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Per proteggersi dalla Cina i ”campioni nazionali” devono diventare ”campioni europei”

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Stefano Lepri nel suo editoriale spiega come sia fondamentale che certi «campioni nazionali» spesso coccolati dai governi nazionali diventino sul serio «campioni europei».

I campioni che dobbiamo proteggere

Se si vuole che le aziende tecnologiche di punta restino europee, sarà bene far sì che certi «campioni nazionali» coccolati dai governi – quello francese più di altri – diventino sul serio «campioni europei».

In parallelo, solo una capacità comune di progettare può permettere di usare al meglio il denaro che la Cina promette di investire nella sua iniziativa «One Belt, One Road». Quel grandioso miglioramento delle connessioni di terra e di mare con l’Asia può essere vantaggioso. Desideriamo esportare di più in Cina, per ridurre squilibri commerciali che vanno dal 20% per la Germania al 60% per Italia e Francia. E, in una logica di mercato, chi gestisce mezzi di trasporto ha interesse che viaggino pieni in entrambe le direzioni.

Ma è una logica di mercato quella che muove il governo di Pechino? Nelle aree più vicine al suo territorio, no. I grandi investimenti in Pakistan – un nuovo grande porto, una strada verso la Cina, centrali elettriche e altro – rischiano perdite economiche colossali, fino all’80% secondo alcuni.

Lo scopo di investire così tanto in uno Stato mal governato e instabilissimo è soltanto strategico: rendere i rifornimenti di materie prime meno vulnerabili a un eventuale blocco navale (Usa) del Mar Cinese meridionale. In più irrita l’India, che all’«Obor» si oppone in blocco.

Verso l’Europa, l’interesse commerciale prevale e può essere sfruttato a nostro vantaggio. Diventa anche più arduo per Pechino pretendere che i lavori vengano svolti soltanto da aziende cinesi. Chiedono apertura soprattutto gli Stati che hanno grandi imprese di costruzioni, Germania, Francia, Spagna. Certo i soldi portano influenza politica, come si vede nel recente no greco ad una risoluzione Onu sui diritti civili in Cina. La cessione del porto del Pireo alla azienda cinese Cosco ha inoltre cambiato la mappa del progetto, che prima seguendo le antiche tracce della via della seta sembrava mirare di più a Venezia.

Forse anche questa preoccupazione ha spinto al summit organizzato da Xi Jinping in maggio Paolo Gentiloni e Mariano Rajoy, unici capi di governo europei. Ci può confortare intanto che la rotta dei Balcani non sia né di portata sufficiente né sicurissima; e che sbarcate in Grecia le merci asiatiche dovranno essere caricate su treni di una azienda controllata da Trenitalia. I soldi in gioco sono parecchi; nell’insieme l’iniziativa cinese manca di uno schema tecnico univoco (tanto che chiede di parteciparvi perfino la California, dal lato opposto del Pacifico) oltre che di solidi criteri economici; è soggetta a mutare percorsi e strutture a seconda di come evolvono i rapporti tra la Cina e ogni singolo Paese potenziale beneficiario.

Il paradosso è che si tratta di una imitazione del piano Marshall a settant’anni di distanza, senza la sua attrattiva ideale dato che parte da un governo autoritario ancora formalmente comunista; con difetti che legittimano critiche analoghe a quelle faziosamente escogitate allora dai comunisti europei.

Come gli Stati Uniti di 70 anni fa dopo lo sforzo bellico, la Cina deve trovare sbocco a una sovraccapacità produttiva interna. Difficile che ci riesca: non è né conveniente né pratico trasportare in altre parti del mondo il troppo cemento che è in grado di fabbricare (60% di quanto se ne consuma nell’intero pianeta).

Ha senso invece che la Rpc investa all’estero gli immensi capitali ricavati dal proprio surplus commerciale. Costruirci qualcosa, invece che tenerli in titoli di Stato Usa, crea posti di lavoro e riduce l’instabilità finanziaria mondiale. Ma occorre evitare che in Europa si sviluppi una irrazionale gara tra Paesi per contendersi investimenti scoordinati.

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lastampa/I campioni che dobbiamo proteggere STEFANO LEPRI

Reina-Napoli, accordo nei prossimi giorni: contratto di un altro anno

Reina-Napoli, accordo nei prossimi giorni: contratto di un altro anno

Scrive la Gazzetta dello Sport il Napoli e Reina si sono riavvicinati sulla questione rinnovo e nei prossimi giorni potrebbe esserci l’accordo: “Potrebbe esserci una novità importante, destinata a dare una svolta al caso Reina. Le parti stanno discutendo sulla possibilità di allungare di un altro anno il contratto che scadrà a giugno 2018. Alla questione sta lavorando Giuntoli che è rimasto in contatto col procuratore Quilon. 

L’intenzione di Reina è quella di restare. Il portiere ha chiesto almeno un altro anno di contratto: soluzione in un primo momento respinta dal presidente, ma nelle ultime ore qualcosa è cambiato. In pratica, Reina allungherebbe di un altro anno l’accordo in essere con l’aggiunta di una clausola rescissoria, chiesta dal procuratore, di 1 milione di euro.

Al portiere verrebbe riconosciuto un ingaggio inferiore a quello attuale (2,5 milioni): si è pensato di spalmare lo stipendio della prossima stagione su quella successiva, inserendo qualche bonus che scatterebbero in base ai risultati ottenuti. Nei prossimi giorni potrebbe esserci l’accordo anche se per la firma, probabilmente, si aspetterà il ritorno da Los Angeles del presidente”

Macron e lo scudo anti Cina in Europa

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L’Ue affila le armi e si prepara a trovare le giuste misure per muoversi nella giungla del commercio globale. In prima linea Emmanuel Macron che punta a difendere le imprese europee, in particolare dall’avanzata degli investitori cinesi, nei «settori strategici».

Lo scudo di Macron per frenare le aziende cinesi in Europa

Il presidente francese chiede al Consiglio Ue misure per difendere aree strategiche

BRUXELLES – Tra due giorni inizieremo a capire se Emmanuel Macron è veramente in grado di mettersi al timone dell’Europa. Il neopresidente francese debutta domani al Consiglio europeo di Bruxelles (che durerà fino a venerdì) e si presenterà subito con un dossier che è stato uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale: il commercio internazionale. La sua priorità è nota: difendere le imprese europee, in particolare dall’avanzata degli investitori cinesi, nei «settori strategici». Anche a costo di passare per protezionista, in un’epoca in cui proprio l’Europa punta il dito contro l’America di Trump per la sua chiusura.

E sono proprio i partner europei più allergici alle barriere commerciali che il leader francese dovrà cercare di convincere. Germania e Italia sono al suo fianco, ma nelle riunioni preparatorie di questi giorni tra gli sherpa è emersa una certa resistenza soprattutto tra i Paesi nordici. Svezia, Olanda, Danimarca, Finlandia – ma la lista è più lunga – non vogliono che l’Europa sposi la linea del protezionismo. E così è partito il lavoro per limare il testo delle conclusioni del vertice. L’ultima bozza dice che «il Consiglio europeo invita la Commissione a esaminare i modi per identificare e schermare gli investimenti da Paesi terzi in settori strategici». Ma, rispetto alla prima versione del testo, il fronte del Nord è riuscito a far aggiungere che tutto avverrà «rispettando le competenze degli Stati membri».

Una fonte diplomatica spiega che una via d’uscita potrebbe essere la creazione di una sorta di legge-quadro europea che garantisca agli Stati la possibilità di intervenire per filtrare ed eventualmente frenare gli investimenti esteri. Possibilità, ma non obbligo: le singole capitali sarebbero lasciate libere di decidere autonomamente. Macron vorrebbe qualcosa di più, una sorta di scudo europeo, decisamente più solido ed efficace. Robotica, chimica, manifatturiero: questi i settori che vedono il Dragone in prima linea nelle operazioni di fusione e acquisizione delle imprese europee. Anche se il terreno di conquista preferito resta l’America, con un flusso in entrata di 385 miliardi di dollari nel 2016 (dieci volte tanto gli investimenti nell’Ue), in crescita dell’11% rispetto al 2015.

Più difficile, invece, trovare consenso tra i leader del Vecchio Continente sul Buy European Act, altro cavallo di battaglia di Macron. Il francese vorrebbe vietare l’accesso agli appalti pubblici a tutte quelle aziende che non hanno almeno il 50 percento della loro produzione in Europa. Progetto già bocciato da alcuni esponenti della Commissione (il vicepresidente Jyrki Katainen su tutti) e da diversi capi di Stato e di governo. Una misura giudicata troppo protezionistica: a Bruxelles si preferisce puntare sul concetto di «reciprocità». Gli appalti pubblici restano aperti alle imprese di quei Paesi che concedono l’accesso alle imprese europee.

L’Ue, si legge sempre nella bozza delle conclusioni, «manterrà il mercato aperto» e «combatterà il protezionismo» per «promuovere un’agenda per un commercio libero». Libero, ma «equo». Quindi con alcuni limiti: dovrà quindi proseguire il lavoro per definire «strumenti di difesa commerciale moderni e compatibili con il Wto per combattere le distorsioni». Proprio ieri la commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento ha approvato il nuovo sistema di dazi anti-dumping, che aggira il problema del riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina. Tra le novità, l’eliminazione dell’onere della prova a carico delle imprese (spetterà agli esportatori) e l’uso dei prezzi internazionali come criterio per valutare se c’è una distorsione di mercato.

E i rapporti con Trump? Nelle conclusioni del vertice non c’è traccia dell’asse transatlantico. Anzi, l’Ue guarda altrove e punta a chiudere gli accordi commerciali con i Paesi del Mercosur, il Messico e il Giappone. Il Ttip è «congelato», dice la commissaria Cecilia Malmstroem. Per non dire sepolto.

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lastampa/Lo scudo di Macron per frenare le aziende cinesi in Europa MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

Affare Meret, distanza enorme tra Napoli e Udinese

Affare Meret, distanza enorme tra Napoli e Udinese

L’Udinese e il Napoli, la scorsa settimana, hanno avviato la trattativa che vedrebbe come protagonista il portiere Alex Meret. Come riporta Il Mattino, il club friulano ha invitato il club di Aurelio De Laurentiis ad alzare l’offerta “vista la distanza tra la valutazione (eccessiva) che Pozzo dà all’ex numero uno della Spal (oltre 22 milioni di euro) e quella assai più realistica del ds Giuntoli (intorno ai 10-12 milioni)”. Il Napoli preferisce aspettare un altro po’ “anche perché non pensa di inserire nell’operazione Pavoletti, che è stato richiesto da Delneri

 

Consip: un match pugilistico con intesa di non farsi troppo male a vicenda

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Ieri, intanto, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato la mozione di maggioranza sulla Consip, primo firmatario Luigi Zanda, con 185 voti favorevoli, 76 contrari e 5 astenuti. Nel suo retroscena Ugo Magri racconta quello che è stato un match pugilistico dove l’unico obiettivo sul ring era di non farsi troppo male a vicenda.

Dieci mesi di stipendio e addio crisi. La battaglia si trasforma in minuetto

Latorre: “Tutti pronti alle vacanze, nessuno le vuole rischiare”

ROMA – Luigi Zanda, capogruppo Pd, descrive nell’aria una grande ruota che gira e sorride, sornione: «Oggi qui in Senato si monta la panna». Pochi passi più in là, nella Sala Garibaldi, con il busto marmoreo del Generale che trattiene a fatica gli sbadigli, uno spirito libero «dem» come Nicola Latorre sintetizza il momento politico attuale: «Si stanno preparando tutti alle vacanze, non c’è nessuno che le voglia mettere a rischio con qualche mossa da matti». E mentre lo dice, arriva trionfante Quagliariello, il «Dottor Sottile» del centrodestra, colui al quale maggiormente è dovuto questo dibattito in aula sul caso Consip. Latorre gli butta lì: «Pure tu, Gaetano, adesso sarai contento di queste 24 ore di celebrità». Quagliariello sta al gioco, «sì, una notorietà del tutto immeritata». Risate per la battuta di spirito. Perché in fondo ieri era tutto un minuetto, un duellare di fino. O, se si preferisce, abbiamo assistito a un match pugilistico dove l’unico obiettivo sul ring era di non farsi troppo male a vicenda.

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Polveri bagnate  

Eppure l’oggetto del dibattito poteva scatenare un inferno. Si trattava o no della vicenda Consip, con i suoi intrecci tra affari e politica, tra grandi business e sottobosco del potere? C’è o non c’è un’indagine che, tra mille sospetti di depistaggio, chiama in causa il papà dell’attuale segretario Pd? Mancano appena quattro giorni ai ballottaggi in oltre 20 città: ci si doveva attendere quantomeno un po’ di cinema (grida urla cartelli mani addosso commessi a dividere gli scalmanati e tutto il repertorio solito del cattivo gusto). Sulla carta poteva accadere perfino che il governo finisse zampe per aria. Ma ieri non tirava aria di crisi. Lo si è capito dalle prime battute, quando con una motivazione peraltro ineccepibile il presidente Pietro Grasso ha bocciato la mozione di Mdp contro il ministro Luca Lotti. È stato come versare una secchiata d’acqua sulla polvere da sparo. Invano ha tentato di far detonare gli animi un appassionato Miguel Gotor: dietro ai bersaniani sono andati solo i Cinquestelle, ma per onor di firma e neppure troppo convinti. L’arena che doveva fremere e ribollire si è trasformata in un tranquillo Circolo Pickwick. Tramite Enrico Morando, il governo ha sollecitato qualche lieve rettifica della mozione di Augello e Quagliariello, che poteva suonare troppo aggressiva. Richiesta prontamente accordata nel nome di un inedito «fair play». Al momento del voto, 28 berlusconiani hanno sostenuto la mozione Pd, primo firmatario Zanda, per turare in anticipo eventuali falle. In tutto sono stati 39 i senatori di opposizione corsi a soccorrere la maggioranza, con il beneplacito dei rispettivi partiti. Qualcuno vi coglie un profumo di larghe intese. Altri prevedono che magari, presto, ricomincerà l’«inciucio» sul sistema elettorale tedesco. Ma senza lavorare di fantasia, la vera ragione per cui ieri non è successo nulla di cui scrivere a casa, sta nella dannata paura di mettere in crisi il governo. E terminare in anticipo una legislatura che per la stragrande maggioranza dei senatori sarà pure l’ultima.

Conti in tasca

Sarebbe meschino farne un puro calcolo di portafogli. Ma se si voterà come sembra tra 10 mesi, di qui ad allora ogni membro del Parlamento avrà messo in tasca 100mila euro lordi, più altrettanti cash a titolo di rimborso spese. Chi sarà mai quel matto, malato grave di politica, disposto a rimetterci 200 mila euro per il gusto di far cadere Gentiloni? Non a caso, interpellati sulle possibilità di crisi, i personaggi più esperti di come va il mondo tagliano corto. Naccarato: «Zero possibilità». Viceconte: «Nemmeno una». E Paolino Bonaiuti, già portavoce di Berlusconi, risponde con esprit florentin: «Ma di che parliamo?». Accanto a lui un ex comunista come Ugo Sposetti, scuote in capo: «Non c’è pathos, è solo tempo buttato. Cose che fanno male alla politica».

vivicentro.it/politica
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ESCLUSIVA – Juve Stabia, indicato lo stadio per la prossima stagione: questa la nuova casa per le gare interne

ESCLUSIVA – Juve Stabia, indicato lo stadio per la prossima stagione: questa la nuova casa per le gare interne

La Juve Stabia, in attesa di sapere cosa accadrà allo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia e ai lavori che esso dovrà subire per tornare regolamentare e avere l’ok per disputare le gare del prossimo campionato di Lega Pro, ha scelto quale sarà la sua casa nella prossima stagione. Infatti, secondo quanto raccolto in esclusiva dalla redazione di ViViCentro.it, la ‘casa’ delle Vespe, per le gare interne, sarà lo stadio Alberto Pinto di Caserta. E’ arrivato l’ok e il tutto verrà allegato alla documentazione relativa all’iscrizione del club al prossimo campionato.

a cura di Ciro Novellino

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Juve Stabia, il direttore Turi si congratula con Andrissi: nuovo ds de Lo Spezia

Juve Stabia, il direttore Turi si congratula con Andrissi: nuovo ds de Lo Spezia

Lo Spezia Calcio, attraverso un comunicato sul proprio sito, dà il benvenuto a Gianluca Andrissi, come nuovo Direttore Sportivo. Trovato l’accordo che legherà l’ex dirigente del Como al club bianco per la prossima stagione sportiva, con opzione di rinnovo a favore della Società.

Diplomato Isef, docente dal 2003 presso la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Milano, allenatore con patentino di seconda categoria, dopo ben diciotto anni passati nella cantera dell’Inter, a cui sono seguiti due anni alla Pro Sesto e uno al Monza come Responsabile del settore giovanile, nella stagione 2010-2011 Andrissi ha guidato il Pavia, bloccando sul 2 a 2 lo Spezia sul terreno del “Picco”. Grande conoscitore di calcio ed abile scopritore di talenti, dopo aver ottenuto il titolo di Direttore Sportivo, ha ricoperto tale ruolo per due stagioni nel Monza e per una nel Renate, esperienze intervallate da un ritorno all’Inter nelle vesti di Osservatore per conto della Prima Squadra, mentre nel campionato 2016-2017 ha ricoperto il ruolo di Direttore dell’Area Tecnica del Como con il quale ha raggiunto la fase playoff.

Il settore giovanile della Juve Stabia, nella figura del direttore Alberico Turi, accoglie la notizie con grande felicità e coglie l’occasione per fare i più sinceri auguri ad Andrissi e a tutto il suo staff di un lavoro importante e proficuo nel corso del tempo in questa nuova avventura.

a cura di Ciro Novellino

Rischi e conseguenze del nuovo problema della Raggi per il M5S

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Marcello Sorgi nel suo editoriale analizza i rischi e le conseguenze che il nuovo problema della Raggi possono avere nelle prossime scelte dei Cinque Stelle. Ieri, intanto, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato la mozione di maggioranza sulla Consip, primo firmatario Luigi Zanda, con 185 voti favorevoli, 76 contrari e 5 astenuti.

Rischio slavina sui 5Stelle

Sarà il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e falso, dato ormai per scontato dopo la conclusione delle indagini, a liberare Virginia Raggi dalla croce di sindaca della Capitale? Per un caso del destino l’annuncio della magistratura è caduto a un anno esatto dalla clamorosa vittoria stellata e dall’inizio del calvario della sindaca. In sintesi: sei assessori sostituiti (quello del bilancio tre volte) più il vicesindaco, più il capo di gabinetto, più il ragioniere generale (questi ultimi non rimpiazzati), più il capo di gabinetto, finito in carcere per la stessa storia che porterà la Raggi davanti al tribunale.

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Questione di giorni, forse di ore, e Grillo e Casaleggio junior dovranno decidere se modificare nuovamente il codice dei 5 Stelle, che prevedeva che un inquisito dovesse dimettersi già solo di fronte a un avviso di garanzia, ed è stato cambiato per consentire alla Raggi di restare in carica. Ma cosa possono fare i due capi M5S, spostare ancora in avanti il limite della sopravvivenza? E fin dove? Fino alla sentenza di primo grado, o una volta che ci sono alla Cassazione? Per un movimento che ha fatto del giustizialismo e dello slogan «Onestà!» il suo motivo di esistere, è difficile riscoprire il garantismo a favore dei propri esponenti.

Ci sono anche ragioni politiche che potrebbero consigliare di far fare un passo indietro alla prima cittadina: il fallimento di Roma e il precipizio in cui è scivolata anche a Torino l’esperienza della Appendino, insieme alla moltiplicazione delle risse e degli appetiti locali, hanno fatto sì che a un anno dall’incredibile vittoria dell’anno scorso, i 5 Stelle al primo turno delle amministrative dell’11 giugno siano andati male, calando in percentuale e restando esclusi dal secondo turno quasi dappertutto. I guai delle due sindache rischiano di trasformarsi in una campagna elettorale al contrario, fatta di autogol, di qui alle regionali siciliane considerate occasione di rivincita, e alle prossime elezioni politiche. La terribile profezia di Paola Taverna, nemica giurata della Raggi («Quella lì ci distrugge a livello nazionale!») rischia di avverarsi: in un recente sondaggio la sindaca eletta con quasi il settanta per cento dei voti ha avuto esattamente la stessa percentuale di cittadini contrari.

Anche se poi, a onor del vero, non c’è all’interno della stessa larga fetta maggioritaria di opinione pubblica chi si auguri un ritorno in Campidoglio del centrosinistra e del centrodestra che Raggi ha spodestato. E che nel frattempo non hanno fatto nulla, o quasi nulla, per rinnovarsi.

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lastampa/Rischio slavina sui 5Stelle MARCELLO SORGI

 

Raggi rischia il processo per la nomina di Marra

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Abuso d’ufficio e falso sono i reati per i quali la sindaca di Roma, Virginia Raggi, rischia il processo. L’inchiesta della procura di Roma riguarda le nomine decise dal Campidoglio dei due ex dirigenti Salvatore Romeo e di Raffaele Marra.

Raggi, processo più vicino per la nomina di Marra

Indagine chiusa: “Ha mentito all’Anticorruzione del Comune” La sindaca: “Rispetto il codice etico del M5S e non mi dimetto”

ROMA – Virginia Raggi si regala un 7 e mezzo per la sua gestione capitolina, ma non ha fatto i conti con i guai giudiziari.

La sindaca di Roma rischia il processo per falso: secondo i pm mentì all’anticorruzione del Comune riguardo al caso di Renato Marra. Il fratello dell’allora braccio destro della sindaca (Raffaele oggi imputato per corruzione in altro procedimento) fu nominato a capo del dipartimento turismo del Comune nonostante fosse un ufficiale dei vigili urbani. E la Raggi all’Anticorruzione del Comune, definì il ruolo di Raffaele Marra «di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali». Ad insospettire i pm il fatto che la sindaca assunse informazioni sulle norme relative al cambio di fascia professionale. Non è sostenibile che fosse solo una «curiosità» se proprio in quei giorni doveva esaminare la autocandidatura di Renato Marra, da graduato prima a comandante in capo della Polizia municipale (fascia 5) e poi, per non creare imbarazzo, a dirigente di un dipartimento del Campidoglio (fascia 3). A rispondere ai dubbi della sindaca è il fratello di Renato, Raffaele, che le invia le foto dei riferimenti normativi. E quando la Raggi si informa pure del livello retributivo la risposta di Marra non cambia: è stabilito per legge.

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Per questa vicenda il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio chiedono tuttavia l’archiviazione del reato di abuso d’ufficio. Richiesta di archiviazione anche per l’abuso nella nomina dell’ex capo di gabinetto Carla Raineri. Si profila invece un potenziale rinvio a giudizio e relativo processo della sindaca riguardo alla nomina (con aumento di stipendio da 39 mila a 110 mila euro poi ridotti a 93 mila) del suo ex capo della Segreteria politica, Salvatore Romeo. I magistrati non sono convinti che le famose 3 polizze assicurative siano state intestate alla Raggi solo perché in quel momento il suo futuro collaboratore non sapeva quale altro nome scrivere nel modulo. E pensano che forse Romeo volesse sdebitarsi con lei o segnalarle che c’erano fondi a disposizione. Tuttavia la Raggi potrebbe ancora salvarsi, se entro 20 giorni con interrogatorio o memoria chiarisse tutto in modo convincente. In questo caso infatti potrebbe esserci per lei una richiesta di archiviazione. Contro la Raggi «testimoniano» i messaggi telefonici di Romeo, che avendo da poco intestato all’avvocatessa la prima polizza assicurativa scrive gongolante a Marra: «Il candidato sindaco per il Movimento è Virginia Raggi. E adesso inizia il bello». E l’altro gli risponde con lo stesso tono: «Fai un grosso in bocca al lupo a Virginia. L’ho appreso al telegiornale». Sul capo di imputazione Raggi-Romeo per l’abuso d’ufficio si legge che la Raggi «procurava un ingiusto vantaggio patrimoniale a Romeo costituito sia dalla nomina illegittima sia dalla attribuzione di una fascia retributiva di gran lunga superiore a quella già conosciuta».

Se la Raggi andrà o meno a processo lo sapremo non prima di settembre, ma oggi emerge un dato oggettivo: ha mentito su quel documento che ha firmato. Nei prossimi giorni chiederà ai pm di essere interrogata per spiegare che non sapeva cosa firmava? Se non le crederanno, il processo è dietro l’angolo. L’anno scorso finì sulla graticola per il caso Muraro (per la quale è stata chiesta l’archiviazione per l’abuso d’ufficio). Ma la sindaca si difende: «Se arriva il rinvio a giudizio seguirò le regole del codice etico. Ma non sono accusata di corruzione. Parliamo di una firma su un documento. Sono abbastanza tranquilla. Depositeremo atti con cui sono certa di riuscire a spiegare. La giunta non si tocca, al momento andiamo avanti».

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lastampa/Raggi, processo più vicino per la nomina di Marra EDOARDO IZZO, GRAZIA LONGO

Concerto della Banda Musicale della Guardia di Finanza per i 243 anni

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Ieri sera, con lo sfondo della splendida Basilica di Collemaggio, illuminata a giorno, si è esibita, in occasione della Festa Anniversaria della Guardia di Finanza, la Banda Musicale del Corpo diretta dal Maestro Leonardo Ingrosso Laserra.

L’evento artistico è stato ulteriormente arricchito dalla partecipazione della Corale della stessa Basilica, diretta dal Maestro Simone Desideri, e del tenore Pietro Mazzocchetti.

La manifestazione, aperta alla cittadinanza che ha risposto in massa ed entusiasta, ha visto la presenza di molte Autorità, tra le quali il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giorgio Toschi, il Sindaco di L’Aquila, Dott. Massimo Cialente, il Prefetto di L’Aquila, Dott. Giuseppe Linardi, l’Arcivescovo Metropolita di L’Aquila, Mons. Giuseppe Petrocchi, oltre a numerose altre civili, militari.

La conduzione dell’evento è stata affidata alla giornalista Alda D’Eusanio la quale, ella stesa originaria dell’Abruzzo, ha intrattenuto la platea in modo impeccabile e coinvolgente.

Nel suo intervento di ringraziamento, il Comandante Generale Giorgio Toschi ha rimarcato come la volontà di celebrare gli eventi del 243° Anniversario della Fondazione del Corpo in L’Aquila, prontamente condivisa dalla Presidenza della Repubblica, assuma un forte valore simbolico perché consente di esprimere, ancora una volta, la sincera, commossa e soprattutto partecipe solidarietà del Corpo alle popolazioni del Centro Italia, così duramente colpite dai più recenti eventi sismici e meteo-climatici.

 

Castellammare, la serata conclusiva della XV edizione del Premio Ciro Madonna. FotoGallery

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Si è conclusa ieri la XV edizione del Premio Teatrale “Ciro Madonna”, uno degli eventi culturali più longevi della città di Castellammare di Stabia. Ad essere premiate sono state quelle scuole che durante l’anno scolastico si sono cimentante nella nobile arte del teatro con rigore e serietà, raggiungendo ammirevoli risultati.

La serata ha avuto luogo nel Circolo Internazionale stabiese, ed è stata coordinata dal professore Pierluigi Fiorenza, il quale ha omaggiato il ricordo di Ciro Madonna, uomo di cultura e di teatro, con una predilezione per Raffaele Viviani.

A salutare e ringraziare i presenti anche il presidente del Circolo Catello Barbato, e Mario Cioffi, organizzatore e membro della giuria incaricata a valutare le rappresentazioni teatrali.

Presente all’evento pure l’attore Peppe De Rosa, che ha ricordato quanto sia stato importante l’incoraggiamento di Ciro Madonna per il suo avanzamento professionale, e ha ripercorso quelli che sono stati i punti più importanti della sua quarantennale carriera.

Dopo un lungo applauso per rendere omaggio all’artista stabiese , cominciano le premiazioni delle scuole primarie: al terzo posto con “Il mago di Oz” l’I.C.S. Gragnano 3 Staglie-Parco Imperiale; al secondo con “Umanità Smarrita” l’I.C.S. Panzini Plesso Scanzano di Castellammare di Stabia, e al primo posto con “Per un mondo di Pace…o no?” il 2° Circolo Didattico di Gragnano.

Quest’anno si sono guadagnate la menzione due scuole, che nonostante non abbiano vinto hanno comunque meritato di rietrare nel Premio Ciro Madonna: l’I.C. “Mosè Mascolo” di Sant’Antonio Abate con il saggio di recitazione “Noi ci siamo”, e l’Istituto Santa Teresa del Bambino Gesù di Castellammare di Stabia con “In viaggio con Dante”.

Uno sheck teatrale di Gigi Longobardi e poi la premiazione continua con gli istituti secondari di primo grado. Due scuole si sono aggiudicate il terzo posto: l’I.C. Francesco Di Capua di Castellammare di Stabia con “L’universalità di essere napoletano”, e l’I.C. Luigi Denza con “Non se po’ campà senza nu poco e civiltà”; a classificarsi secondo è stato l’I.C. Paride del Pozzo di Pimonte con “Shakespeare: di amore di sogni e di altre follie”. Il primo posto premiato da Rosa Madonna va all’istituto di Lettere Silvio Pellico con l’originale “Il Gobbo di Notrenaple”.

Foto a cura di Antonio Gargiulo:

I colori gialloblè sono una passione. Le parole di una tifosa del Parma

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La nostra rubrica la Vespa Rosa, dopo aver avuti i ringraziamenti da parte del calciatore della Juve Stabia, Nicolas Izzillo,izzillo per la lettera di Veronica Celentano nell’ultima uscita, oggi travalica i confini della Campania e vi parla della felicità di un altro popolo sportivo identificato dai colori gialloblè.

Si sbarca in Emilia Romagna per parlare del Parma e delle sue tifose.

Una in particolare, Monica, ci racconta le sue sensazioni ad essere tifosa del Parma, in particolare ci parla delle delusioni e delle gioie degli ultimi 3 anni:

Seguo il Parma dall’anno in cui arrivò Gigi Buffon, è grazie a lui se ho cominciato a tifare per questa bellissima squadra. In quegli anni ricordo che vincevamo tante coppe.

Il mio calciatore preferito, ovviamente del Parma, è stato Andrea Pisanu ragazzo molto gentile ed educato che mi ha regalato due magliette.

In questo periodo bello per noi non posso dimenticare l’anno 2014 quando ci qualificammo all’Europa League ma per colpa di Leonardi e Ghirardi, che non si fecero trovare pronti amministrativamente usufruì di questa opportunità il Torino. L’anno dopo fu ancora più triste con il fallimento e il nostro ultimo anno in serie A (campionato 2014/2015). Siamo ripartiti dai dilettanti (2015-2016) e dopo un anno siamo riusciti ad ottenere la promozione in Lega Pro. Quest’anno dopo tanta fatica siamo riusciti a tornare nel calcio che conta la serie B  E’ stata un’emozione bellissima.

Tanti sono i gol a cui ho assistito ma il mio gol preferito è stato quello di Calaiò nel 3-2 col Pordenone… un gol bellissimo..

Il mio motto è crederci sempre e mollare mai..

Un saluto a tutte le tifose del Parma e anche a tutti i tifosi Monica

A cura di Patrizia Esposito

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Siracusa Calcio: Lele Catania ancora fra i leoni

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Siracusa Calcio: Lele Catania ancora fra i Leoni

Molti dubbi avvolgono la figura del nuovo allenatore del Siracusa, ma  piano piano la rosa della squadra sta andando a delinearsi.

 Oltre a Carmine Giordano (centrocampista) e il difensore Marco Turati è Lele Catania (attaccante) a firmare fino al 2019 il contratto con i leoni.

Ecco il comunicato della società:

“È Emanuele Catania bomber da 36 gol nelle ultime 2 stagioni in azzurro, il terzo giocatore che ha prolungato il contratto con il Siracusa. Lele ha firmato un contratto biennale e resterà in azzurro fino al 2019.

“Sono molto contento di continuare la mia avventura con il Siracusa – ha detto il nostro attaccante -. Lo dimostra il fatto che non ho mai vestito la stessa maglia per più di due anni”. E con il Siracusa saranno quattro.”

Emanuele Catania, classe 1981, è una delle punte di diamante della squadra aretusea con 34 presenze e ben 14 goal nella stagione 2016-2017. Passò dall’Akragas al Siracusa nella stagione 2015-2016 portando fra i leoni 33 presenze e 19 goal.

Molti pedine mancano nella scacchiera siracusana tifosi e non sono in attesa di conoscere i nuovi leoni.

Sky- Reina non resta senza rinnovo: i dettagli della trattativa

Sky- Reina non resta senza rinnovo: i dettagli della trattativa

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, è intervenuto il giornalista di Sky Massimo Ugolini, il quale ha dichiarato: “Su Reina ci sono due certezze: il portiere non resta senza il rinnovo ed il Napoli non vuole fargli il contratto fino al 2020. Si lavora dunque ad una situazione intermedia, ma le parti devono ancora trovare un accordo. Meret è sicuramente un profilo molto interessante, così come quello di Cragno. Mercato Napoli? Inutile sparare nomi, in questo momento la situazione è poco fluida”

Il Roma- Futuro Reina ancora poco chiaro: ma tra quattro-cinque giorni si decide

Il Roma- Futuro Reina ancora poco chiaro: ma tra quattro-cinque giorni si decide

Qualcosa si muove in casa Napoli. Il tempo passa e il giorno del raduno in vista della prossima stagione si avvicina. Sarri si sta riposando ma la mente va già ai preliminari di Champions di metà agosto. L’obiettivo dell’allenatore è quello di arrivare alle prime sfide ufficiali con una squadra completa capace di potersi qualificare alla fase a gironi. Al momento nella formazione che dovrebbe andare in campo non è sicura la permanenza di Reina. Il futuro di Pepe non è stato ancora deciso. Lo spagnolo e De Laurentiis si sono salutati in malo modo alla festa di chiusura e attualmente non si sono fatti passi in avanti. Ma pare che una apertura c’è. Vabbene fare i capricci e mantenere il punto ma da qui a rovinare i piani di Sarri ce ne vuole. Entro quattro, massimo cinque giorni, si potrebbe definire il tutto. Anche perché è previsto il ritorno in Italia di Quilon, l’agente dell’estremo difensore iberico.

DISTANZA DIMINUITA. Comunque, don Aurelio e lo spagnolo si dovrebbero riavvicinare a breve. Non appena il patron tornerà da Los Angeles metterà mano alla questione portieri. Si è reso conto nel suo viaggio americano che Pepe è fondamentale per in campo e fuori. Avrà anche sbagliato qualche intervento ma capita a tutti i portieri. Conosce a memoria tutti i meccanismi difensivi del Napoli e farne a meno sarebbe un bel punto interrogativo da subito. Ecco, quindi, che ci potrebbe essere un rinnovo di un altro anno con l’affiancamento di un giovane numero uno. Che potrebbe essere Meret dell’Udinese. Lo spagnolo ha dimostrato più volte di volere bene ai colori azzurri e sicuramente in cuor suo, così come confermato dal padre e dal suo agente, c’è la volontà di rimanere “napoletano”. Pensare di iniziare la stagione senza il punto di riferimento dello spogliatoio è follia. A meno che poi non vai a scegliere uno rinforzo come Szczesny ma il polacco si è già promesso alla Juventus. Juventus che vorrebbe inserirsi nella corsa a Donnarumma ma il Real Madrid è troppo avanti. Per Neto si potrebbe fare qualcosa ma solo con la sicura partenza di Reina. Ma cambiare tanto per farlo non vale la pena. D’altronde se Sarri ha chiesto senza mezzi termini la riconferma qualcosa vorrà dire. Non si fida di nessun altro se non di Pepe. Che gli garantisce tanta qualità ma pure leadership all’interno dello spogliatoio. Come detto, i malumori vanno messi da parte. Lo stesso Reina deve fare un passo indietro se ci tiene al bene del Napoli e trovare un accordo. D’altronde non ha più l’età per il contratto della vita. Ha 35 anni e può togliersi anche qualche soddisfazioni senza dover guadagnare per forza tanto. Ha una carriera invidiabile e poter vincere con il Napoli non avrebbe prezzo. Siccome le premesse per farlo nella prossima stagione ci sono tutte, vale la pena non intestardirsi e fare delle scelte per il bene del progetto di Sarri. Comunque, prima del prossimo wek end si dovrebbe trovare la quadra con il ritorno in Italia di Quilon, manager del portiere. Basterà un incontro dal vivo con De Laurentiis per poter chiudere per un rinnovo e stare tutti felici e contenti. Magari il presidente eviterà di fare qualche battuta fuori luogo che può dare fastidio. Non tanto a Pepe ma a sua moglie Yolanda. Perché si sa chi comanda in famiglia…

Fonte: Il Roma

Ass.Borriello: “Evento Maradona non si può impedire per l’episodio di Torino”

Ass.Borriello: “Evento Maradona non si può impedire per l’episodio di Torino

Il 4 luglio Luigi De Magistriis conferirà a Diego Armando Maradona il titolo di cittadino onorario. Il comune di Napoli è intenzionato a dare alla luce un grandissimo evento. L’assessore allo sport Ciro Borrielo spiega in merito all’evento, ai microfoni di Radio Crc: “Massimo domani sapremo le dimensioni del palco, così potremo chiedere il tavolo in Prefettura per disporre le norme di sicurezza più adeguate, norme che si sono purtroppo inasprite dopo quello che è successo a Torino. Ci aspettiamo trenta-quarantamila presenze, Alessandro Siani si occuperà dello spettacolo in termini di ospiti e altro, a noi spetta la fase organizzativa, andremo ad individuare le criticità, le vie di fuga, ecc…, ma non dimentichiamoci che Piazza del Plebiscito è più sicura di tante altre piazze che ci sono in giro per l’Italia. Siamo tranquilli, non si può impedire un evento per quello che è successo a Torino in occasione della finale di Champions, non è giusto, mancano solo due settimane è vero ma vogliamo organizzarlo al meglio”.

Giuntoli al lavoro sul fronte cessioni: il tesoretto passa da Giaccherini a Pavoletti

Giuntoli al lavoro sul fronte cessioni: il tesoretto passa da Giaccherini a Pavoletti

Secondo quanto riporta Radio Kiss Kiss Napoli, Giuntoli, direttore sportivo degli azzurri, starebbe provando ad aumentare il budget stabilito per il mercato attraverso le cessioni di Giaccherini, Zapata, Zuniga e Pavoletti. Da 20 milioni di euro il tesoretto potrebbe crescere e arrivare fino ai 40 mln di euro.

Italo Cucci sicuro: “Caso Reina deciso da Maurizio Sarri, l’ha confermato da tempo”

Italo Cucci sicuro: “Caso Reina deciso da Maurizio Sarri, l’ha confermato da tempo”

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, è intervenuto il noto giornalista Italo Cucci, il quale ha dichiarato: “Il caso Reina è deciso da Sarri. Tutte le chiacchiere che si stanno facendo sono gratuite, poi sarà il tecnico a dire se vuole un rinforzo di seconda o terza qualità. L’allenatore ha già confermato da tempo il portiere, io vorrei invece discutere di altri acquisti importanti. Pensare che vada bene questa squadra è sbagliato, bisogna comprare qualcosa per evitare di perdere quei punti che ti sono costati lo scudetto”.

Da Udine: “Widmer piace al Napoli, si prova ad inserire nella trattativa Pavoletti”

Da Udine: “Widmer piace al Napoli, si prova ad inserire nella trattativa Pavoletti”

Il Messagero Veneto, oggi in edicola, apre facendo il punto in merito al mercato azzurro, strettamente legato a quello dell’Udinese: “Widmer? Non è un mistero che piaccia al Napoli, ma anche la Lazio aveva fatto un sondaggio una decina di giorni fa per lui e Badu. Gino Pozzo valuta Widmer almeno una dozzina di milioni. Il Napoli per arrivare allo svizzero vorrebbe inserire nella trattativa Pavoletti valutato dal ds partenopeo Giuntoli più o meno quanto Widmer”.

Verso Dimaro- In programma tre amichevoli per gli uomini di Sarri

Verso Dimaro- In programma tre amichevoli per gli uomini di Sarri

Il Napoli incomincia a preparare le valigie in vista del ritiro di Dimaro. Il Mattino fa sapere che gli azzurri hanno già fissato tre amichevoli in Trentino: la prima con l’Us Bassa Anaunia il 12 luglio alle 18, la secondo contro il Carpi ed a Trento, e forse anche, come di consueto, l’uscita contro il Feralpi Salò.