Home Blog Pagina 5803

Legge elettorale in aula, addio ai capilista

0

L’intervento dei cosiddetti “franchi tiratori” mette a rischio la tenuta dell’intesa sulla nuova legge elettorale: ai primi passi della riforma in aula mancano 66 voti dei deputati i cui partiti hanno siglato il patto per il modello tedesco.

I franchi tiratori minano la riforma

Alla camera mancano i voti di 66 deputati, sospetti e scambi di accuse tra i partiti. Vacilla l’accordo a quattro sul modello tedesco. I tempi per il via libera si allungano

ROMA – Ieri alla Camera la maionese della legge elettorale sembrava impazzita. È successo quando al primo voto a scrutinio segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità sono mancati 100 voti. Al netto dei deputati in missione, all’appello non ce n’erano 66. È scattato l’allarme rosso ed è partito lo scaricabarile su chi fossero i franchi tiratori. I sospetti si sono subito concentrati sui grillini che hanno chiesto di rimandare il voto finale alla prossima settimana. Il Pd ha dato la sua disponibilità e alla fine è stato deciso che la deadline sarà martedì mattina. Il tempo necessario in questo weekend per consentire a Grillo di consultare on line la base: vuole chiedere il via libera alla legge anche senza le preferenze e il voto disgiunto. Ben sapendo che in aula non passeranno né queste né quello.

LEGGI ANCHE: La banderuola M5S oscilla sulla legge elettorale

Del resto l’intesa in commissione Affari costituzionali tra Pd, Forza Italia, Lega e 5 Stelle non prevedeva nulla di tutto ciò. Ma M5S insiste perché una parte del movimento (Lombardi e Fico sono i capofila dei dissidenti) contesta l’accordo e non vuole rinunciare a modifiche considerate essenziali. Allora, dice Grillo, «l’ultima parola spetta agli iscritti». «Non è una giravolta – precisa Toninelli – ma ci chiediamo se Renzi tiene i suoi nel voto segreto o torneranno i 101 franchi tiratori?».

Pd preoccupato: teme che la mossa grillina sia propedeutica allo strappo mentre ieri in Transatlantico i centristi e Mdp avevano il sorriso stampato sulle labbra. «Tu chiamale se vuoi elezioni…», canticchiava il capogruppo di Ap Lupi. «Si stanno incartando da soli», diceva soddisfatto Speranza, uno dei leader degli scissionisti di Mdp.

Il problema è che su 200 votazioni previste, ben 100 sono a scrutinio segreto. Può succedere di tutto. Il Pd mette le mani avanti: se salta l’intesa si torna al muro contro muro e potrebbe essere recuperato il Rosatellum che i 5 Stelle vedono come fumo negli occhi. È chiaro che si tratta di un avvertimento per mettere paura a Grillo, che invece tira dritto con il blog.

«I grillini cambiano idea sulla legge elettorale – ha scritto Renzi su Istagram – che loro stessi hanno voluto e votato. Sono passati due giorni e già hanno cambiato posizione? Due giorni!». Ma Renzi ha un problema interno. Alla riunione del gruppo, gli orlandiani hanno fatto presente che non possono rinunciare ai loro emendamenti se i grillini votano non rispettando i patti. La vera incognita è il blog dei pentastellati: è difficile fare accettare alla base un accordone con i nemici giurati Renzi e Berlusconi. Tra l’altro, dicono i Dem, Grillo ha sottovalutato il peso dei più radicali, che sarebbero in maggioranza tra i senatori. Se alla fine il voto on line fa saltare tutto in aria già alla Camera, non sarà possibile reggere l’intesa con la sola Forza Italia.

Un’intesa fragilissima al Senato. Matteo Renzi è assai irritato ma non lo dà a vedere. Non è Grillo il suo primo bersaglio nelle conversazioni private, bensì il partito dei frenatori: al telefono con i suoi senatori il leader Pd si lascia andare a sferzanti battute contro quei commentatori che smontano l’accordo sulla legge elettorale. Il leader Pd è convinto che sia lui il bersaglio principale, ma in mezzo c’è pure il capo dello Stato perché non ostile al voto a settembre, nonostante siano tanti i contrari: da Napolitano a Veltroni, Prodi, Letta, lo stesso Gentiloni. Il quale, spiega il portavoce del Pd Richetti, se salta l’accordo sarà costretto a prendere atto che con questo Parlamento è difficile andare avanti. E la stessa deduzione dovrebbe farla Mattarella. Dice Richetti che se viene meno l’intesa «è molto difficile che se ne faccia un’altra». «Secondo me non verrebbe meno la necessità di elezioni anticipate. Anzi, il contrario». E in ogni caso, se si dovesse armonizzare il sistema elettorale della Camera con quello del Senato come condizione per il ritorno alle urne, «non andremo certo verso uno sbarramento del 3% ma verso l’8% previsto dal Consultellum».

vivicentro.it/politica
vivicentro/Legge elettorale in aula, addio ai capilista
lastampa/I franchi tiratori minano la riforma AMEDEO LA MATTINA

A quattro giorni da piazza San Carlo mancano ancora le “scuse alla città”

0

A quattro giorni dal panico in piazza San Carlo la sindaca Chiara Appendino assicura che è “pronta ad assumersi le proprie responsabilità” ma manca ancora una parola semplice, le “scuse alla città per qualcosa che non ha funzionato”, come osserva il vicedirettore de La Stampa, Luca Ubaldeschi.

Il dovere di chiedere scusa

«Chiediamo scusa». A quattro giorni dalla tragedia (il termine è di Chiara Appendino) di piazza San Carlo, non abbiamo ancora sentito pronunciare queste parole da nessuna delle autorità coinvolte nella vicenda. Eppure, in questo stesso arco di tempo, è emerso con chiarezza come molte cose non abbiano funzionato nell’organizzazione e nella gestione della serata.

LEGGI ANCHE:
Pinotti: l’esercito per proteggere i grandi eventi
– In piazza San Carlo non c’era un piano di emergenza
Il piano di Minniti per le piazze sicure

L’elenco comprende errori e inadempienze: dagli scarsi controlli alla vendita di birra in bottiglia, dalla circolare sui piani di emergenza ignorata alla mancata riunione del comitato di sicurezza. Sono comprensibili gli appelli ad aspettare i risultati del lavoro d’indagine dei magistrati e va accolto con rispetto l’annuncio della sindaca di essere «pronta ad assumersi le eventuali responsabilità che dovessero emergere dall’inchiesta».

Tutto giusto, ma non basta. Perché di fronte all’evidenza dei fatti, le eventuali responsabilità penali sono soltanto una parte della storia.

Importante, anzi cruciale, ma non l’unica. Può bastare per un funzionario, anche di alto livello, ma non per chi ha un incarico politico, per chi è legato da un rapporto di fiducia ai cittadini che rappresenta.

Sabato scorso trentamila persone si sono raccolte in una delle piazze più belle e importanti di Torino. Prima ancora e al di là del risultato della finale, era un’occasione di festa, un momento di condivisione tra persone diverse per sesso, età, storie personali, ma unite da quell’incredibile collante identitario che è il tifo per una squadra. Se un evento di questo tipo finisce con più di 1500 persone in ospedale, con bambini feriti e terrorizzati, con una donna ancora in coma, con gente in fuga che cerca riparo in case e cortili privati, con vetrine distrutte e tracce di sangue nel salotto della città, certo che la risposta dovrà stabilire chi ha permesso che ciò accadesse e se davvero tutto è nato dall’idiozia di qualche tifoso, ma è doveroso anche aspettarsi che qualcuno dica: vi abbiamo accolto, ma non abbiamo saputo proteggervi, per questo vi chiediamo scusa.

Lo si deve ai feriti, ai papà che hanno portato per mano i figli, ai gruppi di amici che hanno preferito il maxischermo al televisore in salotto, ma anche a tutti i torinesi che hanno sentito dalle finestre gente urlare e picchiare i pugni sul portone di casa in cerca di aiuto.

Un anno fa Torino ha consegnato un notevole atto di fiducia a Chiara Appendino e la sindaca si è messa al lavoro con grande senso pratico, senza proclami, dimostrando di aver capito che amministrare è cosa diversa dal condurre una battaglia politica. La classifica che le ha assegnato la palma di primo cittadino più amato d’Italia ha confermato che l’opinione pubblica apprezza il suo operato, ma questo è il momento della sensibilità, di testimoniare che guidare una città importante vuol dire anche assumersi il coraggio delle scuse e soltanto dopo – come ha giustamente fatto – promettere che fatti del genere non si ripeteranno.

Perché chiedere scusa, per chi fa politica, non significa sempre ammettere di aver sbagliato. Significa semplicemente riconoscere che si tiene più al rapporto con chi ti ha scelto che alle opportunità del momento. Ricordarlo sarebbe di aiuto alla nostra politica in debito di fiducia.

vivicentro.it/opinione
vivicentro/A quattro giorni da piazza San Carlo mancano ancora le “scuse alla città”
lastampa/Il dovere di chiedere scusa LUCA UBALDESCHI

Il piano di Minniti per le piazze sicure

0

Un’altra piazza San Carlo non ci dev’essere: è il ministro dell’Interno Marco Minniti ad affermarlo in un colloquio da cui emerge il piano a cui sta lavorando al fine di “garantire incolumità e sicurezza”. “Bisogna governare il panico coinvolgendo le strutture civili” sottolinea, riferendosi alla necessità di “integrare le attività di forze di sicurezza, protezione civile, vigili del fuoco e vigili urbani”.

Minniti: “Protezione civile e vigili urbani per gestire la sicurezza in piazza”

Il ministro degli Interni Minniti: “I colpevoli li troveranno i giudici. Per governare il panico integrare la polizia con strutture locali”

TORINO – «Studiare nuovi metodi di prevenzione e gestione del panico» per evitare il ripetersi di nuovi drammi collettivi come quello avvenuto sabato sera a Piazza San Carlo. È con questo intento che il ministro degli Interni, Marco Minniti, sta elaborando una nuova dottrina di sicurezza per «proteggere i cittadini dalla paura». La formula con cui farlo è «far coincidere la safety e la security», ovvero «l’incolumità dei cittadini e la sicurezza in modo». A spiegarlo è lo stesso Minniti durante la visita a Torino alle vittime più gravi di quel sabato di follia, incontrando anche i soccorritori e tracciando una strada per «evitare fatti analoghi». L’intento è battere una «psicosi che genera ansie e che mette a rischio l’incolumità dei cittadini e crea un problema di sicurezza». In quanto alla fine tutto ha una radice. «Perché – spiega ancora il ministro – c’è un collegamento emotivo diretto tra l’attentato di Manchester e il panico di Torino. Là c’è stato l’attacco, qui s’è innescata la paura: l’effetto che i terroristi volevano creare lo abbiamo avuto noi».

LEGGI ANCHE:
Pinotti: l’esercito per proteggere i grandi eventi
– In piazza San Carlo non c’era un piano di emergenza
A quattro giorni da piazza San Carlo mancano ancora le “scuse alla città”

Come riuscire ad evitare tutto questo, è una questione che «richiede un cambio di visione complessiva del problema». E che passa attraverso quella che lui chiama «gestione integrata della piazza» da parte di «forze dell’ordine assieme a Protezione civile, Vigili del fuoco e vigili urbani». Ovvero, le strutture civili integrate con le forze di sicurezza. E questo è un cambio di passo, epocale, rispetto a ciò che è stato fatto fino ad oggi, almeno in occasione dei grandi eventi. Ecco, anche su questo punto il ministro dell’Interno è estremamente chiaro: «Il modello di sicurezza che noi oggi applichiamo prevede l’integrazione fra le forze di sicurezza e l’esercito. Cosa che è stata fatta, e con successo, anche in occasione delle celebrazioni dei sessant’anni dei Trattati di Roma e per il G7 di Taormina. E questa è la security. Ma sul fronte della “safety” è fondamentale pensare, ed agire, in modo differente».

Lavorare insieme è una strada. Ma non è tutto perché poi si dovrà tradurre la teoria in un sistema pratico e che funzioni, davvero. Dal Cnr di Roma arriva uno studio che spiega come poche persone possono indirizzare una folla. E che si potrebbe adoperare in caso di fughe di massa. A Torino, invece, sabato notte la folla è fuggita in modo disordinato. Ci sono state «tre ondate di panico». Con la folla che correva in ogni direzione, travolgendo e provocando feriti, anche molto gravi. E questi ultimi lontano dalla piazza stessa, nelle strade adiacenti al luogo della proiezione. Tre ondate. È il panico che alimenta se stesso, che entra negli altri. Che si moltiplica perché tutti corrono ovunque. Per evitare che ciò avvenga servono tecniche innovative. Come «indicare le vie di fuga prima dell’evento, ad esempio utilizzando una star oppure un calciatore che sale sul palco e spiega al pubblico dove andare in caso di necessità è una ipotesi sulla quale lavorare», spiega ancora Minniti: «Bisogna saper governare gli animi anche in caso di emergenza. E anche questo è uno dei compiti di uno Stato che intende garantire la sicurezza e l’incolumità ai suoi cittadini».

Già, lo Stato. Minniti lo dice subito: «Sono qui a Torino perché l’Italia vuole essere vicina ai feriti e ai soccorritori. Ho incontrato sia gli uni che gli altri e mi sono reso conto del lavoro straordinario che il sistema sanitario di Torino ha svolto quella notte. Certo qualcosa non ha funzionato. Bisogna ricostruire nel dettaglio affinché non si ripeta più, né a Torino né in altre parti del Paese». Non riuscirci sarebbe un danno decisamente rilevante per l’Italia. E su questo il responsabile del Viminale non ha dubbi: «Se non comprendiamo cosa è accaduto è l’Italia stessa che rischia di fermarsi. Ricostruire la verità storica di quella notte porterà invece a migliorare la sicurezza di tutti gli italiani».

Ecco siamo di nuovo lì, ai concetti di sicurezza e incolumità. Minniti è molto chiaro quando dice: «Non è il momento di dire di chi è la colpa di ciò che è accaduto: c’è un’inchiesta della magistratura in corso, ci sono state delle carenze sulle quali bisogna fare luce. Ma l’obiettivo finale è ricostruire la verità storica dei fatti che porterà a migliorare la sicurezza degli italiani stessi».

Psicosi, ansie che mettono a rischio l’incolumità e la sicurezza e nuove strategie. La strada è tracciata. E va a completare quella nota che il Capo della polizia Franco Gabrielli ha diramato a tutte le questure del Paese subito dopo Manchester.

vivicentro.it/politica
vivicentro/Il piano di Minniti per le piazze sicure
lastampa/Minniti: “Protezione civile e vigili urbani per gestire la sicurezza in piazza” LODOVICO POLETTO

“Sturzo Scuola Viva! Per un futuro da protagonista”. La presentazione dei progetti

0

Castellammare di Stabia – Questa mattina al “Supercinema” si è tenuta un’interessante manifestazione , organizzata dall’ITS “Luigi Sturzo”, e relativa al programma “Scuola Viva”. Il programma triennale, promosso dalla Regione Campania, ha come finalità quella di rendere più ampia l’offerta formativa e supportare l’apertura delle Istituzioni Scolastiche al territorio.

Gli studenti dell’Istituto Tecnico Luigi Sturzo, in questa occasione, hanno mostrato ai presenti le capacità acquisite durante il primo anno del loro percorso.

Prima il saluto di benvenuto della Dirigente scolastica Cinzia Toricco, poi complimenti del primo cittadino stabiese Antonio Pannullo e del consigliere regionale Alfonso Longobardi, e infine la parola è passata agli studenti. È importante sottolineare che le attività dell’ITS sono state rivolte agli studenti iscritti, agli studenti degli altri Istituti di I e II grado del territorio e ai giovani fino ai 25 anni di età, italiani e stranieri, per garantire il più ampio coinvolgimento delle diverse fasce di popolazione.

Il primo modulo presentato è stato quello dei partner del Forum Giovani “Introduzione alla progettazione sociale”, che ha fornito “conoscenze e competenze per l’individuazione di bandi per il terzo settore, al fine di sviluppare sul territorio figure professionali in grado di svolgere attività di consulenza e redazione di progetti in modo da reperire fondi per lo sviluppo dei territori”.

Un momento di spettacolo con l’esibizione di danza moderna di due alunne dell’ITS Sturzo, Fabiana e Martina, e poi si riprende con l’esposizione del modulo presentato dall’Associazione degli Architetti dei Monti Lattari, il quale “ha suscitato un interesse coinvolgente nei ragazzi che li ha resi attenti al delicato tema dei cambiamenti climatici e del dissesto idrogeologico”.

Il terzo corso, invece, è stato tenuto dalla Gevy Academy il quale ha posto l’attenzione sulla comunicazione in lingua inglese che è “essenziale per allineare le competenze dei giovani alle esigenze della comunità europea e del mercato del lavoro, sempre più orientati alla condivisione, mediazione e scambio interculturale”.

Un attimo di break con lo show dalla High School Sturzo Band, per poi riprendere con la presentazione dei progetti.

A fornire le competenze adatte per offrire consulenza per l’avvio di attività economiche, servizi amministrativi, contabili, fiscali, amministrazione del personale e attività di supporto all’imprenditore nella gestione aziendale, ci ha pensanto il “Laboratorio creazione d’impresa” a cura dello Studio Salese.

E ancora il progetto “Turista fai da te” dell’ADAFORM che ha permesso ai ragazzi “di apprendere la professione di operatore di sviluppo locale, che si identifica nelle figure di guida turistica e tour operator”.

Anche qualche minuto di riflessione su una tematica quanto mai attuale, il bullismo e cyberbullismo, con la proiezione di un video realizzato dagli studenti stessi.

E per concludere “Extramoenia io e gli altri. Laboratorio teatrale sui rapporti interpersonali” seguito dalla Agita con la finalità “di scoprire, attraverso il teatro, che la multiculturalità, come valore universalmente riconosciuto, è in grado di superare qualsiasi barriera sociale e/o religiosa ed ogni pregiudizio ideologico”. Gli studenti hanno messo in scena una delicata e riflessiva rappresentazione teatrale.

All’evento hanno preso parte anche il vice sindaco di Castellammare di Stabia Andrea di Martino; l’assessore all’Istruzione e al Turismo Annalisa Armeno; l’assessore all’Ambiente Francesco Balestrieri; e alcuni dirigenti scolastici della città.

Ada Gentile alla Rachmaninov Concert Hall, Mosca e a La Fenice, Venezia

0

Dopo i successi ottenuti negli ultimi 3 mesi a Madrid (al “Real Conservatorio Superior del Musica”), a Praga (all’Academy of Performing Arts”), a Belgrado (alla Facolta di Musica della Università), a Ravenna (al Teatro Alighieri), a Roma (alla Sala Petrassi del Parco della Musica), a Matera (al Conservatorio Duni), a Lisbona (alla “Escuela Superior de Musica”) ed a Sansepolcro, la compositrice Ada Gentile sarà a MOSCA l’11 Giugno per la 1^ esecuzione di un suo pezzo da camera alla “Rachmaninov Concert Hall” in un concerto dedicato interamente alla musica contemporanea italiana organizzato dal “Center of New Music” di Valdimir Tarnopolski con la collaborazione della Dr.ssa Olga Strada, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca.

Oltre al brano della Gentile (dal titolo “Ombre e Luci”, per 8 esecutori) l’ensemble russo “Studio of New Music” diretto da Igor Dronov, eseguirà brani di Luciano Berio, Luigi Nono, Giacinto Scelsi, Franco Donatoni e Salvatore Sciarrino. Il 5 Luglio, invece, alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice* di Venezia, verrà eseguito, sempre in 1^ assoluta, un altro pezzo dal titolo “Continuo, per violoncello” commissionato alla Gentile nell’ambito di una maratona musicale organizzata dal M.o Claudio Ambrosini, Direttore dell’Ex Novo Ensemble.

* Il Teatro La Fenice, ubicato nel Sestiere di San Marco in campo San Fantin, è oggi il principale teatro lirico di Venezia. Due volte distrutto e riedificato, è stato sede di importanti stagioni operistiche, sinfoniche e del Festival Internazionale di Musica Contemporanea.

Il Teatro è stato nell’Ottocento sede di numerose prime assolute di opere di Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi.

Anche nel Novecento grande è stata l’attenzione alla produzione contemporanea, con prime mondiali di Igor Stravinskij, Benjamin Britten, Sergej Prokofiev, Luigi Nono e Bruno Maderna e recentemente di Mauricio Kagel, Adriano Guarnieri, Luca Mosca e di Claudio Ambrosini.

Juve Stabia, intervento ok per Matteo Liviero

Juve Stabia, intervento ok per Matteo Liviero

“L’operazione al menisco e alla cartilagine è andata per il meglio, ora si guarda avanti. Grazie Juve Stabia e grazie Professor Mariani”, è il messaggio, con tanto di foto, scritto dall’esterno della Juve Stabia che tanto ha sofferto nel corso di questa stagione di Lega Pro per i problemi relativi proprio al ginocchio. Una foto, che lo ritrae sorridente, è corredata al messaggio apparso sui social personali del calciatore.

 

Miccoli: “Che bello vedere giocare questo Napoli, ora manca la ciliegina sulla torta”

Fabrizio Miccoli, ex attacante del Palermo, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:

“I tre piccoletti hanno fatto senza dubbio un grandissimo campionato ed è stato bello vedere giocare il Napoli in questo modo. Parliamo di una squadra che specialmente nell’ultimo periodo ha fatto 4-5 goal a chiunque. Subiva poco e faceva sempre molto possesso. La ciliegina sulla torta sarebbe vincere qualcosa, è arrivata anche l’ora. De Laurentiis e tutta la società stanno facendo un lavoro straordinario. Qualcosa manca ma lo staff sa dove intervenire e con due-tre acquisti come si deve il Napoli potrà giocarsela con chiunque. Serve qualche innesto mirato.

Mi piacerebbe vedere una società come il Napoli avere uno stadio di proprietà. Perché così verrà modificato il fatturato e tutti ne beneficeranno. Vedere uno stadio di 50.000 posti con molti di questi a bordocampo sarebbe bellissimo. Cavani con Sarri avrebbe fatto tantissimi goal, come li ha fatti e come li farà con la maglia del PSG”.

Rai – Diversi club seguono Zapata, Pavoletti preferirebbe la Lazio all’Udinese

Ciro Venerato, giornalista Rai ed esperto di calciomercato, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

Il Napoli vuole Berenguer, non ci sono problemi legati alla lista. Si conta di chiudere in cinque o sei giorni. La società non vuole versare la clausola, si parte da una base di 5 milioni più bonus vari.
Pavoletti può partire, preferirebbe la Lazio all’Udinese ma deve fare i conti con la presenza di Ciro Immobile. Per quanto riguarda Duvan Zapata, il Napoli punta a ricavare un bel tesoretto dalla cessione. Il colombiano piace a Torino, Fiorentina, Atalanta e Watford”.

Sicurezza nell’Area del Mediterraneo: riunione dei capi della Polizia (VIDEO)

0

I capi della Polizia di Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna si sono riuniti a Lampedusa (Agrigento) dal 6 al 7 giugno, al fine di rafforzare la cooperazione internazionale di polizia e rendere più efficace e costante il dialogo tra le rispettive autorità dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

I responsabili della sicurezza dei Paesi partecipanti hanno elaborato strategie comuni per facilitare i contatti tra le autorità europee e organismi di cooperazione internazionale che si occupano di sicurezza.

Riguardo al tema del terrorismo di matrice internazionale hanno convenuto di rafforzare la partecipazione alle principali iniziative in ambito europeo per monitorare il fenomeno terroristico, migliorare lo scambio di informazioni operative, facilitando la condivisione di notizie tra servizi di intelligence e Forze di polizia.

Per quanto riguarda il contrasto al fenomeno migratorio illegale e per il rimpatrio dei migranti in posizione irregolare, è stato prevista la realizzazione di progetti e l’impiego di fondi europei finalizzati alla formazione professionale delle Forze di polizia dei Paesi terzi del Mediterraneo interessati dai flussi migratori irregolari, ma anche alla fornitura di mezzi e equipaggiamenti per accrescere la loro capacità operativa.

Per il contrasto alle organizzazioni criminali transnazionali, con particolare riferimento ai traffici illeciti di droga, armi e migranti, nonché alla tratta di esseri umani è stato proposto di rafforzare i contatti e lo scambio di informazioni sulle problematiche comuni, nonché avviare iniziative per l’aggiornamento sulle tecniche investigative e sulle innovazioni tecnologiche in materia di cybercrime.

Una riunione improntata al massimo dell’operatività – ha dichiarato il capo della Polizia Franco Gabrielli – perchè più che sviscerare le ragioni dei fenomeni che conosciamo bene dobbiamo individuare e affrontare le criticità. L’efficacia della riunione – ha concluso il prefetto Gabrielli – si misurerà sulle cose concrete, siamo un pò stanchi di fare analisi che sono importanti, ma noi siamo chiamati a dare risposte”.

twitter/polizia

Kiss Kiss – Il Napoli cerca una mediazione per il rinnovo di Reina, Mario Rui se parte Strinic

A Radio Kiss Kiss Napoli, nel corso di Radio Gol, è intervenuto il direttore Valter De Maggio rilasciando alcune dichiarazioni:

“Reina? Le parti si sono ammorbidite, si cercherà una mediazione per il rinnovo. Skorupski e Meret restano comunque due piste caldissime.
Giuntoli continua a lavorare anche ai rinnovi di Faouzi Ghoulam e Ivan Strinic. In caso di partenza del croato, pronto l’assalto a Mario Rui. La partita del 4 luglio per celebrare il trentennale del primo scudetto è a forte rischio”.

Giaccherini, l’agente: “Resta a Napoli, è incedibile. Guadagna tanto, non tutti possono permetterselo”

Furio Valcareggi, agente di Emanuele Giaccherini, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Crc. Ecco quanto evidenziato:

“Emanuele è un incedibile, è stato importante quest’anno pur se utilizzato poco. Gioca quando viene chiamato in causa, sta benissimo a Napoli e vuole restare. Lo scorso anno abbiamo firmato un triennale importante, pochi club possono permetterselo. Se viene qualcosa vediamo ma noi non cerchiamo nulla. Con Giuntoli parliamo spesso e siamo in piena sintonia”.

Ischia Calcio: salta la fusione con il Savoia…l’Eccellenza per ora è soltanto un sogno

di Simone Vicidomini

Ischia. Ennesima disfatta della società Ischitana,del patron Ivano Balestriere. La fusione con il Savoia non ci sarà, con la squadra gialloblu che per il momento resterà nel campionato di Promozione. Una società nata appena due settimane fa, con il  nome Asd Ischia Calcio con la voglia di ripartire e riaccendere l’entusiasmo nel popolo gialloblu. Una notizia che si è rilevata l’ennesimo buco nell’acqua e ha lasciato l’amaro in bocca a molti tifosi isolani. Certo perché il comunicato dell’Oplonti Savoia diramato più di una settimana fa, diede il via al tam tam di notizie ed entusiasmo per la rinascita dell’Ischia Calcio sin da subito in Eccellenza, si basava su chiacchiere ed accordi di massima e non su una carta scritta. E come dice il proverbio “Verba volant, scripta manent “. Da aggiungere a tutto questo anche la poca conoscenza nell’ambito delle leggi della NOIF. Il destino della squadra isolana è legato a quello dell’Oplonti Savoia ( Attualmente in  Eccellenza), al Gragnano (squadra si trova in serie D) e al nuovo Savoia che sarebbe dovuto nascere nell’ambito di una fusione con il Gragnano. Trasferendo così la serie D a Torre Annunziata. Nel frattempo quindi  ad Ischia succedeva che si celebrava la fusione tra l’Oplonti Savoia e la Nuova Ischia (Florigium) che avrebbe dato vita all’ASD Ischia Calcio, una nuova realtà che  avrebbe giocato in Eccellenza. E invece è saltato tutto e per il momento resta tutto invariato come prima. La motivazione è che entrambi i club a terra ferma hanno una cosa in comune. il Gragnano e il Savoia sono già state protagoniste di una fusione nel 2015 (Ponticelli di Todisco e Asd Futsal Oplonti di Franco Trapanese da una parte e Libertas Stabia e Gragnano dall’altra). Infatti l’articolo 18 del NOIF: prevede che non si può procedere alla fusione tra due società se vi è già stata una fusione nelle due stagioni precedenti. 

Oltre a questo c’è da sottolineare  la situazione in casa Ischia, che rimane con tanti punti interrogativi . Infatti sull’isola a parte Scibilia che doveva far parte della nuova società, non si è visto nessun altro esponente. Inoltre ,era attesa una conferenza stampa di presentazione del nuovo organigramma societario, ma il presidente della Nuova Ischia Balestriere insieme a Gerardo De Rosa e a GiovanGiuseppe Di Meglio non hanno mai incontrato nessuno. E’ vero ci troviamo a pochi giorni dalle elezioni per il prossimo sindaco di Ischia e forse qualcosa cambierà soltanto dopo l’11 giugno.La Nuova Ischia per ora resta in Promozione. La priorità ora è trovare un titolo di Eccellenza e riportare il calcio che conta ad Ischia, e magari sognando di nuova la serie D. Una pista che forse potrebbe interessare alla Nuova Ischia è acquistare il titolo del Barano. Ma la società bianconera ha già rispedito la domanda al mittente: “Non se ne parla proprio” questa è stata la risposta della società bianconera (anche se parlare di società è difficile dopo le vicende accadute da gennaio fino a fine stagione,nonostante la salvezza raggiunta).

Titolo del Procida in Eccellenza?  

La società gialloblu di sicuro dovrà cercare delle alternative: una potrebbe essere proprio il titolo del Procida ( al momento appare difficile che Muro si liberi del titolo). La pista del Savoia comunque rimane aperta,sperando che a Gragnano trovino un escamotage per unire la società,e il titolo dell’Oplonti sarebbe sul mercato. La società comunque vada dovrà garantire alla piazza isolana almeno la disputa del campionato di Eccellenza. Si sono fatte troppo chiacchiere e pochi fatti, i tifosi e l’intero popolo gialloblu non possono essere illusi nuovamente,dopo la scomparsa dell’Ischia dopo la retrocessione dalla Lega Pro. Il calcio ad Ischia deve ritornare e anche al più presto.

.

Radio Crc – Berenguer-Napoli, domani incontro tra Giuntoli e gli intermediari: si punta a chiudere al più presto

A Radio Crc, nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’, è intervenuto Raffaele Auriemma rilasciando alcune dichiarazioni:

“Domani a pranzo ci sarà un incontro tra Giuntoli e gli intermediari per l’affare Berenguer. Ieri il presidente dell’Osasuna ci ha svelato di attendere un’offerta concreta per cederlo ai partenopei. Nella giornata di domani potrebbero esserci sviluppi importanti, la volontà è di concludere presto la trattativa”.

Foket, l’intermediario: “Napoli? E’ la sua prima scelta, bisogna prima capire quale sarà il futuro di Maggio”

A Radio Crc, nel corso di Si Gonfia la Rete, è intervenuto Ulisse Savini, intermediario per l’Italia di Thomas Foket. Ecco quanto evidenziato:

“Non ci sono grosse novità, il Napoli deve capire prima cosa fare con Maggio. Se dovesse restare difficilmente arriverà un altro terzino, soprattutto per la questione della lista. Sul ragazzo ci sono anche club esteri ed è molto forte anche l’Atalanta. Napoli è la sua prima scelta, ne ha parlato proprio in questi giorni con Mertens in Nazionale. Non ha nessuna clausola e ha un solo anno di contratto, lo si prende per meno di 10 milioni”.

Binario 17, alta velocità, Napoli, scaramanzia (Lo Piano – Saint Red)

0

Partire dal binario 17 per la cerimonia d’inaugurazione sulla nuova linea ad alta velocita’ a Napoli, potrebbe portare scarogna.

In Italia siamo un po’ tutti scaramantici, sarebbe bastato partire da un binario qualsiasi, anche quello morto poteva andare bene. Visto che e’ stato scelto proprio il 17, gli organizzatori avrebbero fatto meglio ad avere con se un portafortuna, quello della zia Wallar poteva andare bene.

Le idilliache immagini fornite dalla televisione di Stato sulla visita di Gentiloni, sul suo discorso inaugurale, sono in contrapposizione con altre riprese fornite da altri cameramen e fotoreporter.

Si e’ potuto notare che non tutto e’ filato per il giusto verso, ci sono state proteste da parte di disoccupati e giornalisti.

Andiamo alla cronaca :

La televisione di Stato, ha preferito non mandare in onda le immagini della protesta di alcune decine di disoccupati e militanti dei centri sociali, che tentavano di superare il desk degli accrediti.

Obiettivo dei manifestanti era quello di avvicinarsi al binario 17, da dove sarebbe partito il treno, che avrebbe condotto il 1° Ministro Gentiloni e le personalita’ al suo seguito ad Afragola. Le forze dell’ordine li hanno bloccati prima che potessero mettere piede sullo “scaramantico” binario 17.

Altra protesta, non meno silenziosa, e’ stata fatta dai fotoreporter accreditati alla cerimonia di inaugurazione, si sono allontanati per protestare contro l’impossibilità minima di esercitare il diritto-dovere di cronaca e documentare in maniera adeguata l’evento.

I fotoreporter denunciano la mancanza di sensibilità degli organizzatori nei loro riguardi, visto che non sono state previste postazioni adeguate per le riprese televisive.

Le immagini dei passaggi fondamentali della visita del premier Paolo Gentiloni, a partire dall’arrivo in stazione e alla successiva visita nel cantiere, sarebbero state fornite da Ferrovie dello Stato e dalla presidenza del Consiglio.

In uno Stato che pian piano vede frantumarsi la liberta’ di Stampa, anche le immagini hanno il loro peso, e’ come andare in qualche paese dove vige la dittatura, pretendere di riprendere qualcosa che non deve essere visto, né documentato.

Tornando al discorso inaugurale :

Gentiloni ha parlato di sviluppo, di crescita economica, di abbassamento delle tasse, d’occupazione, peccato che a Napoli non si conoscano i numeri di queste “cabale”, i partenopei sarebbero corsi in fretta a giocarli.

METEO: l’anticiclone GIUDA invade l’Italia, Gran Caldo in arrivo

0
Il caldissimo anticiclone subtropicale Giuda invade l’Italia

Dopo il passaggi dei temporali, anche violenti, di Summer Storm, l’atmosfera diventa più stabile grazie all’alta pressione Giuda, un’anticiclone subtropicale che porterà tantissimo caldo sull’Italia.

SITUAZIONE – Nel periodo in questione, dopo il passaggio di Summer Storm, la pressione torna subito ad aumentare cosicché l’alta pressione subtropicale GIUDA potrà invadere il Paese.

SEMPRE PIU’CALDO con GIUDA – Alta pressione subtropicale Giuda su tutte le regioni. Via via più caldo e soleggiato. Da segnalare soltanto mercoledì 7 giugno, ultime piogge o locali temporali possibili ancora sul Triveneto, ma in veloce allontanamento.

WEEKEND CON GIUDA – Temperature dunque in graduale e costante aumento a partire da Mercoledì 7, ma addirittura super-calde nel prossimo weekend, quando l’anticiclone GIUDA pomperà aria caldissima dall’Africa verso l’Italia; si raggiungeranno valori massimi bollenti, addirittura fino a 38° al Nord.

IL MITE GIUGNO TRADITO DA GIUDA – La partenza di Giugno sembrava non troppo calda e con un clima tutto sommato gradevole, e così si sperava continuasse, invece Giuda, il nuovo anticiclone africano, tradirà questa speranza portando temperature bollenti, soprattutto al Nord.

SABATO 10 – Bel tempo con sole prevalente. Qualche nube in più soltanto sul Triveneto. Possibile temporale pomeridiano sul Bellunese settentrionale.

DOMENICA 11 – Sole prevalente su tutte le regioni. Caldo afoso.

TEMPERATURE SHOCK – Saranno queste che faranno parlare di sè nei prossimi giorni, infatti dal 10 Giugno, l’anticiclone Giuda farà schizzare i termometri sopra i 30/33° su molte regioni del Centro-Nord, addirittura fino a 38° sulla Pianura Padana, fino a 37° al Centro. Previsti 35° a Firenze e Bologna, 33° a Roma e Milano, e con un umidità in aumento. Lunedì 12 valori in ulteriore aumento!

AFA – Con l’umidità in aumento tornerà a farsi sentire l’afa, soprattutto la sera e prime ore del giorno.

12-13 Giugno, Allerta Caldo, fino a 40° al Nord, ecco dove

Questa volta sarà il Nord ad essere colpito maggiormente dall’ondata di caldo africano portata dall’anticiclone Giuda, che ha invaso il nostro Paese. Andiamo a vedere quale sarà la zona più calda del Settentrione.

EMILIA, LOMBARDIA, VENETO – Saranno queste le regioni con registreranno i valori più alti. Le province interessate saranno quella di Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova, Lodi, Pavia, Verona, Rovigo e Padova. Su queste province la temperature massime il 12 e 13 giugno sarà compresa tra 36 e 40°.

MARCHE – Anche alcuni paesini di questa regione raggiungeranno picchi vicini ai 39°, soprattutto in provincia di Pesaro e Ancora, zone interne.

ZONA ROSSA – Attenzione alla provincia di Ferrara e la città stessa, i termometri qui toccheranno facilmente i 39° se non addirittura 40° a livello locale.

Pescara: giornata nazionale del sollievo 2017. Ecco le prossime date

0
Domenica  28 Maggio 2017 si è celebrata la 16ma “Giornata nazionale del sollievo”.

PESCARA – La Regione Abruzzo ha voluto segnalare l’importanza dell’evento con iniziative, presso le 4 ASL, atte a garantire le informazioni ai cittadini ed agli operatori sulla istituzione della rete regionale di assistenza palliativa.

La ASL di Pescara sta garantendo il diritto all’idonea informazione sul tema, tramite il fondamentale ruolo degli operatori del Servizio di terapia del dolore e cure palliative della ASL di Pescara – diretto dalla Dott.ssa Marisa Diodati.

La prima iniziativa si è svolta Sabato 27 Maggio 2017 presso il Presidio Ospedaliero di Pescara dove i professionisti operanti nel Servizio sopra evidenziato sono stati presenti in un punto informativo per fornire informazioni alla cittadinanza.

Seguiranno i seguenti incontri:

Giovedì 8 Giugno 2017, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, presso il Presidio Ospedaliero di Penne – Via Battaglione degli Alpini n. 1;

Giovedì 15 Giugno 2017, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, presso il Presidio Ospedaliero di Popoli – Via Saffi n. 116.

In particolare sono/saranno distribuiti pieghevoli dove viene illustrata la Legge 38 del 15 marzo 2010 che ha segnato un importante passo avanti per tutti i malati di dolore; si tratta di una legge che, per la prima volta, tutela e garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato.

E’ ormai noto, infatti, che quando il dolore perde la sua funzione di campanello d’allarme di una condizione patologica e diventa persistente per un tempo prolungato (indicativamente da 6 mesi in poi) deve essere definito esso stesso una malattia.

Il dolore non deve essere considerato come una condizione ineluttabile, ma esso può e deve essere trattato.

È stata organizzata, inoltre,  un’attività formativa/informativa in materia,  prevedendo 8 edizioni, dal titolo “Cure palliative” destinata ai medici di medicina generale della ASL.

 

Rai – Reina ha rifiutato un biennale da 2,2 mln, chiede un triennale da 3,5 mln

Rai – Reina ha rifiutato un biennale da 2,2 mln, chiede un triennale da 3,5 mln

Ciro Venerato, giornalista Rai, ha parlato durante Si Gonfia la Rete in onda su Radio Crc: “Reina ha rifiutato il biennale proposto da De Laurentiis. Notizia certa che il suo entourage non voleva far uscire. Sulle cifre ho poche certezze ma dovrebbero essere 2,2 mln a stagione. Il passo avanti del Napoli c’è stato e ha proposto un nuovo contratto. Il portiere pretende un triennale de 3,5 mln. Restare a scadenza? Ci sono i margini. De Laurentiis si è molto arrabbiato, sperava di poter annunciare ieri il suo rinnovo. Lavorare sottotraccia per poi poi dire di essere vicini al rinnovo. Una doccia gelata, il calciatore vuole un triennale. C’è un contratto in essere e va rispettato. Può andare via, ma solo attraverso una cessione per circa 5 mln”.

Legge elettorale, Grillo tentato dal no

0

Intanto Grillo è tentato di dire no all’accordo M5S-Pd-Fi. Ma secondo Francesco Bei «in questa fase in Italia forse la proporzionale, con tutti i suoi difetti, è un ritorno al futuro necessario».

Marte e Venere nell’urna

ROMA – Se il maggioritario viene da Marte, la proporzionale (chiamiamola così, al femminile) viene da Venere. Il maggioritario è legge elettorale per lo scontro tra maschi alfa. È la macchina da guerra di Occhetto, gioiosa ma pur sempre belli instrumentum. È Berlusconi e la sua crociata contro i comunisti che «in Cina bollivano i bambini per poi concimarci i campi». È D’Alema, che il Cavaliere, in caso di vittoria maggioritaria nel ‘94 l’avrebbe visto bene a chiedere l’elemosina. È chi vince piglia tutto, impone i suoi ovunque, è vertigine del potere. Ha funzionato per tanti anni, ma funziona ancora?

LEGGI ANCHE:
Giorgio Napolitano critica il ”patto extra costituzionale di 4 leader”
Napolitano: se bisogna anticipare le urne «meglio prima che dopo»

Per i nati dagli Anni Settanta in avanti la proporzionale, al massimo, è un ricordo d’infanzia. Cresciuti con il mito del sindaco d’Italia, che la sera stessa delle elezioni si trova unto di un potere quasi assoluto, tutt’al più mitigato dai «ricatti» dei cespugli che si è dovuto tirare dietro. Fu così con Berlusconi e poi con Prodi. Per oltre vent’anni abbiamo vissuto in un clima da guerra civile strisciante, gli uni contro gli altri armati: nelle rispettive propagande da una parte c’erano i comunisti assetati di tasse, dall’altra gli amici dei mafiosi, i delinquenti, i fascisti. Da una decina di giorni, appena la proporzionale ha iniziato a sprigionare i suoi vapori, sembra che magicamente la rissa continua tra i partiti sia cessata. È come se un velo di bromuro sia calato sul Parlamento, persino Beppe Grillo ieri è parso pacificato, ha quasi chiesto scusa per aver dato l’impressione di voler affossare l’accordo a quattro sulla nuova legge. Venere contro Marte. Per un Paese diviso come il nostro la proporzionale è la medicina che spinge al compromesso, alla rinuncia a quella parte di noi più insopportabile all’altro. Mentre il maggioritario ci lascia nudi di fronte al nemico, la proporzionale elimina l’ansia da prestazione, quella che ti costringe ad avere un voto in più dell’avversario per poterlo schiacciare.

In Italia nessuno si fida di nessuno. La proporzionale spinge i partiti a mettersi d’accordo, a trovare un’intesa – anche di governo – e poi presentarla ai propri diffidentissimi elettori. Non trasforma una minoranza in maggioranza artificiale. Il maggioritario purtroppo funziona nelle nazioni più mature, pacificate, dove la gente si vaccina perché sa che è giusto, non perché ha paura dello Stato. Dove non parli male del tuo Paese e rispetti le regole anche se non c’è un vigile a controllarti. Dove i partiti non si delegittimano l’un l’altro. In questa fase in Italia forse la proporzionale, con tutti i suoi difetti, è un ritorno al futuro necessario.

Senza contare un altro elemento fondamentale. Sia il Porcellum di Berlusconi che l’Italicum di Renzi (non erano tecnicamente leggi maggioritarie, ma comunque majority assuring, ovvero assicuravano una maggioranza certa e un vincitore sicuro) furono leggi elettorali che una maggioranza risicata impose a forza al resto del Parlamento. Stavolta siamo di fronte a un’intesa che coinvolge la stragrande maggioranza delle forze politiche, oltre l’80 per cento dei parlamentari, secondo qualcuno. Domani nessuno potrà rinfacciarla all’altro.

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Legge elettorale, Grillo tentato dal no
lastampa/Marte e Venere nell’urna FRANCESCO BEI

Napolitano: se bisogna anticipare le urne «meglio prima che dopo»

0
Come scrive Ugo Magri «un voto alla naturale scadenza del 2018 sarebbe considerato sul Colle la strada più sicura.

Ma se proprio si dovrà votare, la previsione di chi meglio conosce Mattarella è che non alzerà le barricate per posticipare di qualche settimana le urne».

Ma il Capo dello Stato guarda con favore all’accordo. Nessuna obiezione al voto

Se bisogna anticipare le urne «meglio prima che dopo»

ROMA – Nove anni di presidenza Napolitano ci avevano assuefatto all’idea che l’ultima parola, la più alta e definitiva, venisse sempre pronunciata sul Colle. Per quel riflesso condizionato, non deve sorprendere che in queste ore tutti gli sguardi siano rivolti al Quirinale. Ciascun protagonista vorrebbe che Sergio Mattarella si schierasse dalla sua parte. In particolare, l’ultima speranza di quanti considerano una disgrazia votare subito è che l’attuale Presidente si faccia sentire, rivendichi le proprie prerogative costituzionali in materia di scioglimento delle Camere e vieti ai partiti di commettere una doppia sciocchezza: correre alle urne il 24 settembre, per giunta con una legge proporzionale che ci riporterebbe ai fasti della Prima Repubblica. E quanto più il Capo dello Stato tace, tanto più forte risuonano le dichiarazioni del suo predecessore: come se Giorgio Napolitano, con la sua opinione sempre autorevole, in qualche misura supplisse alle prudenze e ai silenzi.

LEGGI ANCHE:
Giorgio Napolitano critica il ”patto extra costituzionale di 4 leader”
Legge elettorale, Grillo tentato dal no 

Il riserbo di Mattarella è ormai proverbiale. In questa fase, poi, la stessa cautela contagia i più stretti collaboratori. Però chi conosce il Presidente, e spesso lo frequenta, si è fatto un’idea diversa da quella corrente: che la presunta timidezza (contrapposta alla verve polemica di Napolitano) in questo caso non c’entri un bel nulla. E se Mattarella si astiene dalle esternazioni è perché ha una visione diversa da quanti gli chiedono di entrare in tackle, a piedi uniti, contro Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini. Cioè i leader di partiti che insieme rappresentano l’80 per cento del popolo italiano. Il Presidente non interviene a gamba tesa perché reputerebbe sbagliato farlo.

Intanto, non c’è ancora una legge con cui andare al voto. Esiste un vasto accordo di massima, che ogni giorno deve affrontare la sua pena. I giuristi del Colle tengono ben presenti le obiezioni di quanti annusano un «fumus» di incostituzionalità. Ma il giudizio compiuto lo formuleranno se e quando il “tedesco” sarà legge e arriverà sullo scrittoio presidenziale per la controfirma. Per ora siamo ben lontani da quella fase. Idem per quanto riguarda la data del voto: oggi abbiamo un governo e un premier nella loro piena legittimità. Di urne Mattarella discuterà il giorno che Paolo Gentiloni salirà al Colle, non prima. Le forme sono sostanza, violarle non sarebbe privo di conseguenze politiche. Far circolare dubbi sulla legge elettorale proprio mentre il Parlamento ne sta discutendo, attirerebbe sul Quirinale l’accusa di mettere in pericolo un accordo storico, di «pacificazione e coesione nazionali» (come è arrivato a magnificarlo ieri Brunetta). E se come conseguenza della nuova legge i grandi partiti chiedessero tutti insieme di votare, come potrebbe il Capo dello Stato rispondere «no, ve lo nego»?

Infatti, nelle massime sedi istituzionali già circolano delle ipotesi. Una è che Gentiloni, considerando esaurita la propria stagione, tra qualche settimana si dimetta “sua sponte”. L’altra ipotesi fa riferimento al precedente del 1994, quando le Camere vennero sciolte dall’allora Presidente Scalfaro senza che il governo guidato da Ciampi avesse nemmeno dato le dimissioni. Tutti i possibili scenari vengono presi in esame, nell’eventualità che i grandi partiti concordi pretendano di votare. Poi, è chiaro che Mattarella (al pari di Napolitano) nutre fortissimi dubbi sull’opportunità di precipitarsi alle urne. Ne coglie tutti quanti i rischi, specie per quando riguarda gli impegni finanziari da assolvere, in primis la legge di stabilità. Un voto alla naturale scadenza del 2018 sarebbe considerato sul Colle la strada più sicura. Ma se proprio si dovrà votare, ecco la previsione di chi meglio conosce Mattarella, il Capo dello Stato non alzerà certo le barricate per posticipare di qualche settimana le urne. Anzi, a quel punto tanto varrebbe tenere le elezioni il più presto possibile, perfino il 24 settembre, in modo da avere tempo sufficiente per ricomporre i cocci della politica e scongiurare quantomeno il danno dell’esercizio provvisorio.

vivicentro.it/politica
vivicentro/Napolitano: se bisogna anticipare le urne «meglio prima che dopo»
lastampa/Ma il Capo dello Stato guarda con favore all’accordo. Nessuna obiezione al voto