Home Blog Pagina 5628

Castellammare – tabaccaio derubato. La sua denuncia tramite Facebook

0

La notte scorsa la tabaccheria di Via Pozzillo, a Castellammare, è stata il bersaglio di due ladri. I malviventi hanno preso di mira il distributore di sigarette esterno al locale commerciale.

Sembra che i due ladri abbiano usato il “trucco” della banconota attacca ad un filo: hanno inserito più volte la stessa banconota nel distributore per poi sfilarla, facendo salire il credito disponibile e sottraendo svariate confezioni di sigarette.

I due ladri sono stati filmati durante la loro azione dalle telecamere puntate all’entrata del negozio. Il titolare non ha esitato a postare su Facebook le immagini, cercando l’aiuto dei social per identificare gli autori del furto.

EDITORIALE – Juve Stabia, quel secondo tempo che ha dato la sveglia…

Seconda vittoria consecutiva per la Juve Stabia, che sabato ha superato senza troppi affanni il Racing Fondi. La vittoria griffata Allievi e Mastalli segue il derby di Pagani portato a casa dalle Vespe, grazie sempre al bomber improvvisato Allievi ed allo Scorpione Paponi.

Quella vista sabato scorso con il Fondi è stata, forse, la Juve Stabia migliore di questo inizio di stagione. La squadra di Caserta e Ferrara ha dimostrato una crescita importante, sia dal punto di vista tattico che mentale. La crescita dei vari Lisi, Mastalli, Berardi, Allievi, unita alle certezze Branduani, Paponi ecc non poteva che avere effetti positivi sui risultati della squadra. La Juve Stabia è stata innanzitutto brava a reagire bene al rigore a freddo fischiato dal direttore di gara; in tal senso meriti enormi vanno a Paolo Branduani, sempre più padrone della porta stabiese. Il rigore parato dal numero 26 gialloblù ha scacciato le paure di tutti i ragazzi, bravi poi a mettere sotto il Racing Fondi con un ritmo costante. Decisamente migliori anche le trame di gioco viste, con scambi nello stretto di alta scuola tra i vari Lisi, Mastalli, Paponi e Berardi.

Se la crescita tattica era un obiettivo cui arrivare con il tempo inevitabilmente necessario, sembra che la crescita mentale sia, paradossalmente, conseguenza dell’orribile ripresa della gara interna contro il Trapani. I secondi 45 minuti mostrati contro la squadra di Calori potevano risultare devastanti per una squadra giovane come la Juve Stabia, invece le Vespe sono riuscite a trarre il meglio dagli errori commessi. Dopo quel secondo tempo sono arrivate le due vittorie in campionato, e questo dato non può essere un caso.

Quella sconfitta, dolorosa soprattutto per il modo in cui si è concretizzata, ha dato modo alla Juve Stabia di tirare fuori il meglio di sé, puntando sull’orgoglio e sulla voglia di non mostrare più prestazioni del genere. In tal senso egregio è stato il lavoro di Caserta e Ferrara, bravi a non perdere certezze e calma dopo una gara che poteva essere non poco destabilizzante. Anche le parole di Branduani, nel post gara, hanno confermato come i tre schiaffi presi in fotocopia dal Trapani due settimane fa siano stati la molla decisiva per le belle prestazioni e, soprattutto, vittorie giunte in seguito.

Tante volte parlando di calcio si afferma che certe sconfitte sono salutari; quella in cui è incappata contro la Juve Stabia contro il Trapani sta svelando ora tutti i suoi effetti, rischiando di essere lo spartiacque positivo del campionato gialloblù. Ora che la forza mentale della squadra è in crescita, risulta fondamentale incrementare il trend positivo, sia per la classifica che per il morale.

Testa al vecchio amico, Mister Zavettieri, che due anni fa ha accompagnato la Juve Stabia verso una salvezza non scontata, sperando che sia ancora forte il suono della sveglia.

Raffaele Izzo

Koulibaly, l’agente: “Rinnovo? Non c’è nessuna emergenza, a Napoli è felicissimo”

0
Le parole del procuratore di Koulibaly, Bruno Satin al programma radio “Si gonfia la rete”

Al programma radio “Si gonfia la rete” in onda su Radio Crc  è intervenuto Bruno Satin, procuratore di Koulibaly: “Il Napoli sta giocando un calcio divertente e spettacolare, segna tanto e si vede che alla squadra piace proprio tanto giocare. Prendevo spesso in giro Koulibaly perchè non segnava mai, ma ieri lo ha fatto e mi spiegava che doveva fare un blocco su Callejon o Insigne, ma poi ha sfruttato un’opportunità.  Anche ieri Sarri all’intervallo era arrabbiato perché il Napoli non aveva archiviato la partita in 45 minuti e i ragazzi devo dire che hanno in testa di lottare fino in fondo per vincere lo scudetto.  Koulibaly è in Nazionale, giocherà non molto lontano dal Senegal, ma al rientro sarà pronto per le grandi sfide col Napoli.  Koulibaly ha rinnovato un anno fa per cui non c’è nessuna emergenza. Kalidou a Napoli è felicissimo: gioca in una grande squadra, è in testa alla classifica, sta bene con la sua famiglia, nella città, ha un figlio piccolo per cui è davvero contento. Entro 3 settimane capiremo il livello del Napoli perché non sarà sempre tutto così facile”.

Siracusa, con i Leoni la rivincita dell’ex Vespa

Nell’ottimo inizio di stagione del Siracusa è alto il tasso di ex Juve Stabia che sta facendo la differenza. Non solo Sandomenico, già elemento di spicco che sta facendo la differenza, ma anche Daniele Liotti.
In estate le due società sono state protagoniste di uno “scambio” di terzini (operazioni del tutto distinte, separate e con formule differenti): Daniele Liotti al Siracusa e Pietro Dentice alla Juve Stabia.

Se Dentice alla Juve Stabia, dopo le buone sensazioni mostrate, si è dovuto fermare ai box a causa di noie muscolari, Daniele Liotti sta conquistando Siracusa a suon di grandi prestazioni. Apice del grande inizio di stagione del terzino calabrese, la rete che ha aperto le danze del 3 – 0 contro l’Akragas.

Rete e prestazioni che sanno di rivincita per Liotti, che si è sfilato la maglia gialloblù a gennaio con destinazione Fieralpisalò, dopo le tante ed ingiuste critiche piovutegli addosso. A valorizzare, dopo il suo addio, quanto di buono fatto da Liotti con la maglia della Juve Stabia, sia la parabola discendente di Liviero, mai tornato sui livelli del girone di andata, e le prestazioni a dir poco buie di Giron, calciatore arrivato come innesto di valore al posto proprio di Liotti.

A confermare il grande impatto dell’ex terzino gialloblù con la sua nuova maglia, Paolo Bianco, tecnico del Siracusa, che dopo la vittoria con l’Akragas ha dichiarato: “Il calciatore fa parte del nostro progetto e del nostro gruppo. Non mi interessano le critiche di cui è stato oggetto in passato; sono contento di averlo qui a disposizione ed il gol siglato oggi è per lui un premio meritato.”

Dopo qualche intoppo di troppo il treno “Liotti” sta così tornando a macinare kilometri.

12,5mln di nonni e nonne salvano le famiglie italiane

0

Dodici milioni di nonni e nonne italiani sono il vero welfare degli italiani: hanno sempre più responsabilità, non soltanto verso i nipoti, come spiega Linda Laura Sabbadini.

Quei nonni tuttofare che salvano le famiglie italiane

Sono 12,5 milioni e garantiscono servizi che il welfare non offre. Hanno sempre più responsabilità, non soltanto verso i nipoti

ROMA – Auguri di cuore ai dodici milioni e mezzo di nonni del nostro Paese. Nonni e nonne, figure davvero splendide per i nipoti. Figure da festeggiare per il bellissimo rapporto che riescono a costruire con loro.

Ho un ricordo intensissimo dei miei nonni, il senso di giustizia e di difesa degli ultimi di mio nonno, trasmessomi con i tanti racconti di battaglie per la libertà; la determinazione di mia nonna, maestra già nel 1915 e poi professoressa, e il suo insistere sull’investire in cultura. «Nessuno potrà rubartela mai», mi dicevano tutti e due, preoccupati di allertarmi che essere ebrea avrebbe potuto significare essere perseguitata, come era successo a loro e nella storia.

Ciascuno di noi sa il segno profondo che lasciano nel cuore i nonni. Perle di saggezza che si incidono nella nostra memoria e non scompaiono più. Parole e gesti d’amore che si scolpiscono nel cuore. Lezioni di vita che ti accompagnano anche da adulta. Affettuosi, complici, pazienti, sempre pronti a dare le coccole al momento giusto, a sostenerti con forza e a capirti, i nonni e le nonne. Ora la situazione è cambiata profondamente rispetto al passato, molto cambiata. Prima c’erano pochi nonni e tanti nipoti, ora tanti nonni e pochi nipoti. Prima, la durata della vita era più breve, quindi i nonni non arrivavano ad età avanzate, non tutti riuscivano a conoscere 4 nonni. Oggi, la durata della vita si è allungata, ma il calo delle nascite e la permanente bassa fecondità si è accentuata e, a fronte di 4 nonni, si hanno sempre meno nipoti, in media 3. Ma l’intensità dei rapporti non si riduce. Il ruolo attivo dei nonni cresce, l’affidamento dei nipoti fino a 13 anni li coinvolge nell’86,9% dei casi, e coinvolge più le nonne. Si prendono cura dei nipoti, mentre i genitori lavorano, oppure durante impegni occasionali dei genitori, in situazioni di emergenza, quando il bambino è malato, e anche nei periodi di vacanza.

Sono facilitati dal fatto che fra i nonni il 43% vive a meno di un chilometro di distanza dal nipote più vicino, il 40% fra uno e 16 chilometri e solo il 17% a più di 16 chilometri dal nipote più vicino. Al Sud un po’ meno, perché sono più distanti. Dunque, sono una grande risorsa affettiva, sì, ma anche per la vita quotidiana delle famiglie, soprattutto laddove le mamme lavorano. E sono diventati sempre più un pilastro del sistema di welfare. Il contributo di ore di aiuto fornite dalle persone gratuitamente per l’assistenza ai bambini al di fuori del proprio nucleo familiare è stato di 1 miliardo 322 milioni di ore in un anno, secondo l’Istat, certo non tutti da parte dei nonni ma sicuramente una buona parte. Una cosa enorme. La scarsa presenza di servizi sociali e la sperequata distribuzione sul territorio, accanto alla difficoltà di pagare una baby sitter per la maggior parte delle famiglie con bambini rendono indispensabile l’aiuto dei nonni, che suppliscono così, in Italia come in altri Paesi mediterranei, ad una funzione a cui dovrebbero assolvere i nostri sistemi di welfare. E così i nonni, e soprattutto le nonne, si prendono cura dei nipoti, per aiutare figlie e nuore in una catena di solidarietà femminile che diventa sempre più difficile sorreggere.

Sì, difficile perché stanno diventando nonne, donne più istruite che fin da giovani avevano cominciato a lavorare e non hanno lasciato il lavoro, ma la cui età pensionabile è diventata più alta di prima. Lavorano più a lungo e quindi hanno meno tempo da dedicare al lavoro di cura dei nipoti. A ciò si aggiunge che queste stesse donne hanno anche sempre di più genitori anziani non autosufficienti di cui prendersi cura. Strette tra lavoro retribuito, assistenza ai nipoti e assistenza a genitori anziani non autosufficienti, le nonne hanno un problema di sovraccarico non indifferente e non riescono a godersi i nipoti quanto vorrebbero. Sono sempre più in affanno. Le nonne e i nonni sono assai diversi dal passato, come diversi sono i loro nipoti. Più aperti che in passato a condividere e scambiare esperienze con una generazione di piccoli così diversa nelle abitudini ed anche nei saperi. Più aperti ad imparare da loro oltre che a trasmettere valori. Nonni pilastri del sistema di welfare, che non potranno più esserlo come prima, e che hanno bisogno anch’essi che i servizi pubblici ne possano alleviare il carico, permettendo loro di valorizzare il rapporto affettivo e formativo e crescere insieme ai loro nipoti.

vivicentro/economia
vivicentro/12,5mln di nonni e nonne salvano le famiglie italiane
donnaclick/Quei nonni tuttofare che salvano le famiglie italiane LINDA LAURA SABBADINI

Nazionale, due ex Juve Stabia tra i convocati di Ventura. Ma c’è una delusione…

Sono due gli ex Juve Stabia convocati dal C.T. della Nazionale, Giampiero Ventura, in vista delle prossime decisive gare di qualificazione mondiale contro Macedonia ed Albania. Si tratta di Danilo D’Ambrosio e di Simone Verdi.

L’attuale terzino dell’Inter ha militato nella Juve Stabia nella stagione 2008/09, in Serie C1, e nella prima parte della successiva stagione, in Serie C2, prima di trasferirsi al Torino. In granata la scalata, fino ad indossare la fascia di Capitano, e per poi passare all’Inter. Come al Torino, anche in nerazzurro D’Ambrosio ha scalato le gerarchie, fino a diventare oggi titolare indistinto, grazie alla sua duttilità, sia a destra che a sinistra.

Più recente il trascorso stabiese di Simone Verdi, che arrivò alle Vespe per sostituire Erpen nel gennaio 2013. Sei mesi in gialloblù per Verdi, conditi da prestazioni da incorniciare alternate a gare soporifere. Per l’esterno cresciuto nel Torino la svolta arriva nelle stagioni successive, con la crescita esponenziale all’Empoli ed al Carpi, fino a diventare una certezza anche in Serie A con la maglia del Bologna.

Se Verdi e D’Ambrosio rendono un po’ gialloblù l’azzurro, lascia l’amaro in bocca ai tifosi stabiesi l’esclusione di Fabio Quagliarella. Nonostante l’inizio di stagione super della punta di Castellammare, già realizzatrice di 4 reti in 6 gare con la maglia della Sampdoria, Ventura lo ha tenuto fuori dai propri radar. Nemmeno l’infortunio del Gallo Belotti ha “aiutato” Quagliarella: al posto del centravanti del Torino è stato convocato Inglese del Chievo

Castellammare – ennesimo sversamento di rifiuti in strada

0

Molti residenti del Rione San Marco, a Castellammare, ci hanno segnalato come, più di una volta, il loro risveglio sia rovinato da cumuli di rifiuti che invadono le strade della zona.

L’ultimo episodio è quello di Via Paride del Pozzo, piccola ma importante arteria del San Marco, ritrovatasi invasa da rifiuti.

Nella maggior parte dei casi, come anche in questo, si tratta di rifiuti e materiali edilizi, chiaro scarto di lavori di ristrutturazione compiuti in qualche stabile della zona. Sono perfettamente visibili sanitari, pezzi di intonaco, calce, contenitori di vernice ecc.

Evidentemente le squadre di operai preferiscono “liberarsi” così del materiale di scarto piuttosto che farlo a norma di Legge. Da valutare se questa condotta avviene con o senza la conoscenza dei committenti dei lavori.

Gli operatori della nettezza urbana sembrano, per ora, ignorare i cumuli di rifiuti che quindi sono tutt’ora in attesa di essere rimossi.

Bisceglie- Juve Stabia, la presentazione del match

Torna in campo già domani la Serie C. Alle 14, 30 si giocherà Bisceglie – Juve Stabia allo stadio “Gustavo Ventura” della cittadina pugliese. I neroazzurri, allenati dall’ex Juve Stabia Nunzio Zavettieri, hanno una rosa formata da un giusto mix di giovani ed esperti e i risultati di questa prima parte di stagione dimostrando la bontà del lavoro svolto sia dalla società che dal tecnico calabrese. Cospicua presenza di calciatori stranieri nei biscegliesi, sono ben 5 croati, un francese, un paraguaiano, un bosniaco, un montenegrino, un senegalese e un brasiliano.Tra le fila dei padroni di casa ci sono ben due ex, oltre Zavettieri. Parliamo del giovane centrocampista Salvatore D’Ancora, ex primavera delle vespe, e di Maxime Giron, terzino sinistro francese arrivato a gennaio di quest’anno dalla Reggiana e passato ai pugliesi in estate. Il Bisceglie, nelle prime cinque giornate di campionato, ha raccolto 7 punti frutto delle due vittorie nelle prime due gare con Paganese (0-2) e Francavilla (2-1) del pareggio con la Sicula Leonzio (1-1) e delle due sconfitte con Catanzaro (0-2) e Lecce (3-1). Le vespe, invece, sono reduci dalle due vittorie consecutive con Paganese (1-2) e Racing Fondi (2-0). Entrambe le squadre hanno ambizione di disputare un campionato tranquillo e per questo motivo entrambe vorranno avere la meglio sull’altra nella gara di domani, valida per il turno infrasettimanale. A causa delle partite ravvicinate, potrebbero esserci variazioni nelle formazioni. Andiamo a vedere i probabili 22 che scenderanno in campo:

BISCEGLIE (4-3-3): Crispino, Markic, Jurkic, Petta, Giron, Boljat, Lugo Martinez, Vrdoljak, Risolo, Jovanovic, Dentello Azzi. All. Zavettieri

JUVE STABIA (4-3-3): Branduani, Nava, Bachini, Allievi, Dentice, Viola, Calò, Matute, Canotto, Paponi, Strefezza. All. Caserta

 

Spagna, crisi gravissima nel silenzio assordante dell’Europa

0

“Si apre per la Spagna la crisi più grave dalla fine della dittatura franchista nel 1975 – scrive Stefano Stefanini nell’editoriale -. Quello di ieri in Catalogna è stato un disastro politico annunciato ed evitabile nell’assordante silenzio dell’Europa”.

 Il colpevole silenzio dell’Europa

Si apre, per la Spagna, la crisi più grave dalla fine della dittatura franchista nel 1975. Quello di ieri, in Catalogna, è stato un disastro politico annunciato – ed evitabile – nell’assordante silenzio dell’Europa. L’indomani è il giorno dell’incertezza. Carlos Puigdemont può dichiarare l’indipendenza della «Repubblica catalana» nel giro di 48 ore.

Come risponderà Mariano Rajoy? L’Ue e le grandi capitali europee possono continuare a restare alla finestra?

Il 1° ottobre del 2017 è la data che scava un abisso fra Madrid e Barcellona. Non per il voto catalano pro-indipendenza, troppo imperfetto per far testo, ma per il tentativo spagnolo d’impedire ai cittadini, con la forza, di esprimere la propria opinione. Per di più è stato un mezzo fallimento. La maggior parte dei seggi, o comunque molti, sono stati aperti e funzionanti. In compenso Madrid ha pagato un costo altissimo nelle immagini della polizia contro una folla che di violento non aveva nulla. Non erano i «No Global» di Genova. Non volevano sovvertire il sistema. Volevano andare a votare. E sfidavano la polizia, manganelli e pallottole di gomma comprese.

Quali che fossero le ragioni costituzionali di Madrid, sono naufragate nelle strade e nelle piazze catalane. La Spagna può ancora evitare il precipizio ma solo se entrambe le parti saranno capaci di fare un passo indietro e tornare a far politica. Sembra difficile dopo il confronto di ieri. Gli animi sono riscaldati. Rajoy pretende che l’episodio sia chiuso con un nulla di fatto; se lo pensa veramente non ha capito quanto è successo. Tocca ora anche all’Ue e ai leader europei far capire a Madrid come agli indipendentisti catalani che il muro contro muro conduce a una catastrofe politica. Il silenzio di Bruxelles, forse benintenzionato, diventa indifferenza callosa.

Con una scelta legalistica e impolitica, il premier spagnolo ha regalato agli indipendentisti catalani un successo a tavolino che avrebbe potuto vincere o pareggiare sul campo. Aveva dalla sua la maggioranza silenziosa dei catalani che non chiedeva la secessione, più la Costituzione che gli permetteva di ignorare il risultato del referendum come esercizio extra legem. Facendone una prova di forza ha costretto i catalani, anche la palude degli indecisi, a schierarsi. I cittadini pacifici che ieri sfidavano la polizia si ribellavano all’idea di non poter pronunciarsi sul proprio futuro. In democrazia non c’è legge che possa spiegarlo, non c’è Costituzione che tenga.

Non chiamiamolo referendum. La consultazione si è svolta in circostanze quantomeno anomale, con urne aleatorie e conteggi altamente problematici. Si può solo osservare che malgrado gli ostacoli frapposti dalla polizia l’affluenza è stata elevata e che, del tutto prevedibilmente, il voto è stato massicciamente a favore dell’indipendenza. Chi è contro non è certo andato alle urne. Puigdemont ringrazia Rajoy: il risultato sarebbe stato diverso se Madrid avesse chiuso un occhio. Chiamiamola svolta politica che mette le ali al nazionalismo catalano: per Madrid molto peggio di un referendum.

L’indipendenza di chi non ce l’ha non riscuote molte simpatie nella comunità internazionale. Chiedere al 98% dei curdi che l’hanno votata. L’Onu è ancorata agli Stati esistenti, beati possidenti di sovranità nazionale e tutt’altro che disposti a creare precedenti che la minaccino o la frazionino. Salvo poi arrendersi all’evidenza quando il coperchio salta come in Urss e nell’ex Jugoslavia.

Dall’Ue ci sarebbe però da aspettarsi di meglio; per rispetto di democrazia sostanziale e per lungimiranza strategica. A Tallinn i leader europei non hanno parlato di Catalogna per non offendere l’assente Rajoy; non hanno parlato di Brexit, dopo l’importante discorso di Theresa May a Firenze, per non invadere il campo della Commissione. Danno l’impressione di evadere i veri problemi sul tappeto fino a che non diventino crisi di cui siano costretti ad occuparsi.

Le pressioni secessioniste e indipendentistiche, non solo politiche, sono reali; ma non hanno nulla d’irresistibile: sono gestibili e contenibili, se affrontate con la politica – Scozia e Quebec docent. Se l’Ue non lo farà il camion del rilancio e dell’integrazione ripartirà con un carico di cocci anziché di vasi.

vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Spagna, crisi gravissima nel silenzio assordante dell’Europa
lastampa/Il colpevole silenzio dell’Europa STEFANO STEFANINI

Basket, sconfitta al PalaSojouerner Rieti per la Givova Scafati

0

Si è infranto al supplementare il sogno della Givova Scafati di trovare la vittoria all’esordio
stagionale in campionato. Al PalaSojourner, contro la N. P. C. Rieti è finita male alla compagine dell’Agro,
sebbene per quasi tutta la durata dell’incontro sia riuscita a mettere alle corde l’avversario, giocando con
personalità, carattere e grande applicazione difensiva. E’ stata una partita divertente e spettacolare quella
che il team gialloblù ha disputato in terra laziale, nella prima giornata del girone ovest del campionato di
serie A2. Qualche imprecisione al tiro, soprattutto ai liberi e da tre punti, ha condizionato il risultato finale
di una sfida, nella quale, oltre alla gestione del ritmo e del gioco, capitan Crow e soci hanno dominato in
lungo ed in largo sotto l’aspetto della fisicità, in particolare sotto le plance. Oltre alla delusione e
all’amarezza per il risultato finale, coach Perdichizzi ha poco da rimproverare ai suoi uomini, che hanno
giocato a testa alta, su un campo notoriamente ostico, confermando le positive impressioni della vigilia,
che lasciano ben sperare per il futuro.
I primi minuti della partita sono di marca gialloblù: Spizzichini apre le danze, Crow gli dà manforte
dalla lunga distanza e, nonostante il buon momento di forma di Tommasini e Gigli tra le fila locali, è la
Givova Scafati a tenere in mano il pallino del gioco. A metà frazione però è proprio Tommasini a siglare il
primo sorpasso dei padroni di casa (12-11). Ritmi alti e grande prolificità realizzativa caratterizzano queste
fasi di gioco che, verso la fine della prima frazione, premiano i viaggianti (bene Sherrod e Santiangeli), che
riescono a trovare i canestri necessari a chiudere avanti 21-24.
L’esordiente Trapani gioca come un veterano e permette ai suoi di conservare la testa della sfida
(23-28 al 12’), almeno fino a quando l’ex Casini ed il solito Tommasini, con le loro triple, riportano gli
amarantoceleste con il naso avanti (29-28 al 15’). Cala il ritmo e l’intensità, mentre Spizzichini e Miles
salgono in cattedra (29-33 al 16’; 34-39 al 18’) e rilanciano le ambizioni gialloblù, sopite nel finale di tempo
dalla precisione al tiro di Salvoldelli (39-41).
Dagli spogliatoi rientra una Givova molto motivata, che riesce ad esprimere un buon gioco in
entrambe le parti del campo (bene Ammannato, Santiangeli e Miles), ampliando sensibilmente le distanze
(41-48 al 24’), fino a raggiungere il massimo vantaggio (46-56 al 28’). Prima del suono della terza sirena,
però, coach Nunzi stiglia i suoi, che rialzano la testa ed assottigliano il divario (52-58).
I giochi si riaprono dopo pochi minuti, grazie alla mano calda di Carenza e Casini (61-60 al 34’), che
ribaltano l’inerzia della sfida. Coach Perdichizzi ammonisce la squadra, che però non crolla, anzi continua a
giocare con personalità. Crow, Sherrod e Ranuzzi difendono forte e in attacco regalano i centri che
valgono il nuovo effimero vantaggio ospite (61-65 al 36’), bruciato nelle ultime azioni da Casini ed Hearst,
che rimandano al supplementare il verdetto finale (65-65).
Dopo alcuni errori in fase conclusiva su entrambi i canestri, è Spizzichini, con una tripla, a sbloccare
il risultato (65-68). Inizia a questo punto lo show di Hearst, che realizza ben undici punti di fila e mette in
ginocchio la formazione campana, alla quale non bastano Sherrod e Miles. Sul suono della sirena arriva poi
il canestro dalla lunga distanza di Tommasini, che suggella il successo della N. P. C. Rieti per 79-72.
Dichiarazione di coach Giovanni Perdichizzi: «Abbiamo condotto la partita per circa 39’, ma sul 65-61
non abbiamo fatto canestro in attacco per diverse azioni consecutive, abbiamo sbagliato due tiri liberi
importanti ed abbiamo concesso a Rieti di agguantare l’over time e di prendere fiducia. Purtroppo la
pallacanestro è anche questa, è fatta di episodi, di piccole cose che hanno deciso la sfida, ma in noi resta la
consapevolezza di aver giocato una gara di sostanza per quasi tutta la sua durata regolamentare, dando comunque il massimo. La squadra è un mix di gioventù ed esperienza, che si deve ancora amalgamare, ma che
ha disputato una gara solida su un campo caldissimo. Ci è mancato quel pizzico di malizia e di esperienza
necessaria per portare a casa un successo, che avremmo meritato per quello che abbiamo fatto vedere in
campo, perché in termini di energia, di presenza e di atteggiamento siamo stati bravi, tant’è che abbiamo
conquistato 53 rimbalzi contro una squadra che schiera Gigli, Davenport e Carenza sotto canestro, oltre ad
Hassan e Tommasini sugli esterni, che sono atleti di grande fisicità, mentre noi abbiamo un quintetto under
size, che ci ha comunque permesso di conquistare un mucchio di rimbalzi. Salviamo tutto quanto di buono
abbiamo fatto vedere in difesa, dobbiamo migliorare ancora tante cose in attacco, ma siamo alla prima di
campionato e la nostra crescita passa anche da queste partite. Resta l’amarezza di aver sciupato una
occasione importantissima, su un campo dove sarà complicato per tutti riuscire a spuntarla».
I TABELLINI
N. P. C. RIETI 79
GIVOVA SCAFATI 72
N. P. C. RIETI: Melchiorri n. e., Tommasini 17, Hearst 23, Savoldelli 6, Casini 14, Conti, Gigli 7, Marini, Carenza
3, Davenport 9, Hassan. ALLENATORE: Nunzi Luciano. ASS. ALLENATORI: Rossi Alessandro e Ruggeri
Andrea.
GIVOVA SCAFATI: Miles 17, Crow 17, Trapani 4, Spizzichini 8, Romeo 2, Ranuzzi 2, Ammannato 3, Antonaci,
Pipitone, Santiangeli 10, Sherrod 17. ALLENATORE: Perdichizzi Giovanni. ASS. ALLENATORE: Marzullo
Alessandro.
ARBITRI: sig.ri Scrima Alberto Maria di Catanzaro, Pierantozzi Marco di Ascoli Piceno, Buttinelli Alessandro
di Cerveteri (Roma).
NOTE: Parziali: 21-24; 18-17; 13-17; 13-7; 14-7. Tiri dal campo: Rieti 30/71 (42%); Scafati 22/71 (38%). Tiri da due:
Rieti 19/43 (44%); Givova Scafati 21/44 (48%). Tiri da tre: Rieti 11/28 (39%); Scafati 6/27 (22%). Tiri liberi: Rieti 8/14
(57%);  Givova Scafati 12/22 (55%). Falli: Rieti 24; Scafati 20. Usciti per cinque falli: Gigli. Espulsi: nessuno. Rimbalzi:
Rieti 37 (29 dif.; 8 off.); Scafati 53 (35 dif.; 18 off.). Palle recuperate: Rieti 7; Scafati 5. Palle perse: Rieti 11;
Scafati 15. Assist: Rieti 11; Scafati 15. Stoppate: Rieti 2; Scafati 2. Spettatori: 2.300 circa

La fotogallery dell’evento “OLTRE – Parole e Musica”

0
Il racconto in scatti dell’evento “Oltre – Parole e musica” andato in scena nel sito archeologico del Castello di Lettere

Nello scenario suggestivo offerto dal Castello di Lettere, nella serata di ieri è andato in scena lo spettacolo “Oltre – Parole e musica”. Un evento in onore del 50° anniversario della morte di Antonio De Curtis, in arte Totò. Quale luogo migliore se non un castello per ricordare il Principe della risata, nell’occasione interpretato dal grande attore Gigi De Luca.

L’attore Gigi De Luca, con i maestri Franco Farina e Peppino Fiscale, accompagnati dal tenore Angelo Scarpati, hanno allietato i presenti con versi e canzoni del repertorio di Totò, recitando anche opere di autori del calibro di Raffaele Viviani, Eduardo de Filippo, Salvatore di Giacomo e Mario Abbate.

Di seguito le foto dell’evento del nostro inviato Antonio Gargiulo

TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. E’ possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo.

Catalogna, torna l’atmosfera di “regime”. Oltre 800 feriti tra i catalani ai seggi

0

I catalani votano in massa per l’indipendenza nonostante l’intervento delle forze dell’ordine che con manganelli e proiettili di gomma ha provocato oltre 800 feriti, come racconta l’inviato de LA STAMPA a Barcellona Francesco Olivo. Il ministro dell’Interno catalano, intervistato da LA STAMPA, chiede aiuto all’Unione europea e all’Italia per “porre fine alle brutalità”.

“Brutalità e pestaggi contro bimbi e anziani, ora l’Ue e l’Italia ci aiutino”

Il ministro dell’Interno catalano Forn: siamo vittime di uno Stato autoritario

BARCELLONA – La tensione della giornata è arrivata fino in piazza Sant Jaume, nel centro di Barcellona, cuore del potere locale con il Palazzo della Generalitat che guarda la sede del Comune della città. Qui non ci sono scuole da sgomberare, né urne da cercare, ma il «Palau» è letteralmente circondato dalla polizia catalana. L’aria che tira è brutta, «non escludo che la Guardia Civil arrivi fino a qui», racconta un funzionario. All’ora di pranzo da questa sede così blindata esce Joaquim Forn, il «ministro» degli Interni catalano, magari non il volto più noto dell’indipendentismo (anche se durante gli attentati di agosto è stato costantemente in prima linea) ma sicuramente il membro più esposto del governo in una giornata così. Forn è stato nominato a giugno, «per la sua fedeltà alla causa indipendentista», hanno scritto i giornali. Così, anche se con segni evidenti di stress e preoccupazione, non retrocede di un millimetro e si appella all’Italia: «Faccia ragionare la Spagna».

Consigliere Forn, lei è uno dei responsabili dell’ordine pubblico in Catalogna, cosa sta succedendo?  

«Siamo tornati indietro di 50 anni nella storia spagnola. Immagini che non si vedevano da anni. Siamo davanti a una repressione che non si ferma davanti a niente e nessuno. Siamo molto preoccupati. Dopo 15 giorni di repressione contro i più elementari diritti oggi c’è l’apoteosi di questa strategia. La polizia spagnola sta operando in maniera completamente fuori dalla logica. Non riesco a smettere di indignarmi».

La vicepresidente del governo spagnolo Soraya Saenz de Santamaria dice che i responsabili di tutti gli incidenti di questa giornata siete voi. Cosa risponde? 

«Siamo tra persone adulte e possiamo giudicare. Le immagini le vediamo tutti, da una parte molta gente che rivendica di poter votare pacificamente si è messa davanti alle scuole per esercitare un suo diritto. Dall’altra pestaggi contro anziani, bambini e persone inermi. Chi sono i violenti?».

La polizia spagnola è intervenuta dopo che i Mossos catalani hanno mostrato di non eseguire gli ordini del giudice. È l’atteggiamento giusto?  

«Noi abbiamo messo in testa alle priorità la convivenza tra i cittadini. Eseguire la legge è ovviamente importante, ma per noi viene prima la convivenza».

Cosa farete adesso?  

«Intanto chiediamo aiuto ai Paesi europei. Prendano posizione su queste scene da Stato autoritario che in Europa non si vedono da molto tempo. Lei è italiano, ne approfitto per un appello: dica qualcosa, chieda al governo spagnolo di sedersi a un tavolo per poter dialogare e trovare una soluzione accordata. Fateli ragionare».

Perché intanto che si aspetta l’intervento dell’Ue, per mettere fine a questa situazione così tesa, il presidente della Generalitat Puigdemont non alza il telefono e chiama il capo del governo Rajoy per cercare una soluzione pacifica? 

«Noi la cerchiamo da anni. Ma loro rifiutano la via pacifica».

Senza dialogo che succede nei prossimi giorni?  

«Abbiamo un mandato del parlamento e l’80 per cento dei nostri cittadini vuole votare. Non possiamo tacere».

Possibile che non esista nemmeno un canale di comunicazione, anche informale, tra voi e il governo spagnolo? 

«Al momento no. Nessun canale».

Vi aspettate nuove operazioni di polizia?  

«Non lo sappiamo».

Lei è responsabile degli Interni, qualcosa saprà.  

«Dalle informazioni che abbiamo adesso e da quello che vediamo in queste ore, non possiamo affatto escludere nulla».

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/Catalogna, torna l’atmosfera di “regime”. Oltre 800 feriti tra i catalani ai seggi
lastampa/“Brutalità e pestaggi contro bimbi e anziani, ora l’Ue e l’Italia ci aiutino”

Juve Stabia, primo gol stagionale per l’ex Atanasov

Primo gol in stagione per Zhivko Atanasov. Il centrale difensivo bulgaro, ora in forza alla Viterbese, ha trovato la prima rete nel match esterno contro il Gavorrano, terminato 0-3 per i laziali e in cui Atanasov ha trovato la rete del momentaneo 0-1. Il bulgaro, arrivato a Castellammare due stagioni e mezzo fa, si è trasferito nel Lazio nelle ultimissime ore di mercato. I castrensi lo hanno prelevato dalle vespe per poter competere nel proprio girone e il bulgaro sta rispettando le aspettative. Dopo alcuni mesi di ambientamento, il difensore ha fatto molto bene nella passata stagione con la Juve Stabia, al punto da farsi notare anche da club di categorie superiori

Pompei, boom di fedeli per la supplica alla Madonna

0

Boom di fedeli al Santuario di Pompei per la consueta supplica alla Madonna che si svolge la prima domenica di ottobre. Come ogni anno, migliaia di fedeli da tutta la Campania e in generale dal Sud Italia hanno invaso la cittadina mariana per recarsi al Santuario. Sono state calcolate in circa 50 mila unità le persone che verranno accolte nella cittadina ai piedi del Vesuvio. Nelle prime ore della notte e del mattino in migliaia erano già giunti a Pompei per la messa di mezzanotte e cominciare la veglia di preghiera alle prime luci dell’alba. Il rito è stato presieduto dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, ed è stato trasmesso in diretta tv su Canale 21.

 

Tris vincente per “OLTRE – Parole e Musica”: Totò, cultura e beneficenza al Castello di Lettere

0

Sold out al castello di Lettere per “OLTRE – Parole e Musica“, l’evento in versi e in note in omaggio all’arte di Antonio De Curtis, in occasione del 50° anniversario della sua morte.

Ieri il sito archeologico si è trasformato in un teatro, dove i grandi nomi del panorama artistico italiano hanno allietato i presenti con canzoni, poesie e balli della tradizione napoletana in uno scenario incantevole, offerto dal suggestivo paesaggio e dalla luna diafana, alta nel blu della sera.

Special guests della serata l’attore Gigi De Luca, i maestri Franco Farina e Peppino Fiscale e il tenore Angelo Scarpati. A contribuire al successo della serata anche le performance di Luciana Piergallino, Viviana Curcio, Ciro Mazaner e Gino De Luca.

Non solo un excursus di quella che è stata la produzione poetica e musicale di Totò, ma anche un riperccorrere l’opera dei padri della napoletanità, da Raffaele Viviani a Edurardo de Filippo da Salvatore di Giacomo, Mario Abbate a tanti altri.

Luigi Vuolo, presidente dell’associazione Mountains Production e organizzatore dell’evento, ha spiegato i tre obiettivi principali della serata: “Omaggiare l’arte del grande Totò, valorizzare il Castello di Lettere rendendolo un simbolo di apertura culturale, e fare benedicenza”, infatti il ricavato dell’evento sarà devoluto alla comunità l’Isola del Sorriso, gestita dalla cooperativa la Sorgente di Lettere.

A volere fortemente questo spettacolo anche il gruppo politico Lettere Cambia: “L’interesse di tutti noi è riportare e supportare la cultura nel sito archeologico e monumentale del nostro comune: il Castello. Solo la cultura può essere il volano di crescita del turismo e del tessuto sociale, e noi vogliamo continuare su questa strada” – dice  ai nostri microfoni il consigliere comunale, l’avvocato Gaetano Fontana.

Si progettano dunque più eventi culturali all’interno della fortezza di Lettere, e il prossimo potrebbe proprio essere una messa in scena tutta inedita del maestro Gigi De Luca. Lui che ha recitato nei migliori teatri d’Italia, lui che ha meritato i riconoscimenti ricevuti, è rimasto ammaliato dal “paradiso” che questo sipario medievale offre ad attori e pubblico. “Sono contento di questa serata, ovunque rivolga lo sguardo io vedo bellezza. Queste mura, questo panorama, questa atmosfera mi fanno venire voglia di mettere su uno spettacolo. Ritornerò qui, è un paradiso”.

A cura di Luisa Di Capua

© Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo anche parziale del presente contenuto senza citazione della fonte con indicazione del link di riferimento.

L’Angolo di Samuelmania – Che vittoria, ora la sosta e poi due big match!

L’Angolo di Samuelmania – Che vittoria, ora la sosta e poi due big match!

Napoli-Cagliari, una bella gara di domenica prima di pranzo! Gli azzurri stanno disputando un’ottima stagione: sta girando bene tutta la squadra, dal portiere all’attacco. C’è un miglioramento fisico, con Marek Hamsik che adesso è in una splendida forma ed ha segnato anche un bel goal. Poi c’è sempre il grande Dries Mertens che mette il sigillo, stavolta su calcio di rigore, e chiude la partita un goal di Kalidu Koulibaly. Questa settimana ci sarà la sosta, poi si riprenderà con il tour de force, con la partita fuori casa a Roma e la trasferta di Manchester per la Champions! Sempre e solo Forza Napoli.

a cura di Samuele Esposito

Gragnano, sconfitta interna con il Pomigliano per 1-3

0

ASD Città di Gragnano – ASD Calcio Pomigliano 1-3

Marcatori: 7′ pt. Marzullo (P), 37′ pt. Gassama (G), 31′ st. Thioune (P), 40′ st. Guidelli (P)

ASD Città di Gragnano: Cioce, Liccardi (dal 37′ st. Cissè), Franco, Baratto, Carfora (dal 23′ st. Mansour), Martone (K), La Monica (dal 28′ st. Gatto), Esposito (dal 33′ st. Napolitano), Chiariello, Gassama, Cioffi (dall’11’ st. Formisano). A disp.: Bruno, Montuori, Guidone, Chagas. All.: Rosario Campana

ASD Pomigliano Calcio: Alcolino, Avella, Marotta, Guidelli, Djibo, Mannone, Labriola (dal 12′ st. Thioune), Alfano (K), D’Angelo (dal 16′ st. Konate), Marzullo (dal 38′ st. Elefante), Vitiello (dal 16′ st. Di Roberto). A disp.: De Felice, Di Finizio, Mariani, Di Siervi, Allegra. All.: Marco Nappi

Arbitro: Giulio Bonaldo (sez. di Conegliano)

Assistenti: Riccardo Pintaudi (sez. di Pesaro) e Marco Belsanti (sez. di Bari)

Ammoniti: Marotta (P), Guidelli (P), Franco (G), Martone (G), D’Angelo (P), Marzullo (P), Elefante (P), La Monica (G), Formisano (G)

Note: Recupero: 0′;5′. Corner: 7-3. Spettatori: circa 300.

Jorginho su Instagram: “Buona vittoria, continuiamo cosi”

E’ più raggiante che mai Jorginho Frello. Il centrocampista brasiliano del Napoli, autore di una buona prova ieri contro il Cagliari, sul social network “Instagram” esprime tutta la sua gioia per la vittoria rotonda (3-0) contro i sardi. “Buona Vittoria… continuiamo cosi” poche parole, espresse sia in italiano che in portoghese, sua lingua madre, che dimostrando quanto sia sereno il clima nello spogliatoio del Napoli, reduce da 7 vittorie su 7 e ben 25 gol fatti.

La Catalogna vota l’indipendenza

0

I catalani votano in massa per l’indipendenza sfidando le cariche della Guardia Civil, la polizia mandata da Madrid a Barcellona per fermare il referendum. Il premier spagnolo Mariano Rajoy definisce il voto “una messinscena”, ma gli indipendentisti non si fermano e proclamano per domani una giornata di sciopero generale per protestare contro l’intervento delle forze dell’ordine che con manganelli e proiettili di gomma ha provocato oltre 800 feriti, come racconta l’inviato de LA STAMPA a Barcellona Francesco Olivo.

L’urlo di Barcellona: addio Spagna

I sì al 90 per cento, affluenza del 42 con 2,26 milioni di votanti. La polizia di Madrid irrompe nei seggi e usa proiettili di gomma sugli elettori: 800 feriti

BARCELLONA – Sono le undici di sera quando il governo della Generalitat varca il confine: «Benvenuti nella Repubblica catalana». Finisce così, con un nuovo pericoloso inizio, l’eterna giornata della ribellione anti spagnola. Secondo il governo catalano, con l’affluenza del 42%, ha ottenuto circa il 90% dei sì il referendum tenuto in Catalogna per l’indipendenza dalla Spagna. Sarebbero andati a votare il 55% senza le repressioni, secondo il governo catalano. Hanno votato 2,26 milioni di persone, 2,02 hanno votato «sì» al quesito «vuoi che la Catalogna diventi uno stato indipendente in forma di repubblica?».

In una terra che non disdegna l’epica, nessuno immaginava che così tante cose potessero succedere in 24 ore: i seggi presidiati di notte, le schede che arrivano all’alba, poi l’incubo delle irruzioni della polizia e infine uno scrutinio scontato, ma con conseguenze inimmaginabili.

L’aria che tira la coglie il cameriere di un hotel della Gran Via che indica le otto camionette con gli anti sommossa pronti a colpire: «Ecco, con la Spagna oggi abbiamo chiuso».

Per la secessione c’è anche la data: «Mercoledì porteremo in parlamento i risultati di questo referendum: abbiamo diritto a un nostro Stato» dice il capo della Generalitat Carles Puigdemont. Una road map che spaventa Madrid, pronta a togliere l’autonomia alla regione. È solo l’inizio della rivolta: per protesta chiudono i teatri e si proclama lo sciopero generale. Gli indipendentisti hanno le foto che cercavano: «Madrid ci opprime» dicono al mondo tra lo sconcerto generale nel resto di Spagna.

Le scene del primo ottobre catalano sono forti e inedite in «una grande democrazia», come la chiama a sera il premier spagnolo Mariano Rajoy che qualifica «farsa», il voto. Ma due ore dopo, i risultati arrivano: ha vinto il Sì con una percentuale attorno all’88%, in tre milioni, secondo il governo catalano, hanno provato a partecipare. I dubbi sui risultati sono legittimi (le irregolarità ci sono state), ma sulla Spagna, più che queste schede precarie, pesa il bilancio terribile dei feriti: oltre 844 di cui 8 gravi. Il sangue sul volto di persone anziane e i colpi gratuiti allontanano un altro po’ tanti catalani dal resto della penisola: «Ci hanno voluto umiliare».

Oltre ottanta anni dopo la guerra civile spagnola, Barcellona si sente assediata e non è una metafora. Non c’è Franco ovviamente, ma viene evocato lo slogan fascista: «Per mare, per terra e per aria». Dalle navi in porto sbarcano i poliziotti impiegati nella repressione del referendum illegale. Dalle strade arrivano altri rinforzi. E si chiude lo spazio aereo per permettere agli elicotteri di condurre le operazioni. La sindaca Ada Colau (non indipendentista) attacca: «Rajoy è un vigliacco e occupa la città».

La giornata comincia che è ancora notte. Alle cinque e mezza davanti a tutte le scuole della Catalogna si radunano le folle senza bandiere. Sono gli aspiranti elettori che blindano il loro sogno: «Votarem». All’apertura dei seggi mancano tre ore e mezza, ma il primo appuntamento è alle 6 con la polizia, che, sono gli ordini dei giudici, deve chiudere gli istituti. Venti minuti dopo però, davanti alla scuola Diputaciò, nel cuore dell’Eixample modernista si vedono solo due Mossos d’Esquadra, gli agenti dell’autonomia catalana, sospettati di intelligenza con il nemico da Madrid. Si avvicinano timidi alla porta, sono un uomo e una donna e anche volendo (ma non vogliono) non potrebbero chiudere i cancelli con tutta questa gente davanti. L’attesa sarà lunga e comincia anche a piovere: «Sono sette anni che aspettiamo», dice la professoressa Maria Molas. La data ha un senso: nel 2010 veniva bocciato dalla corte costituzionale lo Statuto d’autonomia voluto dal premier Zapatero e votato in massa dai catalani. Quel No dell’alta corte di Madrid viene considerato l’episodio che ha dato il via a quello che qui si chiama semplicemente «il processo», con l’indipendentismo che è passato dal 15%, a una percentuale vicina alla metà della popolazione.

Due strade più in là, Carrer de Mallorca, stessa scena. Nessuno sgombero previsto, ma manca un elemento: le urne. È l’oggetto più desiderato e ricercato delle ultime settimane e in fila al seggio nessuno sa davvero dove sia. Le speculazioni finiscono quando arriva un’auto: alla guida c’è una donna, che si ferma davanti all’ingresso. Scende il passeggero ed estrae un grande sacco nero dal portabagagli. Cosa ci sia dentro alla busta è chiaro. L’atto di disobbedienza è lì davanti a tutti, palese e rivendicato, ai Mossos basterebbe poco per requisire il contenitore proibito, ma si girano, letteralmente, dall’altra parte. L’ammutinamento si consuma e quel punto l’applauso è vigoroso. Ora sì: si vota.

Sono solo le otto, i seggi sono ufficialmente aperti. Il governo catalano fa un annuncio importante: «Si può votare in ogni sezione e le schede si possono stampare a casa». È la contromossa alla chiusura delle scuole, che la Procura aveva ordinato e che in qualche caso era riuscito. L’avviso è accolto con sollievo dagli osservatori, «ora il governo spagnolo può dire che è tutta una farsa ed evitare la violenza». L’ottimismo dura pochi minuti. I telefoni cominciano a vibrare: «Stanno attaccando la scuola Pau Claris». È la prima di una lunga serie di cariche della polizia nazionale e della Guardia Civil, i corpi dello Stato sbarcati dalle navi con l’intenzione di passare all’azione, requisendo le urne, vista la passività dei Mossos. I video con le violenze sui votanti cominciano a girare sui social e la situazione precipita in breve.

Nel 2014 i catalani votarono in una consultazione non vincolante, ma grazie a un accordo tra i governi si evitò di mandare la polizia. Stavolta non c’è dialogo alcuno e la prova è che lo stesso presidente della Generalitat Carles Puigdemont trova le camionette delle forze dell’ordine davanti al suo seggio, alle porte di Girona (voterà altrove). Le cariche si susseguono: chiunque ostacoli il passaggio degli «antidisturbios» viene spostato senza riguardo, ci sono molti anziani che finiscono in terra. Arrivano anche proiettili di gomma (proibiti) e lacrimogeni. Un ragazzo rischia di perdere un occhio. Quando è il caso, e pure quando non lo è, si picchia forte. Il bilancio sale di minuto in minuto: 5 feriti, 12, 54, fino a sfiorare il migliaio a sera (contando i contusi). La gente, per fortuna, non reagisce (salvo casi isolati) evitando l’ecatombe. La resistenza passiva a volte funziona, come all’istituto Diputaciò, dove gli agenti sono costretti alla retromarcia dal muro di folla che difende l’ingresso. Qui la prendono come una vittoria, ma il 2 ottobre fa più paura dei manganelli.

vivicentro..it/attuaità
vivicentro/La Catalogna vota l’indipendenza
lastampa/L’urlo di Barcellona: addio Spagna FRANCESCO OLIVO – INVIATO A BARCELLONA

Insigne: “Stiamo facendo bene, ma il campionato è lungo”

Le sue parole

Lorenzo Insigne ha parlato alla Domenica Sportiva: “A Napoli giochiamo un calcio diverso da quello della Nazionale. Testa della classifica? Stiamo facendo bene, il campionato è lungo. Spero di dare tanto alla nazionale e a Ventura, mi sento bene. Spareggi? Non mi fanno paura”.