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Sky – Napoli, si sta sbloccando la trattativa Klaassen: la formula dell’affare

Sky – Napoli, si sta sbloccando la trattativa Klaassen: la formula dell’affare

Possibile colpo in entrata per il Napoli: si sta sbloccando dopo un tira e molla nel pomeriggio per diritti immagine la trattativa per Klaassen. Prestito con diritto di riscatto. Il giocatore arriverebbe dall’Everton dove si era trasferito in estate, contatti in corso tra le parti. In Premier League il trequartista olandese non gioca dal 23 settembre poi due panchine e zero convocazioni fino ad oggi. Ultima presenza il 7 dicembre in Europa League. Lo riporta il sito di Gianluca Di Marzio.

Napoli, tunisino perde cittadinanza dopo 27 anni: “Il comune mi risarcisca 100mila euro”

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Amin Abdelli, il 29enne tunisino, vittima di un clamoroso quanto incredibile errore del Comune di Napoli – della seconda municipalità – che nel dicembre del 1988 lo registrò come italiano, pur senza avere alcun potere o competenza in merito alla concessione della cittadinanza

Un errore pagato caro da Amin 27 anni dopo, ovvero tre anni fa, quando, divenuto nel frattempo chef di una nota catena di ristoranti giapponesi di sushi, voleva prendere residenza a Longone al Segrino, provincia di Como, dove avrebbe dovuto lavorare,  se non gli avessero detto che non poteva trasferire la residenza perché non era italiano. Era, ed è, invece, tunisino, in Italia clandestino. Amin ha dichiarato che da tre anni non vive più, è esaurito e ha interrotto anche rapporto di lavoro con il ristorante. “Non è stato facile emergere da un quartiere come la Duchesca, ce l’avevo fatta, ma ora per un errore di altri non posso più seguire le mie aspirazioni” dichiara l’uomo. Dopo tre anni passati inutilmente tra le varie municipalità napoletane, Amin quindici giorni fa si è rivolto all’avvocato Hillary Sedu, che ha contattato direttamente il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Ma l’assessore Alessandra Sardu ha dichiarato: «Sono profondamente dispiaciuta dal punto di vista umano per quanto è accaduto al cittadino tunisino Amin Abdelli, tuttavia leggo con stupore le dichiarazioni rese e la ricostruzione errata dei fatti che lo riguardano», inoltre, «la vicenda non nasce da un errore del Comune di Napoli. Nello specifico  è opportuno rappresentare che non soltanto il Comune di Napoli ha già in precedenza fornito riscontro al cittadino, ma che ci si è prodigati con la prefettura per cercare una soluzione in linea con la normativa vigente andando ben oltre le nostre funzioni. Tuttavia è doveroso rappresentare che questa vicenda non nasce da un errore del Comune di Napoli, ma semmai dall’erronea denuncia di nascita resa e sottoscritta dai genitori dell’Abdelli in Italia. Nello specifico, gli stessi si dichiararono cittadini italiani all’atto della dichiarazione di nascita del figlio determinando la trasmissione della cittadinanza italiana in capo allo stesso. Successivamente nel 2015, i genitori chiesero al Comune di Napoli di rettificare la loro cittadinanza da italiana a tunisina, comportando di fatto la perdita della cittadinanza anche per il figlio sin dalla nascita dello stesso». «Peraltro emergono altri elementi di contradditorietà nella ricostruzione dei fatti, tra cui senz’altro rileva il fatto che il sig. Abdelli sin dal 2003 era in possesso di permesso di soggiorno rilasciatogli dalla questura, in quanto cittadino straniero.», conclude l’assessore comunale Sardu.

CLAMOROSO CorSport – Napoli-Younes, salta tutto: arriverà a giugno!

CLAMOROSO CorSport – Napoli-Younes, salta tutto: arriverà a giugno!

Younes-Napoli, salta tutto! L’attaccante dell’Ajax torna in Germania per motivi personali. Il giocatore era ad un passo dal vestire la maglia azzurra, si attendeva solo il Tweet del presidente Aurelio De Laurentiis, ma ora pare che la trattativa sia saltata, o per meglio dire rimandata a giugno dopo le visite mediche. Secondo i colleghi del Corriere dello Sport, la trattativa pare sia saltata, per ora, per un rilancio dell’Ajax che aveva chiesto al Napoli ancora qualcosina in più per liberarlo immediatamente.

Kiss Kiss, Politano è vicinissimo al Napoli: l’affare è in dirittura d’arrivo

Kiss Kiss, Politano è vicinissimo al Napoli: l’affare è in dirittura d’arrivo

Radio Kiss Kiss Napoli, radio ufficiale sella SSC Napoli, ha lanciato una notizia dell’ultim’ora. Ecco quanto evidenziato dalla nostra redazione: “Politano è davvero vicinissimo al Napoli. Non c’è ancora una notizia ufficiale ma questo è quello che ci arriva dalla nostra redazione. L’affare è in dirittura d’arrivo”.

Battipaglia, in autostrada contromano: l’ultimo saluto a Francesco e Carmine

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Ieri pomeriggio l’ultimo saluto a Francesco Merola e Carmine Morretta, il 25enne di Calvanico e l’imprenditore 49 enne di Battipaglia morti domenica mattina nello scontro frontale tra le loro vetture in autostrda

Battipaglia,  c’è un  silenzio assordante  nel piazzale antistante la Chiesa Madre del Santissimo Salvatore, spezzato solo dal rintocco delle campane che accompagnano la bara bianca portata a spalla. Il feretro di Francesco Merola è preceduto da una processione di giovani, tra parenti e amici, ognuno dei quali ha con se cuscini e corone di fiori bianchi. Domenica compiva venticinque anni e la sera prima era uscito con gli amici e la fidanzata per festeggiare il suo compleanno.

Gremita la chiesa Sant’Antonio di Padova dove ieri pomeriggio sono stati celebrati i funerali dell’imprenditore Carmine Morretta. Parole di speranza quelle di padre Francesco De Crescenzo che ha celebrato la santa messa, parole che hanno sollevato la famiglia. Carmine era un uomo amato da tutti che era riuscito a farsi apprezzare, sia nella vita privata che sul lavoro.

Due comunità in lutto per la morte di queste due persone. Un ragazzo di 25 anni, che aveva tutta la vita davanti, e un uomo, un padre di famiglia, benevolo con tutti e che tutti amavano. Le loro morti lasciano un segno indelebile.

Napoli, rintracciata la madre di uno degli affiliati al clan De Micco

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Napoli, la Polizia rintraccia la mamma di un affiliato al clan De Micco

Una donna di 49 anni, fu arrestata lo scorso mese di dicembre dagli agenti del Commissariato di Polizia Ponticelli che, nel corso di una indagine lampo, sequestrarono nel suo appartamento una pistola Tanfoglio, con matricola abrasa, completa di 22 cartucce calibro 380, nonché due caricatori ed un lampeggiante, del tipo in dotazione alle forze dell’ordine, il tutto abilmente occultato all’interno di una stanza nascosta dietro l’anta di un armadio. Alla donna, all’atto della scarcerazione, avvenuta il 18 gennaio scorso, era stato notificato un provvedimento di divieto di dimora nella Regione Campania, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli. La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, il 22 gennaio scorso, ha emesso un’Ordinanza di applicazione di misura coercitiva, perché responsabile dei reati di detenzione abusiva di armi, ricettazione aggravata, con l’applicazione dell’articolo 7.

Si tratta di C. R.,  madre di A. D. M., gravitante nel clan De Micco,  è stata disposta l’aggravante di appartenenza a fatti di gravità mafiosa o camorristica. Spostatasi, da una decina di giorni, nella regione Lazio, aveva fornito come indirizzo quello nel Comune di Ardea, ove gli agenti del Commissariato di Polizia Ponticelli non avevano trovato riscontro. Da ulteriori accertamenti, è emerso che R. si era trasferita nel comune di Gaeta dove è stata effettivamente rintracciata dai poliziotti che l’avevano arrestata il 30 dicembre scorso. La donna è stata arrestata e condotta al carcere femminile di Rebibbia.

Napoli, iniziano le operazioni per il contrasto dello smaltimento di rifiuti abusivo

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Quindici persone denunciate, tredici siti sequestrati: questi alcuni dei risultati finora emersi nell’ambito di un’operazione straordinaria di contrasto al trasporto e allo smaltimento abusivo di rifiuti sul territorio di Afragola nell’area a nord di Napoli

L’operazione è stata disposta dall’incaricato per il contrasto al fenomeno dei roghi nella regione Campania, Gerlando Iorio, d’intesa con il presidente di ANCI Campania e sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo. In campo 36 equipaggi, con circa 100 unità appartenenti a Esercito Italia, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza (Reparto Aeronavale), Arpac, Polizia Locale e Metropolitana. Sono stati effettuati numerosi controlli nelle attività imprenditoriali e commerciali del comprensorio: in particolare in 10 siti destinati alla vendita di materiale edile, in due dei quali si svolgeva illecitamente lo stoccaggio e riciclaggio dei rifiuti malgrado fosse stato sequestrato in passato.

Sono state riscontrate irregolarità rispetto a 18 delle attività controllate, in particolare per 8 attività di rivendita di materiale edile è stata rilevata anche lo stoccaggio illecito di materiale di risulta la cui lavorazione abusiva avveniva anche su estese aree private. Lì sono state riscontrate anche tracce di pregresse bruciature, mentre due delle tre autocarrozzerie, la falegnameria, l’officina meccanica, l’attività di verniciatura di materiale in legno ed una delle tre attività di recupero e vendita di indumenti usati sono state sequestrate in quanto prive delle prescritte autorizzazioni, quindi gestite abusivamente. Inoltre anche le regole sulla sicurezza sul lavoro non erano applicate. L’attività di controllo è avvenuta a Castel Volturno e Giugliano in Campania e, più recentemente, a Marcianise, dove è ancora in corso.

Napoli, carabiniere suicida in tribunale con un colpo di pistola: la vicenda

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Napoli, un carabiniere suicida nel tribunale: ecco la vicenda

Choc a Napoli: un maresciallo dei carabinieri in servizio presso il reparto servizi magistratura del Tribunale di Napoli si è ucciso al 29esimo piano della Torre A del palazzo di giustizia. L’uomo, 45 anni, residente in provincia di Caserta, si è sparato un colpo di pistola alla testa con la pistola d’ordinanza ed è morto all’ospedale Cardarelli, dove era stato trasportato già in condizioni disperate in eliambulanza.

Un gesto assurdo, a cui non si riesce a dare una spiegazione. Il carabiniere non ha lasciato biglietti per spiegare il suo gesto. Le forze dell’ordine investigando e parlando con i vari parenti e amici, hanno potuto appurare che forse alla base del suicidio ci sarebbero motivi familiari, infatti da alcuni mesi l’uomo, che aveva prestato servizio anche al nucleo informativo del comando provinciale, si era separato dalla moglie. Probabilmente è questa la motivazione, ma non ne sono ancora certi gli investigatori. Il gesto è avvenuto sotto gli occhi di tutti coloro che si trovavano in tribunale questa mattina.

Sesso con studentessa 15enne, arrestato il professore: lei è la fidanzata del figlio

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Sesso con studentessa 15enne, arrestato il professore: lei è la fidanzata del figlio

Riccione – E’ stato arrestato il professore che ha intrattenuto una relazione con una studentessa di 15 anni, per di più fidanzata con suo figlio. Una storia che ha dell’incredibile considerati i vari sviluppi: messaggi hard, sesso a scuola, la segnalazione del preside, e la ragazza che definisce il loro rapporto una “relazione sentimentale”.

Il docente, 45 anni residente a Pesaro, è stato fermato dalla polizia questa mattina mentre stava andando a scuola. L’accusa è di atti sessuali con minore.

La studentessa, fidanzata del figlio maggiorenne del professore, ha dichiarato agli inquirenti che la loro è stata una “relazione sentimentale”, come riporta il Resto del Carlino. Non solo sesso, ma qualcosa in più. Inoltre ha confessato con molta naturalezza dei loro incontri avvenuti per lo più in automobile dopo la scuola, o qualche volta anche all’interno dell’istituto, in una stanza in disuso. Sempre lei ha affermato che è libera di vivere come meglio crede, compreso avere rapporti sessuali con il suo professore.

La segnalazione del preside dell’Istituto, venuto a conoscenza di file audio a sfondo sessuale inviati dal professore alla studentessa, ha dato il via alle indagini. Il giudice ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare e ora il docente è stato trasferito in carcere.

Torre Annunziata, due donne si picchiano nell’atrio del tribunale: la vicenda

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Torre Annunziata, due donne litigano e si picchiano all’interno del tribunale: la vicenda

Torre Annunziata, scoppia una lite tra donne in tribunale: le contendenti sono state separate dalle forze dell’ordine. E’ stata una mattinata turbolenta al palazzo di giustizia oplontino. Intorno alle 10, nell’atrio del tribunale di Torre Annunziata, una 40enne di Boscoreale avrebbe aggredito una 42enne di Gragnano.

La vicenda: le due donne, appena si sono incrociate, sono subito venute alle mani. Le due erano in tribunale , all’interno degli uffici giudiziari per vicende assolutamente non collegate tra loro . Per separarle è stato necessario  l’immediato intervento di diversi uomini tra finanzieri, carabinieri e agenti della polizia metropolitana; solo così è stato possibile separare.

La vicenda ha creato caos all’interno del tribunale e non c’è stato modo di poter evitare la vicenda, dal momento che le due donne non si sono perse in litigi orali, sono passate direttamente alle mani, tanto da dover essere stato necessario l’intervento di più persone. Le forze dell’ordine hanno investigato sull’accaduto, e a quanto pare  al centro della disputa ci sarebbero vecchi rancori tra le due conoscenti.

Alternanza scuola-lavoro. Tutti hanno sbagliato: scuole e aziende

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Dall’ alternanza scuola-lavoro* – una novità della Buona scuola per le superiori – alcuni docenti si sono sentiti impoveriti nel loro ruolo e alcuni studenti si sono sentiti sfruttati dai loro temporanei datori di lavoro. In realtà a questo appuntamento si sono presentati impreparati sia gli istituti scolastici che le imprese.

Alternanza scuola-lavoro, cancellarla è un boomerang

L’alternanza scuola-lavoro può essere un grande vantaggio per imprese e studenti. Serve però un investimento di tutti gli attori in campo per renderla davvero efficace. A partire dalle risorse per incentivi alle imprese e la formazione dei docenti.

Le proteste degli studenti

L’alternanza scuola-lavoro rappresenta la più grande novità della riforma della Buona scuola, che nel bene e nel male è stato uno dei punti più significativi del governo di Matteo Renzi. La legge obbliga gli studenti delle scuole superiori a svolgere attività formativa in azienda come parte del percorso che porta al diploma. Riguarda sia gli studenti degli istituti tecnici (400 ore) che del liceo (200 ore). In totale, sono poco più di cinque settimane, ma molte scuole fanno svolgere alcune ore di formazione propedeutica all’alternanza in aula, per cui, alla fine, i ragazzi passano in azienda solo qualche settimana. Eppure, a molti sembra troppo.

Sul tema è già intervenuto Giorgio Brunello in un articolo recente de lavoce.info, ma in questi giorni, in diverse regioni, molti studenti sono scesi in piazza contro l’alternanza. Le accuse sono gravi: li si obbligherebbe a svolgere lavoro gratis in sostituzione dei dipendenti, impedendo loro di studiare, l’unica cosa davvero importante.

Vale la pena ricordare che fin dall’inizio l’alternanza è stata accolta molto male dai docenti: l’hanno vista come un impoverimento del loro ruolo.

Differenze tra alternanza e apprendistato

L’alternanza rappresenta un’innovazione del nostro sistema d’istruzione, che resta sequenziale: istruzione prima, competenze lavorative dopo. L’istruzione è solo una delle tre componenti del capitale umano. Le altre due sono le competenze lavorative generali e quelle specifiche a un certo posto di lavoro. Mentre l’istruzione si può e si deve formare nelle aule scolastiche, le competenze lavorative si formano in azienda, attraverso l’esperienza.
La differenza fra competenze generiche e specifiche è decisiva per capire l’alternanza, tipica della tradizione scandinava, e distinguerla dall’apprendistato scolastico, tipico della tradizione tedesca.
Le competenze generali si apprendono, almeno in parte, anche attraverso brevi periodi in azienda e si possono usare in qualunque lavoro: per esempio, capacità di interagire con la clientela, di lavorare in team, di comprendere la divisione sociale e gerarchica del lavoro di qualunque organizzazione complessa. Naturalmente, queste competenze continuano a svilupparsi nel corso del tempo, ma l’alternanza si propone di iniziarle.
Le competenze specifiche richiedono invece esperienze di lavoro pluriennali nello stesso posto di lavoro e non si esportano: scrivere una citazione, un bilancio, organizzare il magazzino di una farmacia, ma anche svolgere alcuni lavori manuali complessi, come meccanico ed elettricista.
Come ho già scritto su lavoce.info, l’alternanza introduce germi di principio duale, ma non è ancora l’apprendistato scolastico alla tedesca. Quest’ultimo prevede che l’intero percorso scolastico si svolga per metà in azienda (retribuito con 60 per cento dello stipendio di un adulto), per metà a scuola. Le materie scolastiche sono collegate al lavoro in azienda. Nell’alternanza scandinava, invece, gli studenti non sono pagati e il contenuto formativo è minore.
L’alternanza in teoria può formare competenze generali legate al lavoro che, per loro natura, non si possono ottenere in aula. Da questo punto di vista, conta poco in quale impresa viene fatta l’esperienza, conta di più come viene strutturata.
Uno dei motivi per cui le imprese non si impegnano abbastanza nella formazione dei giovani è proprio la brevità del periodo trascorso in azienda con l’alternanza. Mentre l’apprendistato alla tedesca è un investimento per le imprese, che nello stesso tempo traggono vantaggio dalla formazione in aula, nel caso dell’alternanza il vantaggio, almeno nell’immediato, è dello studente, benché si realizzi solo se in azienda ha effettivamente luogo un processo di formazione. Per far sì che sia davvero così, si potrebbero introdurre incentivi rivolti a imprese e studenti per spingere entrambi gli attori a impegnare risorse, anche in termini di tempo, nel processo formativo.
Nel breve periodo, la singola impresa potrebbe non vedere un beneficio, poiché il giovane potrebbe andare a lavorare in un’altra impresa, ma a lungo andare l’alternanza genererà vantaggi sicuri per il sistema nel suo complesso, mettendo a disposizione una mano d’opera più competente.

Cosa cambiare?

Ci si chiede poi se i liceali non vadano esclusi dall’alternanza. Tuttavia, i diplomati più deboli nel mercato del lavoro non sono tanto quelli con diploma “finito” (tecnici e professionali), ma quelli con diploma liceale che non riescono a laurearsi, proprio per le scarse competenze lavorative possedute. Benché in misura minore rispetto agli altri, gli abbandoni universitari (circa 55 per cento degli iscritti) e i fuoricorso (40 per cento) coinvolgono anche gli ex-liceali. Per costoro, l’alternanza potrebbe dunque rivelarsi utile. Tuttavia, prima di una decisione definitiva, occorrerebbe valutare quanti sono i liceali che non arrivano alla laurea. In alternativa, si potrebbe rendere volontaria – e non obbligatoria – l’alternanza scuola-lavoro per i liceali.

L’ultima questione riguarda le difficoltà che le scuole incontrano nel trovare imprese interessate a progetti di alternanza. Per superare il problema servirebbero fondi per formare all’alternanza le imprese e lo stesso personale scolastico. Oggi, infatti, mancano nelle scuole docenti con formazione specifica, che monitorino e controllino l’attuazione delle convenzioni con le imprese e magari svolgano anche attività di collocamento e orientamento post-scolastico.

  • Anno Scolastico 2017/18
    L’Alternanza è obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti dell’ultimo triennio: circa 1 milione e mezzo.

Francesco Pastore è Professore associato di Economia Politica presso la Seconda Università degli studi di Napoli. È inoltre research fellow dell’IZA di Bonn e segretario dell’Associazione Italiana degli Economisti del Lavoro. Ha conseguito ilPh.D. in Economics presso la University of Sussex nel Regno Unito ed è stato consulente dell’ILO e dell’UNDP. È autore di numerosi articoli pubblicati in riviste internazionali su diversi temi di economia del lavoro, dell’istruzione e della transizione dal socialismo al mercato. Per i tipi della Giappichelli, ha appena pubblicato il volume dal titolo: “Fuori dal tunnel. Le difficili transizioni dalla scuola al lavoro in Italia e nel mondo”

vivicentro.it/
vivicentro/Alternanza scuola-lavoro. Tutti hanno sbagliato: scuole e aziende
lavoce.info/Alternanza scuola-lavoro, cancellarla è un boomerang (Francesco Pastore)

Agropoli, due persone denunciate per guida sotto effetto di droga e alcol

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Agropoli, due persone sono state denunciate perchè guidavano sotto l’effetto di droga e alcol: la vicenda

Agropoli, due persone sono state denunciate perchè sorprese alla guida dell’auto sotto effetto di droga e alcol, di cui una sprovvista di patente di guida perchè mai conseguita, e numerose contravvenzioni per violazioni del codice della strada. Questo  è il risultato dei controlli messi in campo nello scorso fine settimana dai carabinieri della compagnia di Agropoli, diretti dal capitano Francesco Manna, sul territorio. Ma prosegue l’opera di prevenzione e repressione dei reati in genere da parte dei militari agropolesi che, soprattutto nel fine settimana, aumentano gli sforzi al fine di garantire maggiore sicurezza alla cittadinanza.

Infatti i numerosi controlli eseguiti nello scorso week end, con particolare attenzione per la circolazione stradale, hanno permesso anche di ottenere proficui risultati in termini di prevenzione. Molte delle auto che sono state fermate, avevano guidatori il cui test sull’alcol ha indicato un tasso superiore alla media. Ecco perchè continuerà l’attività investigativa e di prevenzione nel territorio al fine di debellare il fenomeno degli incidenti stradali, dello spaccio e dei furti che sta interessando un po’ tutti i paesi del comprensorio.

Napoli, ragazzina di 16 anni fa da corriere della droga: la vicenda

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Napoli, ragazzina di 16 anni faceva da corriere della droga: così la droga entrava a Piazza del Plebiscito
Napoli, attraverso intercettazioni, installazione di telecamere investigative e pedinamenti, i carabinieri della Compagnia di Napoli Centro hanno identificato tutti i componenti del nuovo clan Farelli. Si tratta di un vasto giro di “micro usura”, che produceva un volume d’affari di circa 20mila euro al mese, e della gestione di 4 piazze di spaccio aperte 24 ore al giorno per la vendita di cocaina, sia in loco che su ordinazione.
La nuova lady camorra dei Quartieri Spagnoli, A. F., utilizzò anche la fidanziatina di un suo familiare, di soli 16 anni, per consegnare un consistente carico di cocaina a due passi da piazza del Plebiscito, sotto le finestre della prefettura. Tutto questo è emerso  dall’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 19 indagati ritenuti appartenenti al gruppo criminale riconducibile ai clan Elia e Mariano, attivo nei vicoli dei Quartieri e nell’area del Pallonetto di Santa Lucia di Napoli. Ed era così che la droga, arrivava a Piazza del Plebiscito, attraverso una ragazzina di 16 anni, usata come corriere della droga dal clan.

Mattia Altobelli al Siracusa Calcio

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Mattia Altobelli al Siracusa Calcio

Il Siracusa Calcio comunica di aver acquisito a titolo temporaneo dal Teramo Calcio, il difensore Mattia Altobelli. Il giovane ha militato nel Teramo  nella prima parte di stagione 2017/2018, con 10 presenze.

Mattia, classe ’95, ha militato in squadre come: Foggia, Pesscara, Maceratese e Teramo. Dall’inizio del suo debutto nella stagione 2012/2013 ha collezionato 69 presenza e un goal (Pescara)

Ecco il comunicato della società aretusea

 

BENVENUTO MATTIA ALTOBELLI

Siracusa Calcio comunica di aver acquisito a titolo temporaneo il diritto alle prestazioni sportive di Mattia Altobelli, difensore classe ’95 che ha disputato la prima parte di stagione con il Teramo

Benvenuto in azzurro!

Designazione Arbitrale: Cosenza-Siracusa

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Serie C Girone C – 24ª giornata

Domenica 4 Febbraio ore 16:30

Stadio San Vito – Gigi Marulla  2017/2018
Designazione Arbitrale: Cosenza-Siracusa

 

L’arbitraggio del match tra Cosenza Vs Siracusa  della 24ª giornata di campionato di serie C, 4 Febbraio 2018 alle ore 16:30, spetta a Ilario Guida (Salerno)

  • Assistente 1: Paolo Laudato (Taranto) 
  • Assistente 2: Francesco Bruni (Brindisi)

Carriera di Alessandro Meleleo :

Serie C Girone A Partite giallo doppio giallo rosso
2015/2016 3 12 1 0
2016/2017 7 17 0 2
2017/2018 3 7 0 0
TOT. 13 36 1 2
       
Serie C Girone B Partite giallo doppio giallo rosso
2015/2016 5 20 2 1
2016/2017 3 9 0 0
2017/2018 1 6 0 1
TOT. 9 35 2 2
       
Serie C Girone C Partite giallo doppio giallo rosso
2015/2016 1 3 0 1
2016/2017 5 22 2 1
2017/2018 3 11 1 0
ToT. 9 37 3 2
       
Serie D Girone A Partite giallo doppio giallo rosso
2014/2015 1 6 0 0
ToT. 1 6 0 0
Serie D Girone D Partite giallo doppio giallo rosso
2014/2015 1 5 0 0
ToT. 1 5 0 0
Coppa Italia Serie C Partite giallo doppio giallo rosso
2015/2016 1 3 0 0
ToT. 1 3 0 0
Campionato Primavera G. A Partite giallo doppio giallo rosso
2015/2016 1 2 0 1
2016/2017 2 9 1 0
 ToT.  3  11  1
Campionato Primavera G. B Partite giallo doppio giallo rosso
2016/2017 6 10 0 1
ToT. 6 10 0 1
Campionato Primavera G. C Partite giallo doppio giallo rosso
2015/2016 5 15 2 3
ToT. 5 15 2 3
Torneo di Viareggio Partite giallo doppio giallo rosso
2014/2015 1 4 1 0
ToT. 1 4 1 0
Coppa Italia Primavera Partite giallo doppio giallo rosso
2015/2016 2 8 0 0
ToT. 2 8 0 0
Primavera 1 Partite giallo doppio giallo rosso
2017/2018 2 7 0 1
ToT. 2 7 0 1
Primavera 2b Partite giallo doppio giallo
2017/2018 2 8 0 2
ToT. 2 8 0 2

Vomero, si chiede la nascita del parco agricolo in viale Raffaello: i residenti denunciano il degrado

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Il Pres. Capodanno riporta alla ribalta la questione del parco in Viale Raffaello, diverse le sollecitazioni dell’Ingegnere e gli articoli della cronaca stessa.

Oltre un anno fa, a seguito dell’ennesima nota inviata da Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, che da lustri si batte per la nascita del parco agricolo didattico che dovrebbe sorgere, ma il condizionale a questo punto, è d’obbligo, nell’area dell’ex gasometro, che si estende su una superficie posta tra viale Raffaello e salita Cacciottoli, al Vomero, l’annosa vicenda era ritornata alla ribalta delle cronache anche con un servizio, dedicato alla vicenda, del TG regionale :

” Da allora, purtroppo, nulla, è cambiato – sottolinea amareggiato Capodanno – e, nonostante gli impegni e le promesse fatte nell’occasione, del parco agricolo non si è saputo più nulla, dal momento che è di nuovo calato il più assoluto silenzio sull’intera vicenda. Sul piede di guerra anche i residenti che denunciano lo stato d’abbandono che regna nella zona. In particolare in un tratto della salita Cacciottoli ,dove da tempo è presente, su un muro posto a confine dell’area interessata, una struttura provvisionale, realizzata con ponteggi tubolari e mantovane parasassi, che versa in precarie condizioni manutentive  “.

“ Eppure – puntualizza Capodanno – il 20 marzo prossimo saranno decorsi ben tre anni da quando un incendio, scoppiato proprio nell’area dell’ex gasometro, con fiamme che lambirono pericolosamente anche alcuni fabbricati, creando anche notevole panico tra i residenti, ripropose al centro all’attenzione della pubblica opinione le annose questioni, legate alla destinazione di quell’area e alla mancata realizzazione del parco agricolo didattico “.

“ Nel marzo del 2011, dopo varie traversie – sottolinea Capodanno -, il parco fu anche presentato in pompa magna alla stampa, nel mentre, dopo anni d’attesa, erano da poco iniziati i lavori per la sua realizzazione, lavori che sarebbero dovuti durare sei mesi ma che invece furono improvvisamente sospesi. Da allora sono passati ben sette anni e, di fatto, il parco è rimasto solo sulla carta, arenandosi nelle vicende giudiziarie tra la proprietà e il Comune di Napoli “.

“ Lustri d’attesa, oltre due milioni di euro a suo tempo finanziati – prosegue Capodanno – ma a tutt’oggi ancora non è dato sapere se e quando vedrà la luce questo parco che doveva sorgere su di un’area di circa 14mila metri quadrati, acquisita dal Comune di Napoli, area che fino agli anni ’80 era stata occupata da una campana gassometrica, successivamente in disuso, e dalle relative attrezzature per il suo funzionamento “.

“ Il parco era stato progettato su un’area vincolata, che apparteneva ad un privato, e sotto una parte della quale si ventilava all’epoca l’ipotesi che potesse sorgere un parcheggio interrato  – ricorda Capodanno -. Dopo una serie di battaglie sostenute dai comitati e dalle associazioni di zona, il Comune di Napoli elaborò una variante per un progetto di riqualificazione,  pubblicato all’epoca anche nelle cartografie del sito internet del Comune di Napoli, variante approvata con deliberazione consiliare n. 44/2001 e con deliberazione di Giunta comunale n. 2365/2002. Successivamente con decreto del Presidente della Giunta regionale della Campania n. 529 del 24 settembre 2004 la stessa variante fu approvata anche dalla Regione Campania “.

 

Fonte: Il Presidente del Comitato Valori Collinari Gennaro Capodanno

 

Ultima tappa di Cilento Experience: Francesco Taskayali chiude la rassegna

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Ultima tappa della rassegna Cilento Experience: tocca al maestro Francesco Taskayali

Si chiude l’esperienza della rassegna del Cilento Experience con il concerto del maestro Francesco Taskayali, un giovanissimo compositore che ha già ottenuto un successo grandioso tra Londa a Los Angeles. E’ già noto per aver scritto diverse colonne sonore per il cinema e la televisione. Uno dei suoi modelli ispiratori è il musicista italiano Ludovico Einaudi:

“L’ultima tappa della rassegna “Cilento Expereince – Un Territorio da Vivere” ospiterà il concerto di piano solo del compositore italo-turco Francesco Taskayali, che si esibirà al Cineteatro “Tempio del Popolo” intitolato a “Giovanni di Benedetto” e presenterà il live che attinge a piene mani da “Wayfaring”, suo ultimo disco uscito nel maggio scorso per l’etichetta INRI Classic. Il concerto, completamente gratuito (consigliata la prenotazione), si terrà sabato 3 febbraio 2018 a partire dalle ore 21.

Il giovanissimo compositore e pianista italo-turco Francesco Taskayali (classe 1991), ha già raccolto consensi tra il pubblico dei quattro angoli del globo: da Londra a Los Angeles, passando per Nairobi e Jakarta, la sua musica eclettica ha messo tutti d’accordo. Autore di colonne sonore per il cinema e la televisione, il pianista dall’animo mediterraneo e dal cuore cosmopolita, ha alle sue spalle una produzione che si ispira parimenti al minimalismo di Ludovico Einaudi e al jazz di Keith Jarrett: complice una spiccata capacità alla sperimentazione, la sua è un’opera che si libera dai rigidi stilemi classici e si veste di contemporaneità. Sold out, tra l’altro, la prima data del concerto, il 7 dicembre 2017, all’Auditorium Parco della Musica, sebbene a Roma Francesco sia di casa. D’altronde, anche i numeri confermano quanto fruibile posso essere la musica di “Wayfaring”, entra nella classifica dei 100 dischi più venduti in Italia ad una settimana dalla pubblicazione, registra due milioni di streaming su Spotify, che inserisce “Taksim” tra gli 80 brani più belli della storia.  Nonostante la giovane età Francesco Taskayali, può vantare ad oggi ben quattro produzioni discografiche e numerosissimi concerti in tutto il mondo. Emre (2010), Le Vent (2011) e Flying (2014), sono i titoli dei primi tre lavori che lo hanno portato all’attenzione del grande pubblico, attirando l’interesse della Warner Music Italy e dell’etichetta indipendente INRI sino alla produzione del nuovissimo album Wayfaring (INRI CLASSIC 2017)”.

Tutti gli eventi inclusi nel programma di CILENTO EXPERIENCE mirano da un lato, a celebrare le valenze ambientali e gli aspetti culturali dei comuni partecipanti, dall’altro a caratterizzare il prodotto turistico locale offrendo al visitatore la possibilità di conoscere varie sfaccettature della comunità che li ospita. L’impegno va dunque nella direzione di un turismo culturale consapevole e meno votato al consumo dei luoghi. La destagionalizzazione della programmazione è mirata a creare un momento di attenzione culturale in periodi di bassa stagione dove, grazie ad un efficace programmazione artistica, si punta ad aumenti rilevanti delle presenze turistiche.

Fonte: Ufficio Stampa Cilento Experience

Più investimenti per la sicurezza dei pendolari: ma di quali?

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Dopo il drammatico incidente ferroviario di Pioltello, tutti reclamano più investimenti per la sicurezza dei pendolari sui treni. Giusto. Ma nell’allocare i finanziamenti non si può dimenticare che è sulla strada che si contano 2.400 morti in incidenti all’anno (contro 5 sui binari).

Sicurezza prima di tutto, ma di quali pendolari?

È davvero difficile sostenere che i trasferimenti pubblici per la manutenzione nelle ferrovie siano scarsi, data la loro entità. Semmai vanno aumentate le risorse destinate alla sicurezza delle strade. Perché la maggior parte dei pendolari usa l’auto.

Incidenti e mezzi di trasporto

Nelle ore immediatamente successive all’incidente ferroviario avvenuto il 25 gennaio in Lombardia, e costato la vita a tre persone, da più parti si sono levate voci per denunciare la scarsità di risorse destinate al settore del trasporto pubblico locale e la inaccettabilità delle condizioni di sicurezza sulla rete ferroviaria: “Non è accettabile che delle persone muoiano in questo modo, mentre vanno a lavorare o studiare” (Laura Boldrini); “Morire così, nel 2018, in una nazione che fa parte del G8 è francamente inaccettabile” (Giorgia Meloni); “È inaccettabile morire mentre si va al lavoro” (Graziano Delrio); “Episodi del genere non devono più accadere” (M5s). Giornali e telegiornali hanno dedicato alla notizia lo spazio di apertura. Le stesse reazioni si erano già avute in passato in circostanze analoghe. Eppure, se si prova a superare la comprensibilissima emozione legata all’accaduto, qualcosa non torna. Proviamo a dire perché.

Ogni giorno sono poco più di diciotto milioni gli italiani che si recano nel luogo di lavoro o di studio. Di questi, una minima parte, 870 mila, si spostano in treno (1,2 milioni sommando quelli della metropolitana e non cinque da portare a dieci come propalato ad arte da Legambiente con l’endorsement del Ministro dei trasporti). La stragrande maggioranza si serve dell’auto o della moto. Costoro corrono un rischio che è di gran lunga maggiore rispetto a quello che interessa i viaggiatori in treno. In ferrovia il numero medio di passeggeri deceduti nell’ultimo lustro è cinque; sulle strade perdono la vita ogni anno 2.400 conducenti di veicoli. È come se ogni giorno accadessero due incidenti come quello del 25 gennaio. Ma questa notizia rimane confinata, in qualche modo inevitabilmente, in ambito locale e non assume rilevanza nell’informazione nazionale.

 

Chi paga

Quanto alle risorse, vi è una radicale disparità di trattamento tra pendolari che utilizzano l’auto e quelli che si servono del treno. I primi, infatti, si fanno carico interamente dei costi del proprio spostamento: pagano, per via fiscale e di pedaggio, i costi correlati alla costruzione e alla manutenzione della rete stradale e tutti quelli connessi all’utilizzo del veicolo. Non solo: ogni anno entrano nelle casse dello stato all’incirca 40 miliardi di euro al netto delle spese sostenute da tutte le amministrazioni pubbliche.

La condizione della ferrovia è opposta. Chi si serve di un treno non contribuisce neppure in minima parte ai costi di costruzione delle linee. E sopporta solo una parte minoritaria, intorno a un terzo, di quelli relativi alla circolazione dei convogli. Nel caso degli abbonati la percentuale è ancora più contenuta: approssimativamente solo un quinto, tutto il resto è a carico dei contribuenti attuali o futuri.

La diversità di trattamento appare di assai dubbia giustificazione dal punto di vista dell’equità. La parte largamente prevalente dei pendolari che usano il treno sono impiegati e studenti che si dirigono verso le aree centrali delle maggiori città, mentre per categorie con redditi del tutto paragonabili, come operai e artigiani, e più in generale chi effettua spostamenti in aree periferiche, spesso non c’è alternativa all’uso dell’auto. E appare fortemente discutibile sia sotto il profilo ambientale (l’impatto delle politiche di sussidio delle ferrovie – in Italia intorno ai 200 miliardi negli ultimi trenta anni – e dei trasporti pubblici più in generale è quasi trascurabile nel lungo periodo e sempre meno efficace, al contrario di quanto continuano ostinatamente a ripetere i fautori della “cura del ferro”) sia dell’efficiente uso dello scarso spazio stradale. I mezzi pubblici aumentano l’accessibilità ma, di per sé, non riducono la congestione: nel centro di Londra, con una dotazione senza pari di ferrovie e metropolitane, prima della introduzione della congestion charge, la velocità media dei veicoli era pari a 14 km/h.

Dove investire in sicurezza

Ma torniamo agli incidenti. Nelle attuali condizioni non vi è dubbio che il migliore utilizzo delle risorse pubbliche da destinare alla sicurezza degli spostamenti sia quello che ne preveda l’impiego pressoché esclusivo a favore della strada.

Il contributo più rilevante per la sicurezza dei trasporti che potrebbe oggi venire dalla ferrovia è quello, indiretto, che si conseguirebbe con un miglioramento dell’efficienza produttiva e la riduzione dei sussidi pubblici: se anche una modesta quota delle risorse che attualmente l’Italia e gli stati europei destinano al trasporto su ferro (quasi 50 miliardi di euro all’anno) venisse dirottata alla sicurezza stradale, la riduzione del numero di vittime di incidenti sarebbe dell’ordine di qualche centinaio di unità per anno. Si dovrebbe trattare di un rafforzamento dell’attività di controllo e repressione dei comportamenti non conformi al codice della strada e, laddove giustificati in base all’analisi costi-benefici, di interventi di adeguamento delle infrastrutture tramite, ad esempio, la separazione dei flussi di traffico contrapposti (un’autostrada è indicativamente cinque volte meno pericolosa di una strada ordinaria). In ambito urbano è poi verosimile che la riduzione della incidentalità che si potrebbe ottenere grazie alla riduzione del flusso automobilistico in superficie con la realizzazione di infrastrutture sotterranee stradali sarebbe superiore a quella derivante dalla costruzione di nuove linee di metropolitana la cui domanda è rappresentata solo in minima parte da ex automobilisti (con la non trascurabile differenza che una metrostrada, a differenza di una metropolitana, non richiede sussidi per l’esercizio, non comporta una riduzione delle entrate fiscali ed è in grado di ripagarsi almeno una parte dei costi di investimento).

Per quanto riguarda la sicurezza della rete ferroviaria, sembra davvero difficile ipotizzare alla luce della loro entità che gli attuali trasferimenti pubblici per la manutenzione non siano adeguati. In ogni caso, qualora in specifici ambiti si evidenziasse una carenza di finanziamenti, le risorse integrative dovrebbero essere reperite attraverso la cancellazione o, quantomeno, il ridimensionamento di grandi progetti i cui benefici risultano essere di gran lunga inferiori ai costi, oppure con l’aumento del prezzo di biglietti e abbonamenti.

Da ultimo, occorrerebbe non dimenticare che impegnare eccessive risorse per ridurre un rischio molto ridotto non è saggio: le stesse risorse sono sottratte ad altri impieghi, pubblici o privati e possono portare indirettamente ad accrescere altri rischi. Se questi ultimi sono di entità superiore a quelli evitati, la maggior sicurezza in uno specifico settore può risultare complessivamente controproducente.

FRANCESCO RAMELLA – Si è laureato in ingegneria meccanica ed ha ottenuto un Dottorato di ricerca in Trasporti presso il Politecnico di Torino. Libero professionista. Insegna “Trasporti e Logistica” all’Università di Torino. E’ Fellow dell’Istituto Bruno Leoni.

vivicentro.it/OPINIONE – L’ESPERTO
vivicentro/Più investimenti per la sicurezza dei pendolari: ma di quali?
lastampa/Sicurezza prima di tutto, ma di quali pendolari? (Francesco Ramella)

Bari, bidello seduce e violenta bambine di 10 e 12 anni: arrestato

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Molesta di nascosto le alunne della scuola, arrestato a Bari bidello 58enne per violenza sessuale ai danni di minori.

Un bidello di 58 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale ai danni di 4 ragazzine minorenni tra i 10 ed i 12 anni in provincia di Bari. Stando alle indagini della sezione di Pg dei carabinieri e dei militari di Bitetto, coordinate dal pm Simona Filoni e secondo le ricostruzioni proposte dalle ragazzine, l’uomo avrebbe abusato delle vittime approfittando della loro condizione fisica d’inferiorità e per il ruolo che ricopriva nella scuola. In seguito sono partite le molestie:  quando le alunne si recavano in bagno, le intimava di sedersi sulle sue gambe ed iniziava a toccarle e baciarle sul collo:” in una occasione, con la scusa di voler aiutare una ragazzina ad asciugarsi le mani dopo essere andata in bagno, l’avrebbe costretta a sedersi sulle sue gambe per poi toccarle il petto e baciarla sul collo” (Fonte: Metropolis). I fatti raccontati risalirebbero al novembre 2017 ma secondo le ricostruzioni, le violenze si sarebbero manifestate sin dall’inizio dell’anno. Tutto è venuto a galla quando una delle bambine si è confidata con i genitori di ciò che accadeva all’interno della scuola e così sarebbe scattato l’allarme.  Il bidello avrebbe tentato di carpire la fiducia delle quattro minori “mostrandosi loro quale amico e confidente – spiega la Procura in una nota – lusingandole con complimenti e facendo si’ che le giovani, almeno in un primo momento, scambiassero tali sue perverse manifestazioni lascive ed erotiche, con ingenue manifestazioni di affetto”.

Abusi sessuali su bambine nel ripostiglio della scuola: arrestato il bidello

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Abusi sessuali su bambine nel ripostiglio della scuola: arrestato il bidello

Agli arresti domiciliari il bidello che avrebbe abusato sessualmente di quattro alunne di età compresa fra i 10 e i 12 anni. Si tratta di Pietro Rutignano, 58enne di Bitetto (BA), collaboratore scolastico di un istituto scolastico comprensivo di Bari, accusato di violenza sessuale aggravata.

Secondo le prime indagini l’uomo avrebbe abusato della sua posizione nella scuola per avvicinarsi alle bambine. In più occasioni le avrebbe sottoposte alle sue perversioni: baci sulle labbra e sul collo, abbracci e palpeggiamenti.

Approfittando dell’ingenuità e della inferiorità fisica delle quattro alunne, le costringeva ad entrare con lui nel ripostiglio buio della scuola. A denunciare per primo la faccenda è stato il genitore di una 12enne. La figlia ha raccontato che mentre era in bagno, con la scusa di aiutarla ad asciugarsi le mani, il bidello l’ha obbligata a sedersi sulle sue gambe e poi avrebbe iniziato a toccarle il seno e a riempirla di baci sul collo.

Da queste dichiarazioni sono iniziate le indagini della sezione di Pg dei carabinieri e dei militari di Bitetto, coordinate dal pm Simona Filoni.

Gli episodi condannati risalgano al novembre 2017, ma le bambine hanno dichiarato che gli abusi sono cominciati già dall’inizio dell’anno scolastico.

In una nota della procura si legge che il 58enne avrebbe cercato di conquistare la fiducia delle alunne “mostrandosi loro quale amico e confidente, lusingandole con complimenti e facendo sì che le giovani, almeno in un primo momento, scambiassero tali sue perverse manifestazioni lascive ed erotiche, con ingenue manifestazioni di affetto”.