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Napoli avrà un altro Diego Maradona: sarà il nipote del Pibe de Oro

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Il legame tra Diego Armando Maradona e Napoli non accenna a sciogliersi. La nuova puntata della storia d’amore tra la città partenopea ed il fenomeno argentino ha il viso raggiante di Diego Junior, figlio avuto da Maradona con Cristiana Sinagra.

Diego Junior, infatti, diventerà presto papà e il nome del nascituro non poteva che essere uno. “Sarà maschio e lo chiamerò Diego Matias.” confessa Diego Junior.

“Papà è felicissimo, gli avevo promesso che mio figlio avrebbe avuto il suo nome.” conclude il futuro papà.

Un altro Maradona quindi con la maglia del Napoli? Ci vorrà qualche anno per scoprirlo, ma la dinastia del calciatore più forte di tutti i tempi continua.

Fonte: Napoli Repubblica

Dalla Spagna: “Koulibaly nella lista della spesa del Barcellona”

L’interesse riguarderebbe il prossimo mercato estivo

Il Barcellona sembra essere alla ricerca di un difensore centrale nel prossimo mercato di gennaio, che possa arrivare fino a fine stagione. Come riportano i colleghi spagnoli di ‘Sport’, il primo nome scritto sul taccuino blaugrana sarebbe quello di Mina del Palmeiras che costerebbe 9 milioni di euro.

Per quanto riguarda il mercato estivo, il taccuino riporta qualche nome in più: oltre a Zagadou del Borussia Dortmund e a Diakhaby del Lione, si può leggare anche quello di Kalidou Koulibaly. E ‘Sport’ scrive: “Koulibaly è già nel mirino dei principali club europei, la sua valutazione si è alzata e sarà difficile che il presidente De Laurentiis possa accettare di cederlo per meno di cinquanta milioni di euro”.

Gazzetta: “Se Koulibaly imposta si perde fluidità”

Il ‘quotidiano rosa’ analizza il gioco del difensore senegalese

L’edizione odierna de ‘La Gazzetta dello Sport’ si sofferma sul gioco e sul ruolo tenuto da Koulibaly durante il match tra Genoa Napoli. Secondo il quotidiano rosa, quando il difensore centrale azzurro imposta il gioco, diventando il primo “play” capita che fluidità e scorrevolezza ne risentano, con l’eventualità di incappare in qualche errore e ritrovarsi, poi, scoperti.

Inoltre, La Gazzetta aggiunge:
“E’ successo in partenza, quando il mordente genoano ha costretto gli azzurri ad appoggiarsi troppo sul senegalese. Soltanto che il Napoli resta il Napoli, squadra di risorse tattiche raffinate e di cifra tecnica superiore […] nel momento in cui Rigoni e Taarabt hanno preso respiro dal pressing indiavolato, è venuta fuori la personalità del giovane Diawara in cabina di regia – a quel punto Koulibaly è ritornato ad occuparsi in esclusiva alle sue incombenze di difensore”.

Vendeva gioielli rubati: sequestrata gioielleria di Battipaglia

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Era una delle più note gioiellerie di Battipaglia, dove tantissimi cittadini si recavano per preziosi acquisti e regali; perccato, però, che il negozio rivendesse gioielli rubati in Campania e non solo.

E’ quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Salerno nell’ambito dell’operazione Golden Hard, al termine della quale sono scattate le manette per 17 persone, tra ladri e ricettatori.

Tutti i beni in possesso della gioielleria sono stati ora sequestati e sono a disposizione degli ulteriori accertamenti delle Autorità.

Fonte: Il Mattino

Il Secolo XIX: “Il Genoa illude, il Napoli vince”

“Al Napoli la fiera dei gol da cineteca”

Il Secolo XIX dedica la prima pagina al match tra Genoa e Napoli giocato ieri e conclusosi con il successo degli uomini di Maurizio Sarri. “Il Genoa illude, il Napoli vince alla fiera dei gol da cineteca” è il titolo del quotidiano dedicato al pirotecnico 2-3 di ‘Marassi’. Da segnalare le perle di TaarabtMertens.

Oggi il governo indica il nome per Bankitalia

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Oggi il governo indica il nome per Bankitalia. E sulla strada della riconferma di Ignazio Visco spunta Saccomanni.

Bankitalia, spunta Saccomanni ma Visco resiste e vede il traguardo

Oggi la designazione di Gentiloni con la lettera al Consiglio superiore della banca Il Governatore attende a Francoforte dove partecipa alla riunione della Bce

ROMA – Ignazio Visco è al traguardo. Negli ultimi metri alle sue spalle è spuntata un’ombra, quella di Fabrizio Saccomanni, 74 anni, già ministro dell’Economia nel governo Letta e soprattutto ex direttore generale di palazzo Koch. Ma troppo tardi: la candidatura di compromesso – benvista da palazzo Chigi – è nata e morta nel giro di poche ore. Quasi certamente partirà stamane la lettera del premier Paolo Gentiloni con l’indicazione di Visco al Consiglio superiore della Banca d’Italia. E a quel punto per il Governatore uscente sarà l’apoteosi, perché da ieri si trova a Francoforte per il direttorio della Bce, una riconferma sul campo davanti a tutti i suoi colleghi europei. Ed è proprio dal contesto internazionale che – secondo fonti autorevoli – è maturata la spinta finale per la riconferma, data a questo punto al 99 per cento.

LEGGI ANCHE: Pensioni e Bce minacciano i conti pubblici

Una soluzione gravata da pressanti condizionamenti esterni, ai quali in certe occasioni non si può rispondere di no, ma certamente una soluzione preparata attraverso una estenuante trattativa nel perimetro Quirinale-Palazzo Chigi-via Nazionale. Con Matteo Renzi nei panni del convitato di pietra. Perché fino all’ultimo il leader del Pd si è trovato davanti al dilemma, se accettare nomi alternativi – non sempre graditi, per quanto suggeriti dal suo amico Gentiloni – oppure accettare la conferma di Visco. Rispetto al quale ora Renzi può riservarsi mani libere. In vista di una campagna elettorale che il segretario del Pd immagina di poter condurre cavalcando anche umori anti-establishment. E infatti – anche se nessuno lo confermerà mai – Saccomani (instradato da un Gentiloni, preoccupato di restare schiacciato nello scontro tra le due fazioni in lotta), non è stato affatto incoraggiato da Matteo Renzi.

Vicenda estremamente complessa, quella della nomina del Governatore, vicenda ricca di fili visibili e nascosti, nella quale ha assunto – e assumerà nelle prossime settimane – un ruolo significativo la Commissione Banche voluta dal Pd e nella quale Matteo Renzi ha ottenuto che siano presenti molti dei suoi amici politici più fidati, a cominciare dal presidente del partito Matteo Orfini. Già nei giorni scorsi i primi due segnali politici lanciati dalla neonata Commissione erano stati espliciti.

Il presidente Pierferdinando Casini aveva organizzato i lavori, decidendo di far partire le “indagini” dalle crisi delle due banche venete, in particolare la Popolare di Vicenza rispetto alla quale, per un certo periodo, Banca d’Italia ha manifestato esplicita fiducia. Il secondo colpo la Commissione lo ha dato il 18 ottobre, quando il Governatore Visco si presentò per chiedere di essere audito il prima possibile. Richiesta rigettata. Sta di fatto che ieri l’audizione in Commissione del Procuratore di Vicenza Antonio Cappelleri, pur ripetendo episodi noti e penalmente irrilevanti, ha richiamato alla memoria le traettorie professionali di alcuni dirigenti di Banca d’Italia, vicende che nel clima emotivo di questi tempi hanno rallentato la conferma di Visco.

E infatti proprio Matteo Orfini ha lanciato il siluro: «Abbiamo scoperto che parte di chi doveva vigilare lo ha fatto dicendo che andava tutto bene, e qualcuno di questi aveva un ruolo rilevante in Banca d’Italia. Quegli stessi che poi ci siamo ritrovati come consulenti delle banche che dovevano controllare. Ecco, questo meccanismo di porte girevoli è discutibile e ha prodotto disastri». Certo, si trattava di episodi noti da tempo che Orfini ha presentato come “scoperte” della Commissione, ma delle parole del presidente del Pd conta il messaggio politico: in Commissione sarà dura per tutti. Compreso il riconfermato Governatore della Banca d’Italia.

vivicentro.it/cronaca
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lastampa/Bankitalia, spunta Saccomanni ma Visco resiste e vede il traguardo UGO MAGRI, FABIO MARTINI

Cilento, ad Acquavena la Rocca delle Arti incontra Ispani Jazz Festival

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Proseguono gli appuntamenti con la rassegna “Voci e Suoni dai Borghi, la Rocca delle Arti incontra Ispani Jazz Festival”, prossimo incontro è con il concerto dei Kiepò, che si esibiranno adAcquavena Sabato 28 ottobre 2017, alle ore 21, uno spettacolo unico che fonde cultura e tradizione musicale della nostra terra.
Il gruppo Kiepò è composto da: Aniello Tancredi, Nicola Cortazzo, Antonio Cortazzo, Tommaso Sollazzo, Pietro Pisano,il nome deriva dal termine dialettale “Chi è po’?” che letteralmente significa “Chi sono questi?”, nonostante il simpatico nome del gruppo, la loro è una delle compagnie di musica popolare cilentana tra le più note. Lo spettacolo proposto dai Kiepòè un mix di antico e moderno, folclore e contemporaneità, il suono degli strumenti della tradizione musicale del Cilento (chitarra battente, zampogna, ciaramella,tamburi a cornice) danno vita ad un concerto originale, tra serenate, canti d’amore, tarantelle, offrono al pubblico un’esibizione unica, un viaggio sensoriale alla riscoperta delle origini, insomma un appuntamento straordinario, da non perdere.
Rinviato invece a data da destinarsi il workshop gastronomicoprevisto a Capitello per domenica 29 ottobre “Cilento Con Gusto”, a causa di un grave lutto che ha colpito Francesca Pellegrino, uno degli organizzatori dellamanifestazione.
Il progetto è finanziato dalla Regione Campania a valere sulle risorse del PROGRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE (POC) 2014-2020LINEA STRATEGICA 2.4 “RIGENERAZIONE URBANA, POLITICHE PER IL TURISMO E CULTURA”AZIONE 3 – “INIZIATIVE PROMOZIONALI SUL TERRITORIO REGIONALE”
Comunicato Stampa

Capri, domenica prima edizione della camminata tra gli olivi

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ll Comune di Anacapri ha aderito alla giornata organizzata dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio di cui è entrato a far parte da poco più di un mese e partecipa in collaborazione con l’Associazione anacaprese L’Oro di Capri alla prima giornata nazionale “camminata tra gli ulivi” che è stata ideata come un percorso ludico-motorio aperto, a cui potranno partecipare tutti i cittadini interessati. La passeggiata nel verde degli ulivi anacapresi vedrà anche la presenza di tanti giovani che hanno accolto l’invito dei soci dell’Oro di Capri a partecipare alla raccolta delle olive, conclusasi quest’anno con circa il 30% in più rispetto agli anni precedenti. La camminata tra gli olivi si svolgerà domenica 29 Ottobre alle ore 9.00 in tutta Italia e durerà circa due ore, l’appuntamento per chi vorrà partecipare alla “camminata” anacaprese è in Via Nuova del Faro al bivio di Via Pino. Il percorso tra gli ulivi di Anacapri coordinato da Carlo Lelj Garolla e dal presidente dell’associazione Pierluigi Della Femina si snoderà attraverso il caratteristico paesaggio costiero anacaprese con alternanza di zone a macchia mediterranea, oliveti abbandonati e oliveti recuperati e messi in produzione. La passeggiata nel primo tratto attraverserà la zona a maggior vocazione olivicola dell’isola attualmente in fase di recupero, dopo un primo passaggio nella macchia costiera attraverso un sentiero in pietra si attraverserà un oliveto abbandonato colonizzato ormai dalla macchia con piante di mirto, lentisco ed erica, al termine del sentiero dopo una piccola valletta ricca di piante di roverella si arriva ad una piccola pineta a monte della quale troviamo altri oliveti abbandonati; proseguendo poi verso la grotta azzurra ci si addentrerà in zone boschive alternate a macchia arida tipica della vegetazione costiera. Dopo una salita sassosa immersa nella macchia ci si avvierà verso la fine della passeggiata attraversando gli oliveti rimessi in produzione recentemente per poi terminare sulla strada per la grotta azzurra in località Galatà. Alla fine del percorso sarà offerto un assaggio degli oli degli associati ed un assaggio di olio nuovo. Soddisfazione da parte dei componenti dell’associazione L’Oro di Capri e dell’Assessore al Turismo Massimo Coppola che ha dichiarato: “è un momento particolarmente importante per il nostro paese, organizzare per la prima volta questa passeggiata tra gli olivi nell’ambito delle iniziative della Città dell’Olio. La partecipazione del nostro Comune vuole essere attiva al fine di valorizzare la cultura contadina della nostra comunità, rappresentata da tradizioni e usanze che devono essere trasmesse soprattutto alle giovani generazioni. Grande apprezzamento va dato ai comportamenti dell’associazione L’Oro di Capri per la loro opera meritoria che contribuirà sicuramente ad accrescere l’appeal turistico di Anacapri.

Comunicato Stampa

Il Rosatellum è legge: ecco come funziona

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E’ il giorno del Rosatellum bis. Il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge elettorale, che prende il nome dal capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato. Ma cosa prevede la nuova legge elettorale? Il Rosatellum bis è un sistema misto proporzionale e maggioritario. Un terzo dei candidati viene eletto in collegi uninominali e due terzi, con listini bloccati (da un minimo di 2 a un massimo di 4 candidati), con il proporzionale. Ecco tutti i punti della legge:

1) SCHEDA UNICA: a differenza del Mattarellum, in cui c’erano due schede, è prevista una scheda unica nella quale il nome del candidato nel collegio è affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono. Non è consentito il voto disgiunto.

2) COLLEGI: il 36% dei seggi viene assegnato con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali, il 64% viene assegnato con criteri proporzionali. Alla Camera sono previsti 232 collegi uninominali, gli altri 386 seggi sono assegnati con il proporzionale a cui vanno aggiunti gli altri 12 seggi nelle circoscrizioni estere. Al Senato i collegi uninominali sono 102 e 207 i plurinominali oltre ai 6 seggi degli eletti all’estero.

3) SOGLIA DI SBARRAMENTO: la soglia di sbarramento è al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni a livello nazionale sia alla Camera che al Senato.

4) COALIZIONI: il Rosatellum prevede le possibilità di coalizzarsi. Basta una “dichiarazione di apparentamento”. Quindi no programma e candidati comuni. I voti delle liste collegate che non raggiungono il 3 per cento, ma superano l’1, vanno assegnati alla coalizione.

5) PLURICANDIDATURE: sono consentite fino a un massimo di 5 nei listini proporzionali. Un candidato del collegio uninominale può anche candidarsi, sempre per un massimo di 5, nel proporzionale.

6) QUOTE DI GENERE: sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. La ripartizione della quota di genere per il Senato, sia nell’uninominale che nel proporzionale, è su base regionale e non nazionale.

7) FIRME: i gruppi parlamentari che si sono costituiti prima del 15 aprile 2017 (come Mdp) non dovranno raccogliere le firme. Inoltre, si dispone che solo per le prossime elezioni politiche il numero di firme venga dimezzato (da circa 1.500 a circa 750) per le nuove formazioni politiche e per chi non ha un gruppo autonomo in Parlamento.

8) ITALIANI CANDIDATI ALL’ESTERO: una novità introdotta dal Rosatellum è quella che i residenti in Italia possono candidarsi anche all’estero. Nella stessa norma si specifica che non possono essere candidati gli italiani residenti all’estero che hanno ricoperto ruoli politici nel paese in cui vivono nei cinque anni precedenti.

adnkronos

Pompei, agli scavi finalmente visitabile il bellissimo complesso di Championnet

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Pomepi – apre al pubblico il bellissimo complesso di Championnet. Ve lo avevamo anticipato alcune settimane fa (CLICCA QUI), ora l’Ufficio dei Beni Culturali di Pompei ha ufficializzato la notizia: il pubblico di tutto il mondo potrà visitare e rimanere incantato innanzi alla residenza di Championnet.

Questo l’annuncio:

Da poco aperto e visitabile il Complesso di Championnet, un insieme di eleganti edifici residenziali (oltre 60 ambienti) finemente decorati e articolati in diversi atri e peristili, disposti a terrazza a sud ovest del pianoro di Pompei, con affacci panoramici sulla piana del Sarno.

Foto: Ufficio Stampa Beni Culturali Pompei

 

Roma, la maledizione continua: rottura del legamento crociato per Karsdorp (COMUNICATO)

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NOTIZIE AS ROMA – Dopo la nota lieta dei 3 punti conquistati ieri sera, una bruttissima notizia in casa Roma: rottura del legamento crociato per Rick Karsdorp, terzino olandese che proprio ieri sera aveva fatto il suo esordio in maglia giallorossa. Il giocatore aveva abbandonato il campo zoppicante per un problema al ginocchio sinistro, quello non operato in precedenza. Le sue condizioni sono evidentemente peggiorate nel corso della nottata, in cui sono state effettuate le visite mediche a Villa Stuart. Gli esami strumentali hanno evidenziato “la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.  Nel pomeriggio di oggi l’atleta sarà sottoposto a un controllo specialistico da parte del Prof. Mariani per pianificare l’iter terapeutico”. Cosìsi legge sul sito ufficiale della società asroma.com.

12 CROCIATI SALTATI NEL CORSO DELLA GESTIONE AMERICANA – La Roma risulta prima in una speciale classifica, quella della sfortunata rottura di legamenti crociati delle ginocchia. Prima di Karsdorp era infatti toccato a Strootman (per 2 volte), Capradossi, Ponce, Nura, Ruediger, Mario Rui, Florenzi (per 2 volte), Emerson e Luca Pellegrini.

Fedele: “Salvate il soldato Mertens”

“Sarri deve imparare a gestire partite cambi”

“Come il suo numero di maglia. Salvate il soldato Dries parafrasando il soldato Ryan del famoso film perché è lui quello che in questo momento tiene su la baracca. Il suo secondo gol è da antologia sportiva: stop a seguire e tiro potentissimo nell’unico angolo dove Perin non poteva proprio arrivare. Salvate il soldato Dries perché il Napoli continua sulla stessa strada. Solito gioco, ma anche solite sbavature. La squadra di Sarri non ha corretto i suoi due difetti innati. Non riesce a gestire il risultato ed è molto carente lì dietro quando si tratta di difendere sulle palle inattive. Su questo però la colpa è dell’allenatore che continua a dire ai suoi giocatori di guardare la palla e non gli avversari. Non possiamo continuare a marcare a zona senza vedere come si muovono i giocatori dell’altra squadra. Non va bene che sul gol di Izzo c’erano due giocatori liberissimi e il Genoa è andato in rete senza problemi. Sarri merita 10 per come lavora in settimana con la squadra, ma si becca 2 nella gestione della partita e dei cambi. Il Napoli sciorina il miglior gioco del campionato. Un modo di far muovere la palla da giochino elettronico, da playstation, ma perché stanno sempre gli stessi in campo? Perché la panchina è così mal sfruttata? Con il Genoa non sarebbe stato il caso di dare più minuti a Ounas, a Rog e Giaccherini? Sarri ci fa divertire e ci fa sognare ma per questa sua testardaggine il Napoli ieri ha corso il rischio di pareggiare una partita praticamente già vinta. Sul 3-1 una squadra come la nostra deve far sparire la palla. Se Lapadula avesse centrato la porta faceva 3-3 e a quel punto non si riusciva più a tornare avanti. Dobbiamo imparare a sfruttare meglio le nostre risorse. Non sono per il turnover ma dopo un’ora di gioco devono riposare i big. Altrimenti quando riposano? Con il Manchester City?”

Basket, Serie A – Sidigas Avellino, al via la prevendita per il match contro Cantù

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Inizierà oggi la vendita dei biglietti per la prossima gara interna dei lupi. La Sidigas Avellino affronterà la RedOctober Cantù sabato 28 ottobre, palla a due alle ore 20.45.
I tagliandi della gara saranno messi in vendita a partire da questo pomeriggio.
Sarà possibile acquistarli al botteghino del PaladelMauro, presso i consueti punti vendita (qualsiasi rivenditore Go2, il cui elenco è disponibile al sito www.go2.it) oppure online collegandosi al sito www.boxol.it fino alle 12.00 di sabato 28ottobre).
Questi i prezzi dei tagliandi:
Curve Sud\Nord: 15,00 €
Distinti: 20,00 €
Tribune Superiore Montevergine\Termino: 32,00 €
Tribune Centrali Montevergine\Terminio: 45,00 €
Tribune Vip Montevergine\Terminio 120,00 €

La vendita presso la biglietteria rispetterà i seguenti giorni e orari: questo pomeriggio e venerdì dalle ore 16.00 alle ore 19.30. Sabato la biglietteria sarà aperta al pubblico dalle ore 17.00 fino all’inizio della gara.

La società ricorda che negli stessi giorni continuerà anche la campagna abbonamenti. Il giorno della garanon sarà possibile stampare gli abbonamenti, ma solo i biglietti per la partita.

Il Rosatellum è legge con 214 sì

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Via libera definitivo del Senato alla nuova legge elettorale, il Rosatellum bis. E’ stato approvato a larga maggioranza con 214 sì, 61 no, 2 astenuti. Il testo passa ora alla firma del Quirinale.

Via libera alla nuova legge elettorale. Il Senato ha approvato il Rosatellum bis. Nel voto finale i sì sono stati 214, i contrari 61 e due gli astenuti. Ha retto il patto a quattro tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega. Risolutivo è stato l’appoggio di Denis Verdini e della pattuglia di senatori di Ala. Nettamente contrari alla nuova legge elettorale sono, invece, M5S, Mdp, Sinistra italiana e Fdi.

Il Rosatellum bis è un sistema misto proporzionale e maggioritario. Un terzo dei candidati viene eletto in collegi uninominali e due terzi, con listini bloccati (da un minimo di 2 a un massimo di 4 candidati), con il proporzionale. Ecco come funziona.

Nelle dichiarazioni di voto il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda ha spiegato: “La legge è il frutto di un delicato lavoro di mediazione politica tra forze di maggioranza e di opposizione, forze molto diverse e con interessi diversi. È naturale che una volta trovato un punto di equilibrio, modificarne singole parti, come era stato richiesto, avrebbe potuto far naufragare la legge”.

Il capogruppo Fi al Senato Paolo Romani ha detto: “Non temiamo di condividere questa legge con la maggioranza di governo perché è la migliore risposta all’appello del Capo dello Stato Sergio Mattarella per una legge omogenea fra i due rami del Parlamento”.

Denis Verdini, parlando in Aula, ha rivendicato con orgoglio l’apporto di Ala al varo definitivo del Rosatellum: “La migliore legge possibile in questo momento, frutto di un compromesso, come lo è tutta questa legislatura” nata da elezioni che non hanno dato una maggioranza. “Si dice che la maggioranza è cambiata perché è Art.1 è uscito e c’è il nostro ingresso? Non è vero. Noi c’eravamo, ci siamo stati e ci saremo fino all’ultimo giorno della legislatura”, ha detto Verdini definendosi “Ecce homo”, alla luce degli insulti ricevuti in questi anni.

Il capogruppo M5S Giovanni Endrizzi, durante le dichiarazioni di voto, si è scagliato contro Fi e Pd: “Macché ‘Rosatellum’ questa è una legge bunga-bunga, un’orgia di candidati e l’utilizzatore finale sarà sempre lo stesso. Siete la stessa banda, e avete ridotto destra e sinistra a due facce della stessa banconota”.

vivicentro.it/politica
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Sassuolo, Cannavaro a rischio Napoli

Sassuolo ancora senza gioie

Periodo nero per il Sassuolo! Secondo quanto scritto da Tuttosassuolocalcio, il turno infrasettimanale ha ‘regalato’ danno e beffa. Infatti, alla sconfitta interna contro l’Udinese, ha seguito l’infortunio di Paolo Cannavaro, uscito vistosamente zoppicante dal terreno di gioco.
I neroverdi sperano si tratti soltanto di una botta, viste le già note defezioni di Goldaniga e Letschert. In caso di forfait dell’ex capitano azzurro, l’unico schierabile accanto ad Acerbi sarebbe Peluso.

APPROFONDIMENTO – La Juve Stabia torna a casa. In ogni stadio c’è…

Sabato finalmente la Juve Stabia ed i suoi tifosi riabbracceranno il Romeo menti, la propria casa, il proprio stadio, quello che contiene i ricordi e le emozioni più piacevoli, ma anche più amare, della storia delle Vespe.

Tiziano Ferro canta in un suo famoso successo: “In ogni stadio c’è una storia, il timore, l’amore, la fine di una vita, il principio di altre mille..” e proprio la frase del cantautore romano rispecchia perfettamente quello che il Romeo Menti rappresenta per la Juve Stabia ed il suo popolo.

Lo stadio di Via Cosenza è un luogo a cui si agganciano i ricordi personali di ognuno di noi, che in modo o nell’altro, legano ad un match delle Vespe giocato al Menti una gioia o una delusione tutt’ora difficile da dimenticare.

Senza andare troppo indietro, si può pensare al vittorioso derby del centenario giocato il 19 marzo 2007 contro la Salernitana in un match infrasettimanale (per cui chi scrive fece “filone” a scuola, ma non ditelo in giro), alla sconfitta per 3 a 1 inflitta al Napoli di Reja con Salvatore Di Somma in panchina. Volendo guardare a sfide ben più importanti, basta ripensare a quel magico 2011, con il Menti che divenne la fortezza dell’esercito di Braglia e guidato sul campo da Corona e Molinari. Sia il Benevento che l’Atletico Roma rimasero annichilite di fronte al ruggito della tifoseria stabiese, capace di incidere ben più di un grande attaccante o di un portiere dai riflessi felini.

Tiziano Ferro parla anche della “fine di una vita” ed in effetti è proprio così, il Menti è stato teatro anche di delusioni paragonabili alla fine di una vita (sportiva ovviamente).
Si pensi all’intero campionato 2013/14, l’ultimo in Serie B e vissuto come un’agonia da tutto l’ambiente. Non serve però andare così lontano con la mente per cercare l’ultima delusione vissuta nella nostra casa: 24 maggio 2017, gara playoff di ritorno tra Juve Stabia e Reggiana. Vespe eliminate con il gol regolare annullato a Ripa che ancora oggi non fa dormire i tifosi e probabilmente anche il patron Manniello.

Ad avere una voglia matta di tornare a casa sembra che più di tutti sia Fabio Caserta, il tecnico della Juve Stabia che forse come nessuno sa cosa è in grado di dare il Menti.
Arrivato il 31 gennaio di cinque anni fa tra un pizzico di scetticismo, l’allora numero 16 (e poi 10) a suon di prestazioni super divenne il gladiatore ed il trascinatore dell’arena gialloblù. E’ bello pensare che il destino abbia scelto proprio lui, quale destinatario del nuovo Menti tirato a lucido; lui che lo ha conquistato da calciatore, da Capitano e che ora sogna di farlo esplodere da allenatore.

Nessuno sa quello che accadrà, ma il Menti è finalmente pronto a racchiudere di nuovo le emozioni e le speranze di una intera tifoseria.

Bentornata a casa Juve Stabia.

Raffaele Izzo

Napoli-Sassuolo: sono 40.000 i biglietti venduti

Il San Paolo prepara la bolgia

Terminato il turno infrasettimanale, il Napoli pensa già alla gara di domenica contro il Sassuolo. I neroverdi sono a caccia di punti importanti in chiave salvezza, ma gli azzurri voglio continuare a vincere, per conservare la vetta della classifica e per proseguire la striscia di risultati utili consecutivi.
A tal proposito, il ‘San Paolo’ si sta preparando ad essere il dodicesimo uomo in campo. Fino ad ora, incluso il numero degli abbonati, si contano oltre 40mila tagliandi venduti.
Napoli e i napoletani sono pronti: domenica sarà battaglia per continuare a sognare!

Senza lo «scudo» di Draghi l’Italia deve fare i conti con il super-debito

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L’eliminazione dello «scudo» di Draghi farebbe schizzare lo spread. Per l’Italia significa, come scrive Stefano Lepri, dover fare i conti con il super-debito. Intanto oggi il governo indica il nome per Bankitalia. E sulla strada della riconferma di Ignazio Visco spunta Saccomanni.

L’onda lunga del debito mai corretto

Si annuncia una campagna elettorale ignara del peso immenso del debito pubblico. Dato che l’età media dei cittadini cresce, l’argomento preferito da tutti i partiti sono le pensioni. Dei giovani si parla poco, benché i dati mostrino che a soffrire di più negli ultimi anni sono stati soprattutto loro.

Già il buon senso fa apparire bizzarro che ieri la Corte Costituzionale si sia di nuovo espressa sull’adeguamento delle pensioni al costo della vita, sia pure per giudicare corretta la formula a scaglioni reintrodotta dal governo Renzi due anni fa.

Quando tutto un Paese diventa più povero (il potere d’acquisto per persona era nel 2016 del 10% inferiore al 2007) è difficile evitare che anche i pensionati, un quarto abbondante degli italiani, perdano qualcosa. Così pure sembra ragionevole che, con la durata della vita che si allunga, si vada a riposo un pochino più tardi.

Non sia mai. Si convertono anche politici ieri fautori dell’austerità. Il Pd comincia a smarcarsi dal governo. Circola l’affermazione falsa che in Italia si debba lavorare più a lungo che in tutti gli altri Paesi d’Europa. È vero invece che c’è un ampio divario tra l’età legale, prossima ai 67 anni, e quella effettiva media, negli ultimi dati disponibili attorno ai 62 per entrambi i sessi.

Questo comporta casomai un problema di uguaglianza tra cittadini. Trattamenti speciali, esenzioni, provvedimenti ad hoc, normative transitorie consentono ai più di lasciare in anticipo. Coloro che sono costretti ad attendere l’età legale senza scappatoie sono una minoranza di sfavoriti.

Un paradosso è che gli uomini andavano in pensione più tardi di oggi (tra i 63 e i 64) negli Anni 70, quando la loro vita durava in media una decina di anni in meno rispetto a quanto possono sperare i loro coetanei attuali. Per giunta, c’erano in proporzione molti più giovani a versare contributi.

Dato che la spesa previdenziale ammonta a un terzo del bilancio dello Stato, ciò che si decide sulle pensioni influenza moltissimo la sostenibilità del nostro debito pubblico. Va ripetuto che le colpe del debito le hanno i governi passati – 1981-92 e 2000-2004 i periodi peggiori – ma necessariamente chiunque guidi il Paese oggi ha margini di manovra limitati.

Un allentamento delle regole pensionistiche ha costi contenuti all’inizio, rapidamente crescenti nel tempo. Farebbe calare la fiducia nei titoli di Stato italiani proprio quando la Banca centrale europea annuncia – oggi pomeriggio – che ne ridurrà gli acquisti a partire dal gennaio 2018, con la conseguenza di un aumento dei tassi.

Certe promesse erano già ardue da sostenere nei tre anni di costo del debito ultra-basso finora garantiti al Tesoro dalle scelte di Mario Draghi. D’ora in poi divengono incaute. Inoltre nei momenti in cui l’economia va bene, come ora, occorre metter da parte risorse per i momenti brutti (una delle ipotesi correnti è che gli Usa vadano in recessione entro 1-2 anni).

vivicentro.it/editoriali
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Napoli, boom di folla per la riapertura della storica friggitoria: disagi per l’ambulanza

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Riapre la storica friggitoria napoletana “Fiorenzano Pizzaioli dal 1897”. Dopo 15 anni il brand già apprezzatissimo dai napoletani, ha rifatto il suo ingresso nel mercato gastronomico.

Presente all’inaugurazione anche “O Capitano”, Angelo Picone, che con il suo abito gallonato ha attirato una gran folla in piazza Montesanto. La presenza di oltre un centinaio di persone ha creato per pochi secondi problemi al passaggio di un’ambulanza del 118 diretta all’ospedale Pellegrini, come riporta il Mattino.

Pensioni e Bce minacciano i conti pubblici

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La possibile marcia indietro del governo rispetto all’aumento automatico a 67 anni dell’età pensionabile e la fine degli stimoli della Bce minacciano i conti pubblici. Secondo le stime dell’Inps congelare l’età della pensione ai livelli attuali di qui al 2035 costerebbe ben 141 miliardi di euro, mentre l’eliminazione dello «scudo» di Draghi farebbe schizzare lo spread. Per l’Italia significa, come scrive Stefano Lepri, dover fare i conti con il super-debito. Intanto oggi il governo indica il nome per Bankitalia. E sulla strada della riconferma di Ignazio Visco spunta Saccomanni.

Pensioni, ridurre l’età? Boeri: “Un’idea sciagurata”
La fine degli stimoli Bce riavvicina all’Italia l’incubo dello spread

Il presidente dell’Inps: aumenterebbe il debito pubblico. Inevitabile che Draghi cambi politica

ROMA – L’«idea sciagurata», come la definisce il presidente dell’Inps Tito Boeri potrebbe costarci ben 141 miliardi di euro. Per questo, ma non solo per questo, bisognerebbe evitare di manomettere le regole introdotte nel 2009 dal governo Berlusconi e poi rafforzate con la riforma Monti-Fornero del 2011 che di fatto hanno messo in sicurezza la nostra previdenza. «Il blocco dell’età pensionabile è qualcosa che va a interferire con gli automatismi che abbiamo introdotto nel nostro sistema» sostiene da mesi Boeri che ora torna all’attacco segnalando i costi «insostenibili» di un’operazione del genere.

L’adeguamento automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è fissato per legge, con revisioni prima triennali e poi dal 2019 biennali, ed è giudicato il vero perno del nostro sistema previdenziale. Insomma un vero meccanismo di garanzia, che anche all’estero ci riconoscono, soprattutto perché legato a decisioni di tipo amministrativo e quindi slegato dai possibili mercanteggiamenti a favore di questa o di quella categoria. Per questo è fondamentale «sottrarlo all’arbitrio della politica che, abbiamo visto, interviene sempre tardi e mira ad accontentare qualcuno in vista delle prossime elezioni» sostiene Boeri. Era fine settembre quando il presidente dell’Inps pronunciava queste parole e già anticipava in qualche modo quello che sta accadendo oggi.

E’ convinzione diffusa che se a questo punto dovessimo cambiare le regole, avremmo subito contraccolpi sulla credibilità esterna del nostro Paese, un impatto forte sui titoli di Stato, che tra l’altro la diluizione del quantitative easing da parte della Bce renderebbe ancora più gravoso, e questo aumenterebbe ancor di più il peso dei nostri conti pubblici.

Per il governo l’adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione è uno strumento fondamentale che al pari dell’introduzione del nuovo sistema di calcolo contributivo e della ripresa della crescita contribuisce in questa fase a stabilizzare la nostra spesa previdenziale. Infatti, pur a fronte di una dinamica demografica tutt’altro che favorevole, come specifica anche l’ultimo Def, il costo delle pensioni «decresce per un periodo di circa 15 anni attestandosi al 15,1% del Pil attorno al 2028», mentre oggi viaggia ancora attorno al 15,5-15,6%. Per questo fino a ieri sia il premier Gentiloni che il ministro dell’Economia Padoan hanno tenuto il punto, tanto da costringere la settimana scorsa il ministro del Lavoro Poletti ad aggiornare a data da destinarsi il tavolo coi sindacati che hanno messo proprio il blocco dell’età in cima alla lista delle loro richieste.

I 141 miliardi di spesa in più che calcola l’Inps, immaginando che venga rispettata unicamente la clausola di salvaguardia che fa scattare comunque la soglia dei 67 anni a partire da 2021, e lasciando poi invariata la situazione sino al 2035, sarebbero quasi interamente destinati a tradursi in aumento del debito pensionistico implicito, dato che l’uscita prima del previsto di centinaia di migliaia di lavoratori verrebbe compensata solo in minima parte dalla riduzione dell’importo delle loro pensioni.

Per il presidente della Commissione lavoro della Camera Cesare Damiano quello dell’adeguamento automatico dell’età è «un meccanismo perverso», che non tiene conto delle mansioni svolte dai lavoratori e che pertanto «va assolutamente rivisto». Anche perché prevede solo aumenti al rialzo e mai all’ingiù, anche nel caso (ovviamente non auspicabile) che l’aspettativa di vita in alcuni anni cali. Assieme al suo omologo del Senato, Maurizio Sacconi, nelle scorse settimane Damiano ha lanciato un appello già sottoscritto da oltre 100 parlamentari. La loro idea è di rinviare a giugno 2018 la decisione sull’età, operazione ovviamente a costo zero. Se poi si volesse sospenderne temporaneamente l’aumento, mantenendo il livello attuale di 66 anni e 7 mesi per la vecchiaia e a 42 anni e 10 mesi per l’anticipo (41 e 10 mesi per le donne) fino al 2021, il costo sarebbe comunque relativamente contenuto. Al massimo per il biennio 2019-2020 potrebbero servire in tutto 5 miliardi.

La fine degli stimoli Bce riavvicina all’Italia l’incubo dello spread

FRANCOFORTE – Finché ha potuto, Mario Draghi ha spostato in avanti il momento della verità. Ora le frecce al suo arco sono (quasi) finite. La crescita dell’area euro è più o meno pari a quella americana, ci sono sette milioni di occupati in più, l’inflazione resta sotto le attese ma è comunque risalita a livelli fisiologici. Dopo aver ricevuto enormi vantaggi dal piano straordinario di acquisto di titoli pubblici, per l’Italia è venuto il momento di affrontare i costi: il Tesoro stima che potrebbero arrivare a 25 miliardi di euro entro il 2020. Per quasi tre anni quel piano ha contenuto il differenziale fra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi sotto il due per cento, e ciò ha significato risparmiare svariati miliardi in interessi sul debito. Per dirla più chiaramente, Francoforte si è fatta carico del rischio Italia sui mercati. Il bilancio della Banca centrale europea però non può crescere all’infinito, pena la creazione di bolle speculative: ha superato i quattro trilioni di attivi e diventerà grande come quello della Federal Reserve americana. La drastica riduzione del livello degli acquisti dagli attuali 60 miliardi di euro al mese significa rinunciare all’ombrello che ci ha protetto dalle intemperie, dentro e fuori casa: dalla Brexit al (fallito) referendum costituzionale, dalla crisi di Mps e delle banche venete alla paura per il voto francese.

Fare una stima precisa di quel che accadrà non è semplice. Molto dipenderà dalle condizioni esterne e dal modo in cui il prossimo governo gestirà la finanza pubblica. Se i partiti (tutti quanti) realizzassero quel che vanno raccontando in termini di maggiore spesa pubblica, il disastro sarà dietro l’angolo. Ma gli economisti si sono già esercitati, e fra questi quelli che lavorano al Tesoro. Il governo tiene già in parte conto di quel che accadrà, non è un caso se la previsione di crescita, quest’anno fissata all’1,5% nel 2018 scenderà all’1,1 anche per effetto del probabile aumento dei tassi.

La recente nota di aggiornamento al documento di economia e finanza ha immaginato però anche due scenari più pessimistici. Il primo parte dall’ipotesi che nei prossimi mesi i mercati spostino rapidamente l’attenzione sui titoli più sicuri (quelli tedeschi) aumentando (per i Btp italiani) il costo del premio di rischio. Secondo questo scenario lo spread italiano salirebbe di 200 punti in pochi mesi per rimanere su quei livelli fino a metà del 2019. Se così fosse, la spesa per interessi si mangerebbe l’avanzo primario (la differenza fra entrate e spese al netto di quella per interessi) dell’1,1% entro il 2020, circa 20 miliardi di euro; la crescita perderebbe mezzo punto nel 2019 e nel 2020.

Il secondo scenario è ancora più pessimista. In questo caso al rischio di credito – la zavorra che ci portiamo dietro per il solo fatto di essere il terzo debito pubblico del mondo – si ipotizza che sui mercati aumentino i timori per uno stallo di governo dopo il voto di primavera. Vero è che la legge elettorale in discussione al Senato – meglio noto come Rosatellum bis – riduce un po’ quel rischio. Resta il fatto che le proiezioni dei sondaggisti non promettono bene: ad oggi non c’è una maggioranza certa nemmeno nel caso di un patto fra il Pd di Renzi e Forza Italia. Ebbene, in questo secondo scenario i tecnici di via XX Settembre stimano che la crescita potrebbe deprimersi di un decimale nel 2018, di otto nel 2019 e di quasi un punto percentuale nel 2020. Per effetto dell’aumento dei tassi, l’avanzo primario scenderebbe di un decimale nel 2018, di mezzo punto nel 2019 e dell’1,5 per cento nel 2020: al cambio sono poco più di 25 miliardi di euro.

Detta in estrema sintesi, quei 25 miliardi di euro sono il prezzo dei divario di competitività con la Germania che l’Italia in questi tre anni non è riuscita a colmare. Quel divario diventerà più evidente al decrescere degli stimoli monetari. La Germania cresce ancora ad un ritmo di un quarto superiore all’Italia, è in piena occupazione, ha un debito sotto controllo e il deficit pubblico vicino al pareggio. La rappresentazione plastica di quel divario è lo zero disegnato dai funzionari del ministero delle Finanze tedesco per salutare Wolfgang Schaeuble.

Twitter @alexbarbera

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