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Insigne: “Sarri ci ha lanciato un messaggio in vista del Real e sulle scarpette di Ronaldo…”

Le sue parole
Lorenzo Insigne ha rilasciato un’intervista all’edizione nazionale de La Repubblica: “Sappiamo che è una grande squadra, davanti hanno Ronaldo: il miglior giocatore del mondo insieme a Messi. Ma il mister ci ha detto di stare sereni, resta comunque una partita di calcio. Magari riusciamo a tornare a casa con un buon risultato per giocarci la qualificazione al San Paolo, uno stadio che può incutere timore perfino al Real”.
L’arma migliore del Napoli?
“Il gruppo che ha creato Sarri, con lui nessuno si sente escluso. Tutti sanno che prima o poi arriva la loro occasione, e ognuno sa quello che deve fare”.
Lei è l’unico napoletano della rosa oltre al terzo portiere.
“E questo aumenta la pressione, i tifosi si aspettano sempre di più da me. Lo stesso che succede a Totti, Florenzi e De Rossi nella Roma”.
Cosa la diverte del calcio?
“Tutto. Se fosse per me, mi allenerei tutti i giorni con il pallone. Mi mettono a correre senza la palla e divento pazzo. Dove sto io dev’esserci un pallone: è il vizio che ho fin da piccolo”.
Sarri le ha dato più libertà in campo rispetto a Benítez?
“Devo ringraziare Benítez: con lui ho imparato l’importanza della fase difensiva. Prima mi preoccupavo solo di quella offensiva. Nel calcio di oggi in Europa, devi essere bravo sia ad attaccare, sia a difendere”.
Qualcuno la rimprovera perché dribbla troppo ?
“No. Sarri dà libertà totale a me, Callejón e Mertens negli ultimi 30 metri. Ci chiede solo di stare attenti nei ripiegamenti”.
Com’era con Zeman invece?
“Ti divertivi… Con lui esisteva solo la fase offensiva: “preoccupati di attaccare”, mi ripeteva. Mi ha insegnato a vivere lontano da casa. Quando andai con lui al Foggia era la prima volta: all’inizio mi pesava, di sera soffrivo. Quelli che non conoscono Zeman dicono che non ride mai: tutto il contrario, scherzava sempre. Se sono arrivato fino a qui è per la fiducia che mi ha dato”.
Che cosa serve a un calciatore per arrivare in alto?
“Sapersi sacrificare. Io ho rinunciato a tante cose: a uscire il sabato sera, a fare tardi con gli amici. A Napoli ci sono tanti giocatori di talento che non arrivano in alto perché non hanno la capacità di rinunciare a tante cose. Io devo molto ai miei genitori, perché quando avevo 17-18 anni il coprifuoco era alle 22.30, mentre i miei amici tornavano all’una. E prima delle partite andavo a letto alle 20. Sono cresciuto in un quartiere operaio, tra casini di ogni tipo. I miei mi hanno aiutato molto, sarò sempre grato a loro per questo. Per restare in alto servono professionalità e serietà. A me piace arrivare sempre un’ora prima agli allenamenti”.
A chi avrebbe chiesto l’autografo?
“Ad Alessandro Del Piero: per il suo modo di giocare, per come tirava le punizioni, per la sua professionalità. E perché non discuteva mai con nessuno, né dentro né fuori del campo”.
Il regalo più bello che ha ricevuto quando era piccolo?
“Gli scarpini di Ronaldo, il fenomeno. Mio padre lavorava al Nord, tornava a casa ogni due settimane e portava me e i miei tre fratelli a comprare scarpini da calcio. Lo facevo girare a piedi per tutta la città finché non trovavamo quelli di Ronaldo…”

Pericolo ultrà per Real-Napoli: in 300 saranno a Madrid

Pericolo ultrà per Real-Napoli: in 300 saranno a Madrid

Come riporta la Gazzetta dello Sport a Madrid c’è preoccupazione: “Sono arrivati in 4.000 nella sola giornata di ieri. Almeno altrettanti sbarcheranno oggi per un totale di circa 10 mila presenze. Saranno tanti i tifosi del Napoli che troveranno posto sulle tribune del Santiago Bernabeu per la sfida di questa sera. A far da contraltare all’entusiasmo dei tifosi azzurri arrivati ieri nella capitale spagnola, c’è la preoccupazione delle forze dell’ordine, in apprensione per l’imminente arrivo a Madrid di 300 ultrà azzurri in viaggio con alcuni pullman partiti da Napoli. La polizia madrilena sta lavorando alacremente per intercettare i mezzi in arrivo dall’Italia, in modo da poter controllare i tifosi fino all’arrivo al Bernabeu ed evitare qualsiasi contatto con i supporter del Real. Sono stati già predisposti alcuni posti di blocco lungo le strade principali che portano in città. C’è preoccupazione in particolare per quei tifosi che arriveranno oggi senza biglietto e andranno gestiti”.

Sacchi al Napoli: “Potete compiere un’impresa, a patto che non tradite per paura”

Le sue parole

Arrigo Sacchi ha scritto un interessante articolo sulle pagine della Gazzetta dello Sport: “Gli scugnizzi di Sarri all’attacco del mitico Bernabeu. Come nel lontano 1987, quando gli azzurri guidati dal grande Maradona uscirono dominati e sconfitti pur in uno stadio senza tifosi. Gli azzurri dovranno interpretare il match da protagonisti senza artifici tattici o difese eroiche. Non possono tradire identità, giovinezza, entusiasmo e una guida formidabile che li aiuta, aumentandone creatività e talento. Da una parte ci saranno i più grandi giocatori del mondo, nel club più ricco, famoso e vincente (11 Champions), dall’altra un gruppo di ragazzi in crescita, quasi nessuno titolare nelle nazionali top e in un club che mai ha vinto una Champions e con un fatturato che è un quinto del rivale. Tutto sembra non dare spiragli agli azzurri che posseggono però un valore che non si compra: una grande organizzazione di gioco. Sarri ha dato ai suoi uno stile di gioco. Perso Higuain e dovendo rinunciare a Milik la squadra ha segnato più gol dell’anno scorso e inventato Mertens cannoniere. Il lavoro di Sarri è quello di un genio, al pari di impegno e volontà dei suoi ragazzi, obbligati a praticare un copione dove volontà, intelligenza e lavoro sono fondamentali. In un confronto individuale non ci sarebbe storia, ma il calcio è una somma di valori fisici e tecnici. Gli uomini di Sarri dovranno possedere uno spirito di organizzazione di squadra superiore, un possesso palla veloce e mai statico. Servono ripartenze e cambi di velocità con tagli e attacchi alle spalle dei rivali. La velocità e i movimenti senza palla faranno aumentare le soluzioni e mettere in difficoltà Ramos e compagni. Cari e bravi ragazzi, potete compiere un’impresa, a patto che non tradite per paura il vostro lavoro e il vostro sapere”.

Berdini – Muraro: il doppio affondo alla Raggi

Paolo Berdini, titolare dell’Urbanistica, si dimette accusando: «Virginia ha scordato la legalità. Le periferie sprofondano e lei pensa solo al nuovo stadio». Gli fa eco l’ex assessore Paola Muraro che dichiara: «La giunta Raggi è nella morsa di gruppi di potere».

Roma, Berdini lascia e accusa: “Raggi ha scordato la legalità”

L’assessore all’Urbanistica si dimette: “La sindaca pensa solo allo stadio” La replica: non lavorava. Accordo con la società sul progetto di Tor di Valle

ROMA – È un commiato senza lacrime né fazzoletti bianchi quello tra Paolo Berdini e Virginia Raggi. «Dimissioni irrevocabili», comunica con una nota l’ormai ex-assessore all’Urbanistica di Roma.

L’addio non è dei più dolci, inasprito dalle recriminazioni di Berdini: «Mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma». «Dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche – continua l’ex assessore – invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata che ha provocato immensi danni alla Capitale».

 

Dichiarazioni che, ragionano in Campidoglio, sembrano essere state confezionate per distogliere l’attenzione dal motivo reale – le frasi proferite contro la sindaca e contro la giunta, riportate in un’intervista alla Stampa – e ripulirsi il nome. Poco più tardi, arriva anche la risposta piccata di Raggi: «Berdini preferisce far polemiche invece che lavorare. Noi andiamo avanti anche senza di lui».

E dunque, ognuno tenta di dare una immagine di sé migliore dell’altro, in uno scontro che su entrambi i fronti ha il forte retrogusto della vendetta personale.

Berdini, dopo aver compreso che non ci fossero più spiragli per una sua permanenza in giunta, e nonostante avesse accettato in un primo momento la formula delle “dimissioni respinte con riserva” per dare tempo a Raggi, ha deciso autonomamente di staccare la spina. Così, i piani di Raggi sono scombinati.

La sindaca, prima di accompagnarlo alla porta, avrebbe voluto trovare un sostituto. Quantomeno, portare il progetto dello stadio della Roma fino alla fase conclusiva con Berdini ancora in sella, seppur depotenziato, per evitare di diventare il bersaglio di possibili polemiche da parte di quella base più ambientalista, vicina alle battaglie dell’ex assessore. E invece, con la ricerca ancora in corso del prossimo assessore, Raggi si ritrova le deleghe all’Urbanistica e alle Infrastrutture sulle spalle.

Anche se probabilmente non è il motivo scatenante del conflitto tra i due, sullo sfondo resta imponente il progetto per lo stadio della Roma. Avversato sin dal principio da Berdini e sempre meno dalla giunta capitolina. Non è un caso che alla riunione in Campidoglio, in cui ieri pomeriggio è stato sancito l’accordo di massima con i costruttori e la società sportiva, l’assessore ancora in carica non abbia partecipato. Solo poche ore dopo, sono arrivate le dimissioni.

Tra As Roma e Campidoglio è stato trovato l’ accordo di massima. Un’intesa raggiunta al termine di una riunione durata circa due ore alla presenza dei vertici dell’amministrazione Raggi, del direttore generale dell’As Roma Luca Baldissoni e del costruttore Luca Parnasi. Seduti intorno a un tavolo nella sala delle Bandiere, i proponenti hanno fatto tirare le tende e con un proiettore hanno mostrato le modifiche apportate al progetto ai cinque stelle capitolini.

Le nuove planimetrie, gli schizzi di come cambierà il business park e alcuni rendering riadattati per portare in porto il necessario compromesso Per ora l’ordine del Campidoglio è «massima riservatezza», almeno per un’altra settimana, quando i tavoli tecnici avranno limato i dettagli e concluso il lavoro. Ma il taglio delle tre grandi torri firmate dall’archistar Daniel Libeskind dovrebbe essere importante. Ben più di qualche piano verrà eliminato dai grattacieli, per ridimensionare le aspirazioni newyorchesi all’area di Tor di Valle. Un limite, quello della riduzione delle cubature, entro il quale la rinuncia alle opere pubbliche contenute nel progetto sarebbe minima e non riguarderebbe gli interventi più importanti, dai collegamenti ferroviari a quelli stradali. Ora, vanno limati i dettagli.

La volontà di entrambe le parti, come dichiarato oggi dopo l’incontro, è quella di chiudere la partita entro il termine del 3 marzo.

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La Raggi sotto accusa. Muraro: è nella morsa di gruppi di potere, si deve slegare se vuole sopravvivere

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«La giunta Raggi è nella morsa di gruppi di potere». Il nuovo affondo contro il sindaco di Roma viene dall’ex assessore Paola Muraro e coincide con la scelta di Paolo Berdini, titolare dell’Urbanistica, di dimettersi accusando: «Virginia ha scordato la legalità. Le periferie sprofondano e lei pensa solo al nuovo stadio».

Muraro: “Virginia commissariata da gruppi affaristici dentro e fuori il M5S”

L’ex assessora: si deve slegare se vuole sopravvivere

ROMA – «Berdini avrebbe dovuto lasciare immediatamente: quello che ha detto è imbarazzante e falso. La sindaca non è fragile, inadeguata e senza personalità, come i dissennati comunicatori del Movimento la fanno apparire. Ho assistito a telefonate con i vertici in cui troncava la conversazione dicendo: “La sindaca sono io”».

Certe volte la chiama «la Raggi». Altre «la sindaca». «Fino a Natale era solo Virginia. C’era forte sintonia. Poi il suo commissariamento s’è compiuto. Mi pare provata. Se potessi le direi: sii te stessa, slegati. I romani hanno votato te, non Casaleggio». A due mesi dalle dimissioni da assessore all’ambiente per l’avviso di garanzia, la versione di Paola Muraro.

Il vostro primo incontro?  

«Prima del ballottaggio. Dopo un’ora mi avvertì: lei sarà triturata, se la sente?».

È stata triturata?  

«Da subito. Cominciarono a uscire calunnie politiche ai miei danni. Per esempio che ero pro inceneritori. Falso, non me ne sono mai occupata. Sono specializzata in impianti di compostaggio».

Da dove provenivano?

«Dal sottobosco di pseudoambientalisti che gravitano attorno al Movimento e aspirano a laute consulenze. Se non li foraggi, ti scatenano contro il web. Ho chiuso il rubinetto, era un fiume di soldi, e l’ho pagato sulla mia pelle».

Com’è andata esattamente la vicenda delle sue dimissioni?  

«Quando ho informato la sindaca dell’avviso di garanzia, lei ha convocato i consiglieri comunali dicendo: “Ti autosospendi, chiarisci e torni”. Ma il segretario generale diceva che l’autosospensione non era possibile. Virginia era contraria alle dimissioni e i consiglieri mi difendevano ma i vertici, Grillo e Casaleggio, erano irremovibili. L’imbarazzo era evidente tanto che io sono andata via. Nella notte la Raggi ha postato il video in cui dava la notizia delle dimissioni».

È rimasta delusa?  

«L’intesa era che dopo l’interrogatorio, viste le carte, sarei tornata in giunta. L’indomani mi arrivavano messaggi di solidarietà da consiglieri, assessori, parlamentari come Di Battista che stimo e ha leadership. In realtà il successore era già pronto. Dopo qualche giorno la sindaca mi ha richiamato. Faticava a trovare le parole: “Paola, non posso reggere”. Io l’ho interrotta: “Virginia, ho capito”. Dopo qualche ora ha nominato il nuovo assessore».

Ci ha ripensato?

«Mi sono dimessa per fedeltà ai dettami del Movimento. In realtà l’avviso di garanzia era l’atteso escamotage per farmi fuori».

Rifarebbe tutto?  

«Non offrirei le dimissioni, li costringerei a cacciarmi».

Condivideva il programma M5S?

«A parte qualche bizzarria come quelle sul riciclo dei pannolini, totalmente. E ho provato ad applicarlo. Senza di me, è stato tradito».

Che cosa intende?  

«C’è all’opera un gruppo trasversale di affaristi dentro e fuori il Movimento. L’ho capito dall’interno. Un’esperienza che mi ha aperto gli occhi. Per questo dico agli attivisti 5 Stelle: io ho fatto da scudo umano, voi svegliatevi prima che sia tardi».

Perché, a suo giudizio, volevano farla fuori?  

«C’è stato un grande scontro. Per tre volte gli assessori alle aziende partecipate mi hanno presentato un progetto di partnership con Acea. Io l’ho sempre rispedito al mittente».

Perché?  

«Premetto che è un vecchio piano studiato da diversi anni dalle amministrazioni precedenti. Prevede nuovi impianti su terreni di Acea e non di Ama. Questo è il vero business. Altro che rifiuti zero. Su questo la mia posizione divergeva da quella di Colomban».

Lui che rispondeva?

«Colomban è capace e pratico, non lascia molto spazio. Diceva di avere un filo diretto con Grillo che chiamava “Beppe” e con i parlamentari nazionali. In realtà non ha nulla di grillino. In una riunione mi disse: “Non si governa con l’utopia”».

Lei che cosa pensava?

«Che Roma non può essere governata da avvocati liguri e manager lombardi e veneti, che non sanno dov’è Centocelle, quali sono i parchi o com’è difficile la raccolta differenziata a Tor Bella Monaca».

Che c’entrano gli avvocati?  

«La nomina del direttore generale dell’Ama, l’azienda rifiuti della Capitale, fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Lanzalone, che in pieno agosto si presentò a una riunione con una lista di candidati. Bina, il prescelto, veniva dall’azienda di Voghera, non proprio una metropoli, dove faceva appena il 30% di differenziata. Gli telefonammo che era in spiaggia. E’ inadeguato perchè proveniente da una realtà pari a un quartiere di Roma, spiegai. Fui zittita».

Perché Bina è importante?  

«Quando è arrivato a Roma, ha confessato di non aver nemmeno letto il programma del M5S. Aveva un compitino da fare non proprio in linea col programma Raggi. Ho capito che gli obiettivi erano diversi».

Quali sono questi obiettivi?  

«Lo stipendio di Romeo e la nomina di Marra sono specchietti per le allodole. Parliamo di qualche decina di migliaia di euro. Il business dei rifiuti a Roma vale miliardi. Acea può diventare la multiutility più grande d’Europa. Quello che destra e sinistra non sono riusciti a realizzare, potrebbero farlo i grillini».

La Raggi ne è consapevole?  

«Fino a un certo punto avevo la sua copertura totale. In simbiosi, nelle sabbie mobili. Poi si è dovuta piegare. Penso che se ne sia resa conto».

Lei sapeva delle chat dei “quattro amici al bar”?  

«Le chat erano molte. Un giorno Virginia disse: “Basta, non riesco a star dietro a tutte”».

Che orizzonte ha la Raggi?  

«Dipende dalla capacità di liberarsi da lacci e lacciuoli che le hanno imposto dall’esterno».

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lastampa/Muraro: “Virginia commissariata da gruppi affaristici dentro e fuori il M5S” GIUSEPPE SALVAGGIULO

Sarri: “Dubbi di formazione? Solo se giocare a tre o quattro punte”

Le loro parole

Queste le parole di Sarri, Albiol e Callejon nella conferenza stampa di presentazione del match di questa sera col Real Madrid:

Sarri sul seguito dei tifosi e Maradona: “Non l’ho ancora visto, spero dicadue parole alla squadra. Avere davanti una leggenda che ti dà fiducia e ha stima in te dà benzina nelle gambe. Non deve dedicare minuti a me, ma alla squadra. Mi ritengo fortunato al 50% perchè l’altro 50% me lo sono meritato. C’è chi domani sera va a fare un turno in fabbrica, ecco perchè mi ritengo fortunato”. 

Sarri su Sergio Ramos: “Ha fatto 8 gol, 7 mengtre era marcato a uomo… Ditemi che devo fare, sono in difficoltà”. 

Sarri: “Non so se avrò brividi all’ingresso in campo. Sono situazioni personali, difficile generalizzare. Stiamo crescendo a livello di mentalità, altrimenti non fai una striscia di 3 mesi e mezzo. Ma dobbiamo dimostrare ancora qualcosa a livello di personalità. Ho detto alla squadra che accetto tutto, l’unica cosa che non accetto è quella timorosa. Sen stiamo chiusi in area 90 minuti deve essree perchè loro ci chiudono in area, non perchè abbiamo paura di alzare la testa”. 

Sarri sulla preparazione: “Tempo a disposizione breve, abbiamo cercato di lavorare ma contro il talento non ci sono antidoti. Altrimenti non esistevano Maradona e Platini e adesso Ronaldo. Si può limitare, ma il talento può decidere le partite. Ma è bello così, altrimenti giochiamo alla playstation, che mi sta anche parecchio antipatica. Questa è una squadra che ha giuocatori che possono tirare fuori il colpo in ogni momento della partita”. 

Sarri scherza su Sorrentino“Era meglio avere iol pallone d’oro che il premio oscar!”

Sarri sul fattore campo: “Può influire, abbiamo fatto trasferte difficili come quella turca. La nostra è una squadra che può fare bene sia in casa che in trasferta. Perchè se prendiamo il sopravvento riusciamo a macinare gli avversari. Il nostro cammino in casa si basa su alcuen partite che non fanno testo come Dinamo e Besiktas. Io sento tanti discorsi su questo stadio. La realtà è che questo stadio deve il proprio prestigio alla squadra, ecco perchè ci hanno perso quasi tutti. Per la forza della squadra. E’ normale che lo stadio prenda alone mistico”. 

Sarri sul suo percorso: “Per me è gratificante aver fatto una carriera dal basso. Formativo, soprattutto perchè in categorie vedi di tutto e di più. Lì o cresci o muori. Certe esperienze le ho pagate sulla mia pelle. Penso sia un percorso che dovrebbe essere fatto da tutti. Poi ci sono le grancdi eccezioni, ma Guardiola ha fatto involontariamente dei danni. La sua esperienza ha invogliato tante società a prendere quella strada bruciando tanti allenatori che hanno fatto troppo presto certe esperienze alle prime armi”.  

Sarri sulle ripartenze: “Dobbiamo essere straordinari, perchè incontriamo una squadra che è tra le migliori al mondo in questo aspetto”.

Sull 11 luglio 82: “Ricordo una cena incredibile a base di pesce, nonostante la grande soddisfazione per aver vinto. Mi è rimasto più in presso quello! E’ importante giocare qui. Ma eè altrettanto chiaro che non è che settimana scorsa ho giocato in uno stadio da 1500 persone. E’ stato un percorso lungo e razionale, ti smorza a livello emotivo questo”.

Sui dubbi di formazione: “L’unico dubbio è se giocare con tre punte o quattro punte! Faccio giocare la migliore formazione possibile considerando anche una gamba che mi possa difendere anche meglio. Non è che se cambiamo due uomini riusciamo a colmare il gap con il Real. DOvremmo cambiarne 11 e forse non ce la faremmo, per responsabilità mie”.

Sarri: “Ci vuole faccia tosta, è indispensabile. Rischiamo in tutti i casi. Fare una partita timorosa sarebbe controproducente. Cerchiamo di avere la faccia più tosta possibile, dobbiamo abvere la follia di giocare il nostro calcio. E se ci riusciamo comunque sarà contro i campioni di tutto. Dobbiamo capire a che punto siamo nei confronti nei confronti di certe squadre a livello top mondiale. La squadra deve pensare cheè molto bello venire qui a giocare contro il Real, e vada come vada!”

Callejon: “Entrambe le partite saranno importanti, anche se il Bernabeu fa un certo effetto. Sarà importante domani, perchè è la prima. Ma non da meno il ritorno. Si sono rimasto in contatto con i miei ex compagni del Real Madrid.

Albiol: “Noi abbiamo giovani di carattere in squadra, giocatori importanti. Questo stadio è simile ad altri come quello della Juventus. Certe partite piace giocarle a tutti, giovani e vecchi. Tutti sappiamo dell’importanza di questa gara, tutti daranno il massimo. Siamo una squadra e sappiamo dell’importanza della gara”. 

Callejon: “Non perdere al Bernabeu sarebbe un buon risultato. Segnare poi anche. Domani scenderemo in campo come siamo abituati a fare, dobbiamo cercare di far loro del male. 

Albiol: “Noi non cambieremo il nostro sistema di gioco, è un anno e mezzo che giochiamo così con il nostro mister. Il sistema funziona, siamo cresciuti e non lo cambieremo. Noi cercheremo di fare la partita, il pareggio sarebbe un buon risultato perchè sarà una gara doppia. Sappiamo che è molto difficile vincere. Noi però abbiamo la mentalità per vincere, dobbiamo scendere in campo con questa testa. Ogni giocatore deve farlo”. 

Callejon sul passaggio del turno: “Loro sono i favoriti, anche se arriviamo qui con tanta fiducia. Vogliamo fare bene come squadra e società. 

Albiol su Ronaldo: “Il collettivo del Real Madrid è molto forte. Loro sono fortissimi in tutto, speriamo di fare una partita compatta. Non dobbiamo lasciargli spazio e alla fine dobbiamo fermarli tutti, non sono Cristiano. Sono grandi giocatori tutti, non solo lui. Nemmeno un secondo possiamo pensare a qualche altra cosa, altrimenti diventa tutto più difficile”. 

Albiol: “Dobbiamo dimostrare che sappiamo fare bel gioco anche al Bernabeu, lì mnon ci si può distrarre un attimo. Lo sappiamo, quindi è importante giocare con la mentalità giusta. Abbiamo molta voglia di fare bene. Daremo il massimo per tornare a Napoli con un risultato favorevole, vogliamo avere questa opportunità”. 

Callejon: “Giocare la seconda al San Paolo è importante ma non determinante, noi ci metteremo la faccia domani e vedremo cosa succederà. Non abbiamo molta maturità in Europa, ma dobbiamo giocare con concentrazione partrita dopo partita. Se domani otteniamo un risukltato favorevole sarà un ulteriore passo in avanti. 

Albiol: “Loro hanno attaccanti molto pericolosi, sono i campioni del mondo. Sappiamo che dovremo dare il massimo non solo domani, anche nella gara di ritorno. Dobbiamo fare in modo tale che al ritorno sia ancora tutto aperto, vogliamo imporre il nostro gioco anche qui”. 

Callejon apre la comnferenza: Per no isarà una partiuta speciale,, abbiamo vinto tante partite con il Real. E’ importante per tutti, anche società e tifosi. Domani al Bernabeu e il ritorno al San Paolo, saranno 180 minuti in cui vogliamo mettere in difficoltà il Real. Noi arriviamo con la consapevolezza che possiamo fare grandi cose, anche se loro sono molto forti. Noi siamo consapevoli della nostra forza. 

De Laurentiis: “Investirò sui diciottenni e vincerò con loro. Ho offerto a Diego il ruolo di ambasciatore”

Le sue parole

Aurelio De Laurentiis ha rilasciato una lunga intervista a Il Mattino: “Andiamoci piano. Se da sette anni siamo in Europa e il nostro ranking è passato dal 550esimo posto al 16esimo vuol dire che siamo una realtà, e non un’illusione. Quando nel 69 Ferlaino prese la società, impiegò 18 anni per vincere il primo scudetto. Io ne sono presidente da 12. Vuol dire che ho ancora margine per fare meglio, considerando anche che i tempi sono cambiati, e che vincere è diventato più complicato. Però, se guardo agli ultimi sette anni, vedo un crescendo continuo e mi convinco di due cose: che qualche scelta l’ho azzeccata e che, quanto meno secondo ciò che è logico prevedere, siamo destinati a salire ancora”

Mazzarri, Benitez e Sarri, tre gradini diversi per una sola scala. Come se li rappresenta oggi? “Mazzarri è stato bravo a portarci in Champions con un monte stipendi che era la metà di quello attuale. Benitez è stato abile nel selezionare talenti pur rimanendo nel budget di quanto si poteva allora spendere. Sarri è quello che si dice uno scienziato del calcio. Se penso oggi che, quando l’ho preso, alcuni gruppi delle curve, per fortuna non tutti, mi hanno contestato con gli striscioni allo stadio, mi viene da ridere». Lo difese contro l’evidenza dei primi incerti risultati”

Che cosa le diceva che era la scelta giusta? “Intuii subito che era un allenatore speciale. Anzitutto perché è innamorato perso del calcio, ma dico del calcio bello. Quello che ti porta con sfrontatezza a vincere, divertendo i tuoi fan. Poi è un grande studioso, insegue un’esattezza che direi scientifica. Non ho mai visto un tecnico così attento sul campo di allenamento e così meticoloso nel rapporto con i calciatori. Per questo non brucia mai un nuovo acquisto. Se il Napoli avesse comprato Gagliardini, lui non lo avrebbe mai fatto entrare da subito, come invece ha fatto l’Inter”

Sono cresciuti gli ingaggi? “Gli ingaggi sono cambiati, ma non solo. Con Leandrinho e Zerbin abbiamo una rosa di 26 giocatori”

Maradona? Gli ho offerto il ruolo di ambasciatore del Napoli nella prospettiva di aprire accademie azzurre nel mondo. Aspetto cosa deciderà visto il nuovo ruolo in Fifa. Stiamo discutendo, chi vivrà vedrà”

Sullo stadio: “Devo aspettare che maturino certe opportunità a Napoli per decidere se trasformare il San Paolo in uno stadio modello con tutti gli ostacoli che ne deriverebbero o se fare un impianto nuovo a Bagnoli. Lì c’è solo un problema di bonifica, ma la caduta di Renzi ha rallentato le cose. Una cosa è certa, il San Paolo non è la soluzione finale. Ha una copertura che andrebbe smaltita, poi ci sono problemi di viabilità ed architettonici. Avevo offerto complessivamente 75mln per fare spazi commerciali ma devo ringraziare il sindaco e il consiglio comunale per aver bocciato la mia proposta. La cosa che mi dà più fastidio è che la gente pensi che lo stadio sia mio, ma le manutenzioni sono a carico del Comune. Io ho investito svariati milioni per questo e ancora devono ritornarmi quei soldi. Dubito che i 25mln del Credito Sportivo serviranno per metterew a posto lo stadio”

Sul futuro: “Investirò sui diciottenni e vincerò con loro”

Roberto Amodio: “Logiudice? Dopo un disguido tecnico è andato via senza dare spiegazioni”

Roberto Amodio intervenuto alla puntata de “Il Pungiglione Stabiese” di ieri sera ci esprime il suo pensiero sulla situazione che vede coinvolto il D.S. Pasquale Logiudice.

Quello che segue è il passaggio specifico dell’intera intervista che ci ha concesso:

Muovere qualche “filo a gennaio” può essere controproducente, nel nostro caso perdere il Direttore Sportivo a campionato in corso, ha creato qualche scompenso?

I calciatori che sono andati via a gennaio hanno fatto le loro scelte di voler giocare e ritagliarsi maggior spazio.

Per quello che so io, lui ha avuto un disguido in seguito ad una riunione tecnica con l’allenatore, ed è andato via senza occuparsi più della squadra. In realtà resta ancora il nostro Dirigente, perchè non è stato assolutamente licenziato, e dispiace che in giro si sentono tante chiacchiere senza sapere i fatti.

Come in ogni ambiente di lavoro, anche nel nostro caso abbiamo una Società e in particolare un Presidente che prende le proprie decisioni. Manniello ha ritenuto opportuno non intervenire subito con il licenziamento, ritenendo che tutto poi potesse rientrare, e magari che la sua assenza fosse dovuta solo ad un momento di rabbia del Direttore Logiudice. Ci può stare che possano nascere dei disguidi in seguito ad una discussione, ma allontanarsi nel momento topico del mercato penso che non sia giusto, anzi reputo che il Presidente sia stato fin troppo corretto a non prendere provvedimenti.

Ho una grossa stima nei confronti di Pasquale, potrei dire quasi che lo considero come un fratello, ma su queste scorrettezze non mi trova d’accordo. Il sottoscritto quando ha avuto dei problemi si è sempre assunto le proprie responsabilità.

È inutile andare a parlare nei bar o attraverso i social con critiche mirate nei confronti della società. A Castellammare c’è solo il gusto di attaccare, in campo non giocava il Direttore Sportivo, ma una squadra guidata da un bravo allenatore, una società che non ha mai fatto mancare niente e tutti fanno la propria parte.

Si parlava del terzino del Messina De Vito? Il calciatore non ha accettato il trasferimento nonostante la Juve Stabia era disposta a fare un esborso economico importante, ma il Messina voleva anche una contropartita tecnica individuata in Liotti, che però ha rifiutato il trasferimento, tant’è vero che la stessa società peloritana non ha ceduto più nessun calciatore, e il solo Pozzebon è stato venduto al Catania in cambio di soldi e contropartite tecniche.

Si poteva fare un sacrificio per riappacificare un pò le parti, stiamo parlando di Manniello e Logiudice?

Personalmente non ho mai telefonato a nessuno, ma comunque resto sempre amico con tutti anche a distanza di molto tempo. Posso dirvi che non c’è stato nulla, quindi non vedo il motivo per il quale bisognava fare un sacrificio di rappacificazione. Alla fine il Presidente è colui che mette i soldi e che ha il potere di prendere una decisione. Io ero presente e non è successo niente, forse c’erano altri problemi che evidentemente Logiudice aveva e non ha voluto dire le cose in faccia. Non ho mai ricevuto nessuna chiamata da lui, non so se chiamava il Presidente, so solo che c’è stata una discussione tecnica. Su alcuni calciatori, che hanno manifestato la volontà di andare via, c’era l’assenso di tutti per la loro cessione.

Reputo sia stato giusto che siano stati messi alla porta quei calciatori che non avevano il piacere di rimanere qui a Castellammare. È stato il Presidente che ha definito gli accordi visto che già c’erano degli obiettivi e c’era l’assenza del Direttore Sportivo.

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Gli insegnamenti della Consulta sull’Italicum

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Le 60 pagine della sentenza della Consulta sull’Italicum disegnano una legge elettorale coerente con la Costituzione e immediatamente applicabile. Ma non vietano un nuovo intervento del Parlamento, troppo esposto ai veti incrociati di chi guarda solo al proprio orticello. Ci aspetta un futuro di grandi coalizioni, i “caminetti” che Matteo Renzi ha contestato alla direzione nazionale del Pd.

Cosa ci insegna la sentenza sull’Italicum

La sentenza della Consulta ha dichiarato incostituzionali il ballottaggio e le candidature plurime così come previste nell’Italicum. Le legge elettorale che ne risulta è sì subito applicabile, ma ciò non significa che il parlamento debba rinunciare a intervenire. L’omogeneità tra Camera e Senato.

Le questioni accolte

Il 9 febbraio è stata pubblicata la sentenza 35/2017, con cui la Corte costituzionale ha dichiarato la parziale incostituzionalità della legge elettorale 52/205 (il cosiddetto Italicum). Si tratta di un documento molto interessante, che risponde a diversi dubbi e curiosità e che arricchisce sensibilmente la giurisprudenza della Consulta in materia elettorale.
Le motivazioni della sentenza sono espresse in ben sessanta pagine: se confrontate con le scarse quindici dedicate alla legge 270/2005 (Porcellum), la differenza appare enorme e si spiega principalmente con la pluralità dei soggetti ricorrenti (i tribunali di Messina, Torino, Perugia, Trieste e Genova) e il numero delle questioni sollevate. Tra tutte, solo due sono state considerate fondate e quindi accolte: l’incostituzionalità del ballottaggio e quella delle candidature multiple dei capilista.
Per quanto riguarda il ballottaggio, la Corte fonda il suo giudizio sulla mancanza di una soglia minima di voti per essere ammessi al secondo turno. Si tratta della stessa motivazione con cui era stato dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza del Porcellum (sentenza n. 1/2014) e sulla base della quale è stato invece salvato quello dell’Italicum, quando attribuito al primo turno. La lista vincente al ballottaggio avrebbe infatti ottenuto un premio di maggioranza molto elevato: in questo caso, la garanzia del principio costituzionale della governabilità, pure riconosciuto, non sarebbe stata sufficiente a compensare la violazione dei principi di sovranità popolare (articolo 1 comma 2 Costituzione) e di uguaglianza dei cittadini e del voto (articoli 3 e 48 comma 2). Interessante come la Corte argomenti ciò anche alla luce della mancata possibilità di apparentamento tra liste al secondo turno, suggerendo forse al legislatore un modo per reintrodurre lo stesso ballottaggio in una successiva revisione della legge elettorale.
Del resto, la Corte enuncia chiaramente che, in sé e in astratto, il ballottaggio non debba considerarsi affatto costituzionalmente illegittimo. La Consulta tiene infatti a chiarire che, nel caso dell’elezione del sindaco nei comuni con più di 15mila abitanti, l’effetto che potrebbe risultare problematico (il ballottaggio influenza infatti anche la composizione del consiglio comunale) è considerato secondario rispetto a quello principale, cioè l’elezione diretta del titolare del potere esecutivo locale.
Per ciò che concerne le candidature multiple, è risultata cruciale nel giudizio della Corte la discrezionalità attribuita al candidato bloccato di scegliere il proprio collegio; di nuovo, ciò è considerato una violazione del principio dell’uguaglianza dei cittadini e del voto. Infatti, non è la candidatura plurima in sé il problema (in vigore prima del 1993 e tuttora caratterizza la legge elettorale per il parlamento europeo) bensì il fatto che nell’Italicum la pluricandidatura è possibile esclusivamente per taluni soggetti (i capilista, appunto) e inoltre la loro elezione non avviene sulla base di preferenze raccolte nei collegi, ma sulla base della loro posizione. In aggiunta, la Corte suggerisce alcuni criteri di scelta che avrebbero comunque salvato l’impostazione voluta dall’Italicum (ad esempio, condizionare la scelta alla cifra elettorale relativa ottenuta dalla lista).
Non potendo – e non volendo – intervenire in maniera discrezionale, la Corte fa salvo l’unico criterio residuale possibile, previsto dalla legge stessa, vale a dire il sorteggio, che perlomeno cancella la discrezionalità nella scelta del collegio. La previsione è necessaria in quanto la legge deve essere ovviamente applicabile; tuttavia, la Corte richiama esplicitamente il legislatore a introdurre un criterio diverso, che sia maggiormente rispettoso della volontà degli elettri.

E adesso?

Adesso, naturalmente, la questione è nelle mani del parlamento. La sentenza della Corte chiarisce che la legge elettorale risultante è direttamente applicabile e utilizzabile, ma ciò non costituisce certo un obbligo per il parlamento a rinunciare alla propria prerogativa di legiferare di nuovo in materia. Anzi, da un certo punto di vista, la sentenza dovrebbe addirittura essere uno stimolo per il legislatore. Tristemente, ma non è una novità, la decisione sulla legge elettorale sembra più condizionata dalla strategia di segreterie di partito o direttori rispetto alle elezioni che alla libera scelta dei parlamentari. Stando così le cose, c’è da aspettarsi un futuro di grandi coalizioni elettorali e parlamentari, le uniche in grado di far funzionare in maniera omogenea Camera e Senato. A proposito di maggioranze omogenee, la Corte chiude la sentenza con una chiosa ripresa da più parti con interpretazioni diverse: chiarisce che sistemi elettorali diversi per Camera e Senato sono del tutto ammissibili, a patto che non ostacolino la formazione di “maggioranze parlamentari omogenee” nelle due camere.

POLITICA

Consulta: illegittimi ballottaggio e pluricandidature

La Consulta si è espressa sulla legittimità dell’Italicum, la legge elettorale approvata nel 2015 dal governo guidato da Matteo Renzi.  Relatore…

vivicentro.it/attualità
vivicentro/Gli insegnamenti della Consulta sull’Italicum
lavoce.info/Cosa ci insegna la sentenza sull’Italicum (Paolo Balduzzi)

Juve Stabia: Zhivko Atanasov convocato in nazionale viene seguito anche da un club di serie A

Zhivko Atanasov dopo l’ottimo campionato disputato fino a questo momento, comincia a raccogliere i frutti del suo lavoro e della sua caparbietà.

Un premio. Conquistato, sudato, meritato. Un biglietto di ritorno per la Bulgaria, anche se solo per tre giorni. Sensazioni intense, emozionanti. Da Castellammare di Stabia verso l’Est, un passo breve per un salto grande così. Zhivko Atanasov, ci scommettiamo, in questo momento è il volto della felicità. Perché ne ha passate tante, e perché ora può gustarsi la chiamata più bella: quella della sua Nazionale. Il difensore classe 1991 della Juve Stabia è stato convocato, infatti, per uno stage che la Bulgaria di Hubcev terrà dal 20 al 22 febbraio. Applausi. Per chi nel febbraio dello scorso anno ha chiuso le valigie tra speranze e sogni e, dopo varie esperienze tra Levski Sofia, Cherno More e Slavia Sofia, è andato verso un futuro senza certezze.

Qualità indiscutibili, quelle di Zhivko: forza fisica (187 centrimetri), la giusta dose d’esperienza, la voglia di rispondere presente alla grande chiamata della Juve Stabia, che ha visto in quel ragazzone venuto dall’Est la luce del potenziale campione. Questione di dna, dato che lo sport non è proprio una novità in famiglia. La madre di Zhivko, Jordanka Donkova, è stata una meravigliosa campionessa nell’atletica leggera, con la medaglia d’oro nei 100 metri a ostacoli alle Olimpiadi di Seul nel 1988 e quella di bronzo a Barcellona nel 1992, oltre al primato mondiale di 12″21 che ha resistito per quasi 28 anni e battuto solo nel luglio del 2016 dall’americana Kendra Harrison.

Nonostante tutto, però, il destino ha provato a giocare brutti scherzi. Zhivko Atanasov, arrivato in prova al Menti, ha infatti dovuto fare i conti con un ginocchio che proprio non ne voleva sapere di dargli pace. Una prima stagione tormentata, solo due presenze e tanti, troppi rimpianti. Valigie pronte, da chiudere per tornare indietro, con il rammarico di non avercela fatta. E invece no. Perché il club del presidente Manniello ha continuato a credere in quel ragazzo. E lo ha aspettato.

I risultati, con pazienza e fiducia, arrivati: in questa stagione, Atanasov è diventato titolare indiscusso e grande protagonista della squadra di Gaetano Fontana che si sta giocando la vittoria del Girone C di Lega Pro con corazzate come Lecce, Foggia e Matera. I numeri parlano chiaro: 21 presenze complessive (18 in Lega Pro, 2 in Coppa Italia e 1 in Coppa Italia Lega Pro) con 1759 minuti giocati e un gol segnato il 14 settembre contro il Messina. Costanza, intelligenza, riscatto. Già, il riscatto. La convocazione per la Nazionale bulgara è un premio sia per Zhivko che per la Juve Stabia, che ci hanno sempre creduto, anche quando sembrava che tutto questo non dovesse accadere. Problemi fisici alle spalle, un rendimento ben al di sopra della sufficienza e le luci del mercato puntate addosso.

Già, perché le sue prestazioni non sono passate inosservate: il Chievo Verona del presidente Campedelli ha già appuntato nome e cognome sul taccuino e degli osservatori gialloblù lo hanno seguito durante la partita contro la Casertana dello scorso 13 novembre. Un futuro ancora tutto da scrivere, tra speranze e rivincite. Con il mercato sullo sfondo, Atanasov e la Juve Stabia si godono un riconoscimento come quello della convocazione nella Nazionale bulgara. Il premio per chi ha saputo aspettare. Per chi ha saputo crederci.

fonte https://gianlucadimarzio.com/it/atanasov-gioia-juve-stabia-la-bulgaria-chiama-il-chievo-lo-osserva

Assemblea PD: dialogo tra sordi

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Marcello Sorgi analizza il “ dialogo tra sordi ” che porta il partito a una scissione sempre più vicina. Bersani: “Renzi ha spinto il pulsante dell’autodistruzione”.

Alla direzione del Pd che dopo i risultati del referendum doveva decidere sui destini della legislatura, del governo, e di conseguenza del Paese, è andato in scena il più classico del dialogo tra sordi, tra Renzi e la sua maggioranza che ha lasciato avvertire qualche scricchiolio, da una parte, e gli avversari della minoranza dall’altra. Al di là di qualche pallido tentativo di ritorno alle buone maniere, tra gente che in molti casi non si rivolge più la parola da tempo e si parla solo attraverso interviste a giornali e tv, i due schieramenti, divisi in quattordici correnti, sono rimasti ciascuno sulle sue posizioni.

Renzi punta a far svolgere il congresso del suo partito in tempi brevi, entro aprile o maggio, per andare alle elezioni anticipate entro giugno, o al massimo settembre. Bersani ha chiesto che la legislatura arrivi alla sua scadenza naturale, in nome della necessità di dare al governo la possibilità di affrontare i più urgenti problemi italiani, e di posporre l’esigenza del Pd di rilegittimare il proprio vertice, misurando consensi e dissensi tra i propri iscritti ed elettori.

Ma poiché ridurre all’essenziale – Renzi sì o no – il dibattito interno, incarognitosi e giunto alle soglie di una scissione a meno di dieci anni dalla nascita del Pd, non sarebbe stato possibile, senza aggravare il penoso clima interno, e peggiorare in diretta tv l’immagine del più grande partito di governo, per quattro ore si è assistito a un confronto non del tutto mediocre sui destini della sinistra mondiale insidiata dal populismo arrembante, dalla destra trumpista e xenofoba vincente, dalla globalizzazione calante. Una discussione a tratti perfino interessante, per chi voglia farsi un’idea del panico e del senso di accerchiamento che accompagna una delle poche classi dirigenti di centrosinistra rimaste alla guida di un Paese importante come l’Italia, mentre tutt’attorno, dall’Inghilterra alla Francia all’Olanda, i nostri maggiori partners provano come possono a fronteggiare le proprie crisi politiche e quella più complessiva dell’Unione Europea. E una prova abbastanza esplicita – sebbene si sia trattato dell’inizio abbastanza estemporaneo di un dibattito destinato a proseguire – che anche il Pd, come quasi tutti i democratici e i socialisti nel mondo, di fronte alle sfide che tutt’insieme s’è trovato davanti non ha altre risposte che una sorta di indietro tutta, rispetto all’assunzione dì responsabilità che avevano caratterizzato le sinistre dell’inizio degli Anni Novanta, oggi guardati quasi come il momento di un grande errore e l’occasione di un tradimento delle idee e dei bisogni tradizionali del proprio elettorato. Dunque, basta mercati, privatizzazioni, liberalizzazioni delle regole del lavoro, terze vie tra capitalismo e socialismo, e via libera alle nostalgie d’altri tempi, statalismo, interventi pubblici, assunzioni (pagate con chissà quale capitolo del bilancio statale, oberato dal debito). Il tutto, coniugato con le parole-chiave del successo di Trump in America, declinate ovviamente a sinistra e nella lingua nazionale: «Prima l’Italia!» e «Protezione».

Ora, è lecito dubitare che al di là di qualche slogan elettorale – non dissimile da quelli adoperati, per perdere, dal leader laburista Corbyn in Inghilterra o dall’aspirante e sconfitto dalla Clinton candidato democratico Sanders in Usa -, queste proposte possano trasformarsi in soluzioni per i pesanti e crescenti problemi italiani. Come manifesto per una sinistra che voglia tornare all’opposizione sono perfette, e può darsi che servano anche a recuperare una parte di voti perduti, ma non la maggioranza che serve a governare. E va da sé che se questo dovesse diventare il programma del Pd, Renzi non potrebbe più esserne il leader: al dunque, questo sembra il vero obiettivo dei compagni ritrovati.

L’accelerata verso il congresso dell’ex premier, e tra qualche giorno segretario dimissionario del Pd, nasce di qui: sarà il suo ultimo azzardo, per cercare di non soccombere alle sirene del passato, di certo il più rischioso della sua recente avventura.

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Assemblea PD: dialogo tra sordi
lastampa/L’ultimo azzardo del leader MARCELLO SORGI

Real Madrid-Napoli, i convocati di Zidane: assente Bale

Il Real Madrid ha diramato la lista dei convocati in vista della sfida di domani contro il Napoli al Bernabeu. Gara valevole per l’ andata degli ottavi di finale di Champions League. Non figura tra l’ elenco il nome di Gareth Bale, l’ attaccante gallese  è rientrato in gruppo solo pochi giorni fa dopo un lungo stop.

 

Portieri: Keylor Navas, Kiko Casilla, Ruben Yanez.

Difensori: Carvajal, Pepe, Ramos, Varane, Nacho, Marcelo.

Centrocampisti: Kroos, James, Casemiro, Kovacic, Modric, Isco.

Attaccanti: Cristiano Ronaldo, Benzema, Lucas Vazquez, Morata

Champions League, Zidane: “Entrambe le squadre hanno le stesse possibilità di passare il turno. Sarri? Sta facendo benissimo”

Zinedine Zidane, allenatore del Real Madrid, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia dell’ andata degli ottavi di Champions League contro il Napoli. Ecco quanto evidenziato:

“Bale ha recuperato e ha lavorato già due volte con il gruppo. Sta bene e vedrete se sarà convocato. Bisogna essere cauti visto che è stato fuori due mesi. Siamo molto concentrati sulla sfida di domani. Entrambe le squadre hanno il 50% di possibilità per passare il turno. Sarri sta facendo un grande lavoro, il Napoli gioca molto bene e i risultati positivi sono una conseguenza.
Finale? La strada è lunga, prima abbiamo due partite difficilissime contro il Napoli. Crediamo molto in questa competizione, per vincere domani dovremo dare il massimo in campo.
Maradona? Da bambino lo veneravo ma con tutto il rispetto sono i giocatori che scenderanno in campo che temo maggiormente. Il Napoli ha tanti giocatori forti e rapidi, specialmente in avanti. Anche noi abbiamo le nostre armi, vedremo chi la spunterà.
Il Napoli gioca a ritmi elevati, sappiamo delle difficoltà cui andremo in contro in diversi momenti della gara. Dobbiamo limitarli sul piano offensivo e non esporci al loro contropiede. Per questo servirà la massima concentrazione per portare a casa il risultato”.

Attività di base, Virtus Palma-Juve Stabia 1-2: il tabellino

Attività di base, Virtus Palma-Juve Stabia 1-2: il tabellino

L’attività di base della Juve Stabia, categoria 2005/06, ha giocato contro la Virtus Palma e vinto con il risultato di 2-1 grazie ai gol di Cioffi e Minasi.

Così in campo:

1 tempo:

Sacco, Provvisiero, Miele, Granatello, Maffei, Testa, Di Nardo, Cioffi, Rinaldi

2 tempo:

Galluccio, Coppola, De Curtis, Papa, Natale, Mottola,  Improta, Cioffi, Minasi

3 tempo:

Galluccio, Provvisiero,  Miele, Zaccariello, Maffei, Natale, Buzzo, Fabrizio, Testa

a cura di Ciro Novellino

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Champions League, Modric: “Gara difficile, il Napoli gioca bene. Speriamo di ottenere un buon risultato”

Luka Modric, centrocampista del Real Madrid, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Napoli. Ecco quanto evidenziato:

“Domani ci attende una gara difficile, il Napoli è un ottima squadra. Siamo fiduciosi in quanto giochiamo in casa. Possiamo fare bene e non concedere il gol all’ avversario. Mi aspetto una grande sfida, noi abbiamo una grande storia in Champions e i nostri tifosi ci supporteranno dall’ inizio alla fine. Maradona? Uno dei più grandi della storia. Siamo contenti che sia presente ma fortuna che non gioca.

Noi ci siamo allenati al meglio e siamo pronti a scendere in campo per centrare la vittoria. Il Napoli viene da una buona serie di risultati e gioca molto bene. Noi giochiamo in casa e dobbiamo subito partire a ritmi elevati. E’ una buona squadra che sa far bene   in attacco ma anche a centrocampo. Sarà difficile prendere in mano la partita ma speriamo di ottenere un buon risultato. Sono maturato molto e sono contento del mio rendimento, spero di continuare così per anni”.

Callejon: “Per me sarà una gara speciale. Napoli scelta giusta, devo ringraziare Sarri”

Josè Maria Callejon ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Onda Cero. Ecco quanto evidenziato:

“A Madrid ho tanti amici e al Bernabeu sono a casa, ora però sono un giocatore del Napoli e voglio dare il massimo per raggiungere la vittoria. E’ una partita speciale per me, se segno non esulto perché rispetto questo club e i suoi tifosi. Il mio sogno era di giocare col Real e ci sono riuscito. Poi c’ era poco spazio e Napoli è stata la scelta giusta per me.

C’ è tanta passione e anche domani ci saranno diecimila tifosi pronti a sostenerci. Il mio rendimento è soprattutto merito di Sarri che predilige il gioco in verticale. Spero che possa essere una bella partita e ricca di gol, specialmente nostri”.

Real Madrid-Napoli, i convocati di Sarri: 24 uomini a disposizione

Seduta mattutina oggi per il Napoli a Castelvolturno.

Gli azzurri preparano il match del Bernabeu contro il Real Madrid per l’andata dell’ottavo di finale di Champions League in programma domani alle ore 20,45.

La squadra ha svolto attivazione, seduta tecnico tattica e rifinitura. Nel primo pomeriggio partenza per la Spagna.

I convocati: Reina, Rafael, Sepe, Albiol, Chiriches, Maksimovic, Ghoulam, Hysaj, Koulibaly, Maggio, Strinic, Tonelli, Allan, Diawara, Giaccherini, Rog, Hamsik, Jorginho, Zielinski, Callejon, Pavoletti, Insigne, Mertens, Milik.

Da sscnapoli.it

Roberto Amodio: “Momenti negativi possono capitare, ma non è giusto essere disfattisti”

L’intervento di Roberto Amodio al Pungiglione Stabiese

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, programma radiofonico a cura della nostra redazione di ViviRadioWeb abbiamo avuto come nostro ospite telefonico l’ex capitano della Juve Stabia Roberto Amodio per discutere con lui di questo momento negativo delle Vespe.

Questi sono stati alcuni passaggi della lunga intervista concessaci:

Ciao Roberto, la Juve Stabia sta attraversando un momento particolare sotto il profilo dei punti ma l’organico c’è e forse bisogna trovare solo un po’ di tranquillità dal punto di vista mentale. Qual’è il tuo pensiero in merito?

In questo momento si sta pagando un po’ lo sforzo profuso nel girone di andata e non sempre si riesce a mantenere i ritmi alti con qualche calciatore che magari ha perso un po’ di forma fisica. In più sono arrivati dei calciatori che devono ancora integrarsi, a questo aggiungiamo qualche infortunio di troppo che ha costretto l’allenatore a fare dei cambi forzati e la situazione è chiarita.

In particolare sugli infortuni posso dire che quelli di Atanasov e di Liviero, che doveva essere il titolare inamovibile, hanno creato qualche problema in più. Liviero a momenti sembrava essere recuperato ma poi ha subito una ricaduta ed è ancora fermo ai box. I nuovi arrivati sono stati buttati nella mischia anche per necessità senza dare a loro il giusto tempo per ambientarsi.

In queste prime 4 partite si è sofferto un pò, però penso che non dovrà mai mancare l’entusiasmo che ha caratterizzato l’ambiente nel girone d’andata. In questo momento sta venendo meno in virtù di qualche risultato non positivo e questo posso anche capirlo. Anche chi ci precede ha avuto il suo periodo negativo, vedi il Lecce, il Matera e il Foggia appena qualche settimana fa.

Va detto che la Juve Stabia è stata anche sfortunata, vedi proprio il gol contro il Fondi subito a 7 minuti dal termine, in altre circostanze poteva essere benissimo evitato, pur giocando contro una buona squadra, ma dobbiamo sempre comunque tener conto degli avversari e del girone di ritorno che è sicuramente diverso con molte squadre che si sono rinforzate, è proprio il Fondi è una di queste. La squadra laziale è di categoria e non ha troppa pressione dall’ambiente.

Domenica abbiamo visto che anche il Francavilla è una squadra ben organizzata, che è stata capace di andare a fare risultato pieno a Matera, lo stesso Foggia poi ha perso a Taranto. Questi momenti negativi nell’arco di un campionato possono capitare, però non bisogna essere disfattisti e non bisogna buttare all’aria tutto quello che di buono è stato fatto fino a questo momento. Non è giusto! Per vincere i campionati ci sono tante situazioni e anche momenti di fortuna che possono essere determinanti. Fa male sentire in giro che si è “rotto il giocattolo”. Non reputo giusto sentire critiche esagerate nei confronti dell’allenatore, è sicuramente un tecnico giovane avrà pure i suoi difetti, la sua mentalità, ma non bisogna essere disfattisti e mettere in discussione il suo operato. Siamo stati addirittura incolpati di aver preso calciatori provenienti dall’Eccellenza, quando in realtà alcuni di loro fino a 20 giorni fa giocavano in serie B e non vedo perché non potevano essere utili alla nostra causa, probabilmente avranno bisogno di rifiatare e forse non bisogna esercitare molta pressione ad alcuni giovani.

Se guardiamo a queste prime 4 partite dispiace aver perso a Siracusa, con una partita quasi perfetta dei siciliani, che poi a Lecce però sbagliano il rigore e perdono in virtù di un autorete. Sono episodi che succedono, in questo momento la dea bendata ha voltato le spalle alla Juve Stabia.

Per quanto mi riguarda ho visto un gruppo coeso, tant’è che al momento del gol di Izzillo, anche i panchinari sono andati ad abbracciare il gruppo. Bisogna stare tutti vicini e imprimere alla rosa quella spensieratezza che i ragazzi avevano nel girone d’andata, quando nessuno osava immaginare che la squadra potesse posizionarsi al primo posto in classifica al di sopra di tutte le altre corazzate. Ci sono ancora tantissime partite e non vorrei che iniziasse a serpeggiare un certo pessimismo nell’ambiente, e francamente sono convinto che alcuni calciatori devono ancora acquisire una condizione fisica importante, soprattutto per quanto riguarda i nuovi arrivati, per cui ci sono sicuramente margini di miglioramento.

La Juve Stabia su 25 partite ne ha vinte 13, 9 vittorie senza subire gol. Nel 2017 su 4 partite ha sempre subito gol. Può essere questo un fattore per tornare al successo, ovvero iniziare a non prendere gol?

Sicuramente tutte le squadre che lottano per un obiettivo importante sono quelle che prendono meno gol, perché prima o poi il gol lo trovi. Quindi la Juve Stabia deve preoccuparsi a non prendere gol, anche perché la squadra ha calciatori importanti che producono azioni da gol e puoi segnare in qualsiasi momento. Bisogna stare attenti a curare in particolare la fase difensiva. Sabato contro il Fondi posso dire che non ho visto un errore da parte della difesa, secondo me il nostro portiere, nell’azione che ha determinato il pari, pensava ad un cross di Giannone ed invece poi è stata sorpresa sul suo palo.Però dobbiamo anche ammettere che fino a quest’ultima partita Russo ha disputato un campionato importante, ci può stare che puoi prendere un gol magari per anticipare un movimento o una lettura di un cross.

Può sbagliare il portiere, cosi come può sbagliare anche l’allenatore nei cambi, e sicuramente anche lui dovrà ravvedersi. Sono cero che lo farà, lui che fino a tre anni fa giocava è ben conscio delle difficoltà di un campionato.

Da ex grande difensore, come ti spieghi il gol regalato dal Siracusa in quel di Lecce?

Non so cosa dire, loro hanno fatto la partita perfetta contro di noi pur perdendo 2-0 sono riusciti subito a fare gol e a vincere con un eurogol, poi la settimana dopo vanno a Lecce sbagliano un rigore e propinano un’autorete abbastanza clamorosa. Fa parte del calcio, ci possono stare degli errori da parte dei difensori e pertanto non voglio mai pensare a favoritismi.

Tu conosci molto bene lo spogliatoio della Juve Stabia, pensi che Fontana applicherà dei cambiamenti?

Sicuramente il tecnico farà i suoi accorgimenti, in verità già sabato sono stato colpito dalla reazione dopo il gol. I cambi sono nati da situazioni del momento con gli infortuni di Marotta e di Giron. Negli ultimi 5 minuti, la Juve Stabia ha giocato con il 5-3-2 con Cutolo a ridosso delle punte, modulo che aveva anche sortito gli effetti sperati, visto che lo stesso Cutolo aveva segnato un gol regolarissimo.

Ovviamente anche lo stesso Fontana è consapevole che le squadre hanno capito il nostro modo di giocare, tant’è che lo stesso Fondi, squadra ben organizzata, ha imposto il proprio gioco lungo le corsie per metterci in difficoltà.

È un ragazzo intelligente, e sbagliare è umano.

Mi auguro che la piazza lo lasci lavorare in pace senza esercitare tanta pressione, dandogli fiducia incondizionata visto che fino adesso la squadra ha giocato bene.

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Neanderthal Vs Sapiens

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Così simili, così diversi

4 miliardi e 567 milioni di anni fa, dalla nebulosa solare, si è formata la terra.

2,5 milioni di anni fa fece la sua comparsa l’Homo.
Il genere di primati della famiglia degli ominidi fece la sua comparsa come Homo habilis e coincise con la presenza di utensili in pietra nei giacimenti fossili, con l’inizio del Paleolitico inferiore, con un’accresciuta capacità cranica rispetto agli altri ominidi.
Una ventina le specie, tutte estinte tranne una: l‘Homo sapiens, l’uomo moderno.

L’ultima, l’Homo neanderthalensis.
Scoperte fatte nel tempo suggeriscono che siano esistite altre specie più recenti: Homo Ercuts e l’Homo di Denisova con un Dna differente da quelli di Neanderthal e Sapiens.

L’Homo neanderthalensis, detto Uomo di Neanderthal, è un ominide strettamente affine all’Homo sapiens, che visse nel periodo paleolitico medio, compreso tra i 200 e i 40 mila anni fa.
I primi fossili furono ritrovati nella valle di Neander presso la città di Düsseldorf, in Germania, da cui prende il nome.
Homo evoluto, capace di scheggiare e dal comportamento sociale evoluto, ha convissuto, nell’ultimo periodo della sua esistenza, con l’Homo sapiens.
Scomparve, ed è questo che ad oggi non è ancora del tutto chiarito.

L’Homo sapiens, l’uomo sapiente, l’essere umano moderno, compare 200 mila anni fa in Africa orientale, probabilmente nella valle del fiume Omo in Etiopia e da lì partì alla conquista dell’intero pianeta, colonizzandolo.

La domanda è sempre la stessa: perché i Neanderthal si sono estinti e i Sapiens no?

Dove sono le differenze, considerato che studi recenti hanno dimostrato che gli esseri umani moderni e i loro cugini differiscono geneticamente solo per una frazione di punto percentuale?
Le domande spesso non hanno mai trovato precise risposte ma solo altrettante domande.

Si è assai dibattuto se l’uomo di Neandertal sia da considerare una sottospecie estinta di Homo sapiens (denominata Homo sapiens neanderthalensis), con la conseguente possibilità di incrocio e ibridazione tra i due, oppure se sia una specie autonoma (Homo neanderthalensis).

Studi recenti indicano che i due tipi umani, parzialmente contemporanei, apparterrebbero a due diverse specie.

Successivamente, altri studi, hanno indicato che appartengono alla stessa specie e che le differenze anatomiche e somatiche sarebbero dovute a differenze climatiche, ambientali, morfologiche e di alimentazione.

Oggi, l’analisi del DNA ha rivelato che il genoma dell’Homo Sapiens e dell’Homo Neanderthalensis è identico al 99,84% e che hanno meno di 100 proteine che differiscono nella loro sequenza strutturale.
Tutto ciò però non può portare ad una sola conclusione.

Nonostante l’importante somiglianza genetica, le due specie contano differenze fondamentali.
Nei Neanderthal una struttura scheletrica più massiccia, gambe e braccia più corte, mani e dita più grandi, ossa di braccia e gambe ricurve, assenza di mento, fronte sfuggente e arcate sopraccigliari più prominenti.
Nei Sapiens malattie e condizioni neurologiche non presenti nei Neanderthal.

Negli esseri umani risultano attivati circa 2200 geni che nei Neanderthal sono rimasti inattivi.

Quando un gene non viene attivato, infatti, non si producono variazioni nel tratto

Ma anche in questo caso ci sono dei limiti.

Ogni individuo, infatti, può mostrare variazioni notevoli l’uno dall’altro a causa dell’ambiente, della dieta o di altri fattori.

È quindi impossibile sapere se il modello dell’attivazione o meno di un gene trovato nei Neanderthal è tipico della specie globale, oppure se specifico dell’individuo studiato.
Certo è che resta un modello che rappresenta un primo passo verso una maggiore comprensione delle differenze tra esseri umani moderni e i nostri antichi antenati.

Ma l’ipotesi più accreditata e curiosa, per alcuni versi prevedibile, naturale, resta quella per cui fu il sesso con i sapiens a far estinguere i Neandertal.
Una questione di incroci.

Nei lunghi viaggi, costretti a condividere le limitate risorse e un clima sempre più rigido, gli incontri si fecero frequenti e così nacquero generazioni miste.
Ed è così che generazione dopo generazione, il DNA dei Neandertal si sarebbe disperso, assorbito da quello delle popolazioni di Homo sapiens, molto più numerose.
Oggi, uno studio ha dimostrato che negli europei permane circa il 2% del DNA neanderthaliano mentre negli asiatici il 2% del DNA denisoviano.
L’archeologo Michael Barton, della School of Human Evolution and Social Change dell’Arizona State University, dice: “Se si aumenta la mobilità dei gruppi nei luoghi in cui vivono, si finisce per aumentare il flusso genico tra le due diverse popolazioni, finché una popolazione scompare e non esiste più come gruppo chiaramente distinto”.
I Neandertal furono “geneticamente sommersi” dai sapiens.

Un giorno, grazie alle tecnologie, arriveranno le risposte alle diverse teorie.
Oggi, tante ipotesi ancora difficili da provare.
Ci restano le affinità, i continui incroci che fanno della sfida un’affascinante enigma scientifico.

Vincenzo VANACORE

Resa dei conti del Pd: Vince Renzi. Scissione più vicina nel Pd

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Resa dei conti del Pd. Alla fine di un’assemblea svoltasi in un clima teso è passata la linea del segretario Matteo Renzi: congresso subito ed elezioni dopo l’estate.

Patto con Franceschini, Renzi vince. Congresso subito e voto dopo l’estate

Sfida in Direzione, passa la linea del segretario. L’accordo: niente elezioni a giugno
ROMA – E alla fine dopo tanta attesa (mediatica), si è materializzato un Matteo Renzi un po’ diverso dal solito: l’ex premier è riuscito ad ottenere ciò che più desiderava (Primarie entro aprile), ma senza strappare in modo plateale con i suoi agguerriti avversari interni, per esempio evitando di stuzzicarli con nomignoli irrisori. Una piccola prova di stile che in realtà preannuncia un cruento duello dialettico sulla possibile scissione della minoranza. La Direzione del Pd era chiamata a decidere su due questioni: da una parte modalità e data del congresso del partito, dall’altra durata della legislatura e dunque del governo. Al termine di una riunione svolta in un clima teso ma senza cadute di stile da tutte le parti, Matteo Renzi è riuscito a far passare (con 107 voti a favore e 12 contrari) un documento che, attraverso vari passaggi vari statutari, apre la strada ad un congresso del Pd che culminerà nella sfida finale delle Primarie, quasi certamente il 30 aprile. Fa parte invece delle intese raggiunte dietro le quinte (col ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini), l’altra decisione strategica: quella di rinunciare all’ipotesi di elezioni anticipate a giugno.
 L’accordo dentro la maggioranza del Pd è che si andrà a votare comunque dopo l’estate: in autunno se sarà conveniente per il Pd o più probabilmente a scadenza naturale, nel febbraio del 2018. Renzi, come è naturale, ha tenuto coperto il patto con Franceschini e in direzione ha detto: «Se si voterà a giugno, a settembre o a febbraio non riguarda l’essenza del Pd». Ma quel che stava più a cuore a Renzi era riuscire a far partire l’iter per la convocazione di un congresso che, salvo colpi di scena, dovrebbe rieleggerlo leader del Pd per altri quattro anni, restituendogli il controllo pieno della “macchina del partito”. Ma proprio questo probabile ritorno di un Renzi con pieni poteri è destinato ad accelerare una decisione sulla permanenza del Pd da parte dei due personaggi che incarnano l’anima “post-comunista”, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. L’ex segretario, alla domanda se fosse probabile una scissione, ha risposto con un enigmatico: «Vedremo…».

Formalmente la decisione di convocare in tempi accelerati il congresso spetta a fine settimana all’Assemblea nazionale del Pd, davanti alla quale Matteo Renzi si presenterà dimissionario, altra questione pacifica sebbene si sia molto ricamato su questa opzione. Ma nella discussione dei prossimi giorni e mesi peserà molto il dibattito che si è svolto ieri nella direzione, che era stata convocata fuori sede. Matteo Renzi aveva aperto le danze, provando a volare alto: sia nella ribadita autocritica per il risultato negativo del 4 dicembre («parlano di rivincita ma il referendum era una finale secca e purtroppo l’ho persa») ma anche nell’impostare le sfide del partito: «Improvvisamente è scomparso il futuro dalla narrazione politica italiana, l’Italia sembra rannicchiata nella quotidianità». Più di maniera l’annuncio che «si chiude un ciclo alla guida del Pd», così come gli attacchi in codice a Massimo D’Alema, quando Renzi ha auspicato una Commissione d’inchiesta sulle banche: «Per mesi si è parlato solo di due o tre banchette toscane» e invece per il segretario del Pd più interessanti sono i casi delle banche pugliesi o di Antonveneta. Tutta in chiave congressuale la rivendicazione del consuntivo politico: «Ho preso un Pd che aveva il 25 per cento e nell’unica consultazione politica lo abbiamo portato al 40,8».

Ma ora per Renzi l’incognita sta nella capacità di tenere dentro il Pd l’ala “post-comunista”: perderla sarebbe uno smacco e per questo il segretario ha descritto in termini paradossali i recenti zig-zag della minoranza: «De Luca ha detto che siamo dei masochisti, io non posso essere sadico: va bene tutto ciò che serve per creare un clima per sentirsi a casa, ma quando si ha paura di confrontarsi con la propria gente, io credo che l’ennesimo passo indietro non sarebbe capito neanche dai nostri». Durante il dibattito si è candidato alla segreteria del Pd il governatore della Puglia Michele Emiliano, mentre quello della Toscana Enrico Rossi non ha ancora sciolto la “riserva”.

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