4.5 C
Castellammare di Stabia
Home Blog Pagina 5925

FOTO ViViCentro – Il racconto in scatti di Casertana-Juve Stabia, Under 17

FOTO ViViCentro – Il racconto in scatti di Casertana-Juve Stabia, Under 17

Un pareggio che sta stretto alla Juve Stabia, categoria Under 17, che ha affrontata a Santa Maria a Vico la Casertana allo stadio Torre. Uno 0-0 che grida vendetta vista la traversa di Capasso nel primo tempo e le diverse occasioni da gol non concretizzate da bomber Pio Del Prete. Un successo, oggi, avrebbe permesso alle Vespette di balzare al secondo posto con una gara ancora da recuperare. Questo il racconto in scatti del match.

dai nostri inviati, Ciro Novellino, Mario Vollono e Gennaro Novellino

I nostri sponsor:

 







FOTO ViViCentro – Il racconto in scatti di Casertana-Juve Stabia, Under 15

FOTO ViViCentro – Il racconto in scatti di Casertana-Juve Stabia, Under 15

Una sconfitta è arrivata nel derby contro la Casertana per gli Under 15 della Juve Stabia allenati da mister Alfonso Belmonte. Il gol è arrivato al minuto 31′ del primo tempo grazie a Esposito. Le foto del match.

dai nostri inviati, Ciro Novellino, Mario Vollono e Gennaro Novellino

I nostri sponsor:

 







Corbo: “De Laurentiis-Sarri? Chi provoca l’incendio non può ritirare anche gli estintori”

Antonio Corbo – La Repubblica

A Verona si rivede al microscopio il Napoli di Madrid. La serena vittoria sul Chievo lo rimette bene nella volata Champions, terzo a due punti da una Roma costante. Ma offre anche tre immagini interessanti. Squadra integra: in Spagna ebbe solo un blocco psicologico. Non c’è traccia di crisi. Sono poi positivi gli effetti della polemica aperta dal presidente, la reazione è stata energica sul campo e plateale fuori, avendo Reina aggirato il silenzio stampa con un orgoglioso tweet dopo il 3-1. Sembrano infine appannati Ghoulam e Koulibaly: fiacchi come a Madrid. Evidenti gli scompensi per la missione in Africa. Sarri modifica la formazione. Non certo per obbedire al presidente, irritato per la sconfitta di Madrid, ma anche per il mancato impiego di Pavoletti. A Verona compare Pavoletti dall’inizio, gli subentra Milik nel finale, non gioca Mertens. Aldilà dei retroscena da cancellare quanto prima nell’interesse del Napoli, spunta un tema. Sarri può scegliere per la rivincita con il Real e lo sprint con la Roma fra tre soluzioni. Ha un bel trio di punte centrali: Mertens, Milik e Pavoletti. E Verona indica l’attuale gerarchia. Prevale il ricordo dell’attacco leggero con Mertens: per l’evoluzione impressa al di attaccante con la creativa mobilità, per i 16 gol ed una intesa dinamica con Hamsik, Callejon e Insigne. Questo eccentrico assetto offensivo, micidiale in campionato, si è però rivelato fragile in Champions contro i giganti del Real. A Verona, Pavoletti si impegna molto, ma incide poco. Un colpo di testa fa da sponda in area. Ma non si ripete. Pavoletti può adeguarsi con disagio ai triangoli bassi, merita qualche schema personalizzato, per sfruttare con cross alti il suo gioco d’urto e le sponde. Con Milik, tornato in A dopo 4 mesi, si vede poi un attaccante non ancora al massimo, ma funzionale e riconoscibile nella fase offensiva, come il bianco in una corsa di cavalli con mantello baio. Buon rientro. Il trio non è un problema ma una fortuna: dovrà Sarri gestirne al meglio la concorrenza. Mertens esalta meccanismi collaudati, Milik può fare altrettanto con la sua duttilità tattica e fisicità superiore. Pavoletti richiede invece correttivi nel modulo. Non convince il Napoli nella prima mezz’ora, domina con Insigne accanto Pavoletti, ma senza sfondare. Insigne segna appena si stacca a sinistra. Inventa come a Madrid il gol che a Verona indirizza la partita, splendida traiettoria lunga di interno destro, carica di effetti velenosi. Un altro gran gol di Insigne il migliore per disponibilità e inventiva. Il Chievo ravviva il finale con il gol favorito dal goffo errore di Koulibaly. Una inutile sforbiciata volante lascia da solo Meggiorini. La difesa merita molta attenzione. Ma l’analisi tecnica in questi giorni non prevale sul dibattito ancora aspro dopo le osservazioni del presidente su Sarri, legittime ma se espresse in privato. Né lo smorza il silenzio stampa imposto dallo stesso De Laurentiis. Chi provoca l’incendio non può ritirare anche gli estintori: le fiamme restano alte. E quel tweet di Reina dice tutto.

Infortunio Allan, si teme un lungo stop: rischio il Real

Infortunio Allan, si teme un lungo stop: rischio il Real

La Repubblica scrive sull’infortunio di Allan: “L’unica nota stonata della trasferta veneta, per il Napoli, è stato l’infortunio subito nel primo tempo da Allan, che ha costretto il centrocampista brasiliano a lasciare il campo in anticipo. Nella prima diagnosi, a caldo, si parla di un problema muscolare all’adduttore, di cui si potrà valutare la reale gravità solamente oggi, dopo gli esami strumentali previsti alla clinica Pineta Mare, a Castel Volturno. C’è il timore di uno stop abbastanza lungo, che rappresenterebbe per Sarri un inconveniente non certo di poco conto. Allan si sta alternando con Zielinski a centrocampo e rischia di saltare pure le sfide contro la Juve in Coppa Italia e contro il Real Madrid in Champions. Oggi il verdetto, atteso con ansia da Sarri e da tutto il Napoli. In preallarme Rog, che potrebbe avere in futuro più spazio”.

Tutta la squadra si è stretta intorno a Sarri, lo dimostra un episodio

Tutta la squadra si è stretta intorno a Sarri, lo dimostra un episodio

Tuttosport racconta dopo Chievo-Napoli: “Pronta risposta in campionato del Napoli alla sconfitta nell’andata dell’ottavo di Champions League al Bernabeu con il Real Madrid. Il filo rosso che lega le due partite sta nella classe di Lorenzo Insigne, che apre anche la gara del Bentegodi con il Chievo con una delle sue magie. Anche il risultato è lo stesso, ma stavolta il 3-1 è a favore dei partenopei, troppo superiori al pur generoso Chievo di Rolando Maran. Primo tempo da incorniciare per gli uomini di Maurizio Sarri che, oltre alla grande prova della sua squadra, si porta a casa anche il chiaro messaggio che hanno lanciato nei suoi confronti i tifosi partenopei. Eloquente a tal proposito lo striscione esposto in curva dagli ultrà: “De Laurentiis buffone”. Le parole del presidente del club azzurro dopo la sconfitta di Madrid sono state ritenute ingenerose nei confronti dell’allenatore e limpressione che si è avuta è che anche la squadra si sia stretta attorno al proprio tecnico. La dimostrazione? L’esultanza al gol di Insigne di squadra e panchina, con Sarri con i pugni al cielo in segno di grande gioia”.

Gazzetta su Pavoletti: “E’ un tronco in mezzo a tanti ramoscelli”

Gazzetta su Pavoletti: “E’ un tronco in mezzo a tanti ramoscelli”

La Gazzetta dello Sport commenta la partita di Leonardo Pavoletti: “I dubbi ancora circondano Pavoletti, ma sono quelle paure che pensi di poter superare. Cioè, non è stato preso un centravanti scarso, però si vede che è un tronco in mezzo a tanti ramoscelli. Non si sposta se non rallentando il meccanismo, mentre gli altri sono un fruscio continuo. Va intagliato, va adattato al sistema. Bisogna vedere se ne avrà il tempo o se diventerà un secondo Gabbiadini”.

Gazzetta attacca De Laurentiis: “Visto che reazione? Diabolica coincidenza…”

Gazzetta attacca De Laurentiis: “Visto che reazione? Diabolica coincidenza…”

La Gazzetta dello Sport titola su Chievo-Napoli: “Che reazione, visto De Laurentiis?”. La rosea scrive poi nel dettaglio: “Si è detto e si è scritto che la squadra sta con Maurizio Sarri e non con il presidente. Siccome, causa silenzio stampa imposto dall’alto, il gruppo non poteva comunicarlo a voce, trova il sistema più adatto per bucare il fuso orario e far arrivare anche a Los Angeles i gesti di una vittoria semplice nel risultato, non nelle previsioni e in alcuni tratti di match. Ma è diabolica la coincidenza tra i cori di insulti a De Laurentiis e la seconda rete del Napoli, quando il primo tempo deve ancora terminare. Allan, Insigne e Hamsik tolgono l’urlo di disapprovazione con un’azione testarda e finemente tecnica (il tocco di Lorenzo); dall’altra parte devono smettere di contestare per esultare, poi ricominciano. Ore 6.38 della California, chissà se al presidente, che là si è rifugiato, è andato di traverso il caffè”.

Il suicidio del PD avrà conseguenze disastrose sul governo, sul Parlamento e sul Paese

0

Sul caos e la scissione in atto nel PD, Marcello Sorgi scrive: quello a cui abbiamo assistito è un “ suicidio perfetto ” da parte del Pd che avrà “conseguenze disastrose sul governo, sul Parlamento e sul Paese”.

Gli effetti del suicidio perfetto

Si tratti o no dell’ultimo capitolo di una vicenda che se fosse un film s’intitolerebbe «Il lungo addio», la scissione di cui fino a tarda sera i due tronconi del Pd si rinfacciavano le responsabilità avrà subito conseguenze disastrose sul governo, sul Parlamento e sul Paese. Per questo, da Renzi e dai suoi avversari, ci si sarebbe aspettati un di più di cautela e lungimiranza, invece dello psicodramma a cui si è assistito. Un partito che esprime il Capo dello Stato, il presidente del Consiglio, la gran parte dei ministri, i presidenti di quindici regioni su venti, i sindaci di grandi città (anche se non più Roma e Torino), i vertici delle maggiori imprese di Stato – e l’elenco potrebbe continuare -, un partito che pur senza aver vinto le elezioni si trova ad assolvere il ruolo di architrave del sistema, peraltro traballante, ecco, un partito così, prima di dividersi e aprire consapevolmente una fase di instabilità, avrebbe dovuto quanto meno pensarci meglio.

LEGGI ANCHE – PD, il giorno degli addii: la minoranza del Pd rompe con Renzi e annuncia la scissione

Eppure non si può dire che non ci abbiano riflettuto, anche se la sensazione rimasta, dopo una ventina circa di ore di dibattito da martedì in poi, è di aver seguito un copione scritto in anticipo, con la minoranza che fino all’ultimo ha contestato a Renzi, dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre, la legittimità di guidare il partito.

E ancor più quella di ricandidarsi alla segreteria, accusandolo di voler dar vita a un congresso-farsa. E l’ex premier che al massimo ha cercato di spaccare il fronte dei suoi avversari, e a un certo punto, complice l’intervento conciliante del governatore della Puglia Emiliano all’assemblea, sembrava quasi esserci riuscito.

LEGGI ANCHE: Renzi canta vittoria e pensa già alle primarie di aprile

Sulla carta, fino a domani, tutto è possibile, anche se ciascuna delle due parti in lotta, per favorire una ricomposizione, dovrebbe perderci la faccia. Ma a volte anche l’imprevedibile si realizza: basterebbe, in fondo, che i contendenti sollevassero gli sguardi dai rispettivi ombelichi, o aprissero le finestre delle stanze in cui s’ė svolto il loro braccio di ferro, per accorgersi di ciò che potrebbe accadere. Il governo, finora condannato dalle incertezze del Pd a una precaria navigazione, condotta solo grazie alla pazienza e alla perizia del nocchiero Gentiloni, da oggi non ha più una chiara maggioranza al Senato né nelle principali commissioni parlamentari. Chissà con quali argomenti il ministro dell’Economia Padoan si ripresenterà stamane a Bruxelles, per discutere con i suoi interlocutori europei del dissesto dei conti pubblici e della necessità o meno di una manovra.

Le Camere che dal 5 dicembre lavorano, sì e no, un giorno e mezzo a settimana, per mancanza di accordo politico anche sulle questioni più urgenti, avranno in compenso due nuovi gruppi parlamentari, con presidenti, vicepresidenti e relativo appesantimento del lavoro, già affollato di rinvii, delle conferenze dei capigruppo, che dovrebbero fissare il calendario delle principali discussioni e votazioni del Parlamento, ma da due mesi e mezzo faticano a farlo.

Nel frattempo, nel Paese, non potrà che accentuarsi la campagna elettorale permanente che si trascina da quattro anni: da quel 25 febbraio 2013, cioè, in cui gli elettori italiani non riuscirono ad esprimere nelle urne uno straccio di equilibrio politico che consentisse al Parlamento di dar vita a una maggioranza stabile e a un governo. Fino al 4 dicembre, inaspettatamente, era stato miracoloso il percorso virtuoso delle riforme, abbattute tutt’insieme dal voto referendario. Si trattava, adesso, in condizioni sempre più complicate, di riportare in porto in tempi e modi razionali la nave della legislatura. Ma anche questa ragionevole prospettiva è stata capovolta dall’assemblea del Pd che ha sancito la rottura. Nei suoi oltre vent’anni di vita, il centrosinistra, e poi l’Ulivo, l’Unione e il Pd, ci avevano abituato a ogni sorta di turbolenza. Ma un suicidio così perfetto non si poteva neanche immaginare.

vivicentro.it/opinioni
vivicentro/Il suicidio del PD avrà conseguenze disastrose sul governo, sul Parlamento e sul Paese
lastampa/Gli effetti del suicidio perfetto MARCELLO SORGI

Renzi canta vittoria e pensa già alle primarie di aprile

0

Renzi canta vittoria per aver smascherato quello che definisce “un bluff” e pensa già alle primarie di aprile. Ma per Marcello Sorgi quello a cui abbiamo assistito è un “suicidio perfetto” da parte del Pd che avrà “conseguenze disastrose sul governo, sul Parlamento e sul Paese”.

Renzi: “Ho scoperto il bluff, non li seguirà nessuno”

Il leader vuole primarie già ad aprile-maggio e prevede tempi lunghi sulla legge elettorale

ROMA – Apra le virgolette, dice Matteo Renzi mentre l’auto fila veloce in direzione Firenze. Ecco, aperte. «Bene. È stata prima di tutto una bellissima discussione. Ottimi Veltroni e Fassino, bravissima la Bellanova. Ma tutti veramente apprezzabili: siamo l’unico partito a discutere ancora cosi». Sei e mezza della sera, Renzi la prende alla larga ma fa fatica a nascondere un sentimento assai vicino all’euforia. Del resto, il tintinnar di sciabole e la puzza della battaglia – il “rumore dei nemici”, avrebbe detto un altro tipetto come Mourinho – lo fanno sentire a casa: e figurarsi quanto, se – per di più – la battaglia ritiene d’averla vinta.

LEGGI ANCHE – PD, il giorno degli addii: la minoranza del Pd rompe con Renzi e annuncia la scissione

Adunata al Lingotto dal 9 al 12 marzo. Gazebo e primarie il 9 aprile o – per lui alla peggio – il 7 di maggio. L’11 giugno, infine, le amministrative. Un timing serrato e già scritto: che Renzi offre ai suoi oppositori interni alla stregua di un bicchiere di cicuta. Scherza e recita: «La scissione ha le sue ragioni, che la ragione non conosce…». Che restino o che vadano («Ma resteranno, vedrà») è come se il Congresso lo avesse già vinto. E stavolta è difficile non esser d’accordo.

Già a ora di pranzo, del resto, i suoi messaggini sprizzavano ottimismo. «Piaciuta la scaletta?». «E ditelo che siamo stati bravini, stavolta». Una vita, anche politica, che non concepisce che sfide, azzardi e super velocità. «Stavolta, però, non serviva fare niente – corregge Renzi -. È bastato stare fermi e vedere il bluff». Racconta un aneddoto che gli piace molto: «A fine Assemblea mi ha fatto i complimenti Minniti: Uno come me – mi ha detto – uno che viene dalla mia storia, avrebbe riunito i big, fatto un caminetto e trattato una tregua: tu hai tenuto il punto ed hai visto il bluff. Che dire: sei stato bravo…».

Bluff. Renzi ripete la parola più volte, quasi a convincersi che quello dei “tre più due” (Speranza-Rossi-Emiliano, bracci armati del tandem Bersani-D’Alema) sia stato solo un bluff, al quale non seguiranno né scissioni né ammutinamenti: lo ripete, sì, ma non giureremmo che ne sia convinto. Sembra piuttosto un esorcismo. «Sul territorio non li seguirebbe nessuno». Altro esorcismo. «E comunque possono candidarsi tutti, faremmo un bellissimo Congresso». Esorcismo finale (con trappola incorporata).

In realtà, Matteo Renzi sa perfettamente che i prossimi mesi somiglieranno ad una sorta di traversata in solitario in mezzo a un mare in tempesta. Il Pd diviso, il Paese sotto il tiro incrociato di “sovranisti” e Cinque Stelle, elezioni amministrative insidiose quanto mai e in autunno una manovra economica – un salasso – che potrebbe spingere il Partito democratico al voto politico del 2018 nelle peggiori condizioni possibili. È per questo che di notte a Renzi appare di frequente il fantasma del governo-Monti: una scelta utile e responsabile, che Pier Luigi Bersani ha pagato caramente. Anzi: che forse paga ancora.

Ciò nonostante, il leader pd sembra non accarezzare più l’idea coltivata dopo la sconfitta al referendum: andare a elezioni politiche a giugno. «Con Gentiloni va tutto bene. Sta lavorando e ci dirà lui fin quando andare avanti». Si potrebbe sospettare, naturalmente, che il “con Gentiloni va tutto bene” possa finire per somigliare all’ormai storico “Enrico stai sereno”. Ma c’è un dettaglio non da poco: senza una legge elettorale, il sacrificio del terzo governo Pd in questa legislatura non servirebbe a niente.

E una nuova legge elettorale all’orizzonte non si vede. «Il Parlamento sta lavorando meno – dice Renzi – e le idee sul che fare sono notevolmente confuse. Non prevedo tempi brevi, e comunque vedremo…». Ma non è questione di stasera, perché oltre al subbuglio pd, c’è Milan-Fiorentina. E in più, nonostante la scissione possa essere tutt’altro che un bluff, Matteo Renzi vuol mettere agli atti un elemento di soddisfazione: «Sono riuscito a dimettermi anche da segretario, dopo aver lasciato la poltrona di premier. Sono l’unico che lo ha fatto. E in treno la gente mi avvicina e mi dice: lei, almeno, ha mantenuto quel che aveva promesso».

Intanto, duecento chilometri più a sud, gli scissionisti prendono carta e penna e rilanciano: è Renzi che ha deciso di costringerci alla scissione. Segretario, che ne dice? «Non li sta seguendo e non li seguirà nessuno». Ma il dubbio che non fosse solo un bluff, s’insinua. La battaglia, insomma, potrebbe non essere già vinta. Per la precisione, anzi: potrebbe essere solo cominciata.

vivicentro.it/politica
vivicentro/Renzi canta vittoria e pensa già alle primarie di aprile
lastampa/Renzi: “Ho scoperto il bluff, non li seguirà nessuno” FEDERICO GEREMICCA

Quando il dolore viene dal mare

0

Storie dolorose di emigrazione

Stasera in prima visione ci sarà Giuseppe Fiorello con “I Fantasmi di Portopalo”

Questa storia la conosco, nel profondo, l’ho vissuta dentro, ho avuto la possibilità di viverla sulla mia pelle ma soprattutto nella mia testa. Allora raccontiamola ancora questa storia. La storia di un uomo coraggioso che ha rischiato di perdere tutto e che qualcosa ha perso pur di denunciare. Ma quando entra in scena Salvatore Lupo?

Pakistani, indiani e srilankesi, quattrocento clandestini convogliati al Cairo che dopo aver pagato un migliaio di dollari a testa agli scafisti, furono imbarcati sul cargo Yohan, bandiera honduregna, e partirono alla volta dell’Italia, dopo dodici giorni di attesa per riempire al massimo l’imbarcazione. Rinchiusi nella stiva, poco cibo e acqua.

Nel frattempo l’imbarcazione F174, era partita da Malta per incrociare la Yohan e trasferire il “carico” sulle coste della Sicilia. Arrivò nella notte del 25 dicembre 1996 e nell’incrociare la Yohan, subì uno squarcio sulla prua. Non accorgendosene, ripartirono dopo le operazioni di trasbordo e cominciarono ad imbarcare acqua. Chiesero aiuto alla Yohan che una volta giunta, a causa del mare in burrasca, andò a scontrarsi definitivamente con la F174 che si spaccò in tre e affondò. Morirono 300 persone e se ne salvarono solo tre, tra cui il comandante greco. I trafficanti ripartirono con la Yohan per la Grecia dove scaricarono i superstiti, i quali denunciarono ma nessuno credette loro.

Ecco Salvatore Lupo, pescatore di Portopalo di Capo Passero in provincia di Siracusa.

La mattina del 4 gennaio 1997, alzatosi presto per andare a pesca, insieme a gamberi e granchi, Salvatore raccolse nelle sue reti pantaloni, scarpe e una carta plastificata con la foto e il nome di un ragazzo di 17 anni, Anpalagan Ganeshu.

Cosa fare? Salvatore sapeva che alcuni giorni dopo la tragedia, alcuni suoi colleghi pescatori avevano ritrovato numerosi cadaveri, ma non denunciarono nulla alle autorità per evitare interrogatori e lunghi sequestri delle imbarcazioni. Ma nemmeno si chiesero da dove provenissero quei tristi cadaveri e così furono rigettati in mare. Ma lui no. Lupo provò pena per Anpalagan, rifiutò il silenzio e la reticenza dei compaesani, decidendo di raccontare tutto. E lo fece prima con le autorità, che al solito non gli credettero, poi con un giornalista di Repubblica, Giovanni Maria Bellu, conosciuto tramite un amico che vive a Roma e che gli diede l’aggancio.

Il giornalista trascorse un pò di tempo nel paesino di pescatori, raccogliendo i racconti nei bar, tra un bicchiere e l’altro. Di cadaveri ne sentiva parlare eccome ma tutti avevano paura di raccontare, perché denunciare il ritrovamento avrebbe significato subire il blocco dei pescherecci e quindi non poter lavorare. Intanto in fondo al mare emergeva un cimitero.

Le ricerche del giornalista continuarono allo stremo e dopo aver raccolto una serie di prove cominciò a chiarirsi il quadro. Scrisse un articolo su Repubblica, “Negli abissi il cimitero dei clandestini”, il 6 giugno 2001, ben 5 anni dopo la tragedia.

Partirono le prime denunce e partì finalmente l’inchiesta e la Procura di Siracusa, dopo aver individuato i responsabili, decretò il rinvio a giudizio per il capitano della Yiohan, Youssef El Hall, l’armatore della F174, Sheik Turab detto “Mr Toni”, pakistano, si vantava di aver portato mezzo Bangladesh a Roma. Infine Mandir detto “Pablo”, indiano, di professione mercante di esseri umani.

Youssef El Hallal, estradato in Italia, restò in carcere fino al 6 maggio del 2001 e successivamente trasferito in un centro d’accoglienza come clandestino e quindi espulso nuovamente in Francia.

Quando fu ritrovato il relitto si rischiò paradossalmente di bloccare tutto: la F174 si trovava infatti in acque internazionali. La Procura decise di applicare una norma del codice penale che, in casi di eccezionale gravità, consente di indagare su fatti che non riguardano cittadini italiani e che non sono accaduti in Italia. Ciò comportò la contestazione di un reato più grave, omicidio volontario plurimo aggravato che, risultando contestabile solo a due persone, restrinse la lista degli imputati a El Hallal e all’armatore pakistano Tourab Ahmed Sheik, considerato l’organizzatore del viaggio. Il processo rimase aperto solo per l’armatore, residente a Malta, perché la Francia si oppose alla richiesta di estradizione del capitano che si era rifugiato oltralpe. Condannato poi in appello a 30 anni di carcere insieme al capitano della nave, dopo che il processo di primo grado li aveva visti assolti.

Salvatore Lupo, il marinaio, continua a vivere nel suo paese e ha cambiato attività, con i figli gestisce un Bed&Breakfast, “Nave fantasma”: un modo per non dimenticare, per non nascondere la verità.

La tragedia è stata più volte portata in scena in diversi teatri d’Italia. “La nave fantasma” nel 2005 vince il Premio Gassman come “miglior testo italiano”.

Una puntata intensa quella di Carlo Lucarelli in “Blu Notte”. Inchieste dei quotidiani “Il manifesto”, “Le Monde” e “The Observer”.

Oggi Giuseppe Fiorello che con Giuseppe Battiston , Roberta Caronia e Angela Curri portano in Rai la miniserie “I Fantasmi di Portopalo”, una coproduzione Rai Fiction-Picomedia, in collaborazione con Iblafilm, liberamente tratto dall’omonimo libro di Giovanni Maria Bellu del 2006.

Una storia sorprendente, una storia vera. Conoscere è meglio che dimenticare, recuperare la storia è un dovere individuale e un diritto che dobbiamo pretendere di esercitare.

Vincenzo VANACORE

PD, il giorno degli addii: la minoranza del Pd rompe con Renzi e annuncia la scissione

0

La minoranza del Pd rompe con Renzi e annuncia la scissione. Durante l’assemblea del partito l’ex premier ribadisce di non accettare ricatti e a fine giornata l’ala guidata da Emiliano, Rossi e Speranza annuncia l’intenzione di dar vita a una formazione alternativa. Renzi canta vittoria per aver smascherato quello che definisce “un bluff” e pensa già alle primarie di aprile. Ma per Marcello Sorgi quello a cui abbiamo assistito è un “suicidio perfetto” da parte del Pd che avrà “conseguenze disastrose sul governo, sul Parlamento e sul Paese”.

Pd, dopo i giri di valzer l’addio: “Renzi ha voluto la rottura”

Nel pomeriggio spiraglio dal governatore pugliese, in serata si richiude. Bersani: il segretario ha alzato un muro, congresso cotto e mangiato

ROMA – Il «patto di via Barberini» per lasciare il cerino in mano a Renzi viene siglato nella delegazione romana della regione Puglia, al primo piano, nello studio del governatore. Seduti sui divani in pelle chiara, Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza fanno il punto, finita l’assemblea, quattro giorni dopo il loro primo summit carbonaro. E vergano sul tavolino di vetro al centro del salottino un comunicato duro per far vedere di essere compatti. Tre righe contro Renzi, reo di negare risposte «al generoso tentativo unitario». E che dunque si intesta da solo la «gravissima responsabilità della scissione».

 

Il sospetto di Renzi è che ci sia la mano di Massimo D’Alema nell’inversione compiuta da Emiliano, che nel pomeriggio aveva dato l’impressione di non voler rompere. Sì perché il film della giornata è stato un altro. «La notizia oggi è che il patto regge, perché Guglielmo Epifani ha parlato a nome di tutti e tre i candidati e non parla nessun altro», sorride all’ora di pranzo Chiara Geloni, la pasionaria della «Ditta» tendenza-Bersani. Ci pensa quell’istrione di Michele Emiliano alle cinque della sera a smentire la granitica certezza, quando invece irrompe da dietro il podio per pronunciare un intervento all’insegna del fair play con toni suadenti da crooner epoca jazz, interpretato da tutti come un «io resto nel Pd». Tanto da far imbufalire i «compagni» di avventura, rimasti di sale di fronte a quello che interpretano come un voltafaccia. Che Renzi non si fidi lo dimostra il duetto che mette in scena con il suo potenziale sfidante. «Chi ha detto che Renzi non si deve ricandidare alla segreteria, chi ha concepito quest’idea?», chiede sdegnato Emiliano. Dal banco della presidenza, Renzi ride e lo addita alla platea. «L’ha detto lui». E i fan partono col controcanto.«L’hai detto tu!».

Parte già la competition  

Il timore di un candidato forte capace di togliere consensi al loro leader spaventa i renziani, partono i colpi dal palco contro il governatore e in platea scorrono i veleni: «Lui accarezza l’idea di restare da solo unico candidato se loro se ne vanno a fare la scissione da soli». «Il suo discorso non era previsto, non doveva parlare», sibila in sala uno dei registi del cantiere scissionista, Nico Stumpo, temendo l’immagine sui media di una sinistra in ordine sparso. A risollevare gli umori dei compagni e a far ripiombare il mediatore Dario Franceschini nella depressione le parole immediatamente successive di Emiliano: lesto nel riportare l’asticella sul comparto scissione, quando rintuzza i colpi fuori con le tivù sulle primarie che devono svolgersi in settembre. Ma le crepe nel muro dei frondisti si aprono eccome per tutto il giorno. «Se ci sono le condizioni resto candidato», dice il governatore toscano Enrico Rossi. Il più netto Bersani, «il segretario ha alzato un muro, in tre mesi si fa solo una conta, un congresso cotto e mangiato», taglia corto.

Cercasi leader e marchio  

E ora gli «scissionisti» si ritrovano di fronte ad una mole di problemi da risolvere di corsa. Il nome della futura formazione, il marchio e il leader. «Il nome dobbiamo cercarlo, ma non sarà una cosa lunga», dice la Geloni. «Non c’è ancora, è la dimostrazione che non avevamo deciso da un anno come dicono, perché quello di oggi poteva essere uno scenario diverso e saremmo rimasti nel Pd», assicura il senatore Federico Fornaro. E se Emiliano viene considerato il leader in pectore, sarà dura da digerire per Speranza e Rossi. Problemi che «i compagni» sanno bene. Pure il resto, nome e marchio, oltre al leader, «è tutto da inventare». Nessun agenzia di comunicazione è stata contattata, nessun grafico per disegnare un logo, anche il nome «boh», rispondono. «ConSenso», di D’Alema resterà il nome di un movimento, «quella di Massimo è una cosa sua», prendono le distanze i bersaniani. Svelando l’altro problema, la freddezza nel rapporto personale tra Bersani e D’Alema. Rimane «Rivoluzione socialista», il titolo del summit del Vittoria.

Organigramma dei gruppi  

Qualche passo avanti potrebbe esserci sul fronte dei gruppi parlamentari: i renziani stimano che al Senato su 109 del Pd ne escano una quindicina al massimo, «il gruppo riusciamo a farlo», si rincuora Fornaro, alludendo alla regola che richiede un minimo di dieci senatori a Palazzo Madama. Alla Camera potrebbero essere una quarantina i deputati uscenti. Roberto Speranza rientrerebbe nella sua vecchia carica di capogruppo quando guidava una compagine dieci volte più vasta. E al Senato se la giocano tra il braccio destro di Bersani Maurizio Migliavacca e lo stesso Fornaro, più giovane ed esperto di sistemi elettorali. L’ex segretario mostra di sentirsi già fuori dal partito, regalando ai cronisti un aneddoto gustoso. «Un romanziere mi ha mandato il suo libro al Nazareno, ma gli è tornato indietro con la dicitura “destinatario sconosciuto”…».

vivicentro.it/politica
vivicentro/PD, il giorno degli addii: la minoranza del Pd rompe con Renzi e annuncia la scissione
lastampa/Pd, dopo i giri di valzer l’addio: “Renzi ha voluto la rottura” CARLO BERTINI

CTB, Gassmann: ”Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo”( Recensione di Diana Marcopulopulos)

0
Ken Kesey scrisse l’omonimo romanzo nel 1959 e lo pubblicò nel 1962 dopo una sua esperienza di volontariato presso un istituto psichiatrico della California. Nel 1971 Dale Wasserman lo adattò per la realizzazione del film di cui il regista fu Milos Forman con l’interpretazione di Jack Nicholson.

Oggi lo scrittore Maurizio de Giovanni crea uno spettacolo teatrale con la regia di Alessandro Gassmann. Un talentuoso Gassmann che ha avuto l’audacia di portare in scena, senza perdere di vista l’essenza originale del romanzo,un capolavoro quale “Qualcuno volò sul nido del cuculo”.

Siamo nel 1982 e la scena si svolge nell’Ospedale Psichiatrico di Aversa .

Dario un misero malavitoso che vive attraverso piccoli espedienti, per evitare il carcere si fa passare per pazzo facendosi destinare dal giudice all’ospedale psichiatrico di Aversa. Qui fa amicizia con alcuni malati di mente che per loro volontà sono ricoverati . Dario per Loro e con Loro comincia una battaglia contro le istituzioni.

Abbiamo una suora esecutrice spietata, senza rimorsi ne pietà, delle regole dell’Ospedale Psichiatrico. Troviamo il personale paramedico che con una crudeltà disumana maltratta i pazienti. Un medico senza potere che purtroppo deve sottostare alle richieste della Suora che richiede metodi di cura poco ortodossi.

E’ una rappresentazione drammatica, angosciosa, resa sopportabile soltanto dalle battute divertenti dei protagonisti. Tutto è un dramma anche il finale è drammatico. La triste realtà della comunità psichiatrica e il non adattamento alla società da parte degli ospiti di questi istituti sono straordinariamente evidenziate .

Bravi tutti gli attori, splendida la scenografia con effetti stupefacenti.

Anche se oggi gli Ospedali Psichiatrici sono stati chiusi questa triste verità non è scomparsa si verifica anche presso altre strutture nosocomiali .

E’ uno spettacolo da vedere.

copyright-vivicentro

Qualcuno volò sul nido del cuculo
NORD – TERZA PAGINASPETTACOLI

QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO (Diana MARCOPULOPULOS)

Qualcuno volò sul nido del cuculo, di Dale Wasserman dal romanzo di Ken Kesey con traduzione di Giovanni Lombardo Radice e adattamento di Maurizio deGiovanni…

Mixed Zone. Mohamed Salah nel post Roma Torino: “Gioisco nel vedere felici i tifosi” (VIDEO)

0
Tre domande per Salah in mixed zone nel post Roma-Torino

Roma- Dopo l’ennesimo poker calato dalla Roma all’Olimpico, che travolge stavolta il Torino per 4 a 1, incontriamo in mixed zone Mohamed Salah, uno degli autori della goleada. Suo il gol del raddoppio, un palo e scatenato in area. Ai nostri microfoni, con un sorriso misurato, ci racconta di essere contento di aver ritrovato il gol e che i tifosi abbiano gioito per questo bel risultato.

 TRE DOMANDE…

 Stasera abbiamo visto un Salah al top, cos’è scattato? Eri scatenato contro il Torino.

Abbiamo giocato bene tutti, tutta la squadra, una grande prestazione. Siamo contenti di aver reso felici i nostri tifosi, speriamo di continuare così e vediamo dove arriveremo”.

Il tuo ritorno ha portato la Roma a segnare molto di più rispetto a quel mese in cui sei mancato?

Sono contento anch’io di aver ritrovato il gol e che la squadra segni tanto. La verità è che ognuno sta cercando di dare il massimo, di fare del proprio meglio, e io personalmente gioisco quando segna un mio compagno di squadra”.

Cosa vedi di diverso rispetto all’anno scorso considerando l’esplosione di Dzeko?

“Abbiamo cambiato qualcosa a livello tattico, di sistema di gioco, è il mister che fa le scelte, ci stanno dando ottimi risultati”.

Maria D’Auria

copyright-vivicentro

ROMA TORINO 4-1| Una Roma da sogno travolge i granata, ancora un poker all’Olimpico

Reggiana Lumezzane, i granata centrano il quarto risultato utile

0

Reggiana Lumezzane ha visto i granata incamerare la terza vittoria nelle ultime quattro partite. Questo di oggi è il quarto risultato utile consecutivo e permette agli emiliani di agganciare il quarto posto in classifica.

I granata grazie a Cesarini (su rigore) e Contessa archiviano la pratica Lumezzane e cercano di non perdere il treno per il secondo posto (-6 dal Parma).

Partita è intensa e agonisticamente molto maschia, le due squadre si studiano, quasi per tutto il primo tempo tanto che i due rispettivi portieri contano solo 2 parate a testa. Prima il Lumezzane si rende pericoloso con Bonomo e Terraccino ma Perilli si fa trovare pronto e poi la Reggiana, padrona di casa, è quella più cinica e concreta e al 42’ Cesarini si procura il calcio di rigore e lo trasforma.
La partita si innervosisce e il pubblico becca il direttore di gara Zingarelli per decisioni dubbie, lanciando anche oggetti in campo.
La ripresa è un monologo del Lumezzane che cerca in tutti i modi la via del pareggio ma la Reggiana si chiude bene e riparte spesso con Genevier e Sbaffo in contropiede, dando da fare al giovane Pasotti che si destreggia bene in almeno un paio di circostanze ma che nn può far nulla sul bellissimo tiro di Contessa che al minuto 42’ chiude così la contesa.
Da segnalare un goal annullato a Cesarini nei primi minuti iniziali della ripresa per una presunta spinta.
Il tabellino

Reggiana Lumezzane (2-0)

Reggiana (4-3-2-1): Perilli; Ghiringhelli, Spanò, Rozzio, Contessa; Bovo, Genevier, Sbaffo (18′ s.t. Riverola); Carlini (46′ s.t. Guidone); Cesarini (43′ s.t. Calvano), Marchi. A disp.: Narduzzo, Maltese, Lombardo, Sabotic, Panizzi, Trevisan, Matteo Rizzi. All. Menichini.

Lumezzane (4-2-3-1): Pasotti; Varas (32′ s.t. Padulano), Tagliani, Sorbo, Bonomo; Quinto, Arrigoni; Bacio Terracino, Russini (6′ s.t. Lella), Oggiano (19′ s.t. Magnani); Speziale. A disp.: Carboni, Bagatini Marotti, Musto, Marra, Allegra, Andrea Rizzi, Leonetti, Gentile, Zappacosta. All. Bertoni.

Arbitro: Zingarelli di Siena.

Reti: 44′ p.t. Cesarini (rig.), 42′ s.t. Contessa.

Note: Spettatori: 853 paganti, 5243 abbonati. Incasso: 21.513 euro. Ammoniti: Rozzio, Genevier, Marchi, Oggiano. Falli: 16-15. Tiri in porta: 6-3. Tiri fuori: 3-1. Fuorigioco: 3-2. Angoli: 5-6. Angoli: 6-10. Recupero: 2′ e 5′.

Servizio a cura di Christian Mastali

Riproduzione riservata

Giovanissimi regionali, Juve Stabia-Afragola 92 1-0: decide Abissinia!

Giovanissimi regionali, Juve Stabia-Afragola 92 1-0: decide Abissinia!

I giovanissimi regionali della Juve Stabia hanno affrontato allo stadio Menti di Castellammare di Stabia l’Afragola 92. Successo di misura grazie ad un gol di Abissinia su azione corale al 23esimo primo tempo. Nel corso del match anche una traversa, con Tosto, e un palo, con Iengo.

Così in campo:

Spina, Criscio (Migliaccio), Vinciguerra, Minicozzi, Campagnuolo, Roma, Abissinia (Sannino), Romilli (Fabrizio), Tosto (Martino), Iengo, Damiano (Amore)

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor:

 







VIDEO ViViCentro – Under 17, Di Somma: “Peccato, ci è mancato solo il gol!”

VIDEO ViViCentro – Under 17, Di Somma: “Peccato, ci è mancato solo il gol!”

Un pareggio che sta stretto alla Juve Stabia, categoria Under 17, che ha affrontata a Santa Maria a Vico la Casertana allo stadio Torre. Uno 0-0 che grida vendetta vista la traversa di Capasso nel primo tempo e le diverse occasioni da gol non concretizzate da bomber Pio Del Prete. Un successo, oggi, avrebbe permesso alle Vespette di balzare al secondo posto con una gara ancora da recuperare. Al termine del match abbiamo ascoltato mister Nunzio Di Somma.

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor:

 







VIDEO ViViCentro – Under 17, Ceparano: “Mi manca il gol, ma ora testa al Fondi!”

VIDEO ViViCentro – Under 17, Ceparano: “Mi manca il gol, ma ora testa al Fondi!”

Un pareggio che sta stretto alla Juve Stabia, categoria Under 17, che ha affrontata a Santa Maria a Vico la Casertana allo stadio Torre. Uno 0-0 che grida vendetta vista la traversa di Capasso nel primo tempo e le diverse occasioni da gol non concretizzate da bomber Pio Del Prete. Un successo, oggi, avrebbe permesso alle Vespette di balzare al secondo posto con una gara ancora da recuperare. Al termine del match abbiamo ascoltato mister Domenico Ceparano.

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor:







VIDEO ESCLUSIVO – Under 17, Casertana-Juve Stabia 0-0: il tabellino e le immagini del match

VIDEO ESCLUSIVO – Under 17, Casertana-Juve Stabia 0-0: il tabellino e le immagini del match

Un pareggio che sta stretto alla Juve Stabia, categoria Under 17, che ha affrontata a Santa Maria a Vico la Casertana allo stadio Torre. Uno 0-0 che grida vendetta vista la traversa di Capasso nel primo tempo e le diverse occasioni da gol non concretizzate da bomber Pio Del Prete. Un successo, oggi, avrebbe permesso alle Vespette di balzare al secondo posto con una gara ancora da recuperare. Queste le immagini del match.

Così in campo:

CASERTANA – Barbaro, Raimondo (Intignano), Siciliano, Del Prete, Amato, Cerrato, Andreozzi (Sfavillante), Canetti (Chiacchio), Votino (Botti), Siciliano (Carnevale), Cristiano (Nobile). A disp. Travaglione, Ferro, Oliva. All. Tudisco

JUVE STABIA – Menzione, Maiorino, Matarazzo, Stallone (De Luca), Casella, Diomaiuta, Ceparano, Imperato (Bozzaotre), Del Prete, Cucca, Capasso (Esposito). A disp. Pezzella, Follo, Sannino, Mercatelli, Fibiano, Caiazza. All. Di Somma

AMMONITI – Ceparano (J), Amato (C), Cerrato (C)

ESPULSI

GOL

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor:

 







ROMA TORINO 4-1| Una Roma da sogno travolge i granata, ancora un poker all’Olimpico

Roma Torino 4-1. Dzeko e Salah firmano il 2 a 0 nel primo tempo.
Paredes e Nainggolan nella ripresa firmano il ko dei granata

Roma- Allo stadio Olimpico, nel posticipo pomeridiano delle 18.00, la Roma affronta il Torino nella gara valida per la 25esima giornata di campionato. All’andata, il Torino conquistò la vittoria determinando la seconda sconfitta in campionato dei giallorossi che stasera invece puntavano ed ottengono una bella vittoria per ridurre la distanza con la Juventus che, dopo aver travolto il Palermo venerdì sera (per 4 a1), in classifica si era portata a + 10 sulla Roma. Per ora eque distanze ristabilite (-7 dalla capolista), l’attenzione è sempre al massimo, il capocannoniere si è sufficientemenbte sbloccato, ottima la prestazione dei giallorossi che calano l’ennesimo poker…  per le prossime si attende il passo falso dell’avversaria.

Primo Tempo

Dopo tre minuti si presenta la prima occasione per Roma con Nainggolan che servito in area da Salah, tenta la conclusione ma De Silvestri salva tutto.

Al 10’ Dzeko porta in vantaggio i giallorossi!!! Il bosniaco entra in area con la complicità del Ninja, viene marcato da 3 avversari ma con l’interno destro riesce a piazzare il suo bellissimo tiro in rete, nell’angolino basso alle spalle di Hart.

Roma Torino 1-0

I granata non abbassano la guardia dopo lo svantaggio ma è sempre la Roma a rendersi più pericolosa.

Al 17’ raddoppio della Roma! È Salah a gonfiare la rete con un gol incredibile. Assist di Dzeko in area, il sinistro impeccabile dell’egiziano non fallisce l’obiettivo! Che Roma all’Olimpico!

Roma Torino 2-0

Al 20’ è ancora Salah a brillare nello stadio dell’Olimpico, prova a sorprendere il portiere con un’imbucata, ma colpisce clamorosamente il palo!!!

È una Roma al top che domina il campo avversario e controlla bene la palla, è ben coordinata e crea molti pericoli dalle parti di Hart.

I granata provano a reagire ma la difesa giallorossa non concede nulla, almeno nella prima frazione di gioco.

Intanto vengono comunicati gli spettatori presenti allo Stadio: 31.165 e l’incasso: €. 960.903,00

Secondo tempo

Nella ripresa non viene effettuato nessun cambio, la Roma mantiene la sua pericolosità mentre il Torino tenta di contrastare l’avversaria senza però riuscire a trovare spazi idonei in area.

Prima Paredes e poi Dzeko tentano la conclusione da fuori area ma i 2 tiri potenti finiscono alti sulla traversa. Allora al 10’ è il Torino che con determinazione prova ad accorciare le distanze con Baselli che, servito da un prezioso Lukic in area, non aggancia la palla bollente.

Al 15’ arriva la prima sostituzione per Mihalovich che manda dentro Iturbe al posto dell’ex romanista Iago Falque, entrambi fischiati dal pubblico giallorosso che non perdona.

Al 65’ Paredes firma il ko dei granata! Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, l’argentino trova la porta dai 30 metri e cala il tris.

Roma 3 Torino 0

Continua l’assedio romanista che obbliga Hart a difendere la porta di continuo.

Al 70’ Benassi cede il posto a Boye.

Al 73′ sostituzione per la Roma: fuori Manolas, dentro Vermaelen.

La Roma è padrona del campo, i granata sono schiacciati nella propria metà campo.

Ancora un “ex” in campo, Ljajic sostituisce Maxi Lopez all’80’, anche per lui fischi a raffica dagli spalti.

A 10 minuti dalla fine c’è anche spazio per Capitan Totti che entra al posto di un formidabile Strootman. Ovazione per il Capitano e applausi scroscianti per il centrocampista.

All’85’ Gol del Torino! Maxi Lopez, con un potente rasoterra riesce a mettere ko l’imbattibile Szczesny!

Roma Torino 3-1

Al 90’ entra Perotti al posto di Dzeko. E arriva immediata la risposta dei giallorossi che al 91’ calano il poker contro i granata. Nainggolan, servito a puntino da Capitan Totti, fa partire un destro micidiale che mette la parola fine alle flebili speranze del Toro.

Roma 4 Torino 1

FORMAZIONI

ROMA (3-4-2-1): Szczesny; Manolas, Fazio, Juan Jesus; Peres, Paredes, Strootman, Emerson; Salah, Nainggolan; Dzeko.

Allenatore: Spalletti.

TORINO (4-3-3): Hart; Zappacosta, De Silvestri, Moretti, Barreca; Benassi, Lukic, Baselli; Falque, Belotti, Ljajic.

Allenatore: Mihajlovic

Arbitro: Guida di Torre Annunziata

di Maria D’Auria

VIDEO ViViCentro – Under 15, Belmonte: “Non me lo spiego, non riesco a capire cosa sia successo”

VIDEO ViViCentro – Under 15, Belmonte: “Non me lo spiego, non riesco a capire cosa sia successo”

Una sconfitta è arrivata nel derby contro la Casertana per gli Under 15 della Juve Stabia allenati da mister Alfonso Belmonte. Il gol è arrivato al minuto 31′ del primo tempo grazie a Esposito. Al termine del match abbiamo ascoltato mister Alfonso Belmonte.

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor: