi dieci anni da governatore della Puglia al cardiopalmo, – disse all’epoca – ma da maggio tutto cambierà. Vorrei sposarmi con Ed”. E anche all’epoca il leader di Sel affrontò il tema della paternità. “Appena lasciato l’incarico di governatore rifletterò anche se affrontare la paternità o no – raccontò ai giornalisti –  un pensiero che riposa in un angolo della mia vita e che ho sempre rimandato. Sicuramente ho sempre amato il mondo dell’infanzia e vorrei scrivere un libro di filastrocche per bambini”.

Pedofilia, il cardinale Pell: “La Chiesa ha commesso errori enormi”

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Il cardinale Pell durante la deposizione (ansa)

Primo giorno della deposizione del prelato in videoconferenza da Roma con la commissione d’inchiesta australiana: “Non sono qui a difendere l’indifendibile. Stiamo lavorando per rimediare”

ROMA – La Chiesa cattolica “ha commesso errori enormi, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli”. Non lasciano dubbi le parole pronunciate dal cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, durante la testimonianza resa in videoconferenza dall’Hotel Quirinale a Roma alla commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980, riunita a Ballarat, vicino a Melbourne. “Non sono qui a difendere l’indifendibile”, ha rincarato il prelato. Un modo per chiarire che sono finiti i tempi in cui la Chiesa era “fortemente propensa” ad accettare smentite da parte di chi era accusato.

L’istinto allora era più di “proteggere dalla vergogna l’istituzione, la comunità della Chiesa”, ha detto fra l’altro Pell, che ha tuttavia negato di essere stato a conoscenza degli abusi dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat in cui fu viceparroco tra il 1973 e il 1983 e assistente al vescovo Ronald Mulkearns.

Quella odierna è stata la prima di tre o quattro udienze in collegamento con la commissione austrialiana. La testimonianza di Pell, interrogato puntigliosamente dal legale della commissione Gail Furness, riprenderà quando in Italia saranno le 22. Alla deposizione assistono di persona 14 vittime e loro sostenitori, il cui viaggio è finanziato da una raccolta fondi che ha superato l’equivalente di 130 mila euro.

Il cardinale, cui è stato concesso di deporre in videoconferenza per motivi di salute, ha ammesso che la decisione di trasferire il prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale da una parrocchia all’altra invece di denunciarlo alla polizia è stata una “catastrofe”, che gli ha consentito di continuare ad abusare di minori. Quindi ha ripetuto che non sapeva delle abiette azioni del sacerdote che lavorava al suo fianco nella diocesi di Ballarat.

Ridsdale è in carcere dopo essere stato condannato per 138 reati ai danni di 53 vittime. Pell condivise l’alloggio con lui quando erano giovani preti e lo accompagnò anche alla prima udienza del processo a suo carico nel 1993. Una delle vittime, il nipote Ridsdale, che è tra i 14 presenti alla testimonianza, in passate udienze ha accusato Pell non solo di aver ignorato gli abusi, ma anche di aver tentato di comprare il suo silenzio.

In un comunicato diffuso prima della deposizione, Pell ha ribadito il suo sostegno al lavoro della commissione e ha promesso di incontrarsi individualmente con le vittime che sono venute ad ascoltare la sua deposizione a Roma.

*larepubblica

LECCE, MOSCARDELLI: ”ERA IMPORTANTE VINCERE AD ISCHIA”.

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Uno dei protagonisti della partita vinta contro l’Ischia,il centroavanti Davide Moscardelli che grazie ad una sua doppietta ha trascinato la sua squadra alla vittoria.

Un gol per tempo per l’ex attaccante del Bologna. “A parte la doppietta,sono contento di essere tornato al gol –commenta Moscardelli- e di aver vinto una partita delicata.

Avevamo speso tante energie dal punto di vista fisico e mentale la settimana scorsa per vincere la sfida fondamentale contro il Foggia, quindi in settimana c’è stato qualche problemino. Però,da quando è iniziata la partita,l’atteggiamento è stato giusto.

Abbiamo rischiato poco,siamo stati fortunati a passare in vantaggio e siamo stati bravi a gestirla”. Un Moscardelli che era partito male ad inizio stagione,dove aveva avuto un periodo di difficoltà sotto la condizione fisica. Ora la tua squadra grazie anche ai tuo gol continua la scalata verso l’obiettivo. “Si,la mia condizione è cresciuta. In passato ho giocato tanto ma mi allenavo poco per dei problemi. Non è una scusante,perché potevo fare di più. C’è poco da guardarsi indietro,ora c’è bisogno anche dei miei gol per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati”.

Il Lecce aveva l’obbligo di dare un segnale alle sue dirette concorrenti,anche perché giocava per primo. Mister Braglia alla vigilia infatti aveva fatto capire che l’unico obbiettivo era la vittoria. “Era importante una vittoria ad Ischia,per dare continuità e valore alla vittoria col Foggia altrimenti sarebbe stata annullata. Il problema principale era questo,siamo contenti per la vittoria. Un giudizio sull’Ischia? “L’Ischia aveva iniziato bene,poi hanno fatto fatica a reagire. Era una partita delicata per noi,siamo stati bravi a gestire il vantaggio e portare a casa la vittoria”.

Fisco, sforbiciare i contributi e più soldi in busta paga: l’altra carta del governo. VALENTINA CONTE*

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Il progetto. L’esecutivo vuole far scendere la differenza tra costo lordo e netto del lavoro. L’ipotesi è un taglio di sei punti diviso tra lavoratori e aziende. Il nodo pensioni.

ROMA -Tagliare le tasse significa anche mettere più soldi in busta paga, riducendo il cuneo fiscale, ovvero la differenza tra costo lordo e netto del lavoro. Il governo ci pensa da tempo. E ora potrebbe accelerare. Un piano c’è, formulato la scorsa estate dall’allora consigliere economico del premier, il bocconiano Tommaso Nannicini, nel frattempo promosso a sottosegretario di Palazzo Chigi. E consiste nel tagliare di sei punti il cuneo dei neo-assunti, tre punti a carico del datore e tre del lavoratore. Per sempre.
Nannicini di recente è tornato a ribadire il concetto, espresso la prima volta in un editoriale sull’Unità del 18 agosto scorso. “Lo sgravio è una misura congiunturale, temporanea”, dice il professore in riferimento al bonus assunzioni varato dal governo lo scorso anno e valido per un triennio, riconfermato quest’anno, ma ridotto e per un biennio. “Ora si apre la partita del taglio strutturale al cuneo contributivo del tempo indeterminato, perché sempre e per tutti un contratto permanente pesi meno in termini di costo del lavoro”. Anche il viceministro Enrico Morando ieri ha confermato l’ipotesi, definendola “un impegno che ci siamo presi”. E facendo capire che esistono due strade per attuarla: attraverso l’Irpef, diminuendo le aliquote, oppure tagliando i contributi previdenziali, ovvero gli accantonamenti per la pensione.
La strada Irpef è molto costosa. Quella dei contributi dipende da come la si fa. L’idea di Nannicini, almeno nella sua formulazione estiva, di fatto è a costo zero per le casse pubbliche. L’operazione può valere all’incirca 6 miliardi sul triennio (la metà del bonus lavoro del 2015). Ma questi contributi in meno non vengono compensati all’Inps dallo Stato, come di solito avviene per tutti gli sgravi sul lavoro. Al contrario, rappresentano un taglio secco sulle pensioni future: meno contributi versati, stipendio un po’ più ricco, ma assegno più povero in futuro. Ecco perché la proposta Nannicini prevede pure un’opzione: la possibilità per il lavoratore di versare i suoi tre punti in meno di contributi alla previdenza integrativa, anziché farli finire in busta paga (dove tra l’altro sarebbero colpiti dall’Irpef). Previdenza però rincarata proprio dal governo Renzi che ha portato la tassazione sui fondi pensione dall’11,5% al 20%.

Sarà per questo che, a sei mesi dall’idea, ora il sottosegretario frena: “È una sfida, ma dobbiamo capire come far costare meno il tempo indeterminato, in termini di contributi, senza incidere negativamente sulle aspettative pensionistiche dei lavoratori”. D’altro canto il vantaggio in busta paga, sia per il datore di lavoro che per il dipendente, non sarebbe fenomenale. Niente a paragone con i generosi sgravi attuali, però tutti finanziati a carico dell’erario, dunque in deficit (grazie alla flessibilità europea).

Come anticipato da Repubblica in agosto (su calcoli effettuati dalla Uil), se il piano rimane nella versione originaria, il taglio di sei punti di contributi vale 1.500 euro l’anno (per uno stipendio medio da 25 mila euro lordi), 126 euro al mese. La metà di questi 1.500 euro lordi, dunque 750 euro (l’unico sconto che il lavoratore “vede” in busta paga, l’altra metà va al datore), possono però essere dirottati ai fondi pensione o lasciati in busta paga. In questo secondo caso, si riducono a 512 euro, scorporate le tasse. E dunque a 43 euro netti in più al mese.
*larepubblica

Il debito sano che serve al Paese. ANDREA MONTANINO*

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Negli ultimi tre giorni, due importanti riunioni, una a Shanghai con l’incontro tra i ministri delle Finanze e dei Governatori delle banche centrali delle 20 economie più influenti del pianeta (G20) e l’altra a Roma, tra il Presidente Renzi e il Presidente della Commissione Europea Juncker, hanno trattato sostanzialmente lo stesso tema: come far ripartire la crescita e il ruolo dei bilanci pubblici. 

Che la ripresa sia fragile è emerso molto chiaramente a Shanghai.

Preoccupa il rallentamento della Cina, che sta riducendo la domanda di materie prime. Preoccupano alcuni grandi paesi emergenti come il Brasile che, tra corruzione, inflazione, recessione e alto debito pubblico è forse il candidato numero uno per la prossima crisi. Preoccupa il basso prezzo del petrolio e i suoi effetti destabilizzanti, non solo su alcuni paesi fortemente dipendenti dalle entrate derivanti dalla vendita di greggio, ma anche per le conseguenze che si potranno determinare sulla nuova industria dell’estrazione di petrolio (e gas) nata in questi ultimi anni negli Stati Uniti. 

Tutte queste incertezze si innescano in un complesso scenario geopolitico: Siria, Libia, crisi dei rifugiati in Europa, Ucraina, tensioni tra Russia e Turchia, referendum in Gran Bretagna solo per citare le questioni più evidenti. Curiosamente, le grandi crisi stringono nella morsa l’Europa, che a sua volta è, mai come ora, alla ricerca di una nuova identità.

In questo scenario che, secondo le parole del Cancelliere inglese Osborne pronunciate durante i meetings presenta elementi di rischio molto elevati, è difficile immaginare soluzioni globali. Il G20 non è però neanche riuscito a trovare delle linee condivise di azione, e si è limitato ai soliti buoni propositi. E’ dunque a ciò che manca nel comunicato finale, piuttosto che ai suoi contenuti, che bisogna guardare.

Manca una linea comune da seguire per rilanciare la crescita e il punto della contesa rimane il debito pubblico: c’è chi vorrebbe più spesa pubblica e meno tasse (dunque più deficit e debito) per rilanciare la crescita nel breve periodo e chi invece considera questo tipo di politiche inadatte e pericolose. Tra i primi si schierano le grandi organizzazioni economiche internazionali, Ocse e Fondo Monetario Internazionale. Tra i secondi, la Germania.

Chi dovrebbe fare politiche di stimolo fiscale sono, secondo Ocse e Fmi, i Paesi che hanno margini di bilancio. Ma se guardiamo alla nostra Europa ad esempio, soltanto cinque Paesi su 28 – Germania, Olanda, Lussemburgo, Slovacchia e Estonia – vengono considerati dalla Commissione Europea pienamente in linea con gli obiettivi del Patto di Stabilità e Crescita e quindi potrebbero avere la possibilità di politiche espansive. Inoltre, non va dimenticato che il debito pubblico aggregato dell’Unione Europea è aumentato in modo consistente negli ultimi anni, passando da poco meno di 8 mila miliardi di euro nel 2008 a più di 12.500 miliardi nel 2015, con un aumento del 60 per cento. Questi due elementi, porterebbero a dire che no, non c’è molto spazio per fare politiche espansive e che la crescita va stimolata in altro modo.

Dall’altra parte però va considerato l’eccezionale basso livello dei tassi di interesse a cui molti paesi finanziano oggi il loro debito pubblico: Germania, Francia e Olanda emettono nuovo debito a 10 anni con tassi inferiori allo 0,5 per cento; Italia, Spagna, e Gran Bretagna sono tra l’1 e il 2 per cento, cosi’ come gli Stati Uniti e il Canada. Si capisce come, a questi tassi, sarebbe oggi conveniente indebitarsi.

Il punto di equilibrio tra le due posizioni va ricercato non su quanto spendere, ma soprattutto come spendere, la qualità più che la quantità. Affinché una politica espansiva abbia successo in un era di alti debiti pubblici come quella che vivono oggi molti Paesi, e certamente gran parte dell’Europa, è necessario che la maggiore spesa pubblica sia indirizzata su interventi che diano, nel medio periodo, rendimenti più elevati dei costi. Solo in questo modo i mercati finanziari vedrebbero con benevolenza un aumento del debito pubblico, continuerebbero a comprarlo e aumenterebbero la fiducia nel Paese. Con i costi di finanziamento a livelli storicamente bassi questo è possibile, e investimenti pubblici di qualità in infrastrutture, ricerca e capitale umano avrebbero probabilmente tale effetto.

Se invece il maggior debito pubblico venisse a determinarsi attraverso una riduzione di tasse, i policy makers dovrebbero trovare gli strumenti per favorire una maggiore spesa privata in iniziative che hanno effetti benefici nel lungo periodo: ancora una volta, infrastrutture, ricerca, capitale umano.

L’Italia potrebbe farsi portavoce di questa terza via perché ha dimostrato in modo inequivocabile nel corso degli ultimi 20 anni di avere la capacità di gestire il suo debito pubblico senza traumi. E’ per questo che l’incontro di Roma tra Renzi e Juncker è importante: non si tratta di ottenere qualche decimale di flessibilità quest’anno, ma promuovere un approccio diverso. Uno sforzo coordinato tra bilancio europeo e bilanci pubblici nazionali, magari anche l’emissione di eurobond per la crescita che finanzino infrastrutture, ricerca e capitale umano verrebbe visto non come un tentativo di guadagnare qualcosa nel breve periodo ma come una nuova politica economica europea.

*lastampa

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