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Ghoulam, presto un incontro per il rinnovo

Una clausola rescissoria anche per lui

Il Napoli, nella persona del suo presidente Aurelio De Laurentiis e del suo direttore sportivo Cristiano Giuntoli, avrà molto a che fare con i calciatori della propria rosa. Si parla tanto di Gonzalo Higuain e di Kalidou Koulibaly, ma c’è un altro azzurro che ha messo in mostra davvero grandi miglioramenti come Faouzi Ghoulam: il terzino algerino ha apportato tanta qualità durante la stagione ed il suo accordo potrebbe essere ritoccato, anche per lui si chiederà di introdurre la clausola.

Hysaj: “L’Atletico Madrid mi cerca? Sto bene a Napoli”

Le sue parole

Elseid Hysaj ha rilasciato alcune dichiarazioni sul Napoli: “L’Atletico Madrid mi cerca? A dire il vero sono solo voci, non ho avuto nessuna conferma o notizia. Personalmente sto bene a Napoli e darò il 100% per questa avventura. Crediamo allo scudetto e lotteremo con tutte le nostre forze per poterlo regalare alla gente di Napoli”.

Compromesso De Laurentiis-Higuain sul rinnovo

I dettagli

La Gazzetta dello Sport scrive sul futuro di Gonzalo Higuain: “Il Pipita è grato al Napoli almeno quanto il Napoli deve essere grato a lui per i 29 gol in campionato e la straordinaria annata in corso. Per questo il rapporto personale con De Laurentiis ha risentito della battuta presidenziale sul peso di Higuain, non particolarmente apprezzata da chi sta trascinando gli azzurri nella lotta per il titolo. Ciò non toglie che tra le parti si continui a dialogare, con il Napoli che, ovviamente, proverà a trattenerlo forte anche della clausola rescissoria da oltre 94 milioni che funge da deterrente per molte squadre (ma non per tutte). De Laurentiis vorrebbe godersi Higuain almeno un altro anno (il contratto attuale scadrà nel 2018). Così, il presidente del Napoli potrebbe muoversi proprio come ha fatto in passato con gli altri due sudamericani: alzare l’ingaggio prolungando il contratto e rimandare il divorzio di almeno 12 mesi. Per trattenere Higuain, invece, serve un aumento di stipendio (almeno fino a 7,5 milioni all’anno), qualche ulteriore concessione sui diritti di immagine (il Pipita è ricercatissimo da griffe molto importanti, ma ora ha le mani legate) e soprattutto una sostanziale riduzione della clausola perché nell’estate 2017 Gonzalo avrebbe quasi 30 anni e al momento non pensa di chiudere la carriera a Napoli. Insomma, un compromesso lungo un anno si può cercare e trovare”

Per l’Europa è tempo di far squadra STEFANO STEFANINI *

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STEFANO STEFANINI

STEFANO STEFANINI – La cenere si sta ancora posando sugli attentati e sulle vittime di Zaventem e di Maelbeek. Bruxelles alla vigilia di Pasqua è una città ferita che teme il peggio. Quanti terroristi sono ancora in fuga? Dove? Rintanati in quartieri dai nomi ormai tristemente famosi? Quanto diffusa la rete di complicità o omertà che li circonda?Sta drammaticamente venendo a galla l’impreparazione europea nell’affrontare la serpe in seno del terrorismo.

Il dipanarsi della matassa investigativa ha messo impietosamente a nudo gli errori e le manchevolezze del Belgio. Le dimissioni, respinte, di due ministri, Interno e Giustizia, ne rivelano la profondità.

Anziché salire in cattedra gli altri Paesi europei farebbero bene a fare un esame di coscienza – c’è da augurarsi che lo abbiano fatto i ministri riunitisi giovedì a Bruxelles. Innanzitutto per aver tollerato la falla nella capitale d’Europa, mettendo a rischio leader e politici nazionali che vi si recano regolarmente (per non parlare del crogiolo dei loro cittadini – le vittime del 22 marzo sono un mosaico internazionale). In secondo luogo, perché il filo che collega gli attentati di Parigi e di Bruxelles e l’andirivieni dei jihadisti in Europa e, via Turchia, verso i campi di proselitismo e addestramento in Siria (magari domani in Libia), avrebbe potuto essere spezzato da una più incisiva e organica condivisione d’intelligence e di polizia.

L’Europa è in ritardo. Il combinato disposto di Parigi e Bruxelles rivela lacune di collaborazione che fanno sembrare peccati veniali quelle emerse fra le agenzie di sicurezza americane dopo l’11 settembre. All’attacco di Al Qaeda, oltre che con un impegno militare esterno che gli tagliò la testa, l’America reagì rompendo i compartimenti stagni del sistema interno e con l’imperativo categorico della circolazione informativa. Si può discutere di alcuni metodi, ma non dei risultati: da allora, sotto due Presidenti, gli Stati Uniti sono stati graziati dagli attentati del terrorismo internazionale organizzato, non certo per benevolenza jihadista. Non sono invulnerabili ai cani sciolti di Boston e San Bernardino, ma sono certo molto più sicuri.

Rispondere su base nazionale alla sofisticazione transnazionale dello Stato Islamico è come giocare in Serie A con una formazione raffazzonata di mediocrità e di talenti. Per bravi che siano alcuni giocatori, si perderà sempre per superiorità di gioco di squadra dell’avversario. All’Europa serve ora il gioco di squadra. Ma non lanciandosi dietro a formule vuote, come «l’unione della sicurezza», o fantasticando nuove istituzioni o uffici. E’ l’ultima cosa che vogliono gli europei, l’ultima che li rassicurerebbe. Serve la volontà politica dei governi. Serve, oggi contro il terrorismo, la determinazione di uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Louis Freeh che negli Anni 90 inventarono la cooperazione contro la criminalità organizzata. Servono cose concrete come la guardia costiera europea, il rafforzamento di Frontex, lo scambio quotidiano e in tempo reale di dati. Tutte cose che si possono fare con le strutture esistenti – basta volerle.

Non c’è neppure bisogno di cessioni di sovranità. Silenziosamente, alcuni anni fa, sotto la guida dell’allora Vice Segretario Generale Claudio Bisogniero, la Nato portò a termine un’efficace «fusione» d’intelligence. Rispetta le prerogative nazionali e non ha richiesto nuove risorse.

L’Ue può intervenire incisivamente sul contrasto ai finanziamenti e alla linfa dei traffici illeciti, dalle armi al banale ma lucrativo contrabbando di sigarette. Per funzionare Stato Islamico e cellule terroriste hanno bisogno di soldi, tanti soldi. Il G7 ha maturato esperienza e capacità in questo campo. E’ venuto il momento di collaborare a tutto campo con gli americani su scambio dati e controllo identità viaggiatori. Chi accampa il feticcio della privacy per opporvisi farebbe bene a visitare la carneficina dell’atrio partenze dell’aeroporto di Bruxelles. Altre misure di protezione fisica, tipo il filtro degli ingressi, sposterebbero semplicemente il bersaglio all’esterno, senza parlare di costi e disagi. L’equilibrio fra privacy e sicurezza è solo questione di buon senso.

 

L’Europa oggi ha molto da imparare. Speriamo che impari la lezione giusta.

larepubblica / Per l’Europa è tempo di far squadra STEFANO STEFANINI

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Previsioni Meteo – Pasqua: dal sole alla Pioggia la sera

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Previsioni Meteo dal 26 marzo al 1 aprile

Previsioni Meteo – Oggi piogge al Sud, sole e caldo al Nord. Pasqua, dal sole alla pioggia.  Pasquetta instabile al Centro-Nord, sole al Sud, isole e Piemonte. Poi tepore primaverile dal 30. 

Situazione ed evoluzione generale
Sabato, ancora soleggiato al Nord, Toscana e Sardegna, nubi e piovaschi sul resto del Centro e al Sud, qui con piogge anche moderate su Campania, Basilicata e Calabria settentrionale. Domenica di Pasqua inizialmente soleggiata al Nord, ma con tendenza a peggioramento dal pomeriggio da Ovest verso Est. Sole al Centro-Sud. Temperature in graduale e leggero aumento in entrambi i valori.
Sabato 26 Marzo 2016
Qualche piovasco su Abruzzo, Molise, Campania, Gargano, nel pomeriggio piogge su Basilicata e Cosentino. Altrove bel tempo e clima mite.

NORD
Cielo sereno o poco nuvoloso ovunque, isolate foschie mattutine sulla Pianura Padana.

Temperature
In aumento

CENTRO e SARDEGNA
Piovaschi e sole su Abruzzo e Molise, più asciutto e soleggiato altrove. Bel tempo in Sardegna.

Temperature
In aumento.

SUD e SICILIA
Dapprima piovaschi su Gargano e coste campane, poi piogge in Lucania e Cosentino, un po’ instabile anche altrove. Sole in Sicilia.

Temperature
In aumento.

Domenica 27 Marzo 2016
Domenica di Pasqua. Dapprima tempo buono, dal pomeriggio peggiora dal Nordovest verso il Nordest con piogge sparse entro sera, moderate in Liguria e sul Milanese. In serata e nottata piogge anche al centro, moderate sulle Marche.

NORD
Dal bel tempo alle piogge del pomeriggio e sera che dal Nordovest si portano verso il Nordest, moderate in Liguria e Milanese.

Temperature
Stazionarie

CENTRO e SARDEGNA
Bel tempo fino al tardo pomeriggio quando si copre e giungono piogge sparse su gran parte delle regioni entro sera e notte.

Temperature
Stazionarie

SUD e SICILIA
Soleggiato ovunque, clima decisamente mite e primaverile.Temperature
Stazionarie

Lunedì 28 Marzo 2016
Piogge da deboli a moderate su Lombardia e Triveneto e Umbria, deboli su Emilia Romagna e resto del Centro peninsulare. Sole al Sud, con l’eccezione di alcune deboli piogge nel corso della mattina sul Salento, entroterra Campano, Calabria.

NORD
In genere nuvoloso e grigio con piovaschi sparsi. Inizia a migliorare dal pomeriggio con schiarite.

Temperature
Stazionarie.

CENTRO e SARDEGNA
Giornata nuvolosa e grigia con piovaschi sparsi. Sole in Sardegna.

Temperature
Senza particolari variazioni.

SUD e SICILIA
Grigio in Campania, Lucania e Puglia, più sole altrove.

Temperature
Stazionarie.

Martedì 29 Marzo 2016
Piogge e temporali su Alpi e Prealpi, piogge sul resto del Nord, ma più moderate sui settori settentrionali. Piogge diffuse su Liguria di Levante. Neve a 1000 metri circa. Sole altrove.
Mercoledì 30 Marzo 2016
Tutto sole e clima mite sulle regioni centrali e meridionali; al Nord più nubi con piovaschi a ridosso delle Prealpi Lombarde e al Nordest.
Giovedì 31 Marzo 2016
Piogge in Piemonte e Val d’Aosta, anche moderate a ridosso dei rilievi. Neve a quote elevate. Altrove sole e clima primaverile.
Venerdì 1 Aprile 2016
Qualche piovasco sul Cuneese, altrove tutto sole e clima primaverile.
APPROFONDIMENTO anche per singole Regioni e Città su:

Nord

Valle d’Aosta

Piemonte

Liguria

Lombardia

Trentino Alto Adige

Veneto

Friuli Venezia Giulia

Emilia Romagna

Centro

Toscana

Marche

Umbria

Abruzzo

Lazio

Molise

Sud e isole

Puglia

Campania

Basilicata

Calabria

Sicilia

Sardegna

Alberico Turi: “La Berretti mi ha entusiasmato. Non tollero la mancanza di rispetto…”

Di seguito le dichiarazioni di Alberico Turi

Nel corso della trasmissione di ViViRadioWeb, Il Pungiglione Stabiese, abbiamo ascoltato il responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, Alberico Turi.

Di seguito le dichiarazioni di Alberico Turi.

La Berretti si è imposta in trasferta in quel di Campagna contro la Salernitana per 4-1: I ragazzi hanno meritato, si è vista una Juve Stabia concentrata che ha dimostrato forza e abnegazione. Sono contento perché ho visto una squadra che ha badato alla concretezza e intelligenza tattica nella manovra. Entusista soprattutto per la meritata convocazione di Mauro in prima squadra, questo dimostra che il lavoro ripaga gli impegni profusi.

Noi di Vivicentro, voce della Berretti della Juve Stabia, siamo stati messi alla porta con tanto di arroganza al termine del match: Così non va. Episodio sicuramente da condannare, il rispetto prima di tutto, anche perchè al Menti sono tutti rispettati con tanto di cordialità e gentilezza. Mai nessun tifoso stabiese che segue le giovanili si è mai premesso di inveire contro gli addetti ai lavori o giornalisti. In questo caso non bisogna confondere il campanilismo con l’ospitalità, reputo che sia fondamentale il senso del rispetto, assolutamente da condannare ogni forma di violenza.

L’Under 17 ha vinto 3-1 contro la Paganese, senza patemi: Si, senza dubbio è stata una marcia trionfale. I ragazzi hanno dimostrato ancora una volta una maturità importante, ricordo che il nostro obiettivo è formare i ragazzi nel loro percorso di crescita, poi in secondo piano ci interessa l’ aspetto tecnico. Unica nota stonata contro la Paganese, dispiace solo aver subito gol a poche battute dal termine, per mancanza di concretezza. In questi frangenti non bisogna peccare di leggerezza, invito pertanto i ragazzi a mantenere alta la concentrazione.

L’Under 15 ottiene un prestigioso pareggio per 1-1 in trasferta contro il Lecce: Si, pareggio positivo, ma è un risultato che purtroppo conta poco ai fini della classifica. Dispiace senza dubbio, è la prima volta che non si è riuscito ad accedere ai play-off. Ci sono ragazzi validi con ottime individualità, in questo caso si è patito un problema mentale, probabile che la crescita dei ragazzi si sta avendo in modo più graduale. Peccato perché i ragazzi non hanno mai demeritato, o tanto meno umiliati contro squadre di caratura superiore, anzi si è perso sempre con il minimo scarto. A questo punto del campionato posso dire che i tanti pareggi hanno penalizzato il rendimento in classifica.

Tornando alla Beretti, contro la Salernitana sugli scudi i vari Langella, Natale e Viscusi: I miei complimenti ai ragazzi, sono stati bravi e lo hanno dimostrato con giocate importanti. Farebbero la differenza anche in una primavera. Ioio in particolare è stato mostruoso, ha fatto reparto, è dotato di personalità e intelligenza tattica sopraffine. Merito dei tecnici che con la loro bravura hanno dato un’impronta ai ragazzi, e in proiezione futura potranno solo migliorare.

Armando Mandara

Comunicato stampa del QRE a sostegno di Giancarlo Ceci

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COMUNICATO STAMPA DEL QRE A SOSTEGNO DI GIANCARLO CECI: NESSUNA INTIMIDAZIONE PUO’ FERMARCI

Roma- Il 19 Marzo alcune associazioni che si battono per la difesa dell’ambiente, scrivono questo comunicato a sostegno di Giancarlo Ceci (tecnico e perito industriale da tempo impegnato a difesa dell’ambiente), accusato di diffamazione a seguito di alcune dichiarazioni fatte durante l’audizione parlamentare del 13 luglio 2015, nella quale ha partecipato al fianco del QRE per la battaglia contro l’ecodistretto di Rocca Cencia, o meglio contro la realizzazione di un biodigestore a pochi metri dalle case.

La scelta delle parole, strategicamente usate da chi governa e da chi informa, può rivelarsi un potente strumento di censura, un modo per indirizzare le informazioni a vantaggio di pochi.

Giancarlo Ceci e’ stato denunciato per diffamazione per aver usato i giusti termini, per aver fatto dichiarazioni puntuali sulle responsabilità della Regione e della Provincia in tema di rifiuti segnalando l’assenza di una pianificazione nella scelta dei luoghi e delle impiantistiche che oggi non consentono la chiusura del ciclo dei rifiuti.

Riteniamo che il termine “collusione” abbia infastidito qualche poltrona… perché la verità risveglia l’indifferenza e l’inerzia delle istituzioni, mette in moto le menti e le coscienze.

Giancarlo Ceci è un tecnico, un perito industriale e un uomo da sempre impegnato nell’ambiente, a dimostrazione che un’alternativa sostenibile è possibile e perseguibile a vantaggio di una gestione virtuosa dei rifiuti e, quindi a vantaggio di tutti i cittadini.

Il nostro sistema dei rifiuti, invece si è basato e si basa sull’ “emergenza” perché con l’emergenza, si sa, si guadagna di più.

Ma parlare di cifre e di affari con le solite ditte ha destato preoccupazione e qualcuno ha deciso di lanciare un messaggio…

Il nostro messaggio però vuole e deve essere più forte: la battaglia di Giancarlo Ceci è la battaglia di tutti i cittadini, del QRE e del Comitato Promotore a Tutela della Salute e dell’Ambiente, con il quale si chiede la rinuncia ad ogni ulteriore impiantistica e la dismissione del Polo AMA di Rocca Cencia.

Qui, nel municipio VI, AMA e privati, infatti gestiscono da 50 anni un ciclo di rifiuti che continua ad alimentare discariche e inceneritori, in barba alla raccolta differenziata e all’obiettivo di recupero auspicato dalla Comunità Europea.

Tutto questo a pochi passi dalle case, dalle scuole, in pieno centro abitato e a pochi metri da uno tra i siti più importanti della storia di Roma: la città di Gabii, conosciuta poco dai romani, ma famosissima all’estero. L’abbandono di Gabii e dell’Agro Romano Antico da parte delle amministrazioni sono la prova tangibile che con i rifiuti si guadagna più di ogni altro affare e più in fretta.

Noi oggi, insieme alle altre associazioni e ai lavoratori USB dell’AMA, siamo al fianco di Giancarlo Ceci contro il malaffare e la mala politica perché il diritto alla vita, alla casa, alla tutela dell’ambiente e del futuro, non siano mai più calpestati in nome del profitto.

Paolo Poli, lutto nel teatro: addio a uno storico attore

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Paolo Poli era nato a Firenze il 23 maggio 1929

Paolo Poli, fiorentino, aveva 86 anni. Maestro delle recite “en travesti”, ha recitato anche al cinema e in tv.  Fu tra i primi personaggi pubblici in Italia a dichiararsi gay. Menegatto: «Se ne va un angelo»

Lutto nel mondo del teatro. Paolo Poli è morto a Roma, dove era ricoverato, dopo un periodo di malattia. Il grande attore fiorentino aveva 86 anni. I funerali si terranno in forma privata nei prossimi giorni nella “sua” Firenze.

UNA VITA PER IL TEATRO

Maestro della recita “en travesti” e artista eclettico, ha recitato anche al cinema e in tv e ha inciso alcune canzoni. La celebrità arriva a fine anni Cinquanta a teatro con “Finale di partita” (testo di Samuel Beckett). Memorabile la sua interpretazione di “Aquiloni”. In Italia è stato uno dei primi personaggi pubblici a fare coming out dichiarandosi omosessuale.

L’AMORE PER LA SUA FIRENZE

«La sua vita e la sua opera di artista libero e geniale sono un dono di amore per Firenze e per la cultura italiana», ha scritto il sindaco di Firenze, Dario Nardella, dopo aver appreso la notizia. «L’ultimo gesto di quel dono l’ha compiuto inaugurando con tutti noi l’indimenticabile riapertura, dopo vent’anni di abbandono, del Teatro Niccolini, la “sua” casa. Il destino ha voluto che l’ultima apparizione pubblica avvenisse nel cuore culturale e storico di Firenze, in un indimenticabile racconto della sua vita che oggi è diventato il suo testamento artistico».

IL RICORDO DI MENEGATTI

«Eravamo come due fratelli, legatissimi, anche Carla (Fracci, ndr) lo era. Siamo nati nella stessa città, cresciuti insieme, stesse scuole, stessa università. E insieme abbiamo cominciato calcando le scene con Brecht e Garcia Lorca. Un pezzo della mia vita se ne va con Paolo». Sono le parole del regista Beppe Menegatti accanto alla moglie, l’étoile internazionale Carla Fracci, dopo aver appreso la notizia della morte di Paolo Poli. «Rimarrà sempre nei nostri cuori. Indimenticabile quella sua prima apparizione teatrale nei panni del “Cavaliere di Olmedo” di Lope de Vega. Un angelo se ne andato. Il nostro dolore è inesprimibile», ha aggiunto.

lastampa / Paolo Poli, lutto nel teatro: addio a uno storico attore di teatro

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Sky- Juventus la squadra più colpita dagli infortuni. Bene il Napoli

Secondo quanto riporta Sky Sport, la Juventus sarebbe una delle squadre più colpite dagli infortuni. Quest’anno, infatti, lo staff medico bianconero avrebbe contato quasi 50 stop. Il più colpito Claudio Marchisio che, tra affaticamenti e ricadute, non è mai riuscito a garantire continuità di prestazioni a mister Allegri. Dato apposto invece per il Napoli che sembrerebbe una delle squadre meno colpite dagli infortuni. Statistica che potrebbe rivelarsi fondamentale in quest’ultimo scorcio di stagione.

Andrei Ivan si propone: “Chiriches mi parla tantissimo di Napoli, mi piacerebbe giocarci”

Chiriches chiama Andrei Ivan e Andrei Ivan risponde. Il difensore partenopeo ha proposto al Napoli il giovane attaccante rumeno dell’Universitatea Craiova. Il ragazzo, ai microfoni di TuttoSport, ha commentato così la possibilità di indossare la maglia azzurra: “So che gli azzurri hanno una tifoseria fanatica e passionale, simile a quella dell’Universitatea Craiova. Fin qui non ho avuto offerte concrete. Io sono tranquillo, non do retta a quanto passa in tv o scrivono sui siti e sui giornali. Sono contento di giocare per l’Universitatea Craiova. Sentire lo stadio vibrare ogni volta che realizzo un gol è un’emozione unica. Mi piace giocare ovunque, vado a destra e sinistra, spingo e affondo. L’obiettivo è aiutare la squadra in ogni modo”.

Sky- Mertens, vicino il rinnovo di contratto

Buone notizie per tutti i fan di Dries Mertens: l’attaccante azzurro, infatti, a quanto pare, non lascerà Napoli la prossima stagione. Secondo quanto riporta Sky, infatti, le parti starebbero lavorando per il rinnovo. Il tutto verrà ufficializzato a fine stagione, quando il futuro della squadra sarà più chiaro. Champions, magari scudetto, e poi rinnovo: il folletto aspetta e intanto lavora affinché la stagione si concluda nei migliori dei modi.

Dalla Spagna, Insigne apprezzato da tutti: “Come fa Conte a tenerlo in panchina?”

Il fenomeno Insigne ha coinvolto proprio tutti: da Napoli ad Udine, passando per la Spagna che decanta le sue gesta. Tanti i quotidiani iberici che hanno aperto così, in lode del folletto azzurro:  “Un incubo per la difesa di Del Bosque. Il piccolo Insigne, amato e discusso a Napoli, è stato il migliore a capire i problemi della Spagna. Quel piccoletto è strepitoso, è da Barcellona. Come fa Conte a tenerlo in panchina?”

Ilva di Taranto, un altro incidente sul lavoro

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Ilva di Taranto: grave un operaio colpito al volto da una catena

Ilva di Taranto: il capoturno di 44 anni, colpito al volto da una catena, ha riportato un trauma facciale ed è ricoverato in prognosi riservata, ma non in è pericolo di vita. Non è chiaro se l’incidente sia stato causato da errore umano o da difetto del macchinario

TARANTO – Ancora un  incidente nell’Ilva di Taranto. Un capoturno, Paolo Restano, tarantino di 44 anni, è stato colpito al volto da una catena che serviva per raccogliere materiale di scarto: ha riportato un trauma facciale ed è ricoverato in ospedale con prognosi riservata, ma non in è pericolo di vita. Non è chiaro se l’incidente sia stato causato da errore umano o da difetto del macchinario. Sul posto sono intervenuti i tecnici dello Spesal, il Servizio per la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl. Oltre alla magistratura, anche la direzione Ilva ha avviato un’indagine per chiarire le cause dell’incidente.

Fonti sindacali riferiscono che Restano stava controllando il taglio della testa e della coda del nastro di acciaio: un’operazione che viene effettuata per togliere gli scarti di materiale dopo il taglio. Alcuni di questi scarti sarebbero rimasti incagliati impedendo la prosecuzione della finitura del nastro. L’operaio avrebbe chiesto di far intervenire un cavo con un gancio per liberare la macchina e in quel momento è stato colpito al volto da un gancio.

Si tratta del secondo infortunio in Ilva nel giro di pochi giorni. Una settimana fa a causa della pioggia si sono verificate due esplosioni in poche ore col bilancio di un ustionato e due contusi. Un operaio di 42 anni si è ustionato alla mano nel reparto Grf (gestione rottami ferrosi) dopo essere caduto dal suo mezzo finendo con le mani su un pezzo di materiale incandescente. Qualche ora dopo nuova esplosione in Acciaieria 2. Due operai per lo spavento sono caduti mentre fuggivano.

Esplosioni simili, anche con fuoriuscita di acciaio fuso, si sono verificate nel siderurgico a gennaio scorso e a novembre 2015, per fortuna senza feriti. Il 17 novembre del 2015 un operaio dell’appalto, Cosimo Martucci, 49 anni di Massafra, è morto nel reparto agglomerato del siderurgico travolto da un tubo di acciaio lungo quasi 20 metri. Il 12 giugno 2015 ha perso la vita nel siderurgico  Alessandro Morricella, 35 anni, investito da fiamme e ghisa incandescente mentre lavorava all’altoforno 2.

larepubblica / Ilva di Taranto, un altro incidente sul lavoro: grave un operaio colpito al volto da una catena di VITTORIO RICAPITO

 

Paolo Cannavaro: “Lotta scudetto? Il Napoli ha qualcosa in più”

E’ intervenuto, ai microfoni di Sky Sport, l’ex capitano del Napoli, ora difensore del Sassuolo, Paolo Cannavaro: “Contro la Juve c’era qualche assenza ma facciamo sempre ottime prestazioni anche quando manca qualcuno: è stata una prova evidente, non abbiamo demeritato, ma abbiamo fatto vedere di aver un’identità di gioco e l’importante è stato aver fatto la prestazione come dice il mister. Scudetto? Sono tifoso del Napoli quindi… La Juve ha una rosa più forte, ma il Napoli ha qualcosa in più dal punto di vista del gioco. Come sto? Il periodo di riabilitazione sta procedendo bene, abbiamo ripreso intensamente. Il paragone con il Leicester ci sta e mi piace anche, forse noi rispetto a loro in una parte di campionato ci abbiamo creduto meno, anche se non per il primo posto ma per posizioni comunque importantissime. Loro colmano le lacune tecniche con grinta e mentalità da invidiare.”

Renzi a Lampedusa: “Isola centrale, deve essere luogo vivo e vissuto”

Lampedusa: Giusi Nicolini e Matteo Renzi

Il premier a Lampedusa insieme con il ministro Graziano Delrio per fare il punto sull’accoglienza dei migranti. “Siamo nel cuore spirituale dell’Europa”

” Lampedusa non è la periferia d’Italia”: Lo ha detto Matteo Renzi nel corso della sua visita sull’isola.  “Il 25 marzo – dice Renzi – è il compleanno dell’Europa, con la firma del trattato istitutivo dell’Ue. In questo giorno siamo nel cuore dell’Europa. Forse non geografico ma spirituale. Lampedusa è il punto in cui alcuni cittadini europei hanno mostrato agli altri cosa va fatto, con alti valori civili. Lo diciamo oggi che non c’è un’emergenza”.

” Lampedusa – prosegue Renzi – è anche e soprattutto un’isola bellissima. Lo Stato deve dare una mano al Comune e alla comunità di Lampedusa per aiutare quest’Isola, per raccontarla per quello che è. Abbiamo fatto un punto della situazione, abbiamo parlato del campo di calcio come della  scuola con mille studenti, poi la pesca, la continuità territoriale, fatto un punto coi cittadini”

Dice Renzi: “Questa non è una lontana periferia lontana dagli occhi dell’europa, è un luogo di rara bellezza che ha unito la bellezza dei luoghi  con quella dei propri abitanti che hanno permesso di salvare migliaia di vite. Ora consideriamola per per quello che è: la porta dell’Europa ma anche un posto dove vivere bene”.

“Il messaggio che diamo agli europei: guai a pensare che di fronte alle grandi emergenze si può essere superficiali. I lampedusani ci hanno insegnato come si fa a essere umani. A tenere insieme la nostra identità coi nostri valori”.

“C’è una richiesta storica di zona franca: sarebbe opportuno da parte dell’Europa concederla: si tratterebbe di una restituzione”.

Renzi è giunto intorno alle 16, accompagnato dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Nella sede del Comune ha fatto una riunione operativa con il sindaco Giusi Nicolini e ha incontrato un gruppo di lampedusani, fra cui il medico  Piero Bartolo,  protagonista del docu-film “Fuocoammare”, premiato con l’Orso d’oro a Berlino. Lampedusa “deve essere un luogo vivo e vissuto. Non è la periferia dell’Italia”.

E’ la prima visita di Renzi a Lampedusa da premier. In precedenza, nel diembre del 2013, era venuto nell’Isola da neo-segretario del Pd.

“Al premier Matteo Renzi abbiamo chiesto di  starci vicino e sostenere con azioni concrete l’economia dell’isola. Siamo qui, viviamo di turismo e pesca, eppure abbiamo accolto centinaia di migliaia di persone” ha detto il sindaco Nicolini, incontrando la stampa insieme al premier. “Quelle ci serve – ha aggiunto Nicolini – e’ quello di ridurre distanza e marginalita’ dal resto del Paese e dall’Europa. Serve un riscatto dalla frontiera. Abbiamo apprezzato le parole del premier in Europa a difendere il lavoro di Lampedusa e dell’Italia e il lavoro che si sta facendo per la crisi libica. Lampedusa chiede questo e ha a cuore la pace”, ha concluso il sindaco.

larepubblica / Renzi a Lampedusa: “Isola centrale, deve essere luogo vivo e vissuto” di EMANUELE LAURIA

Ternana-Pescara: sfida delicata per il Delfino

                                                                  Ternana-Pescara è l’incontro valido per la 12esima giornata di ritorno della serie B

Tornare a fare punti. Questo l’imperativo categorico ed imprescindibile che il Pescara di Massimo Oddo dovrà osservare nella sfida contro la Ternana in programma sabato al “Liberati”. La seconda trasferta consecutiva dovrà rivelare se il Pescara, che a Crotone ha rimediato la quarta sconfitta di seguito, è finalmente uscito dal periodo di impasse oppure no. Otto gare senza conquistare i 3 punti, ed errori difensivi che ogni volta denotano carenze scolastiche.

Le Fere, corsare nell’ultimo turno di campionato contro l’Avellino al “Partenio-Lombardi”, si trovano quasi a metà classifica, ma vorranno sicuramente guadagnare altri punti per avvicinarsi all’obbiettivo della salvezza. All’andata gli umbri si imposero con il risultato di 2-1, al termine di una gara piuttosto rocambolesca.

In settimana, il presidente Sebastiani, il quale non sembra essere, stranamente, preoccupato per la situazione attuale della sua squadra, ha avuto un confronto con il team, ed ha deciso di anticipare la partenza per il ritiro a mercoledì (la truppa biancazzurra ha alloggiato prima presso un hotel di Roma, e nella giornata di venerdì si è trasferita nel capoluogo umbro). Basterà questo per ridare il giusto piglio alla formazione Dannunziana, completamente in balìa degli eventi e non più padrona di se stessa? La parola al campo.

Nel Pescara non ci saranno Mandragora, Memushaj e Vitturini, impegnati con le rispettive nazionali. Assenti anche Caprari, per squalifica, e Campagnaro (il suo recupero pare debba slittare almeno di una settimana), ancora alle prese con i suoi non ben compresi problemi fisici. Anche Crescenzi e Coda non saranno del match, a causa dei loro rispettivi infortuni. In porta, probabile avvicendamento tra il portiere Fiorillo, protagonista di alcune prestazioni non proprio brillanti, con il suo vice, Aresti. Diverse assenze previste anche in casa umbra. Nelle Fere saranno assenti: Valjent, Vitale, Lo Porto, Palumbo, Monteleone e Zampa. Arbitro dell’incontro sarà il Signor Abbattista di Molfetta, con inizio fissato alle ore 15:00 di sabato.

CHRISTIAN BARISANI

Eccellenza: Il Real Forio impatta in casa con il Gladiator, salvezza rimandata?

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Forio calcio

Bottiglia ancora in frigo per il Real Forio. Nel turno infrasettimanale che precede le festività pasquali  i biancoverdi non vanno oltre il 2-2 con il Gladiator. Al “Calise” i ragazzi di Iovine disputano un’ottima gara, ciononostante gli isolani sono costretti ad inseguire per ben due volte. La partita si sblocca dopo appena nove minuti: ingenuità di De Giorgi, il quale con la testa voleva servire Verde in uscita; si inserisce Costanzo che approfitta dell’errore per portare in vantaggio i suoi. Il Real Forio non subisce il contraccolpo psicologico e continua ad imporre il proprio gioco. Al 14’ Di Spigna prova a dare la scossa con un tiro da fuori area, ma il portiere para senza troppi problemi. Al 26’ è Nicola Mora a provarci sugli sviluppi di un calcio di punizione. Al 32’ azione splendida del Forio con Iacono che crossa in area, Guarracino stacca di testa e Cascella compie un miracolo. Sulla ribattuta si avventa Gianluca Saurino che viene atterrato da Celestino. Per il direttore di gara è calcio di rigore e sul dischetto si presenta Mora, l’ex Napoli non sbaglia e riporta in equilibrio il match. A due minuti dalla fine della prima frazione, il sig. Esposito di Ercolano assegna un altro calcio di rigore, questa volta il favore del Gladiator, per un tocco di mano di Antonio Di Dato. Dagli undici metri è Mallardo a riportare i neroazzurri nuovamente in vantaggio. Un Real Forio sicuramente più propositivo di un Gladiator cinico al 100%: due gol sulle due uniche occasioni create. Nella ripresa sono ancora gli isolani ad avere in mano il pallino di gioco. Il tempo per recuperarla c’è e i ragazzi di Iovine ci credono. Dopo cinque minuti ancora Mora su punizione sfiora l’incrocio dei pali. Al 54’ il Gladiator va vicinissimo al gol del 3-1: cross dalla sinistra per Allegretta, stacco di testa e miracolo di Verde, sulla ribattuta il pallone termina sul palo. E’ l’occasione più limpida della gara e l’unica veramente pericolosa degli ospiti. Altra palla-gol clamorosa, questa volta per il Forio, al 62’: Pirozzi serve involontariamente Guarracino, l’ex Procida, a tu per tu con il portiere, tenta un tiro impossibile sul primo palo; un gol divorato. Iovine le prova tutte e addirittura mette in campo quattro attaccanti, con Chiaiese e De Felice che rilevano Fanelli e Mazzella S. Al 74’ l’episodio più discusso della gara che porta i padroni di casa in parità. Mattera tanta un cross dalla fascia sinistra, il pallone è troppo su Cascella che però non controlla e secondo il guardalinee il pallone varca la linea di porta. Esulta il giovane Mattera e il Forio a questo punto tenta anche di vincerla. All’81’ Guarracino si mangia un’altra occasione. A lanciarlo questa volta è Chiaiese e il numero 9 biancoverde, a tu per tu con il portiere, cerca un pallonetto che non gli riesce. Nel finale nessuna azione degna di nota, ma a fare notizia è l’allontanamento dalla panchina di mister Iovine. Il direttore di gara ha sentito delle urla provenienti probabilmente da altri dirigenti seduti in panchina, ma il fischietto di Ercolano se l’è presa con Iovine che colleziona così la sua prima espulsione in carriera (ingiusta). Real Forio-Gladiator termina sul 2-2. Un pareggio che rinvia la festa-salvezza degli isolani che contro il Casagiove (tra due sabati) non potranno più steccare.

 

REAL FORIO  2

GLADIATOR  2

 

REAL FORIO: Verde, Mattera, Mora, Iacono C.(27’s.t. Boria), De Giorgi, Di Dato, Fanelli (9’s.t.Chiaiese), Di Spigna, Guarracino, Saurino G., Mazzella S.(27’s.t. De Felice). (In panchina Mazzella C., Di Costanzo, Ruggiero, Conte) All. Iovine

GLADIATOR: Cascella, Celestino, Santangelo, Parentato, Pirozzi, Gargiulo, Costanzo, Bonavolontà, Mallardo (43’s.t. Castiglione), Allegretta (27’s.t.Barone), Imbriani (22’s.t. Magno). (In panchina Di Caprio, Torelli, Visconte, Di Caprio). All. Carannante

ARBITRO: Esposito di Ercolano 8Ass. Piedipalumbo di Torre Annunziata e Robello di Torre del Greco)

MARCATORI: 9’ Costanzo, 33’ Mora (RIG), 43’ Mallardo (RIG), 74’ Mattera

NOTE: Calci d’angolo 6-2. Ammoniti Mora, Iacono C., Di Dato, Di Spigna (R.F.); Celestino, Parentato, Allegretta, Magno (G.) Espulsi dalla panchina Iovine (R.F.) e De Falco (G)

SPETTATORI: Circa 150

“ Immaginare il sacro ” a Vestone

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“ Immaginare il sacro ” a Vestone in “Via Glisenti 43”

“ Immaginare il sacro ” Artisti bresciani che all’arte hanno consegnato un’impronta profonda, e al “sacro” qualcosa di straordinario in mostra a Vestone, nell’integrità dell’armonia e nello splendore necessario alla consonanza come significante del pellegrinaggio terreno verso il Principio … e riacquistare lo stupore.

di Andrea Barretta

“ Immaginare il sacro ” in una società nichilista è qualcosa di eccezionale, e farlo attraverso l’arte è ormai insolito per l’oggettivo abbandono di un tema caro più ai secoli passati che ai tempi odierni. Soprattutto per molti artisti contemporanei che confondono l’arte con la provocazione e il concettuale con il mercato, ovverosia una sorta di moneta di scambio per gli allocchi. Ed è con queste premesse che mi sono recato in visita alla mostra “Immaginare il sacro” allestita a Vestone (Brescia) dall’Associazione di promozione culturale “Via Glisenti 43”, ben sapendo dai nomi degli artisti presenti in locandina che questo mio pensiero sarebbe stato confermato, nel senso contrario, ovverosia quello di un sicuro approccio positivo all’arte sacra scaturita dalle mani, dalla mente e dal cuore, di importanti pittori del Novecento bresciano.

Ero pronto, dunque, alla bellezza di autori che hanno saputo celebrare il “sacro” e direttamente citarne nella pittura la radice semiologica che contiene qualcosa di eccezionale, a iniziare – nell’ambito del percorso espositivo – dalla memoria della contemplazione, dal patrimonio di idee che contiene, dal saper raffigurare un sentimento comune e straordinariamente inscindibile dalla propria esperienza esistenziale. Non solo. Il termine “immaginare”, usato nel titolo della mostra, collima proprio con l’aggettivo “straordinario” nell’evocare il non ordinario, che ha carattere speciale, ma non temporaneo o puramente accidentale, perché i dipinti in mostra non presentano soltanto opere di fantasia ma l’emozione di artisti che hanno colto dalla tradizione cristiana “l’immagine”, nell’accezione peculiare dell’interpretazione, nella forma dell’immaginarsi, cioè “immaginare a sé, dentro di sé”, per esprimerne il carattere soggettivo.

Da questa attività creativa, nei suoi rapporti con la realtà a cura di Sergio Monchieri e Giovanni Zani, ecco le opere, provenienti da collezioni private, di Eligio Agriconi, Giacomo Bergomi, Silvestro Cappa, Gianmaria Ciferri, Pietro de Paolis, Oscar Di Prata, Martino Dolci, Angelo Fiessi, Enzo Filippini, Abele Flocchini, Ottorino Garosio, Augusto Ghelfi, Ermete Lancini, Domenico Lusetti, Cesare Monti, Giuseppe Mozzoni, Matteo Pedrali, Luciano Pellizzari, Mario Pescatori, Giuseppe Rivadossi, Lino Sanzeni, Omero Solaro, Antonio Stagnoli, Giovanni Tabarelli, Edoardo Togni, Mino Trombini, fino agli scultori cosiddetti “boscaì”, nel richiamo all’intaglio del legno che ha avuto il suo apice nell’arte valsabbina del Sei-Settecento.

“ Immaginare il sacro ” per la risoluzione dei soggetti interpretati, presentati da Vasco Frati con acute riflessioni e da Gianfausto Salvadori che pone l’accento sull’immaginazione come “un modo di affrontare filosoficamente il pensiero del sacro”, è l’eccellenza dell’arte di diversi artisti che ci danno differenti letture possibili del tema proposto, e in una prima ricapitolazione, senza mettere in rilievo una storia o l’altra, certamente c’è da convenire che l’intera mostra può essere intesa come un “assolo” in un colpo d’occhio che appaga, ristora e avvicina alla spiritualità, dalle Processioni di Solaro (1909 – 2009) e Di Prata (1910 – 2006) o i Chierichetti di Trombini, in attesa della santa messa in una sacrestia con una crocifissione appena accennata sulla parete di fondo, alle “chiese” riportate nella loro essenza architettonica per quelle di Brescia (Agriconi, Lancini) o di Nozza (Garosio) in una giornata invernale illuminata dal biancore della neve, e la Chiesetta di Barbaine che Togni (1884 – 1962) immerge ai piedi delle sue montagne nello splendido scenario della Valle Sabbia, confermando di essere uno degli interpreti autorevoli della pittura di paesaggio en plain air, dalle campiture che richiamano la lezione di Giovanni Segantini, dalle pennellate divisioniste alle vibrazioni del suo personale e delicato tocco che in questa tela vediamo calibrato nella gamma dei gialli e dei verdi che si stagliano in un cielo luminoso.

C’è, insomma, la figurazione del sacro visto dai maestri del Novecento bresciano che sono già nella pace di quanto hanno cercato d’intuire, e da altri artisti in attività che oggi ne seguono le tracce indagando nella quotidianità di una religiosità popolare, sia essa una maternità (Ciferri, Stagnoli, Tabarelli) o i tratti del volto di Cristo elaborati nell’icona della terza dimensione, in atti plastici che alla scultura chiedono quel rinnovamento culturale di cui c’è bisogno, nel legno come matrice dell’arte artigianale, o nel marmo di Mater amabilis e Mater dolorosa di Rivadossi, oppure nella pietra di in Uomo solo di Sanzeni tra lamiere saldate a comporre figure antropomorfe.

Una prima sintesi è tutta qui, nel piano rinascimentale della dicotomia tra immanenza e trascendenza allorquando si fondava il paradosso della convergenza, non foss’altro per la percezione che si ha nelle due sale della mostra, nel ruolo che pone il pubblico in positura mediata con il contenuto delle opere e con la mimesi descritta da Platone. Non solo. Nell’idea dell’abbandono dell’idea neoclassica di contenuto aulico nel riprendere scene di vita di tutti i giorni, come per Corenno Plinio di Monti, che riconduce alla terra e al lavoro del contadino nelle figure in primo piano, in una sorta di inchino alla natura protetta dalla chiesa che si erge sulla rive del Lario, oppure nelle “crocifissioni” presenti con la possente carica emotiva che attinge al simbolico come capacità di testimoniare non soltanto il “credo” ma la grandezza della vita nell’estensione dell’eternità. E, in un certo qual modo, il compito di cucire e ricondurre a un’arte sacra contemporanea è qui ipotizzabile nell’opera Madonna con bambino di Tabarelli (1936 – 2016), dove raccoglie l’astrazione, ovverosia il processo di smembrare una parte da un tutto, e la rappresentazione figurativa riconoscibile in una esemplificazione estetica dell’antropocentrismo del bambino-uomo e della secolarizzazione tra emancipazione e desacralizzazione, che nel canovaccio di angoli e piani prospettici incrociati richiama le scomposizioni e ricomposizioni del cubismo. (Un consiglio: da vedere anche la sua Via Crucis nella chiesa parrocchiale poco distante, in cui è collocata anche una madonna di Garosio).

Siamo e restiamo tra pittori ancorati al territorio di residenza o per affetto di frequentazione, il Bresciano in genere e la Valle Sabbia, in particolare. E siamo nell’arte che alla metà del XX secolo caratterizza lo sguardo al “reale”, con artisti che non sono entrati a far parte di movimenti o gruppi ufficiali, oltre il ritrovarsi in mostre per incontri di conoscenza più che di “manifesto” (alcune di queste all’Associazione Artisti Bresciani, luogo di formazione anche intellettuale), ieri come oggi, se non per Fiessi che faceva parte dei “7 Pittori della Realtà” e per Monti che partecipò alla mostra inaugurale del gruppo “Novecento”, nel 1926, con artisti come Sironi e Funi, e nel 1938 alla prima mostra di “Corrente” (con Treccani, Birolli, Guttuso, Migneco, Vedova, Morlotti e Sassu), e alla Biennale veneziana già nel 1920 e per altre edizioni successive fino al 1950.

Se andiamo, infatti, a percorrere questo Novecento artistico bresciano, ricco di ideali culturali, troviamo questi artisti e altri che all’arte hanno consegnato un’impronta profonda, come pure Pedrali, in contatto con De Pisis, Santomaso e Vedova (nel 1959 espose alla Quadriennale di Roma insieme a Lusetti e Togni), e Stagnoli che nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia nel Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi con la pala della chiesa di San Rocco a Bagolino: Madonna della Misericordia. E se per Di Prata c’è da annotare l’estetica “religiosa” che ben evidente nella sua produzione (in mostra una bella “Madonna con bambino”, nelle vesti non nella magnificenza celeste ma nella povertà di una famiglia), frutto del suo forte credo, come nei dipinti su tela La pietà (1971) e Il discorso all’areopago (1977), entrambi al Museo Internazionale d’Arte Sacra in Vaticano, una citazione a parte è per Lancini che meriterebbe un’adeguata riproposizione conoscitiva a se stante per la sua breve ma intensa carriera artistica, preso com’era da un percorso di ricerca tra Picasso e Rauschenberg.

Questo l’impatto con “ Immaginare il sacro ”, tra memoria e presente, tra poetiche personali che denotano il gene pragmatico della terra bresciana, dove il flusso di pensieri si stemperavano nella frequentazione con artisti internazionali, qui coesi nell’essenzialità che non capitola al pittoresco – per un discorso difficile come il sacro – e questo grazie al carattere dalle tradizioni contadine che guarda al sodo e al lavoro. Terra di cultura e di fede radicate in una ricerca della verità che non abbandona la traccia del disegno, come nei tratti di Di Prata (Le parole e le opere) o nelle tele di Mozzoni: Gesù porta la croce e Gesù giustiziato, nelle pennellate di Fiessi (Veduta del duomo di Brescia) e di Dolci (Chiesa sulla collina di Brescia), dove il cromatismo assume un aspetto osmotico con il soggetto. Così la pittura d’istinto nella ricerca volumetrica di superfici di Ghelfi: Chiese di Brescia, (nel 1956 espone alla Biennale d’Arte Sacra di Novara), che realizza vetrate per chiese e cappelle (da vedere quelle della chiesa di Santa Maria Crocifissa di Rosa a Brescia), e nelle Crocifissioni di Bergomi, nell’evoluzione tonale del colore spatolato tra luci e ombre nella resa di un drammatico sacrificio, e di Lusetti (1908 – 1971)che attira l’attenzione per le figure stilizzate che richiamano alla mente le sue sculture.

Ognuno di loro (e vorrei citare le opere di tutti) ha attraversato stagioni di cambiamenti sociali e correnti artistiche che dalla Francia e dagli Stati Uniti ormai influenzavano anche Brescia, ma va anche detto che quel senso comune della purezza delle forme e dell’armonia che il “sacro” richiede è stato rispettato, cosa che non si può dire oggi – come ho già accennato nell’incipit – soprattutto quando assistiamo a furori iconoclasti di certa non-arte contemporanea, nello scandalo di madonne e cristi profanati secondo intemperie che vorrebbero attingere alla “provocazione” senza accorgersi che sono non-artisti ma epigoni nella sostanza di vuoti a perdere.

Invece, “ Immaginare il sacro ” è un’operazione riuscita tanto che c’è da augurarsi abbia un seguito. Intanto, platonicamente, percorriamo la strada per l’arrivo di Dolci ad Assisi negli anni Cinquanta, dove tra una chiesa e l’altra, racconta il critico Luciano Spiazzi nella sua biografia, “trova il tempo di tirar fuori dal pennello un paio di processioncine …”, e quando si chiede “Martino pittore religioso?” scriverà che sì “gli piace la chiesa del Carmine, così slabbrata, come un amico che si conosce da tanti anni, … La messa alla mezzanotte di Natale, … la convinzione che ci si può voler bene … Poi il bicchiere all’osteria riandando al ‘pace agli uomini di buona volontà’. Pastore errante anche lui, … sotto i lumini del cosmo”.

Ecco, lo siamo anche noi, erranti per quell’umanità che sembra aver smarrito il senso nella cupidità, e lasciando questa mostra che ha saputo superare il rischio di una maniera di “genere”, abbiamo una scintilla dell’incanto che salva come riflesso epifanico nel condividerne la potenza creatrice, dell’arte sacra in cui la bellezza è funzione primaria non soltanto nell’ovvia integrità dell’armonia, ma per lo splendore (claritas) necessario alla consonanza come significante del pellegrinaggio terreno verso il Principio … e riacquistare lo stupore.

Andrea Barretta

“ Immaginare il sacro ”, dal 17 al 31 marzo, Spazio d’arte “Via Glisenti 43”, Vestone (Brescia), Via Glisenti 43.

Orari: giorni feriali, 17 – 19; festivi, 10 – 12 e 15 – 21. Ingresso libero.

Napoli sempre a lavoro in vista dell’ Udinese, il report della giornata

Continua la preparazione per la prossima sfida di campionato nonostante i numerosi assenti per le Nazionali.
Allenamento pomeridiano per il Napoli a Castelvolturno.

Gli azzurri si allenano nella settimana della sosta pasquale dedicata agli impegni delle Nazionali.

Il campionato riprenderà domenica 3 aprile con la partita al Friuli di Udine per la 31esima giornata di Serie A, “lunch match” delle 12,30.

Dopo il riscaldamento, la squadra ha svolto circuito di forza in avvio e successivamente serie di partitita 7 contro 7 con le sponde.

Domani allenamento di mattina.

Da sscnapoli.it

TEATRO SOCIALE (BS). LA DODICESIMA NOTTE di William Shakespeare

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LA DODICESIMA NOTTE

TEATRO SOCIALE

Via Felice Cavallotti, 20 – Brescia

Da mercoledì 30 a sabato 2 aprile 2016 (ore 20.30)

Domenica 3 aprile 2016 (ore 15.30)

Marche Teatro in coproduzione con Teatro Franco Parenti

presenta

LA DODICESIMA NOTTE

di William Shakespeare

traduzione di Patrizia Cavalli

regia Carlo Cecchi

musiche di scena Nicola Piovani

scena Sergio Tramonti – costumi Nanà Cecchi – disegno luci Paolo Manti

con

Carlo Cecchi

Daniela Piperno, Vincenzo Ferrera, Eugenia Costantini, Dario Iubatti, Barbara Ronchi, Remo Stella,

Loris Fabiani, Federico Brugnone, Davide Giordano, Rino Marino, Giuliano Scarpinato

Musicisti : Luigi Lombardi d’Aquino / Sergio Colicchio tastiere e direzione musicale

Alessandro Pirchio /Alessio Mancini flauti e chitarra

Daniele D’Ubaldo strumenti e percussione

Durata dello spettacolo: 2 h. (più intervallo)

Da mercoledì 30 marzo a sabato 2 aprile 2016 alle ore 20.30 e domenica 3 aprile 2016 alle ore 15.30 al teatro Sociale di Brescia sarà in scena la commedia LA DODICESIMA NOTTE, di William Shakespeare, traduzione di Patrizia Cavalli, per la regia di Carlo Cecchi, prodotta da Marche Teatro in coproduzione con il Teatro Franco Parenti.

LA DODICESIMA NOTTE
LA DODICESIMA NOTTE

Carlo Cecchi torna a Shakespeare per misurarsi con La dodicesima notte, una commedia corale, fondata sugli scambi di identità e di genere e sugli equivoci. Questo testo shakespeariano permette, ancora una volta a Cecchi, regista e interprete nelle vesti di Malvolio, di orchestrare un gioco attoriale straordinario, lavorando sulla stilizzazione e sull’essenza dei personaggi, attraverso quella maestria che ha fatto di lui il più moderno tra i grandi interpreti e registi del teatro italiano.

Le musiche della Dodicesima notte sono state composte appositamente da Nicola Piovani, eseguite dal vivo da Luigi Lombardi d’Aquino/Sergio Colicchio (tastiere e direzione musicale), Daniele D’Ubaldo (strumenti a percussione), Alessandro Pirchio/Alessio Mancini (flauti e chitarra). Le scene sono di Sergio Tramonti, i costumi di Nanà Cecchi, il disegno luci di Paolo Manti.

Vendita biglietti:

TEATRO SOCIALE

I biglietti sono in prevendita alla biglietteria del Teatro Sociale in orario della stessa.

Via Felice Cavallotti, 20 – Brescia

Biglietteria tel. 030 2808600 sociale.biglietteria@ctbteatrostabile.it

SEDE PIAZZA LOGGIA

È possibile acquistare i biglietti per gli spettacoli di tutta la stagione al nuovo punto vendita nella sede del CTB in Piazza Loggia, 6 – dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00 (esclusi i sabato e festivi) Tel. 030 2928609

ON-LINE in tutti i punti vendita del circuito Vivaticket.it

LIBRERIA SERRA TARANTOLA

Via F.lli Porcellaga, 4 – Brescia · Tel. 030290171

Orari: 9.15 – 12.15 /15.30 – 19.00 (lunedì mattina e domenica chiuso)

Prezzo dei biglietti singoli:

Platea Intero € 26,00 – Ridotto gruppi 23,00 – Ridotto speciale 18,00

Galleria centrale Intero € 18,00 – Ridotto gruppi 16,00 – Ridotto speciale € 13,00

Galleria laterale Intero € 12,00 – Ridotto Gruppi € 11,00 – Ridotto speciale € 10,00

INFO: CTB Centro Teatrale Bresciano

Piazza della Loggia, 6 – 25121 Brescia – tel. 030 2928611/617 – fax 030 2928619

(dalle ore 9.00 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle ore 17.30)

e-mail: organizzazione@ctbteatrostabile.it

ctbteatrostabile.it

Note di regia

Illiria. Il Duca e la Contessa hanno due tenaci fissazioni: il Duca si è fissato sulla Contessa perché lei non ne vuole sapere; la Contessa si è fissata sul fratello morto, al quale vuole restare fedele per sette anni. Con questi due begli esemplari di nevrosi narcisistica, tutto resterebbe nell’immobilità e addio commedia.

Ma il Destino – e Shakespeare – fanno scoppiare una tempesta: una nave fa naufragio, dal quale si salva una ragazzetta di nome Viola. Nel naufragio ha perduto un fratello. La ragazzetta si trova sperduta in Illiria; ma è piena di risorse (vecchiotte, a dir la verità: Plauto, gli Italiani, già Shakespeare in commedie precedenti) e decide di travestirsi da ragazzo e di diventare il paggio del Duca.

Il Duca lo prende in grande simpatia (il paggio-ragazza si innamora tambur battente di lui) e decide di farlo diventare il suo messaggero d’amore con la Contessa.

La Contessa si innamora subito del paggio e le cose si metterebbero male perché il paggio è una femmina e al tempo di Shakespeare i matrimoni gay, o almeno i pacs, non erano previsti. Ma il Destino e Shakespeare hanno risparmiato il fratello del paggio-ragazza, il quale, essendo suo gemello, è tale e quale alla sorella-fratello.

Così questo fratello scampato al naufragio e inseguito anche lui da un innamorato, si sistema volentieri con la Contessa, che lo prende per il paggio-ragazza di cui si era invaghita.

Si sposano presto presto. Il Duca esplode di gelosia, ma poi chiarito l’equivoco si calma e si prende il paggio-ragazza come futura sposa.

Questo è il plot principale. Ma ce n’è un altro, forse più importante. È un plot comico e si svolge alla corte della Contessa: lo zio ubriacone e l’astuta dama di compagnia; un maggiordomo e un cretino di campagna che spasimano ambedue per la Contessa e,  non poteva mancare, il fool.

Malgrado la sua funzione comica, questo plot ha uno svolgimento più amaro: la follia che percorre la commedia, come in un carnevale dove tutti sono trascinati in un ballo volteggiante, trova il suo capro espiatorio nel più folle dei personaggi: il maggiordomo, un attore comico che aspirava a recitare una parte nobile, quella del Conte Consorte.

L’amore è il tema della commedia; la musica, che come dice il Duca nei primi versi “è il cibo dell’amore” ha una funzione determinante. Non come commento ma come azione.

La scena reinventerà un espace de jeu che permetta, senza nessuna pretesa realistica o illustrativa, il susseguirsi rapido e leggero di questa strana malinconica commedia, perfetta fino al punto di permettersi a volte di rasentare la farsa.

Carlo Cecchi

Carlo Cecchi

Dopo aver frequentato, all’inizio degli anni Sessanta, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica come allievo attore, dal 1968, anno di fondazione del suo proprio teatro, ha diretto molti spettacoli e recitato molti ruoli. Si ricordano qui: Il borghese gentiluomo e Il misantropo di Molière (con le traduzioni di Cesare Garboli), Woyzek e Leonce e Lena di Büchner, Il bagno di Majakovski, L’uomo, la bestia e la virtù di Pirandello, Il compleanno di Pinter, Finale di partita di Beckett e molte volte Shakespeare, fra cui una trilogia: Amleto, Sogno di una notte d’estate, Misura per misura. Con il Teatro Stabile delle Marche (oggi MARCHE TEATRO teatro di rilevante interesse culturale), di cui è artista di riferimento dal 2003, ha in repertorio: Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, Tartufo di Molière, Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene e mangiare con me di Thomas Bernhard / Sik Sik l’artefice magico di Eduardo De Filippo e Sogno di una notte d’estate di William Shakespeare, il dittico Troppo sbronzo da dire ti amo? di Caryl Churchill e Prodotto di Mark Ravenhill. In tutti questi spettacoli Cecchi è protagonista e regista. Come attore ha interpretato nel 2013 La serata a Colono di Elsa Morante diretto da Mario Martone prodotto dalla Fondazione Teatro Stabile di Torino, Marche Teatro e Teatro di Roma e per questo è stato premiato con l’UBU come miglior attore protagonista.