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Sarri non cambia neanche col Sassuolo

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Sarri non cambia neanche col Sassuolo

Il gruppo storico avanza e punta la Roma al secondo posto, distante soltanto due punti, tre per lo scontro diretto a svantaggio. Sarri ha deciso e contro il Sassuolo, per la terza gara consecutiva dopo Lazio e Udinese, manderà in campo lo stesso undici che tanto bene sta facendo. Un solo dubbio da risolvere, relativo ad Hamsik che ieri ha svolto allenamento differenziato. In difesa la linea a quattro davanti a Reina che sta assicurando maggiore affidabilita’ e’ quella con Hysaj e Strinic terzini e la coppia centrale formata da Albiol e Koulibaly. In mediana Jorginho, Allan e Hamsik. In attacco il tridente leggero con Callejon, Insigne e Mertens. Lo riporta Il Mattino.

Leandrinho e Zerbin prenotano un posto per Dimaro

Leandrinho e Zerbin prenotano un posto per Dimaro

Mesi e mesi ad inseguire Leandro Henrique do Nascimento, per tutti Leandrinho, che è arrivato dopo aver compiuto diciotto anni ed essere stato fermo sei mesi e passa, perché a volte va così: come riporta il Corriere dello Sport, poi l’affare con il Ponte Preta si è chiuso, il ragazzo si è calato nella parte, ha cominciato ad ambientarsi, a cogliere i frutti degli allenamenti ed a sorridere. Lo fa anche il Napoli che intravede qualità importanti in questo giovanotto che non si perde un appuntamento del san Paolo, che ha avuto pure una convocazione e che spera di poter partire, in estate, per il ritiro di Dimaro-Folgarida: ha buone chance e vuole giocarsele, insieme a Zerbin, che ieri ha pure slalomato a Castel Volturno, finalmente libero da qualche inevitabile condizionamento che può frenare un diciassettenne reduce da un campionato di serie D e piombato in una dimensione così imponente.

24 aprile, sciopero della circumvesuvia. Ore di disagi

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Nuovo sciopero della circumvesuviana previsto per il 24 aprile. Il sindacato dei lavoratori dell’Eav, l’Orsa, ha annunciato quattro ore di disagio per pendolari e turisti, dalle 17:40 alle 21:40.

Lunedì prossimo i dipendenti dell’agenzia di trasporti hanno deciso di protestare contro “la dirigenza dell’Eav che non intende mantenere le normali relazioni industriali nei confronti delle organizzazioni sindacali, come non intende mantenere una giusta politica nella gestione e nell’organizzazione del personale, ricorrendo sempre più ad azioni unilaterali”, come si legge nella nota del sindacato.

Lo sciopero riguarderà anche la Cumana, Circumflegra e la metro Napoli-Giugliano-Aversa.

Nicola Massaro: “Al Menti sarà di scena una Fidelis Andria a caccia di punti per non dire addio ai play-off “

L’intervento del collega Nicola Massaro di TuttoFidelis.it in diretta e in esclusiva 

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, programma radiofonico a cura della nostra redazione sportiva ed in onda su ViviRadioWeb abbiamo avuto come ospite telefonico Nicola Massaro di TuttoFidelis.it che ci ha presentato la Fidelis Andria in vista della partita con le vespe.

Ciao Nicola, parliamo un pò di questo campionato della Fidelis Andria, in maniera netta, è stato un torneo adeguato alle aspettative o si poteva fare di meglio?:

Probabilmente si poteva fare qualcosa in più, però una serie di circostanze hanno un pò limitato, soprattutto nell’ultimo periodo il cammino della squadra di mister Giancarlo Favarin. Parlo principalmente di assenze importanti e probabilmente anche qualche scelta di mercato durante la sessione di Gennaio, fatta in modo del tutto errato.

Guardando il campionato sia della Juve Stabia e sia della Fidelis Andria, possiamo dire che c’è un parallelismo in questo 2017? La Fidelis Andria ha totalizzato 5 punti nelle ultime 4 gare, la Juve Stabia ne ha raccolti 3. Si incontrano due squadre che in questo momento sono incerottate, anche se le Vespe hanno ottenuto la qualificazione ai play-off, mentre la Fidelis invece dovrà ancora guadagnarsi l’accesso alla post season:

Si assolutamente. La Fidelis sta affrontando un momento molto particolare, dopo 4 sconfitte consecutive, è ritornata a conquistare punti. Il match contro il Fondi poteva rappresentare lo slancio definitivo verso i play-off, mentre invece la sconfitta ha un pò ridimensionato la classifica. “La fortuna” del girone C è che ci sarà un posto in più, e attualmente l’Andria nonostante sia undicesima, staziona ancora in zona play-off. Credo che la partita, dal punto di vista agonistico sarà molto intensa perché comunque mancano poche gare e di fatto l’Andria non può sbagliare.

Hai parlato di scelte tecniche da parte di Favarin che non hanno convinto. Il tecnico cosa ha cambiato rispetto alla gara d’andata, visto che la squadra era molto compatta soprattutto in difesa, veloce nei contropiede, e proprio contro la Juve Stabia vinse in merito ad un’azione di ripartenza riuscendo a segnare il gol del definitivo 2-1:

Più che di scelte errate da parte del mister, reputo che ci siano state scelte errate durante la sessione invernale di calciomercato. Da parte della dirigenza non è arrivato un centrocampista ideale da poter sostituire Piccinni che, fin quando giocava, rappresentava il perno del centrocampo. Sostanzialmente l’Andria in questa fase di stagione non riesce ad avere continuità, la sua forza che era la compattezza e soprattutto la solidità in difesa, in queste ultime gare, sta venendo meno. Proprio nell’ultima gara contro il Fondi, la squadra ha subito gol nato da un contropiede. Quindi diventa anche un pò difficile gestire il campionato perché gli episodi stanno condizionando questa parte della stagione, come anche le tante distrazioni difensive. L’Andria contro il Fondi, fino all’azione da cui poi è scaturito il gol del momentaneo svantaggio, aveva in pratica dominato e costruito tante azioni da gol.

Ci puoi comunicare se ci sono infortunati, indisponibili e squalificati in vista della partita contro la Juve Stabia: Attualmente non ci sono novità dal campo di allenamento, molto spesso chi ha giocato la partita precedente, svolge un lavoro diverso dal resto della squadra. Nell’ultima gara sono mancati Croce per squalifica, che adesso rientrerà contro la Juve Stabia, mentre per infortunio non hanno giocato capitan Aia difensore centrale, il mediano Piccinni e l’attaccante Cianci. Aya e Cianci hanno più possibilità di recuperare in vista di questa sfida. Per Piccinni bisognerà anche capire la condizione atletica, in quanto è stato fuori  in seguito ad un problema al polpaccio per diversi mesi, per cui bisogna anche considerare che probabilmente non è al top della forma e quindi difficilmente mister Favarin, se dovesse recuperarlo, lo farà giocare dal primo minuto.

Il pubblico come sta vivendo questo campionato, all’andata vi era grande entusiasmo in quanto la squadra navigava nei quartieri alti di classifica con una buona serie di risultati utili consecutivi. Ora com’è la situazione, il pubblico sta vicino alla squadra o si respira aria di contestazione?

In alcuni frangenti ci sono stati momenti di contestazione, poi probabilmente si è capito che bisogna stare più vicini alla squadra. La contestazione è stata sempre nei confronti della squadra, alla quale in alcune circostanze gli è stato chiesto più impegno. Critiche anche all’indirizzo del direttore sportivo. Come vi ho accennato, il mercato di riparazione non è stato del tutto esaltante.

A tre giornate dalla fine ci puoi tracciare un bilancio in merito al calciatore che ha deluso di più secondo te, e chi invece è andato oltre le aspettative della dirigenza e del pubblico?

Forse in questo momento reputo sia più semplice puntare il dito nei confronti di chi ha deluso un pò di più rispetto al girone di andata. C’erano grandi aspettative un pò su tutti per quanto fatto vedere nella prima parte del campionato, questa era una squadra che poteva sicuramente fare di più. Soprattutto gli infortuni hanno ridimensionato notevolmente la rosa, e ciò ha sicuramente influito al di là del mercato di Gennaio. Il calciatore che poteva dare di più? Sicuramente l’attaccante Cruz per ciò che ha mostrato nel girone di andata, calciatore che è tornato non in forma ad Andria dopo Gennaio, e mister Favarin l’ha relegato da parte con l’arrivo di Croce, e da lì si è “spento” vistosamente.

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L’agente di Koulibaly a Castel Volturno: si lavora al futuro

L’agente di Koulibaly a Castel Volturno: si lavora al futuro

A Castel Volturno visita ieri di Bruno Satin, il procuratore di Koulibaly che si e’ incrociato con il direttore sportivo Giuntoli. I rapporti con il Napoli sono ora cambiati: il difensore ha rinnovato e vuole restare.

Sara’ stata l’occasione anche per fare una chiacchierata su altri suoi assistiti che potrebbero fare comodo al Napoli, o piu’ in generale sul panorama dei terzini sinistri in Francia, visto che l’anno prossimo ci sara’ l’esigenza visto che Ghoulam non rinnovera’. Lo riporta Il Mattino.

Napoli, Conti o Widmer per l’esterno!

Napoli, Conti o Widmer per l’esterno!

Secondo Il Corriere dello Sport, la squadra del Napoli non va rinforzata per il gusto di farlo ma per ciò che seriamente serve: un laterale difensivo – e quello sarà utile – ma anche uno offensivo – probabilmente – perché intanto si dovrà lanciare un ponte sul futuro, avendo percezione dei dati anagrafici delle ali in dotazione. Andrea Conti (23) è ormai diventato un tormentone, succede sempre così, ed è indiscutibile che il fluidificante dell’Atalanta, sul quale ci sono relazioni accatastate, abbia convinto: sa stare, ed in che modo!, a destra, ma sa fare anche percussioni sulla fascia opposta e dunque compri uno e prendi due. Ma il discorso non è semplice, non lo è mai al mercato, e riguarda componenti che appartengono all’imprevedibilità delle trattative: c’è folla intorno a Zingonia, anche il Napoli gode del privilegio d’un rapporto solidissimo tra De Laurentiis e Percassi. E varrà, il principio, anche nel caso in cui resti sempre percorribile la strada verso Udine, quella che conduce a Silvan Widmer (24): gli affari, nel decennio, si sono accavallati e tra i patron c’è una amicizia che va ben al di là della normale simpatia, ma siamo alla stima.

Assalto sugli Champs-Elysées: sospetti sui jihadisti belgi

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L’attentatore, morto nell’attacco sugli Champs-Elysées, era noto ai servizi: sospetti sui jihadisti belgi. L’Isis rivendica l’attacco. Il presidente francese Francois Hollande: il sostegno della nazione alle forze dell’ordine è totale. L’interrogativo ora è sull’impatto che l’attentato potrà avere sul voto di domenica.

Salah, Coulibaly e gli altri: la filiera jihadista del Belgio

È lo Stato europeo con il maggior numero di foreign fighters

BRUXELLES – Amedy Coulibaly aveva comprato le armi per l’assalto all’Hyper Cacher di Parigi nel gennaio del 2015 a Charleroi, comune a sud di Bruxelles. Il commando entrato in azione il 13 novembre dello stesso anno nei café parigini e al Bataclan aveva preparato il piano d’attacco nei covi di Molenbeek, municipalità bruxellese diventata da quel giorno simbolo della jihad in Europa. Anche perché è qui, al 79 della rue des Quatres-Vents, che il 18 marzo del 2016 è stato catturato Salah Abdeslam, unico sopravvissuto delle stragi di novembre nella Ville Lumière. Un arresto che è considerato dagli inquirenti belgi la causa principale degli attentati nell’aeroporto di Zaventem e nella metro di Maelbeek. Perché l’obiettivo dei cinque terroristi in azione il 22 marzo non era Bruxelles. Quello è stato un ripiego: anche loro volevano colpire la Francia.

Le prime indiscrezioni filtrate dai servizi dopo la sparatoria degli Champs-Elysées – ancora senza una conferma ufficiale – dicono che anche questa volta il punto di partenza dell’autostrada del terrore che arriva a Parigi va cercato in Belgio. Un Paese che in questi anni si è dimostrato un nido in cui sono stati «allevati» centinaia di terroristi, potenziali o reali. È lo Stato europeo con la percentuale più alta di foreign fighters, ma negli ultimi due anni le partenze per la Siria si sono interrotte. E la Francia – Parigi in particolare – si è trasformata nel campo di battaglia preferito, più della «patria» belga. Un confine, nell’area Schengen, praticamente inesistente, facilissimo da oltrepassare schivando i controlli persino per Salah Abdeslam. Non solo nel suo viaggio di andata verso Parigi, accompagnato da Mohamed Abrini, ma anche in quello di ritorno. Quello compiuto con le mani sporche di sangue.

Negli archivi dell’antiterrorismo europeo c’è una città segnata con un cerchio. È Verviers, dove nel gennaio del 2015 fu smantellata quella che viene considerata la «cellula madre» dei grandi attentati che hanno colpito le capitali di Francia e Belgio. In una palazzina di rue de la Colline, al numero 322, c’era il covo di Abdelhamid Abaaoud e dei suoi complici. Ma lui, la mente degli attentati di Parigi del 13 novembre, ucciso in un blitz a Saint Denis cinque giorni dopo, in quell’appartamento al piano terra non c’era quella notte.

Durante l’incursione delle teste di cuoio morirono due dei suoi «uomini», un terzo cercò di fuggire dalla finestra ma fu catturato. La rete fu smantellata, ma Abaaoud riuscì a ricostruirla tessendola dalla Siria. È da quel lavoro sotterraneo che ha preso forma la cellula di Molenbeek dei fratelli Abdeslam e quella, gemella, che si era rifugiata nell’appartamento di rue Max Roos a Schaerbeek, dove i fratelli El Bakraoui e l’artificiere Najim Laachraoui avevano confezionato l’esplosivo per le bombe del 22 marzo.

Le indagini di questi mesi, aiutate dai files audio ritrovati in un computer gettato nella spazzatura poco distante da quell’appartamento e dalle rilevazioni di Mohamed Abrini (arrestato poche settimane dopo) hanno confermato agli inquirenti che l’attacco di Bruxelles non era il loro vero piano. Si è trattato di una reazione all’arresto di Abdeslam, che ha costretto il commando a cambiare programma e a entrare in azione subito. Senza attendere quello che era il loro vero obiettivo: gli Europei di calcio che si sono giocati in Francia la scorsa estate.

Attacco alla Polizia francese. Terrore a Parigi: cosa si sa sull’attentatore

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«Il terrorismo colpisce di nuovo nel cuore di Parigi», «Assalto sugli Champs-Elysées». L’attacco alla polizia francese che giovedì sera ha ucciso un agente e ne ha feriti altri due, rivendicato dall’Isis con un comunicato pubblicato attraverso la sua agenzia di stampa Amaq, ha fatto scattare l’allarme sulla capitale francese a tre giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali.

COSA SI SA SULL’ATTENTATORE

L’attentatore viene identificato dall’Isis, con un comunicato che ricalca quelli usati per gli ultimi attacchi in Europa, con la formula iniziale «fonti all’agenzia Aamaq», con il nome di battaglia Abu Yusuf al-Beljiki, il belga, ed è definito «uno dei combattenti dello Stato Islamico». Questa formula, diversa da quella di Londra, dove era stato usata l’espressione «soldato del Califfato», indica in genere un legame più stretto fra il terrorista e l’organizzazione.

In precedenza i media avevano fatto il nome di Youssef El Osri che su Telegram aveva dichiarato di «voler uccidere poliziotti» e che sarebbe stato noto come radicalizzato ai servizi segreti francesi Dsgi. Ma il libretto di circolazione trovato nell’Audi da cui è sceso l’assalitore è intestato a Karim C., 39 anni, scrive Le Parisien. L’analisi delle impronte digitali determinerà se si tratta del killer. La polizia francese ha condotto nella notte perquisizioni nel suo domicilio. Nel 203 e nel 2005 aveva già tentato di uccidere degli agenti ed e era stato condannato per questo a 20 anni di carcere, pena poi ridotta in appello.

LEGGI ANCHE: Assalto sugli Champs-Elysées: sospetti sui jihadisti belgi

CONSIGLIO DI DIFESA  

Francois Hollande ha annullato la visita prevista per questa mattina in Bretagna: «Ho convocato un Consiglio di difesa per le 8 – ha detto il presidente francese – Viene fatto di tutto perché la mobilitazione delle nostre forze di sicurezza, dei poliziotti, dei gendarmi, dei militari sia al più alto livello nelle circostanze che noi sappiamo, come avviene da molti mesi».

CAMPAGNA ELETTORALE SOSPESA  

I principali candidati alle presidenziali francesi hanno annullato i loro impegni, a due giorni dal primo turno di voto. Emmanuel Macron, leader di «En Marche», ha fatto sapere che non andrà a Rouen e Arras, come da programma. «Tenuto conto della situazione e della necessaria mobilitazione delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza dei nostri cittadini – ha detto – ho deciso di annullare gli eventi pubblici della mia ultima giornata di campagna. Parlerò ai francesi oggi a mezzogiorno». Anche Marine Le Pen, candidata del Fn, ha annullato l’evento che aveva in programma a Montceau-les-Mines e parlerà alle 10 dal suo quartier generale a Parigi. Dal canto suo, il candidato di «Les Republicains», Francois Fillon, ha cancellato la sua presenza ad una manifestazione che era prevista a Chamonix.

Parigi, allarme terrorismo: muoiono poliziotto e assalitore mentre l’altro è in fuga

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Ancora allarme terrorismo, e ancora a Parigi. Sugli Champs Elysees un poliziotto è stato ucciso e l’altro ferito in seguito ad una sparatoria a colpi di kalashnikov.

Un agente di polizia è stato ucciso e almeno un altro ferito (mentre il portavoce del ministero dell’Interno francese ha smentito la morte di un secondo agente) in una sparatoria sugli Champs Elysees di Parigi. Anche l’assalitore è stato ucciso.

Stando a una ricostruzione del quotidiano Le Monde, che cita fonti della polizia, l’assalitore è arrivato in macchina e, sceso dalla vettura, ha aperto il fuoco contro gli agenti con un’arma automatica, prima di essere ucciso.

Il ministro degli esteri ha confermato che uno dei due assalitori ha trovato la morte, l’altro probabilmente è riuscito a scappare in un garage vicino. Le operazioni della polizia sono ancora in corso.

Gli eleganti viali parigini sono subito stati evacuati e blindati da oltre un centinaio di uomini delle forze speciali e della gendarmeria. La situazione è ancora da chiarire.

L’Isis ha rivendicato l’attentato

L’agenzia Amag, usata dal sedicente Stato Islamico, ha rivendicato l’attentato che ha visto un uomo uccidere un agente di polizia sugli Champs Elysees a Parigi e ferirne altri due prima di essere eliminato dai colleghi.

L’attentato è il quarto in Francia ad opera dell’Isis:

  • 13 novembre 2015: strage a Parigi a opera di un commando di Isis, che uccise 130 persone  colpendo in modo coordinato diversi punti della città, dallo Stade de France al locale Bataclan.
  • 14 luglio 2016: a Nizza un uomo a bordo di un camion investì e uccise 86 persone sulla Promenade des Anglais.
  • 26 luglio 2016: viene sgozzato in una chiesa padre Jacques Hamel, 86 anni, mentre stava dicendo messa da due jihadisti.

Cosa sappiamo, ad ora, della sparatoria di Parigi

  • I colpi sono stati sparati intorno alle 21
  • Come scrive l’Independent un uomo è uscito da una macchina e ha sparato con Kalashnikov.
  • Anche la rete Bfmtv sostiene che testimoni riferiscono di due aggressori.
  • Il luogo della sparatoria è di fronte al numero 104 degli Champs Elysees
  • L’attacco sarebbe avvenuta davanti alla sede del grande magazzino ‘Marks & Spencer’
  • Le stazioni della metro George V, Franklin Roosevelt e Champs Elysees-Clemencedau sono state chiuse per ragioni di sicurezza.
  • Secondo fonti della rete Bfmtv “nessuna pista” è al momento esclusa.
  • Il portavoce del ministero dell’Interno conferma la morte di un poliziotto e il ferimento di altri due
  •  L’agenzia Amag, usata dal sedicente Stato Islamico, ha rivendicato l’attentato
  • L’attacco si è verificato mentre era in corso l’ultimo confronto tra gli 11 candidati all’Eliseo e tutti hanno condannato l’attacco ed espresso solidarietà alla polizia.

Kiss Kiss – Rinnovo Insigne, sabato la firma sul contratto poi sarà la volta di Mertens

Ore calde in casa Napoli per la questione legata ai rinnovi di Lorenzo Insigne e Dries Mertens. Per il primo si attende solo la firma sul contratto che arriverà, con ogni probabilità, nella giornata di sabato. Prolungamento per cinque anni e ingaggio da topo player. Possibile un Insigne day a Castel Volturno con la presenza del presidente De Laurentiis. Per Mertens si attende la fumata bianca che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Lo riferisce il direttore Valter De Maggio ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, emittente ufficiale della società partenopea.

Kiss Kiss – Resta un po’ di apprensione per Hamsik, si è sottoposto a cure mediche dopo l’ allenamento

Valter De Maggio è intervenuto nel corso di ‘Radio Gol’, in onda sulle frequenze di Radio Kiss Kiss Napoli, rilasciando alcune dichiarazioni. Ecco quanto evidenziato:

“Destano un po’ di apprensione le condizioni di Marek Hamsik. Il capitano ha svolto lavoro differenziato in campo nella seduta pomeridiana. Risente ancora di qualche fastidio al polpaccio, si è sottoposto anche a cure mediche. Non può forzare per non rischiare di saltare la gara di domenica. Le sue condizioni verranno ancora valutate nei prossimi giorni”.

Grandi ospiti per la 39esima edizione degli Incontri del Cinema di Sorrento. Date e programmi

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Vincenzo Salemme, Alessandro Siani, Ornella Muti, Ivan Cotroneo, Fausto Brizzi sono solo alcuni  tra i nomi dei grandi ospiti che saranno presenti alla 39esima edizione degli Incontri Internazionali del Cinema di Sorrento, in programma dal 26 al 30 aprile.
Ci saranno oltre quaranta invitati tra attori, registri e produttori.

Protagonista di questa edizione sarà il genere “Comedy”, quello che più di tutti appassiona gli italiani per la sua capacità di raccontare il Paese e la sua gente in termini ironici e spesso allusivi.
Un umorismo di stampo pirandelliano domina le varie sceneggiature, un riso che conduce alla riflessione e alla conseguente amarezza per i tanti limiti che ancora sussistono lungo tutto lo Stivale.

Mercoledì 26 aprile alle ore 19:00, presso il Chiostro San Francesco, con la direzione artistica di Remigio Truocchio, Vincenzo Salemme darà l’avvio alla manifestazione.

Giovedì 27 aprile alle ore 11:30, si terrà il convegno “La commedia è sempre viva! Gli elementi del successo”, durante il quale si prenderà in esame lo stato di salute del genere, sempre più minacciato dal proliferare di serie tv e web series. Interverranno il regista Fausto Brizzi, Giampaolo Letta (Amministratore delegato Medusa Film), Luigi Lonigro (Direttore 01 Distribution), Nicola Maccarico (Amministratore delegato Vision Distribution) e Federica Lucisano (Amministratore delegato Italia International Film).

Venerdì 28 aprile (10:30) ci sarà l’incontro con gli attori Simone Petrella, Daniele Pugliese e Bruno Calasso, per discutere su “Il caso di Casa Surace”, analizzando il format che, nonostante sia partito dal web, ha riscontrato un grande successo e il consenso di un vasto pubblico.

In programma cinque incontri della sezione “Comedy Talk”, ideata e condotta da Piera Detassis. A questi, dal 27 al 30 aprile, si susseguiranno grandi nomi tra i quali quello di Nicolas Vaporidis, Valerio Caprara, Fausto Brizzi e tanti altri.

Il 30 aprile sarà la volta di Alessandro Siani e Riccardo Tozzi, che racconteranno il loro progetto creativo e produttivo sul suolo campano e meridionale.

L’evento si concluderà con “Le storie siamo noi: serata in onore per Ivan Cotroneo”, durante il quale si racconteranno Ornella Muti, Massimiliano Gallo, Maria Pia Calzone, Alessandro Roja e il direttore della fotografia Luca Bigazzi.

Inoltre sarà possibile assistere alla mostra fotografica “Risate di cinema” a cura di Antonio Maraldi, presso il Chiostro San Francesco dal 26 aprile al primo maggio, dalle ore 9:00 alle ore 20:00. L’ingresso è gratuito. Saranno resi pubblici degli scatti inediti, con attori, registi e tutti coloro che collaborano sul set, immortalati in momenti di ilarità e spontaneità.

Castel Volturno, il report della seduta pomeridiana: differenziato sul campo per Hamsik

Allenamento pomeridiano per il Napoli a Castel Volturno.

Gli azzurri preparano la gara di domenica contro il Sassuolo, “lunch match” della 33esima giornata di Serie A al Mapei Stadium di Reggio Emilia (ore 12,30).

La squadra ha svolto riscaldamento col pallone in avvio e successivamente lavoro tecnico tattico.

Chiusura con partita a campo grande.

Differenziato sul campo per Hamsik. Differenziato in palestra per Tonelli.

Domani allenamento pomeridiano.

 

Da sscnapoli.it

Widmer, l’agente: “L’ accostamento al Napoli fa piacere ma al momento sono solo rumors”

Fredy Strasser, agente di Silvan Widmer, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli. Ecco quanto evidenziato:

 

“Il ragazzo è felice a Udine, gioca da diverso tempo in Friuli ed è concentrato per il finale di stagione. E’ chiaro che sono felice quando si parla di un suo accostamento al Napoli. Con Giuntoli ho contatti da circa due anni, parliamo anche di tanti altri aspetti legati al mondo del calcio.

Widmer al Napoli? Sono solo rumors al momento. Se dovesse diventare un obbiettivo della società Giuntoli mi contatterà. Ribadisco che al momento è concentrato sul finale di stagione. Sarri è un grande allenatore, esprime un idea di calcio che diverte e appassiona. Silvan può giocare da esterno in svariati moduli, in più può adattarsi su entrambe le fasce”.

Kiss Kiss – Per il rinnovo di Insigne si può chiudere entro 48 ore, segnali positivi anche per Mertens

A Radio Kiss Kiss Napoli, nel corso di ‘Radio Gol’, è intervenuto il direttore Valter De Maggio rilasciando alcune dichiarazioni:

 

“In casa Napoli c’ è qualcosa di importante bolle in pentola. Per il rinnovo di Insigne siamo allo scambio di documenti ed entro 48 ore si può chiudere. La società ha l’ accordo con Ottaiano e con gli altri agenti del giocatore. Ottimismo anche per il rinnovo di Mertens, dalla società arrivano segnali incoraggianti. Si continua a lavorare per la fumata bianca”.

Ebrei romani: il Gran Mufti di Gerusalemme collaborò con Hitler nella Shoah

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Per gli ebrei romani “è inaccettabile” l’invito a gruppi palestinesi quando proprio il Gran Mufti di Gerusalemme collaborò con Hitler nella Shoah per cui, alla manifestazione dell’Anpi prevista per il 25 aprile prima la Comunità ebraica e poi il Pd annunciano che non parteciperanno.

Il gran Mufti alleato di Hitler contro gli ebrei

Il 25 aprile è la data scelta dall’Italia repubblicana per celebrare la fine dell’occupazione nazifascista e la riconquista delle libertà politiche e civili. Naturale che a festeggiare la ricorrenza siano in primo luogo le associazioni partigiane, seppur ormai trasformate, col passare degli anni, in associazioni politico-culturali. Meno naturale che i dirigenti dell’Anpi ritengano doveroso invitare alle celebrazioni nazionali militanti della resistenza palestinese. Succede ormai da qualche anno: e ogni volta i cortei organizzati per festeggiare la liberazione dal nazismo sono diventati occasione per violente, anche se sparute, contestazioni rivolte contro le rappresentanze delle comunità israelitiche, in particolare contro i pochi superstiti della Brigata ebraica che combatterono sul fronte italiano dopo essere sfuggiti avventurosamente alla morte nei lager. Questa volta, le comunità israelitiche hanno deciso di non partecipare al corteo ufficiale e di manifestare per conto proprio. A loro si sono associati – e questa è una novità – i vertici del Partito democratico.

Difficile dar loro torto. Ognuno è libero di scegliere la resistenza che preferisce, o di esaltare i movimenti di liberazione nazionale nati dalle lotte contro il colonialismo, senza troppo badare alle loro credenziali democratiche. Ma associare i combattenti palestinesi alle celebrazioni ufficiali per la sconfitta del nazifascismo significa commettere un clamoroso errore storico oltre che un atto politicamente inopportuno.

È noto, infatti che negli Anni 30 del Novecento, nella sua (legittima) lotta per l’indipendenza, il nazionalismo arabo cercò e ottenne sostegno nell’Italia fascista. E che il gran Mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini, una delle più alte autorità dell’Islam sunnita, fu alleato e amico di Hitler e lo incoraggiò, per quanto era in suo potere, a perseguire sino in fondo il programma di sterminio del popolo ebraico. Non si vede allora che senso abbia invitare gli eredi del nazionalismo arabo a celebrare insieme la sconfitta del nazifascismo, che fu in fondo anche la loro sconfitta. E farlo proprio in un momento in cui piccoli e grandi fuochi di antisemitismo tornano ad accendersi anche in Europa.

vivicentro.it/cultura
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lastampa/Il gran Mufti alleato di Hitler contro gli ebrei GIOVANNI SABBATUCCI

Jorginho: “Secondo posto obbiettivo fondamentale per noi. Vincere a Napoli è speciale, sarebbe un sogno”

Il centrocampista azzurro Jorginho ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, emittente ufficiale della società partenopea:

“Il lavoro in mezzo al campo non lo fa Jorginho da solo ma è merito di tutta la squadra e di quelli che si smarcano e vogliono il pallone. Secondo posto? Ci crediamo tantissimo, siamo concentrati per raggiungere l’ obbiettivo. E’ stata una grande soddisfazione per me ricevere i ringraziamenti da Dries dopo il gol contro l’Udinese. Come ho detto prima, è tutto un lavoro di squadra che abbiamo fatto insieme. Stiamo lavorando bene, riuscendo anche a divertire e divertirci. In questo modo arrivano i risultati e diventa tutto più semplice”.

Sul Sassuolo:Non sarà una partita semplice, è una squadra che sta bene e può mettere in difficoltà chiunque. Anche giocare alle 12.30 è particolare, dobbiamo mettere tutto in campo e vincere”.

Sulla Champions League: “Sicuramente vogliamo rigiocarla, ma dobbiamo passare da Sassuolo per centrare l’ obbiettivo. Dobbiamo pensare solo a vincere la prossima gara. Sto bene ma sono certo che devo crescere e migliorare ancora. Ho solo 25 anni e si può migliorare sempre, lavoro ogni giorno per crescere”.

Sulla Nazionale: “Ogni giocatore lavora per giocare in Nazionale, vediamo quello che succederà ma ora penso al Napoli”.

Vuoi restare a Napoli per vincere ?Vincere a Napoli non è come farlo da altre parti. Vincere qui è speciale ed è un sogno anche per noi. Stiamo lavorando per il futuro, vediamo quello che succederà. Sto lavorando anche per migliorare in zona gol, spero di superare questo limite. Mi trovo bene sia con Allan che con Zielinski, sono giocatori molto diversi. Il primo mi da una mano nella fase difensiva, ma Piotr è bravo in fase di palleggio”.

Sul rapporto con la città: “La amo tantissimo, questa città la porterò sempre con me. Chi viene a Napoli non la può mai dimenticare. E’ una città che ti dà tante soddisfazioni, tu rappresenti la sua gente in campo. Il mio compito è quello di dare equilibrio alla squadra e cerco di eseguirlo. Le partite contro la Juve ci hanno dato consapevolezza dei nostri mezzi, dobbiamo continuare così”.

Il 25 aprile della discordia

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La manifestazione dell’Anpi prevista per il 25 aprile spacca la città di Roma. Prima la Comunità ebraica e poi il Pd annunciano che non parteciperanno. Per gli ebrei romani “è inaccettabile” l’invito a gruppi palestinesi quando proprio il Gran Mufti di Gerusalemme collaborò con Hitler nella Shoah.

Comunità ebraica contro l’Anpi. E anche il Pd diserta il 25 Aprile

Gli ebrei romani: “Non sfileremo accanto alle bandiere palestinesi. Siamo stati invitati al corteo come comunità straniera, inaccettabile”

ROMA – Un’assenza che stavolta, per i toni usati, ha il peso di uno strappo storico. Anche quest’anno deportati, Comunità e la brigata ebraica non sfileranno al corteo del 25 Aprile. Tensioni e malumori con l’Anpi si erano registrati già nelle celebrazioni degli ultimi due anni, ma stavolta la Comunità afferma a chiare lettere che l’Anpi «non rappresenta più i veri partigiani». All’origine del dissidio, la partecipazione alla manifestazione di militanti filo palestinesi (che in passato hanno contestato lo striscione della brigata ebraica). A questa ferita, si aggiunge poi la frattura tra Anpi e Pd che per il secondo anno consecutivo diserterà la festa.

La presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, è categorica: «Non si può cancellare la storia e far sfilare gli eredi del Gran Mufti di Gerusalemme, che si alleò con Hitler, con le proprie bandiere. Per non parlare delle ripetute aggressioni, avvenute negli anni passati, ai danni dei rappresentanti della Brigata Ebraica». Netta la sua presa di distanza dall’Associazione nazionale partigiani italiani: «L’Anpi che paragona la Comunità Ebraica di Roma a una comunità straniera è fuori dalla storia e non rappresenta più i veri partigiani. Oggi c’è bisogno di celebrare la giornata del 25 Aprile senza faziosità e senza ambiguità».

Ma chi rappresenta le vittime dell’Olocausto non vuole comunque mancare a un appuntamento così importante come la ricorrenza della Liberazione e ha quindi messo in programma un’iniziativa alternativa. «Ci ritroveremo alle 10.30 in via Balbo, di fronte all’allora sede della Brigata ebraica – prosegue Dureghello – per tornare a celebrare la liberazione d’Italia dal nazifascismo da parte delle forze partigiane e dei Paesi alleati».

Il Pd a sua volta invierà dei rappresentanti nei luoghi simbolo della Resistenza come via Tasso e le Fosse Ardeatine, ma anche all’incontro programmato dalla Comunità ebraica. Per il resto, il commissario Pd di Roma, Matteo Orfini, è molto critico: «Purtroppo ancora una volta a Roma il corteo dell’Anpi è diventato elemento di divisione quando dovrebbe essere invece l’occasione di unire la città intorno ai valori della Resistenza e dell’antifascismo. Per questo, come già l’anno passato, non parteciperemo».

Al paradosso dell’antagonismo tra Comunità ebraica e Anpi si aggiunge poi il boicottaggio del M5S, che ieri ha rallentato il cammino per l’approvazione alla Camera della legge per assegnare la Medaglia d’Oro al valor militare proprio alla Brigata ebraica. I grillini hanno ostacolato la proposta del Pd e di Ap con un emendamento che chiedeva la contemporanea assegnazione dell’onorificenza al Battaglione Maori dell’esercito inglese. Dopo le insistenze degli altri gruppi e l’impegno a una futura proposta di legge che premi anche i combattenti Maori i pentastellati hanno ritirato l’emendamento. La proposta di legge sarà approvata oggi in sede referente.

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lastampa/Comunità ebraica contro l’Anpi. E anche il Pd diserta il 25 Aprile GRAZIA LONGO

Oltre 7 milioni di poveri: lo certifica l’ISTAT

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Per l’Istat in Italia ci sono 7,2 milioni di poveri che detto in altri termini vuol dire l’11,9% della popolazione in gravi difficoltà economiche o ancora che 11 famiglie su 100 sono vittime del disagio. A soffrire sono molti over 65 ma anche oltre 1 milione e 250 mila minorenni.

In Italia 7,2 milioni di poveri

Secondo l’Istat l’11,9 per cento della popolazione è in gravi difficoltà economiche. Nel 2016 in sofferenza l’11,1% degli over-65 e 1 milione e 250 mila minorenni

In Italia sono oltre 7,2 milioni le persone che vivono in famiglie in gravi difficoltà economiche. Un livello, dice l’Istat, pari all’11,9%, che nel 2016 è rimasto «sostanzialmente stabile» rispetto all’anno prima.

Ecco cosa fa la differenza: non potersi permettere spese impreviste di 800 euro, una settimana di vacanze, un pasto proteico ogni due giorni, l’acquisto di un’auto, un riscaldamento adeguato o avere arretrati per mutuo o bollette.

Gli over-65 registrano un peggioramento sul 2015: la percentuale di chi è in seria difficoltà passa dall’8,4% all’11,1%.I minorenni in situazioni problematiche sono 1 milione e 250 mila.

TORINO, PERSO IL LAVORO RESTA SOLO LA CARITAS  

È stata Lucia ad avere il coraggio di andare a chiedere aiuto al Centro di ascolto della Caritas, in una delle periferie nuove, nate dove prima c’erano le fabbriche. Lucia, 43 anni, e il marito Giovanni, 40, abitano poco lontano con il figlio, al primo anno di università: vivono in un alloggio di due stanze e cucina di cui stanno pagando il mutuo. E questo è uno dei problemi.

La loro è una storia comune, alla Caritas torinese, dallo scoppio della crisi. «Gente che se la cavava bene, a cui, senza essere ricca, non mancava niente», dice il direttore Pierluigi Dovis. L’inizio della discesa nessuno riesce a immaginarlo. Colpe? Lavorare in due aziende dello stesso settore di indotto in crisi. «Lui è un tecnico, era responsabile di un reparto di produzione. Due anni fa ha cominciato a vedersi ridurre i giorni di lavoro “compensati” dalla cassa integrazione, finché è rimasto a casa: delocalizzazione. E lì sono incominciati i problemi in famiglia. Perché lei lavorava e lui no, e quindi sensi di colpa devastanti, impressione di essere inutile, mantenuto. La moglie lo ha sostenuto in tutti i modi», ricorda il direttore della Caritas. «Per mesi lo ha invitato ad avere fiducia. Poi è toccato a lei. L’impresa nella quale lavorava ha dovuto cedere un ramo d’azienda: in venti giorni è si ritrovata a casa. Con il sussidio di disoccupazione, certo. Ma il reddito della famiglia si era dimezzato».

È stato a quel punto che il figlio ha cercato di alleviare le preoccupazioni dei genitori cercandosi un lavoretto. «Lo ha trovato come operaio tuttofare in un’impresa edile, in nero, nel fine settimana. Così – spiega Dovis – è andata avanti per un paio di mesi, con qualche centinaio di euro di aiuto alla famiglia, finché un giorno il ragazzo è caduto da un’impalcatura. Di denunciare non se n’è parlato perché sono state subito minacce. Per fortuna recupererà completamente, ma è stato in ospedale a lungo e ora deve fare molta fisioterapia. Madre e padre sono caduti in depressione, ma non possono curarsi perché devono prima di tutto pensare al figlio. Che comunque, per ragioni economiche, non potrà continuare l’università». La ragione che ha spinto Lucia a superare la vergogna e a rivolgersi alla Caritas è stato il sollecito della banca dopo tre rate di mutuo non pagato. «Ma quando mi hanno incontrato – dice Dovis – la richiesta più accorata è stata un’altra: essere aiutati a non scoppiare come famiglia». Un rischio reale. L’aggravante della povertà.

VIGEVANO, ADDIO RICCHEZZA NELL’EX ELDORADO DELLE SCARPE  

Negli Anni Sessanta c’erano 1000 aziende che producevano 30 milioni di scarpe l’anno. Oggi sono 15 e non arrivano a 800 addetti. Se la crisi morde, nel settore calzaturiero di Vigevano addirittura sbrana. «Nell’ultimo anno ho lasciato a casa 8 dipendenti. Siamo rimasti in 20. Non ci dormo la notte per capire come fare ad andare avanti», racconta Carlo Dal Monte, piccolo imprenditore del settore, in proprio da nemmeno 20 anni. I peggiori 20 anni di questo distretto dove solo nel 1962 Giorgio Bocca sul Giorno scriveva: «Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste».

Più di 50 anni dopo le prospettive sono cambiate di brutto. Prima sono arrivati i cinesi, bassi costi e bassa qualità. Poi ci si è messa la crisi, basso tutto. Secondo Banca Intesa il trend è negativo anche nelle esportazioni: -8,1% nel quarto trimestre, -4,3% su base annua. «Io non posso competere con i cinesi ma i grandi marchi per cui lavoriamo ci stanno strangolando. Negli ultimi 7 anni è aumentato tutto meno il costo di lavorazione. Sento tanto i politici parlare di made in Italy. Ma lo Stato che conosco io è quello che mi ha fatto versare 17 mila euro di contributi per i 20 dipendenti rimasti».

I sopravvissuti negli anni si sono dovuti riconvertire. Le linee con un proprio marchio sono quasi sparite. Si lavora per le grandi «griffe» che dettano legge. Anche chi sta meno peggio degli altri, perché ha saputo posizionarsi bene con i grandi marchi, non dorme sonni tranquilli. Massimo Martinoli guida l’azienda di famiglia che fa scarpe da 70 anni. Oggi ha 60 dipendenti, 20 anni fa erano 80: «Negli Anni 70 per andare avanti puntammo sulla eccellenza. Negli Anni 90 ci aprimmo ai grandi marchi del lusso. Oggi fanno fatica anche loro. Penso all’e-commerce ma sono sicuro che ci sarà una nuova trasformazione del settore». Gianni Ardemagni che segue il settore per la Cisl usa toni da funerale: «Vanno avanti solo le aziende più strutturate o un sottobosco di piccoli artigiani che lavorano conto terzi. Ma Vigevano da anni non è più un distretto vincente». Sarebbe bastato poco per tutelare il distretto. Da 15 anni i calzaturieri si battono per il riconoscimento del made in Italy a livello europeo. Massimo Martinoli assicura che è una battaglia soli contro tutti: «I Paesi del Nord che sono grandi importatori non lo vogliono. I nostri politici sono assenti».

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lastampa/In Italia 7,2 milioni di poveri MARIA TERESA MARTINENGO, FABIO POLETTI

La convergenza tra il Movimento Cinque Stelle e la Chiesa

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Marcello Sorgi, analizza la scena politica che vede affiorare un’inedita intesa tra il Movimento Cinque Stelle e la Chiesa sui temi del contrasto alla povertà e del reddito di cittadinanza e, evidenziando che l’obiettivo di Grillo sono i voti dei moderati, spiega che “sono almeno due anni che la convergenza si è realizzata”.

Quel dialogo tra M5S e vescovi

C’è stata un’epoca – ormai superata – in cui i giornali di partito, o legati a determinate aree culturali o religiose, anticipavano svolte politiche rilevanti. Altri tempi. Ma come va interpretata l’intervista a Beppe Grillo, annunciata ieri con grande evidenza in prima pagina da «Avvenire», quotidiano della Conferenza episcopale italiana, e uscita insieme a un’altra intervista al «Corriere della Sera», in cui il direttore dello stesso giornale dei vescovi, Marco Tarquinio, dice che «su tre quarti dei grandi temi (dal lavoro alla lotta alla povertà), cattolici e 5 Stelle hanno la stessa sensibilità»?

Con una dichiarazione all’agenzia ufficiale «Sir», in serata, Tarquinio stesso ha cercato di ridimensionare il caso che stava per nascere, spiegando che l’intervista a Grillo era solo un’iniziativa giornalistica e le sue affermazioni a titolo personale.

Qualche risentimento nella Curia, sommessamente, può esserci stato, data la coincidenza con la lunga attesa del cambio dei vertici dell’assemblea vescovile e le cautele che la accompagnano.

Eppure, assodato che non siamo di fronte a una repentina svolta pro-5 Stelle delle Gerarchie, e neppure di Papa Francesco (che ha avuto, proprio in coincidenza della Via Crucis alla vigilia di Pasqua, un breve colloquio riservato con la sindaca di Roma Virginia Raggi, mentre Luigi Di Maio, domenica, era a Piazza San Pietro), la domanda rimane. Al di qua e al di là del Portone di bronzo di San Pietro, si sta muovendo qualcosa tra Grillo e i grillini, le eminenze cardinalizie, e più in giù, i parroci e i fedeli che di qui a poco saranno chiamati alle urne come tutti gli elettori?

Forse la risposta giusta è che se qualcosa è accaduto – una forma di attenzione, se non proprio un esplicito avvicinamento – non è avvenuto solo negli ultimi giorni. Sono almeno due anni, e forse più, se vogliamo risalire alle elezioni siciliane del 2012, quelle della traversata a nuoto dello Stretto di Messina da parte di Grillo, pochi mesi prima della vittoria alle politiche del 2013, che nel largo perimetro del mondo cattolico di base è in corso una sorta di annusamento, ciò che ha fatto dire a un vescovo siciliano «questi qui stanno venendo a mangiare nel nostro campo»: sulla legalità (alla quale Roberta Lombardi e una parte dei 5 stelle romani avrebbero voluto dedicare una parte del Giubileo), sulla lotta alla corruzione e alle mafie, sul reddito di cittadinanza e più in generale sulle azioni di contrasto della povertà, la convergenza s’è ormai realizzata. Il vecchio Movimento 5 Stelle, che trattava la Chiesa di Benedetto XVI come una parte dell’establishment teso a puntellare il sistema delle ingiustizie, ha cambiato pelle e ha scoperto (tra proteste iniziali della base sul web) Papa Francesco come alleato. I «tre quarti di sensibilità comune» di cui parlava Tarquinio si riferiscono a questi temi e che una parte del cattolicesimo di base e di quello che una volta, con la Dc, si chiamava «collateralismo», voti o abbia simpatia per i 5 Stelle non è un mistero. Già a luglio 2015, all’uscita dell’enciclica «Laudato si’», dedicata ai temi dell’ambiente, materia su cui affondano le radici un po’ catastrofiste del Movimento, i parlamentari stellati ostentavano il loro interesse e citavano a memoria le parole del Papa. Con qualche approssimazione non sempre rispettosa, tipo: «Beppe l’ha sempre detto che Francesco dev’essere iscritto al blog».

Di qui a dire che i vescovi italiani, lontani da rapporti preferenziali diretti con la politica italiana almeno dalla fine del partitone cattolico democristiano, adesso siano pronti a cavalcare la tigre di Grillo, ce ne corre. E non perché non siano in grado di schierarsi (in passato, ad esempio, quando mollarono Prodi e scelsero Berlusconi, salvo poi restare delusi, lo fecero capire chiaramente), ma perché quel tanto di ambiguità, che ancora contrassegna il grillismo, pesa eccome. Un anno fa, quando i senatori stellati decisero all’ultimo momento di scaricare il Pd e non votare la legge sulle unioni civili, lo fecero sulla base del rifiuto della scorciatoia regolamentare voluta da Renzi per approvare in fretta il testo, e non su una ragionata affermazione di valori: che una parte del loro elettorato avrebbe capito, ma un’altra avrebbe rifiutato. Grillo stesso, nell’intervista ad «Avvenire», si rifiuta di prendere posizione su temi sensibili come l’eutanasia e le manipolazioni genetiche.

Al dunque, si può dire che l’attenzione della Chiesa per i 5 Stelle, magari è motivata dalla delusione per Renzi (primo leader cattolico a tornare alla guida del governo dopo un lungo periodo), per le politiche da lui portate avanti o per le promesse mancate in materia di vita, famiglia, scuola, povertà. Ma è anche trattenuta da quel quarto di argomenti che mancano, da parte di Grillo e dei suoi, sugli stessi punti.

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lastampa/Quel dialogo tra M5S e vescovi MARCELLO SORGI