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Sindaco di Lodi arrestato, l’interrogatorio a San Vittore: “Ho agito per il bene della città”

Il sindaco di Lodi, Simone Uggetti (agf)

Il gip nel carcere di Milano dove è rinchiuso il sindaco di Lodi, Simone Uggetti. La versione dell’ex primo cittadino: “Sempre fatto l’interesse del Comune”

Simone Uggetti sindaco di Lodi (agf)E’ cominciato nel carcere milanese di San Vittore l’interrogatorio di Simone Uggetti, il sindaco Pd di Lodi, arrestato con l’accusa di turbativa nell’inchiesta sulla concessione delle piscine scoperte del Comune di Lodi. “Ho agito per il bene della città, come ho sempre fatto”, aveva detto Uggetti al suo legale, Pietro Gabriele Roveda, che lo assiste nell’atto istruttorio davanti al gip Isabella Ciriaco che ha disposto l’arresto. Insieme con Uggetti è finito in carcere anche l’avvocato Cristiano Marini della Sporting Lodi, società per la quale sarebbe stato confezionato un bando su misura per la gestione di due piscine estive.

Sulla vicenda giudiziaria – il terzo scandalo politico in casa Pd, dopo il caso Campania e quello a Siracusa – oggi è intervenuto anche il premier Matteo Renzi. Il premier sgombera subito il campo dalla dietrologia. “Non c’è alcun complotto”, dice. E aggiunge: “Fa male, uno fa di tutto per far vedere le cose positive dell’Italia, c’è sempre un problema ma serve grande chiarezza nei confronti dei magistrati. Piena fiducia nei loro confronti, se gli indagati saranno colpevoli è giusto che paghino, ma nessun tipo di strumentalizzazione”.

 

Le accuse nei confronti di Uggetti sono molto gravi. Mentre l’indagato, infatti, dice di aver agito nell’interesse del Comune, il gip gli contesta di aver voluto”ottenere vantaggi per sé in termini di consenso politico elettorale e per la società aggiudicataria”. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Isabella Ciriaco esprime su di lui, nell’ordinanza di custodia, un giudizio molto severo: Uggetti viene descritto come “un soggetto autoritario che riesce a imporsi” ed è in grado “di intimidire i testimoni”. Non solo: “Il ruolo pubblico gli ha consentito di intessere rapporti privilegiati con vertici politici e anche delle forze dell’ordine”. E ancora: “Ha tradito l’alta funzione e l’incarico attribuitogli dai cittadini gestendo la cosa pubblica in maniera arbitraria e prepotente”.

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Esclusiva – Alessandro Romei: “Amo la Juve Stabia e i suoi tifosi. Il presidente Fiore..”

Alessandro Romei è intervenuto al Pungiglione Stabiese

Nel corso della trasmissione di ViViRadioWeb, Il Pungiglione Stabiese, abbiamo ascoltato in collegamento telefonico l’ex calciatore della Juve Stabia, Alessandro Romei

Di seguito le sue dichiarazioni.

Cinque anni di militanza nella prima Juve Stabia targata Fiore, nel ’92 arrivò una risicata salvezza, poi l’anno seguente la vittoria del campionato di C2: Si, il primo anno fu di transizione, il presidente Fiore si insediò a Gennaio, si programmarono le basi per l’anno successivo. La squadra poi fu rinforzata, arrivò Nino Musella, Talevi, Onorato, Veronici, furono sicuramente anni indimenticabili, senza dimenticare che il primo anno di serie C1 sfiorammo la serie B in finale contro la Salernitana. Sono stati anni molto belli e intensi vissuti con grande partecipazione, c’era trasporto da parte di tutti per cercare di raggiungere gli obiettivi che si era prefissata la società, in particolar modo il Presidente Fiore che ci stimolava. Giocavo per divertimento senza avere una necessità economica? È una di quelle storie che mi ha sempre accompagnato nella mia carriera, e che mi ha creato danni ed equivoci. La serie C di allora era un campionato già abbastanza duro, e lo era ancor di più per giocatori tecnici, come nel mio caso, all’epoca ero molto giovane e avevo grandi ambizioni in tal senso.

Otto gol in maglia gialloblu, qual’è stato il più bello: I gol per principio sono tutti belli. Ogni rete ha un significato speciale anche a seconda della circostanza e del match in questione. In particolar modo ricordo la rete messa a segno al Flaminio contro la Lodigiani allenata da mister Specchia che poi successivamente fu nostro allenatore. Loro erano primi in classifica, mentre noi invece lottavamo per non retrocedere. Ricordo la marcatura che alla fine ci permise di espugnare il Flaminio e l’azione da cui nacque fu ben orchestrata a centrocampo.

Se ti dico Mariano De Francesco, tu cosa ricordi e ci puoi raccontare: Lo ricordo con piacere visto che lo portai io dal Napoli alla Juve Stabia. Un ragazzo perbene, ci incontrammo a Capri e sua madre mi spiegò la sua problematica visto che aveva avuto problemi con la Berretti del Napoli. Lo accompagnai da mister Chiancone per un provino, lui aveva talento e subito fu promosso in prima squadra, ritagliandosi un ruolo da protagonista. Mariano fu determinante soprattutto nell’annata 93-94 laddove per un soffio sfiorammo la promozione in serie B.

Nell’anno della cavalcata che ci portò alla finale contro la Salernitana, quale partita ricordi con più affetto tra due gare sofferte. La vittoria a Caserta contro la Sambenedettese decisiva per la qualificazione ai play-off, o la sconfitta a Reggio Calabria, preziosa comunque per l’approdo in finale: Furono due tappe entrambe decisive in quanto nelle due circostanze si giocava in maniera diretta. A Reggio fu molto più sentito perché perdemmo 3-2 ai supplementari e dopo 120 minuti di sofferenza ci qualificammo per la finale. Purtroppo tutti sono a conoscenza di quell’epilogo. In quel di Reggio perdemmo molti elementi della difesa, furono ammoniti diversi diffidati e in finale giocammo con una difesa improvvisata. Va anche detto che la Salernitana era una squadra molto forte, allenata da Delio Rossi, aveva calciatori del calibro di Pisano, Fresi, Chimenti, Breda. Ricordo i volti tesi dei calciatori granata al sottopassaggio, ci temevano e avevano paura di noi. Credo che se fossimo stati al completo, avremmo vinto sicuramente. Vi dirò di più, la Salernitana perse l’ultima di campionato per evitare proprio la Juve Stabia nel doppio confronto in semifinale. Scelsero la Lodigiani, visto che noi eravamo superiori e a loro conveniva giocare contro i capitolini.

Hai lasciato il calcio giocato abbastanza presto per quale motivo?: Bella domanda. Fare delle valutazioni a posteriori non è mai facile, si rischia di essere di parte. Per mia filosofia di vita, reputo che la vita calcistica di un calciatore abbia un percorso di crescita, nel quale il calciatore può riuscire a fare il salto di qualità. Le mie caratteristiche erano abbastanza specifiche, e forse proprio per questo non sono riuscito ad andare oltre la serie C dopo aver varcato la soglia dei 25 anni. È stata una decisione dolorosa, visto che per le mie caratteristiche mi sarebbe risultato sempre più difficile poter ambire poi al salto di categoria.

Il tuo ricordo di Roberto Fiore: Spesso ci vediamo, vado da lui ben volentieri. Abitiamo vicino, ho grande stima e affetto nei suoi confronti. Mi dispiace non aver centrato la promozione e di esaudire i suoi buoni propositi che aveva nei miei riguardi. In realtà non ho una grande colpa, in quegli anni le vicende si alternavano abbastanza velocemente, i programmi venivano ribaltati, si cambiava spesso idea e le ambizioni di inizio stagione venivano disattese.

Il tuo ricordo dei tifosi: Sono legatissimo ai tifosi e alla piazza. Saluto i tifosi con affetto, la Juve Stabia mi è sempre rimasta nel cuore. Seguo tutt’ora la squadra, ho avuto modo di festeggiare da tifoso la promozione in serie B e da affezionato nutro un grande amore per la maglia ed eterna riconoscenza verso la città di Castellammare.

Riforme, l’ostilità è sull’autore non sul contenuto

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RIFORME – Al battagliero Renato Brunetta (capogruppo di Forza Italia alla Camera) capita talvolta di sconfinare nella temerarietà. Ieri su Twitter ha ricordato il giudizio dato nel 2006 dal premier Matteo Renzi sulla riforma costituzionale del centrodestra: «Un No a una riforma che stravolge la Costituzione riscrivendo ben 53 articoli (…) un No per fermare il progetto che conferisce al premier poteri che nessuno Stato…». Bel colpo. Cioè, Renzi contestava a Silvio Berlusconi propositi autoritari.

Dunque, secondo una mezza dozzina di regole matematiche, se farfallone è Renzi, farfallone è anche Brunetta che quei propositi autoritari allora non li vedeva e adesso sì. È soltanto un piccolo caso, ma rafforza l’impressione che buona parte delle ostilità alle riforme costituzionali non dipenda da quello che c’è scritto ma da chi le ha scritte. Vale sempre. Chi lo sa meglio di tutti è proprio Berlusconi che in coda alla legislatura 2001-2006 fece approvare il lavoro dei cosiddetti saggi di Lorenzago (fra cui Roberto Calderoli e Francesco D’Onofrio), riuniti in baita ad ammodernare la Carta. A sinistra erano scocciati anche perché «le riforme si fanno insieme», come diceva Massimo D’Alema, sebbene il peccato originale fosse proprio del suo partito che nel 2001 aveva risistemato il celebre titolo V (autonomie locali) snobbando le opposizioni.

«Non accetteremo una farsa di Costituzione scritta fra una polenta e un fiasco di vino», diceva Gavino Angius, capogruppo dei Ds non proprio immerso nel merito della questione. Ma non è che gli altri stessero lì ad affinare il comma bis: l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro andò in tournée con la Costituzione in mano nel senso già espresso da D’Alema: «Ora non basta mandare a casa Berlusconi, ma dobbiamo mandare a casa la costituzione di Calderoli. Rivogliamo la Costituzione di Terracini, Calamandrei, De Gasperi, Togliatti».

Il contrasto fra il nome del leghista e quello dei padri della Patria era offerto come sintetico ed efficace giudizio a priori. Pure Romano Prodi, non così spesso incline agli effetti speciali, si regalò un 25 Aprile nostalgico del «senso del lavoro della Costituente del 1947», «stravolto» dal lavoro del centrodestra. Inutile insistere con le incriminazioni di neofascismo e ducismo indirizzate a Berlusconi, ripetutamente dichiarato inadatto all’impresa oltretutto per motivi penali e più variamente estetici.

È meglio non infilarsi nel labirinto della bicamerale di D’Alema e Berlusconi (1998); si ricorda giusto il fallimento anche perché era «figlia del ricatto», e dunque di per sé illegittima, secondo una celebre analisi del pm milanese Gherardo Colombo. Ma quell’aria lì si sente ancora. Proprio Brunetta, al pari di Antonio Di Pietro dieci anni fa, ha stabilito e replicato un parallelo fra i due presidenti del Consiglio più giovani della storia d’Italia: Renzi e Benito Mussolini. Una tesi condivisa, ma poi progressivamente annacquata, dai costituzionalisti per il no. Francesco Paolo Sisto, deputato forzista, in quanto avvocato l’ha buttata sulla cronaca nera: «Omicidio della Costituzione!».

Sono buone basi d’intesa col Movimento cinque stelle. Danilo Toninelli, portabandiera dei grillini sugli affari costituzionali, ha illustrato il rischio: «L’Italia cadrà nelle mani del partito unico, quello che fa le leggi per le banche e le lobby». L’ultimo passo, quello della differenza antropologica, l’hanno già compiuto quelli della sinistra del Pd, Miguel Gotor e Alfredo D’Attore (nel frattempo passato coi vendoliani), inorriditi all’idea di «fare le riforme con Denis Verdini». Dove la parola che conta non è riforme, è Verdini.

vivicentro.it-editoriale / lastampa / Riforme, l’ostilità è sull’autore non sul contenuto MATTIA FELTRI

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Pd, un’ emergenza da affrontare senza ritardi

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Emergenza da affrontare senza ritardi. Ieri è stato il turno del sindaco di Lodi, l’arrestato del giorno, il successore, in quanto già suo braccio destro, dell’ex primo cittadino Lorenzo Guerini, oggi alla guida della macchina del Pd come vicesegretario, per sua fortuna completamente fuori dall’inchiesta che ha portato a tre, nel giro di una settimana, gli scandali che dalla periferia risalgono fino al vertice di Largo del Nazareno.

Cosa possa fare Renzi di fronte a questa escalation della corruzione e dell’illegalità nel centrosinistra, è difficile dire, ma certo qualcosa deve fare. L’idea che la bandiera del «Daspo» per i corrotti, dal nome delle misure di sicurezza che si adoperano negli stadi di calcio contro i violenti, sia passata dalle mani del premier, che genialmente l’aveva lanciata quasi due anni fa, a quelle del Movimento 5 stelle, dovrebbe risultargli inaccettabile.

L’ipotesi che si tratti di una forma persecutoria dei magistrati che non gli hanno perdonato il taglio delle ferie e l’accusa, ormai passata, di non essere dei gran lavoratori, semplicemente non sta in piedi. Anzi, guardati da vicino, questi Uggetti, questi Bonafede, questi Graziano, per chiamarli con i loro nomi insignificanti, somigliano tragicamente al ritratto, che pareva esagerato e invece non sembra più tale, fatto da Pier Camillo Davigo, il magistrato di Mani pulite assurto al vertice dell’Anm, quando ha detto che neppure si vergognano di quel che fanno.

Uggetti, per dire, alle prime avvisaglie dell’inchiesta su una piscina comunale che voleva edificare insieme a un avvocato del Comune, referente di una società sportiva per il quale era stato apparecchiato un appalto su misura, aveva convocato, per blandirlo e insieme per avvertirlo, il colonnello della Finanza che poi ha dovuto arrestarlo, tanto che il magistrato lo ha definito «soggetto autoritario» e lo ha mandato in carcere nel timore che potesse tentare di intimidire chi investigava su di lui.

Quanto a Bonafede, consigliere comunale di Pozzallo, paese di immigrazione clandestina vicino a Ragusa, lo hanno beccato con venti chili di hashish e marijuana mentre si imbarcava su un traghetto per Malta, e ha avuto la faccia tosta di sostenere che gli serviva per uso personale. Di Graziano poi, presidente regionale del partito in Campania, e della storia del palazzo garibaldino di Santa Maria Capua Vetere, da restaurare con un appalto tangentizio, si sa. Il complice, anche in questo caso, era un sindaco arrestato, in rapporti con la camorra.

Si dirà che non bisogna generalizzare, ogni famiglia ha la sua pecora nera, e sarà pure così, ma qui è diventato un gregge che s’ingegna e ne combina di ogni tipo. E quando si passa da uno scandalo al mese a quasi uno al giorno, quando i sintomi si manifestano in tutto il corpo e non solo in una sua parte, quando i metodi sono gli stessi, da Napoli a Lodi, che bisogna pensare? Che partito è quello in cui in una settimana saltano fuori un oliatore di fondi pubblici in combutta con un sindaco corrotto, uno spacciatore di droga che sta in consiglio comunale come secondo mestiere e un cucitore di appalti prêt-à-porter? Renzi forse non ha fatto in tempo a conoscere, né poteva immaginare, proiettato com’è stato, in poche settimane, dalla segreteria al governo, in che modo è ridotta la periferia del partito, di che pasta sono fatti i quadri a cui è affidata l’amministrazione degli enti locali. È da questo insieme ormai irriconoscibile, senza più quasi nulla delle vecchie matrici democristiana e comunista da cui il Pd ebbe origine, che emerge, ormai tutti i giorni, alla vigilia delle elezioni amministrative, una questione morale grande come una casa: con la quale Renzi deve necessariamente, subito, fare i conti.

vivicentro.it-politica / Pd, una emergenza da affrontare senza ritardi MARCELLO SORGI

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La prossima riga della favola

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Favola – Caro Leicester, non deluderci anche tu.

La prossima riga della favola. Gli uomini sono assetati di storie di riscatto che oggi la tecnologia trasmette in un battito di ciglia al mondo intero, suscitando passioni collettive travolgenti e altrettanto travolgenti delusioni. Abbiamo visto aziende, che erano nate per scardinare le regole del gioco, costringere i dipendenti a orari infami per paghe da schiavi. E abbiamo visto movimenti politici che erano sorti per opporsi al sistema dominante andare a cena coi banchieri alla velocità della luce.

Ci siamo riempiti gli orecchi e il cuore di «Yes we can» e rottamazioni assortite per poi accorgerci che a comandare erano più o meno gli stessi di prima. E di troppe cenerentole abbiamo festeggiato il matrimonio col principe azzurro, salvo scoprire che proprio nell’ultima riga della favola – «e vissero felici e contenti» – si nascondeva la trappola della normalizzazione che sempre infrange le illusioni sugli scogli della realtà.

Ora sull’onda ci sei tu, Leicester caro. Persino chi non sa nulla di pallone ti ha caricato sulle spalle il peso dei suoi sogni di rivincita. La riscossa dei falliti, degli incompresi e degli esclusi che insieme trovano l’alchimia per sovvertire ogni schema prestabilito. Chissà se ti lascerai corrompere dalle seduzioni del potere come tanti prima di te. I soldi degli sponsor, i riflettori dei media, la popolarità planetaria che titillerebbe anche l’ego di un santo sono trappole che quel vecchio saggio del tuo allenatore cercherà di disinnescare. Ci riuscirà? Riuscirà a farti restare forte senza farti dimenticare i valori che ti hanno reso diverso?

vivicentro.it-opinioni / La prossima riga della favola MASSIMO GRAMELLINI

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Caivano, il condominio degli orrori

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CAIVANO – Prima Antonio, 4 anni, poi Chicca, 6 anni: morti precipitando dallo stesso palazzo in un quartiere difficile di Napoli. Mentre l’inchiesta procede, viaggio al Parco Verde. Dove i bambini non si vedono mai

CAIVANO, NAPOLI. Nella penombra c’è un irriconoscibile Padre Pio alto due metri. È una statua di ghisa, il grigio lucido sfuma nel grigio tetro dell’androne, niente fiori né lampade. Tutto sembra buio. Cupo. Paradossale. Che ci fa un santo nel palazzo dell’orrore? All’esterno, sull’altro lato, dal sesto piano cadde il 27 aprile 2013 un bambino di quattro anni, Antonio Giglio, portava forse anche il destino nel cognome. Nel rione dell’innocenza violata, si è capito che non era una disgrazia solo un anno dopo. Il 24 giugno 2014. Quando precipita dal sesto o terzo piano, stesso edificio, stesso lato, stesso volo, una bambina: Fortuna Loffredo, detta Chicca, anni sei. Segnata da «violenze sessuali ripetute». Tutt’e due lanciati nel vuoto dal ballatoio. Tutt’e due senza una scarpa. La sinistra.

Si ritorna nell’isolato 3 C di via Circumvallazione Ovest, civico 4. Con la stessa ipocrisia di chi piazza un santo nel palazzo di killer e pedofili, è l’indirizzo del ghetto chiamato Parco Verde a Caivano, area nord di Napoli. Non solo bimbi violentati e uccisi, siamo nel primo mercato al dettaglio della droga, per affluenza e prezzi bassi il discount italiano di coca, eroina, marijuana. Le sentinelle hanno già dato l’allarme, c’è un estraneo. Un poliziotto, un ufficiale giudiziario, un giornalista imprudente, chi sarà mai? Dall’ultimo piano del palazzo di fronte che vigila su questo, il segnale è un urlo d’intesa. Jesci, Marì. Esci Maria, per dire: Attenti tutti.

Entra invece una donna bassa, tonda, sembra bionda, ravvolta in una sciarpona nera. Tiene strette per le mani due bambine. «Buongiorno, signora». Non risponde. Spinge svelta le figlie in ascensore. Tutti hanno paura di tutti. Come Mimma Guardato, la mamma di Chicca. «Ho paura che mi ammazzino gli altri due bambini». È fuggita ancora prima di subire un divieto di dimora, accusata dai pm Marco Del Gaudio e Ida Teresi e dai carabinieri di Caserta. Avrebbe tentato di spacciare euro falsi. Gliene aveva dati 500 l’ultimo compagno. La banda Napoli Group smista in Europa il 90 per cento di valuta falsificata. Mimma è vicino a Ravenna, così dice al telefono. «Non vedo l’ora che sia arrestato l’assassino. Finché è libero tremo per gli altri. Giovanni ha 12 anni, ha saputo la verità dalla psicologa. Alessio ne ha 4, mi domanda sempre quando uscirà la sorellina dall’ospedale».

Mimma ha avuto tre bambini da due diversi compagni. Il primo scarcerato qualche giorno fa, vendeva cd falsi. Il secondo è tornato in cella. Nel Parco Verde ruotano 300 detenuti ai domiciliari, 300 gli arresti nel 2014, dieci milioni il giro annuo di affari. La prima delle 13 piazze di spaccio (capo Antonio Ciccarelli, Tonino a’ Munnezza, arrestato dalla polizia) incassa 70 mila euro al mese.

La camorra è infastidita: dopo due delitti in sei mesi, l’orrore dei bambini violentati porta la polizia sul nuovo mercato della droga. Parco verde ha rilevato il traffico di Scampia. Arrivano con i bus della Ctp e in taxi dalla stazione di Napoli i clienti anche da altre regioni. Si fermano solo i disperati a parlare. Uno scende dal pullman con un televisore. Un pallore che scava l’anima. Non ha soldi per l’eroina. Pensa di parlare con un altro cliente. Si nasconde nel cappuccio grigio del giubbone. «Ho portato questo, non ho niente altro». Tenta il baratto.

Nel verde stinto dei viali non si vedono bambini, nessuno che scenda a giocare. «Vedrete, quanti altri casi di abusi. È un fenomeno pazzesco al Parco Verde». È anche il tormento di Mimma Guardato, «non vivo da quel giorno». Le voci del Parco Verde insinuano un’infanzia sofferta anche per Mimma. Ma lei nega. «Il mio primo uomo è stato il mio primo amore». Pietro Loffredo, il papà di Chicca. Mimma preferisce parlare dei suoi sospetti. «Era così felice e orgogliosa di quelle scarpine. Con brillantini e fiorellini. Con i lacci, come le “scarpe delle schiave”, le conosce? Gliele comprai per il battesimo del cuginetto. Una le fu tolta, come al bambino Antonio, e non è stata più trovata. Dice niente, questo?».

Immagina l’assassino. «Non l’ho detto finora a nessuno, non ho le prove.Ho solo i miei pensieri. In 15 minuti, in quel buco maledetto di tempo, da quando è uscita di casa fino a quando è finita giù, non poteva essere una mano sola ad ucciderla». Un uomo, una donna, chi secondo lei? «Un uomo e una donna, può essere, ma voglio saperlo».

Nell’isolato 3 scala C la musica ad alto volume copre le voci, un odore di minestrone con cipolla arriva fino al quarto piano, dove abbaia un cane ma nessuno apre. Abita un fabbro. Silenzio al terzo e al sesto, dove sono appena passati i carabinieri portando via due uomini, uno accusato di pedofilia su una bambina di 12 anni, uno di spaccio di droga. È la cronaca che accende i fari su due alloggi, tra i 31 dell’edificio. Sfiora l’indagine sulla morte di Chicca e di Antonio con incroci suggestivi. Tracce, ombre, niente di più. Vediamo come.

Al sesto piano abita Marianna Fabozzi, ma lei non si vede dal giorno della morte di Chicca. Il suo compagno è dentro per spaccio, uno dei 22 arrestati nella retata del capitano Pierangelo Iannicca e del tenente Aldo Di Foggia, 1° febbraio. Chi è Marianna? È la madre di Antonio Giglio, il bambino morto nel 2013. Non solo, è lei che ha visto per ultima Chicca. Ha raccontato: «Venne da me, la mia bambina di tre anni disse che non voleva giocare, e Fortuna se ne andò. Dopo poco ho sentito urlare, “Fortuna sta male”… Ho sentito un tonfo. Non sono scesa perché ho ancora il ricordo di Antonio».

Al terzo piano abita il primo soccorritore di Chicca. Ha 38 anni. Niente nome. Le microspie lo accusano di abusi su una dodicenne. A lui il gip Alessandro Buccino Grimaldi attribuisce «dopo la morte di Fortuna un comportamento anomalo, fornendo sulla madre della bambina morta alcuni dettagli risultati falsi».

Mimma aveva portato la bimba dalla pediatra. Strani bruciori alle parti intime. La specialista dice di aver rilevato solo febbre. L’autopsia dà riscontri certi: «abusi sessuali cronici» fino a due settimane dalla fine. Sulla morte dei bambini indaga la Procura di Napoli Nord. Il capo Francesco Greco è magistrato pacato ma inflessibile, dirigeva l’Antimafia. Ha delegato i pm Federico Bisceglia, esperto di rifiuti, e una collega giovane ma molto tenace, Claudia Maone, che gira anche per le scuole in un piano di informazione. Greco con i carabinieri di Napoli, Casoria e Caivano ha coinvolto i Ris di Roma per studiare profili psicologici, disegni dei bambini, scritte, tutto. La svolta sembra imminente, anche se c’è stata omertà al Parco Verde, dove solo i muri parlano. Sono la lavagna di amori e vergogne: frasi tenere ma anche rivelazioni imbarazzanti. Viviana, dalle scritte in spray, sembra molto vivace. «Sono bambini nelle forme. Ma adultizzati. Crescono nell’omertà. Già attrezzati a mentire», c’è stupore tra gli inquirenti.

Non è sorpresa Donatella Palma, presidente di Npia, Neuropsichiatri infantili associati, profondo impegno nelle aree degradate. «Gli abusi sono frequenti ovunque: 70 per cento in ambito familiare, 20 parentale, 10 di estranei. Dal Parco Verde alle zone bene. Vi sono ottimi studi del Centro Toniolo di Napoli. Nelle aree degradate sono terribilmente diffuse le molestie per la promicuità».

Al Parco Verde in 750 alloggi vivono quattromila persone, ma c’è chi ne rileva in alcune ore novemila, calcolando i gregari delle piazze di spaccio. Donatella Palma denuncia il degrado morale, «perché il genitore non fa il genitore, la promicuità è regola, si riduce la spesa sociale, quindi gli insegnanti di sostegno, come gli spazi liberi al di fuori della scuola. Storie desolanti, ricordo il caso di una donna che per 50 euro a sera faceva giocare gli adulti dello stesso palazzo con i suoi bambini di 5, 7 e 9 anni. Gli uomini sono stati poi arrestati».

Le donne non lavorano, al Parco Verde, passano da un compagno all’altro, si prostituiscono per una borsa con gli anziani dello stesso Parco Verde, raccontano. I bambini sono traumatizzati. Chicca, secondo il centro Airi di Aversa, aveva «ritardo nell’apprendimento». Ma sognava una vita da diva, come dimostrano il taglio dei capelli e le eccentriche scarpine. Angelo Pisani, avvocato della famiglia di Chicca, è anche presidente di Noi Consumatori. Ha tirato fuori dal carcere il padre della bambina. «I magistrati stanno lavorando bene. Al contrario di quelli che vanno in tv, questo non è un giallo dimenticato, ma discriminato. Per la miseria del contesto sociale. Lo Stato non interviene. Questi abusi dilaganti, queste morti misteriose, ho sentito persino che nove anni fa cadde un altro bambino: tutto fa rabbrividire. Le violenze sono un fenomeno che qui sembra persino accettato. Ma i bimbi sono i genitori di domani. Immagino la loro società. Manca anche la Chiesa, che segue altre emergenze». Dei vecchi casi, ora, si occupa la Prucura dei minori.

Il parroco del Parco Verde è don Maurizio Patriciello, il megafono della Terra dei Fuochi. Ai funerali di Chicca fece una dura omelia. «Chiamatemi quando mi passerà la febbre» dice oggi. Non ama parlare del condominio dell’orrore. Si sta occupando dei fondi da ottenere per l’inquinamento. E il ghetto dei bambini non è una bella immagine. «Non vedo l’ora che prendano l’assassino: ho paura per gli altri miei due figli»

vivicentro.it-sud-cronaca / Caivano, il condominio degli orrori (Antonio Corbo)

Ischia: nessun cambio in panchina, confermato Porta

ischia isolaverde COMUNICATI

La S.S. Ischia Isolaverde, nel comunicare di aver confermato la fiducia al tecnico Antonio Porta, che dunque chiuderà la stagione sportiva alla guida della prima squadra, sottolinea che la decisione è stata adottata dal club in maniera univoca dopo attenta valutazione e dopo un confronto avuto con la squadra. La Società ribadisce che la conferma di Porta è consequenziale al programma tecnico che prevede la disputa dei play-out nelle migliori condizioni possibili.

Campionato Berretti: l’Ischia termina la stagione con un pareggio in casa della capolista Arezzo

Logo-ischia-isolaverde-BERRETTI

L’Ischia Isolaverde termina la stagione con un pareggio,in casa della capolista Arezzo. Un match che vede entrambe le squadre in campo con nessuna motivazione di classifica. Nel primo tempo poche occasioni da gol per entrambe le formazioni.; da segnalare soltanto l’espulsione del tecnico dei gialloblu mister Numerato. La prima frazione di gioco sembra terminare a reti bianche,ma i padroni di casa trovano il gol del vantaggio con Benucci. Nella ripresa nonostante l’Ischia si trovi senza il suo tecnico in panchina,per l’espulsione rimediata nel primo tempo,al 15′ trovano la rete del pareggio con De Clemente appena entrato dalla panchina,che ristabilisce il risultato sul 1-1. Non accade più nulla fino al termine del match,che vede le due formazioni chiudere la stagione con un pareggio. L’Ischia saluta il proprio campionato,piazzandosi al 10 posto in classifica a quota 35.

Arezzo 1

Ischia Isolaverde 1

Arezzo: Maffetti,Bernardini,Arcaba,Magara,Bonfini,Zammuto,Rampelli,Benucci,Romagnoli,Dai Pra,Galantini. A disp. Garbinesi,Brunetti,Pauselli,D’Abbrunzo,Bozzi,Dainocci,Tacunzio,Tesi,Cusin. All. Alessandria.

Ischia Isolaverde: D’Errico,Vorzillo,Petruccio,Esempio,Todisco,Miranda,Di Bello,Borrelli,Romano,Passariello,Coppola. A disp. Vincenzi,De Clemente,Gonzales. All. Numerato.

Arbitro: Ologhola di Firenza

Reti: 48 p.t Benucci, 15′ s.t. De Clemente

Note Espulso Numerato per proteste.

Risultati Girone C

Virtus Lanciano- Avellino 3-4

Arezzo- Ischia 1-1

Tuttocuoio- Juve Stabia 3-1

L’Aquila- Lupa. C. Romani 0-0

Pontedera-Pisa 1-3

Robur Siena- Salernitana 1-3

Paganese-Teramo 4-1

Riposa Lupa Roma

Classifica: Arezzo 65, Tuttocuoio 61, Teramo 52, Pisa 47, Paganese 46, Lupa Roma 45, L’Aquila 43, Juve Stabia 42,Siena 39, Ischia Isolaverde 35, Lupa Castelli 26, Virtus Lanciano 25, Salernitana 21, Avellino 20, Pontedera 18.

I quiz INVALSI servono a ben poco, per cui andrebbero superati

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: INVALSI

Puntuale come Sanremo, ogni anno, nel mese di maggio, ritorna pure il dottor INVALSI *. Ma a che serve, visto che la situazione non è affatto migliorata, anzi peggiora ulteriormente ogni anno che passa? In questo caso, il malato sarebbe la scuola italiana, ma i medici (ovvero il dottor INVALSI, che poi sarebbe il MIUR) non sono assolutamente in condizione di formulare la diagnosi esatta e tantomeno di suggerire la terapia più efficace per debellare il virus.

Mi sorge spontaneo il dubbio che il virus possa appartenere al ceppo dello stesso INVALSI. In sostanza, il virus del morbo potrebbe addirittura essere (paradossalmente) il medico che dovrebbe debellarlo.

I test INVALSI sono inadeguati ai tempi, se non altro perché oggi non basta monitorare e valutare (in termini statistici) gli standard generali di apprendimento degli alunni e la qualità delle scuole, ma servirebbe anche saper accertare se i discenti, oltre a studiare ed imparare la grammatica italiana e la matematica, sono educati ai valori della cittadinanza attiva. E per verificare simili aspetti formativi, i quiz INVALSI servono a ben poco, per cui andrebbero superati.

vivicentro.it-sud-opinioni / I quiz INVALSI servono a ben poco, per cui andrebbero superati (Lucio Garofalo)

  • Il test INVALSI (o Prova Nazionale[1]) è una prova scritta che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti al terzo anno della scuola secondaria di primo grado[2]. I contenuti dei test sono realizzati dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione (INVALSI).

Introdotto con la legge n. 176 del 25 ottobre 2007, il test è suddiviso in due parti fino all’anno scolastico 2014/2015:

  • Prova di Matematica
  • Prova di Italiano

È stato somministrato per la prima volta, a scopo puramente statistico, nell’Esame di Stato 2007-2008.

Dal 2009, la prova concorre nella valutazione finale dell’esame del primo ciclo d’istruzione.

La prova del 2010 è stata caratterizzata da un generale abbassamento del livello degli studenti, soprattutto nella matematica, con conseguente riduzione dei voti finali degli esaminati. La riduzione è stata in parte imputata anche alla difficoltà del Test.

Critiche
La reale efficacia del test è stata sottoposta a diverse critiche.

Comparabilità tra diverse situazioni e aree geografiche
Una delle critiche riguarda l’efficacia comparativa dei risultati conseguiti dagli allievi nelle diverse realtà, a seguito di irregolarità nella somministrazione dei test. Il sociologo Luca Ricolfi, ad esempio, ha valutato le percentuali di irregolarità nella somministrazione in base a quelle che definisce come diverse aree geopolitiche, ravvisando differenze che si ripercuotono pesantemente sulla genuinità e la comparabilità dei risultati: nell’effettuazione delle prove, l’intromissione di docenti “compiacenti” nei confronti degli allievi raggiungerebbe percentuali più alte nelle scuole dell’Italia centro-meridionale (20%, con una punta di quasi il 30% in Calabria, Sicilia e Campania”) rispetto alle aree settentrionali del paese (tra il 2 e il 5%). L’alterazione indotta sul test da simili comportamenti vanificherebbe quindi la possibilità di utilizzarne i risultati in un’ottica comparativa. Lo stesso Ricolfi ha suggerito che, prendendo spunto da quanto succede in altri paesi europei, i test siano gestiti e somministrati da personale dell’Invalsi, che dovrebbe dotarsi allo scopo di una “rete nazionale di rilevatori professionisti”, un’opzione il cui costo non è specificato, ma definito “modestissimo” dal proponente.

Pistocchi: “Sarri controproducente rispetto al comunicato di pochi giorni fa”

Maurizio Pistocchi, giornalista di Premium Sport, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Crc. Ecco quanto evidenziato:
Sarri ha dichiarato nel post partita di ieri che con De Laurentiis non parla da un mese in quanto il suo contratto verrà discusso a fine stagione. Dichiarazioni, in un certo senso, controproducenti rispetto a quanto riferito dal comunicato della società un giorno prima. Non vi è stata unità di intenti ed è un segnale preoccupante. Il Napoli, ultimamente, sembra mancare di concretezza e in un campionato come questo non ti puoi permettere di fallire le tante occasioni che ti capitano”.

Cori contro i napoletani, arriva la decisione del giudice sportivo

Archiviato il turno di campionato con le vittorie di Roma e Napoli sono state comunicate, sul sito ufficiale della Lega Serie A, le decisioni del giudice sportivo inerenti agli episodi accaduti nella 36 giornata.
Maggiore riguardo per quanto verificatosi allo stadio Luigi Ferraris nel corso del match tra Genoa e Roma, dove, nel corso dell’ intervallo, i tifosi romanisti hanno rivolto i soliti cori ingiuriosi contro Napoli e i napoletani. La società giallorossa è stata multata come si evince dal comunicato:
“Ammenda di € 15.000,00 : alla Soc. ROMA per avere suoi sostenitori, nel corso del primo tempo, intonato cori insultanti per motivi d’origine territoriale”.

Da Legaseria.it

De Maggio: “Scandaloso che in tribuna stampa si debba lavorare con l’ ombrello”

Da diverso tempo si parla del restyling dello Stadio San Paolo che ormai verte in condizioni davvero deplorevoli. A Radio Kiss Kiss, durante la trasmissione Radio Gol,  il conduttore  Valter De Maggio ha espresso le sue considerazioni proprio riguardo la scarsa sicurezza dell’ impianto:
E’ uno scandalo vedere giornalisti che, in tribuna stampa, lavorano con l’ ombrello. È un pericolo lavorare sotto la pioggia laddove vi sono cavi e computer. Il rischio maggiore lo corrono i tecnici che lavorano proprio con la corrente: se si va avanti così qualcuno ci lascia la pelle. Lasciatemelo dire: le coperture del San Paolo sono una vera schifezza. Urge un intervento al più presto perché si corre il rischio che qualcuno possa morire in tribuna stampa”.

Di Marzio: “Primi contatti per Mammana. Complicata la pista Sportiello”

Gianluca Di Marzio, noto giornalista di Sky ed esperto di calciomercato, è intervenuto ai microfoni di Radio Marte nel corso della trasmissione Marte Sport Live per fare il punto sulle diverse voci di mercato che circolano in queste ore in casa Napoli. Ecco quanto evidenziato:
Mammana? C’ è stata una prima offerta del Napoli intorno ai 6 milioni più tasse spedita al mittente da River Plate; più che un offerta vera e propria si è trattato di un primo approccio per capire se vi siano dei margini per la trattativa. La settimana prossima potrebbe esserci un incontro con gli agenti del giocatore.
Su Sportiello credo non sia fattibile nell’ immediato soprattutto considerando il fatto che Pepe Reina sarà titolare anche nella prossima stagione. Il portiere dell’ Atalanta ha tutte le qualità per fare bene da titolare in qualsiasi squadra e va certamente tenuto in considerazione per il futuro. Inoltre rientrerà dal prestito alla Fiorentina Luigi Sepe.
Musacchio per la difesa? Qui il discorso è legato agli attuali centrali del Napoli, ovvero Albiol e Koulibaly. L’ agente di quest’ ultimo ha incontrato la società nei giorni scorsi senza giungere ad un accordo concreto. La situazione va monitorata visto che vi sono molti top club alla finestra: al momento pare che Ancelotti abbia messo fortemente gli occhi su di lui”.

SONDAGGIO Vivicentro – I giornalisti votano i migliori azzurri della stagione

Tutto quello che c’è da sapere sul sondaggio

Due anni e due successi strepitosi, ora il sondaggio si ripete. La prima edizione fu vinta da Josè Maria Callejon, la seconda da Manolo Gabbiadini. La redazione di Vivicentro.it vuole premiare il migliore della stagione del Napoli, con una targa, che verrà consegnata per la fine di questo campionato. Il podio e quindi il vincitore del premio, sarà scelto dai giornalisti che verranno raggiunti di volta in volta ed esprimeranno il proprio giudizio attraverso 3 nomi. Agli stessi sarà assegnato un punteggio: 1 punto per il terzo nome, 2 per il secondo nome e 3 per il primo nome. Ci saranno aggiornamenti durante lo svolgimento del sondaggio e tutto sarà riportato in maniera fedele all’interno di articoli presenti sul giornale. Dal 3 maggio all’11 maggio, si parte oggi…

a cura di Ciro Novellino

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De Laurentiis: “Nessun calo, stessi punti dell’andata e sullo stadio…”

Le sue parole

Queste le parole di Aurelio De Laurentiis ai microfoni di Kiss Kiss Napoli:

Hai già fatto qualcosa per l’anno prossimo. “Sì, ma c’è da fare molto. Se andiamo diretti faremo moltissimo, altrimenti faremo lo stesso. Vediamo come finirà il campionato…”

Un messaggio ai tifosi in chiusura. “Sono straordinari, lavoro per voi, stiamo uniti per queste due settimane e facciamo sentire la nostra presenza. Numerosi anche per l’ultima giornata, io credo che farò indossare la maglia dell’anno prossimo. Faremo una cosa che non abbiamo mai fatto”.

Ieri pioveva, in tanti con gli ombrelli. Servono i lavori al San Paolo. “De Magistris è una brava persona, ha voglia i fare, ma credo che prima di ottobre non inizierà nulla. Non a caso i cantieri non apriranno subito dopo il campionato… io gli ho chiesto di fare delle cose, io sono rapido, innovativo, ma credo che dovremo vergognarci quando Rummenigge verrà da noi. Ieri con i tecnici abbiamo visto dove poter intervenire subito per averlo in condizioni accettabili. Renzi però per queste situazioni dovrebbe scegliere 3 manager per le principali città, non contestando il sindaco, ma dandogli i poteri di operare al di là dei vari vincoli. Bisogna recuperare il tempo perduto, ma al di là dei partiti e dei nomi, nessuno potrà fare nulla per le città”

Crotone in A, Beneveno in B. Il Sud in fermento. “Il Sud è sempre stato calcisticamente pieno di opportunità, mi dispiace per il Savoia, essendo noi originari di Torre Annunziata. Ogni volta mi chiedono se voglio prenderlo,ma ho già una grande opportunità per il Napoli che ha la mia priorità e c’è tantissimo da lavorare”.

La presenza di Renzi è un segnale per tutta la città? “Sì, bisogna far ripartire il Sud. Non è vero però che a Napoli non si può lavorare e c’è una fuga di imprenditori, diciamo che non hanno mai fatto nulla per il Sud. Ora è Renzi a dover trovare opportunità legislative per aiutare fiscalmente il Sud”. Bagnoli è un tema importante. “Sono tante pepite d’oro insieme, una volta bonifica può essere fondamentale per la città. Lì si potrebbe fare un centro per il Napoli giovanile. In Lega discutevamo di elevare le giovanili per far diventare la Primavera una seconda squadra col massimo di 23 anni. Si potrebbe fare un centro con tutte le affiliazioni, 35mila ragazzi. Non sarebbe solo simbolico, lo sport è costruttivo”.

100 gol raggiunti in stagione, sono numeri importanti. “Sì, ma mia mamma mi diceva ‘non sei mai contento’? Le nuove generazioni sono così ed io mi ritengo della nuova generazione. Non mi accontento mai ed interpreto anche i tifosi”.

Per quanto espresso il Napoli merita il secondo posto. “Sì, se analizziamo la prima parte quando eravamo primi, nella seconda abbiamo lo stesso numero di punti, quindi non siamo venuti meno noi, ma altri hanno fatto una rimonta con una crescita straordinaria. Come punteggio siamo lì, ma anche come gol, se pensiamo che l’anno scorso questi gol li abbiamo fatti anche in Europa League. C’è un sintonia importante, io sono estremamente soddisfatto, ma non posso convincere tutti”.

Vittoria molto bella ieri con l’Atalanta. “Una vittoria importante, ora ne rimangono due e ci giochiamo l’entrata diretta in Champions rispetto alla Roma”.

Caso Fortuna, gli adulti salvati dalla forza dei bambini

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“I bambini napoletani di Caivano: hanno guardato e raccontato senza paura le scene di prevaricazione sessuale”

Caso Fortuna – BISOGNA avere il coraggio che hanno avuto i bambini napoletani di Caivano: hanno guardato e raccontato senza paura le scene di prevaricazione sessuale subite da loro e dalla loro amica morta.

DOSSIER Tutto sull’omicidio di Fortuna

Il coraggio dunque di vedersi in quelle scene, di avere coscienza di sé e degli adulti che erano sopra i loro corpi. Gli uomini e le donne devono fare la stessa cosa, guardare il desiderio maschile, la sessualità degli uomini con la stessa aspra verità: la sessualità maschile, formata in millenni di storia, contiene la sopraffazione, l’ambivalenza tra amore e possesso violento, la seduzione dell’innocenza inconsapevole che rende quei gesti carichi di un erotismo che nei secoli non era visto come malato.

E le donne devono vedere la subalternità femminile che ricopre tutto, giustifica tutto per salvaguardare i legami familiari, avere un uomo, conservare la normalità agli occhi degli altri, sacrificando gli stessi figli, retaggio anche qui di millenni di storia. E deve averlo anche la Chiesa questo coraggio, non solo per denunciare e punire gli abusi, ma per mettere veramente in pratica l’insegnamento rivoluzionario del Vangelo: “Non scandalizzate i bambini”.

Deve analizzare, capire profondamente perché in un ambiente di soli uomini, che hanno scelto la castità, il corpo dei bambini, immagine di quella purezza tanto decantata, viene usato e depredato. Quando abbiamo lanciato la campagna “Mai più complici”, abbiamo detto che la violenza contro le donne è un fenomeno antico che viene usato oggi contro la nuova libertà delle donne, abbiamo chiamato gli uomini a parlarne accanto a noi.

Dobbiamo dire, allo stesso modo, che l’uso dei corpi dei bambini a scopo sessuale, nasconde una sessualità maschile arcaica, su cui non ci si è mai interrogati veramente, e una subalternità femminile che le donne non vogliono vedere. Solo se allarghiamo il nodo stretto delle relazioni fisiche impari che la storia tra i sessi ci ha consegnato, solo se ci vediamo noi stessi in queste relazioni, come hanno fatto i bambini napoletani, possiamo trasformare il sorriso di Fortuna, esibito dalla madre, in una gioia privata e vera.

vivicentro.it-sud-cronaca / larepubblica / Caso Fortuna, gli adulti salvati dalla forza dei bambini CRISTINA COMENCINI

Salvatore Vozza su riapertura Funivia e stazione Terme

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Salvatore Vozza: “Bene la riapertura della Funivia che collega al Faito, ma riprendere subito il progetto Metrò Stabia del 2007, riaprendo la stazione delle Terme”

Castellammare. “La riapertura della Funivia che collega Castellammare al Monte Faito, colpevolmente abbandonato per troppo tempo, è un momento importante per la rinascita della nostra città. Ma, per noi, diventa anche l’occasione per ricordare a chi oggi parla di trasporti e mobilità che esiste un progetto ancora oggi accantonato e che rappresenta la risposta in termini di concretezza e sviluppo del territorio quando si parla di trasporti pubblici”. Sono le parole di Salvatore Vozza, candidato a sindaco di Castellammare di Stabia che nei giorni scorsi aveva anche scritto una lettera al Governatore Vincenzo De Luca.

“Parliamo di MetròStabia, la rete urbana di trasporto su ferro che attraversa tutto il territorio stabiese, dal fiume Sarno al promontorio di Pozzano. Col potenziamento della linea Circumvesuviana grazie al raddoppio del binario tra le stazioni di “Moregine” e “Castellammare di Stabia”, e tenendo fede al progetto già definito nel 2007, la linea potrebbe essere utilizzabile anche come trasporto metropolitano interno a Castellammare e di collegamento con la campagna pompeiana” ricorda ancora Vozza.

“Un piano di Regione Campania, Comune di Castellammare di Stabia ed Eav che prevede il restauro e la riqualificazione di due stazioni (Castellammare di Stabia e Castellammare Terme), il totale rifacimento di altre due stazioni (Moregine e Pioppaino) e la costruzione ex novo della nuova stazione che sostituirà quella di Via Nocera (Stabia Nuova). Solo attraverso un impegno di questo genere – dichiara Salvatore Vozza – la riapertura della Funivia del Faito, che in città si attendeva da due anni, potrà essere effettivamente uno dei volani della rinascita turistica di Castellammare. Un impegno che solo un’amministrazione libera da condizionamenti e al servizio totale della città potrà mettere in campo come uno dei progetti di maggiore efficacia”.

 

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“Potrei chiudere la carriera qui”, Hamsik esce allo scoperto

I dettagli

Ieri è stata la partita di Marek Hamsik, che prima del match è stato premiato da due leggende della storia del Napoli come Beppe Bruscolotti e Luis Vinicio per le 400 partite giocate con la maglia del Napoli. Ci sarebbe il silenzio stampa, ma uno strappo, in queste occasioni, è lecito e il capitano dichiara: “Voglio togliermi ancora tante soddisfazioni e poi chissà, magari potrei anche chiudere la carriera qui, perché se resto ancora qualche anno si potrebbe fare davvero”.

Lezioni di Felicità tra i banchi di scuola: gran successo per l’ innovativo progetto

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L’arte della Felicità come materia di studio: la dottoressa Giudetti insegna la Felicità nelle scuole

Roma – Nella capitale è nato un nuovo importante progetto per le scuole, rivolto agli studenti di ogni ordine e grado: è l’arte della felicità, racchiuso nel programma “Lezioni di Felicità, sviluppo del Benessere della persona”, patrocinato dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Il progetto è stato ideato, elaborato e sviluppato dalla dott.ssa Regina Giudetti, Psicoterapeuta romana.

L’inizio. Si è partiti da Roma, dalle scuole di Castelverde (e in Italia per la prima volta), dove le Lezioni di Felicità diventano una materia di studio, sicché gli alunni, accanto alle classiche materie scolastiche (matematica, italiano, storia…), hanno appreso anche come essere felici.

Regina Giudetti, psicologa e insegnante di felicità
Regina Giudetti, psicologa e insegnante di felicità

Salutato con entusiasmo dalla comunità scolastica, il progetto della dott.ssa Giudetti (nella foto) ha trovato accoglimento non solo nella scuola secondaria dell’I.C.Castelverde ma anche presso l’Istituto Amaldi dove i giovani liceali, a partire dallo scorso febbraio, hanno seguito con regolarità le lezioni di felicità, il tutto a titolo esclusivamente gratuito in una logica di solidarietà e accoglienza sociale.

All’ultima lezione di felicità impartita ad aprile, seguirà una conferenza con cui si concluderà il programma di quest’anno sulla felicità.

 Il programma  si articola in lezioni circolari e tecniche di brainstorming: i coach insegnano principi di base per aiutare i ragazzi a conoscere e riconoscere il proprio potenziale, come impegnarsi in attività che soddisfano, bloccare le preoccupazioni, sviluppare un pensiero positivo, essere orientati sul presente; forniscono inoltre strumenti di riflessione pratici ed efficaci per scoprire ed utilizzare al meglio le proprie risorse per il presente ed il futuro.

Il focus è sulla persona, sull’incremento delle proprie competenze in ordine all’educazione affettiva, al rispetto delle diversità e allo sviluppo delle pari opportunità, al fine di migliorare il rendimento scolastico, l’ambiente di vita e le relazioni sociali.

Obiettivo ultimo è la crescita educativa, culturale ed emotiva dell’individuo, affinché tutti abbiano le stesse possibilità di realizzarsi sviluppando autostimafiducia in se stessi e nelle proprie capacità di crescita e di recupero: “l’autostima è una sorta di nucleo prezioso del nostro essere, che si nutre di fiducia nel nostro Diritto al Successo, alla Felicità, all’autoaffermazione dei nostri desideri”.

Sono previsti anche dei momenti di confronto con le classi sui temi del bullimo, disturbi del comportamento alimentare, dipendenze da videogames, alcool e droghe, ecc…

Verifica e Analisi dei risultati. Al termine delle lezioni sarà redatta una relazione sul lavoro svolto e sui risultati conseguiti, confrontando gli stessi con le aspettative del progetto.

I riscontri.

Dirigente Scolastico Liceo Amaldi Fabio Cannatà
Dirigente Scolastico Liceo Amaldi Fabio Cannatà

Il Dirigente Scolastico dell’Istituto E. Amaldi di Castelverde, Fabio Cannatà,  esprime un proprio giudizio sul corso “Lezioni di Felicità”.

 “Il progetto mi pare veramente adeguato ad aiutare i ragazzi nello sforzo di esprimere quanto di latente si agita nella loro sensibilità e nel tentativo di esplorare la loro dimensione emotiva”.

E’ stato utile ai suoi studenti?

È stato molto utile ai nostri studenti che hanno dimostrato un coinvolgimento e una partecipazione notevoli”.

Lo consiglierebbe in altri istituti?

Credo che un’attività di questo tipo possa affiancare utilmente gli studenti nel percorso scolastico, pertanto lo consiglierei anche ad altri istituti”.

Cos’è per lei la felicità?

Riuscire a condividere l’esperienza del bello che la nostra vita ci dona”.

Lo staff di ViVicentro ha seguito l’ultima Lezione di Felicità spiegata dalla dott.ssa Giudetti al Liceo E. Amaldi, presso la sede di Castelverde di Roma. Abbiamo raccolto testimonianze di docenti ed alunni su questo progetto che trova attuazione per la prima volta in Italia.

I ragazzi erano molto entusiasti, seguivano con particolare interesse la lezione e ci hanno raccontato che sono stati molto coinvolti dal progetto che hanno definito “divertente” ed “utile”: “È  servito a comprendere meglio la gestione dei rapporti interpersonali. È un progetto educativo, una cosa nuova, interessante, che aiuta noi ragazzi ad esporci meglio  con la gente”.

Una studentessa del secondo anno ha ritenuto molto efficaci le lezioni che, supportate anche da alcune dispense, sono risultate molto esplicative. L’ultimo argomento sull’autostima è stato scelto dai ragazzi stessi. “È  servito a capire meglio come comprendersi, a essere se stessi, ad apprezzare meglio i rapporti e gli amici… e i risultati non sono tardati ad arrivare, per noi e per gli altri”, afferma uno studente.

Anche la Professoressa Di Curzio Teresa, insegnante di inglese, è rimasta molto soddisfatta dai risultati di queste “lezioni speciali”. Ci racconta di alunni che normalmente sono molto timidi,  poco inclini ad esporre il proprio pensiero: dopo questo percorso, in cui li ha visti molto interessati e motivati, esprimono con serenità le proprie idee ed opinioni. Un cambiamento in positivo, sicuramente inaspettato.

 “La nuova frontiera nello sviluppo della Salute psicofisica è sviluppare una cultura e una organizzazione di vita che consenta di dare peso alle cose importanti per la nostra Felicità a partire da relazioni di qualità intrise di vitalità, condivisione, partecipazione e affetto”. In questo credono gli ideatori del progetto e questa iniziativa conferma la necessità di aiutare i giovani a nutrire la positività della vita.

Ciò che colpisce particolarmente la dott.ssa Giudetti è che la maggior parte degli adolescenti non ha sogni. “Non hanno mai sentito parlare di felicità, desideri, sogni. Da cosa dipende?  Non c’è proprio l’educazione ai sogni che rendono felici!”.

Il problema parte prima dalla famiglia che dalla società, -ci spiega-  la società rispecchia poi la famiglia. È pur vero che gli adolescenti danno un peso all’amicizia ed altri valori, ma hanno una concezione distolta. Sono pochi quelli che sognano e, nella maggior parte dei casi, è più un voler emulare. Chi ha la passione può realizzare i propri sogni perché ha la voglia, il desiderio… ma è raro trovare questa passione nei ragazzi di oggi”.

A cosa è servito questo corso?

Intanto a far vedere il lato positivo degli esseri umani, della relazione, dell’altro, ma puntando sul fatto che siamo noi a determinare, cioè che noi abbiamo la nostra responsabilità nell’agire ma anche nel determinare come l’altro si pone nei nostri confronti. Non può sempre essere l’altro la causa dei nostri umori, dei sentimenti, dei disagi, ecc. L’essere umano deve prendere coscienza di tutto questo e, una volta preso coscienza, può cambiare, può sognare e può quindi realizzare”.

Al termine della lezione, i ragazzi hanno dato dei voti alla dottoressa Giudetti che, a quanto ci risulta, ha superato egregiamente la prova di insegnante di felicità: buona la prima!

di Maria D’Auria

Il Napoli è un pugile stanco che vuole tirare fuori l’orgoglio

Tuttosport scrive sul successo del Napoli contro l’Atalanta

“Un round in meno. Il Napoli è un pugile stanco, provato dai pugni pesanti subiti nelle ultime settimane, che però sta cercando di tirare fuori tutto l’orgoglio e tutte le qualità per conservare il vantaggio accumulato fino al verdetto finale. Contro l’Atalanta tutto ciò è bastato per piazzare il colpo da tre punti e ricacciare a -2 la Roma, che aveva superato gli azzurri con la rimonta vincente di Genoa. Ora la squadra di Sarri deve riuscire a fare altrettanto nelle due riprese che restano per essere sicura del secondo posto e dell’accesso diretto alla Champions League”