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Serie B, ecco la classifica marcatori. In vetta Pettinari, salto in avanti per Caputo

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Ecco la classifica marcatori al termine della 5° giornata del campionato di Serie B:

7 reti: Pettinari Stefano (Pescara)

 

6 reti: Caputo Francesco (Empoli)

 

5 reti: Han Kwang-Song (Perugia)

 

4 reti: Improta Riccardo (Bari)

 

3 reti: Kouame Christian (Cittadella), Mbakogu Jerry Uche (Carpi), Ciofani Daniel (Frosinone), Castaldo Luigi (Avellino), Morosini Leonardo (Avellino), Ardemagni Matteo (Avellino)

 

2 reti: Firenze Marco (Pro Vercelli), Simic Lorenco (Empoli), Marilungo Guido (Spezia), Mazzeo Fabio (Foggia), Donnarumma Alfredo (Empoli), Cacia Daniele (Cesena), Ciano Camillo (Frosinone), Buonaiuto Cristian (Perugia), Benali Ahmad (Pescara), Luppi Davide (Virtus Entella), Bocalon Riccardo (Salernitana), Capone Christian (Pescara), Salvi Alessandro (Cittadella), Brugman Duarte Gaston (Pescara), Troiano Michele (Virtus Entella), Cerri Alberto (Perugia), Mokulu Benjamin (Cremonese), Di Carmine Samuel (Perugia), Da Cruz Alessio (Novara), Nestorovski Ilija (Palermo), Brighenti Andrea (Cremonese), Malcore Giancarlo (Carpi), Rosseti Lorenzo (Ascoli)

 

1 rete: Sammarco Paolo (Frosinone), Terzi Claudio (Spezia), Tonucci Denis (Bari), Beretta Giacomo (Foggia), Moreo Stefan (Venezia), Siega Nicholas (Cittadella), Santini Claudio (Ascoli), Ninkovic Nikola (Empoli), Barillà Antonino (Parma), De Luca Giuseppe (Virtus Entella), Crivello Roberto (Frosinone), Montalto Adriano (Ternana), D’Angelo Angelo (Avellino), Mancuso Leonardo (Pescara), Lores Varela Ignacio (Ascoli), Angiulli Federico (Ternana), Di Mariano Francesco (Novara), Minala Joseph (Salernitana), Coronado Igor (Palermo), Castrovilli Gaetano (Cremonese), Cavion Michele (Cremonese), Albadoro Diego (Ternana), Gnahoré Eddy Vhakka Stelh (Palermo), Iori Manuel (Cittadella), Martinelli Luca (Foggia) Sprocati Mattia (Salernitana), Caracciolo Andrea (Brescia), Lucarelli Alessandro (Parma), Monaco Salvatore (Perugia), Murawski Radoslaw (Palermo), Cionek Thiago Rangel (Palermo), Colombatto Santiago (Perugia), Pesce Simone (Cremonese), Paganini Luca (Frosinone), Ferrante Jonathan Alexis (Brescia), Krunic Rade (Empoli), Finotto Mattia (Ternana), Schenetti Andrea (Cittadella), Gerbo Alberto (Foggia), Vitale Luigi (Salernitana), Eramo Mirko (Virtus Entella), Tremolada Luca (Ternana), Calaiò Emanuele (Parma), D’Elia Salvatore (Bari), Dionisi Federico (Frosinone), Tello Andres (Bari), Zigoni Gianmarco (Venezia), Litteri Gianluca (Cittadella), Chiricò Cosimo (Foggia), Schiavi Raffaele (Salernitana), Terranova Emanuele (Frosinone), Diaw Davide (Virtus Entella), Sbrissa Giovanni Stefano (Cesena), Bentivoglio Simone (Venezia), Nicastro Francesco (Foggia), Trajkovski Aleksandar (Palermo), Galano Cristian (Bari)

Duello Trump-Macron all’Onu

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 Donald Trump mostra i muscoli nel suo primo discorso all’Onu e indica la sfida ai regimi autoritari, incluso l’Iran, come agenda comune di tutti gli Stati sovrani. Diverso l’approccio del presidente francese Macron per il quale la priorità è la difesa del clima.

La ricetta anti-Trump di Macron: “Niente muri, più forti tutti insieme”

L’attacco del presidente francese al nazionalismo: multilateralismo più efficiente. E sul clima avverte: l’accordo di Parigi non sarà rinegoziato, avanti senza gli Usa

NEW YORK – Ambientalista e multilateralista, giovane e ambizioso, europeista convinto (almeno negli intenti), tendenzialmente pacifista, e con una spiccata sensibilità per i nodi umanitari. L’esordio alle Nazioni Unite di Emmanuel Macron da presidente francese è stato per lui un test politico di doppia valenza, sul piano globale e su quello continentale. Nella prima giornata dell’«Assemblea dei debuttanti» (così è stata soprannominata in virtù delle tante «prime»: Trump, Macron, Guterres, Gentiloni, Haley), il titolare dell’Eliseo è emerso come l’anti-Trump, sottoponendo di fatto la sua candidatura alla leadership dell’Europa. Aiutato dall’assenza di Angela Merkel, il quasi 40enne leader francese ha osato lanciarsi in un duello a distanza col collega americano.

LEGGI ANCHE – La missione americana nel mondo (M. Molinari)

Complice l’avvicendamento quasi immediato tra i due sullo scranno più alto dell’Assemblea generale, sembrava che Macron controbattesse colpo su colpo su ognuno dei temi toccati (o evitati ad arte come l’intesa sul clima) dall’inquilino della Casa Bianca poco prima. «L’accordo non sarà mai rinegoziato – parte il leader dell’Eliseo – Rispetto profondamente la decisione degli Usa e la porta resterà aperta per un loro ritorno. Ma noi andremo avanti». Per di più che quell’intesa porta il nome di Parigi. Altrettanto perentorio è in merito all’accordo sul nucleare di Teheran, – che nel corso dell’Assemblea di due anni fa prese forma – L’accordo con l’Iran è solido. Denunciarlo e rigettarlo senza proporre altro è un grave errore».

Macron punta in alto quando trascina il confronto con Trump sul piano dottrinale, criticando la sua rivisitazione del principio di «Stato-nazione». «È falso pensare che i Paesi siano più forti quando sono da soli – chiosa in riferimento all’America First – Il multilateralismo è molto più efficiente». E se l’idea della superiorità nazionale è «obsoleta», lo sono anche gli strumenti a essa funzionali. A partire da barriere e fossati: «I muri non ci proteggono – tuona – il mondo è interdipendente». E l’aula magna del Palazzo di Vetro si libera in un lungo applauso scrosciante.

Ma nel «mondo secondo Macron» i diritti umani vengono ancor prima di tutto questo, non a caso alla vigilia del discorso il presidente aveva anticipato la sua menzione speciale alle crisi umanitarie. Ed ecco allora la forte denuncia contro la «pulizia etnica», in corso in Birmania contro la minoranza musulmana dei Rohingya. E ancor prima ricorda l’emergenza in Siria: «Il popolo siriano ha sofferto abbastanza. Le soluzioni sono politiche, non militari. Quello che serve è un “gruppo di contatto” che lavori ad una soluzione per la Siria». In entrambi i casi la ricetta è nel multilateralismo grazie a cui si può garantire la protezione per tutti i rifugiati, un principio che deve diventare un «imperativo morale».

Perché questa è la vera «sfida di civiltà», chiude Macron congedandosi dopo circa 35 minuti di assolo tra applausi e standing ovation. Il primo test, quello di anti-Trump, è stato superato. «Preferiamo dire alternativa a Trump, non anti Trump», suggeriscono dalla delegazione transalpina. Del resto tra i due non c’è un muro visto l’invito di Macron al presidente americano per le celebrazioni del 14 luglio a Parigi. Visita da cui l’inquilino della Casa Bianca ha preso spunto per arricchire con una parata militare la festa dell’Indipendenza Usa del 4 luglio. «In fondo un po’ di “premier” patriottica esiste anche in Macron», affermano gli osservatori del Palazzo di Vetro, in riferimento ai recenti accadimenti europei, da Fincantieri al dossier libico. Oltre al fatto che l’«imperativo morale» della protezione dei rifugiati stride con certi episodi che accadono alle frontiere. Se Macron ha infatti passato il test politico agli occhi del mondo, la sfida per la leadership del Vecchio continente è più complicata per lui. Anche perché ad attenderlo in Europa al suo ritorno c’è il falco tedesco Angela Merkel.

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lastampa/La ricetta anti-Trump di Macron: “Niente muri, più forti tutti insieme” FRANCESCO SEMPRINI – NEW YORK

Novità in Inghilterra, dal 2018 la patente sarà sullo smartphone

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L’Inghilterra è sempre stato un paese all’avanguardia, e dal 2018 lo sarà ancora di più. Infatti dal prossimo anno, i guidatori potranno anche non portare con sé la patente, ma soltanto uno smartphone. Sì, perché la patente sarà elettronica, direttamente sul proprio cellulare. A dare la notizia è stato il tabloid inglese “The Sun”, che ha annunciato anche che potrà essere mostrata agli agenti anche senza la connessione dati accesa. Per adesso si parla soltanto di forma sperimentale, ma ci sono tutte le condizioni affinchè questa innovazione potrebbe diventare una realtà, magari da portare anche in Italia.

Benevento-Roma, le probabili formazioni dei quotidiani: ballottaggio Under-Defrel, in difesa torna Jesus?

NOTIZIE AS ROMA – Alle ore 18 la Roma scenderà in campo al Ciro Vigorito di Benevento per disputare la quinta giornata di campionato. Ieri in conferenza stampa Di Francesco ha già sciolto alcuni dubbi di formazione: Gonalons giocherà dal 1′ così come Pellegrini (vista la mancata convocazione di Radja Nainggolan) e Florenzi potrebbe subentrare a partita in corso, perché non si vogliono correre rischi con un ragazzo infortunatosi per 2 volte sdullo stesso ginocchio con un out di 11 mesi dai campi di calcio sulle spalle. In attacco, maglia da titolare ancora una volta a Dzeko, evidentemente in stato di grazia dopo la doppietta personale rifilata al Verona. Ma andiamo a vedere come i maggiori quotidiani immaginano l’intero 11 titolare:

LA GAZZETTA DELLO SPORT (4-3-3): Alisson; Peres, Manolas, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strootman; Under Dzeko, Perotti
IL CORRIERE DELLA SERA (4-3-3): Alisson; Peres, Manolas, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strootman; Under Dzeko, Perotti
IL MESSAGGERO (4-3-3): Alisson; Peres, Manolas, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strootman; Under Dzeko, Perotti
IL TEMPO (4-3-3):  Alisson; Peres, Fazio, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strootman; Defrel, Dzeko, Perotti
IL CORRIERE DELLO SPORT (4-3-3): Alisson; Peres, Manolas, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strootman; Defrel, Dzeko, Perotti

Claudia Demenica

Trump all’ONU: «Se la Corea del Nord ci attacca non c’è altra scelta che distruggerla»

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Donald Trump mostra i muscoli nel suo primo discorso all’Onu e indica la sfida ai regimi autoritari, incluso l’Iran, come agenda comune di tutti gli Stati sovrani.

La dottrina Trump scuote l’Onu: “Distruggeremo la Nord Corea”

L’American First irrompe alle Nazioni Unite: torni la sovranità degli Stati. Poi l’avviso all’Iran. Netanyahu: cambiare l’accordo nucleare per fermarli

Da una parte la «filosofia», cioè l’Onu delle nazioni sovrane che mettono i propri interessi davanti alle logiche multilaterali; dall’altra la sua applicazione pratica, che minaccia la «distruzione totale della Corea del Nord», pone gli Usa in rotta di collisione militare con l’Iran, prospetta un qualche intervento in Venezuela, congela il dialogo con Cuba e promette di annientare il terrorismo. Così Donald Trump ha declinato la sua visione del mondo, nel primo discorso tenuto ieri all’Assemblea generale, con cui ha tradotto in un linguaggio appena più formale gli slogan della campagna elettorale.

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L’intervento è stato scritto da Stephen Miller, ultimo sopravvissuto della corrente nazional-populista di Steve Bannon alla Casa Bianca, che lunedì sera lo aveva anticipato ai giornalisti spiegando come avrebbe ruotato intorno al concetto di sovranità. Alla fine però Trump ha quasi tradito questa impostazione, perché affermando il proprio diritto di mettere gli Usa al primo posto, «America First», ha coniugato la difesa degli interessi del suo popolo con una linea che è parsa quasi più interventista di quella adottata da George Bush all’epoca dei neocon. Una riedizione «dell’asse del male», senza l’Iraq ma con l’aggiunta del Venezuela, che però punta a proiettare nel mondo la potenza degli Usa, più che il modello democratico.

Trump ha detto che «ci troviamo in un tempo di immense promesse e grandi pericoli». Per realizzare le prime e scongiurare i secondi, «il nostro successo dipende da una coalizione di nazioni forti e indipendenti, che abbracciano la loro sovranità e promuovono sicurezza, prosperità e pace, per se stesse e il mondo». Basta dunque col multilateralismo che invade il campo degli Stati membri, come l’accordo di Parigi sul clima: «Nazioni forti e sovrane consentono a Paesi con valori, culture e sogni diversi non solo di coesistere, ma di lavorare fianco a fianco sulla base del reciproco rispetto. In America non vogliamo imporre il nostro modo di vita agli altri, ma lasciarlo brillare come un esempio per tutti». Ogni Paese poi ha il diritto di adottare questa visione: «Da presidente metterò sempre l’America al primo posto, così come voi dovreste fare con i vostri Paesi».

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L’Onu deve diventare il luogo dove queste nazioni sovrane si incontrano, lavorando insieme per scongiurare i pericoli. E Trump non ha avuto paura di elencarli. Il «rocket man» Kim Jong-un, avviato verso una «missione suicida» col programma nucleare: «Se saremo costretti a difenderci, distruggeremo totalmente la Corea del Nord». L’Iran, che «maschera una dittatura corrotta dietro la falsa pretesa della democrazia». Lunedì il direttore del Policy Planning al dipartimento di Stato, Brian Hook, ci ha spiegato che «il presidente vuole valutare Teheran non solo in base al rispetto dell’accordo nucleare, ma al comportamento complessivo, che ne fa il primo sponsor mondiale del terrorismo». Una linea che rende inevitabile la denuncia dell’intesa, la ripresa del riarmo atomico iraniano, e in prospettiva lo scontro militare con la Repubblica islamica. Il premier israeliano Netanyahu ha infatti definito il discorso di Trump come «il più coraggioso sentito negli ultimi trent’anni». La richiesta che il premier israeliano avanza è quella di rendere permanente l’accordo del 2015 sul nucleare iraniano che al contrario prevede una data di scadenza. Solo così, la tesi israeliana, Teheran può essere tenuta a bada.

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Il capo della Casa Bianca è tornato a citare «il terrorismo dell’islam radicale», per promettere di annientarlo, denunciando le migrazioni indiscriminate come minaccia alla stabilità globale. Poi ha aggiunto al suo «asse del male» la «dittatura socialista di Maduro», sottolineando che «il Venezuela è a un passo dal baratro non perché non ha applicato bene il socialismo, ma perché lo ha applicato. Siamo pronti a ulteriori azioni, se il governo persisterà nell’imporre l’autoritarismo». Quasi ignorata, invece, la Russia.

Trump non ha minacciato di radere al suolo il Palazzo di Vetro, perché lo considera ancora utile a realizzare la sua visione, se accetterà di riformarsi. Il problema ora è capire quanto consenso ha suscitato nell’aula, affinché l’auspicata comunità delle nazioni sovrane accetti di seguire la sua guida.

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Scappa da casa di cura, anziano finisce in manette

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Scappa da casa di cura, anziano finisce in manette

Era scomparso nella mattinata di ieri dalla clinica Villa del Sole di Torre del Greco, dove era in dialisi: ritrovato in serata mentre si aggirava in via Gino Alfani è stato poi arrestato per evasione. A ritrovarsi con le manette è G.B., 62enne originario di Afragola. L’uomo, dopo la denuncia di scomparsa fatti ai carabinieri torresi, è stato ritrovato dai motociclisti della polizia municipale di Torre Annunziata. Gli uomini del Nucleo agli ordini del comandante Mario Accardo, anzichè riportarlo in clinica, gli hanno stretto le manette ai polsi.

Dopo un successivo controllo effettuato presso la stazione di comando di piazza Nicotera, la polizia ha scoperto che G.B. stava scontando ai domiciliari una condanna imposta in Appello per violenza sessuale aggravata. Le sue condizioni di salute, dopo la sentenza, si erano aggravate. Per tale ragione, nel 2016, l’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli gli aveva permesso un periodo di detenzione, con le cure necessarie, da scontare presso la casa di riposo per anziani di Torre del Greco. Struttura da cui era scomparso da circa 24 ore. Arrestato, il 62enne domani finirà di nuovo a giudizio con rito direttissimo.

A riportare la vicenda è il quotidiano Il Mattino

Givova Scafati, Pasquale Festa nominato nuovo direttore sportivo

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La Givova Scafati rende noto che Pasquale Festa sarà il nuovo direttore sportivo. Prenderà il posto del dimissionario Franco Di Sergio che, per motivi personali, ha deciso di lasciare l’incarico assunto questa estate, comunicando solo oggi la sua scelta ai vertici societari. Una decisione inaspettata quella del dirigente cilentano, che la società ha appreso con sorpresa e che si è vista costretta a ratificare a malincuore, per l’ottimo lavoro da lui fin qui svolto e per la qualità umana prima che professionale dell’uomo. La società ringrazia con fervore Franco Di Sergio per l’impegno profuso e gli augura le migliori fortune professionali e personali.

Dichiarazione dell’ex direttore sportivo Franco Di Sergio: «Con dispiacere e rammarico lascio l’incarico di direttore sportivo per motivi personali. A Scafati ho incontrato e conosciuto persone squisite, seri professionisti e persone esemplari. Ho trovato una società super organizzata, per la quale non saprei trovare che parole di elogio. Anche la squadra è di ottima caratura e sono certo che farà un percorso importante ed otterrà risultati altisonanti. Ringrazio Longobardi, Rossano e Acanfora per la stima e la fiducia accordatami, ma ora mi metterò a tifare Scafati da semplice spettatore, dopo una gradevole e piacevolissima esperienza, che mi ha fatto crescere molto come uomo e come professionista».

Il posto rimasto vacante da Franco Di Sergio, come detto, sarà impegnato da Pasquale Festa, che quindi farà ritorno nello staff tecnico gialloblù, dopo soli pochi mesi di assenza, avendo già occupato il medesimo incarico nella passata stagione agonistica. Ruolo, tra l’altro, già impegnato negli anni precedenti con la Cesarano Scafati, che ha accompagnato in una galoppata trionfale fino in serie B.

Dichiarazione del neo direttore sportivo Pasquale Festa: «Vale la pena iniziare da dove gli altri finirebbero. Sento innanzitutto il dover di ringraziare chi mi ha permesso di avere questa nuova opportunità, ovvero il patron Nello Longobardi, il presidente Alessandro Rossano ed il main sponsor Givova, nella persona di Giovanni Acanfora. Sono grato a loro per la nuova investitura, per la grande fiducia riposta nei miei confronti e soprattutto per gli sforzi che ogni anno accumulano per tener viva una piazza che ha bisogno di pallacanestro. Non nascondo l’emozione di far parte di questo progetto, ma in questo momento prevale in me l’entusiasmo e la voglia di crescere insieme ad uno staff e ad un gruppo di giocatori per me già speciale. Nonostante abbia già avuto l’onore di far parte di questa società, sono sicuro che il percorso stavolta sarà diverso rispetto all’ultimo. Ho già conosciuto i ragazzi che quest’anno vestiranno la stessa maglia che indossavo io quando da ragazzo ero sulle tribuna ogni domenica ed ho notato subito la loro competitività e smisurata voglia di vincere. Questa pre-season sta mandando segnali già importanti allo staff tecnico: la squadra è lunga, strutturata in base alle logiche di gioco di coach Perdichizzi e con caratteristiche funzionali e duttili. Credo che una squadra debba essere innanzitutto un grande gruppo, composto da ragazzi che stanno bene insieme sia in campo che fuori e la direzione intrapresa da agosto ad oggi è quella giusta. Da sempre Scafati porta avanti un’idea di centralità di pensiero che ci ha contraddistinto nel corso delle tante stagioni: insieme, uniti e “cazzuti” si può raggiungere qualsiasi risultato. Il trasporto emotivo sarà senza ombra di dubbio importante: sono scafatese fino al midollo, sono cresciuto come uomo sia sul parquet, sia sulle gradinate del PalaMangano, lo stesso che speriamo di avere a disposizione per la prossima stagione. Colgo l’occasione per invitare tutti gli amanti della pallacanestro a sottoscrivere l’abbonamento, con la speranza di vedere un palazzetto sempre pieno, ogni domenica. Sono convinto che i nostri giocatori non ci deluderanno e lo staff viaggerà esattamente sulla stessa lunghezza d’onda. Non vedo l’ora di iniziare!».

Napoli, accadde oggi: la tripletta di Vargas all’Aik Solna

Il giorno 20 settembre il Napoli ha giocato quattordici partite, otto in serie A, quattro in serie B, una in coppa Italia ed una in Europa League, ottenendo sette vittorie e tre pareggi con quattro sconfitte.

Ricordiamo il 4-0 al’Aik Solna  nella prima partita del girone F dell’Europa League-2012/13.

Questa è la formazione schierata da Walter Mazzarri:

Rosati, Aronica, Gamberini, Fernandez, Mesto, Donadel (56′ Dzemaili), Behrami, Dossena, El Kaddouri, (46′ Hamsik), Vargas (80′ Zuniga), Insigne

I gol: 6′, 46′ e 69′ Vargas, 91′ Dzemaili

Quel Napoli, dopo aver ottenuto, con il secondo posto del girone alle spalle del Dnipro e davanti a PSV ed AIK, la qualificazione ai sedicesimi di finale, è stato, poi, eliminato dal Viktoria Plzen: 0-3 al San Paolo e 0-2 in trasferta.

Contro gli svedesi le uniche reti in maglia azzurra di Edu Vargas, la tripletta in una delle sue 7 presenze nelle coppe europee. Il cileno ha giocato, senza segnare, anche 19 partite in serie A e 2 in coppa Italia.

Terremoto Messico, gravi danni anche allo Stadio “Azteca”

Il terremoto che ha colpito il Messico ha causato ingenti danni anche a diverse strutture. Tra queste c’è lo Stadio Azteca, teatro di una delle sfide più belle della storia del calcio, Italia-Germania, terminata 4-3 per gli Azzurri, nel corso dei mondiali che si disputarono in Messico nel 1970 e del gol più famoso , la “Mano de Dios” di Maradona nel corso del quarto di finale tra Argentina e Inghilterra del 1986. Lo Stadio Azteca, in seguito al sisma, ha presentato diverse crepe e diversi calcinacci caduti. Per questo, probabilmente l’impianto della capitale messicana sarà dichiarato inagibile e il Club America sarà costretto ad emigrare altrove.

Terremoto in Messico

Terremoto in Messico (aggiornamento – VIDEO)

Terremoto in Messico (aggiornamento – VIDEO)

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Un terremoto devastante torna a colpire il Messico appena 12 giorni dopo l’ultimo violento sisma. La scossa è stata avvertita in molte zone del Paese e ha provocato il crollo di palazzi anche nella capitale Città del Messico. Il bilancio provvisorio parla di 226 morti e oltre 4 milioni di persone senza elettricità. I soccorritori sono al lavoro per cercare i dispersi.

Messico, almeno 248 morti per il terremoto. Oltre 4 milioni di persone al buio

Tra le vittime anche 21 bambini rimasti sotto una scuola crollata

È di almeno 248 vittime il bilancio del terremoto magnitudo 7.1 che è ha colpito il Messico mentre 4 milioni di persone sono rimaste al buio. Migliaia di persone terrorizzate, poco dopo le 13 di martedì, si sono riversate in strada per sfuggire agli edifici che si sgretolavano, solo 12 giorni dopo il sisma 8.2 che ha ucciso 98 persone e proprio in occasione del 32esimo anniversario del devastante terremoto, uno dei peggiori del Novecento, che il 19 settembre del 1985 in Messico ha provocato oltre 5 mila vittime. L’epicentro è stato nella regione Morelos, a circa 160 chilometri da Città del Messico. Ci sono vittime anche nella capitale, dove sono crollati una quarantina di edifici comprese due scuole secondo l’ultimo bollettino del capo della protezione civile, Luis Felipe Puente. Tra le vittime, almeno 20 bimbi della scuola elementare Rebsamen, a Città del Messico, e una maestra.

Terremoto Messico, gravi danni anche allo Stadio “Azteca”

Soccorritori e volontari stanno lavorando senza sosta per estrarre le vittime dalle macerie. «È emergenza nazionale», ha dichiarato il presidente Enrique Pena Nieto, attivando anche i militari per i soccorsi. «La priorità adesso è salvare chi è rimasto intrappolato e curare i feriti» ha aggiunto. Nieto ha riferito che il 40% di Città del Messico e il 60% dello Stato di Morelos sono rimasti completamente senza energia elettrica.

Tutte le scuole sono state chiuse a Città del Messico e negli stati di Puebla e Guerrero. L’aeroporto della capitale, inizialmente chiuso, è stato riaperto solo in serata e sembra non vi siano stati registrati danni. Negli ospedali a rischio crollo sono state ordinate evacuazioni. «Dio benedica la gente di Città del Messico. Siamo con voi e saremo accanto a voi», ha twittato ieri il presidente Donald Trump mentre l’ex presidente Barack Obama, sempre con un cinguettio, ha offerto le sue condoglianze inviando «un forte abbraccio a tutti».

Messaggi di solidarietà sono arrivati da tutti i leader sudamericani, a partire dall venezuelano Nicolas Maduro, dal presidente di El Salvador, Salvador Sanchez e dal presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha augurato ai feriti e al Paese una veloce ripresa. Il terremoto sembra che abbia provocato anche un’eruzione del vulcano Popocatepetl, nella regione di Puebla, provocando la morte di 15 persone, secondo il governatore Jose Antonio Gali. È il vulcano più attivo del Messico. L’ultima eruzione era stata registrata lo scorso luglio di quest’anno.

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vivicentro/Terremoto in Messico (aggiornamento)
lastampa/Messico, almeno 248 morti per il terremoto. Oltre 4 milioni di persone al buio

Olimpico vuoto previsti circa 30mila tifosi, che malinconia

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Olimpico vuoto previsti circa 30mila tifosi, tra supporters laziali e tifosi del Napoli

L’Olimpico, come quasi la totalità degli stadi italiani, non richiama gente: parcheggi lontani, partita che si vede a fatica, niente comfort. Lascia però basiti che solo 13mila tifosi della laziali abbiano acquistato il biglietto per  la partita contro il Napoli. È una grande sfida: gli azzurri sono primi, i biancocelesti sono vicini e in più hanno vinto la Supercoppa battendo la Juve e al debutto in Europa. Vent’anni fa ci sarebbe stato il tutto esaurito, questa stasera si riuscirà a malapena a superare appena quota 30mila compresi gli 11mila abbonati laziali e i tifosi napoletani. Tutto ciò mette un po’ di malinconia. A raccontarlo è il Corriere di Roma.

Lite fra Neymar e Cavani interviene Al-Khelaifi, deciso il rigorista

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Lite fra Neymar e Cavani interviene Al-Khelaifi, deciso il rigorista

Non scorre buon sangue fra Neymar e Cavani: dopo aver discusso animatamente in campo per chi dovesse battere prima una punizione e successivamente un rigore, hanno continuato la lite anche negli spogliatoi, al termine della partita contro il Lione. Secondo quanto riportato da L’Equipe: Cavani gli avrebbe detto di non aver apprezzato i rimproveri. I testimoni raccontano che il brasiliano abbia risposto in malo modo, con Thiago Silva e Marquinhos intervenuti a dividere i due.
Il presidente del Psg, Nasser Al-Khelaifi, a RMC Sport ha liquidato la faccenda con un “Non c’è nulla da dire, siete voi media
che create i problemi”. Secondo quanto scritto su Twitter da Andersinho Marques, commentatore della Ligue 1 su Premium
Sport, Al-Khelaifi avrebbe deciso che sarà Cavani il rigorista ufficiale dopo aver parlato sia con Neymar, sia con Cavani.

5mila tifosi azzurri all’Olimpico, ma si pensa che ne saranno di più, questi i motivi

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5mila tifosi azzurri all’Olimpico, ma si pensa che ne saranno di più, questi i motivi

Il Napoli sarà seguito da almeno cinquemila tifosi, con il settore ospiti riaperto per la prima volta dopo tre anni ai residenti in Campania. Difficile riuscire a fare una stima esatta, data la presenza di napoletani trapiantati a Roma che non permette di quantificare in anticipo. E’ dall’aprile del 2012 che il Napoli non perde all’Olimpico contro la Lazio. A riportarlo è Il Mattino

Avellino, Taccone:” Sulla questione Partenio-Lombardi ci riaggiorneremo tra 10 giorni”

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Il presidente dell’Avellino Walter Taccone, ha tranquillizzato i tifosi bianco verdi, sulla questione dello stadio Partenio-Lombardi. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni ai microfoni di Radio Punto Nuovo: “Abbiamo presentato le ricevute dei lavori effettuati e dei materiali posti in loco. I tecnici del Comune faranno le necessarie verifiche e tra una decina di giorni tireremo insieme le somme. Abbiamo nel frattempo congelato la questione dei canoni arretrati, aggiornando anche questo aspetto al prossimo appuntamento anche perché è in corso il pagamento di parte del fitto del Partenio-Lombardi da parte del Frosinone. Entro una settimana metteremo a posto il Partenio B e faremo contento Novellino, visto che la squadra avrà la possibilità di allenarsi, nel caso, anche su una superficie in erba naturale”.

Sarri insegue un record storico: non accade da 30 anni

Sarri insegue un record storico: non accade da 30 anni

Scrive Tuttosport: “Dal napoletano Ciro Immobile all’entusiasmo generato dal primo mese di stagione con le tre vittorie contro Milan, Vitesse e Genoa. Sarri a sua volta insegue un record storico. Gli azzurri hanno iniziato con quattro successi, come nel 1966-67 e nel 2013-14. Ma soltanto nel 1987-88 il Napoli fece il pokerissimo, grazie anche al 2-0 a tavolino di Pisa. Può essere il definitivo trampolino per trasformare una squadra spettacolare in una capace di contraddistinguersi anche a livello di mentalità e continuità”

De Laurentiis sarà presente all’Olimpico, dallo spogliatoio arriva una convinzione

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De Laurentiis sarà presente all’Olimpico, dallo spogliatoio arriva una convinzione

Dalla sfida di questa sera all’Olimpico, dove è annunciata anche la presenza di Aurelio De Laurentiis  il Napoli conta di uscire vittorioso e una fiducia ancora più grande nelle sue possibilità. Ma questa volta gli azzurri non potranno permettersi errori e distrazioni. Il primo a essere accusato sarebbe Sarri, che ha portato con sé a Roma tutti i giocatori disponibili (anche il difensore Tonelli) e sta valutando di confermare in blocco i suoi soliti titolarissimi: il cui il tecnico ha un’enorme fiducia. L’unico ballottaggio è sulla regia, con Jorginho comunque preferito a Diawara. Motivati gli attaccanti, attesi dalla sfida a distanza con Immobile. Sotto la lente ci sarà tuttavia Pepe Reina, dopo la deludente prestazione in Champions. Contro la Lazio ha la possibilità di rifarsi. A riportarlo è l’edizione di Napoli de La Repubblica.

Napoli, piccolo capolavoro: una meraviglia che porta spettacolo

Napoli, piccolo capolavoro: una meraviglia che porta spettacolo

In Europa nessuno ha fatto meglio del Napoli, che vanta una media gol a partita di 3,75. Alle sue spalle c’è il PSG (3,5), la Juventus (3,25), mentre il Barcellona è al settimo posto (2,75). La Gazzetta dello Sport scrive: “Un qualcosa in grado di capovolgere l’esito di una partita nel volgere di pochi minuti. Il tridente offensivo è un piccolo capolavoro che l’ambiente custodisce gelosamente, una meraviglia che porta spettacolo in ogni spicchio d’Italia”.

Zeman: “Abbiamo avuto tante occasioni”. Castorina: “Pareggio meritato”

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Ecco il pensiero di Zeman al termine della gara pareggiata, dopo essere stati in vantaggio per 2 – 0, contro l’Entella: “ Non credo che la prestazione odierna sia assimilabile alla gare disputate, nelle quali siamo stati rimontati, contro Frosinone e Salernitana. Oggi siamo solo stati sfortunati, dal momento che abbiamo avuto tante occasioni da goal, senza riuscire a concretizzare. Le loro reti sono arrivate praticamente nelle loro uniche occasioni da loro avute. Un pensiero anche su Ganz, attaccante al quale viene preferisco costantemente Pettinari: “Ganz si allena regolarmente ed è a mia completa disposizione; se non gioca titolare è perché al momento ho giocatori che ritengo più in forma.”

Riguardo il cambio di ruolo di Brugman, spostato da mezz’ala a play: “Oggi Brugman ha fornito un’ ottima prestazione da play, attaccando e dando tanta qualità in campo. In futuro potrei riproporlo come mezz’ala.”

Il pensiero del mister dei liguri, Castorina: “Il Pescara è una buona squadra, e non era facile venire a giocare qui. Siamo stati bravi a crederci e a non mollare anche sotto di due reti. Il pareggio penso sia meritato. Ora dobbiamo continuare su questa strada.”

A Castel Volturno sedute video anche ieri mattina: Sarri catechizza i suoi

A Castel Volturno sedute video anche ieri mattina: Sarri catechizza i suoi

Nelle prime quattro partite del campionato, il Napoli non ha mai affrontato un centrocampo con tanta qualità come quello della Lazio. Come riporta Il Mattino: “E’ per questo che Sarri nel parlare del match con la sua squadra e’ stato chiaro: all’Olimpico sbagliare l’approccio sarebbe fatale. Gli attaccanti azzurri non dovranno dimenticare il primo pressing per impedire che le ripartenze laziali sgorghino troppo veloci, sorprendendo magari la retroguardia azzurra. Ieri mattina, ancora una volta, Sarri ha mostrato alla squadra alcune situazioni che si sono verificate in occasione della straripante vittoria della Lazio contro il Milan. E ha avvertito i suoi sulle insidie legate anche all’entusiasmo con cui i padroni di casa arrivano a quello che tanto ha il sapore dello scontro diretto”.

Salernitana, Bollini:”Nel primo tempo è mancato agonismo. E su Rodriguez…”

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Al termine della partita tra Pro Vercelli e Salernitana, terminata 1-1 si è presentato ai microfoni di Telecolore, il tecnico della Salernitana, Alberto Bollini. Ecco le sue parole: “Che siamo stati sorpresi è la verità. C’è il grande merito dell’avversario, dovevamo essere più bravi sulle seconde palle. Siamo stati imprecisi nei passaggi, oggi è stata più brava la Pro Vercelli specialmente nei primi 20 minuti, poi abbiamo preso un gol evitabile dopo esserci assestati. Rincorrere è sempre difficile. Non dobbiamo guardare solo il negativo però, apprezzo il carattere dimostrato nella ripresa. Abbiamo pareggiato meritatamente, la fiducia è cresciuta col passare dei minuti e la squadra ha creato diverse palle gol. Paura nel primo tempo? Lo escludo categoricamente. Nel primo tempo è mancato l’agonismo, che invece ha avuto la Pro, basti guardare l’intervento di Mammarella su Alex che è uscito con una caviglia rotta. Però ci abbiamo messo il carattere nel secondo tempo. Rodriguez? Garantisce copertura e duelli aerei, ha lavorato molto per la squadra. Il gol mancato? Ero dispiaciuto per il ragazzo, ma mi interessa il suo carattere e la sua caparbietà. Con un po’ più di fiducia dobbiamo riuscire a lavorare meglio negli ultimi venti metri e riuscire a segnare”.