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Europeo Under 21, il Napoli nega alla federazione polacca Milik e Zielinski

Europeo Under 21, il Napoli nega alla federazione polacca Milik e Zielinski

Si appresta ad essere un vero e proprio braccio di ferro quello tra Polonia e Napoli. La federazione polacca vorrebbe Arek Milik e Piotr Zielinski in Under 21 per disputare l’Europeo. Gli azzurri, come riporta Il Corriere dello Sport, hanno già deciso di non mandare i due calciatori in nazionale perchè in pratica sono due anni che non si fermano mai. Milik e Zielinski sono reduci da un Europeo con la nazionale maggiore e poi da un campionato con il Napoli, mandarli all’Europeo Under 21 significherebbe non dargli il riposo necessario in vista della prossima stagione.

Lotito abbassa le pretese per Keita, il Napoli prova a chiudere

Lotito abbassa le pretese per Keita, il Napoli prova a chiudere

Il Napoli accende i riflettori su Keita. Secondo quanto racconta l’edizione odierna del Corriere dello Sport, Lotito sarebbe disposto a chiedere non più 30, ma 25 milioni per cedere il classe 1995 con contratto in scadenza nel giugno 2018. Difficilmente il patron laziale cambierà pretese nonostante abbia il calciatore praticamente a scadenza contrattuale. Keita piace da matti a De Laurentiis, Sarri e Giuntoli. Il giornale parla del cartellino di Duvan Zapata nell’affare Keita, ma la Lazio ha fatto sapere al Napoli che vorrebbe solo cash e nessuna contropartita.

Napoli su Belotti: offerti 50mln più Pavoletti

Napoli su Belotti: offerti 50mln più Pavoletti

Una bomba di mercato quella lanciata da Tuttosport che scrive di un Napoli pronto a prendere Belotti dal Torino: “E in Italia (ma si sapeva) si è fatto sotto il Napoli. Anche in questo caso De Laurentiis ha messo sul piatto 50 milioni. In più si è detto disponibile a inserire nel discorso qualche giocatore. Si sarebbe fatto il nome di Pavoletti. Anche in questo caso i granata hanno risposto no. L’intenzione di massima è quella di tenere l’attaccante. La ha detto il presidente Cairo e ribadito il direttore sportivo Gianluca Petrachi. Tenere Belotti significherebbe, finalmente, mostrare i muscoli da parte di una società che sino ad oggi ha sempre venduto i suoi gioielli: Cerci, Immobile, Darmian, Ogbonna, Glik, Maksimovic e Bruno Peres. Forse è davvero arrivato il momento di svoltare e di consegnare ai tifosi un Toro competitivo impreziosito dai gol del capocannoniere del campionato. La gente chiede troppo?”

Il Napoli sta cercando di convincere Kovacic a lasciare Madrid

Il Napoli sta cercando di convincere il giocatore a lasciare Madrid

Come riferisce Il Corriere dello Sport, il Napoli sta provando a convincere Mateo Kovacic a cambiare aria. Gli argomenti messi sul tavolo da parte degli azzurri per entrare nella testa del centrocampista serbo sono due. Il primo è il ritorno alla base di Marcos Llorente la prossima estate a Madrid. Un acquisto che chiuderebbe ancora di più Kovacic a centrocampo. L’altro motivo su quale il Napoli fa leva è di natura tattica; Zidane in pratica non ha mai dato fiducia a Kovacic relegato in panchina ed utilizzato sempre pochi minuti per far rifiatare Modric o Kroos.

Londra riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata

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Il Regno Unito reagisce stringendosi a Theresa May (“Non abbiamo paura”) e Londra, scrive Marco Bresolin, riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata. Solo a sera si trova in Trafalgar Square per una veglia. Il bilancio è di 5 morti, incluso Khalid. Alessandra Rizzo racconta le vittime del jihadista. mentre Francesca Paci, de La Stampa, ci accompagna nel quartiere in cui ha vissuto il 52enne britannico Khalid, autore dell’assalto di Westminister,  che la propaganda di Isis – rivendicando l’attacco – ha definito “un soldato del Califfato”. Viveva a Birmingham, dove ora si concentrano le indagini: ieri, otto arresti.

Londra sfida il terrore con la normalità: no alla paura

Theresa May in Parlamento: non ci faremo intimorire

LONDRA – A metà mattina il London Eye è ancora chiuso. Sul ponte di Westminister sono al lavoro gli uomini della Scientifica. Il lungofiume che passa sotto la grande ruota panoramica è sbarrato dal nastro bianco-blu della Polizia. Decine di studenti in gita scolastica sono già lì che aspettano. «Pazientate ancora un po’ – li tranquillizza un addetto della Millennium Wheel – a breve tornerà tutto alla normalità». Un paio d’ore e la ruota incomincia a girare.

Il giorno dopo l’attacco terroristico con auto-ariete e coltello andato in scena proprio sotto il Big Ben (tre morti e una quarantina di feriti), Londra è «business as usual». Normale amministrazione, si va avanti come se nulla fosse. Un gruppetto di adolescenti si stacca dalla fila per il London Eye e si siede in cerchio attorno a un musicista di strada con il cappello bianco. Insieme cantano «Let It Be». Lascia che sia.

La seduta del Parlamento interrotta mercoledì pomeriggio riprende, come previsto. In Aula c’è anche Tobias Ellwood, il sottosegretario agli Esteri che nel cortile di Westminster aveva tentato inutilmente di rianimare l’agente Keith Palmer. Il conservatore James Cleverly si commuove ricordando il poliziotto che ha perso la vita mentre cercava di fermare il killer. Theresa May ha l’aria del capo di governo in perfetta sintonia con il Paese. «La miglior riposta al terrorismo è la normalità – dice alla Camera dei Comuni -. Non abbiamo paura e non ci facciamo intimorire». Lo slogan «We are not afraid» spunta ovunque. Scritto con i pennarelli sulle lavagne informative nelle fermate della metropolitana. Disegnato con gessetti colorati sul pavimento di Trafalgar Square. Condiviso come immagine sui social network.

Poco dopo l’una del pomeriggio se ne vanno le nuvole. Le cabine trasparenti del London Eye iniziano a girare e riflettono i primi raggi di sole. Il ponte di Westminster riapre. Arrivano i fotografi, qualcuno fa jogging, spuntano i bus rossi a due piani. Ai semafori i pedoni britannici si distinguono dai turisti stranieri perché continuano a passare col rosso, altro che timore delle auto-ariete. Gli altri restano fermi e girano la testa prima a sinistra e poi a destra, per cercare di capire da che lato arrivino le auto. Rimane off-limits solo la zona davanti all’ingresso del Parlamento. Unico segno di discontinuità insieme con le bandiere a mezz’asta e qualche poliziotto in più del solito agli incroci. Ma non c’è quel clima di pesantezza che si respira ancora oggi in una città come Bruxelles, dove l’immagine dei militari armati fino ai denti che passeggiano lentamente dà l’impressione che il pericolo sia sempre dietro l’angolo. No, qui l’atmosfera non è quella del post-attentato. Sembra quasi che ci sia stato «solo» un brutto incidente stradale. È il coraggio della normalità che prende il sopravvento. O forse solo la forza della rassegnazione.

Alla National Gallery c’è la fila per entrare a vedere la mostra di Michelangelo & Sebastiano, un capannello si forma davanti agli «Ambasciatori» di Hans Holbein il Giovane. C’è più stupore qui che sotto il Big Ben. Al St James’s Park le coppiette camminano mano nella mano e i bambini giocano con le anatre. Louis e Marie vengono da Rennes, in Francia. «La notte del Bataclan, anche per noi che non siamo parigini, è stato un vero choc. È vero che stiamo parlando di un attacco di un’altra entità, ma dopo Parigi e Bruxelles ormai c’è una sorta di assuefazione. Ci siamo quasi abituati». Un editoriale sul «Telegraph» lancia il dibattito agli altri giornali e all’intera società: «Mentre piangiamo i nostri morti e auguriamo una pronta guarigione ai feriti, dobbiamo negare ai terroristi la reazione sproporzionata che cercano».

Nel tardo pomeriggio Trafalgar Square inizia a riempirsi per la manifestazione convocata dal sindaco Sadiq Khan. Il London Eye fa gli ultimi giri, il musicista col cappello bianco è ancora lì. Gli studenti che lo circondano sono cambiati, la canzone è sempre la stessa. «And when the broken-hearted people / Living in the world agree / There will be an answer / Let it be».

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/
lastampa/Londra sfida il terrore con la normalità: no alla paura MARCO BRESOLIN – INVIATO A LONDRA

Jihad a Londra: caccia ai Jihadisti di Birmingham vicini a Khalid

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Francesca Paci, de La Stampa, ci accompagna nel quartiere in cui ha vissuto il 52enne britannico Khalid, autore dell’assalto di Westminister,  che la propaganda di Isis – rivendicando l’attacco – ha definito “un soldato del Califfato”. Viveva a Birmingham, dove ora si concentrano le indagini: ieri, otto arresti. Il Regno Unito reagisce stringendosi a Theresa May (“Non abbiamo paura”) e Londra, scrive Marco Bresolin, riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata. Solo a sera si trova in Trafalgar Square per una veglia. Il bilancio è di 5 morti, incluso Khalid. Alessandra Rizzo racconta le vittime del jihadista.

Caccia alla cellula di Birmingham. Raffica di arresti: “Pronti a colpire”

Identificato l’attentatore di Westminster: è un 52enne britannico di origini pachistane. Viveva nella capitale del jihad britannico ed era stato già stato segnalato agli 007

BIRMINGHAM – «Sì, quell’uomo ha noleggiato la Hyundai presso la nostra società» conferma il manager della Enterprise di Solihull, distretto automobilistico a Sud di Birmingham. L’uomo di cui parla è Khalid Masood, il 52enne britannico di nascita e pachistano di origini.

È stato lui che mercoledì, prima di essere ucciso dalla polizia, ha seminato il panico nel cuore della città. Non ci dice se sia venuto proprio qui, nell’anonimo quartiere in cui sono stati arrestati i suoi presunti contatti, o se invece abbia bussato a uno dei due uffici di downtown. Ma con un investimento minimo si è messo al volante della 4×4 puntando al massimo danno: «Un modello del genere costa circa 40 sterline al giorno».

L’attentatore di Westminster ha più di un legame con Birmingham, tristemente nota come la capitale dello jihadismo made in Uk, la città da un milione di abitanti e 250 mila musulmani che ha visto 39 condanne per terrorismo in pochi anni e la partenza di almeno un quinto dei foreign fighters britannici. Scotland Yard si limita a riferire che Masood viveva nel West Midlands, la regione di Birmingham, ma oltre che a Londra, nell’ambito della maxi retata in cui sono state arrestate 8 persone in sei diversi indirizzi con l’accusa di preparare un attentato, gli agenti sono venuti a bussare qui, Hagley road, trafficata arteria di Edgbaston, la zona mista non distante dal centro in cui abita la premio Nobel Malala, brulicano attività a luci rosse e piccole comunità di pachistani, bengalesi e iraniani si dividono pochi metri di marciapiede aprendovi ristoranti o supermarket dalla vita breve.

«Li ho visti l’altra notte, la polizia urlava e loro tenevano le braccia ammanettate sopra la testa, saranno stati cinque, dei tipi asiatici con la pelle un po’ più scura della mia che sono di Teheran, c’era anche una donna velata con loro» racconta Ravi Sidighi, titolare di Hagley, l’alimentari a fianco del portoncino presidiato dai bobbies. Le finestre al secondo piano hanno le tapparelle abbassate. «L’appartamento è stato vuoto per molto tempo, almeno fino tre o quattro mesi fa» dice un ragazzo che come ogni giorno, come decine di altri dallo sguardo vacuo pari al suo, bighellona in zona. Nessuno ci ha fatto caso: Hagley road è una specie di non-luogo in cui è facile passare inosservati, la maggior parte dei negozi è sfitta, la chiesa battista del Redentore raccoglie le anime perse per le strade con i cartelli «Alcol restricted area». L’epicentro della radicalizzazione è altrove, Balsall Heath, Sparkhill, Coventry road, dove in vent’anni sono spariti i pub e si sono moltiplicate le librerie halal che diffondono l’islam deobandi, quello nemico dell’integrazione. Quando nel 2014 Birmingham lanciò l’offensiva contro l’indottrinamento e piazzò 200 telecamere nei quartieri abitati dai musulmani Hagley road fu risparmiata, forse perché «periferica», marginale, come l’intelligence considerava Masood, noto al Mi5 sin dal 1983 per precedenti penali come aggressione e possesso di armi, ma mai accusato di terrorismo.

«Sono sempre loro, i fottuti nativi, la gente diffida di noi immigrati ma la minaccia viene da loro» borbotta il nigeriano Michael, arrivato sei anni fa. Non ricorda le facce dei suoi vicini, magari se li vedesse per strada sì, ma a fare un identikit no. Non sarebbe in grado neppure l’universitaria francese Mariam, residente da settembre al numero 161, spalla a spalla con gli arrestati: «Ci si saluta a malapena comprando la pizza». Il proprietario dell’appartamento ora sigillato e del sottostante ristorante «Shiraz, a taste of Persia», Hajj Makhawand, ripete di aver affittato alla cieca attraverso l’agenzia Initial Property che a sua volta ci congeda con un no comment. Col calar della sera però diverse persone si avvicinano ai giornalisti per rivelare (verità inverificabile) che forse sì, anche l’attentatore era della zona, che l’avevano visto, sempre vestito di nero.

Gli esperti s’interrogano da tempo sul fenomeno Birmingham, vittima della crisi della manifattura e del ’900 ma non più di altri luoghi analoghi come Manchester. Se l’intelligence britannica parla di 3000 «attenzionati» nel paese, il direttore dell’associazione locale «Radical Thinking» Khasam Amar conta tra i suoi concittadini almeno 400 giovani «a rischio».

«Il terreno è fertile all’estremismo per ragioni economiche, etniche e sociali che esplodono anche in virtù della forte tendenza alla autosegregazione, gran parte dell’Islam locale è arrivato decenni fa dal Pakistan e le sue forti connotazioni rurali non si sono mai adeguate al paesaggio urbano» nota Chris Allen, sociologo dell’università di Birmingham. Il 62% dei musulmani è concentrato in sette zone tra le più depresse del paese, il 41% vive di sussidi, la disoccupazione già a quota 15% raddoppia intorno alle circa 120 moschee cittadine, dove si parla soprattutto urdu.

Poi c’è Mamood, assoldato a posteriori dall’Isis con un comunicato online, ma fuori tempo massimo per un terrorista. Jahan Mahmoud, storico e ricercatore sociale con forti radici nella comunità musulmana ha passato le ultime ore a indagare silenzi e reticenze: «Nessuno pare saper molto di lui o del suo network. Alla sua età nessun programma di deradicalizzazione lo prenderebbe in considerazione, uno di 52 anni è ritenuto uno non a rischio, un periferico».

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/Jihad a Londra: caccia ai Jihadisti di Birmingham vicini a Khalid
lastampa/Caccia alla cellula di Birmingham. Raffica di arresti: “Pronti a colpire” FRANCESCA PACI – INVIATA BIRMINGHAM

Jihad a Londra: la controffensiva dell’Isis

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L’autore dell’assalto di Westminister, dice Scotland Yard, si chiamava Khalid Massood, 52enne britannico che la propaganda di Isis – rivendicando l’attacco – ha definito “un soldato del Califfato”. Viveva a Birmingham, dove ora si concentrano le indagini: ieri, otto arresti. Francesca Paci, de La Stampa, ci accompagna nel quartiere in cui ha vissuto Khalid. Il Regno Unito reagisce stringendosi a Theresa May (“Non abbiamo paura”) e Londra, scrive Marco Bresolin, riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata. Solo a sera si trova in Trafalgar Square per una veglia. Il bilancio è di 5 morti, incluso Khalid. Alessandra Rizzo racconta le vittime del jihadista.

La controffensiva dell’Isis: “Ha colpito un nostro soldato”

La reazione per le perdite sul campo sia Mosul sia a Raqqa, ma i terroristi fanno proseliti in Europa attraverso la propaganda

BEIRUT – Un soldato del Califfato. La stessa formula usata dopo gli attacchi a Nizza, a Berlino, negli Stati Uniti. L’Isis ha aspettato 24 ore prima di «mettere il timbro» sull’attentato di Londra. Con un comunicato diffuso dall’agenzia Aamaq che ricalca quelli della scia di sangue dell’ultimo anno. «L’assalitore di ieri di fronte al Parlamento britannico a Londra era un soldato dello Stato Islamico che ha agito in risposta agli appelli a colpire i cittadini delle nazioni della Coalizione».

«Soldato», «jundi», quasi un codice che permette di capire la portata dei legami fra la casa madre e il terrorista. Lo stesso usato per Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, il tunisino della strage sulla Promenade des Anglais del 14 luglio 2016. O per Anis Amri, l’autore dell’attacco al mercatino di Natale di Berlino, o ancora Abdul Razak Ali Artan, il rifugiato somalo che ha cercato il massacro in Ohio. Solo che Khalid Masood, era un uomo di mezza età, 52 anni, forse un convertito, con una lunga carriera criminale alle spalle più che un curriculum da jihadista.

Quando l’Isis usa la parola «soldato» mette il suo seguace un livello sotto i «mujaheddin», o i «credenti» che hanno combattuto nel Califfato e sono tornati a seminare il terrore in Occidente. «Credenti» e «mujaheddin» erano gli autori delle stragi di Parigi. Con i «soldati» l’Isis si è procurato reclute più a basso costo e meno controllabili ma è sceso in qualità. Ora l’età dell’attentatore di Westminster, e anche quella dell’uomo arrestato ad Anversa, segnalano un ulteriore scadimento.

L’unico precedente con un «soldato di mezza età» è quello dell’attacco in caffè di Sydney condotto dal cinquantenne Mohammad Hassan Manteghi. L’Isis preferisce di gran lunga i millennials, anche se non si fa problemi nel reclutare avanzi di galera. Un poster in inglese mostra un militante all’interno di una prigione, con il kalashnikov sulle spalle e la scritta «A volte le persone con il peggior passato promettono il miglior futuro». In quasi tutti gli ultimi attacchi i terroristi hanno precedenti per crimini comuni.

La velocità nell’adattamento della propaganda mostra al contrario un punto di forza dello Stato islamico. La sua macchina mediatica non è stata spezzata, anche se Raqqa e Mosul sono sotto assedio. Un altro poster in Rete, rilasciato poche dopo l’attacco, mostra Westminster, la Hyundai ferma contro la cancellata, e poi il volto «martirizzato» di Masood e la scritta «Fate la vostra jihad». I jihadisti però si sono dovuti adeguare. Facebook e Twitter, che hanno cancellato centinaia di migliaia di account, sono ora poco frequentati. Telegram, che ha cominciato da poco l’opera di pulizia, è preferito.

Il cambio di canale ha costretto anche ad adeguare lo stile. Come nota l’analista francese Romain Caillet, non si rivolgono più a un «pubblico di massa, ma a un circolo di iniziati, di jihadisti convinti». Un bacino più ristretto per il reclutamento ma che serve a tenere alto il morale. Già nella notte i sostenitori dello Stato islamico avevano festeggiato e legato la strage alla guerra in Siria e Iraq. Uccidere innocenti, è la tesi, è una risposta ai presunti «massacri» della Coalizione. E su Telegram gli islamisti avevano riportato dichiarazioni del portavoce Abu Hassan al-Muhajir, che invitava tutti i credenti a passare all’azione nei Paesi occidentali «per distogliere i loro cannoni dai fratelli musulmani, attaccateli nelle strade, case, centri commerciali».

La stessa linea del predecessore Mohammed al-Adnani e il suo «colpiteli con tutto quello che avete, investiteli con le vostre auto». E dietro i lupi solitari si scopre sempre un burattinaio. Come Junaid Hussain, in contatto con i terroristi di Garland, Texas, e di San Bernardino, California. O come Rachid Kassim, dietro quasi tutti i micro attacchi in Francia. Tutti e due sono stati eliminati da raid, a Mosul. Ma la battaglia non è finita.

vivicentro.it/attualità
vivicentro/Jihad a Londra: caccia alla cellula di Birmingham
lastampa/La controffensiva dell’Isis: “Ha colpito un nostro soldato” GIORDANO STABILE – INVIATO A BEIRUT

Juve Stabia-Catanzaro arbitra Andrea Capone di Palermo

Due i precedenti dell’arbitro siciliano con la Juve Stabia, entrambi disputati al Menti e terminati per uno pari

Per la dodicesima giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà domenica 26 alle ore 18 e 30 al “Romeo Menti” di Castellammare è stato designato Andrea CAPONE della sezione di Palermo a dirigere la gara tra tra Juve Stabia e Catanzaro.

Andrea CaponeCapone, nato a Palermo il 27 settembre 1984, è al suo terzo anno in Lega Pro, due sono i precedenti con le vespe:

2014 / 2015 – Campionato Nazionale Lega Pro girone ‘ C ‘

– 22 marzo 2015 – 12° giornata di ritorno: JUVE STABIA – ISCHIA 1 1 le reti una per tempo, vantaggio stabiese con Francesco BOMBAGI e pari degli isolani nella ripresa con Bulevardi.

2015 / 2016 – Campionato Nazionale Lega Pro girone ‘ C ‘

– 21 novembre 2015 – 12° giornata d’andata: JUVE STABIA – FIDELIS ANDRIA 1 – 1 vantaggio stabiese nel primo tempo con Pietro ARCIDIACONO, pari dei baresi nella ripresa con Grandolfo.

L’assistente numero uno sarà Tiziano NOTARANGELO della sezione di Cassino;

l’assistente numero due: Tiziana TRASCIATTI della sezione di Foligno.

Giovanni MATRONE

Modugno: “Clima disteso a Castelvolturno, Sarri al campo con la moglie”

Modugno: “Clima disteso a Castelvolturno, Sarri al campo con la moglie”

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, è intervenuto Francesco Modugno, giornalista Sky, il quale ha dichiarato: “Gli azzurri in questo momento stanno giocando a basket, una tiratissima partitina cinque contro cinque. Si lavora fisicamente e crea buonumore, fa gruppo: Sarri vuole lavorare in maniera più rilassata, più serena, in vista c’è la Juve che caricherà l’ambiente di stress. Ieri il mister si è presentato con la moglie nel centro sportivo, quasi un inedito, ed è giusto che si viva questa settimana con grande serenità”. 

Avv.Chiacchio: “La Juventus potrebbe essere condannata, ma no punti di penalizzazione”

Avv.Chiacchio: “La Juventus potrebbe essere condannata, ma no punti di penalizzazione”

“Non conosco nel dettaglio i fatti che riguardano la Juventus, li ho letti sul giornale, come tutti. Posso solo dire che, nel caso, potrebbero esserci ripercussioni sportive per la società. Escludo, però, possano esserci punti di penalizzazione. Non si sono mai verificate sanzioni simili in casi del genere. La società bianconera, invece, potrebbe essere condannata ad un’ammenda pesante, oltre che all’inibizione del dirigente ritenuto responsabile. Certamente siamo rimasti tutti sorpresi da questa vicenda. Spero che il Napoli continuerà a giocare così, la vera fortuna è stata l’intuizione di Mertens prima punta. Non voglio neppure pensare né alla sua cessione né a quella di Insigne”, ha dichiarato l’avvocato Eduardo Chiacchio, esperto di diritto sportivo, ai microfoni di Radio Punto Zero.

A cura di Patrizia Esposito

Infortunio Pepe Reina, la Gazzetta: “Reina farà di tutto per esserci con la Juventus”

Le condizioni fisiche di Pepe Reina preoccupano il Napoli. La Gazzette dello Sport rivela: “Il polpaccio di Reina è ancora indurito ed affaticato, ragion per cui il portiere nei prossimi giorni seguirà una tabella di lavoro personalizzata per poi sottoporsi mercoledì prossimo a nuovi controlli. Fino ad allora è giusto essere prudenti anche se ovviamente, vista anche l’importanza del doppio confronto con la Juve, Reina farà di tutto per essere in campo. Del resto, fin qui Sarri non ha mai praticamente rinunciato a lui. Soltanto contro lo Spezia in Coppa Italia . ha giocato Rafael al posto di Pepe. “

Napoli, al via i casting per i terzini: Conti, Gaspar e Michel sul taccuino di Giuntoli

Napoli, al via i casting per i terzini: Conti, Gaspar e Michel sul taccuino di Giuntoli

Il Napoli è alla ricerca di un terzino sinistro da aggiungere alla rosa per migliorare un pacchetto arretrato che nella prossima stagione potrebbe perdere Ghoulam. Gianluca Di Marzio, attraverso il suo sito ufficiale, rivela: “Il Napoli sta già seguendo e valutando alcuni profili interessanti: il primo è Bruno Gaspar, esterno destro del Vitoria Guimaraes, classe ’93 portoghese proveniente dal vivaio del Benfica, che quest’anno sta facendo una grande stagione: per lui già 10 assist. Ad osservarlo, recentemente, anche altri club italiani: Milan, Atalanta e Chievo. Il Napoli dal canto suo non ha ancora avuto contatti con agenti o club, ma ha richiesto informazioni. Un altro nome che invece è stato proposto e che è seguito è Michel, brasiliano classe ’90 del Las Palmas. Michel ha avuto un grande inizio di stagione, anche se adesso è fermo ai box per un problema al tendine d’Achille. Restando in Italia invece, tra le prime scelte c’è sempre Andrea Conti dell’Atalanta. L’impressione è che la lista di “candidati” sia comunque ampia perché è probabile che il Napoli dovrà fare a meno un paio di innesti, soprattutto in caso di partenza di Ghoulam e con la posizione di Strinic da valutare”

UFFICIALE- Pepe Reina a rischio Juve: il Napoli rivela l’entità dell’infortunio

UFFICIALE- Pepe Reina a rischio Juve: il Napoli rivela l’identità dell’infortunio

Rischio assenza per Pepe Reina che potrebbe saltare il match con la Juventus a causa di un infortunio rimediato in nazionale. La società azzurra, attraverso un comunicato ufficiale, rende note le condizioni del numero uno spagnolo:

“Pepe Reina è rientrato a Napoli dopo il fastidio muscolare accusato durante una seduta di allenamento con la Nazionale spagnola.

Il portiere azzurro, appena rientrato, si è sottoposto ad esami clinici, risonanza magnetica ed ecografia, che hanno rilevato una elongazione del muscolo soleo destro.

Reina nei prossimi giorni seguirà una tabella di lavoro personalizzata per poi sottoporsi mercoledì prossimo a nuovi controlli”.

È morto l’attore Tomas Milian: aveva compiuto da poco 84 anni

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L’attore aveva compiuto da poco 84 anni. Noto soprattutto per aver interpretato Sergio Marazzi, detto “Er Monnezza”

È morto Tomas Milian

È morto ieri a Miami, Tomas Milian nome d’arte di Tomas Quintin Rodriguez Milian. L’attore era nato a Cuba, a L’Avana, il 3 marzo 1933. Viveva da molti anni negli Usa ma era noto soprattutto in Italia dove, nonostante avesse lavorato con autori come Lattuada, Visconti o Maselli, era soprattutto per la sua partecipazione in western e nei film polizieschi dove impersonava l’ispettore Nico Giraldi e il poco onesto quanto romanissimo Sergio Marazzi, detto “Er Monnezza”.

LA FAMIGLIA E L’INIZIO DELLA CARRIERA

Tomas Milian cresce nel piccolo villaggio di Cutono vicino all’Avana. La famiglia fa parte della ricca borghesia cattolica. Suo padre è il generale Emiliano Rodríguez, al servizio del dittatore Gerardo Machado. Sua madre è la nipote di un cardinale dell’Avana.

A 16 anni Tomas decide di intraprendere la carriera artistica. Così, finito il liceo, lascia Cuba e parte per la Florida. Sceglie Miami e si iscrive all’Accademia Teatrale. Nel 1958, a 25 anni, si sposta a New York. Frequenta l’Actor’s Studio fondato da Elia Kazan (e allora diretto da Lee Strasberg). Nel frattempo si improvvisa lavapiatti, benzinaio, posteggiatore: tutto pur di mantenersi mentre cerca di diventare un attore. Contemporaneamente perfeziona l’inglese, impegno che gli permette di affinare le sue doti recitative tanto da fruttargli un ingaggio a Broadway. Inizia con alcune produzioni minori, che gli valgono le attenzioni dei responsabili della NBC, alla ricerca di volti nuovi per una serie televisiva intitolata Decoy (1957- 58). Diretta da Michael Gordon, è il suo trampolino di lancio.

L’ITALIA E IL CINEMA  

Tomas Milian, alla fine degli anni Cinquanta, viene notato dal regista francese Jean Cocteau che decide di farlo esordire al Festival dei Due Mondi di Spoleto (con la pantomima Le Poète et la Muse , regia di Franco Zeffirelli). Ed è lì che la vita dell’attore si lega a doppio filo all’Italia. Milian inizia a lavorare con registi come Michelangelo Antonioni e Bernardo Bertolucci. Così, si trasferisce nel nostro Paese (otterrà la cittadinanza nel 1969)

Milian torna a Spoleto anche negli anni successivi, ma è destinato ad affermarsi come interprete cinematografico recitando durante 40 anni di attività in oltre un centinaio di titoli, per lo più realizzati in Italia. È nel cinema che prende subito il nome d’arte di Tomas Milian.

Esrdisce con La notte brava (1959) di Mauro Bolognini, affermandosi presto come uno degli interpreti più dotati della sua generazione. Ne I delfini, realizzato da Maselli l’anno successivo, Milian impersona con efficacia il cinico Alberto De Matteis, destinato al matrimonio con la fidanzata Fedora (Claudia Cardinale). Milian torna a essere diretto da Bolognini che gli affida il ruolo di Edoardo, il cugino del protagonista (interpretato da Marcello Mastroianni) ne Il bell’Antonio (1960). Con intelligenza Milian si allontana dal ruolo del giovane e ricco borghese che rischiava di divenire per lui un cliché, fornendo altre dimostrazioni del suo talento e della capacità di adattarsi con duttilità a parti diverse.

Infatti, l’anno dopo lo troviamo ne L’imprevisto di Alberto Lattuada, e Giorno per giorno disperatamente di Alfredo Giannetti, in cui tratteggia con bravura la figura di uno schizofrenico. In quel periodo Milian È chiamato da alcuni dei più interessanti registi che apprezzano il suo talento. La sua filmografia si arricchisce di titoli quali La banda Casaroli di Florestano Vancini, Il lavoro, episodio viscontiano del film collettivo Boccaccio ’70. Qui Milian dà vita all’arido e meschino conte Ottavio, marito infedele della bellissima Pupe (Romy Schneider). La collaborazione con Francesco Maselli si ripropone con Gli indifferenti (1964) nel ruolo del velleitario Michele, interpretazione che gli vale il premio “Cinema e Narrativa” ad Agrigento.

 

“ER MONNEZZA”

Il personaggio di Sergio Marazzi, soprannominato “Er Monnezza”, fa il suo esordio nel film Il trucido e lo sbirro, detto da Umberto Lenzi nel 1976. Lo si ritrova anche in La banda del trucido (1977, regia di Stelvio Massi), La banda del gobbo (1977, Umberto Lenzi). Milian si è ispirato a Quinto Gambi, un suo amico di Tor Marancia nonché controfigura ufficiale nelle scene d’azione.

IL RITORNO A NEW YORK  

Nella seconda metà degli anni ’80 torna a New York, dove partecipa a film famosi, di solito nella parte del cattivo, come in Oltre ogni rischio (1989) di Abel Ferrara ed in Revenge (1990) di Tony Scott. Decide di continuare in America la sua carriera, specializzandosi come caratterista: partecipa, così, a grandi produzioni come A mistad (1997) di Stephen Spielberg, accanto ad attori come Anthony Hopkins e Morgan Freeman, e Traffic (2000) di Steven Soderbergh, dove tratteggia perfettamente il personaggio dello spietato generale Salazar. Tornato a vivere a Miami, nonostante l’età avanzata, in The Lost City (2005) spalleggia con eleganza Andy Garcia e Dustin Hoffman

vivicentro.it/spettacoli
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Ci ha lasciato Cino Tortorella, una vita con lo Zecchino d’Oro (VIDEO)

A giugno avrebbe compiuto 90 anni. Una vita con lo Zecchino d’Oro

E’ morto Cino Tortorella, per tanti anni mago Zurlì

E’ morto a Milano Cino Tortorella, l’ex mago Zurlì che per tanti anni ha legato il proprio volto e la propria attività allo Zecchino d’oro. A giugno avrebbe compiuto 90 anni. Autore e regista, era anche appassionato ed esperto di enogastronomia.

A Cino Tortorella, nato a Ventimiglia, si legano ‘album dei ricordi’ famosi nella storia musicale dello Zecchino d’Oro, di cui fu promotore nel 1959 (da ’44 gatti’ a ‘Popoff’, da ‘Le tagliatelle di nonna Pina’ e ‘Il coccodrillo come fa?’). La storica rassegna di canzoni per l’infanzia, dal ’61 in onda all’Antoniano di Bologna, fu ideata in realtà da Tortorella due anni prima, su richiesta del Salone del bambino, alla Triennale di Milano, ma ebbe il lancio quando nacque la collaborazione con la Rai (e l’allora funzionario Umberto Eco) e con i frati bolognesi. Lo Zecchino ha portato il conduttore nel guinness dei primati nel 2002, perché ha presentato lo stesso programma per il maggior numero di anni. Una collaborazione che si è interrotta a fine anni Duemila per un contenzioso che lo vide contrapposto in particolare all’allora nuovo direttore (ora ex) dell’Antoniano, fra Alessandro Caspoli. In Rai Tortorella ha ideato ‘Chissà chi lo sa?’, trasmissione andata in onda per 12 anni e portata al successo da Febo Conti, il ‘Dirodorlando’ e ‘Scacco al re’, ed è stato anche colonna portante dell’emittenza privata, prima a Telealtomilanese, poi ad Antenna 3.

Nei primi anni Novanta ha realizzato ‘Bravo bravissimo’, condotto da Mike Bongiorno. Significative anche le sue esperienze nella letteratura all’insegna dei più piccoli: ha pubblicato libri di fiabe e ha collaborato con periodici per ragazzi, come ‘Topolino’ e ‘Il Corriere dei Piccoli’. Nel suo nome è nata l’associazione onlus ‘Gli Amici di Mago Zurlì’, che persegue finalità di solidarietà operando nell’informazione e nella didattica, a tutela della salute e dei diritti civili dei bambini.

Antoniano, ricordo al 60/o Zecchino d’Oro – L’Antoniano “si stringe attorno alla famiglia di Cino Tortorella, che vogliamo ricordare con la sua calzamaglia azzurra mentre sorride immerso tra i bambini”. Il 60/o Zecchino d’Oro, in programma in autunno, “sarà senz’altro occasione di ricordarlo nel modo migliore”. “Ideatore – ricorda l’Antoniano – di una trasmissione che continua ad andare in onda dopo sessant’anni, creando ogni anno un repertorio sempre più vasto di canzoni per l’infanzia, Cino fu anche promotore del Fiore della Solidarietà – oggi Cuore dello Zecchino d’Oro – progetto a sostegno dei più bisognosi che ogni edizione si accompagna al premio musicale, e che ancora oggi è attivo ogni giorno grazie al lavoro di Antoniano onlus”.

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Guardia Costiera: ”4ª Campagna Nazionale di Tutela Ambientale” (VIDEO)

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Presentazione risultatiQuarta Campagna nazionale di tutela Ambientale” e inaugurazione del “Laboratorio di Analisi Ambientali” della Guardia Costiera alla presenza del Ministro Gian Luca Galletti

Fiumicino, 23 marzo 2017 – Nella mattinata odierna, presso la sede della Capitaneria di porto di Roma a Fiumicino, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, alla presenza del Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, Ammiraglio Ispettore Vincenzo Melone, ha presentato alla stampa i risultati della 4ª Campagna Nazionale di Tutela Ambientale.

“Ringrazio – ha detto il ministro Gian Luca Galletti –  le donne e gli uomini del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera per questo lavoro, che ha portato risultati molto rilevanti sotto tutti i punti di vista: i dati confermano da un lato che lo Stato sta dando la caccia senza risparmio a chi inquina il nostro mare e le nostre coste, dall’altro che sul raggiungimento degli standard di qualità ambientale delle acque marine pesa ancora troppo l’inciviltà di quanti considerano l’ambiente un bene sacrificabile. Questa campagna – ha aggiunto Galletti – è estremamente importante anche perché ha mostrato che gli ecoreati, vera conquista di civiltà per questo Paese, sono entrati nella quotidianità del contrasto ai fenomeni criminali verso l’ambiente”.

La campagna ambientale è stata incentrata sul contrasto agli scarichi illeciti in mare di diversa natura, connessi sia ad insediamenti civili che industriali. Sono stati 1.200 i controlli eseguiti dai militari della Guardia Costiera con l’impiego delle componenti aeronavale e subacquea, e dei Laboratori Ambientali Mobili del Corpo; attività da cui sono scaturite 675 notizie di reato e il sequestro complessivo di 480.000mqdi aree illecitamente occupate; 750 le persone denunciate, 6,5 milioni di euro le sanzioni amministrative elevate, 60 le tonnellate di rifiuti sequestrate e 1.200 le navi ispezionate. Le infrazioni accertate hanno consentito di testare gli “ecoreati”, con la contestazione delle nuove fattispecie di reato: in 84 casi si è applicato il reato di inquinamento ambientale, in 4 quello di disastro ambientale, in 9 il reato di delitti colposi contro l’ambiente, in un caso quello di impedimento al controllo, cosi come in una occasione il reato di omessa bonifica. Sono state inoltre impartite 58 prescrizione a seguito dell’accertamento dei reati contravvenzionali.

L’attività, condotta sull’intero territorio costiero nazionale, ha comunque interessato – a più ampio respiro – tutte le attività marittime e costiere che incidono sull’habitat marino, come la lotta all’abusivismo demaniale e agli inquinamenti provenienti da navi e piattaforme off-shore. Nella stessa circostanza, ha avuto luogo la cerimonia di inaugurazione del Laboratorio di Analisi Ambientali della Guardia Costiera, intitolato al Capitano di Fregata Natale De Grazia, Ufficiale del Corpo, scomparso nel 1995, al quale è stata conferita la medaglia d’oro al merito di Marina quale figura dallo spiccato acume investigativo che, collaborando con la Procura di Reggio Calabria, ha condotto complesse investigazioni ambientali nel settore dei traffici illeciti operati da navi mercantili.

Il nuovo Laboratorio Ambientale integra lo strumento operativo del Corpo a supporto dell’attività investigativa condotta dai propri Comandi sul territorio nazionale, ampliandone le capacità analitiche e di contrasto agli inquinamenti marini e costieri; strumento operativo che contava già di Laboratori Ambientali Mobili della Guardia Costiera, che dal 2011 – anno in cui sono entrati in servizio – hanno effettuato oltre 100 missioni sull’intero territorio del Paese, effettuando oltre 2.000 campionamenti e circa 15.000 analisi chimico-fisiche e microbiologiche.

Il Ministro Galletti ha poi lanciato la 5ª Campagna Nazionale di Tutela Ambientale – nella continuità dell’impegno che il Corpo riversa sulla delicata “missione” della salvaguardia del mare e delle coste del Paese – con l’obiettivo di perseguire, nel segno della prevenzione, un’azione coordinata di educazione e sensibilizzazione sulla tutela dell’ambiente marino e costiero.

PAURA AD ANVERSA: auto tenta di schiantarsi sulla folla, arrestato un sospetto

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Un’auto avrebbe cercato di schiantarsi sulla folla sulla via principale pedonale di Anversa, piena di negozi. Non ci sarebbe nessun ferito, l’auto è stata intercettata dai militari e il sospetto,  Mohammed R., è stato arrestato. L’auto aveva una targa francese e all’interno sono state trovate delle armi. 

Secondo quanto riporta il sito della tv Rtbf, il capo della polizia di Anversa ha spiegato che alle 11 un veicolo si è introdotto sul Meir, l’area pedonale commerciale di Anversa, dei poliziotti hanno cercato di intercettarlo, ma l’auto si è allora diretta verso il Quai Sint Michiel. La vettura è stata poi bloccata in un parcheggio e il suo autista, un nordafricano, arrestato.

L’uomo si chiama Mohamed R., un francese domiciliato in Francia, nato nel 1977. Lo ha annunciato la Procura federale belga. Diverse armi sono state ritrovate nel bagagliaio dell’auto, una Citroen rossa immatricolata in Francia: armi bianche, un’arma antisommossa e una tanica “contente un prodotto non ancora identificato”.

Nel bagagliaio dell’auto, una Citroen rossa, sono stati trovati un bidone e «diverse armi», fra cui armi da taglio e una pistola anti sommossa «Seguiamo la situazione molto da vicino. I servizi di sicurezza sono stati esemplari ad Anversa», ha twittato il primo ministro belga Charles Michel. Ieri il Belgio aveva ricordato il primo anniversario degli attentati di Bruxelles che causarono 32 morti.

Nel corso di una breve conferenza stampa, il sindaco di Anversa Bart De Wever ha parlato di «attentato sventato» nella sua città. «La gente ha dovuto buttarsi di lato» per evitare di essere investita, ha raccontato il capo della polizia locale Serge Muyters. Militari presenti sul posto hanno cercato di fermare il veicolo, che ha proseguito verso le banchine sul lungofiume della Schelda superando un semaforo rosso. L’auto è stata poi bloccata in un parcheggio, dove il conducente – un uomo di origine nordafricana, vestito con una mimetica- è stato arrestato. La procura federale belga ha riferito che si tratta di Mohammed R., nato l’8 maggio 1977, cittadino francese residente in Francia.

Milik: “Sarò pronto entro un paio di settimane: per ora mi sta bene la panchina”

Le sue parole

Arkadiusz Milik è tornato in Nazionale dopo l’infortunio al ginocchio. Ha rilasciato una lunga intervista a Przeglad Sportowy: Sto migliorando di settimana in settimana. Il lungo trauma è stato dimenticato. Io vivo di partite. Voglio passare tanti minuti in campo. Gli inizi sono stati difficili. Il ginocchio è sano. Avevo bisogno di tempo per tornare al meglio. E’ stato necessario allenarsi di più. Non sento la differenza con i miei compagni di squadra, ma io non gioco come prima dell’infortunio. Le cose si costruiscono lentamente, perché la riabilitazione è un processo lungo: prima la palestra, poi il potenziamento alle gambe. Per tutto il tempo ho lavorato molto su questo”.

La cicatrice sul ginocchio resterà per tutta la carriera…

E’ un segno, ma lavoro di più anche per quello”.

La potenza è tornata al cento per cento?

“Sono sicuro di essere pronto per giocare. Ma ci sono cose che richiedono tempo, la riabilitazione e il fisico sono state importanti. Devo ancora lavorare. Si tratta di piccoli dettagli. Ho solo bisogno di un paio di settimane. Tutto sarà come prima l’infortunio, ne sono sicuro”.

C’è chi dice che sei tornato troppo in fretta…

“Nessuno mi ha fatto rischiare la salute. Abbiamo letto un sacco di articoli. Sono stati scritti su di me un sacco di cose, ma a volte vale la pena chiedere alla fonte. Nessuno mi ha chiesto un parere. Voglio fugare ogni dubbio: non sono tornato troppo presto, è tutto ok! Mi sentivo bene, il medico ha dato il consenso. L’obiettivo era uno: tornare il più presto possibile. Volevo essere in buona salute e adeguatamente preparato per ulteriori lavori. Ho investito in me stesso e ci sono riuscito. Palestra in casa? E così è stato. Alla fine mi ha aiutato nella riabilitazione. Non ho sovraccaricato le ginocchia. Non ci sono stati problemi. Non un giorno che ho dovuto ridurre il carico. Zero complicazioni, mai ginocchia gonfie. Sono contento di essere sano e di poter tornare a giocare di nuovo a calcio”.

Tornare in panchina?

“Sono giovane, per questo sono impaziente. Sono a dispisizione dell’allenatore, ma so che è difficile per Sarri cambiare le cose che funzionano bene dopo gli ultimi mesi. Dries Mertens gioca alla grande nella mia posizione. Devo lavorare duro per ottenere sempre maggiori opportunità. Io gioco in una società seria, con grandi obiettivi. Sono passati solo cinque mesi dopo l’intervento chirurgico. La maggior parte dei giocatori ci mette più tempo. Accetto la situazione. Per ora”.

Un contatto con Adam Nawalka?

“Ho parlato con l’allenatore al telefono più volte. Si è molto interessato a me, mi ha sostenuto”.

VIDEO ViViCentro – Juve Stabia, la festa dell’attività di base: momenti che devono far riflettere…

VIDEO ViViCentro – Juve Stabia, la festa dell’attività di base: momenti che devono far riflettere…

Una serata spettacolare che mostra ancora una volta come il settore giovanile della Juve Stabia sia legata ai colori stabiesi, nonostante molti di questi ragazzi non siano di Castellammare di Stabia. Ieri sera è toccato all’attività di base, Vivicentro.it vi mostra le immagini.

a cura di Ciro Novellino e Mario Vollono

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FOTO ViViCentro – Attività di base, ASD virtus Sangennarese-Juve Stabia 1-1: il tabellino

FOTO ViViCentro – Attività di base, ASD virtus Sangennarese-Juve Stabia 1-1: il tabellino

Scuola calcio ASD virtus Sangennarese-Juvestabia 05/06. finisce 1-1. Partita equilibrata, con due squadre ben messe in campo dal Mr Cocchiarella e il Mr Prisco della Sangennarese. La Juve Stabia passa in vantaggio con Cioffi ma quasi al termine gli avversari trovano il pareggio con un bel calcio di punizione dove il portiere Sacco dopo tanti interventi, nulla ha potuto.
Per i 2006 partita vinta dalle vespette per 2 a 1 con doppietta di Minasi Mario.

Questi i ragazzi impegnati:

Galluccio, Granatello, Miele, Papa, Provvisiero, Maffei, Cioffi, Improta, Sacco, Zaccariello, Mottola, Rinaldi, Simeone, Coppola, Testa, Natale, Minasi, Fabrizio, Marino, Cioffi, Buzzo, De Curtis

a cura di Ciro Novellino, foto Minasi

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