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De Maggio: “Ho contattato Reina su Whatsapp, ecco cosa mi ha risposto”

De Maggio: “Ho contattato Reina su Whatsapp, ecco cosa mi ha risposto”

Ai microfoni di Radio Crc, è intervenuto il direttore dell’emittente Valter De Maggio, il quale ha dichiarato: “Ho contattato Pepe su Whatsapp, gli ho detto che spero con tutto il cuore che rimanga a Napoli per vincere lo Scudetto. Lui mi ha risposto ‘Lo so fratè’, allora gli ho detto rinnova sto contratto!”

Radio Crc- Il presidente chiama Mario Rui: Giuntoli offre un super ingaggio

Radio Crc- Il presidente chiama Mario Rui: Giuntoli offre un super ingaggio

Ai microfoni di Radio Crc, è intervenuto il noto giornalista Raffaele Auriemma, il quale ha dichiarato: “Ghoulam chiede 2,5 mln all’anno, il Napoli è fermo a 1,8 con qualche bonus che permetterebbe al calciatore di arrivare a 2. In ogni caso al Napoli non è ancora arrivata alcuna offerta concreta, per questo Giuntoli è convinto di poter arrivare al rinnovo, così come pensa di poter chiudere per Strinic. Quando De Laurentiis rientrerà da Los Angeles in ogni caso ci sarà un briefing di mercato per valutare le varie situazioni perché per ora manca un punto di svolta. Ricordiamo che il presidente aveva chiamato personalmente Mario Rui per convincerlo a venire a Napoli ma il ragazzo è allettato dalla possibilità di giocare titolare e per la Roma inoltre è incedibile, ora Giuntoli sta prospettando al ragazzo un ingaggio simile a quello che offrirebbe a Ghoulam, una proposta che alletta molto il portoghese, combattuto tra la titolarità garantita a Roma e la possibilità di ritrovare Sarri, per ora qualsiasi trasferimento è bloccato in quanto la Roma non ha alternative”.

FOTO ViViCentro – Montella a Castellammare: incontro con la famiglia di Donnarumma?

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FOTO ViViCentro – Montella a Castellammare: incontro con la famiglia di Donnarumma?

Vincenzo Montella, l’allenatore del Milan, a pranzo da Mamma Mia a Castellammare di Stabia. Anche Montella ha mangiato sul lungomare stabiese. Mamma Mia, il ristorante dei Vip e dei calciatori. La città stabiese è la città di Gigio Donnarumma e la sua famiglia non è molto distante. Il ragazzo è impegnato in Polonia con l’Under 21, ma la sua famiglia è qui. Potrebbe esserci un incontro? Vedremo a breve, seguiranno aggiornamenti. Le uniche parole sono state:

  • “Mister, io sono Interista, possiamo fare una foto?”

Montella: “Certo, ma sono problemi tuoi, non miei.”

  • “Il derby pareggiato al 97′ fa ancora male per noi….

Montella: “Un pareggio nel recupero a testa” (Ride)

Radio Crc- Reina e Ghoulam in scadenza: il Napoli si muove per Neto

Radio Crc- Reina e Ghoulam in scadenza: il Napoli si muove per Neto

Ai microfoni di Radio Crc, è intervenuto Raffale Auriemma, il quale ha dichiarato: “Il Napoli ha due contratti in scadenza molto importanti, due situazioni che si stanno protraendo un po’ troppo rispetto a quelli che erano i programmi. Il Napoli quindi sta cercando le possibili alternative sia a Reina che Ghoulam, e si sta muovendo in maniera piuttosto intensa. Pochi giorni fa c’è stato un contatto tra Giuntoli e ds della Juventus, gli azzurri hanno presentato una nuova offerta per Neto proponendo 10 milioni per il brasiliano, valutazione che potrebbe essere anche accettata dalla Juventus visto che ha in pugno Sczeczny, ma nel frattempo il Napoli tiene anche aperta la pista che porta a Leno. In ogni caso tutto dipenderà dal rinnovo o meno di Reina”.

Lavoro, mezzo milione via dall’Italia a causa della crisi

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Il lavoro che non c’è e la dignità perduta hanno spinto quasi mezzo milione di connazionali a emigrare. L’esodo, iniziato nel 2008, ha coinvolto 509.000 italiani che si sono cancellati all’anagrafe per trasferirsi definitivamente all’estero. Tuttavia è significativo anche il numero di stranieri (300.000) che hanno deciso di rientrare nei loro paesi d’origine per la mancanza di futuro in Italia. Tutto ciò emerge dal rapporto “Il lavoro dove c’è” dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro riferito agli anni 2008-2015, presentato questa mattina a Roma.

LE METE 

Dal rapporto si evince che le mete maggiormente scelte dagli italiani per la ricerca del lavoro sono essenzialmente tre e tutte in Europa: Germania, dove nel 2015 si sono trasferiti 20.000 connazionali ; la Gran Bretagna (19.000) e la Francia (oltre 12.000). I cittadini dell’Est ,invece, preferiscono ritornare nei luoghi di origine.

L’analisi dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro tocca un altro aspetto altrettanto rilevante che, in questi anni di crisi, ha caratterizzato il mercato del lavoro: il trasferimento e cambio di residenza da una regione all’altra. Il fenomeno in questione interessa 400.000 italiani che si sono spostati, in particolar modo, dal Sud verso le regioni del Centro-Nord. I flussi migratori più intensi riguardano cittadini provenienti dalla Campania (-160.000 iscritti all’anagrafe dei comuni), Puglia e Sicilia (-73.000); mentre le regioni più gettonate come meta di immigrazione interna sono: Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e la Toscana.

IL PENDOLARISMO

L’indagine si sofferma su un altro tema significativo  e intrinseco al mondo del lavoro: il pendolarismo. Infatti, il 46% degli italiani (oltre quattro su dieci) lavora in un comune diverso rispetto a quello di residenza. Il pendolarismo differisce da Nord a Sud: un disoccupato nel Sud d’Italia si sposta in un’altra regione perchè il più delle volte non ha vicino una provincia con buone condizioni lavorative; mentre al Nord è molto più favorevole il cambiamento di condizioni nel passaggio da una provincia a un’altra. La ricerca riferisce inoltre che lo spostamento è legato per lo più a professionalità più alte.

La ricerca solleva, infine, un importante quesito: lo spostamento da una regione all’altra potrebbe portare a un maggior depauperamento delle aree in difficoltà?

 

METEO, mai Così caldo da 150 anni, arriva CARONTE

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Giuda e poi Caronte faranno schizzare le temperature sopra i 37° su moltissime città del Nord

L’Italia è interessata da un’anticiclone a matrice africana, Giuda. Giuda porterà le temperature sopra i 33/34° su molte città italiane, soprattutto settentrionali, ma da Venerdì 23 l’anticiclone Giuda lascerà il posto all’infuocato Caronte, il traghettatore infernale che ci trainerà nel cuore dell’estate.
Le temperature continueranno a salire fino a raggiungere VALORI RECORD per il mese di Giugno. Andiamoli a scoprire.

LA MAPPA – Questa rappresenta le temperature previste per Sabato 24 giugno. La mappa è la riproduzione della nostra minuziosa elaborazione di ETA-ZEUS 2016, il nostro esclusivo modello di elaborazione dati.

NORD BOLLENTE – Il caldo si farà sentire soprattutto al Nord dove i valori termici saranno in crescita costante fino a raggiungere i 38/40° nel corso del weekend. La zona più bollente sarà la Pianura Padana, difficile dire dove si toccheranno i picchi di calore, che in alcune zone, come tra il Modenese, il Mantovano e il Ferrarese occidentale potrebbero superare i 40°!

CENTRO ITALIA AL CALDO – Nelle regioni centrali farà un po’ meno caldo rispetto al Nord. I valori nelle città principali toccheranno i 33/34°, ma sulle Marche, specie tra Pesarese e Anconetano potrebbero salire sopra i 36/37°.

SUD IN ATTESA – Anche le regioni meridionali misureranno valori meno caldi rispetto al Nord, eccetto sul Foggiano dove i 37/38° saranno all’ordine del giorno. Altrove le temperature si manterranno al di sotto dei 34/36°. A fine mese il Sud Italia galopperà verso temperature vicine ai 44°!

ISOLE MAGGIORI – A parte qualche zona interna, specie tra Medio Campidano e Cagliaritano in Sardegna, e sull’Agrigentino in Sicilia, dove i valori termici massimi potrebbero sforare i 37°, altrove sono previsti sotto questa cifra.

ESCLUSIVA Juve Stabia, Guido Carboni: Per come è andata con la Reggiana mi sento derubato. Se Manniello ritrova entusiasmo ed ambizione, io ci sono

La nostra redazione ha ascoltato in esclusiva Guido Carboni, fino a poche settimane fa tecnico della Juve Stabia. L’allenatore toscano confessa che l’amarezza per l’eliminazione dai playoff ad opera della Reggiana è ancora tanta, lasciando una porta aperta sul suo futuro alle Vespe.

Mister, partiamo dal momento più amaro..si è fatto un’idea del gol annullato a Ripa contro la Reggiana al Menti? Diciamo che è ormai chiaro che la Lega non ha molta simpatia per la Juve Stabia. Inutile girarci intorno, tutti coloro che hanno visto la gara con la Reggiana in modo neutrale, hanno confermato che siamo stati derubati. A distanza di settimane, c’è ancora tanto rammarico perché siamo usciti senza essere inferiori alla Reggiana nel doppio confronto. C’è da dire, tra l’altro, che stiamo parlando di una intera condotta di gara a noi sfavorevole: un fallo da espulsione, almeno un paio di episodi dubbi nell’area degli emiliani oltre al famoso gol annullato. Capisco tutta l’amarezza del Presidente Manniello perché si ha la sensazione di non essere desiderati in Serie B.

Il rammarico più grande, per Lei, sta in quell’episodio o nella gara di andata, con i due gol della Reggiana regalati dalla Juve Stabia? Devono essere inevitabilmente valutati tutti gli elementi. Certamente a Reggio, nella fase difensiva, abbiamo commesso errori e a questo proposito non dimentichiamo di aver affrontato i playoff senza Atanasov e Allievi, giocatori importanti in quella zona. La sensazione che resta, non nascondendo gli errori commessi, è di essere stati penalizzati nella gara di ritorno; abbiamo visto un arbitraggio che è andato in un’unica direzione e che ha condizionato poi il passaggio del turno. E’ stata penalizzata una squadra che aveva le carte in regola per andare avanti e per fare ancora molta strada. Il nostro lavoro stava dando frutti importanti ma alcune variabili, che non sono dipese da noi, hanno interrotto tutto sul più bello.

Probabilmente avrà seguito i playoff. Crede che la sua squadra se la sarebbe potuta giocare fino in fondo? Assolutamente, non mi sono perso una gara dei playoff. Dopo aver visto tutte le squadre sono ancora più convinto che noi, se non fosse successo quello che tutti sappiamo, saremmo arrivati come un missile a giocarci la fase finale a Firenze. Liviero, Ripa, Matute, Izzillo, Mastalli ed altri avevano ritrovato la migliore condizione. Lo dico con convinzione perché avevamo recuperato certezze e stavamo bene fisicamente: del resto, un allenatore che subentra a stagione in corso, può fare poco nelle prime settimane, mentre è sul lungo periodo che può invertire la rotta. Noi ci eravamo riusciti e stavamo affrontando i playoff con le gambe forti e con la testa giusta.

Dopo la gara con la Reggiana e l’eliminazione dai playoff, non è mai stata in discussione la sua permanenza a Castellammare? No ma semplicemente perché non c’è stato nemmeno modo di parlarne, non ci siamo dati un appuntamento per il futuro e né ci siamo detti che non proseguiremo insieme. Dopo quella gara è stato immediatamente chiaro che il risultato sarebbe stato, giustamente, un duro colpo per il Presidente; tra l’altro Manniello non è nuovo ad episodi del genere, avendo subìto un grave torto anche due anni fa col Bassano. Confesso che mi è dispiaciuto tanto vedere il Presidente negli spogliatoi con un atteggiamento quasi rassegnato per quello che era appena successo; era chiaro che Manniello si sarebbe preso una pausa di riflessione generale, non solo tecnica, dunque il discorso “futuro” non è mai stato affrontato. Detto questo, la cosa importante per la Juve Stabia non è se Carboni possa ricominciare lì, ma che Manniello ritrovi lo spirito combattivo che lo ha sempre contraddistinto; credo che questo sia l’elemento fondamentale per il futuro della Juve Stabia. Ho il rammarico perché la sensazione è di aver lasciato a Castellammare un quadro incompiuto. Detto questo, se il Presidente mi richiamasse, e volesse allestire nuovamente una squadra per fare un campionato importante, io tornerei con piacere.

Dopo i mesi trascorsi qui si è fatto una idea sulle cause del tracollo che poi hanno portato all’esonero di Fontana? Sono arrivato in una situazione non facile, ora lo posso dire. Ho trovato un clima nello spogliatoio decisamente difficile: c’era chi ce l’aveva con il vecchio allenatore, malumori tra alcuni calciatori, anche per l’aspetto economico dei nuovi arrivati, ecc. Mi sono trovato in uno spogliatoio demotivato e dove i calciatori ragionavano non come squadra ma come singoli. Anche dal punto di vista tattico, la squadra non ne poteva più del 4 – 3 – 3, che poi ho riproposto solo nelle ultime gare, quando i ragazzi erano in ripresa. Non ti nascondo che per settimane non ho sentito la squadra mia; solo dopo la sconfitta interna, rocambolesca ed immeritata, con il Matera ho avuto un confronto con toni molto duri con tutta la squadra. Nell’allenamento prima della gara con il Francavilla mi sono scontrato in maniera forte con la squadra e solo dopo quell’episodio mi sono accorto di aver preso in mano la squadra. Da quel momento abbiamo fatto un ottimo lavoro, interrotto sul più bello da un arbitraggio inguardabile nella gara con la Reggiana. Mi preme ringraziare ancora una volta la società che ha sempre appoggiato le mie scelte e mi ha fatto lavorare con serenità.

A proposito di allenatori, sembra che possa essere arrivato il momento per Caserta di guidare in prima persona la Juve Stabia. Avendolo avuto al suo fianco, che allenatore sarà secondo Lei? Fabio è innanzitutto una bella persona ed un bravo ragazzo. Conosce bene l’ambiente e questo è sempre importante; la sua conoscenza della piazza di Castellammare ha aiutato molto anche me nei primi tempi. Se la scelta della società dovesse orientarsi su di lui, credo che potrebbe fare molto bene. Poi, ovviamente, non si diventa allenatori in un attimo ma bisogna avere il tempo di imparare ed anche di sbagliare; se ci sarà la pazienza di non chiedergli tutto subito, credo che Fabio possa essere la persona giusta da cui ripartite.

Uno dei calciatori rigenerati dal suo arrivo è stato Mastalli. Alla luce dei tanti interessamenti dalla Serie B, gli consiglierebbe di tentare subito il salto o di fare un altro da leader alla Juve Stabia? Difficile privare un ragazzo della possibilità di confrontarsi in un campionato come la Serie B; quello che conta è non smantellare la rosa. In organico ci sono calciatori importanti: Cancellotti, Atanasov, Marotta, Capodaglio, Lisi, Ripa, Liviero; ripartire da uno zoccolo duro di qualità diventa imprescindibile per puntare in alto. Mantenendo calciatori del genere, credo sia giusto e comprensibile permettere ad un giovane di progredire, anche alla luce di un’offerta importante per la società.

Mister ci sa già dire dove allenerà il prossimo anno? Ci sono stati colloqui con una squadra in particolare? Vale il discorso che ho fatto quando sono arrivato a Castellammare. Ho accettato la Juve Stabia perché era una squadra che a pelle mi piaceva e che aveva un progetto importante. Non ho bisogno e non voglio allenare tanto per allenare, quindi guardo solo a progetti ambiziosi e dove non ci sia nulla di poco chiaro. Ho avuto delle chiamate ma, ripeto, non alleno per mancanza di hobby ma perché punto a fare risultati importanti. Se ci sarà una società che mi sottoporrà un progetto serio e concreto tornerò in panchina.

Il suo saluto ai tifosi stabiesi. I tifosi lo sanno, non sono bravo con le parole. Dico loro che a Castellammare sono stato benissimo e che ho tanto rammarico per come, ad ora, è andata. I tifosi stabiesi mi hanno fatto sempre lavorare con tranquillità, dandomi un enorme sostegno. Spero che il loro entusiasmo, unito a quello del Presidente, possa essere la molla per le soddisfazioni future della Juve Stabia. E’ giusto che i tifosi stabiesi puntino in alto perché se lo meritano; se ci sarà da combattere, loro saranno insieme alla loro squadra.

A cura di Raffaele Izzo

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UFFICIALE – Juve Stabia, le date dei raduni del settore giovanile

UFFICIALE – Juve Stabia, le date dei raduni del settore giovanile

Il settore giovanile della Juve Stabia è a lavoro per programmare la prossima stagione. Sono ufficiali le date di avvio di quelle che saranno le preparazioni per i campionati 2017/18. Il direttore Alberico Turi ed il responsabile tecnico Saby Mainolfi comunicano le date ufficiali:

Raduno Categorie Agonistiche Nazionali:

1999/2000 Berretti;

2001 Under 17;

2002 Under 16 (in attesa dell’ufficializzazione della Lega-Pro del campionato Under 16, a cui noi gia abbiamo dato adesione);

2003 Under 15;

Il raduno è fissato per il giorno 07/08/2017.

Attività di base:

2004 Giov Regionali;

2005 Giov Fascia B;

2006 Esordienti;

Il raduno è fissato per il giorno 29/08/2017

Nello stesso tempo si augurano buone vacanze ai nostri atleti, convinti di ritrovarli più carichi che mai alla ripresa.

a cura di Ciro Novellino

Rinnovo Ghoulam, mezzo milione di distanza

Rinnovo Ghoulam, mezzo milione di distanza

Faouzi Ghoulam, titolare e punto di riferimento assoluto della fascia sinistra difensiva del Napoli, ha il contratto in scadenza giugno 2018. Come riporta Il Corriere dello Sport, s’è deciso di aspettare il ritorno del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis da Los Angeles per riparlarne e per tentare di arrivare ad un conclusione: “Restano distanze economiche tra un’offerta che è vicina ai due milioni di euro ed una richiesta che è invece prossima ai due e mezzo: magari a Dimaro si arriverà con un’idea da sviluppare avendo alle spalle un periodo di vacanze utili per fare le personali valutazioni”.

Uno tra Ounas e Berenguer verrà acquistato prima del ritiro di Dimaro

Uno tra Ounas e Berenguer verrà acquistato prima del ritiro di Dimaro

Oltre ad Alex Meret, il Napoli conta di chiudere almeno uno tra Ounas e Berenguer prima del ritiro di Dimaro come scrive la Gazzetta dello Sport: “Il Bordeaux ha chiesto 15 milioni di euro per cedere Adam Ounas, il giovane talento spagnolo che Cristiano Giuntoli ha individuato per garantire maggiore forza sugli esterni. La trattativa va avanti da alcune settimane, ma quanto prima ci sarà l’affondo definitivo per ingaggiarlo. Ounas è in testa alla lista del direttore sportivo che continua a seguire anche Berenguer dell’Osasuna. L’impressione che almeno uno dei due verrà acquistato prima dell’inizio del ritiro (5 luglio, a Dimaro), così com’è stato chiesto da Sarri che, per quella data, vorrebbe l’organico al completo”.

Per proteggersi dalla Cina i ”campioni nazionali” devono diventare ”campioni europei”

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Stefano Lepri nel suo editoriale spiega come sia fondamentale che certi «campioni nazionali» spesso coccolati dai governi nazionali diventino sul serio «campioni europei».

I campioni che dobbiamo proteggere

Se si vuole che le aziende tecnologiche di punta restino europee, sarà bene far sì che certi «campioni nazionali» coccolati dai governi – quello francese più di altri – diventino sul serio «campioni europei».

In parallelo, solo una capacità comune di progettare può permettere di usare al meglio il denaro che la Cina promette di investire nella sua iniziativa «One Belt, One Road». Quel grandioso miglioramento delle connessioni di terra e di mare con l’Asia può essere vantaggioso. Desideriamo esportare di più in Cina, per ridurre squilibri commerciali che vanno dal 20% per la Germania al 60% per Italia e Francia. E, in una logica di mercato, chi gestisce mezzi di trasporto ha interesse che viaggino pieni in entrambe le direzioni.

Ma è una logica di mercato quella che muove il governo di Pechino? Nelle aree più vicine al suo territorio, no. I grandi investimenti in Pakistan – un nuovo grande porto, una strada verso la Cina, centrali elettriche e altro – rischiano perdite economiche colossali, fino all’80% secondo alcuni.

Lo scopo di investire così tanto in uno Stato mal governato e instabilissimo è soltanto strategico: rendere i rifornimenti di materie prime meno vulnerabili a un eventuale blocco navale (Usa) del Mar Cinese meridionale. In più irrita l’India, che all’«Obor» si oppone in blocco.

Verso l’Europa, l’interesse commerciale prevale e può essere sfruttato a nostro vantaggio. Diventa anche più arduo per Pechino pretendere che i lavori vengano svolti soltanto da aziende cinesi. Chiedono apertura soprattutto gli Stati che hanno grandi imprese di costruzioni, Germania, Francia, Spagna. Certo i soldi portano influenza politica, come si vede nel recente no greco ad una risoluzione Onu sui diritti civili in Cina. La cessione del porto del Pireo alla azienda cinese Cosco ha inoltre cambiato la mappa del progetto, che prima seguendo le antiche tracce della via della seta sembrava mirare di più a Venezia.

Forse anche questa preoccupazione ha spinto al summit organizzato da Xi Jinping in maggio Paolo Gentiloni e Mariano Rajoy, unici capi di governo europei. Ci può confortare intanto che la rotta dei Balcani non sia né di portata sufficiente né sicurissima; e che sbarcate in Grecia le merci asiatiche dovranno essere caricate su treni di una azienda controllata da Trenitalia. I soldi in gioco sono parecchi; nell’insieme l’iniziativa cinese manca di uno schema tecnico univoco (tanto che chiede di parteciparvi perfino la California, dal lato opposto del Pacifico) oltre che di solidi criteri economici; è soggetta a mutare percorsi e strutture a seconda di come evolvono i rapporti tra la Cina e ogni singolo Paese potenziale beneficiario.

Il paradosso è che si tratta di una imitazione del piano Marshall a settant’anni di distanza, senza la sua attrattiva ideale dato che parte da un governo autoritario ancora formalmente comunista; con difetti che legittimano critiche analoghe a quelle faziosamente escogitate allora dai comunisti europei.

Come gli Stati Uniti di 70 anni fa dopo lo sforzo bellico, la Cina deve trovare sbocco a una sovraccapacità produttiva interna. Difficile che ci riesca: non è né conveniente né pratico trasportare in altre parti del mondo il troppo cemento che è in grado di fabbricare (60% di quanto se ne consuma nell’intero pianeta).

Ha senso invece che la Rpc investa all’estero gli immensi capitali ricavati dal proprio surplus commerciale. Costruirci qualcosa, invece che tenerli in titoli di Stato Usa, crea posti di lavoro e riduce l’instabilità finanziaria mondiale. Ma occorre evitare che in Europa si sviluppi una irrazionale gara tra Paesi per contendersi investimenti scoordinati.

vivicentro.it/opinioni
vivicentro/Per proteggersi dalla Cina i ”campioni nazionali” devono diventare ”campioni europei”
lastampa/I campioni che dobbiamo proteggere STEFANO LEPRI

Reina-Napoli, accordo nei prossimi giorni: contratto di un altro anno

Reina-Napoli, accordo nei prossimi giorni: contratto di un altro anno

Scrive la Gazzetta dello Sport il Napoli e Reina si sono riavvicinati sulla questione rinnovo e nei prossimi giorni potrebbe esserci l’accordo: “Potrebbe esserci una novità importante, destinata a dare una svolta al caso Reina. Le parti stanno discutendo sulla possibilità di allungare di un altro anno il contratto che scadrà a giugno 2018. Alla questione sta lavorando Giuntoli che è rimasto in contatto col procuratore Quilon. 

L’intenzione di Reina è quella di restare. Il portiere ha chiesto almeno un altro anno di contratto: soluzione in un primo momento respinta dal presidente, ma nelle ultime ore qualcosa è cambiato. In pratica, Reina allungherebbe di un altro anno l’accordo in essere con l’aggiunta di una clausola rescissoria, chiesta dal procuratore, di 1 milione di euro.

Al portiere verrebbe riconosciuto un ingaggio inferiore a quello attuale (2,5 milioni): si è pensato di spalmare lo stipendio della prossima stagione su quella successiva, inserendo qualche bonus che scatterebbero in base ai risultati ottenuti. Nei prossimi giorni potrebbe esserci l’accordo anche se per la firma, probabilmente, si aspetterà il ritorno da Los Angeles del presidente”

Macron e lo scudo anti Cina in Europa

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L’Ue affila le armi e si prepara a trovare le giuste misure per muoversi nella giungla del commercio globale. In prima linea Emmanuel Macron che punta a difendere le imprese europee, in particolare dall’avanzata degli investitori cinesi, nei «settori strategici».

Lo scudo di Macron per frenare le aziende cinesi in Europa

Il presidente francese chiede al Consiglio Ue misure per difendere aree strategiche

BRUXELLES – Tra due giorni inizieremo a capire se Emmanuel Macron è veramente in grado di mettersi al timone dell’Europa. Il neopresidente francese debutta domani al Consiglio europeo di Bruxelles (che durerà fino a venerdì) e si presenterà subito con un dossier che è stato uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale: il commercio internazionale. La sua priorità è nota: difendere le imprese europee, in particolare dall’avanzata degli investitori cinesi, nei «settori strategici». Anche a costo di passare per protezionista, in un’epoca in cui proprio l’Europa punta il dito contro l’America di Trump per la sua chiusura.

E sono proprio i partner europei più allergici alle barriere commerciali che il leader francese dovrà cercare di convincere. Germania e Italia sono al suo fianco, ma nelle riunioni preparatorie di questi giorni tra gli sherpa è emersa una certa resistenza soprattutto tra i Paesi nordici. Svezia, Olanda, Danimarca, Finlandia – ma la lista è più lunga – non vogliono che l’Europa sposi la linea del protezionismo. E così è partito il lavoro per limare il testo delle conclusioni del vertice. L’ultima bozza dice che «il Consiglio europeo invita la Commissione a esaminare i modi per identificare e schermare gli investimenti da Paesi terzi in settori strategici». Ma, rispetto alla prima versione del testo, il fronte del Nord è riuscito a far aggiungere che tutto avverrà «rispettando le competenze degli Stati membri».

Una fonte diplomatica spiega che una via d’uscita potrebbe essere la creazione di una sorta di legge-quadro europea che garantisca agli Stati la possibilità di intervenire per filtrare ed eventualmente frenare gli investimenti esteri. Possibilità, ma non obbligo: le singole capitali sarebbero lasciate libere di decidere autonomamente. Macron vorrebbe qualcosa di più, una sorta di scudo europeo, decisamente più solido ed efficace. Robotica, chimica, manifatturiero: questi i settori che vedono il Dragone in prima linea nelle operazioni di fusione e acquisizione delle imprese europee. Anche se il terreno di conquista preferito resta l’America, con un flusso in entrata di 385 miliardi di dollari nel 2016 (dieci volte tanto gli investimenti nell’Ue), in crescita dell’11% rispetto al 2015.

Più difficile, invece, trovare consenso tra i leader del Vecchio Continente sul Buy European Act, altro cavallo di battaglia di Macron. Il francese vorrebbe vietare l’accesso agli appalti pubblici a tutte quelle aziende che non hanno almeno il 50 percento della loro produzione in Europa. Progetto già bocciato da alcuni esponenti della Commissione (il vicepresidente Jyrki Katainen su tutti) e da diversi capi di Stato e di governo. Una misura giudicata troppo protezionistica: a Bruxelles si preferisce puntare sul concetto di «reciprocità». Gli appalti pubblici restano aperti alle imprese di quei Paesi che concedono l’accesso alle imprese europee.

L’Ue, si legge sempre nella bozza delle conclusioni, «manterrà il mercato aperto» e «combatterà il protezionismo» per «promuovere un’agenda per un commercio libero». Libero, ma «equo». Quindi con alcuni limiti: dovrà quindi proseguire il lavoro per definire «strumenti di difesa commerciale moderni e compatibili con il Wto per combattere le distorsioni». Proprio ieri la commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento ha approvato il nuovo sistema di dazi anti-dumping, che aggira il problema del riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina. Tra le novità, l’eliminazione dell’onere della prova a carico delle imprese (spetterà agli esportatori) e l’uso dei prezzi internazionali come criterio per valutare se c’è una distorsione di mercato.

E i rapporti con Trump? Nelle conclusioni del vertice non c’è traccia dell’asse transatlantico. Anzi, l’Ue guarda altrove e punta a chiudere gli accordi commerciali con i Paesi del Mercosur, il Messico e il Giappone. Il Ttip è «congelato», dice la commissaria Cecilia Malmstroem. Per non dire sepolto.

vivicentro.it/economia
vivicentro/Macron e lo scudo anti Cina in Europa
lastampa/Lo scudo di Macron per frenare le aziende cinesi in Europa MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

Affare Meret, distanza enorme tra Napoli e Udinese

Affare Meret, distanza enorme tra Napoli e Udinese

L’Udinese e il Napoli, la scorsa settimana, hanno avviato la trattativa che vedrebbe come protagonista il portiere Alex Meret. Come riporta Il Mattino, il club friulano ha invitato il club di Aurelio De Laurentiis ad alzare l’offerta “vista la distanza tra la valutazione (eccessiva) che Pozzo dà all’ex numero uno della Spal (oltre 22 milioni di euro) e quella assai più realistica del ds Giuntoli (intorno ai 10-12 milioni)”. Il Napoli preferisce aspettare un altro po’ “anche perché non pensa di inserire nell’operazione Pavoletti, che è stato richiesto da Delneri

 

Consip: un match pugilistico con intesa di non farsi troppo male a vicenda

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Ieri, intanto, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato la mozione di maggioranza sulla Consip, primo firmatario Luigi Zanda, con 185 voti favorevoli, 76 contrari e 5 astenuti. Nel suo retroscena Ugo Magri racconta quello che è stato un match pugilistico dove l’unico obiettivo sul ring era di non farsi troppo male a vicenda.

Dieci mesi di stipendio e addio crisi. La battaglia si trasforma in minuetto

Latorre: “Tutti pronti alle vacanze, nessuno le vuole rischiare”

ROMA – Luigi Zanda, capogruppo Pd, descrive nell’aria una grande ruota che gira e sorride, sornione: «Oggi qui in Senato si monta la panna». Pochi passi più in là, nella Sala Garibaldi, con il busto marmoreo del Generale che trattiene a fatica gli sbadigli, uno spirito libero «dem» come Nicola Latorre sintetizza il momento politico attuale: «Si stanno preparando tutti alle vacanze, non c’è nessuno che le voglia mettere a rischio con qualche mossa da matti». E mentre lo dice, arriva trionfante Quagliariello, il «Dottor Sottile» del centrodestra, colui al quale maggiormente è dovuto questo dibattito in aula sul caso Consip. Latorre gli butta lì: «Pure tu, Gaetano, adesso sarai contento di queste 24 ore di celebrità». Quagliariello sta al gioco, «sì, una notorietà del tutto immeritata». Risate per la battuta di spirito. Perché in fondo ieri era tutto un minuetto, un duellare di fino. O, se si preferisce, abbiamo assistito a un match pugilistico dove l’unico obiettivo sul ring era di non farsi troppo male a vicenda.

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Rischi e conseguenze del nuovo problema della Raggi per il M5S

Polveri bagnate  

Eppure l’oggetto del dibattito poteva scatenare un inferno. Si trattava o no della vicenda Consip, con i suoi intrecci tra affari e politica, tra grandi business e sottobosco del potere? C’è o non c’è un’indagine che, tra mille sospetti di depistaggio, chiama in causa il papà dell’attuale segretario Pd? Mancano appena quattro giorni ai ballottaggi in oltre 20 città: ci si doveva attendere quantomeno un po’ di cinema (grida urla cartelli mani addosso commessi a dividere gli scalmanati e tutto il repertorio solito del cattivo gusto). Sulla carta poteva accadere perfino che il governo finisse zampe per aria. Ma ieri non tirava aria di crisi. Lo si è capito dalle prime battute, quando con una motivazione peraltro ineccepibile il presidente Pietro Grasso ha bocciato la mozione di Mdp contro il ministro Luca Lotti. È stato come versare una secchiata d’acqua sulla polvere da sparo. Invano ha tentato di far detonare gli animi un appassionato Miguel Gotor: dietro ai bersaniani sono andati solo i Cinquestelle, ma per onor di firma e neppure troppo convinti. L’arena che doveva fremere e ribollire si è trasformata in un tranquillo Circolo Pickwick. Tramite Enrico Morando, il governo ha sollecitato qualche lieve rettifica della mozione di Augello e Quagliariello, che poteva suonare troppo aggressiva. Richiesta prontamente accordata nel nome di un inedito «fair play». Al momento del voto, 28 berlusconiani hanno sostenuto la mozione Pd, primo firmatario Zanda, per turare in anticipo eventuali falle. In tutto sono stati 39 i senatori di opposizione corsi a soccorrere la maggioranza, con il beneplacito dei rispettivi partiti. Qualcuno vi coglie un profumo di larghe intese. Altri prevedono che magari, presto, ricomincerà l’«inciucio» sul sistema elettorale tedesco. Ma senza lavorare di fantasia, la vera ragione per cui ieri non è successo nulla di cui scrivere a casa, sta nella dannata paura di mettere in crisi il governo. E terminare in anticipo una legislatura che per la stragrande maggioranza dei senatori sarà pure l’ultima.

Conti in tasca

Sarebbe meschino farne un puro calcolo di portafogli. Ma se si voterà come sembra tra 10 mesi, di qui ad allora ogni membro del Parlamento avrà messo in tasca 100mila euro lordi, più altrettanti cash a titolo di rimborso spese. Chi sarà mai quel matto, malato grave di politica, disposto a rimetterci 200 mila euro per il gusto di far cadere Gentiloni? Non a caso, interpellati sulle possibilità di crisi, i personaggi più esperti di come va il mondo tagliano corto. Naccarato: «Zero possibilità». Viceconte: «Nemmeno una». E Paolino Bonaiuti, già portavoce di Berlusconi, risponde con esprit florentin: «Ma di che parliamo?». Accanto a lui un ex comunista come Ugo Sposetti, scuote in capo: «Non c’è pathos, è solo tempo buttato. Cose che fanno male alla politica».

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lastampa/Dieci mesi di stipendio e addio crisi. La battaglia si trasforma in minuetto

ESCLUSIVA – Juve Stabia, indicato lo stadio per la prossima stagione: questa la nuova casa per le gare interne

ESCLUSIVA – Juve Stabia, indicato lo stadio per la prossima stagione: questa la nuova casa per le gare interne

La Juve Stabia, in attesa di sapere cosa accadrà allo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia e ai lavori che esso dovrà subire per tornare regolamentare e avere l’ok per disputare le gare del prossimo campionato di Lega Pro, ha scelto quale sarà la sua casa nella prossima stagione. Infatti, secondo quanto raccolto in esclusiva dalla redazione di ViViCentro.it, la ‘casa’ delle Vespe, per le gare interne, sarà lo stadio Alberto Pinto di Caserta. E’ arrivato l’ok e il tutto verrà allegato alla documentazione relativa all’iscrizione del club al prossimo campionato.

a cura di Ciro Novellino

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Juve Stabia, il direttore Turi si congratula con Andrissi: nuovo ds de Lo Spezia

Juve Stabia, il direttore Turi si congratula con Andrissi: nuovo ds de Lo Spezia

Lo Spezia Calcio, attraverso un comunicato sul proprio sito, dà il benvenuto a Gianluca Andrissi, come nuovo Direttore Sportivo. Trovato l’accordo che legherà l’ex dirigente del Como al club bianco per la prossima stagione sportiva, con opzione di rinnovo a favore della Società.

Diplomato Isef, docente dal 2003 presso la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Milano, allenatore con patentino di seconda categoria, dopo ben diciotto anni passati nella cantera dell’Inter, a cui sono seguiti due anni alla Pro Sesto e uno al Monza come Responsabile del settore giovanile, nella stagione 2010-2011 Andrissi ha guidato il Pavia, bloccando sul 2 a 2 lo Spezia sul terreno del “Picco”. Grande conoscitore di calcio ed abile scopritore di talenti, dopo aver ottenuto il titolo di Direttore Sportivo, ha ricoperto tale ruolo per due stagioni nel Monza e per una nel Renate, esperienze intervallate da un ritorno all’Inter nelle vesti di Osservatore per conto della Prima Squadra, mentre nel campionato 2016-2017 ha ricoperto il ruolo di Direttore dell’Area Tecnica del Como con il quale ha raggiunto la fase playoff.

Il settore giovanile della Juve Stabia, nella figura del direttore Alberico Turi, accoglie la notizie con grande felicità e coglie l’occasione per fare i più sinceri auguri ad Andrissi e a tutto il suo staff di un lavoro importante e proficuo nel corso del tempo in questa nuova avventura.

a cura di Ciro Novellino

Rischi e conseguenze del nuovo problema della Raggi per il M5S

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Marcello Sorgi nel suo editoriale analizza i rischi e le conseguenze che il nuovo problema della Raggi possono avere nelle prossime scelte dei Cinque Stelle. Ieri, intanto, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato la mozione di maggioranza sulla Consip, primo firmatario Luigi Zanda, con 185 voti favorevoli, 76 contrari e 5 astenuti.

Rischio slavina sui 5Stelle

Sarà il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e falso, dato ormai per scontato dopo la conclusione delle indagini, a liberare Virginia Raggi dalla croce di sindaca della Capitale? Per un caso del destino l’annuncio della magistratura è caduto a un anno esatto dalla clamorosa vittoria stellata e dall’inizio del calvario della sindaca. In sintesi: sei assessori sostituiti (quello del bilancio tre volte) più il vicesindaco, più il capo di gabinetto, più il ragioniere generale (questi ultimi non rimpiazzati), più il capo di gabinetto, finito in carcere per la stessa storia che porterà la Raggi davanti al tribunale.

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Questione di giorni, forse di ore, e Grillo e Casaleggio junior dovranno decidere se modificare nuovamente il codice dei 5 Stelle, che prevedeva che un inquisito dovesse dimettersi già solo di fronte a un avviso di garanzia, ed è stato cambiato per consentire alla Raggi di restare in carica. Ma cosa possono fare i due capi M5S, spostare ancora in avanti il limite della sopravvivenza? E fin dove? Fino alla sentenza di primo grado, o una volta che ci sono alla Cassazione? Per un movimento che ha fatto del giustizialismo e dello slogan «Onestà!» il suo motivo di esistere, è difficile riscoprire il garantismo a favore dei propri esponenti.

Ci sono anche ragioni politiche che potrebbero consigliare di far fare un passo indietro alla prima cittadina: il fallimento di Roma e il precipizio in cui è scivolata anche a Torino l’esperienza della Appendino, insieme alla moltiplicazione delle risse e degli appetiti locali, hanno fatto sì che a un anno dall’incredibile vittoria dell’anno scorso, i 5 Stelle al primo turno delle amministrative dell’11 giugno siano andati male, calando in percentuale e restando esclusi dal secondo turno quasi dappertutto. I guai delle due sindache rischiano di trasformarsi in una campagna elettorale al contrario, fatta di autogol, di qui alle regionali siciliane considerate occasione di rivincita, e alle prossime elezioni politiche. La terribile profezia di Paola Taverna, nemica giurata della Raggi («Quella lì ci distrugge a livello nazionale!») rischia di avverarsi: in un recente sondaggio la sindaca eletta con quasi il settanta per cento dei voti ha avuto esattamente la stessa percentuale di cittadini contrari.

Anche se poi, a onor del vero, non c’è all’interno della stessa larga fetta maggioritaria di opinione pubblica chi si auguri un ritorno in Campidoglio del centrosinistra e del centrodestra che Raggi ha spodestato. E che nel frattempo non hanno fatto nulla, o quasi nulla, per rinnovarsi.

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lastampa/Rischio slavina sui 5Stelle MARCELLO SORGI

 

Raggi rischia il processo per la nomina di Marra

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Abuso d’ufficio e falso sono i reati per i quali la sindaca di Roma, Virginia Raggi, rischia il processo. L’inchiesta della procura di Roma riguarda le nomine decise dal Campidoglio dei due ex dirigenti Salvatore Romeo e di Raffaele Marra.

Raggi, processo più vicino per la nomina di Marra

Indagine chiusa: “Ha mentito all’Anticorruzione del Comune” La sindaca: “Rispetto il codice etico del M5S e non mi dimetto”

ROMA – Virginia Raggi si regala un 7 e mezzo per la sua gestione capitolina, ma non ha fatto i conti con i guai giudiziari.

La sindaca di Roma rischia il processo per falso: secondo i pm mentì all’anticorruzione del Comune riguardo al caso di Renato Marra. Il fratello dell’allora braccio destro della sindaca (Raffaele oggi imputato per corruzione in altro procedimento) fu nominato a capo del dipartimento turismo del Comune nonostante fosse un ufficiale dei vigili urbani. E la Raggi all’Anticorruzione del Comune, definì il ruolo di Raffaele Marra «di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali». Ad insospettire i pm il fatto che la sindaca assunse informazioni sulle norme relative al cambio di fascia professionale. Non è sostenibile che fosse solo una «curiosità» se proprio in quei giorni doveva esaminare la autocandidatura di Renato Marra, da graduato prima a comandante in capo della Polizia municipale (fascia 5) e poi, per non creare imbarazzo, a dirigente di un dipartimento del Campidoglio (fascia 3). A rispondere ai dubbi della sindaca è il fratello di Renato, Raffaele, che le invia le foto dei riferimenti normativi. E quando la Raggi si informa pure del livello retributivo la risposta di Marra non cambia: è stabilito per legge.

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Per questa vicenda il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio chiedono tuttavia l’archiviazione del reato di abuso d’ufficio. Richiesta di archiviazione anche per l’abuso nella nomina dell’ex capo di gabinetto Carla Raineri. Si profila invece un potenziale rinvio a giudizio e relativo processo della sindaca riguardo alla nomina (con aumento di stipendio da 39 mila a 110 mila euro poi ridotti a 93 mila) del suo ex capo della Segreteria politica, Salvatore Romeo. I magistrati non sono convinti che le famose 3 polizze assicurative siano state intestate alla Raggi solo perché in quel momento il suo futuro collaboratore non sapeva quale altro nome scrivere nel modulo. E pensano che forse Romeo volesse sdebitarsi con lei o segnalarle che c’erano fondi a disposizione. Tuttavia la Raggi potrebbe ancora salvarsi, se entro 20 giorni con interrogatorio o memoria chiarisse tutto in modo convincente. In questo caso infatti potrebbe esserci per lei una richiesta di archiviazione. Contro la Raggi «testimoniano» i messaggi telefonici di Romeo, che avendo da poco intestato all’avvocatessa la prima polizza assicurativa scrive gongolante a Marra: «Il candidato sindaco per il Movimento è Virginia Raggi. E adesso inizia il bello». E l’altro gli risponde con lo stesso tono: «Fai un grosso in bocca al lupo a Virginia. L’ho appreso al telegiornale». Sul capo di imputazione Raggi-Romeo per l’abuso d’ufficio si legge che la Raggi «procurava un ingiusto vantaggio patrimoniale a Romeo costituito sia dalla nomina illegittima sia dalla attribuzione di una fascia retributiva di gran lunga superiore a quella già conosciuta».

Se la Raggi andrà o meno a processo lo sapremo non prima di settembre, ma oggi emerge un dato oggettivo: ha mentito su quel documento che ha firmato. Nei prossimi giorni chiederà ai pm di essere interrogata per spiegare che non sapeva cosa firmava? Se non le crederanno, il processo è dietro l’angolo. L’anno scorso finì sulla graticola per il caso Muraro (per la quale è stata chiesta l’archiviazione per l’abuso d’ufficio). Ma la sindaca si difende: «Se arriva il rinvio a giudizio seguirò le regole del codice etico. Ma non sono accusata di corruzione. Parliamo di una firma su un documento. Sono abbastanza tranquilla. Depositeremo atti con cui sono certa di riuscire a spiegare. La giunta non si tocca, al momento andiamo avanti».

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lastampa/Raggi, processo più vicino per la nomina di Marra EDOARDO IZZO, GRAZIA LONGO

Concerto della Banda Musicale della Guardia di Finanza per i 243 anni

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Ieri sera, con lo sfondo della splendida Basilica di Collemaggio, illuminata a giorno, si è esibita, in occasione della Festa Anniversaria della Guardia di Finanza, la Banda Musicale del Corpo diretta dal Maestro Leonardo Ingrosso Laserra.

L’evento artistico è stato ulteriormente arricchito dalla partecipazione della Corale della stessa Basilica, diretta dal Maestro Simone Desideri, e del tenore Pietro Mazzocchetti.

La manifestazione, aperta alla cittadinanza che ha risposto in massa ed entusiasta, ha visto la presenza di molte Autorità, tra le quali il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giorgio Toschi, il Sindaco di L’Aquila, Dott. Massimo Cialente, il Prefetto di L’Aquila, Dott. Giuseppe Linardi, l’Arcivescovo Metropolita di L’Aquila, Mons. Giuseppe Petrocchi, oltre a numerose altre civili, militari.

La conduzione dell’evento è stata affidata alla giornalista Alda D’Eusanio la quale, ella stesa originaria dell’Abruzzo, ha intrattenuto la platea in modo impeccabile e coinvolgente.

Nel suo intervento di ringraziamento, il Comandante Generale Giorgio Toschi ha rimarcato come la volontà di celebrare gli eventi del 243° Anniversario della Fondazione del Corpo in L’Aquila, prontamente condivisa dalla Presidenza della Repubblica, assuma un forte valore simbolico perché consente di esprimere, ancora una volta, la sincera, commossa e soprattutto partecipe solidarietà del Corpo alle popolazioni del Centro Italia, così duramente colpite dai più recenti eventi sismici e meteo-climatici.