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Caso Ryanair. Risarcimenti e rimborsi spese, ecco come far valere i diritti

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Dopo la cancellazione di duemila voli di Ryanair

Quali sono i diritti dei passeggeri se il volo viene cancellato?  

La compagnia aerea deve portarlo a destinazione con un suo volo successivo, oppure rimborsargli il biglietto per la tratta che non c’è stata (ad esempio, il solo ritorno), oppure pagargli un volo sostitutivo con altri vettori (riprotezione). Inoltre deve pagare le spese accessorie (cibo, bevande e albergo se il volo sostitutivo è in altra data e il passeggero che deve tornare a casa si trova fuori sede); se la compagnia non ha provveduto, pur essendo tenuta, il cliente deve conservare gli scontrini per poi farsele rimborsare. In più il cliente può aver diritto a un risarcimento per il danno, che si somma ai rimborsi.

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In quali casi c’è diritto al risarcimento?  

Sempre, tranne tre casi: se la cancellazione è stata notificata almeno due settimane prima; oppure almeno una settimana prima con proposta di volo alternativo entro uno scarto massimo di 4 ore rispetto al volo cancellato; oppure meno di una settimana di anticipo e scarto massimo di 2 ore.

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A quanto ammontano i risarcimenti per i voli cancellati?  

Dipende dalla distanza. Per i voli entro i confini dell’Unione europea il passeggero ha diritto a 250 euro di risarcimento se la distanza fra gli aeroporti di partenza e di arrivo non supera i 1500 chilometri e a 400 euro se la distanza è superiore ai 1500 chilometri. Se invece il volo che non si è potuto fare era intercontinentale spettano al viaggiatore 400 euro se la distanza prevista era compresa fra i 1500 e i 3500 chilometri e 600 euro per distanze superiori a 3500 chilometri.

Come si fa valere il diritto al risarcimento e ai rimborsi?  

Il passeggero scrive alla compagnia (basta farlo nel suo sito, nella sezione dei reclami) e chiede soddisfazione per entrambe le voci. La compagnia ha sei settimane per rispondere. Se non lo fa per tempo, o se risponde picche, il passeggero si rivolge all’Enac, l’ente di controllo dell’aviazione civile, che si attiva in fretta, rivolgendosi alle autorità aeroportuali locali e o quelle straniere, avendo come interlocutore l’ente aeronautico del Paese estero coinvolto.

E se nonostante tutto la compagnia si rifiuta di pagare?  

Continua a essere debitrice della somma che spetta ai passeggeri e in più l’Enac le infligge una multa fino a 50 mila euro. Ma questo non è il caso di Ryanair, perché la compagnia ha già riconosciuto il suo torto.

La compagnia può non essere responsabile della cancellazione dei voli?  

Sì, ci sono circostanze straordinarie alle quali la compagnia si può appellare; le citiamo per completezza, anche se la Ryanair non accamperà scuse: grave maltempo che mette in pericolo la sicurezza del volo, difetto dell’aereo (però va verificato che il guasto non sia colpa della compagnia, per negligenza), sciopero dei controllori di volo (ma non dei piloti o delle hostess o del personale di terra, che la compagnia avrebbe potuto evitare accogliendo le loro richieste) e altre circostanze imprevedibili.

Le regole sulle cancellazione valgono anche in caso di overbooking?  

Sì e no. Prima si cerca la conciliazione, con offerte di compensazioni ai passeggeri in sovrannumero, e solo in seguito scatta il diritto al rimborso o alla riprotezione.

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lastampa/Risarcimenti e rimborsi spese, ecco come far valere i diritti LUIGI GRASSIA

FantaViViCentro, ecco i consigli per la 5a giornata

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Torna il consueto appuntamento con il FantaViViCentro, rubrica per gli appassionati del fantacalcio. Ecco i consigli per questo turno infrasettimanale della Serie A.

Bologna-Inter

Icardi si vorrà certamente rifare dopo la prestazione incolore di Crotone, non esistate a schierarlo. Stesso discorso per Perisic. Tra le fila degli emiliani, Verdi e Di Francesco potrebbero creare qualche grattacapo ai nerazzurri. Evitate Destro.

Benevento-Roma

I sanniti sono chiamati quanto meno a rispondere dopo la bruttissima partita del San Paolo, ma senza Ciciretti, l’uomo con più estro dei campani, è dura. La Roma sarà orfana di Nainggolan, ma con un Dzeko ispiratissimo in campo. Schieratelo.

Atalanta-Crotone

I bergamaschi dipendono molto dal Papu Gomez, un calciatore che andrebbe inserito sempre nel vostro fanta-undici. Evitate De Roon. Mentre per il Crotone, Tonev meglio di Stoian.

Cagliari-Sassuolo

Dopo due giornate di rodaggio, Pavoletti è pronto a portarvi tanti bonus, inseritelo. Non si può far a meno di Barella, il tuttofare del centrocampo cagliaritano. Per il Sassuolo spazio a Politano e Adjapong, uno dei migliori di quest’avvio di stagione.

Genoa-Chievo

Pellegri-Inglese è una bella sfida, ma schierateli tutt’e due senza pensarci su due volte. Birsa potrebbe darvi qualche bonus, mentre Veloso lasciatelo fuori.

Juventus-Fiorentina

Un Dybala così è impossibile non schierarlo. Torna Barzagli dal primo minuto da mettere assolutamente nella vostra formazione. Per i Viola, Simeone potrebbe essere l’uomo in più.

Lazio-Napoli

E’ una partita dai mille imprevisti, ma sia Mertens che Immobile devono essere assolutamente inseriti. Lasciate fuori Leiva e Allan.

Milan-Spal

E’ arrivato finalmente il momento di Andrè Silva, per chi lo ha preso all’asta, schierarlo è un diktat. Occhio a Kessie, mentre tra le fila degli estensi Borriello potrebbe timbrare il cartellino.

Udinese-Torino

Per i friulani affidatevi a Jankto, non vi deluderà. Fuori Behrami. Mentre per i granata, lasciare fuori Belotti e Ljajic sarebbe da incoscienti.

Verona-Sampdoria

Zapata ha impiegato solo 17 secondi per siglare il suo primo gol in blucerchiato e farà di tutto per ripetersi contro una difesa tutt’altro che irresistibile. Tra gli scaligeri, provate a schierare Cerci.

Mastella: “Quello del derby non è stato il Benevento visto in precedenza, il Napoli se continua così è la favorita per il titolo”

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Derby amaro per il sindaco di Benevento Clemente Mastella che a Il Corriere del Mezzogiorno dichiara: «Ancora oggi
(ieri, ndr) la partita resta l’argomento più diffuso nei bar».

Si aspettava un crollo del genere?

«Che dire? Evidentemente è stata determinante in negativo la mancanza di esperienza di alcuni giocatori che stentano ad ambientarsi in serie A. Il San Paolo poi ha avuto ripercussioni psicologiche devastanti. La squadra sembrava ossequiosa nei
confronti degli azzurri. Quello del derby non è stato il Benevento visto in precedenza».

San Gennaro non si è ricordato di essere nato a Benevento.

«In molti invece speravano il contrario. Io però lo avevo detto. Pure Sant’Antonio è nato a Lisbona, ma ora pensa solo a Padova».

Con il sindaco di Napoli de Magistris neanche una stretta di mano.

«Sono cattolico, è vero, e come tale posso perdonare, ma non mi si può chiedere anche di dimenticare. Lui è stato il primo a
mettermi sotto processo per nulla. E questo non lo dico io, ma lo ha detto un giudice. Il gup ha scritto che non c’era notizia di
reato e che il procedimento nei miei confronti non doveva nemmeno essere aperto. So perdonare, non dimenticare, quindi
anche in altre circostanze non gli stingerò la mano».

Le prospettive del Napoli?

«Se resta costante e non ha arretramenti psicologici è la favorita per il titolo. Dopo c’è l’Inter, più indietro la Juve, che ha perso Bonucci e sta dando l’addio a Buffon».

Che però ha un Dybala in più?

«Anche Maradona il primo anno non ci fece vincere lo scudetto».

Terzo colpo di mercato dell’Indomita femminile. Arriva il libero Annapaola Truono

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Determinata, grintosa, pronta a buttarsi su ogni pallone, per evitare che cada in modo da rilanciare l’azione offensiva delle proprie compagne. Queste le caratteristiche di Annapaola Truono, di professione libero, terzo colpo di mercato dell’Indomita Salerno. Un’operazione portata a termine con grande convinzione da parte della società della presidente Maria Ruggiero nell’ottica di rendere sempre più competitivo l’organico a disposizione del coach Francesco Tescione. La Truono, classe 1990, arriva all’Indomita, in prestito dalla Royal Salerno, portando con sé un grande bagaglio di esperienza. Nata e cresciuta nella Virtus Fari, a diciotto anni è passata in serie B1 alla Rota Volley di Mercato San Severino. Poi dopo una parentesi a Cava de’ Tirreni ecco tre anni alla Royal Salerno, due di serie C e uno di serie B2, prima delle esperienze alla Pessy Volley e al Cs Pastena dell’anno scorso. Tanti campionati vinti, giocati, sudati e ora questa esperienza all’Indomita: “Arrivo con grandi motivazioni e voglia di fare bene” – ha dichiarato Annapaola Truono – “L’obiettivo è di disputare un buon campionato, puntando sempre al meglio con la giusta determinazione e voglia di vincere”. A fare la differenza, oltre i valori tecnici, può essere anche la forza del gruppo. E in queste prime settimane di allenamento la sensazione è che sul campo della Senatore stia nascendo un gruppo sereno e affiatato: “Per me che sono nuova”- prosegue il libero dell’Indomita – “è stato facile integrarsi, anche perché conosco già la maggior parte delle ragazze e con alcune di loro ho anche giocato assieme negli anni scorsi. Credo che ci siano i giusti presupposti per un buon campionato e, indipendentemente dalle individualità, il gruppo mi è sembrato ben solido già dai primi allenamenti, cosa che è alla base di tutto”. E in questi giorni tra preparazione atletica con Edmondo De Amicis e lavoro tecnico in campo con coach Tescione il gruppo dell’Indomita sta lavorando molto. D’altronde questo è un periodo fondamentale per poi vivere al meglio tutta la stagione: “La fase iniziale è sempre la più faticosa, stiamo alternando la parte fisica con la parte tecnica, facendo anche molto lavoro individuale. Ci stiamo preparando al meglio per affrontare un campionato che quest’anno sarà davvero molto competitivo con tante squadre che si sono rinforzate sul mercato. L’impressione è sicuramente positiva e speriamo di fare bene”. Anche perché l’obiettivo dell’Indomita è di alzare l’asticella rispetto alla scorsa stagione, cercando di essere protagonista e soprattutto di coinvolgere tanti appassionati di pallavolo: “L’obiettivo della società è di disputare un campionato importante e per questo motivo ho sposato subito il progetto. Sarà un campionato duro ma ricco di soddisfazioni. Per quanto mi riguarda, cerco sempre di dare il massimo e di non far cadere mai una palla; essendo libero devo buttarmi su ogni pallone e dare la giusta grinta a tutte le mie compagne. Sono molto determinata e ringrazio la società per aver creduto in me”.

/Asd Indomita Salerno

Pian Piano Arriviamo – Auto Maggiorenni al Rho Center

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Si è tenuto durante la serata di venerdì 15 settembre il tradizionale raduno di inizio Autunno per auto maggiorenni organizzato dal Team Pian Piano Arriviamo.
L’idea di radunare delle auto maggiorenni, ossia con almeno 18 anni da prima immatricolazione, è nata dall’idea di quattro amici che si sono inventati una formula semplice e che sembra funzionare.
Un incontro all’americana, gratuito, aperto a tutti i possessori di auto maggiorenni provenienti da tutto il nord Italia. Nonostante il tempo sembrasse non giocare a favore della buona riuscita dell’evento e la minaccia di violenti piogge su tutta la Lombardia, oltre 50 auto maggiorenni si sono ritrovate nel parcheggio del Rho Center per festeggiare assieme l’arrivo dell’autunno.

Pian Piano Arriviamo
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Ha letteralmente sbancato la presenza di vecchie Fiat Panda, in larga maggioranza bianche, che sono state presenti con modelli dai più vecchi ai più recenti con persino una Panda Italia 90 celebrativa dei mondiali di calcio del nostro Paese con coppe copriruota a motivo di pallone.

Pian Piano Arriviamo
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Tra le auto maggiorenni, non sono mancate le gloriose coloratissime 500, le Mini, i vecchi Maggioloni e furgoni VW, le Alfa, una Saab cabrio, molte BMW d’annata, Jaguar, Ferrari, vecchie Ford e persino gli Ape Piaggio. I partecipanti hanno potuto ristorarsi grazie al furgoncino d’epoca VW T2 allestito a bar del sempre presente amico Settimo Albanese di Gaggiano.

Tra tutte ha vinto il trofeo ‘La macchina più bella è la tua’, realizzato interamente a mano da Davide Baroni di Buccinasco, l’Autobianchi A112 di Mirko Gandola e Giannina Meloni di Besana Brianza. Oltre ad essere i primi partecipanti intervenuti, e facenti parte dei ‘sempre presenti’, la loro A112 blu con tetto bianco è molto particolare. Immatricolato nel 1975, è stata interamente restaurata circa 7 anni fa con colori originali ed è elaborata come un modello ‘corsaiolo-stradale’ grazie ad elaborazioni contemporanee al modello. I sedili posteriori sono spesso ribaltati per ospitare il loro caro cagnone sempre presente ad ogni raduno.

Pian Piano Arriviamo
Pian Piano Arriviamo

La pioggia non è arrivata e, dopo le premiazioni e la tradizionale foto di gruppo sotto l’insegna del Rho Center, gli organizzatori hanno dato appuntamento a tutti per il giro notturno per le vie di Milano che si terrà venerdì 6 ottobre con Partenza da Via Vittor Pisani (tra Piazza la Stazione centrale e Piazza della Repubblica).

Maggiori informazioni sulla pagina Facebook Pian Piano Arriviamo o sul sito internet www.pianpianoarriviamo.altervista.org.

Giordano: “Mi rivedo in Immobile. Domani gara spettacolare, ma il Napoli rimane più forte della Lazio”

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Bruno Giordano, doppio ex di Lazio e Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a Il Tempo:

«Negli ultimi anni questa sfida ha assunto sempre più importanza – afferma Bruno Giordano, stella di prima grandezza dei due club – e quella di domani sera allo stadio Olimpico è una partita molto importante. Se vince la Lazio fa il sorpasso, ma lo scorso anno la squadra di Sarri a Roma fece un figurone, e anche oggi credo che l’organico del Napoli sia migliore».

Ma la Lazio ha un centravanti in forma.

«Immobile è un giocatore che mi è sempre piaciuto per come approccia la partita. È intraprendente, che si sacrifica, che lavora molto per la propria squadra, è un centravanti completo che sa far gol in tutti modi».

L’esperienza alla Lazio lo ha rigenerato.

«Qui ha trovato nuovi stimoli, e l’ambiente giusto per dimostrare le sue qualità, ha accolto questa sfida
nel migliore dei modi. Dopo la grande stagione vissuta con la maglia del Torino era andato a giocare in Bundesliga dove ci
sono squadre molto attrezzate. Con il Siviglia possiamo dire altrettanto, forse ha sofferto la responsabilità di sostituire Lewandowski e Bacca».

In Europa fare gol è più difficile.

«È un dato di fatto, basta guardare Dybala: in Italia si diverte, quando va a giocare in Champions League ogni tanto fa fatica».

C’è qualche sua caratteristica che rivede guardando giocare Immobile?

«Mi rivedo nella sua combattività, nella sua intraprendenza. Immobile non lascia mai un pallone, va in pressing su
tutti, non si ferma un istante. Ha una voglia feroce di fare qualcosa di positivo per la squadra. E questa era anche una delle mie caratteristiche principali».

Il gol vittoria contro il Genoa ha esaltato anche le qualità tecniche di Immobile.

«Ha avuto grande freddezza davanti al portiere, non era semplice mettere dentro quel pallone in quel modo, con un tocco morbido».

La frequenza realizzativa di Immobile ricorda quella di Beppe Signori.

«È vero, anche se sono due calciatori diversi. È cambiata la tipologia di gioco rispetto ai tempi di Signori, oggi l’idea di proporre calcio è diventata prioritaria, una volta le piccole squadre pensavano solo alla fase difensiva. Non a caso, negli ultimi anni sono stati battuti molti record: alla fine dello scorso anno in classifica cannonieri ci sono stati sei giocatori sopra i venti gol, il calcio è decisamente cambiato».

Se potesse dare un consiglio a Immobile?

«Gli direi di continuare in questo modo e gli suggerirei di lavorare di più perché con il passare delle stagioni un giocatore deve curare maggiormente la propria condizione atletica».

Lazio-Napoli, che partita si aspetta?

«Mi aspetto una partita bellissima, sarà uno spot per il calcio italiano che vedranno in giro per il mondo. Mi auguro di vedere un spettacolo anche fuori dal campo, è arrivato il momento chele tifoseriemettano fine a quelle frizioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni godendosi il momento esaltante delle loro squadre».

Legge elettorale al via: proposta con 63% proporzionale e 37% di sfide nei collegi

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Pd e Lega a tenaglia pressing su Berlusconi
ROMA  La prova che Renzi non punta a fare “inciuci” con Berlusconi dopo il voto, sta nelle ultime grandi manovre sulla legge elettorale. Con il Cav che ancora sta insistendo per un sistema tutto proporzionale, in modo da allearsi un domani con chi gli pare, magari proprio con la sinistra. Laddove il Pd sta tornando alla carica per un sistema un tantino maggioritario, che legherebbe un po’ di più Silvio a Salvini.

Questa proposta Pd, che forse giovedì verrà depositata nella Commissione affari costituzionali di Montecitorio, ricalca alla lontana l’antico “Mattarellum” con cui l’Italia votò 3 volte (nel ’94, nel ’96 e nel 2001). La nuova formula è nota come “Rosatellum”, dal nome del capogruppo Pd. Una quota di futuri parlamentari verrebbe eletta nei collegi uninominali dove passa chi arriva primo; il resto sarebbe eletto sulla base di brevi “listini” in proporzione ai voti del rispettivo partito. Non ci sarebbero preferenze, nè voto disgiunto (ragion per cui Mdp è assai contraria), la scheda elettorale sarebbe unica. L’oggetto delle febbrili trattative – a tenere le fila dei colloqui Lorenzo Guerini ed Ettore Rosato – è l’entità delle due quote. Pare si stia negoziando su una base che prevederebbe alla Camera 231 seggi uninominali: vale a dire un sistema per il 63 per cento proporzionale e solo per il 37 maggioritario. Stesse percentuali a Palazzo Madama. I grillini non ne vogliono sentir parlare perché, sostiene Toninelli, «con i collegi uninominali vincono potentati e mafie». Salvini, invece, ha detto entusiasticamente di sì. A questo punto, la palla passa a Forza Italia perché, senza l’apporto del Cav, non ci sarebbero i voti sufficienti al Senato. E su Berlusconi si sta scatenando il pressing.

La tentazione

Parte dei generali «azzurri» va infatti dicendo: «Perché no?». Ovvero: «Meglio questo compromesso sul “Rosatellum”. Votare con la normativa esistente ci costringerebbe a una lista unica per la Camera con la Lega. Spartirsi 231 collegi sarebbe meno complicato che dividersi 100 posti da capolista». Magari qualche problema si porrebbe nel Centro-Sud, dove l’apporto leghista è zero virgola, però largamente compensato dal bottino che un centrodestra unito farebbe al Nord. I plenipotenziari azzurri si sono sentiti con quelli “Dem”, i quali a loro volta hanno misurato le distanze con M5S e Mdp (Rosato ha lanciato un appello a Pisapia per l’unità a sinistra). Ma il nodo sta ad Arcore.

La resistenza del Cav  

Chi vive accanto a Berlusconi lo descrive scettico sul “Rosatellum”, perfino in questa versione super-proporzionale. Il motivo? Perché nel Nord spingerebbe Forza Italia a un patto di sangue con la Lega, capillare, collegio per collegio. Col risultato che Silvio, dei suoi eletti in condominio con Salvini, perderebbe il controllo. A seguirlo nelle eventuali larghe intese dopo il voto sarebbero meno del necessario. L’ex premier si domanda incredulo come mai Renzi lo respinga e, fino a ieri sera, non aveva dato il suo via libera. Ha Gianni Letta scatenato dalla sua. Ma il lavoro ai fianchi dei capogruppo prosegue e, vista l’imprevedibilità del personaggio, mai dire mai.

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Licola, una donna trovata morta in fondo le scale della sua abitazione

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Una donna di 56 anni è stata trovata priva di vita in fondo alle scale della sua abitazione in via Vicinale Amodio a Licola. Nel tardo pomeriggio di ieri, il marito ha denunciato l’amara scoperta.

L’uomo di ritorno dalla cantina, dove dice di essere andato per svolgere dei lavoretti, ha visto
la moglie riversa sul pavimento in un lago di sangue e con una profonda ferita alla testa.

Sul luogo sono giunti gli agenti della Polizia che hanno interrogato sia il coniuge che i vicini della coppia.
Il signore ha spiegato che solo al suo ritorno si è accorto della sciagura capitata alla moglie.

Il pm ha disposto l’autopsia sul cadavere per accertare le cause del decesso. Al momento si pensa che la donna sia caduta dalle scale in seguito ad un malore. Seguono aggiornamenti.

Fuga dei piloti, Ryanair cancella i voli

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Ryanair ha deciso di cancellare oltre duemila voli in autunno provocando possibili disagi per 400 mila passeggeri. La decisione, secondo quanto spiegano dalla compagnia, è stata presa a causa della mancanza di piloti per una valutazione sbagliata dei riposi e per la possibile fuga dei comandanti verso altre compagnie.

Ryanair cancella duemila voli, a terra 400 mila clienti

Il ministro Delrio: “Gravi disagi, rispetto assoluto dei diritti dei passeggeri”

ROMA – È il periodo più difficile per Ryanair, il primo di una storia in continua ascesa. La compagnia low cost ha deciso di cancellare oltre duemila voli in autunno, che coinvolgono circa 400 mila passeggeri, con richieste di rimborso che arriveranno almeno fino a 25 milioni di euro. La decisione, secondo quanto spiegano dalla compagnia, è stata presa a causa della mancanza di piloti per una valutazione sbagliata dei riposi e per la fuga dei comandanti verso altre compagnie, oltre che per la volontà di migliorare la puntualità degli aerei scesa sotto all’80 per cento.

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L’azienda guidata dall’estroso amministratore delegato Michael O’Leary si vede così costretta a tagliare fino a 50 voli al giorno per sei settimane, una situazione che non ha precedenti e che potrebbe costare caro alla prima compagnia d’Europa, non solo in termini economici ma anche e soprattutto per l’immagine del gruppo, impegnato proprio in questi giorni in due importanti gare pubbliche per l’acquisizione di parti di Air Berlin e Alitalia.

La compagnia si è affrettata a comunicare i voli soppressi fino ad ottobre. Nella sola giornata di oggi sono state cancellate almeno 55 partenze, di queste 15 coinvolgono aeroporti italiani tra cui Orio al Serio, Roma, Bologna, Napoli, Torino e Trapani. «Oltre il 98 per cento dei nostri clienti non sarà interessato dalle cancellazioni», spiega O’Leary che ammette la «cattiva gestione» della vicenda e si scusa «senza riserve con i clienti i cui viaggi sono cancellati».

Solo il 2 per cento di chi viaggia con Ryanair dunque è coinvolto in questa situazione: una bassa percentuale secondo il manager, eppure la situazione potrebbe sfuggire di mano agli irlandesi, che negli ultimi anni hanno conquistato i cieli d’Europa cercando di attrarre sempre più clienti. Il timore ora è che la vicenda determini un crollo di immagine con danni che potrebbero avere conseguenze di lungo periodo e che potrebbero sommarsi agli ancora ignoti effetti che la Brexit avrà sul gruppo.

A questo poi si aggiunge una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Ue che preoccupa i vertici di Ryanair: i giudici di Lussemburgo hanno infatti autorizzato i dipendenti dell’azienda, assunti in giro per l’Europa con contratti irlandesi (particolarmente depotenziati), a fare causa al gruppo davanti ai tribunali nazionali. Una vera e propria rivoluzione che potrebbe portare a numerose cause e aprire un nuovo complicato fronte interno.

Da Bruxelles intanto la Commissione si è messa in contatto con Ryanair. Le compagnie che «operano nell’Unione devono rispettare le regole europee – ha avvertito Violeta Bulc, commissaria ai Trasporti –. Grazie all’Unione europea, tutti i passeggeri i cui voli sono stati cancellati hanno una serie di diritti», come il rimborso, la riprogrammazione e la compensazione. Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, che ha chiesto all’Enac la massima vigilanza, ha definito la situazione «molto grave. Pretendiamo un rispetto assoluto dei diritti del passeggero».

I viaggiatori, a cui sarà inviata una e-mail con i voli cancellati, hanno il diritto di cambiare il volo gratis oppure di chiedere il rimborso. Le compensazioni – cioè le multe da 250, 400 e 600 euro – spettano invece a chi è stato informato della cancellazione meno di due settimane prima della partenza. La somma varia in base al preavviso (due settimane o una settimana), alla lunghezza del viaggio (sotto ai 1500 o ai 3500 km) e in base alla nuova soluzione individuata dalla compagnia.

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Immobile e Insigne due amici che si sfidano

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Immobile e Insigne due amici che si sfidano

Avversari, ma sempre amici. E’ la storia di Ciro Immobile e Lorenzo Insigne, che domani si sfideranno allo stadio Olimpico durante Lazio – Napoli ed entrambi sono capaci, da soli, di decidere le sorti della propria squadra. Nella stagione vissuta a Pescara con Zeman, come racconta l’edizione di oggi della Gazzetta dello Sport, sono stati spesso compagni di viaggio, soprattutto il martedì quando Ciro partiva da Torre Annunziata per raggiungere Frattamaggiore, a recuperare Lorenzo e poi procedere verso Pescara, in tempo per riprendere gli allenamenti. Era un’abitudine che ha cementato il rapporto tra le due famiglie, che ancora oggi resiste saldamente nonostante la distanza ed è per questo che domani sera si ritroveranno anche le due mogli, Jessica e Jenny

L’Angolo di Samuelmania – Il derby campano è del Napoli!

L’Angolo di Samuelmania – Il derby campano è del Napoli!

Napoli-Benevento, il derby campano viene stravinto dagli azzurri. Il Napoli è sembrato superiore alla squadra beneventana sin da subito e, dopo pochi minuti, va a segno con Allan. Da lì inizia la goleada con Callejon, Insigne e la tripletta di Mertens. Ora testa alla gara di domani, mercoledì si va a Roma contro la Lazio e sabato ancora in campo contro la Spal. Forza azzurri sempre!

a cura di Samuele Esposito

Il miracolo di San Gennaro si è ripetuto. Buon auspicio per Napoli e la Campania

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Il sangue di San Gennaro si è sciolto. Un buon auspicio per la città di Napoli e la Campania tutta.
Alle 10:05 il cardinale Sepe ha dato la lieta notizia ai tanti fedeli accorsi al Duomo per vedere il prodigio compiersi.

“Lo abbiamo trovato completamente sciolto all’apertura della cassaforte – ha annunciato il cardinale Sepe – e dopo la Santa messa lo presenteremo alla venerazione uscendo dalla Cattedrale per benedire la città, la regione e l’Italia e la Chiesa. Grazie al Signore che ancora una volta ha manifestato la sua bontà nei riguardi di noi tutti napoletani”.

Pace, lavoro e tranquillità questo è il tris che i napoletani hanno chiesto al loro Santo Patrono, e la liquefazione completa del sangue non può che essere di buon auspicio.

Barella nel mirino dell big italiane, il Cagliari lo blinda fino al 2021

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Barella nel mirino dell big italiane, il Cagliari lo blinda fino al 2021

Un talento Made in Cagliari che a soli 20 anni ha già una forte personalità, nessun timore e un ritmo elevato in allenamento. Stiamo parlando di Nicolò Barella, che in pochi mesi ha stregato l’Italia U21 e ha segnato il primo gol in Serie A, domenica contro la Spal.

Barella è cresciuto alla scuola calcio Gigi Riva, plasmato da Gianfranco Matteoli e perfezionato da Massimo Rastelli. L’esplosività e la freschezza dell’età sono doti che usa in partita dove, finora, è sempre stato il migliore dei suoi, durante le partite contro Juve, Milan, Crotone, Spal e nella sfida contro la Spagna con l’U21 di Di Biagio. Nel gennaio 2016 fu spedito al Como: ci andò con le lacrime, insieme con la compagna Federica e il suo agente Alessandro Beltrami. A Como fece 16 presenze, ma retrocesse e in quella squadra c’erano anche Scuffet e Bessa. Poi è ritornato a Cagliari e grazie ai consigli di Rastelli e alla sua maturazione caratteriale è diveuto titolare giocando 28 partite nella massima serie. Adesso è addirittura seguito con attenzione dal tecnico della nazionale Ventura.

Il presidente Giulini l’ha bloccato fino al 2021 con un contratto pieno di bonus: il centrocampista guadagna già 400 mila euro ma può triplicare il suo ingaggio perchè c’è l’interesse delle big d’Italia ma anche Atletico Madrid, Siviglia e qualche squadra inglese. Giulini assicura che non verrà ceduto a gennaio, ma a giugno andrà riscattato Pavoletti e ci sono le spese dello
stadio. Viene valutato oggi intorno au 18-20 milioni, ma può giungere velocemente ad un valore di 25 milioni. Lo racconta l’edizione di oggi della Gazzetta dello Sport.

Di Maio è controcorrente dal punto di vista dell’età: il fascino rassicurante delle pantere grigie

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L’attuale vicepresidente della Camera sarà un candidato trentunenne mentre nell’epoca della rabbia populista – nota Gianni Riotta – i leader “anziani” tornano alla ribalta, da Berlusconi a Trump, da Corbyn a Lula. E’ la stagione delle “pantere grigie”.

Donald, Silvio e Corbyn, quel fascino rassicurante delle pantere grigie

Nell’era della contestazione ai potenti gli “anziani” leader tornano alla ribalta

Da battutisti restano formidabili: Silvio Berlusconi folgora il candidato premier dei 5 Stelle Luigi Di Maio come «Meteorina», Donald Trump irride il dittatore nordcoreano Kim Jong-un come «Rocket Man». Ottantuno anni la settimana prossima per l’ex presidente del Consiglio, 71 compiuti per il presidente degli Stati Uniti, Berlusconi e Trump guidano l’Eterno Ritorno dei leader veterani, capaci, pur nell’era del populismo rampante, di tener il passo dei giovani, bruciati in fretta.

Dostoevskij insegna 

Il capo del ’68 in America, il pittoresco Jerry Rubin, predicava «Non fidarti di nessuno oltre i 35 anni» e lo scrittore russo Dostoevskij sanciva «Chi vive oltre i 40 anni? Solo gli sciocchi e i ribaldi!». Ebbene, la fede nella giovinezza come riscatto dell’umanità, che destra e sinistra tanto promossero nel secolo scorso, appare perduta. Per tornare al governo i laburisti inglesi elessero segretario un giovane deputato di 41 anni, Tony Blair, che li porterà al governo per un record di tre volte, ma per disfarne l’eredità liberalsocialista il Labour Party sceglie Jeremy Corbyn, 68 anni e il vezzo di mostrarne di più con le vecchie giacche a vento da sindacalista e il bric-à-brac antiquario della sinistra di piazza, dal terzomondismo di Chavez all’odio per la Nato. Corbyn tranquillizza elettori over e under 40, la sinistra marcerà unita, come quando il vivace socialista Michael Foot andava a perdere, tra slogan e picchetti in miniera, contro Lady Thatcher.

Uno sguardo al XXI secolo conferma il fascino delle Pantere Grigie al potere. Contro Trump si battono un’irrefrenabile Hillary Clinton, 70 anni a ottobre, per nulla azzittita dalla sconfitta e autrice di un combattivo best seller di memorie, la deputata Nancy Pelosi 77 anni, disposta ad allearsi con il diavolo presidente per stoppare le misure anti emigrazione, il senatore di sinistra Sanders, 76 anni passati a rivendicare scuola e sanità gratis. In Brasile il presidente Temer compirà a giorni 77 anni, è coinvolto nelle trame di corruzione dell’inchiesta Lava Jato ma tiene duro, e neppure l’ex presidente sindacalista Lula, 72 anni in ottobre, passato da padre della patria a imputato, pensa alla pensione: entrambi strizzano l’occhio agli elettori, questa classe politica vi ha dato il miracolo economico, perché buttarci via?

In India Narendra Modi soffierebbe – se l’ascetismo non lo proibisse- su 67 candeline, ma resta in vantaggio sulla dinastia dei giovani Gandhi perché il mix di populismo hindu, religiosità monacale, cruccio austero lo rendono credibile allo sterminato Paese dove convivono la Silicon Valley di Bangalore, il cinema di Bollywood e decine di milioni di poveri che cucinano la cena con sterco bovino. Sul quarantaduenne Matteo Renzi sono entrati in tackle Beppe Grillo, l’anno venturo 70 anni, e Massimo d’Alema 68, che tentando di mediare con il coetaneo Pisapia ritrova i toni della gioventù in Fgci a Pisa, «Io gli spacco la faccia e mi tolgo gli occhiali», duro alla Clint Eastwood, veterano di «Gran Torino».

Sembrano quasi «giovani» la formidabile Angela Merkel, che si appresta a rivincere le elezioni in Germania, sempre «ragazza dell’Est» a 63 anni, Putin che festeggerà a 65 il centenario della Rivoluzione russa magari virile a torso nudo, l’hidalgo spagnolo Rajoy, 62 anni, la premier inglese Theresa May 60, il presidente del Parlamento europeo Tajani, 64. E papa Francesco non rivoluziona forse la Chiesa, rimettendo il Vangelo al centro del Vaticano, a 80 anni suonati? Età e candore lo rendono amabile, sincero, per milioni di fedeli.

Insomma, esser giovani non è più una virtù, e l’eccezione francese del presidente Emmanuel Macron, 39 anni, non è forse temperata dalla presenza costante della moglie Brigitte, minigonne sfoggiate con nonchalance a 64 anni mentre il marito, suo ex allievo, prova a cambiare finalmente il Paese? Con verve Berlusconi parla della sua «estate monacale, malgrado sia ancora birichino», lancia Tajani premier (per ora), un piano Marshall per l’emigrazione e riforme che non volle avviare nelle lunghe stagioni di governo seguite al 1994.

Ci pensano loro 

In anni in cui infuria la rabbia on e offline, cadono partiti secolari, dai blog si denunciano tradizioni e verità antiche, uomini e donne anziani restano alla ribalta, grazie all’effetto rassicurazione. Grillo lascia apposta argentati i boccoli di scena, Berlusconi scherza sul «patto col diavolo per ringiovanire», Trump usa battute datate su donne e minoranze ormai al bando nei campus universitari: tutti trasmettono l’identico messaggio cifrato, niente paura, ci pensiamo noi, il passato non scomparirà, i tempi beati di prima della crisi 2008 torneranno, non angosciatevi.

Naturalmente nessuno dei decani, destra, centro, sinistra o populisti, potrà fermare la tumultuosa foga del presente, automazione, effetto serra, migrazioni, diritti, Intelligenza Artificiale, saranno il nostro futuro per cento anni. Ma il sorriso di Berlusconi, il pugno chiuso da assedio di Madrid 1936 di Corbyn, la grinta macho di Trump, la commedia all’italiana di Grillo, prima spaccare computer a teatro ora, a detta del Financial Times, usarli con Davide Casaleggio come crocevia di business, profitti ed elezioni, ciascuno a modo proprio offrono all’opinione pubblica smarrita il balsamo di un messaggio impossibile: il passato del lavoro sicuro 9-5, pensione a 55 anni, vacanze al mare, per magia, tornerà, parola di veterani.

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Bellinazzo: “Per uno stadio di qualità occorrono 350mln, il Napoli sfrutti le nuove normative Uefa e la Champions”

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Bellinazzo analizza come sia cambiato il calcio dopo gli ultimi movimenti di mercato

Marco Bellinazzo, giornalista del Sole24ore, descrive come è cambiato il calcio dopo gli ultimi movimenti di mercato milionari, nel libro «I veri padroni del calcio» (Feltrinelli), che sarà presentato domani a Napoli con Maurizio de Giovanni. Il giornalista segue l’evoluzione della squadra di De Laurentiis e alcuni aspetti attirano la sua attenzione. La costruzione dello stadio e del centro sportivo. Al quotidiano Il Mattino dichiara: “Per uno stadio di qualita’ da 60mila posti, il minimo perche’ sia redditizio e incida sui ricavi, occorre un investimento di 300-350 milioni. Il Napoli ha oggi ricavi tra stadio, commerciale e diritti tv nazionali di 130 milioni circa e un costo della rosa piu’ o meno equivalente. Deve quindi tenere gli altri costi organizzativi al minimo e senza Champions o plusvalenze va in rosso strutturale di circa 20 milioni a stagione. Mantenendo stabili i costi organizzativi e i costi della rosa il Napoli dovrebbe sfruttare al massimo i prossimi 5 anni in cui con le nuove norme Uefa e i 4 posti in Champions assicurati e’ molto probabile che la squadra partecipi alla massima competizione almeno 4 volte. Considerando anche le entrate della stagione in corso per la Champions, e’ presumibile che il Napoli incassi in queste 4 partecipazioni almeno 200 milioni, che andrebbero vincolati al progetto del nuovo stadio. Si potrebbero poi vendere i naming rights dello stadio oppure accendere un prestito agevolato col Credito sportivo“.

Sul centro sportivo: “Il Napoli deve diventare “hub” territoriale delle scuole-calcio campane e del Mezzogiorno. La Nazionale
del Sud. Un centro sportivo di qualità con campi e scuole costa circa 30-40 milioni. Il Napoli, con un investimento annuo di 10 milioni, potrebbe formare calciatori per la prima squadra o da vendere vista la crescita mondiale della “domanda” di calciatori“.

Non è “Il giocatore di biliardo”, ma Branduani vola in alto nella porta della Juve Stabia

Non è “Il giocatore di biliardo”, ma Branduani vola in alto nella porta della Juve Stabia

“Soltanto l’erba sull’altopiano, è verde un po’ di più. Ma non c’è da pensarci su. Non c’è da stenderci su la mano, cercando di capire qual è il punto dove colpire. Tic-tac, tic-tac. Per ogni geometria. Tic-tac, tic-tac. Ci vuole fantasia”, recita così il ‘Giocatore di Bialiardo’ di Angelo Branduardi. Un po’ quello che può capitare, con le dovute proporzioni ad un portiere di calcio, costretto a tuffarsi sul manto verde, erboso, a distendere la sua mano per evitare di subire gol.

E’ il caso di chi come nome si avvicina, di chi come ruolo svolge il portiere, magari con la passione per il canto, ma con l’obiettivo di difendere i propri pali, quelli della Juve Stabia. Paolo Branduani questo lo sa bene e in questo avvio di stagione sta mostrando il suo valore. Eppure all’inizio le idee erano diverse, con la voglia di puntare sul duo Bacci-Zanotti e Polverino alle spalle per crescere. Poi l’inversione di marcia e l’arrivo dell’esperto portiere che anche nella sfortunata gara col Trapani ha messo in mostra le sue doti migliori, meritandosi, forse l’unico, voti alti in pagella. Si supera in almeno tre occasioni per tenere in partita le vespe, ma i compagni però non lo aiutano.

Ora la testa è alla Paganese, c’è subito da riscattarsi, “ecco perché si trattiene il fiato. Finchè si resta giù. E per sempre vuol dire mai più…”

a cura di Ciro Novellino

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Théréau: “Mertens segnerà più di Dybala, a Napoli ha trovato la sua dimensione”

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Cyril Théréau, attaccante della Fiorentina, ha rilasciato un’intervista al quotidiano sportivo Tuttosport:

Dybala può vincere la classifica marcatori?

«Io credo che alla fine segnerà di più Mertens».

Lo dice per amicizia (lei e Mertens a giugno siete stati in vacanza assieme in Grecia) o perché ci crede davvero?

«Da ragazzo il giocatore che ammiravo di più era Zidane, la stella. Ora, oltre a Nainggolan, è Dries: è forte in tutto, ha
ricevuto tante proposte ma a Napoli ha trovato la sua dimensione. E continuerà a segnare tanto perché gioca in modo diverso rispetto a Dybala che oltretutto deve convivere con Higuain e Mandzukic».

Lei crede a un Higuain in crisi?

«L’Higuain dell’ultimo anno a Napoli è l’attaccante più forte che abbia mai incontrato. A Torino è un giocatore diverso ma non so perché, forse per un modo di giocare diverso».

Che giocatore è Federico Chiesa?

«Ce ne sono pochi come lui alla sua età, è maturo, completo, con qualità fuori dal comune. Visto che ce lo abbiamo va sfruttato nel migliore dei modi. Per fortuna Pioli fa giocar bene e anche per questo sono felice di essere qui».

Agguato nel Napoletano all’alba, freddato un uomo di 52 anni

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Giuseppe Raimo, 52 anni, è  stato freddato intorno alle 4 di questa mattina nel Parco Verde di Caivano.
A soccorrerlo un suo vicino di casa, che l’ha condotto in auto all’ospedale di Frattamaggiore San Giovanni di Dio. Una corsa disperata al nosocomio che però non è servita a salvare la vita all’uomo, che è deceduto all’alba.

La vittima aveva dei precedenti penali, in particolare per furto e possesso di droga. Sul luogo dell’aggressione sono state trovate dalla polizia tracce di sangue e un bossolo.

In corso le indagini.

Italicum e sviluppi politici italiani sono sotto la lente di Washington

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“Se l’ Italicum resta intatto Grillo può vincere le elezioni”, scrisse l’ambasciatore a Roma John Phillips in un rapporto inviato al Dipartimento di Stato lo scorso primo dicembre, poco prima del referendum che Renzi perse.

“Se l’ Italicum resta intatto, Grillo può vincere le elezioni”

Così il Dipartimento di Stato ha letto la politica italiana a cavallo del referendum

NEW YORK – Matteo Renzi «non è obbligato a dimettersi», ma probabilmente lo farà. Subito dopo però potrebbe ricevere un nuovo incarico dal presidente Mattarella, e «ripresentarsi davanti al Parlamento per un voto di fiducia sul Renzi 2.0». Sembra un auspicio, più che un’analisi politica, questo che l’ambasciatore John Phillips inserisce nel rapporto inviato a Washington il primo dicembre dell’anno scorso. Siamo alla vigilia del referendum costituzionale, e dai documenti che La Stampa ha ottenuto nel rispetto delle leggi americane, gli Stati Uniti temono che la sconfitta del premier esponga l’Italia al rischio di una deriva estremista e populista, e di una crisi economica e bancaria. Ma quello che preoccupa di più, in prospettiva, è l’arrivo di Grillo a Palazzo Chigi: «Se vincesse il sì e l’Italicum restasse intatto, potrebbe vincere le prossime elezioni e formare il governo».

Superata la linea di confine

La scelta Grillo-casaleggesca su Di Maio supera la linea di confine

Il 30 novembre Phillips firma un primo rapporto dedicato allo «Short-Term Economic Outlook on Referendum», la prospettiva economica a breve. Via Veneto dà per scontata la vittoria del «No», e cerca di spiegare a Washington i pericoli: «I nostri contatti nel governo hanno sminuito le potenzialità di reazioni negative dei mercati immediate e serie. Tuttavia l’incertezza riguardo il futuro di Renzi, e la minaccia dell’instabilità politica, hanno aumentato la volatilità guardando al 2017, anno in cui l’Italia siederà nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu e ospiterà a maggio il G7. Ciò potrebbe comportare difficoltà per le banche in cerca di capitali, creando sfide immediate per il piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena. Nonostante il debito pubblico sia posizionato per sopportare le turbolenze dei mercati, la volatilità successiva al referendum potrebbe alzarne i costi. Data la convinzione nei settori di affari e finanza che il «No» sia stato già messo in conto dalle borse, l’Italia potrebbe essere colta di sorpresa, se qualunque ripercussione seria dovesse emergere a causa del risultato, minacciando la crescita (già debole), e complicando le relazioni con l’Unione europea». Phillips nota che «le azioni delle banche italiane sono scese del 14% dal voto sulla Brexit, mente il 25 novembre lo spread rispetto ai bond tedeschi è salito a 191 punti, il livello più alto dal maggio 2014». Riporta che «il settore privato favorisce le riforme, ma rigetta l’ipotesi di una catastrofe se vincesse il No».

M5S, Di Maio Candidato premier, Candidati

Di Maio corre da solo: la base insorge

Cita l’appoggio di Confindustria, «a cui si è aggiunto di recente quello del ceo di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne», ma aggiunge che l’associazione degli industriali «non si aspetta ramificazioni economiche negative». Rivela un incontro avuto il 21 novembre con i dirigenti della Banca d’Italia, «che si aspettano un po’ di volatilità dopo la vittoria del No, ma non la fine del mondo». Anche «i leader delle due principali banche italiane ci hanno detto che non sono preoccupati. Uno, durante un incontro avuto il 21 novembre, ha definito il referendum un “non evento”; l’altro, il 28 novembre, ha detto che i rischi sono “gestibili ed esagerati”». Phillips però resta preoccupato per il Monte dei Paschi di Siena, che «lancerà il suo aumento di capitale da 5 miliardi di euro il 6 dicembre», e Unicredit, che lo farà il 13: «Le condizioni instabili dei mercati minacciano il successo dei piani di entrambe le banche. Ma mentre Unicredit ha riserve sufficienti, un collasso di Mps potrebbe richiedere un intervento doloroso». L’ambasciatore poi rivela il suo vero timore, citando un rapporto scritto l’11 novembre dalla Deutsche Bank: «I mercati finanziari restano più preoccupati per i rischi di medio e lungo termine, ossia una potenziale vittoria elettorale del Movimento anti establishment 5 Stelle nelle prossime elezioni generali, da tenersi non più tardi del marzo 2018».

Donald, Silvio e Corbyn, quel fascino rassicurante delle pantere grigie

Di Maio è controcorrente dal punto di vista dell’età: il fascino rassicurante delle pantere grigie

Phillips sta scrivendo dopo il successo di Trump alle presidenziali, e quindi sa che questi rapporti rappresentano la sua eredità politica, consegnata a chi gestirà le relazioni con Roma dopo di lui. Perciò acquista ancora più importanza il documento che invia il primo dicembre, per sfatare cinque miti sul referendum: «Le tendenze politiche europeee e americane sono un fattore in vista del 4 dicembre, ma le circostanze domestiche italiane guidano le intenzioni degli elettori». Il pronunciamento su Renzi viene prima del vento della Brexit o di Trump. Il primo mito da sfatare è che il premier doveva evitare il referendum: «È falso. La costituzione lo impone, se una sua riforma è approvata dal Parlamento con una maggioranza inferiore ai due terzi». Il secondo è che poteva concentrarsi su altre priorità: «Il governo Renzi era stato creato per fare le riforme. Il presidente Napolitano aveva accettato di prolungare il suo mandato a questa condizione». Semmai il rimpianto sta nella fine della cooperazione con Berlusconi: «Se fosse continuata, la riforma avrebbe ottenuto i due terzi in Parlamento, eliminando la necessità del referendum». Il terzo mito è che la riforma apre la strada di Palazzo Chigi a Grillo: «La legge elettorale è stata già fatta, non è oggetto del referendum. In effetti se vincesse il Sì e l’Italicum restasse intatto, M5S avrebbe una possibilità realistica di vincere le prossime elezioni e formare il governo. Ma la riforma costituzionale non dipende dalla legge elettorale, e nulla impedisce al Parlamento di cambiarla in futuro. I pro e i contro del maggioritario non sono sulla scheda il 4 dicembre». Il quarto mito è che la riforma dà troppi poteri al premier: «Ne dava di più quella tentata da Berlusconi nel 2006. È ironico che uno degli argomenti di M5S contro la riforma stia nel fatto che il nuovo Senato lo frenerebbe, se andasse al potere, perché è basato sulle Regioni che il Movimento non controlla». Il quinto mito è che la premiership di Renzi finirà con la sconfitta. Qui Phillips fa il ragionamento riportato all’inizio, nella speranza che il premier si dimetta, ma per ottenere un nuovo incarico. Del resto lo stesso presidente Obama, ricevendolo in ottobre alla Casa Bianca, aveva auspicato che il capo del governo restasse al suo posto qualunque fosse stato l’esito del referendum.

Il quinto mito però non si rivela tale, e il 5 dicembre l’ambasciatore invia a Washington un rapporto classificato come «sensitive», in cui si chiede: «Italy Votes No: Where Do We Go From Here?». Dove finirà ora l’Italia? Renzi «ha sbagliato a personalizzare il referendum, e il suo ruolo come baluardo contro populismo ed estremismo è stato duramente indebolito», ma Grillo «non è sulla soglia del potere». Phillips non crede alle elezioni anticipate: «L’esuberanza di M5S maschera una crisi di leadership nel Movimento, che gli renderà difficile giocare un ruolo responsabile nei prossimi mesi. Secondo molti osservatori l’appello per il voto è un bluff. M5S vuole più tempo per gestire la crescente crisi interna e sanare lo scisma tra i pragmatici, guidati da Di Maio e Di Battista, che vogliono il governo, e l’ala ortodossa condotta da Roberto Fico, che diffida dell’ambizione politica ed è frustrata dai crescenti scandali ed errori di gestione nel partito. Chiedendo le elezioni anticipate nonostante l’impossibilità tecnica di farle, il Movimento raccoglie i benefici del ritardo, senza partecipare al mercato delle vacche che i suoi membri oppongono visceralmente». Quanto a Berlusconi, «sollecita prudenza e suggerisce che l’attuale maggioranza può durare fino al 2017, per guadagnare tempo a favore del suo ritorno». Renzi invece si riprenderà il partito, per purgare gli oppositori di sinistra e guidarlo alle prossime elezioni: «Il sistema delle primarie aperte garantisce la sua vittoria nella corsa a segretario. A quel punto si concentrerà sulla ricostruzione, che includerà l’eliminazione dei dissidenti».

Nei rapporti successivi Phillips si arrovella sulle ipotesi di governi tecnici o istituzionali, e sulla girandola dei candidati, ma quando nasce l’esecutivo Gentiloni tira un sospiro di sollievo, anche se è «la fotocopia di quello Renzi, e D’Alema avverte che costerà al Pd un altro 5% di voti». L’ambasciatore nota soprattutto le conferme di Padoan, Calenda e Pinotti, e la promozione di Minniti all’Interno, come conferme del fatto che la stabilità dell’Italia, almeno per ora, è salva.

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Cordoba: “Juve, Napoli e Inter più forte delle altre: troppa differenza”

Le sue parole

L’ex difensore colombiano dell’Inter, Ivan Ramiro Cordoba ha parlato alla Gazzetta dello Sport:

Sa che tre squadre a punteggio pieno dopo 4 turni non si vedevano dal 1960?

«La classifica sta dicendo che Juventus, Napoli e Inter hanno qualcosa in più degli altri. E anche che la forbice tra grandi e piccoli club si allargata. Quando io giocavo in Serie A, non si vedeva tutto questo divario tecnico e ogni trasferta era dura».

Consigli colombiani per la Serie A?

«Tre nomi secchi: in difesa Yerri Mina del Palmeiras e Oscar Murillo del Pachuca, in avanti Edwin Cardona, il centrocampista offensivo che gioca in Argentina con il Boca Juniors».