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Infortunio Ghoulam, spunta un altro nome come sostituto

L’indiziato è un ex Juventus

Continua la ricerca, in casa Napoli, del sostituto dell’infortunato Ghoulam. L’ultimo nome individuato da Giuntoli è quello di Federico Peluso, ex Juventus in forza al Sassuolo. Sarri è alla ricerca di un terzino già pronto a ricoprire il ruolo, un uomo d’esperienza da affiancare a Mario Rui. Peluso sarebbe tra i primi nomi della lista e, in più, sarebbe un’operazione low cost.

ItalVolley femminile, l’Olanda si impone per 3-0 sulle azzurre

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Nella seconda partita dell’Europeo di sitting volley femminile in corso di svolgimento a Porec, Croazia, le ragazze allenate da Amauri Ribeiro sono state battute 3-0 (25-18, 25-20, 25-17) dall’Olanda.

 

Dopo l’esordio vincente di ieri, dunque, è arrivato il primo ko per le azzurre, maturato al termine di una gara comunque combattuta e durante la quale la formazione tricolore ha dato tutto per poter contrastare l’esperta formazione del Nord Europa. Tra le azzurre in evidenza Giulia Aringhieri con 9 punti dei quali 3 ace e 3 muri. La Nazionale Italiana tornerà in campo oggi pomeriggio alle ore 18 contro la Russia.

 

Il commento del CT azzurro Amauri Ribeiro: “Soprattutto all’inizio del primo e secondo set abbiamo giocato alla pari, anche se purtroppo, alla lunga, abbiamo finito per cedere a una formazione molto più esperta di noi. L’Olanda ha una grande tradizione in questa disciplina e le medaglie paralimpiche vinte anni fa (2004 e 2008, ndr) lo testimoniano. Giocare partite come questa sicuramente ci aiuterà nel nostro percorso di crescita”.

Fonte: Ufficio Stampa ItalVolley

Paradise Papers. I fondi off-shore del principe Carlo

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Paradise Papers – Il principe Carlo, Shakira e anche l’entourage del presidente Trump

L’ultima rivelazione dei Paradise Papers – le carte sui paradisi fiscali svelate dal Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij) – svela gli investimenti nascosti nei fondi off-shore di nomi noti. In particolare l’erede al trono britannico avrebbe avuto una società gestita a Bermuda da uno dei suoi migliori amici.

Fortune nascoste, evasione e conflitti di interessi. Nei guai anche il principe Carlo e Shakira

Paradise Papers, Bannon usò conti alle Bermuda per attaccare Hillary Clinton

Il tesoretto che ha alimentato un pezzo della campagna pro-Trump, e in particolare la galassia ultraconservatrice che ruotava attorno a Steve Bannon, l’ex capo stratega del presidente, ha beneficiato dei vantaggi di giurisdizioni offshore.

L’ultima rivelazione dei Paradise Papers – le carte sui paradisi fiscali svelate dal Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij) – torna a inglobare l’entourage del presidente Usa, e un’importante figura della causa conservatrice. Robert Mercer, milionario, co-proprietario di Cambridge Analytica, generoso finanziatore del sito dell’ultradestra Breitbart e dello stesso Bannon, è anche direttore di otto società delle Bermuda che sarebbero state usate per aggirare il fisco americano. La fondazione della famiglia Mercer avrebbe infatti incanalato i suoi investimenti attraverso una di queste società col risultato di risparmiare milioni di dollari in tasse. E col paradosso che, mentre con una mano sfruttava i cortocircuiti legali dei paradisi offshore, con l’altra finanziava siti, personaggi e libri che fustigavano proprio la corruzione e i comportamenti dei Democratici e di Hillary Clinton.

Non solo: sette noti donatori di area conservatrice, sette miliardari che da soli hanno sborsato 350 milioni di dollari nelle ultime elezioni americane, sostenendo i Repubblicani, sono anche degli appassionati di paradisi offshore, dove hanno nascosto e protetto buona parte delle loro fortune. Tra questi ci sono i fratelli Koch, i magnati del petrolio e della chimica; e Geoff Palmer, ricco immobiliarista di Los Angeles. Ma ce n’è anche per i Democratici: James Simons, magnate che ha donato 11 milioni di dollari alla campagna di Hillary Clinton, avrebbe imboscato 8 miliardi alle Bermuda.

Sull’altra sponda dell’Atlantico invece è stato di nuovo il turno della famiglia reale. Carlo, il principe di Galles, ha segretamente investito milioni di sterline in fondi e società offshore. Tra queste una società delle Bermuda, di un suo stretto amico, che avrebbe beneficiato di alcune delle campagne ambientaliste pubblicamente perorate dallo stesso erede al trono. Un serio caso di conflitto di interesse, ha sostenuto sir Alistair Graham, l’ex presidente della Commissione che consiglia il governo sugli standard etici della politica.

Interessante poi il caso della multinazionale americana Procter & Gamble, che tra le altre cose produce note marche di spazzolini e rasoi: avrebbe ottenuto un controverso via libera dal fisco olandese che le ha permesso di spostare 676 milioni di dollari alle Cayman, ricevendo uno sconto sulle tasse dovute nei Paesi Bassi di 169 milioni. Mentre alcune banche tedesche sono sospettate di aver fatto affari illegali con i casinò online. Ad esempio la Wirecard Bank avrebbe gestito conti di fornitori offshore di gioco d’azzardo, riferiscono i media tedeschi. Tra i vip è sbucata infine la cantante Shakira, definita una «virtuosa dell’ottimizzazione fiscale» per aver sapientemente incanalato il suo patrimonio musicale e i diritti di proprietà intellettuale tra Malta, Olanda e Lussemburgo, abbattendo gli oneri fiscali.

Ma ieri l’attenzione si è rivolta anche alle società e giurisdizioni offshore. In particolare è emerso che proprio Appleby, lo studio di consulenza al centro della rete di società da cui in buona parte provengono i Paradise Papers, avrebbe disatteso le norme contro il riciclaggio e il finanziamento di terroristi, al punto da essere multata più volte dalle autorità locali, in particolare dalle stesse Bermuda.

Tutto ciò mentre stava in prima fila nelle attività di lobbying per impedire giri di vite sui paradisi fiscali.

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lastampa/Fortune nascoste, evasione e conflitti di interessi. Nei guai anche il principe Carlo e Shakira CAROLA FREDIANI

Cardarelli, agli arresti domiciliari il direttore generale dell’ospedale

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Sono agli arresti domiciliari il direttore generale del Cardarelli e commissario dell’Ospedale del Mare, Ciro Verdoliva e Alfredo Romeo, per loro l’accusa è di abuso di ufficio e di corruzione. Prima che scattasse il mandato di arresto, nelle ultime ore Verdoliva aveva diramato una nota stampa, attivando l’unità di crisi per l’ospedale a causa di un ingente afflusso di pazienti: La necessità di garantire come Polo Unico per Napoli e l’intera provincia la gestione dei pazienti politraumatizzati, sommata al ruolo di hub anche per le reti tempodipendenti dell’ictus cerebrale e dell’infarto miocardico acuto, nonché l’accelerazione indotta dall’obiettivo posto per l’abbattimento delle liste d’attesa, sono i fattori che hanno determinato in queste ultime settimane un afflusso straordinario di pazienti al nostro pronto soccorso con patologie e comorbilità importanti che qualificano il numero degli accessi”.

SALERNO: SEQUESTRATI 255 GR. DI MARIJUANA AD UN 19venne

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Fratte, Salerno. Sequestrati 255 grammi di marijuana rinvenuti in possesso di un diciannovenne salernitano. 

Le Fiamme Gialle di Salerno – Sezione Operativa Pronto Impiego – hanno proceduto al sequestro di 255 grammi di marijuana nei confronti di un giovane italiano fermato a bordo di uno scooter insieme ad un amico.

Il ciclomotore era privo di assicurazione e revisione e il conducente, che peraltro non aveva mai conseguito la patente di guida, alla vista della pattuglia si era dileguato tentando di nascondersi all’interno di un garage, nella disponibilità del passeggero.

Raggiunti i due ragazzi, i Militari hanno notato all’interno del garage la presenza di buste sospette. In seguito alla successiva perquisizione del locale, i Finanzieri hanno rinvenuto la sostanza stupefacente suddivisa in grandi contenitori di vetro e di plastica e un bilancino di precisione. Oltre allo stupefacente il giovane, incensurato, è risultato detenere denaro contante per un valore complessivo di 670 euro.

La droga ed il denaro sono stati sequestrati e il ragazzo è stato tratto in arresto e  deferito all’Autorità Giudiziaria che ne ha disposto gli arresti domiciliari in attesa del processo

CRONACA

Mertens: “Se sono stanco? io voglio giocarle tutte”

“A Napoli il tifo è bellissimo”

Alla vigilia della gara amichevole contro il Messico, l’attaccante del Napoli Dries Mertens è intervenuto in occasione della consueta conferenza stampa.

“Sono stato meno bravo nelle ultime due partite con il Belgio, è vero. Ma questa posizione in cui mi fanno giocare mi si adatta bene, non mi lamento. E’ bello giocare due partite in casa contro due buone squadre.
Sistemi di gioco? Qualunque siano i sistemi di gioco i calciatori devono fare la differenza.
Cosa pensi di Nainggolan? Tutti lo vedono come un trequartista, ma per me resta una mezzala. Sono molto contento del suo ritorno, come tutti lo vedo giocare ogni settimana, questo è un grande giocatore perchè dà tutto in campo.
Il record di gol con il Napoli? Perchè no, non mi dispiacerebbe. A Napoli c’è il dodicesimo uomo in campo, i tifosi. Questo è anche il successo della nostra squadra. C’è un grande tifo, è bello così. Con questa maglia ho imparato a gestire la pressione nel tempo.
Se sono stanco? Mi sono sempre lamentato per giocare tutte le partite. Adesso le voglio giocare davvero tutte.
In cosa sono cresciuto di più? Nella voglia di raggiungere un obiettivo”.

Oggi avvenne, Napoli: Cavani divenne ‘mostro’ in Europa League

Nella stagione 2012-13 ci fu il 4-2 in rimonta al Dnipro

Il giorno 8 novembre il Napoli ha giocato quattordici partite, nove in serie A, tre in serie B, una in coppa Italia ed una in Europa League, conquistando tre vittorie e sei pareggi, con cinque sconfitte.

Ricordiamo il 4-2 al Dnipro nella quarta partita del girone F della Europa League 2012/13

Questa è la formazione schierata da Walter Mazzarri:

Rosati, Fernandez, Aronica (72′ Pandev), Britos, Mesto, Donadel (55′ Hamsik), Dossena, Inler, Dzemaili, Vargas (56′ Insigne), Cavani

I gol: 7′ Cavani, 34′ Fedetskiy, 52′ Zozulya, 78′, 88′ e 93′ Cavani

Con il poker di Edinson Cavani la vittoria sul Dnipro nel girone che gli azzurri hanno chiuso al secondo posto proprio alle spalle degli ucraini. La corsa del Napoli si è fermata, poi, ai sedicesimi di finale, eliminati dal Viktoria Plzen (0-3 e 0-2).

Twitter, svolta storica: addio ai 140 caratteri, adesso ne saranno il doppio

Il famoso social network Twitter, ha deciso di raddoppiare i caratteri a disposizione per scrivere un proprio post o cinguettio. Infatti nelle ultime ore si è passati dai famosi 140 ai 280. Nelle ultime settimane Twitter aveva sperimentato questa novità con poche persone, riscuotendo dei consensi non indifferenti, ma anche qualche protesta dagli utenti affezionati al classico formato più breve dei tweet da 140 caratteri. Ecco perché si è arrivati a questa decisione storica, secondo quanto scrive il social network: Tradizionalmente, il 9 per cento dei tweet in inglese raggiunge il limite dei caratteri. Questo riflette la difficoltà nel condensare un pensiero in un tweet, con il risultato che spesso si spreca molto tempo nel fare l’editing o si abbandona il piano di fare un tweet. Con il limite più ampio, questo problema è stato ampiamente ridotto: la percentuale è scesa a 1. Avendo rilevato meno tweet che raggiungono il limite, pensiamo che gli utenti abbiano impiegato meno tempo a scriverli prima di inviarli. Questo dimostra che più spazio semplifica la condivisione dei pensieri in un tweet, in modo che si possa dire ciò che si vuole, e che si possano inviare tweet più velocemente di prima.

Salvini si smarca da Berlusconi

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Salvini si smarca da Berlusconi e, in un colloquio con Amedeo La Mattina, spiega: “Bisogna avere più rispetto per i grillini, dobbiamo batterli sui contenuti”. Tra gli avversari,  Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle: “Prendiamoci i voti dei giovani del Pd”.

Salvini si smarca da Berlusconi: “Più rispetto per i grillini. Serve batterli sui contenuti”

Il leader leghista: non basta presentarsi come moderati

CATANIA – Davanti alla piccola sede di «Noi con Salvini» c’è aria di festa attorno al leader della Lega che veste un vestito blu e la camicia bianca stile presidenziale. Spilla di Alberto di Giussano. «Il mio abbigliamento è da vero moderato. La prima volta che ho incontrato Berlusconi avevo una felpa e l’orecchino. Gli è venuto un coccolone. Non sopporta la mia barba – Matteo Salvini se la gratta – ma qualcosa dovrà pur accettarla di me, no?». È soddisfatto, contento. Un deputato regionale, la prospettiva di due assessori nella giunta Musumeci, almeno a sentire Alessandro Pagano, parlamentare e segretario siciliano del Carroccio. Immancabili selfie. «Matteo sei il salvatore della Sicilia», dice uno dei militanti. Salvini allarga le braccia: «Addirittura, ora non esageriamo».

Telefona il neopresidente Nello Musumeci che il giorno dopo la vittoria è andato al cimitero. Al figlio scomparso da alcuni anni ha dedicato questa vittoria e «a tutti i figli di questa terra». Si danno appuntamento all’aeroporto. Al bar chiedono loro se vogliono un arancino. «Basta con questa storia del “patto dell’arancino” con Berlusconi e Meloni. Andiamo oltre», risponde Salvini che decidere di dividere una brioche con Musumeci. Di «Nello» si fida. Solo di lui. Si aspetta un lavoro serio e trasparente, senza accordi al ribasso e condizionamenti opachi. Ma ora è il momento di guardare al resto del Sud, alla campagna elettorale per le politiche, ai rapporti con il Cavaliere. Le loro strategie di comunicazione non coincidono su come affrontare i grillini. «Non condivido chi nel centrodestra insulta o riduce a una scelta di disperati o fannulloni il voto dato ai M5s, che invece merita rispetto. C’è stato un voto disgiunto a favore del candidato presidente che ha preso più preferenze della lista. Loro sono il primo partito in Sicilia quindi ci devi ragionare e dialogare. E se fossi Musumeci li interpellerei sulle scelte più importanti».

Quando finisce la conferenza stampa si fuma una sigaretta e continua a parlare dei 5 Stelle e di cosa dovrebbe fare Musumeci. Gli piacerebbe molto che il nuovo presidente siciliano si mettesse in contatto con Maroni e Luca Zaia per affrontare insieme la questione dell’autonomia. «Sarà uno dei temi principali che voglio inserire nel programma del governo». Ma è lo scontro elettorale che deve essere messo a fuoco. L’avversario principale non sarà Renzi, «verrà sostituito», è convinto Salvini. Saranno i grillini, ma l’atteggiamento da tenere nei confronti deve essere più intelligente. «Sicuramente i grillini sono incapaci di governare ma in Sicilia hanno preso una barca di voti e sono voti di siciliani, di italiani che vogliono un cambiamento vero. E noi – spiega – questo cambiamento dobbiamo incarnarlo non solo a parole. Non possiamo dire, come fa Berlusconi, che contro i 5 Stelle si vince con l’arma della moderazione. Vanno bene i toni moderati, non i contenuti molli. Occorre discontinuità di programmi. Ad esempio voglio sapere se Berlusconi vuole cambiare la Fornero: per me è il primo punto del programma ma da lui finora non ho mai sentito una parola».

Salvini forse si illude, ma crede di avere messo una piccola radice in Sicilia che presto farà germogliare una piantina destinata a diffondersi in tutto il Sud. «Adesso anche nelle regioni meridionali sarò più credibile e attrattivo. Dopo la Sicilia potrò dire che anche con noi si può essere eletti. Tutto questo sta accadendo senza perdere nulla al nord: è quello che mi dice un sondaggio». Fa una pausa. Guarda le strade di Catania attraverso il finestrino della macchina ed esclama: «Questa isola è veramente meravigliosa. Guardate che sole che c’è. Certo, ha le sue peculiarità…», precisa sorridendo. «Ad esempio c’è una scienza perfetta delle preferenze. Ci azzeccano al millesimo. Ma come fanno?». Già, chiediamo, come fanno? «Comunque, ragazzi, devo ammettere che mi fa impressione vedere il primo eletto fuori dai confini tradizionali della Lega…».

Saluti e a presto. Il neo-sudista si avvia verso l’imbarco con una busta di arancini in mano e un libro sotto il braccio, L’Italia in camicia a nera di Indro Montanelli. Non gliel’ha regalata Musumeci.

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lastampa/Salvini si smarca da Berlusconi: “Più rispetto per i grillini. Serve batterli sui contenuti” AMEDEO LA MATTINA – INVIATO A CATANIA

Dolce e Gabbana firmeranno i pacchi di pasta del pastificio Di Martino di Gragnano

Il noto marchio di alta moda italiana Dolce e Gabbana, ha deciso di utilizzare il territorio napoletano per pubblicizzare i suoi nuovi prodotti. Ma hanno deciso di utilizzare il folklore della città anche per sponsorizzare i nuovi pacchi di pasta del famoso pastificio Di Martino. I pacchi sono a edizione limitata e fatti apposta per il Natale 2017. Le confezioni dei pacchi di pasta, avranno la firma del brand dei due famosissimi stilisti. Di seguito vi proponiamo un video di presentazione dei nuovi abiti di Dolce e Gabbana, con degli assaggi della pasta di Gragnano.

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Napoli, Quagliarella spegne le voci su un suo possibile arrivo

“Voglio prolungare il contratto con la Samp”

Fabio Quagliarella, attaccante di proprietà della Sampdoria, ha parlato ai microfoni del Secolo XIX del suo prolungamento di contratto e di un suo eventuale passaggio al Napoli“Sì, questo è uno dei periodi più belli della mia carriera. Mi trovo in un ambiente dove si vive benissimo, ho rapporti eccezionali con tifosi, società e compagni. E un allenatore che mi da continuità e quindi tanta serenità mentale quando gioco. Mi piacciono gli orologi svizzeri, ma non sono un appassionato. E ne regalerei uno a Giampaolo a fine stagione. A due condizioni: che resti alla Samp e che mi faccia prolungare il contratto”.

Castellammare- Fondi mai usati per il rischio idrogeologico. Arriva la svolta

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Negli ultimi giorni su Castellammare di Stabia si è abbattuto un forte nubifragio che ha creato non pochi disagi a tutta la popolazione stabiese. Frane e allagamenti hanno colpito la città delle Acque dopo questo temporale. Ma da circa due anni il Ministero dell’Ambiente aveva stanziato circa 10 milioni di euro per la mitigazione del rischio idrogeologico, che però non sono state ancora utilizzati. Durante la guida di Nicola Cuomo, questi non furono usufruiti, perché paradossalmente non si avevano le competenze giuste per sfruttarli. Ma ora c’è stata una piccola svolta. In consiglio comunale è stata approvata una mozione da parte del gruppo del Movimento 5 Stelle, in cui prevede che il Comune si impegni a stanziare 300 mila euro per presentare un progetto per accedere a questi fondi.

Gazzetta: “Hamsik fa errori che non gli appartengono”

“Qualcosa lo turba”

L’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, ha come obiettivo quello di riportare Marek Hamsik al pieno delle proprie potenzialità. L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport dedica uno spazio proprio al capitano degli azzurri.

“Dopo dodici giornate, qualcosa è cambiato, il capitano sta lottando per riprendersi il suo Napoli. La crescita è lenta, però, nonostante il rendimento sia di poco superiore alla sufficienza. Un momento, certo, che dura da troppo tempo, però, i suoi alti e bassi sono consuetudine, ormai. Anche nella passata stagione il centrocampista della nazionale slovacca ebbe problemi simili, salvo poi riprendersi nel girone di ritorno. In quest’annata la questione si sta riproponendo, il giocatore sta evidenziando difficoltà che non riguardano la tenuta fisica, ma l’aspetto tecnico-tattico. Lasciano perplessi le incertezze, quegli errori che non gli appartengono, lui che ha sempre avuto una qualità indiscutibile. C’è qualcosa, probabilmente, che lo sta turbando, che non gli permette di esprimersi per quelle che sono le sue qualità eccellenti”.

Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle

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Tra gli avversari di Renzi, Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle: “Prendiamoci i voti dei giovani del Pd”. Salvini si smarca da Berlusconi e, in un colloquio con Amedeo La Mattina, spiega: “Bisogna avere più rispetto per i grillini, dobbiamo batterli sui contenuti”.

“Prendiamoci i voti dei giovani Pd”. Così Di Maio sfida il centrodestra

Il leader dei pentastellati pronto ad aprire sullo Ius soli

ROMA – Il nemico è cambiato. La vittoria del centrodestra in Sicilia ha spostato gli equilibri anche nel Movimento 5 stelle. E Luigi Di Maio, che sul voto aveva puntato una buona parte della sua credibilità interna, ha capito di dover imprimere una svolta. «La nuova strategia, adesso, deve essere quella di svuotare il Partito democratico dei suoi voti», ragiona deciso con i suoi uomini più fidati. E una volta conquistati i voti dei delusi di centrosinistra, lanciare la sfida finale per Palazzo Chigi a Salvini e Berlusconi.

Tutto si muove da un semplice dato, particolarmente interessante, che sui fogli dei report elettorali di Di Maio è stato sottolineato con forza. Secondo le analisi dell’Istituto Cattaneo un elettore su quattro, tra quelli che nel 2012 avevano votato il candidato del Pd Rosario Crocetta, ha scelto di migrare verso i lidi pentastellati. Con il voto disgiunto, e quindi con la possibilità di votare il simbolo di un partito e il candidato di un altro partito, uno strano filone di voti si è mosso dal centrosinistra per finire nel forziere di preferenze di Giancarlo Cancelleri, candidato governatore del Movimento 5 stelle. Un interesse, questo degli elettori di centrosinistra nei confronti dei grillini, che si sposa perfettamente con il nuovo quadro politico. «Renzi è politicamente morto. Gli elettori hanno capito che l’unica alternativa a Berlusconi siamo noi», vanno ripetendo come un mantra i vertici M5S che, come da copione, hanno già spostato il mirino dei loro attacchi sul leader di Forza Italia. Ma proprio per questa debolezza del Pd, l’assalto a quei voti deve partire al più presto. E con un target iniziale che Di Maio ha già chiaro in mente: «Dobbiamo prenderci i voti dei giovani del Pd».

L’operazione non è così fantasiosa. Il voto tra i 18 e i 35 anni è quello meno strutturato. E poi, la fascia più adulta di elettori tradizionalmente di sinistra, tra i 25 e i 35 anni, è cresciuta nel periodo dell’anti-berlusconismo e, secondo Di Maio, farebbe di tutto pur di non votare il centrodestra. In quel momento – nella strategia di Di Maio – andranno calate le reti da pesca. Chi potrebbe rendere più difficile il successo del piano pentastellato è Mdp. Il partito a sinistra del Pd, guidato da Bersani e Speranza, in Sicilia è però rimasto inchiodato al 5%, senza riuscire a intercettare l’emorragia di elettori dal partito di Renzi.

Dall’altra parte, l’ipotesi di un’alleanza con la Lega di Matteo Salvini si fa sempre meno concreta. Appiattirsi sulle posizioni sovraniste non aiuterebbe a candidarsi come «unica alternativa al centrodestra». Ma va dato un segnale forte in questo senso. E non è un caso che il M5S abbia tenuto aperto uno spiraglio sulla posizione da prendere a proposito di Ius soli. «Ius soli è una parola che svia. Noi siamo aperti, ma servono alcune garanzie», aveva detto Beppe Grillo a Palermo, pochi giorni prima delle elezioni. La cittadinanza agli stranieri, d’altro canto, è materia in grado di spostare l’orientamento di una forza politica. E se dovesse mai vedere la luce in Parlamento, si potrebbe sempre decidere di cambiare idea. La torsione necessaria al Movimento è rumorosa, certo, ma non per questo sconvolgente. D’altronde, sono le grandi comodità di guida che solo un partito che si definisce post-ideologico può offrire.

In quest’ottica, anche il ballottaggio che si terrà a Ostia «verrà seguito con grande interesse», confermano i vertici del Movimento. Nel quartiere romano, grande quanto una città di 230 mila abitanti, si sfideranno tra due settimane proprio Cinque stelle e centrodestra. Casapound, che ha ottenuto il 9,1%, ha chiesto ai suoi elettori di non recarsi alle urne. Il Pd, invece, rimasto fuori dai giochi, ha lasciato libera scelta. «Sarà un banco di prova importante per capire quanti elettori possiamo attrarre dal centrosinistra», si ragiona tra i deputati grillini di peso. Ostia, come la Sicilia, fornirà al Movimento un altro spunto di riflessione importante.

Insomma, Ostia e la Sicilia hanno più di una cosa in comune. Anche sul litorale romano, così come sul’isola, i Cinque stelle non sono riusciti a incidere sull’astensionismo, che ha raggiunto percentuali addirittura peggiori rispetto al passato. «Ma l’astensionismo è una questione culturale», si difende un deputato vicino a Di Maio. «Per recuperare la fiducia di chi non vota ci sarà bisogno di molti più anni. Adesso, invece, pensiamo a vincere contro il centrodestra».

COLLEGATE:

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lastampa/“Prendiamoci i voti dei giovani Pd”. Così Di Maio sfida il centrodestra FEDERICO CAPURSO

De Luca :”Fincantieri ci dica che vuole fare del cantiere di Castellammare”

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Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania ha attaccato, durante la presentazione del Rapporto Svimez 2017, l’amministratore delegato della Fincantieri, Giuseppe Bono. «Ci dica chiaramente quale produzione intende affidare nei prossimi 10 anni al porto di Castellammare di Stabia. Mi pare continui a fare il gioco delle tre carte ». In questo momento il cantiere della città delle Acque si sta occupando della realizzazione di una nave militare che dovrà essere consegnata nel 2019, ma dopo quel varo non sono state ancora previste commesse. In ballo c’è il futuro di più di 500 operati.

CHEMIOTERAPIA: I CAPELLI SI SALVANO

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Buone notizie per chi affronta il dramma della chemioterapia: i capelli sono salvi. Grazie ad una apparecchiatura elettromedicale che somiglia molto ad un casco da parrucchiera. Alcuni organi di stampa ne parlano in questi giorni come se fosse una acquisizione recente da parte di un ospedale torinese. In effetti già da anni questa singolare apparecchiatura viene usata in Italia nei reparti di oncologia dal Sud al Nord. Avellino, Carpi, Parma e recentemente Torino.
E’ da tutti risaputo che i farmaci chemioterapici colpiscono le cellule a moltiplicazione veloce come sono appunto le cellule tumorali. Ma non hanno la capacità di distinguere e discriminare le cellule sane dei tessuti a rapido accrescimento come quelle del midollo osseo (che produce le cellule del sangue) o le cellule dei bulbi piliferi che producono i capelli. Le sostanze antitumorali fanno strage di tutte le cellule giovani, sia tumorali che sane. Ed ecco spiegato – sommariamente – il perchè della caduta dei capelli quando si combatte un tumore con i farmaci.
Il casco che protegge i capelli si chiama “Paxman” – dal nome del suo inventore inglese – ed è formato da una cuffia siliconata refrigerante. Messa a contatto con il cuoio capelluto raffredda gradatamente – ma in modo significativo fino a meno 4 ! – la cute ed il sottocute. Col freddo i capillari sanguigni tendono a chiudersi facendo circolare meno sangue nel distretto raffreddato. Così, arrivando meno sangue, arrivano meno farmaci killer di cellule giovani. Ed i bulbi piliferi possono continuare a lavorare per mantenere una chioma fluente. Il trattamento è molto semplice ed indolore. Il casco si applica durante l’intera seduta di chemio, anzi si parte a raffreddare una mezz’oretta prima e si continua per un’ora abbondante dopo la fine dell’infusione del farmaco. In letteratura medica non si possiedono dati scientifici accurati circa l’efficacia della metodica. Si parla di succeso in oltre il 60% dei casi trattati, che in medicina è un dato realistico e confortante.
Per una donna i capelli sono fondamentali per la percezione della propria femminilità.
Una donna che lotta con un tumore, oltre a patire il dolore esistenziale di una malattia drammatica vive il disagio di vedere deturpata perfino la sua femminilità. Avere attenzioni anche verso questi aspetti della psicologia della personalità della malata è segno di sensibilità umana che una donna apprezza immensamente. E gli ospedali che se ne sono dotati vanno elogiati.
Bisogna, piuttosto, domandarsi perchè tutti i reparti di oncologià non ne siano provvisti.
Considerato che il casco non costa uno sproposito, ma 30 mila euro. Che per un ente ospedaliero non sono una cifra da capogiro, considerato che gli sprechi negli ospedali non mancano. Questo non sarebbe uno spreco. Ma un sostegno psicologico a chi vive un dramma esistenziale doloroso e talvolta demotivante.
Intanto, per la maggiorparte degli ospedali che ne sono attualmente dotati, i caschi refrigeranti sono frutto di donazioni da parte di associazioni di malati o di Onlus varie. Si spera che anche altre associazioni di volontariato facciano da stimolo e da traino per altre iniziative nel resto d’Italia. Chissà che le nostre note non risveglino qualche iniziativa similare ad emulazione di quelle già esistenti…

Carmelo Toscano

Napoli, Parisi: “Vice Ghoulam? Bisogna prendere elementi congeniali”

“Sarri ha un credito (quasi) illimitato”

Fabio Parisi, intermediario di mercato, è intervenuto ai microfoni della trasmissione Si gonfia la rete in onda su Radio CRC, rilasciando alcune dicharazioni: “Nuovo Ghoulam? E’ dura, bisognerà vedere quali occasioni offrirà il mercato. Non bisogna prendere per forza qualcuno se poi non è congeniale a questa squadra.
Se Sarri cambiasse ora e non arrivassero i risultati verrebbe criticato lo stesso. Questo tecnico ha del credito illimitato quasi”.

Le foto di Juve Stabia vs Francavilla (1-1) | ViViCentro

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Guarda le foto di Juve Stabia vs Francavilla realizzate dal nostro fotografo Antonio Gargiulo che ci racconta così la partita finita 1-1 delle Vespe allenate dal duo Caserta – Ferrara con i ragazzi di Mister D’Agostino allo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia

Si sblocca al minuto 46′ il match con Canotto che scappa sulla destra e mette al centro per Simeri che aggancia e scarica in rete: 1-0. Dopo un minuto di recupero, termina il primo tempo.
JUVE STABIA – Branduani, Nava, Morero, Bachini, Lisi, Matute, Viola, Mastalli, Canotto, Simeri, Paponi. A disp. Bacci, Polverino, Awua, Allievi, Capece, Costantini, Redolfi, Gaye, Strefezza, Zarcone, Calò, D’Auria. All. Caserta-Ferrara

VIRTUS FRANCAVILLA – Albertazzi; Prestia, Maccarrone, Agostinone, Pino; Folorunsho, Biason, Sicurella, Di Nicola; Ayina, Saraniti. A disp. Battaiola, Scarafile, De Toma, Buono, Gallu, Viola, Valotti, Delvecchio, Albertini, Mastropietro, Madonia, Monaco. All. D’Agostino.

Al 17esimo il traversone dalla destra d Pino, sfortunata la deviazione di Bachini che di testa insacca un clamoroso autogol: 1-1.
Si sblocca al minuto 46′ il match con Canotto che scappa sulla destra e mette al centro per Simeri che aggancia e scarica in rete: 1-0. Dopo un minuto di recupero, termina il primo tempo.
Al 17esimo del secondo tempo il traversone dalla destra d Pino, sfortunata la deviazione di Bachini che di testa insacca un clamoroso autogol: 1-1.
Vengono concessi 4 minuti di recupero. Dopo due minuti, Branduani si ritrova un pallone difficile tra le mani, rischio ancora per i padroni di casa sul manto erboso scivoloso. Finisce così il match, risultato finale di 1-1.

Prossimo match, sabato a Cosenza, in casa dell’ex Braglia.

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Schwoch: “Al Napoli prenderei un attaccante più che un terzino”

“Quagliarella non direbbe ‘no’ ma giocherebbe pochissimo”

Stefan Schwoch, ex attaccante di Napoli e Torino, è intervenuto ai microfoni di Radio Marte rilasciando alcune dichiarazioni:
“Al Napoli serve più un attaccante che un terzino. Reputo l’assenza di Ghoulam molto grave per il Napoli che è già una squadra poco fisica e senza l’algerino ha un problema in più. Io prenderei un attaccante a gennaio, quei tre dovrebbero riposare. Quagliarella? E’ un giocatore di estremo valore, che sa cosa vuol dire giocare in piazze importanti vista l’esperienza alla Juve. Bisogna vedere quanta voglia ha di giocare, a Napoli giocherebbero poco. Penso che difficilmente direbbe di no al Napoli, ma deve pensare che è alla fine della sua carriera”.

Renzi combattivo ma ancora evasivo

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Secondo Federico Geremicca “Renzi si dimostra combattivo ma contemporaneamente evasivo. Nel Pd la partita del nuovo premier resta aperta”. Dopo la sconfitta del Pd in Sicilia, il premier Gentiloni frena i suoi sostenitori e assicura: “Non mi candido contro Renzi”. Il segretario dem va in tv da Floris e tenta il rilancio: “Riconosco i miei errori” spiega “e non pongo veti per ricostruire il centrosinistra”.

La partita del nuovo premier dem

Combattivo, ma contemporaneamente evasivo. Puntiglioso nel difendere i risultati del suo governo, ma vago nell’indicare la via della ricostruzione del centrosinistra

Combattivo, ma contemporaneamente evasivo. Puntiglioso nel difendere i risultati del suo governo, ma vago nell’indicare la via della ricostruzione del centrosinistra. Poche e deboli aperture nei confronti dei possibili alleati elettorali e tenace – invece – nel rivendicare la legittimità del suo restare leader del Pd.

La sconfitta siciliana, dunque, non sembra aver lasciato segni nel modo di argomentare di Matteo Renzi: più o meno, come se non fosse mai avvenuta. E potremmo dire che è questo, in sintesi, il copione mandato in scena ieri dal segretario democratico negli studi televisivi de «La7», dove avrebbe dovuto svolgersi il faccia a faccia invece disertato da Luigi Di Maio.

Difficile dire se fosse realistico aspettarsi altro: il carattere ed il modo di intendere l’azione politica del leader Pd sono ormai noti, e non hanno mai lasciato grande spazio all’autocritica o alla riflessione collegiale. Ma dopo il voto in Sicilia e le difficoltà in cui si agita il Pd, non erano in pochi ad attendersi una correzione di rotta, se non proprio un cambio di passo. Non pare sia questa – invece – la direttrice di marcia scelta: e non ci vorrà molto a registrare effetti e conseguenze di tale decisione.

Intorno a lui, però, le operazioni di accerchiamento sono intanto ormai quasi completate, e lo spazio di manovra di Matteo Renzi sembra farsi sempre più limitato. La saldatura tra il fronte degli avversari interni e i possibili alleati alle elezioni, infatti, è cosa fatta: e a dettare le condizioni ora sembrano esser loro. L’offerta che fanno al segretario comincia a somigliare molto ad una di quelle che, come si dice, «non si possono rifiutare». Ed è sintetizzabile più o meno così: caro Matteo, puoi restare segretario ma a patto che annunci chiaramente un passo indietro sulla futura premiership.

Una dialettica inimmaginabile ancora fino a un anno fa, diciamo fino alla sconfitta nel referendum costituzionale del 4 dicembre scorso: una data spartiacque per l’allora segretario-premier. Da lì in poi, per errori commessi e per quelle paradossali stimmate da «perdente» che hanno cominciato a segnarne il profilo (Liguria, Torino, Roma, il referendum e poi Genova, la Sicilia) la parabola discendente del «rottamatore» è sembrata farsi inarrestabile. E oggi, nel momento della massima difficoltà, Matteo Renzi sta facendo i conti con l’altra faccia della medaglia dell’insidiosa metafora dell’«uomo solo al comando».

Non ha più molti amici disposti a condividerne le difficoltà: e in ragione dei modi spicci con i quali ha gestito il grande potere detenuto per tre anni, non ha più – soprattutto – molta gente in giro che si fidi di lui. Con Enrico Letta è andata come è andata; con Berlusconi non molto meglio, dopo quello che l’ex Cavaliere considerò il «tradimento» del patto del Nazareno; con Alfano ha rotto quando tentò di far passare una legge elettorale alla tedesca che avrebbe tenuto Alternativa popolare fuori dal Parlamento; per non dire dei rapporti all’interno del Pd, anche al netto di chi ha fatto i bagagli ed è già andato via.

Verrebbe da chiedersi come sia stato possibile, ed in così poco tempo. Le risposte possono essere diverse, ma il ricorso ai tempi che corrono (certo difficili per la sinistra in tutto il mondo) non basta a spiegare tutto. Così come non è sufficiente aggrapparsi alla pur incontestabile annotazione che l’Italia, oltre a non essere un Paese per giovani, certo non è terra favorevole ai rinnovatori. Sia come sia, è però più o meno in questo quadro che Matteo Renzi si accinge a giocare quella che – in caso di sconfitta alle prossime elezioni – molti immaginano essere la sua ultima battaglia da leader.

Si tratta di una sfida che il Pd e il centrosinistra sbaglierebbero a considerare (come accaduto per la Sicilia) già persa: ma la possibilità di un buon risultato sembra ormai passare, appunto, attraverso un passo indietro dell’ex presidente del Consiglio. È questo quel che chiedono i possibili alleati (da Pisapia a Mdp) e ormai anche una buona parte del Pd. Matteo Renzi oscilla tra una possibile disponibilità e la tentazione di giocare anche questa partita alla sua maniera: cioè, solo contro tutti. E se dovesse imboccare questa seconda strada non ci sarebbe, in fondo, da restarne meravigliati.

Ed è infatti questa la sensazione trasmessa ieri dal leader Pd anche dagli studi de La7. La sua disponibilità ad andare incontro alle richieste che gli arrivano è parsa di maniera e l’insistenza nella rivendicazione delle cose fatte nei tre anni di governo è stata così netta e insistita da non lasciar spazio o quasi ad autocritiche o ripensamenti. L’impressione è che i potenziali alleati e quanti nel Pd gli chiedono un «passo di lato» non possano esser rimasti soddisfatti dalle cose ascoltate ieri: piuttosto che una spinta al dialogo, hanno ascoltato parole che sembrano preludere al sempreverde «muoia Sansone con tutti i filistei».

Nulla di rassicurante, insomma. Ma al voto mancano ancora mesi, ed è per questo che nel centrosinistra c’è chi spera ancora.

COLLEGATE:

Tra gli avversari di Renzi, Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle: “Prendiamoci i voti dei giovani del Pd”. Salvini si smarca da Berlusconi e, in un colloquio con Amedeo La Mattina, spiega: “Bisogna avere più rispetto per i grillini, dobbiamo batterli sui contenuti”.

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