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Castellammare di Stabia, emerge un nuovo nome per la carica di vicesindaco

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Poche ore e poi Castellammare di Stabia conoscerà il suo nuovo vicesindaco. Spunta ancora un altro nome su chi potrebbe ricoprire questa carica, quello del Generale dei Carabinieri Giorgio Piccirillo, sostenuto da Area Civica.

Il primo cittadino stabiese Antonio Pannullo si è  preso ancora un po’ di tempo prima di rivelare le decisioni riguardo al suo staff di governo. Intanto solo ieri si parlava dell’avvocato Casimiro Donnarumma come vicesindaco.  Ultimi momenti di agitazione e di incertezza e poi si scioglieranno tutti i nodi.

/Fonte: Metropolis

Dall’Algeria – Ghoulam non vuole più andare in nazionale

Dall’Algeria – Ghoulam non vuole più andare in nazionale

Dopo l’attacco febbrile patito al termine della gara contro il Cagliari, Faouzi Ghoulam non è partito alla volta dell’Algeria. Secondo i media algerini, questa decisione sarebbe stata avallata dal medico del Napoli ovviamente, che ha sconsigliato al giocatore di viaggiare per le successive 48 ore alla gara giocata domenica. Scelta che non è piaciuta affatto al CT Alcaraz. Ghoulam dovrebbe comunque presentarsi mercoledì ad Algeri per il check up medico con il dottore della nazionale, ma al momento non ci sono certezze. Dall’Algeria fanno sapere che Ghoulam non ha più intenzione di rispondere alle prossime convocazioni della nazionale.

Spagna e Catalogna: abbiamo perso tutti!

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“La più terribile delle sensazioni è la sensazione di aver perso la speranza” avrebbe detto Federico Gargia Lorca ,assistendo agli scontri ai seggi avvenuti ieri in Spagna, avvenimenti che hanno segnato irrimediabilmente il volto della politica Europea.

ll giorno dopo, il più confuso della storia della Spagna, abbiamo dinanzi un quadro referendario-fantasma della Catalogna,che ha terremotato definitivamente l’Unità Nazionale. Quindici ore dopo il totale delle persone ferite negli scontri tra polizia e cittadini sono di 716, un uomo in fin di vita, una donna che rischia di perdere un occhio colpita da un proiettile di gomma proibito dalla legge.

Il Governo Catalano chiuso e alla sbando.

Il quadro di quanto la situazione sia preoccupante è il fatto ieri nel pomeriggio si è giocato al Camp Nou la partita di campionato contro Las Palmas a porte chiuse per evitare scontri. Dimostrazione del fatto che la situazione è molto grave. Ma perchè la Catalogna vuole l’indipendenza dalla Spagna?
Fino a pochi anni fa le rivendicazioni catalane era basate soprattutto sulle radici storiche e culturali della regione, caratterizzata da un alto livello di autonomia e dall’uso di una lingua propria. Oggi invece la spinta indipendentista è basata soprattutto su ragioni politiche ed economiche. I movimenti separatisti rivendicano infatti la massima libertà nella gestione della Catalogna, Comunità autonoma dalla fine degli anni ’70 e tra le regioni più industrializzate della Spagna, rifiutando le pressioni e i limiti imposti dal governo centrale e dalla Costituzione.

Adesso che le urne sono chiuse, o sequestrate ,adesso che i riflettori si sono abbassati e gli scontri tra polizia e cittadini inermi che volevano,votare hanno turbato gli sguardi perbenisti dei democratici di mezzi Europa, adesso che si asciuga il sangue sui marciapiedi di centinaia di feriti ,la Spagna e la Catalogna si trovano esattamente allo stesso posto deve si trovavano ieri.

Ma la ferita è tutta da ricucire ed è infetta da quella che gli Spagnoli definiscono un “golpe scissionista” e i catalani considerano una repressione ingiustificata dei loro diritti fondamentali. C’è da osservare che la l’Europa è rimasta a guardare senza intervenire, ma non può ignorare che la Costituzione Democratica Spagnola, e quindi il diritto a cui tutta la UE si deve attenere, considera illegale il voto catalano.

Ora se una Costituzione di uno Stato membro considera illegale un atteggiamento e dei meccanismi questi non devono avvenire? E se avvengono l’UE vieta l’uso delle armi contro i propri cittadini agli Stati membri dell’UE?

Allora perchè ieri abbiamo assistito impotenti ad  un popolo che si massacrava

Non si può non vedere che l ‘Indipendenza a Barcellona si nutre dell’essenza dell’Europa. I Paesi sono pieni di scissionisti in fermento credo che l’Europa sia l’unica forza capace di dare risposte concrete . I Catalani e gli Spagnoli sono prima di ogni cosa cittadini Europei,

Dai tempi del franchismo non si vedeva una tale violenza di stato ed è per questo che è giusto che l’Europa intervenga perchè ieri hanno perso tutti perso in dignità e valori ,questa non è una questione interna questa è una questione che riguarda i cittadini Europei tutti.

Hamsik: “Sarri mi cambia per preservarmi, ma anche quando gioco male. Maradona? C’è ancora tempo”

Le sue parole

Marek Hamsik  ha parlato a sport.aktuality.sk:

Il Napoli in testa alla serie A ti rende di buon umore, giusto?

“Sicuramente sì. Abbiamo avuto un ottimo inizio di campionato. Sette partite, sette vittorie, è molto insolito. Quindi siamo contenti di essere stati in grado di fare questo cammino“.

Inoltre hai fatto gol e ti avvicini al record di Maradona, giusto?

“Senza dubbio, l’obiettivo era tornare al gol. Sono contento che è accaduto. Per quanto riguarda Maradona sto arrivando, ho un’intera stagione, quindi non è un problema (sorride, ndr)”.

Anche ora, ma ci sono Juventus e Inter

“Anche la Roma sarà coinvolta, quindi sappiamo cosa ci aspetta dopo le gare con la nazionale. Abbiamo una settimana pesante con Roma, Manchester City e Inter. Solo dopo capiremo dove possiamo arrivare“.

In precedenza non hai voluto parlare delle troppe sostituzioni, puoi dire qualcosa di più adesso? Ne hai anche parlato con l’allenatore?

“Sì, l’ho fatto. Quando l’allenatore mi ha sostituito, lo ha fatto perchè voleva preservarmi, a volte non è stato solo il risparmio, ma anche una cattiva performance, ma ora è tutto è tutto ok”.

Napoli in tilt: forti disagi per lo sciopero dei lavoratori Anm. Le loro motivazioni

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Ieri una Napoli in protesta, l’intero capoluogo paralizzato per lo sciopero dei mezzi pubblici. I forti disagi sono stati una conseguenza del malcontento dei lavoratori Anm, che non hanno approvato l’accordo raggiunto dalla società riguardo le modalità di selezione degli addetti del servizio. 24 ore di protesta e notevoli ripercussioni sul traffico veicolare. Sono state ferme la linea 1 della metropolitana, le funicolari cittadine, le scale mobili e i servizi intermodali e il trasporto di superficie.

La contestazione ha contato un gran numero di adesioni, confermando le previsioni delle voci sindacali. C’è stata anche una manifestazione in Piazza Municipio, dove lavoratori  e sindacati, davanti alla sede del comune, hanno chiesto garanzie occupazionali e l’impegno, a chi è di dovere, di rilanciare il settore in chiave rigorosamente pubblica.

Europa: «Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione»

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La Catalogna ignora Madrid e si rivolge a Bruxelles per trattare direttamente con l’Unione europea. Dai palazzi delle istituzioni comunitarie, però, rispondono che il referendum è illegale e avvertono: «Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione».

L’Ue: referendum illegale ma la violenza non serve

Il monito: “Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione”

BRUXELLES – Il silenzio non poteva più continuare. Ma c’è voluta un’ulteriore notte di riflessione per arrivare a una presa di posizione di Bruxelles dopo la domenica di scontri in Catalogna. Soltanto ieri a mezzogiorno, richiesta da più parti, si è (finalmente) fatta sentire la voce della Commissione Ue.

Non quella del presidente Juncker e nemmeno quella di qualche altro commissario (la competenza sarebbe dell’olandese Timmermans): il compito è stato affidato al portavoce dell’esecutivo. Che in sostanza ha espresso cinque concetti: per l’Ue «il referendum è illegale», la questione rimane «un affare interno alla Spagna», anche se ora bisogna passare «dallo scontro al dialogo» perché «la violenza non può mai essere uno strumento», ma c’è «fiducia nella leadership di Rajoy per gestire questo processo». E ancora: se un giorno dovesse esserci un referendum «in linea con la Costituzione», una Catalogna indipendente finirebbe «fuori dalla Ue».

Il portavoce, Margaritis Schinas, ha respinto come un muro di gomma tutte le domande più insidiose, limitandosi alla dichiarazione scritta. Né ha risposto alla richiesta di condannare l’uso della forza da parte della Guardia Civil. Si è lasciato soltanto scappare che la Commissione «non ha alcun ruolo da giocare» in una possibile mediazione, richiesta da più parti. L’opinione di Bruxelles è che Madrid e Barcellona se la debbano vedere tra di loro. Tra le righe c’è soltanto un invito (forse tardivo) al dialogo. La posizione dell’Ue resta di pieno sostegno al governo centrale (ribadita ieri pomeriggio da Juncker a Rajoy nel corso di una telefonata): per questo anche la critica per l’uso della forza è stata molto, ma molto, velata.

Un po’ più esplicite, invece, le parole di Tusk. Il presidente del Consiglio europeo ha spiegato di «condividere gli argomenti costituzionali» di Rajoy, ma ha detto di avergli lanciato «un appello perché trovi il modo di evitare un’ulteriore escalation e l’uso della forza». Per il futuro, certo. Ma con un riferimento indiretto a quanto successo domenica. Nessun commento, invece, dal presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, che pure ha sentito al telefono il compagno di partito Rajoy.

Il premier spagnolo ha parlato anche con altri due big della politica europea, Emmanuel Macron e Angela Merkel. Il presidente francese, senza fare accenni alla violenza, ha ribadito l’importanza «dell’unità costituzionale in Spagna» e ha assicurato che Rajoy «resta l’unico interlocutore». Una precisazione molto importante, che significa una cosa ben precisa: i francesi non hanno alcuna intenzione di proporsi per una mediazione. Pure la cancelliera tedesca non ha commentato ufficialmente i fatti di domenica, ma ha lasciato filtrare le sue speranze per un ritorno alla calma «sulla base dello Stato di diritto, del dialogo, nel quadro della Costituzione spagnola».

Sostegno a Madrid anche dall’olandese Mark Rutte, mentre su posizioni più critiche restano il Belgio e la Scozia. Dal ministero degli Esteri di Edimburgo è arrivato l’invito alla Spagna a «non ignorare il voto», visto che «una vasta maggioranza ha votato Sì». Domani pomeriggio alle 15 la questione sarà affrontata nel Parlamento europeo di Strasburgo: giovedì la richiesta di un dibattito era stata respinta, ma ieri anche gli eurodeputati hanno capito che non si può più girare la testa dall’altra parte. Per la Commissione resta solo «un affare interno» alla Spagna, ma tutti sanno che la questione catalana è un problema europeo.

vivicentro.it/politica
vivicentro/Europa: «Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione»
lastampa/L’Ue: referendum illegale ma la violenza non serve MARCO BRESOLIN INVIATO A BRUXELLES

Napoli-Inter, i biglietti in vendita da domani: i prezzi

I prezzi e i dettagli

I biglietti per la gara di Campionato SSC Napoli – FC Internazionale che si disputerà il 21 Ottobre 2017 ore 20.45 presso lo Stadio San Paolo di Napoli saranno posti in vendita a partire da Mercoledì  4 Ottobre 2017 ore 15.00. I tagliandi potranno essere acquistati presso tutti i punti vendita Listicket
Per tale evento non è consentito il cambio utilizzatore.

Questi i prezzi :
Tribuna d’ Onore € 120,00
Tribuna Posillipo  € 90,00
Tribuna Nisida     € 65,00
Tribuna Family € 30,00 / € 5,00 (tariffa ridotta)
Distinti € 50,00
Curve  € 30,00

Givova Scafati, domani la presentazione di main sponsor e divise ufficiali

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A pochi giorni dall’esordio ufficiale in campionato tra le mura amiche del PalaMangano, la Givova
Scafati presenta ufficialmente il main sponsor e le nuove divise ufficiali.
La conferenza stampa alla quale prenderanno parte i rispettivi vertici aziendali e societari, nonché i
responsabili marketing di entrambe le compagini e l’intero team gialloblù, è stata programmata per
domani, mercoledì 4 ottobre 2017, alle ore 12:15, presso la sala meeting dell’azienda Givova, sita a Scafati
(Sa), in via Domenico Catalano, 88.

/Basket Scafati 1969

A Lecce il taglio del nastro per l’Academy Point Kalos Arte&Scienza

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Il 10 ottobre, alle ore 18, presso Città di Lecce Hospital, il via ad un singolare Progetto

LECCE – Il 10 ottobre, alle ore 18, presso Città di Lecce Hospital, sarà inaugurato l’Academy Point che dà il via ad un importante progetto dell’Associazione di Promozione sociale Kalos Arte&Scienza. L’associazione, infatti, ha elaborato un progetto, ideato dalla sua Presidente Giovanna Politi, che si propone l’umanizzazione della medicina, attraverso l’arte, favorendo le relazioni medico-paziente-infermiere-familiare del paziente, in coerenza con gli attuali orientamenti in materia di legislazione sanitaria. Taglieranno il nastro il Magnifico Rettore dell’Università del Salento, Vincenzo Zara, e l’Assessore Regionale alla Cultura, Loredana Capone. Seguiranno alcuni interventi per illustrare la rilevanza del Progetto Kalòs Arte&Scienza. Poi, alle ore 19, il concerto con Michele D’Elia, pianista dell’Accademia della Scala di Milano, Fernando Greco, medico neonatologo dell’ospedale di Tricase e baritono per passione, e la soprano Adriana Martello.

Qui di seguito gli eventi preliminari che hanno permesso di elaborare e dare vita al significativo progetto sociale, artistico e scientifico. ll 14 giugno scorso, alla presenza del notaio Massimo Anglana, si è costituita a Lecce l’Associazione Kalòs Arte&Scienza. Presidente è stata eletta la scrittrice leccese Giovanna Politi, che ne ha ideato, promosso e curato l’omonimo Progetto, avente come finalità un dialogo empatico tra mondo scientifico e mondo artistico. Il Consiglio direttivo dell’associazione è composto da Gianni Bredice (anestesista rianimatore), Wojtek Pankiewicz (docente di diritto pubblico, Università del Salento), Federica Quarta (commercialista), Carlo Alberto Augieri (docente di letteratura ed ermeneutica, Università del Salento), Anna Maria Colaci (pedagogista, Università del Salento), Annarita Miglietta (linguista, Università del Salento). Tra i soci fondatori anche i componenti del Comitato artistico-scientifico: Maria Agostinacchio (storico dell’Arte), Eraldo Martucci (giornalista e musicologo), Anna Maria Manna (psicologa), Giovanni Felle (docente di storia dell’arte e scultore), Anna Maria Quarta (esperta di comunicazione), Alessandro Ruggeri (avvocato), Silvia Grasso (sociologa), Franco Massari (neurologo), Elena Calasso (infermiera).

Il Progetto “Kalòs Arte&Scienza” era stato annunciato il 19 e 20 maggio 2017, presso la Sala Convegni di Città di Lecce Hospital, con due giornate di relazioni e di performances artistiche sul tema “Arte e Scienza per una Comunicazione Empatica del Sentire e del Riconoscersi”. L’Arte, con il suo potere salvifico, incontra la Scienza in un connubio perfetto, perché le due possano ossigenarsi e trarre forza dal medesimo respiro. Il Progetto “Kalòs Arte&Scienza”, ormai definito in ogni dettaglio, sarà ospitato nelle scuole di ogni ordine e grado, negli ospedali, nelle carceri e sarà anche un progetto di Ricerca scientifica all’interno dell’Università del Salento. Il Progetto si avvale del sostegno di GVM Care&Research, Università del Salento, Conservatorio “Tito Schipa”, Ordine degli Avvocati di Lecce, Fondazione Città del Libro, Gallerie Art&Co, Fondazione Ettore Sansavini e di molti Comuni della Puglia e extra regione, come il Comune di Matera.

L’Associazione Kalòs Arte&Scienza, inoltre, lo scorso 10 luglio ha stipulato un Protocollo d’intesa con la Clinica Città di Lecce, nella persona dell’amministratore delegato, dr. Giuseppe Straziota, per avviare un rapporto di collaborazione volto alla realizzazione di iniziative artistiche e culturali destinate al personale medico, paramedico, infermieristico, ai pazienti e alle loro famiglie. Proprio in esecuzione di tale Protocollo martedì 10 ottobre s’inaugura l’Academy Point, una sala per i degenti attrezzata con strumenti musicali, biblioteca e attrezzature tecnologiche. A gestirlo saranno le sociologhe Marianna Latorre e Silvia Grasso e le psicologhe Anna Maria Manna e Michela Francia, in stretta collaborazione con il personale medico e infermieristico della struttura (referente il dr. Gianni Bredice) e con alcuni docenti dell’Università del Salento (referente Annarita Miglietta, docente di linguistica italiana). Saranno divulgate pubblicazioni scientifiche a sostegno di quello che sarà soprattutto un progetto di ricerca.

PROGRAMMA
Martedì 10 Ottobre 2017

Ore 18,00
Inaugurazione Academy Point

TAGLIO DEL NASTRO
Vincenzo Zara
Magnifico Rettore Università del Salento
Loredana Capone
Assessore alla Cultura Regione Puglia

BENEDIZIONE
S.E. Mons. Domenico D’Ambrosio
Arcivescovo Metropolita di Lecce

SALUTI
Giuseppe Speziale
Vice Presidente Gvm Care & Research

INTRODUCE
Giovanna Politi
Ideatrice e Presidente Kalòs Arte&Scienza

INTERVENTI
Giuseppe Straziota
Amministratore Delegato Città di Lecce Hospital
Vincenzo Zara
Magnifico Rettore Università del Salento
Loredana Capone
Assessore alla Cultura Regione Puglia
Wojtek Pankiewicz
Docente di Diritto Pubblico Università del Salento
Annarita Miglietta
Docente di Linguistica Italiana Università del Salento

Presentazione dell’installazione ambientale “Cielo” dell’artista Giovanni Felle, a cura dello storico dell’arte Maria Agostinacchio.

Cocktail

Ore 19,00
CONCERTO

 

Nino D’Angelo: “Sarri è uno senza giacca e cravatta. Insigne è come me, siamo venuti dal basso”

Le sue parole

Nino D’Angelo alla Gazzetta dello Sport:

Il 21 sarà a Roma, l’altra città della sua vita, ma prima c’è un appuntamento all’Olimpico.

«Roma-Napoli dopo la sosta: se resistiamo pure là, forse forse… In ogni caso, questa per anni è stata la “mia” partita, una festa del Sud. A Roma sono venuto ad abitare e in cambio ho ricevuto solo affetto».

Adesso cosa chiede alla musica, al Napoli, a Napoli?

«Dalla musica ho avuto un grande regalo: sono stato rivalutato, riscoperto, diciamo pure capito. Se potessi, troverei io una alternativa per Napoli, una speranza, un lavoro per chi è costretto ad andare via. Quello che chiedo al Napoli, invece, lo potete immaginare, ma voglio essere ingordo: portatemi pure la Champions!».

E sei motivi per cui questo è l’anno buono?

«Iniziamo dal bel calcio, forse il migliore in Europa. Poi l’attacco devastante, la difesa solida, la capacità di vincere partite difficili come contro la Spal e contro dirette concorrenti come la Lazio. Ultimo, Sarri: è speciale e ha fatto la nostra fortuna. Fa esattamente quello che pensa e che dice, tira avanti per la sua strada. Poi viene dal basso, è uno “senza giacca e cravatta”».

Alle altre stelle di questo Napoli che canzoni dedichiamo?

«A Mertens non una delle mie, ma un classico: Tu si ‘na cosa grande perché è grande, grandissimo. È una macchina. Io mi rivedo molto in Insigne: è un figlio di questa città venuto dal basso e a noi Napoli chiede giustamente tanto. Per questo, penso a Cantautore, canzone autobiografica che va bene anche per uno che fa cantare ‘o pallone. Inseparabili l’ho scritta nel 1989, perfetta per Reina che da noi non riesce a separarsi. Proprio come Hamsik».

A proposito, si è spiegato cosa porta uno slovacco a identificarsi così tanto con la città?

«Ma perché se la conosci davvero, da Napoli non te ne vai più via. Ti entra nelle viscere: chi non l’ha mai vissuta, fa prevalere una immagine distorta. Anche se i problemi sono tanti».

Ma si può anche dichiarare amore e poi andare naturalmente via. Lei come ha vissuto l’affare Higuain un anno fa?

«Esiste l’amore, ma pure lo stipendio e la carriera: non penso che altri al suo posto avrebbero fatto diversamente. Di certo ha fatto un errore perché un amore così grande non lo troverà più, anzi per me si è pentito».

Cosa può imparare, invece, il suo Napoli dalla Juve del Pipita?

«In questo momento, più che imparare, insegniamo calcio. Loro hanno più abitudine alla vittoria. Ma serve calma perché decidono gli scontri diretti. La festa, in caso, la faremo dopo».

Si ricorda quella del 1° scudetto?

«Una rivoluzione di popolo. Il “Che vi siete persi” al cimitero un colpo di genio che andrebbe ripetuto. Io ero a casa di un mio amico e poi andai da Peppe Bruscolotti: c’erano tutti i giocatori, arrivò anche Diego…»

Ecco, non è che Diego è stato troppo amato da Napoli? Un sentimento che a volte ha superato quello per la squadra?

«Era il migliore di tutti ed è venuto da noi: è come se fosse sceso sulla Terra per cambiare la nostra storia. Adesso c’è una squadra e non un solo giocatore che ci emoziona, ma Maradona non si può discutere. Una volta eravamo su un campo di calcio e mi disse: “Guarda che faccio?”. Prese la traversa uno, due, tre, quattro volte. Eravamo tutti a bocca aperta».

Anche solo per un momento ha mai “maledetto” il fatto di essere nato a Napoli?

«No, i momenti di sconforto esistono ovunque. Io qua vorrei rinascere e qua voglio morire. In mezzo a questa contraddizione vivente: Napoli è la passione nel volto della gente che non vince mai. Per questo, servirebbe un altro riscatto col calcio».

Barcellona chiede di mediare all’Europa

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La sfida della Catalogna il giorno dopo il referendum per l’indipendenza è una mossa politica: i leader indipendentisti ignorano Madrid e si rivolgono a Bruxelles, vogliono trattare direttamente con l’Unione europea. Dai palazzi delle istituzioni comunitarie, però, rispondono che il referendum è illegale e avvertono: «Una Catalogna indipendente finirebbe fuori dall’Unione».

Barcellona prende tempo “Pronti a trattare con l’Europa”

La strategia del leader Puigdemont: rimandata la proclamazione dei risultati Oggi sciopero generale in città. Rajoy incontra i socialisti per uscire dalla crisi

BARCELLONA – Dopo la giornata più intensa della sua storia recente, Barcellona si sveglia confusa. La domanda che circola è la più ovvia: «E adesso?».

Il clima in città resta tesissimo, sugli schermi dei cellulari scorrono le immagini delle cariche della polizia, per strada girano le camionette e nel cielo gli elicotteri non si fermano mai. Ognuno ha un episodio da raccontare sulla domenica «di vergogna e dignità», come titola il giornale indipendentista «Ara». Per il movimento catalano è fondamentale che la mobilitazione sia permanente. Non a caso, oggi, è stato proclamato uno sciopero generale «di tutto il Paese», non una normale astensione, ma una serrata che coinvolgerà negozi, fabbriche, musei e tutti i servizi pubblici comunali e regionali. I sindacati nazionali si sono sfilati, ma ci si aspetta un’altra giornata di piazze piene. La polizia spagnola continua a presidiare il territorio. «Se ne vadano subito» dice il presidente della Generalitat Carles Puigdemont. A questo scopo (tuttavia non raggiunto) vorrebbero contribuire gli alberghi di Calella, cittadina della Costa Brava che ha cacciato i 500 agenti che lì risiedevano.

Chi pensava a un’accelerata del governo catalano viene, però, smentito, almeno per ora. Ieri Puigdemont, dopo aver condannato con toni definitivi le operazioni della polizia, ha messo l’accento sulla volontà di dialogo, se non direttamente con il governo spagnolo (non c’è nessuna linea di comunicazione tra Madrid e Barcellona) almeno con l’aiuto di qualche mediatore magari internazionale: «L’Europa la smetta di guardare dall’altra parte». La «legge di rottura» fissa le date: 48 ore dopo la proclamazione dei risultati il parlamento di Barcellona approva la dichiarazione unilaterale di indipendenza. La data sarebbe domani, Madrid si preparava a reagire, ma gli indipendentisti utilizzano un escamotage per prendere tempo: i risultati non vengono ancora proclamati ufficialmente. Albert Rivera, il leader (catalano) del partito centrista Ciudadanos, crede che sia un trucco: «In 72 ore Puigdemont dichiara la secessione» dice chiedendo al premier Mariano Rajoy di togliere l’autonomia alla regione ribelle, applicando un articolo della costituzione spagnola, mai utilizzato. In effetti, questo rallentamento, racconta un dirigente della coalizione indipendentista, non va letto come uno stop: «Stiamo cercando il momento migliore, il Parlamento si potrebbe riunire nel fine settimana». I mercati intanto, a lungo immuni dalle vicende del referendum, iniziano a temere l’instabilità e a pagare sono soprattutto le banche catalane.

In attesa di capire fino a dove si spingano i catalani, il governo spagnolo cerca sostegno nell’opposizione: Rajoy vede i socialisti e Ciudadanos in vista di tempi ancora peggiori. Ma se i centristi lo appoggiano quasi caricandolo, il Psoe evita toni da santa alleanza: «Puigdemont e Rajoy si vedano subito», dice il segretario Pedro Sanchez. Ma la Catalogna indipendentista non ascolta: «Siamo già un altro Stato» si canta in piazza.

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lastampa/Barcellona prende tempo “Pronti a trattare con l’Europa” FRANCESCO OLIVO INVIATO A BARCELLONA

Italia, Ventura: “Se ci fosse un blocco Napoli convocherei tutti”

Le sue parole

Il ct Giampiero Ventura cha dichiarato in conferenza stampa: «Una volta c’erano i blocchi. Se ci fossero nove giocatori del Napoli, che sta giocando benissimo, andrebbe bene. Ma ne ho uno solo. Le nazionali ci sono sempre state e un allenatore che ha tanti giocatori convocati nelle varie selezioni deve essere contento. Malagò ha detto che non qualificarsi al Mondiale sarebbe una tragedia? Sono d’accordo. Prima si e’ parlato di apocalisse, poi di tragedia, io dico invece catastrofe. Esclusa la prima partita persa con la Francia a 48 ore dal mio arrivo, quando non conoscevo neppure i nomi di alcuni giocatori, a oggi abbiamo fatto 8 vittorie, 2 pareggi e una sconfitta. Metterei la firma su un nuovo filotto del genere».

Crippa: “Non me ne vogliano i miei amici napoletani, ma la Juventus è la favorita per lo scudetto”

Le sue parole

Massimo Crippa ha parlato alla Gazzetta dello Sport: «Non me ne vogliano i miei amici napoletani, ma la Juventus resta la favorita, al di là del mezzo passo falso di Bergamo, perché ha un organico superiore alla media ed anche superiore a quello del Napoli. Bisogna augurarsi che fili sempre tutto liscio, soprattutto dopo l’infortunio di Milik. Sarri sta impiegando un numero maggiore di calciatori e questo potrebbe rivelarsi importante in una stagione lunga e ricca di impegni. Per adesso il Napoli è una macchina perfetta ma, paradossalmente, capiremo se potrà vincere lo scudetto quando arriverà un pari o una sconfitta. Se il presidente saprà supportare il tecnico e l’ambiente resterà tranquillo vorrà dire che ci sono davvero le condizioni per provare a vincere il tricolore».

Sfumato il Napoli per Gilardino, l’ex campione del mondo firma con lo Spezia

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Si era parlato di un probabile Gilardino in maglia azzurra, soprattutto dopo l’infortunio di Milik. Ma nulla di fatto, solo voci di mercato. Ora l’ex campione del mondo è un giocatore ufficiale dello Spezia. Ha detto di sì ai bianconeri ieri pomeriggio dopo 4 mesi di corteggiamento da parte del delegato Luigi Micheli e del presidente Gabriele Volpi.

Domani si presenterà ai suoi nuovi tifosi allo stadio Alberto Picco con la maglia numero 10.

Bruno Conti: “Quando Maradona mi disse ‘vieni a giocare a Napoli’: ero convinto…”

Le sue parole

«Il Napoli e’ da scudetto, gioca il miglior calcio d’Europa e Sarri e’ il vero plus di questa squadra. Quanto a me, se giocassi in questo Napoli mi ritaglierei il posto di Callejon», parola di Bruno Conti che ha parlato a Il Mattino:

Le piace il Napoli?

«Mi piace? Mi entusiasma. E’ la squadra che offre il calcio migliore in Italia e in Europa. E’ bello vederla giocare e quest’anno vedo anche piu’ maturita’ di fronte alle difficolta’. Riesce sempre a rimediare e cercare di vincere le partite. E’ stata brava la societa’ con Giuntoli che ha cambiato pochissimo lasciando intatta l’ossatura della squadra. Si conoscono a memoria e fatemi fare i complimenti a Sarri perche’ e’ il campione di questa squadra».

L’attacco di piccoletti del Napoli e’ in grado di puntare allo scudetto?

«Assolutamente si. Se vedi il Napoli giocare non vedi mai un difensore arrivare in fondo e fare un cross per cercare di far gol di testa. E’ un Napoli che verticalizza molto, che gioca palla a terra, che ha dei giocatori favolosi per andare negli spazi e i centrocampisti che si inseriscono. Questa e’ la dimostrazione del lavoro che fa Sarri durante la settimana e quello che riescono a fare questi giocatori durante la partita».

Considerando le sue caratteristiche sembra una squadra adatta al suo modo di giocare?

«Sarebbe cucita su misura per me. E poi gia’ a quei tempi, anche in fase di non possesso, andavo sempre a chiudere come vuole Sarri».

Esterno a destra, come Callejon.

«Gia’, e’ un giocatore in cui mi rivedo, che fa il mio stesso tipo di gioco».

Il campionato propone alla ripresa Roma-Napoli. Ricordi?

«Con il Napoli si e’ vinto, si e’ perso, si e’ pareggiato. Mi piace ricordare di quando Diego ed io eravamo entrambi capitani. Al momento dello scambio del gagliardetto Diego mi disse all’orecchio “vieni a giocare a Napoli”. Fu una gioia indescrivibile. Ancora non avevo firmato il contratto. Stavo per andare a Napoli ed invece restai a Roma. Pero’ con Diego abbiamo un rapporto stupendo. Mi e’ venuto a trovare a Trigoria quando ho preso in mano la prima squadra. Lo ricordo con grande affetto».

Ci sarebbe stato posto per Conti in quel Napoli, magari da centravanti come Mertens?

«Se andiamo a valutare i giocatori che in quegli anni hanno vestito la maglia azzurra, da Careca a Giordano, credo che il Napoli attorno a quel fenomeno abbia costruito una grande squadra. Ma anche io avrei trovato un mio posticino sulla fascia. Mertens poi sta facendo un campionato fantastico».

Il Napoli vale lo scudetto?

«Io dico di si. Lo si capisce da come gioca fuori casa, sempre con una mentalita’ vincente».

Di sconosciuto – (EN) I Got Cider in My Ear, su interleaning.tumblr.com, 2 dicembre 2011., Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=513466

Nella testa di Hamsik un chiodo chiodo fisso, ma ora ha un’altra missione da portare a termine

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A un passo da Maradona grazie al goal realizzato contro il Cagliari, così i colleghi di Repubblica analizzano la situazione attuale di Marek Hamsik:

“L’inserimento perfetto gli ha restituito il sorriso e la giusta convinzione alla vigilia di un ciclo terribile che il Napoli dovrà affrontare dopo la sosta. «Roma, Manchester City e Inter sono appuntamenti importanti. Affronteremo un trittico decisivo con l’obiettivo di fare bene». E il Napoli avrà bisogno del suo simbolo, puntuale in fase d’impostazione e capace di fare la differenza quando aggredisce lo spazio. Lo scudetto è un chiodo fisso che sarà archiviato soltanto per qualche ora: Hamsik ha un’altra missione da completare, ovvero la qualificazione agli spareggi mondiali per guadagnarsi un posto in Russia quest’estate. Sarà decisivo soprattutto il match di giovedì a Glasgow contro la Scozia. La Slovacchia deve difendere il secondo posto nel gruppo F alle spalle dell’Inghilterra”.

La strage di Las Vegas, l’America virtuale crea una sua realtà sul web

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La peggiore strage da armi da fuoco della storia degli Stati Uniti si consuma in una domenica sera di Las Vegas. La “Strip”, la strada principale della capitale del divertimento, era piena di gente per un concerto: gli spari sono arrivati dal 33° piano di un grattacielo. Stephen Craig Paddock, pensionato di 64 anni, ha ucciso 58 persone e ne ha ferite oltre 500 prima di togliersi la vita. L’Isis rivendica l’attacco ma l’Fbi non crede alla matrice terroristica. «Miliziano Isis, anti Trump, o sicario della lobby delle armi – scrive Gianni Riotta -, squilibrato con forti debiti secondo i reporter in Nevada, che importa ormai del «vero» Stephen Paddock? Conta quanti ne faranno icona, o mostro online, per le loro comunità in guerra culturale».

Tra rivendicazioni e attacchi alla lobby delle armi l’America virtuale crea una sua realtà sul web

Poco importa se davvero Stephen Paddock, pensionato di 64 anni che ha ucciso a Las Vegas 58 innocenti, ferendone 515 nella più grande strage da armi da fuoco dell’America moderna, avesse o no legami con il terrorismo islamista. Isis lo proclama suo soldato, via l’agenzia semiclandestina Amaq, annunciando che Paddock s’era convertito all’Islam e ha colpito dal trentaduesimo piano del Mandalay Bay Resort mobilitato dall’appello del califfo Abu Bakr al-Baghdadi. L’Fbi nega, per ora, legami con il terrorismo internazionale, e la famiglia di Paddock si dice ignara della conversione. Nell’orrore di un killer solitario che semina morte, con diciannove fucili da guerra, su un festival pacifico nella città sinonimo di giochi e allegria, l’America virtuale riplasma i fatti a immagine e somiglianza delle tribù ostili.

Chi vuol credere alla rivendicazione Isis già twitta, o rilancia via Facebook, quella tesi. Chi, come Hillary Clinton, crede che la colpa sia dei troppi fucili in giro, accusa non l’Isis, ma la National Rifle Association, potente lobby pro porto d’armi. Qualcuno twitta, con humor nero, che Paddock abbia sparato urlando «Nra u Akbar!», affibbiando il grido di guerra islamista alla Nra, la satira è presto dimenticata, qualcuno abbocca ingenuo.

I trolls, mestatori web spesso organizzati, via Macedonia, da laboratori organizzati dal Cremlino, sono all’opera. Ieri la polizia cercava una donna, pare vicina al killer Paddock, Marilou Danley, e attivisti dell’ultra destra alt-right hanno subito individuato online l’ex marito della Danley, Geary Danley. Facebook mostrerebbe che Mister Danley è un «democratico progressista», ha «contribuito alla campagna di Obama» ed «è ostile a Trump», quanto basta perché parta la campagna «Il killer è un liberal!» che gli algoritmi di social network e motori di ricerca corroborano. Un falso grossolano, ma Everipedia, clone dell’ubiqua Wikipedia, in poche ore lo rilancia centomila volte.

Miliziano Isis, anti Trump, sicario Nra, squilibrato con forti debiti secondo i reporter in Nevada, che importa ormai del «vero» Stephen Paddock? Conta quanti ne faranno icona, o mostro online, per le loro comunità in guerra culturale. Le voci di compassione e ragione, che si sforzano di superare la cacofonia dell’odio, sembrano sopraffatte. Il presidente Donald Trump annuncia che andrà a Las Vegas per le vittime e il tam tam tuona cupo: perché non è andato a Portorico dove l’uragano ha fatto 16 vittime secondo le autorità, ma «dozzine» secondo il Center for Investigative Journalism, lasciando al buio tre milioni di persone?

Stephen Paddock è stato trovato tra le 3309 stanze del Mandalay hotel dai commando Swat solo perché ha sparato con tanta furia che le canne del suo (o dei suoi, perizie balistiche ancora in corso) mitra si sono surriscaldate al punto da diventare incandescenti e il fumo dei colpi a ripetizione ha innescato l’allarme anti incendio. Paddock ha dimenticato che la canna delle armi automatiche è vulnerabile, se usata senza sosta, ed è per questo facilmente sostituibile in guerra. È morto, pare suicida, la sua identità è assodata, ma la sua immagine si riverbera in mille diversi fantasmi nella coscienza Usa. La studiosa Zeynep Tufekci ricorda che l’effetto imitazione è molla poderosa per i killer solitari, ancor prima di terrorismo e politica. Come il pastore greco Erostrato, che nel 356 avanti Cristo incendiò il meraviglioso Tempio di Artemide ad Efeso solo per diventar famoso, i killer anonimi vedono in tv, online, sui giornali, la fama di chi commette una strage, come in una staffetta della furia assassina. Nel 2014 Andre Simons, agente della Behavioral Analysis Unit dell’Fbi, squadra specializzata nella caccia ai «mostri», ha studiato, su documenti pubblici e segreti, 160 casi di sparatorie accese da killer: la conclusione è perentoria «Il fenomeno imitazione è reale… persone a rischio, marginali, cercano ispirazione dagli attacchi del passato…».

Per questo Isis e troll violenti iscrivono a forza lo sconosciuto Stephen Paddock tra i loro soldati o i loro nemici. Sanno che nelle cantine con wifi qualcuno è pronto a imitarlo, o a odiarlo e colpire i suoi presunti rivali. È in questo mondo di specchi deformati che dobbiamo cercare, tra distorte menzogne, le nostre superstiti verità.

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Careca: “Senza Higuain il Napoli é più vincente. Sarri é un fuoriclasse. Mertens come Bebeto”

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Antonio Careca ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera: «Higuain? E’ che senza di lui oggi la squadra ha più responsabilità, più coraggio, è più adulta, quindi più vincente».

Ok, ma Higuain se n’è andato un anno fa.
«E infatti c’è voluto tempo per assorbire questa assenza, come quando c’è un lutto in una famiglia. L’anno scorso il Napoli non aveva ancora questa consapevolezza, questa convinzione dei propri mezzi, della propria forza. È stato un grande lavoro mentale prima ancora che tecnico, di testa più che di campo. Solo un grandissimo allenatore poteva riuscire a convincere una squadra che, indebolendosi, sarebbe diventata più forte».

Sarri le piace, quindi.
«Eccome, è un fuoriclasse, il migliore, l’allenatore giusto per riportare lo scudetto a Napoli. Ora la discussione non è più se gioca il miglior calcio d’Italia, perché quello lo vede anche un bambino, ma a che livello è nel mondo. Un calcio bellissimo, offensivo, sempre a cercare il gol, con la palla a terra, di prima. Che grande spettacolo».

Eppure lei stesso giusto un paio di mesi fa in un’intervista a Mediaset Premium disse che per lo scudetto servivano tre giocatori: a parte Inglese che arriva forse solo a gennaio, e Ounas che in campo sì visto due volte per complessivi 36 minuti, non è cambiato proprio nulla.
«Infatti il miglioramento del Napoli ha sorpreso anche me, come tutti, compresi i tifosi. Nessuno si aspettava una crescita del genere, ormai la squadra gioca a memoria, quello che colpisce è il movimento senza palla, tutti sono dentro all’idea di gioco».

Non crede che a volte i troppi elogi siano insidiosi anche più di un avversario, specie in una piazza diciamo emotiva come Napoli?
«La Juve resta la Juve, l’unica vera avversaria per lo scudetto è quella. La Roma e le milanesi le vedo più indietro. Della Juventus mi fa impressione la mentalità, la voglia di vincere, la fame. Ma adesso come adesso il Napoli merita di stare davanti».

Che le distanze fra le due si siano accorciate è evidente, ma secondo lei più per merito del Napoli o per demerito della Juventus?
«Il Napoli ha imparato a vincere le partite sporche, invece fino a qualche mese fa non ci riusciva, andava spesso in difficoltà contro le squadre piccole che si chiudevano. Lasciava punti pesanti. Oggi non più. Non è più obbligato a essere bello per essere vincente. In questo senso assomiglia alla Juventus, ora».

E la Juve, invece?
«Resta forte, attenti. Forse ha meno fame del Napoli per quanto riguarda lo scudetto, dopo sei scudetti sarebbe anche comprensibile. Poi il Napoli dalla sua ha una cosa unica, il pubblico del San Paolo che può fare la differenza. Era così anche ai miei tempi, quello non è uno stadio normale, quando è pieno aiuta a fare i punti».

Mertens adesso vale Careca? Qualche settimana fa alla stessa domanda lei rispose «quasi».
«Per il momento dico ancora Careca, però lui ha tempo per migliorare, mi sta impressionando, sembra che abbia fatto il centravanti fin da bambino. Ha qualcosa di Romario, ma in lui rivedo Bebeto. Straordinario, segna gol bellissimi. Poi sono contento del ritorno al gol di Hamsik, gli serviva per sbloccarsi. E lui è decisivo per il Napoli».

Domanda secca, allora: il Napoli vince lo scudetto?
«Forse è ancora un po’ presto, ma io dico di sì. E se succede, sarà una grande festa. E io ci sarò».

Pausa per la nazionale, Ghoulam resta a disposizione di mister Sarri. Il resoconto

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La pausa per la nazionale porterà via a mister Sarri ben 12 giocatori. Oltre Hamsik, già  impegnato con la Svolacchia, non risponderà all’appello di Castel Volturno anche Dries Mertens, che ha lasciato il San Paolo con una fasciatura al polpaccio sinistro. Il Belgio è  già qualificato al Mondiale, quindi il tecnico napoletano chiede al suo giocatore una gestione accorta dell’energia per prossime gare contro Bosnia e Cipro.
 
Ma una buona notizia c’è: Faozi Ghoulam non è potuto partire per il ritiro della sua Algeria a causa di un attacco febbrile. Ieri era ancora debilitato ed è probabile  che salti la sfida di sabato contro il Camerun. Il terzino quindi sarà a disposizione di Sarri.

ESCLUSIVA – Improta: “A breve ci sarà il mio ritorno alla Juve Stabia, non si parla assolutamente di cessione del club”

Giovanni Impronta, ex presidente della Juve Stabia, è intervenuto in esclusiva a “Il Pungiglione Stabiese”, programma di Vivicentro.it:

“Dopo qualche passo falso la squadra si è ripresa andando a vincere a Pagani e battendo ieri l’ultima della classe. Lo ha fatto con delle attenuanti non indifferenti, ricordiamo che la Juve Stabia non sta giocando nel proprio stadio ma a Caserta. Penso che questo sia da considerare comunque un buon avvio, si sta rispettando il programma stilato dalla società. E’ normale che un solo imprenditore, come Manniello, fa dei grossi sacrifici, non mi meraviglia questa gestione economica un po’ dimezzata anche se i risultati cominciano ad arrivare. Di fronte ad altre società che possono permettersi ben altre situazioni economiche, la città deve essere fiera della famiglia Manniello che mantiene la categoria.

Ricordiamo che la Juve Stabia, a differenza di altri club, non è stata mai penalizzata per ritardi nei pagamenti, la tifoseria deve stare vicino alla squadra affinché quest’anno possa permanere tranquillamente in Serie C. E’ chiaro che bisogna avere sempre qualche sogno nel cassetto, nel calcio il risultato non è mai scontato. Sulla conduzione tecnica, la squadra è stata affidata a Caserta che conosco molto bene, è un uomo di tutto rispetto che sta facendo esperienza e sta gestendo bene un gruppo formato da giovani e meno giovani”.

Visto che se ne è parlato nell’ultimo periodo, ci sono ancora delle possibilità che lei possa tornare alla Juve Stabia?
“Non si parla assolutamente di cessione ma di società allargata, certamente qualcosa si sta muovendo. Non è detto che prossimamente ci possa essere il mio ritorno oltre all’entrata di qualche altro imprenditore. Si stanno facendo dei passi avanti affinché la città di Castellammare possa contare su una società solida che non si debba appoggiare a un solo imprenditore che non può supportare questo onere. Siamo d’accordo con la proprietà ma non si è mai parlato di cessione e mai se ne parlerà da parte mia. Quello che si potrà fare si farà, sempre per il bene della società”.

Si è parlato tanto delle quattro gare giocate in casa dal Siracusa, quanto pesa, invece, alla Juve Stabia il fatto che siano state giocate in trasferta?
“E’ un handicap notevole, entro questo mese però dovrebbe essere pronto il Menti quindi si ritornerà tra le mura amiche. Il mio ingresso in società? Potrebbe avvenire domani, tra una settimana o due, certamente parliamo di tempi brevi. Mi auguro di poter stare sempre vicino alla Juve Stabia, questa sarebbe la mia soddisfazione. Nutro enorme rispetto e stima nei confronti degli stabiesi, una piazza che mi ha sempre stimato e voluto bene”.

Quale ruolo ricoprirà?
“Manniello mi vorrebbe inserire come presidente e per me sarebbe un onore, ovviamente non voglio ostacolare i compiti degli altri. Mi auguro che Castellammare possa tornare a splendere come qualche anno addietro quando ha raggiunto la Serie B”.

A cura di Antonino Gargiulo

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