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La Parola Giusta: uno spettacolo di memoria ed impegno civile

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In occasione del 45° anniversario della strage di Piazza della Loggia e del 50° di Piazza Fontana, i comuni di Brescia e Milano promuovono un progetto di memoria sul periodo storico 1969-74

La Parola Giusta: uno spettacolo di memoria ed impegno civile

La parola giusta è uno spettacolo realizzato in collaborazione fra il CTB di Brescia e PICCOLO teatro di Milano, e rappresenta l’arrivo di un percorso, iniziato un anno fa con l’intenzione di creare eventi in occasione delle ricorrenze del 45° e del 50° rispettivamente delle stragi di Piazza della Loggia e di Piazza Fontana a Milano.
Si tratta, in particolare, del progetto di memoria sul quinquennio 1969-74, per cui le rispettive amministrazioni di Brescia e Milano hanno inteso unirsi per ricordare ed indagare quella drammatica stagione. In questo contesto, il CTB intende stringersi alla propria città e ricordare quel periodo storico così importante, dando il proprio contributo culturale al rinnovamento della memoria storica della città.
Dopo la sentenza del 2017 riguardante la strage di Piazza della Loggia, è necessario compiere una riflessione aggiuntiva, che tenga conto tanto della verità storica che di quella giudiziaria, e sforzarsi di raccontare quel particolare periodo storico alle nuove generazioni. A tal proposito è importante ricordare come accanto al Ctb, alla realizzazione del progetto abbiano partecipato Università e Sindacati, insieme all’associazione Casa Memoria.
Lo spettacolo si colloca all’interno di un contesto molto più ampio, che comprende tutte le diverse tappe che hanno costituito la risposta democratica alle stragi, un percorso comune fra due città che sono state ferocemente colpite.
Con il titolo scelto, La parola giusta, si vuole dare anche uno sguardo alla realtà di oggi. Da fatti che hanno determinato una ferita ed un’enorme divisione, è nata una grande reazione nel tentativo di riunificare la società. Uno sguardo a quel periodo ed il confronto con le parole attualmente in voga, che denotano valori di contrapposizione piuttosto che di unità, aiuta a prendere coscienza anche della realtà in cui stiamo vivendo.
Lo spettacolo affronta grandi vicende storiche adottando il punto di vista particolare di persone comuni, ragazzi di diciannove anni che all’epoca vedono la loro vita intrecciarsi con le stragi di Brescia e Milano. La scelta di adottare il punto di vista di ragazzi è voluta anche per facilitare anche l’immedesimazione dei giovani di oggi e far capire l’esistenza di un legame fra le proprie vicende personali ed i grandi fatti storici.
Per questo motivo, lo scopo del progetto non è solo coltivare la memoria, ma anche scommettere sul futuro, contribuire alla creazione di una nuova narrazione popolare, aprendo alle giovani generazioni in modo da fornire loro gli strumenti adatti per affrontare la realtà.
In scena sarà Lella Costa a dare voce a queste esigenze di giustizia, a Brescia presso il Teatro Sociale dal 3 al 10 dicembre 2019. Contemporaneamente, al fine di creare una pubblicazione diretta alla cittadinanza, viene promossa l’iniziativa “Brescia, 28 maggio 2974… OGGI. DIARIO DI COMUNITA” raccogliendo le testmonianze di ognuno, con un proprio commento o pensiero sull’esperienza della strage di Piazza della Loggia.

TAN KOROGLU

FIRENZE: Santa Croce vietata dai Padri Cappucini al massone Mozart?

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Il Priore di Santa Croce Paolo Bocci, si oppone al tradizionale Concerto in Basilica, per la commemorazione dell’anniversario della morte di Mozart

FIRENZE: Santa Croce vietata al massone Mozart?

Firenze è particolarmente cara agli Italiani per i suoi tesori artistici ma anche perché, “in un tempio accolte serba l’Itale glorie”: la Chiesa di Santa Croce, dove il 5 dicembre di ogni anno si tiene un concerto di musica sacra aperto gratuitamente ad un pubblico di circa 1500 spettatori. Per commemorare la morte di Mozart che cade proprio in questo giorno e per commemorare tutte le vittime della pena di morte che in Toscana venne definitivamente abolita dal Granducato il 30 novembre del 1786.

Quest’anno erano in programma due composizioni: il Requiem e l’Ave Verum Corpus, che il geniale Wolfgang Amadeus aveva scritto nel 1791 per la solennità del Corpus Domini.

Ma i Padri Cappuccini, che sono i curatori della basilica, quest’anno si sono messi per traverso contro il concerto mozartiano, per bocca del loro priore, Paolo Bocci. Egli sostiene che questi brani non sono adatti al tempo di Avvento e non li vuole nella “sua” chiesa.

Programma già stabilito, manifesti stampati, ma non c’è stato nulla da fare: Mozart è un fratello massone e deve stare lontano dalla chiesa. Anche da morto. Bella tolleranza e bella carità cristiana, tanto sbandierata. La stampa cattolica ha cercato di mettere una pezza, sostenendo che sono due brani non adatti al periodo natalizio. Ma noi crediamo che non sia vietato commemorare i Morti che lo meritano, anche sotto Natale. E santa Croce è per eccellenza un sacrario di uomini illustri, cui tutti andiamo a rendere omaggio, in ogni periodo dell’anno.

Ci sembra che la posizione ufficiale della gerarchia sia quella di non perdere occasione per ostracizzare e marcare identità, ormai superate.

Al priore Boccia vorremmo ricordare che se vieta Mozart perché massone, la prossima volta che si becca un’infezione – Dio non voglia! – deve ricusare di curarsi con la penicillina. Perché lo scopritore è stato sir Alexander Fleming, noto massone. E dovrebbe evitare di far leggere ai suoi seminaristi le pagine del libro “Cuore” perché scritte da un certo Edmondo De Amicis, massone e proibire parimenti la lettura de “Le Avventure di Pinocchio” perché scritte da un altro inaffidabile massone che si chiamava Carlo Lorenzini, meglio conosciuto come Collodi. E per tornare all’argomento salute, se il padre Boccia si ammalasse – sempre Dio non voglia ! – e dovesse fare qualche accertamento diagnostico che usa la complessa fisica dell’atomo – esempio una PET – è meglio che si rifiuti, perché se si documentasse verrebbe a scoprire che il pioniere degli studi sull’atomo fu un italiano, Enrico Fermi e per giunta massone!

Potremmo continuare l’elenco ma è inutile. Noi crediamo che la tolleranza sia la virtù che consente agli uomini di coabitare pacificamente nella società, rispettando le opinioni di tutti. La tolleranza genera comprensione per le diversità e concordia degli animi. E di questa concordia oggi dobbiamo farci tutti operatori pacifici e lungimiranti.

Intanto, però, il risultato del diniego del priore fiorentino è che in Santa Croce potevano assistere gratuitamente circa 1500 spettatori ad un concerto di alta spiritualità, nella solennità della casa di Dio, che dovrebbe essere di tutti. Adesso, con la soluzione di ripiego escogitata dall’Opera di Santa Croce, a gestione laica, il Concerto viene spostato nel Cenacolo del complesso monastico che può ospitare circa 300 persone. A pagamento, per giunta.

L’ “ardua sentenza”, non ai posteri, ma a chi legge queste righe.

Carmelo Toscano

 

 

“Spesa sospesa” per aiutare le famiglie povere per il pranzo di Natale

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Solidarietà e moda vintage, iniziativa che si terrà alla Tenda. Spesa sospesa il titolo dell’iniziativa mutuato dal tradizionale caffè sospeso di Napoli

“Spesa sospesa” per aiutare le famiglie povere per il pranzo di Natale

Castellammare di Stabia – “Spesa sospesa”, così è stata titolata l’iniziativa di solidarietà che è stata presentata alla stampa, all’interno di un noto ristorante cittadino, dall’organizzatrice Rosanna Fienga, insieme ad alcune associazioni stabiesi.

Titolo dell’iniziativa in onore del tradizionale Caffè sospeso, vecchia tradizione napoletana, attualmente in declino, che consisteva di lasciare un caffè pagato per il primo avventore povero che fosse entrato nel bar.

Un’abitudine che ha anche tutta una storia stabiese, ha raccontato Fienga perché, curiosando tra i quaderni del nonno ha scoperto un antico canto che racconta che a Castellammare, nel passato le donne lasciavano il resto della spesa al titolare dell’esercizio commerciale, per poi dare la possibilità alle persone meno abbienti, di fare la spesa per il pranzo di Natale.

Iniziativa alla sua quarta edizione che ha messo insieme solidarietà e vintage, caratterizzando l’evento per l’originalità ed esclusività dell’idea.
Si terrà il 9 dicembre prossimo all’interno della Tenda di via Surripa con inizio ore 18,30 e in questo spazio saranno allestisti stand e banchetti con capi di abbigliamento e accessori vari che saranno messi in vendita e i più importanti, battuti all’asta.

Una iniziativa che intende coinvolgere l’intera città, e, infatti, l’appello che l’organizzazione rivolge ai cittadini è di portare alla tenda, quanto si ritiene opportuno possa contribuire alla causa e farlo non oltre sabato 7 dicembre.

Con il ricavato della vendita saranno predisposti buoni acquisto per il pranzo di Natale che saranno consegnati a famiglie in difficoltà.

“Non una elemosina – ha affermato l’organizzatrice Rosanna Fienga – ma un modo per provare a dare dignità a chi è in difficoltà in un giorno importante come Natale. Tante sono le famiglie che in questo giorno non sono in grado di mettere il piatto a tavola, e da qui l’idea di questa iniziativa”.

L’organizzatrice Rosanna Fienga

Un progetto che migliora anno dopo anno, è stato detto, al quale si apportano sempre modifiche migliorative e che registra l’adesione di associazioni come l’Achille Basile – Le ali della lettura, Anchise, Aliante, Aquilone azzurro, CPS, Certamen Plinianum, Garden Club Stabia e Fidapa.

In rappresentanza dell’Amministrazione comunale, che ha dato il patrocinio morale all’evento, il consigliere comunale Ernesto Sica che ha auspicato che questa iniziativa nel futuro diventi un servizio e che sia attivo per tutto l’anno.

Carmen Matarazzo dell’associazione l’Achille Basile – Le ali della lettura ha salutato positivamente la soluzione dei buoni acquisti, affinché ognuna decida com’è più opportuno organizzare il proprio pranzo di Natale.

A rappresentare la CPS, la vice presidente Amalia Dema, la quale ha affermato che l’iniziativa ben si sposa con le finalità dalla CPS, relativamente ai diritti umani e dunque dignità soggettiva, e il fare rete, che è nello stile della cooperazione internazionale.

E’ in fase di costituzione l’associazione “Spesa sospesa” che nel suo statuto prevederà altri aspetti, azioni e interventi legati alla solidarietà, ha ancora affermato Fienga.

Interventi per la tutela e l’unione delle famiglie, ha aggiunto l’organizzatrice, in presenza di disagi economici che possono condurre a forme di violenza contro la donna.

Aiuti e interventi anche a famiglie che possiedono animali e che non possono prestare loro, le necessarie cure.

E’ intervenuta un’animalista che ha illustrato, sia pure brevemente e per un aspetto ancora non contemplato, l’importanza del dare aiuto a queste famiglie povere e che amano gli animali, e che si privano di tutto per poterli aiutarli. Aiuto che limita concretamente il fenomeno dell’abbandono.

Identica iniziativa sarà proposta a Torre del Greco.

L’Ascom stabiese ha dato il suo patrocinio, mentre la Caritas collaborerà attivamente alla buona riuscita di un nobile e importante evento.
Giovanni Mura

Torre Annunziata, 66enne stroncato da un malore sotto gli occhi dei passanti

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Tragedia a Torre Annunziata, il 66enne morto sotto gli occhi di tutti in piazza Imbriani

Torre Annunziata, un uomo di 66 anni è morto in pieno centro città, in piazza Imbriani, il tutto avvenuto sotto gli occhi dei passanti. pare che l’uomo fosse seduto su una panchina quando avrebbe avuto un malore improvviso: i passanti accortisi dell’accaduto, hanno subito cercato di soccorrere il 66enne.

In base a coloro che erano presenti, pare che la vittima sia sia toccato prima  il torace, poi si sia steso per riprendere fiato, ma nulla è servito in quanto malore l’ha stroncato sul colpo. Sul posto sono giunti i carabinieri di Torre Annunziata ed i soccorsi del 118. (Internapoli)

In base a coloro che erano presenti, pare che la vittima sia sia toccato prima  il torace, poi si sia steso per riprendere fiato, ma nulla è servito in quanto malore l’ha stroncato sul colpo. Sul posto sono giunti i carabinieri di Torre Annunziata ed i soccorsi del 118.In base a coloro che erano presenti, pare che la vittima sia sia toccato prima  il torace, poi si sia steso per riprendere fiato, ma nulla è servito in quanto malore l’ha stroncato sul colpo. Sul posto sono giunti i carabinieri di Torre Annunziata ed i soccorsi del 118. 

Juve Stabia, Buchel: In trasferta problemi di esperienza ma rifacciamoci col Frosinone (VIDEO)

In casa Juve Stabia ha parlato per la conferenza di inizio settimana, Marcel Buchel. L’ultimo arrivato tra i gialloblu ha analizzato la sconfitta di Chiavari, proiettandosi già alla gara di domenica col Frosinone.

Queste le parole di Buchel:

Sono contento di aver esordito e di essere tornato a giocare dopo tanti mesi. E’ sempre bello risentire il campo ma ovviamente dispiace la sconfitta arrivata a Chiavari. Cercheremo di rialzarci quanto prima.

Sicuramente in casa la squadra gioca in modo diverso perchè il pubblico le permette di dare in più. Fuori casa non succede e dobbiamo migliorare; probabilmente alla Juve Stabia manca un pizzico di esperienza per fare bene anche in trasferta.

Negli scorsi mesi sono successe tante cose…dispiace non essere ancora in Serie A o comunque dove ero arrivato. Al contempo ringrazio la Juve Stabia per l’opportunità datami ed anzi spero di aiutare al massimo le Vespe nel loro e nel mio interesse.

Mi piace il modo di giocare di mister Caserta; cerca sempre di fare la gara però può capitare che non sempre le cose vadano bene. Dobbiamo rimanere tranquilli e pensare solo a lavorare. Mi trovo molto bene con tutti i compagni; ho cambiato tante squadre quindi sono abituato a subentrare in gruppi nuovi. Mi sono integrato benissimo in campo e fuori.

Modulo? Credo sia l’ultimo dei problemi. Sono valutazioni del mister ma non ho particolari preferenze; mi trovo a mio agio a prescindere dai numeri.

Frosinone? E’ una squadra forte, che viene anche dalla vittoria con l’Empoli quindi ha fiducia. Anche loro hanno avuto difficoltà nell’arco della stagione ma le hanno superate. Non partiamo sconfitti, anche perchè giochiamo in casa. Ricordo fin dai tempi del Lanciano la spinta che sa dare questo pubblico; sta a noi sfruttare al massimo la determinazione che i tifosi domenica, come in ogni gara, ci trasmetteranno.

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Il Mattino – Vergogna tra i giocatori del Napoli: paura per le contestazioni e gli insulti

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Vergogna tra i giocatori del Napoli: paura per le contestazioni e gli insulti

Secondo quanto riferisce l’edizione odierna de Il Mattino, i giocatori del Napoli hanno timore per le contestazioni e gli insulti in questo periodo no della squadra. Tra tutti vi è Ospina, che prova a dare coraggio alla squadra. ecco quanto si legge:

Restano chiusi quasi tutti nelle proprie abitazioni, senza tanta voglia di uscire. Ospina è tra quelli che più di tutti prova a dare coraggio ai compagni, a caricarli, a Castel Volturno: «Dobbiamo rialzarci, dobbiamo farlo tutti per questa gente meravigliosa che vive per il calcio e che sta male quando perdiamo». Lo ha confidato a tanti amici, lo ha ripetuto ancora. Lady Ospina, ieri, confessava che il marito non aveva neppure la voglia di accompagnare i figli a scuola ma non per timore di una contestazione, di qualche insulto, ma perché non aveva il coraggio, la forza di incrociare gli occhi tristi dei tifosi, delusi per questo andamento negativo della squadra. E c’è da crederci.

ma perché non aveva il coraggio, la forza di incrociare gli occhi tristi dei tifosi, delusi per questo andamento negativo della squadra. E c’è da crederci v v v v v 

CorSport – Nuove gerarchie e formazioni in casa Napoli: via i titolarissimi

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Probabile che venga riproposto il 4-3-3

Parte una nuova era in casa Napoli. Come si legge nell’edizione odierna del Corriere dello Sport il momento dei titolarissimi è ormai terminato. Stravolte totalmente tutte le gerarchie della squadra: il mister del napoli fa sapere che saranno mandati un campo solo quelli che saranno davvero meritevoli.

Con molta probabilità, Ancelotti potrebbe riproporre il 4-3-3 a Udine con Elmas davanti alla difesa. Staremo a vedere. Con molta probabilità, Ancelotti potrebbe riproporre il 4-3-3 a Udine con Elmas davanti alla difesa. Staremo a vedere. Con molta probabilità, Ancelotti potrebbe riproporre il 4-3-3 a Udine con Elmas davanti alla difesa. napoli Staremo a vedere. Con molta probabilità, Ancelotti potrebbe riproporre il 4-3-3 a Udine con Elmas davanti alla difesa. Staremo a vedere. Con molta probabilità, Ancelotti potrebbe riproporre il 4-3-3 a Udine con Elmas davanti alla difesa. Staremo a vedere. Con molta probabilità, Ancelotti potrebbe riproporre il 4-3-3 a Udine con Elmas davanti alla difesa. Staremo a vedere. Con molta probabilità, Ancelotti potrebbe riproporre il 4-3-3 a Udine con Elmas davanti alla difesa. Staremo a vedere. Con molta probabilità, Ancelotti potrebbe riproporre il 4-3-3 a Udine con Elmas davanti alla difesa. Staremo a vedere.  napoli b b b b b b b b b b b b b b 

 

FORMULA UNO, Abu Dhabi 2019 – Le pagelle di Carlo Ametrano

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Straordinario Hamilton che nell’ultima gara della stagione di Formula Uno conquista Pole, Vittoria e Giro Veloce. Dietro di lui nell’ordine Verstappen e Leclerc

Il campionato di Formula Uno 2019 ha vissuto l’ultima tappa con il GP di Abu Dhabi che si è corso sul Circuito di Yas Marina.

Hamilton dopo la pole parte bene ed inizia a dettare legge. Manterrà la prima posizione fino alla fine togliendosi anche lo “sfizio” di fare il giro veloce. Dietro di lui combattono Verstappen, Leclerc e Vettel con quest’ultimo che molla durante la gara e si fa superare da Bottas partito ultimo per il cambio del propulsore dopo aver conquistato il secondo posto nelle qualifiche.

Chiude male la stagione la Ferrari. Leclerc conquista il decimo podio ma non è sufficiente per superare in classifica Vertsappen che chiude la stagione al terzo posto dietro le due Mercedes. Male Vettel che chiude la sua stagione al quinto posto.

Oggi abbiamo ascoltato per la nostra rubrica “Un voto per la Formula Uno” lo scrittore stabiese Carlo Ametrano, autore del libro “Ayrton… per sempre nel cuore” e grande appassionato di Formula Uno.

Pubblichiamo l’estratto dell’intervista telefonica:

 

Vince Hamilton che fa anche il giro veloce con le gomme quasi finite.

E’ stato perfetto, non poteva fare di più perchè in questo week end ha conquistato tutto il possibile. Voto 10

Verstappen secondo fa vedere a tutti che se ragione può fare ottimi risultati con una Honda che spinge bene questa Red Bull.

Max è un campione. Lo sviluppo della Honda fa ben sperare per il prossimo anno. Sono convinto che potrà lottare per le prime posizioni. Voto 9

Leclerc terzo chiude una buona stagione.

Charles ha corso bene per tutto il campionato, la Ferrari non è stata competitiva. Voto 7 

Fuori dal podio di questo primo GP di Formula Uno

Bottas parte ultimo e arriva quarto?

Valtteri è ritornato nell’ultima parte di stagione ad essere quel pilota brillante di inizio stagione. Voto 7

Vettel parte terzo e arriva quinto dietro Bottas. Voto?

Non so più cosa dire. Sebastian è un pilota spento ormai. Voto 5

Albon sesto all’arrivo?

Questo pilota è giovane ed interessante, non ha il carisma del compagno. Ha fatto una buona gara 6,5

Perez supera Norris nei giri finale e guadagna una buona posizione.

Ha fatto una gara discreta per il suo valore Voto 6,5

Norris ottavo?

Questo è un altro giovane interessante su una macchina in crescita (McLaren) sono curioso per il prossimo anno. Voto 6,5

Kvjat nono all’arrivo?

Gli dò un 6 niente di eccezionale.

Carlo Sainz chiude le dieci posizioni. Voto

Un punto per la sua scuderia non è male ma non gli si può dare più di un 6.

Chi è la delusione di questo GP?

Per me è Vettel. Nel 2021 lo vedo sempre più lontano dalla Ferrari.

Carlo Ametrano Quadro Ayrton Senna (1) Formula Uno

Carlo sappiamo sempre che ti inventi qualcosa di nuovo ogni volta e che sei molto richiesto nelle tramissioni.

Sono stato ospite telefonico di Radio Incontro Pesaro durante la trasmissione “Il Dito nella Piega”.

Stasera invece sarò negli studi di Radio Stereo 5 Tv (canale 897 DTT) durante la trasmissione “Zona Stabia” per parlare un pò della mia passione per la Formula Uno e per Ayton Senna (canale

Molto probabilmente sarò a Milano in viale Umbria, chiamato da Adriano Salvati fratello di Giovannino pilota di Formula 2 di Castellammare di Stabia che morì alcuni anni fa in pista. In quell’occasione presenterò il mio libro presso il club Ayrton Senna di Milano. Vi aggiornerò.

Carlo noi ti facciamo i complimenti e ti ringraziamo. Ci sentiamo in questa lunga sosta invernale per fare il bilancio della stagione appena conclusa e per proiettarci alla prossima.

Se vuoi riascoltare tutta l’intervista telefonica di Carlo Ametrano, è possibile farlo semplicemente cliccando play sul lettore multimediale che segue:

Torre Annunziata, appartamento in fiamme a via Avallone

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Folle gesto a Torre Annunziata Nord spaventa l’intero vicinato

Notte di puro terrore in via Avallone, nella zona di Torre Annunziata Nord, alle spalle dello stadio cittadino. Ieri sera un appartamento è stato dato alle fiamme. Come raccolto dalla Redazione di ViViCentro.it, pare che un uomo che abitava all’interno di un appartamento dello stabile, abbia appiccato l’incendio, a seguito dell’ennesima lite con le sorelle; l’uomo viveva da solo nella casa dei genitori, ormai defunti da tempo.

Secondo i vicini, l’uomo aveva più volte minacciato di compiere il folle gesto, ieri ha di conseguenza dato fondamento alle sue parole. Le fiamme hanno invaso l’appartamento, e il fumo l’intera palazzina: lo stabile è stato fatto evacuare interamente, ma per fortuna, non ci sono stati feriti, solo tanto spavento.

Alcune persone non hanno potuto far rientro a casa prima della messa in sicurezza della zona e dell’intero stabile. Sul posto sono giunte le forze dell’ordine e i vigili del fuoco. I primi stanno cercando di venire a capo delle motivazioni che hanno spinto l’uomo a commettere un gesto così importante e che ha messo a rischio la vita di moltissime persone. Per ora nessuna ipotesi è stata esclusa: potrebbe trattarsi di motivazioni legate al litigio precedente avuto con le sorelle. Intanto si continua ad investigare sull’accaduto.

a cura di Vincenza Lourdes Varone

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Ischia-Monti: “Meglio l’equilibrio in classifica, cerchiamo un attaccante ed un difensore”

IL COMMENTO – L’allenatore della squadra gialloblu parla ai nostri microfoni dopo l’ultimo successo in casa del San Giuseppe

Io guardo a noi e preferisco che ci sia grande equilibrio, che ognuno possa perdere punti con chiunque. A volte si fa un passo falso e se ci sono squadre che scappano non le prendi più. Meglio quando un passo falso lo fanno tutti, cosa che può far sempre recuperare. Il mercato? La nostra priorità è un attaccante con determinate caratteristiche. Sull’isola non ce ne sono di rapidi e veloci. A centrocampo, anche perdendo Ferrari, credo che saremo abbastanza coperti quando rientrerà Sogliuzzo. In difesa, invece, dovremo reperire qualche isolano”

Simone Vicidomini– L’Ischia pare aver trovato finalmente la continuità che cercava, attraverso la quale è stata capace di ridurre il distacco dal Pianura capolista fino a soli 3 punti. La squadra gialloblu, sabato pomeriggio, ha battuto il San Giuseppe in trasferta, ottenendo la terza vittoria in soli 7 giorni (recupero a Scampia con l’Oratorio Don Guanella compreso) e la quarta nelle ultime 5 apparizioni in campionato. Bene anche la manovra degli uomini di Giuseppe Monti: la squadra ha un gioco più fluido rispetto a prima, anche se fallisce una quantità enorme di calci di rigore (è anche vero che se ne è visti concedere una enormità finora…). Comunque, dopo un periodo non bellissimo e pieno anche di polemiche (molte sterili), l’Ischia ha innestato una marcia alta e può davvero pensare al primo posto finale in classifica. Dopo la partita col San Giuseppe il mister isolano è intervenuto ai nostri microfoni per parlarci dell’andamento della stessa. Ecco le parole di Billone.

Mister Monti, l’Ischia ha finalmente trovato continuità. Con questa in casa del San Giuseppe sono 4 le vittorie ottenute nelle ultime 5 partite…
“La continuità nel gioco l’abbiamo avuta sempre, tranne in qualche partita o sprazzi di partita. Infatti, quando abbiamo avuto a disposizione tutti i nostri effettivi, abbiamo anche creato molte palle gol. Abbiamo fatto qualche pareggio di troppo, per qualche disattenzione nel finale, come al 95’ contro il Plajanum oppure come il prendere un rigore su fallo laterale contro il Procida in casa. Comunque, diciamo che la continuità l’abbiamo sempre avuta. Poi, non ci aspettiamo di vincere sempre. Capiteranno, a noi e ad altre, partite che non riusciremo a vincere e in cui non riusciremo ad esprimerci. Noi dobbiamo continuare sulla strada tracciata all’inizio e poi vedremo alla fine cosa sarà accaduto”.

Col San Giuseppe meglio nel primo che nel secondo tempo, mister?
“Ci sono stati sprazzi buoni nel primo tempo e sprazzi buoni nel secondo. Ci sono sempre nelle partite dei momenti e delle cose che ad un allenatore non piacciono o non vanno. Però, gli errori fanno parte della partita, del calcio”.

L’Ischia pare aver giocato con il 4-3-3 in fase di possesso, mentre in fase di non possesso vi posizionavate con il 4-4-2. L’ha preparata così la partita oppure Invernini arretrava troppo?
“Il sistema di gioco si valuta nella fase di non possesso. L’Ischia, in questa fase fa un 4-3-3, che in alcuni casi poteva anche diventare un 4-5-1”.

Avete fallito il terzo rigore nelle ultime 4 partite. C’è qualcosa che non va davvero per quanto riguarda questo fondamentale…
“Secondo me, facciamo un po’ troppa confusione. Saurino voleva farlo tirare a Rubino. In quella fase del tiro io, tira lui, tiro io, ho detto che doveva tirarlo Saurino. Questo casino, però, può creare sempre dei problemi ed è quello che è successo a Ciro. A cui, poi, avevo detto di essere il rigorista. La prossima volta stabiliremo che il rigorista è lui, il secondo sarà Rubino e se Saurino non se la sentirà potrà calciare Rubino, ma ciò non toglie che potrà sbagliare anche lui”.

Mister, nota positiva di oggi è che non si è subito nessun gol. Non è che il San Giuseppe vi abbia messo in difficoltà, però non avete avuto disattenzioni che, come diceva poc’anzi, vi sono costate punti pesanti in passato…
“E’ anche vero che non abbiamo subito  tanti gol…Le disattenzioni di cui parlavo prima sono su situazioni un po’ anomale. Però, l’importante è che quando si vanno a valutare le gare si va a vedere quanti tiri in porta si sono subiti o quante azioni gol sono state concesse all’avversario. A volte è una sola ed in quella si subisce il gol. Io mi preoccuperei quando le palle gol concesse sono tante, ciò denota che nella fase di non possesso c’è qualcosa che non va”.

Come sta Di Meglio, che è uscito malconcio dal campo?
Ha preso una ginocchiata sulla coscia, che gli stava dando molto dolore e non ce la faceva a stare in campo, purtroppo”.

Mister, domenica al Mazzella arriverà la Puteolana 09, che chiuderà il trittico con squadre non di alta classifica, poi si andrà a Sant’Antonio Abate prima della sosta. Potete chiudere molto bene il cerchio…
“Ripeto quanto già detto in passato, non facciamo voli pindarici. L’Ischia deve continuare su questa strada, ma la cosa più importante è recuperare tutti i suoi effettivi e trovare qualcuno che possa integrare la rosa con determinate caratteristiche e darci una mano. Anche Ferrari, per problemi di lavoro e famiglia, ha deciso di non giocare più con noi o, forse, di non giocare più. Iatterelli è andato via, Ferrari è andato via, Matteo Trani andrà via, quindi cominciamo ad essere un po’ pochi considerando gli infortunati…”.

Ma l’Ischia è vigile sul mercato isolano? E’ vero che non dovreste togliere squadre alle isolane di categoria superiore, ma al Barano ed al Real Forio c’è qualcosa…
“La nostra priorità è un attaccante con determinate caratteristiche. Sull’isola non ce ne sono di rapidi e veloci. A centrocampo, anche perdendo Ferrari, credo che saremo abbastanza coperti quando rientrerà Sogliuzzo. In difesa, invece, dovremo reperire qualche isolano in luogo di Matteo Trani, che possa darci una mano. Potranno esserci delle squalifiche e potremo aver bisogno di un difensore per tamponare”.

La classifica la guarda oppure no?
“Non guardo se una squadra sta 1-2-3 punti sopra o sotto. Io guardo a noi e preferisco che ci sia grande equilibrio, che ognuno possa perdere punti con chiunque. A volte si fa un passo falso e se ci sono squadre che scappano non le prendi più. Meglio quando un passo falso lo fanno tutti, cosa che può far sempre recuperare. Per me, questa è una situazione migliore”.

Accordo nel Governo Conte2 per le ex province delle Regioni a Statuto Speciale

In Legge di Bilancio istituito un Fondo destinato alle Regioni Sicilia e Sardegna. Intanto alla Regione Siciliana vertice Assessore-sindacati.

Il deputato Andrea Giarrizzo e il Sottosegretario Alessio Villarosa, entrambi dei cinquestelle, hanno espresso compiacimento per l’approvazione della legge di bilancio che con il prelievo forzoso destina nuove risorse alle Regioni a statuto specialeIn Legge di Bilancio abbiamo istituito un Fondo destinato in particolare alla Regione Siciliana e alla Regione Sardegna, con 250 milioni per il 2020, 359 milioni per il 2021 e 2022, 289 milioni per il 2023 e 2024, 324 milioni per il 2025 e 243 milioni annui dal 2026. Ormai da tempo si lavora in sinergia con alcuni colleghi parlamentari e con il sottosegretario al MEF Alessio Villarosa, per fermare la grave crisi finanziaria che ha investito le ex province siciliane, presentando anche provvedimenti in merito, proprio in vista della Legge di Bilancio. Con questa misura, diamo finalmente un aiuto concreto a queste Regioni e a tutti i cittadini, ai rispettivi Commissari che presto potranno lavorare alacremente per il rilancio di questi importanti enti, approvando i bilanci, stabilizzando finalmente i precari, eliminando i costi inutili ed intervenendo concretamente sulla sicurezza di strade e scuole provinciali!”.

In sostanza dal 2020 lo Stato italiano non tratterrà più dai trasferimenti a Comuni ed ex province siciliane i fondi che sono stati trattenuti fino al 2019 e che hanno in gran parte determinato il dissesto degli Enti Locali. La norma che prevedeva questo prelievo di fondi di grande entità scade proprio il 31 dicembre e non sembra sussistano intenzioni di rinnovo. Una boccata d’ossigeno per gli Enti locali e in particolare per quelli in dissesto a iniziare dalle ex province per le quali si è anche raggiunto un accordo Stato Regione che porterà altri 100 milioni da dividere fra le tre città metropolitane e i 6 liberi consorzi.

Nel frattempo ex Province ed enti locali in dissesto sono stati al centro dell’incontro che si è svolto tra l’assessore regionale per la Funzione pubblica Bernardette Grasso e i sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Csa Ral. Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità di un’azione “forte e incisiva” da parte della Regione nei confronti del Governo nazionale per poter finalmente risolvere la vertenza delle ex Province e per arrivare a una soluzione concertata per garantire i processi di stabilizzazione dei precari negli enti in dissesto o in riequilibrio finanziario. L’assessore Grasso ha confermato alle sigle sindacali che dal 2020 lo Stato si dovrebbe fare carico integralmente e direttamente del concorso alla finanza pubblica, eliminando quindi il prelievo forzoso nei confronti delle ex Province.

“Al tavolo abbiamo condiviso alcune soluzioni per affrontare concretamente le problematiche presenti. Per le ex Province che hanno specifiche situazioni economico finanziarie, ci siamo accordati per delle apposite riunioni con il Governo regionale e i singoli enti” hanno dichiarato i sindacalisti Gaetano Agliozzo e Massimo Raso, Paolo Montera e Mario Basile, Enzo Tango e Luca Crimi, Giuseppe Badagliacca e Santino Paladino. Tra i punti che i sindacati hanno posto all’attenzione della Regione anche una riduzione del “limite dei 10 anni” per la fuoriuscita volontaria, portandola a 5 anni, “per allargare il bacino di lavoratori e per rispondere ai piani di fabbisogno degli enti”, spiegano i sindacalisti. Inoltre, per il personale precario delle tre ex Province che non è ancora stato stabilizzato, i rappresentanti sindacali hanno richiesto la convocazione di un tavolo regionale alla presenza dei Commissari, in modo tale da trovare un percorso condiviso per le stabilizzazioni. Il tavolo si aggiornerà ai primi giorni di novembre, dopo l’incontro che l’assessore Grasso avrà con il Governo nazionale.

Adduso Sebastiano

Conte al Senato della Repubblica 021219: dichiarazioni sul MES (VIDEO)

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Trascrizione testuale dell’ Informativa urgente del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Senato della Repubblica sulle modifiche del MES. Presente l’Orso Yoghi (il Caporal Salvini), assente il sempre servente Bubu (Di Maio)

Conte al Senato della Repubblica 021219: dichiarazioni sul MES (VIDEO)

Signora Presidente, gentili senatrici e senatori,

sono qui per rendere una tempestiva informativa sulle modifiche del Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità, non solo perché la ritengo doverosa dopo la richiesta che mi è stata fatta pervenire, ma anche perché ho sempre, e dico sempre, cercato di assicurare, per parte mia, una interlocuzione chiara e trasparente con il Parlamento, nel rispetto delle prerogative sovrane che spettano a questo consesso a tutela dei diritti di tutti i cittadini.

Non posso nascondere, l’ho già anticipato alla Camera, che questa mia informativa non può essere degradata a un ordinario momento della fisiologica interlocuzione che intercorre tra il Governo e, segnatamente, il Presidente del Consiglio che vi parla e il Parlamento.

Questo mio passaggio assume un rilievo particolare.

Da alcune settimane i massimi esponenti di alcune forze di opposizione hanno condotto una insistita, capillare campagna mediatica, accusandomi di avere adottato, nel corso di questo negoziato con le Istituzioni europee, condotte talmente improprie e illegittime da essermi reso responsabile di “alto tradimento”.

Sarei, quindi, uno spergiuro. Questo perché sarei venuto meno al vincolo, assunto solennemente al momento in cui mi è stato conferito l’incarico di Presidente del Consiglio, di essere fedele alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione.

Si è perfino adombrato che avrei tenuto questa condotta per biechi interessi personali, anteposti al dovere primario di tutelare l’interesse nazionale.

Questa accusa, possiamo convenirne tutti, non rientra nell’ambito della ordinaria polemica politica.

Quando sono venuto dinanzi a Voi per chiederVi la fiducia ho invocato, per questa nuova stagione politica, un “linguaggio mite”, lo ricorderete, ho auspicato che la Politica, con la P maiuscola, potesse riporre una particolare attenzione alla “cura delle parole”.

Le accuse che mi sono state rivolte, tuttavia, trascendono ampiamente i più accesi toni e le più aspre contestazioni che caratterizzano l’odierna dialettica politica, già di per sé ben poco incline alla “cura delle parole”.

Siamo al cospetto di un’accusa gravissima.

Se si arriva ad accusare apertamente e ripetutamente, in tutte le trasmissioni televisive e in tutti i canali social, il Presidente del Consiglio di avere tradito il mandato di difendere l’“interesse nazionale” e di avere agito per tutelare non si sa quale interesse personale, allora il piano delle valutazioni che siamo sollecitati a compiere è completamente diverso.

Se queste accuse avessero un fondamento, saremmo di fronte alla massima ferita, al più grave vulnus inferto alla credibilità dell’Autorità di Governo, con la conseguenza che chi vi parla non potrebbe esitare un attimo a trarne tutte le conseguenze: senza neppure attendere che mi venisse chiesto da chicchessia, sarei costretto a rassegnare all’istante le dimissioni da Presidente del Consiglio.

Se però queste accuse non avessero fondamento e anzi fosse dimostrato che chi le ha mosse era ben consapevole della loro falsità, avremmo la prova che chi ora è all’opposizione e si è candidato a governare il Paese con pieni poteri, sta dando prova, e purtroppo non sarebbe la prima volta, di scarsa cultura delle regole e della più assoluta mancanza di rispetto delle istituzioni. Se questo fosse il caso, infatti, saremmo di fronte a un comportamento fortemente irresponsabile, perché , vedete, una falsa accusa di alto tradimento della Costituzione è questione differente dall’accusa di avere commesso errori politici o di avere fatto cattive riforme: è un’accusa che non si limita solo a inquinare il dibattito pubblico e a disorientare i cittadini, è indice della forma più grave di spregiudicatezza perché pur di lucrare un qualche effimero vantaggio finisce per minare alle basi la credibilità delle istituzioni democratiche e la fiducia che i cittadini ripongono in esse.

Pur di attaccare la mia persona e il Governo non ci si è fatti scrupolo di diffondere notizie allarmistiche, palesemente false, che hanno destato preoccupazione nei cittadini e, in particolare, nei risparmiatori: è stato detto che sarebbe stata prevista la “confisca dei conti correnti dei risparmiatori” e, più in generale, che “tutti i nostri risparmi verrebbero posti a rischio”; è stato detto che il Mes servirebbe solo a beneficiare le banche altrui e non le nostre.

E’ stato anche detto che il Mes sarebbe stato già firmato, e per giunta nottetempo.

Anche chi è all’opposizione, se mi permettete, ha compiti di responsabilità soprattutto quando si ragiona su questioni così importanti e sul destino del nostro paese.

La mia informativa è divisa in due parti.

La prima è rivolta a ricostruire nel dettaglio i vari passaggi del negoziato sul MES e, in particolare, i vari momenti dell’interlocuzione sin qui avvenuta tra Governo e Parlamento.

Sarà questa la parte determinante per valutare la fondatezza delle gravi accuse che mi sono state rivolte. Anticipo che per consentire a Voi membri del Parlamento di avere una più puntuale cognizione di tutti questi passaggi, lascerò un testo scritto del mio intervento, corredato anche da questo faldone affollato di allegati, che offrono un inoppugnabile sostegno documentale alla mia ricostruzione.

Poi vi è la seconda parte, la parte finale, volta a discutere sullo scenario attuale di merito e sullo scenario futuro in ordine al completamento di queste modifiche al Mes e in ordine alle restanti riforme che compongono il complesso tema dell’Unione economica e monetaria.

Sulla Ricostruzione del negoziato.

Questo negoziato prende l’avvio un po’ di tempo fa, nel dicembre 2017 allorché la Commissione Europea presentò un pacchetto di proposte per il completamento dell’Unione Economica e Monetaria.

Tra queste, figurava la proposta di riformare il Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità, un accordo intergovernativo firmato il 2 febbraio 2012 ed entrato in vigore a ottobre dello stesso anno, a seguito della ratifica di 17 Stati membri dell’Eurozona, ai quali si sono aggiunti altri due Lettonia e Lituania. La creazione del MES è avvenuta a seguito di un’apposita modifica all’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) e ha dapprima affiancato – e poi sostituito – il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (EFSM) nel compito di fornire, laddove necessario, assistenza finanziaria agli Stati membri della zona euro.

Sulla riforma del Meccanismo europeo di Stabilità e sulle altre proposte della Commissione europea in merito al completamento dell’Unione economica e monetaria, fin dall’avvio della mia prima esperienza di governo, il Parlamento italiano è stato sempre e costantemente tenuto aggiornato, come di seguito dimostrerò.

Innanzitutto, sono intervenuto, sia alla Camera sia al Senato, il 27 giugno e l’11 dicembre 2018, per le comunicazioni in vista degli Eurosummit, nei quali si è discusso delle proposte formulate dalla Commissione sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.

Nelle comunicazioni rese il 27 giugno 2018, benché il tema centrale fosse quello dell’immigrazione, ho voluto affrontare in modo esplicito anche la questione relativa alla riforma del MES. Al riguardo, ho affermato: “Non vogliamo un Fondo monetario europeo che, lungi dall’operare con finalità perequative, finisca per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci. Ancora, in quell’occasione precisavo – È per questo che siamo contrari ad ogni rigidità nella riforma del Meccanismo europeo di stabilità: soprattutto perché nuovi vincoli al processo di ristrutturazione del debito potrebbero contribuire proprio essi all’instabilità finanziaria, anziché prevenirla. Non vogliamo neppure pericolose duplicazioni con i compiti della Commissione europea per la sorveglianza fiscale, che rischierebbero peraltro di delegittimare la base democratica di queste funzioni essenziali per la stabilità finanziaria”.

Nel corso del conseguente dibattito alla Camera, la maggior parte dei deputati intervenuti non ha affrontato l’argomento, ad eccezione dell’onorevole Gelmini (Forza Italia) e dell’onorevole Molinari (Lega). Entrambi si sono limitati a esprimere valutazioni di principio, peraltro coerenti con l’indirizzo espresso sul punto nel mio intervento. Al Senato, gli unici a intervenire sono stati la senatrice Bottici (M5S), la senatrice Bonfrisco (Lega) e il senatore Mauro Maria Marino (PD). La senatrice Bonfisco, condividendo la posizione che avevo espresso nelle comunicazioni, affermava: “Lei ha già detto benissimo, presidente Conte, che è forte la nostra contrarietà a un fondo monetario europeo, che somigli magari ad altri fondi monetari, che hanno accompagnato le sventure di tanti Paesi nel mondo, che esautori gli Stati membri nel perseguimento di politiche economiche efficaci”. Anche il senatore Marino, nel suo intervento tutto concentrato sul tema, ha messo in guardia dal rischio che il Meccanismo europeo di stabilità potesse essere trasformato in un Fondo monetario europeo. In quell’occasione, nessuno degli altri senatori intervenuti, compreso il senatore Bagnai, ha toccato l’argomento.

Anche alla luce del dibattito in Parlamento e delle risoluzioni approvate, nel Vertice europeo del 29 giugno 2018 mi sono speso perché fosse adottata, dai leader europei, una dichiarazione che, nel dare avvio alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, orientasse il percorso nella direzione di un suo rafforzamento e, in particolare, verso l’introduzione, tra le sue funzioni, di un sostegno comune (common backstop) al Fondo di Risoluzione unico (Single Resolution Fund). Quello stesso Vertice ha dato mandato all’Eurogruppo di preparare i necessari termini di riferimento e di concordare la lista delle condizioni per l’ulteriore sviluppo del MES.

In quel primo Euro-Summit al quale ho partecipato è stato inoltre deciso, e, devo dirlo, con il sostanziale contributo dell’Italia, di continuare a lavorare alla riforma dell’Unione Economica e Monetaria, purché ciò riguardasse un intero pacchetto di riforme, includendo quindi l’avvio di negoziati sul Sistema Europeo di Assicurazione dei Depositi (EDIS) e approfondendo la riflessione sullo Strumento di Bilancio dell’eurozona al fine di verificare la possibilità di svilupparne la funzione di stabilizzazione.

11 dicembre 2018, comunicazioni alle Camere, in quell’occasione riferii nuovamente sugli sviluppi del negoziato in materia di rafforzamento dell’Unione economica e monetaria. In quell’occasione affermai: “L’eurogruppo il 4 dicembre ha visto purtroppo confermata, nell’esaminare la proposta franco-tedesca al riguardo, la netta distanza tra gli Stati membri. In particolare, se da un lato si è registrata una disponibilità ad approfondire la possibilità di istituire un bilancio comune per le finalità di convergenza e di aumento di competitività, dall’altro lato permane un forte contrasto di vedute sull’ipotesi di attribuire al bilancio comune anche la funzione di stabilizzazione. Quindi l’avanzamento di questo progetto va valutato con cautela, riservando una particolare attenzione a tutti i profili e i passaggi che lo caratterizzano. Quanto al completamento dell’Unione bancaria, la nostra visione richiede che la riduzione del rischio sia finalmente accompagnata da corrispondenti misure di mutualizzazione dello stesso. Comprendiamo che sia ritenuto ineludibile un differente timing sui due aspetti; apprezziamo che si proceda con l’istituzione di una misura di condivisione del rischio, quale sarà il common backstop per il Fondo di risoluzione unico. Pur tuttavia, il nuovo rinvio delle decisioni sullo schema assicurativo sui depositi è per noi il segnale di un’Europa che continua a farsi condizionare dai mercati piuttosto che tentare di indirizzarli. Quanto alla riforma della governance del Meccanismo europeo di stabilità, manteniamo le nostre riserve su un approccio intergovernativo e ribadiamo che i ruoli attribuiti al meccanismo europeo di stabilità non devono minare irreversibilmente le prerogative della commissione europea, in particolare in materia di sorveglianza fiscale”.

Nel dibattito in Senato, nessun parlamentare – tantomeno il senatore Bagnai, che pure era intervenuto in discussione generale – ha fatto riferimento alla materia. L’unica eccezione è stata quella del senatore Fantetti (Forza Italia), che ha semplicemente rivendicato la “paternità” del meccanismo di backstop, attribuendola al ministro dell’Economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti. Nel dibattito alla Camera, invece, nessuno ha affrontato la questione.

Conseguentemente agli indirizzi espressi dal Parlamento e sulla base anche dei lavori condotti dai Ministri delle Finanze partecipanti all’Eurogruppo in formato inclusivo, il 14 dicembre 2018 in sede di Eurosummit è proseguita la discussione sul pacchetto globale di misure necessarie al rafforzamento dell’Unione Economica e Monetaria.

Posso dunque affermare che, poco meno di un anno fa, l’Italia, da me rappresentata, si è espressa in sede europea in maniera perfettamente coerente con il mandato ricevuto da questo Parlamento.

Su tali basi è stato dato l’incarico all’Eurogruppo di procedere alla predisposizione di una bozza di revisione del Trattato MES.

Ancora, il 19 marzo 2019, nel corso delle comunicazioni alle Camere in vista del Consiglio europeo del 21 e del 22 marzo, benché quel Consiglio, a differenza di quello di dicembre, non avrebbe avuto un corrispettivo in forma di Eurosummit, mi sono io voluto ugualmente soffermato in modo diffuso sul tema, in ragione dell’assoluto rilievo della questione per il futuro assetto economico e finanziario dell’Unione europea, mosso dalla consapevolezza di quanto fosse decisiva mantenere viva un’interlocuzione costante con il Parlamento. Neanche in quell’occasione, né al Senato né alla Camera dei deputati, risultano richieste di ulteriori approfondimenti da parte dei parlamentari intervenuti in discussione generale o in dichiarazione di voto.

Nelle comunicazioni del 19 giugno, in vista – questa volta – dell’Eurosummit che si è tenuto a Bruxelles il 21 giugno, ho nuovamente affrontato il tema, anche perché un generale consenso sulla bozza di revisione dell’accordo MES era stato raggiunto il 13 giugno dai Ministri dell’Economia dell’area euro.

In particolare, alla Camera, ho descritto, nel dettaglio, i contenuti della riforma. All’esito di quella discussione, è stata approvata, dalla maggioranza parlamentare di allora, una risoluzione che, in ordine alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, impegnava il Governo “a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale; a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’Unione economica e monetaria, riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all’esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto “package approach”, che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate; a trasmettere alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato.”

Nelle comunicazioni rese in Senato, espressi il mio favor per questo approccio relativo all’intero pacchetto di riforme. In particolare, ho affermato: “mi sento di sposare questo approccio, come Governo, […], perché effettivamente ritengo che proseguire soltanto in una singola direzione, posticipando le valutazioni complessive, non sia affatto un modo di procedere avveduto, accorto e raccomandabile. Dobbiamo avere una visione complessiva di questo percorso, perché solo questa ci potrà poi portare ad esprimere una valutazione politica, che sia rispondente ai bisogni dei nostri cittadini e agli interessi nazionali”.

In altre parole, ritenevo non appropriato che i Capi di Stato e di Governo decidessero senza un approccio consensuale sul quadro complessivo delle misure di approfondimento dell’Unione economica e dell’Unione bancaria e, quindi, non solo sulla riforma del Trattato del meccanismo europeo di stabilità, ma anche sullo schema europeo di garanzia sui depositi e sul budget dell’Eurozona; ho anche sostenuto che fossero comunque necessari ulteriori approfondimenti tecnici.

Durante il dibattito, nel quale comunque pochissimi sono stati gli interventi sul tema, il senatore Bagnai affermava: “Mi permetta, quindi, signor Presidente del Consiglio, di ringraziarla per il fatto che lei, in applicazione di questa norma e in completa coerenza con quel principio di centralità del Parlamento, fin dal primo giorno, affermò in questa sede di voler rispettare, sia venuto ad annunciarci che questo approfondimento tecnico ci sarà”.

In coerenza con le risoluzioni parlamentari approvate il 19 giugno, facendo valere l’impegno del Governo a rispettare la posizione espressa dal Parlamento sovrano, ho chiesto e ottenuto, interrompendo anche i lavori dell’Euro-Summit del 21 giugno, l’inserimento – nelle Dichiarazione del Vertice –  del riferimento all’“approccio di pacchetto” sui tre pilastri che tutti ormai ben conosciamo.

Cito il punto specifico della Dichiarazione dei leader che ha richiesto una laboriosa contrattazione: “invitiamo l’Eurogruppo in formato inclusivo a proseguire i lavori su tutti gli elementi di questo pacchetto globale”.

Inoltre, sulla riforma del Trattato MES, ancora una volta su richiesta specifica dell’Italia, si è deciso che le procedure per le ratifiche nazionali sarebbero state avviate solo quando tutta la documentazione fosse stata concordata e finalizzata.

Mi sembra quasi superfluo confermare a quest’Aula un fatto di tutta evidenza, ossia che né da parte mia né da parte di alcun membro del mio Governo, in particolare il Governo precedente, si è proceduto alla firma di un trattato ancora incompleto: nessun trattato è stato infatti ancora sottoposto alla firma dei Paesi europei. Ed è altrettanto evidente che, in quel caso, avrei personalmente e preventivamente informato il Parlamento, non solo perché tenuto a farlo ai sensi di legge, ricordo la legge n. 234 del 2012, ma anche per l’assoluto rispetto che ho sempre tributato a questa Istituzione.

Ma non è solo questo. L’interlocuzione con il Parlamento non si è limitata alle sole occasioni nelle quali io personalmente ho reso comunicazioni alle Camere in vista dei Vertici europei.

Oltre alle attività svolte personalmente e sulle quali mi sono già soffermato, altri membri del Governo da me precedentemente guidato hanno contribuito ad alimentare questo doveroso dialogo con il Parlamento.

Più volte vari Ministri, recandosi nelle Commissioni permanenti di Camera e Senato, hanno affrontato direttamente gli argomenti connessi alle prospettive di riforma dell’Unione Economica e Monetaria, agli intendimenti del Governo in quest’ambito e, nello specifico, alla riforma del MES.

L’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, nelle comunicazioni sulle linee programmatiche del suo dicastero, rese davanti alla commissione 6a del Senato, nella seduta del 17 luglio 2018, ha affrontato – tra l’altro – il tema della revisione del trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità.

Invitato in audizione dinanzi alle Commissioni riunite XIV Commissione della Camera e 14a Commissione del Senato, nella seduta del 24 luglio 2018, anche il Rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, ambasciatore Maurizio Massari, ha riferito sul MES.

Inoltre, invitato in audizione dalle commissioni congiunte 5a Senato e V Camera, nella seduta del 17 aprile 2019, a richiesta dell’onorevole Fassina, sempre il ministro Tria riferiva nuovamente sul trattato MES e il successivo 31 luglio rispondeva sullo stesso tema a un’interrogazione a risposta immediata presentata dall’onorevole Borghi.

Lo stesso Ministro Tria ha adempiuto all’obbligo imposto dalla normativa italiana (articolo 5 della legge n. 234 del 2012), inviando la bozza di testo di revisione del Trattato istitutivo del MES ai Presidenti delle Camere, con lettera del 9 agosto scorso.

Anche l’allora Ministro per gli affari europei Paolo Savona, invitato in audizione dalle commissioni riunite e congiunte 3a e 14a Senato e III e XIV Camera, nella seduta del 30 gennaio 2019, ha affrontato il tema. Inoltre, negli atti del Parlamento troverete traccia anche del puntuale aggiornamento sugli esiti dell’ultimo Euro-summit svolto dall’allora Ministro degli Esteri Moavero Milanesi presso le Commissioni riunite e congiunte 3a e 14a Senato e III e XIV Camera, nella seduta del 27 giugno 2019.

In ognuna di queste occasioni i parlamentari hanno potuto interloquire e sottoporre ai Ministri di volta in volta presenti ulteriori questioni e richieste di approfondimento.

In conclusione, considerando i numerosi interventi svolti, in Assemblea e nelle commissioni parlamentari, sia alla Camera sia in Senato, possiamo convenire tutti che le accuse, mosse in questi giorni da diversi esponenti politici di opposizione, circa una carenza di informazione e di consultazione sulla questa materia così sensibile, così rilevante, siano completamente false.

Fermo restando che il presidente Centeno redige un resoconto dei lavori dell’Eurogruppo, che è disponibile anche sul sito ufficiale dell’Unione Europea.

Desidero inoltre precisare che tutto quanto avveniva sui tavoli europei, parlo del livello tecnico e anche del livello politico, era pienamente conosciuto dai membri del primo Governo da me guidato, i quali prendevano parte ai vari Consigli dei Ministri, contribuendo a definire la corale posizione dell’Esecutivo italiano sul tema.

In particolare ricordo il Consiglio dei Ministri del 21 dicembre 2018, il Ministro per gli affari europei allora era Paolo Savona il quale ha presentato e poi allegato al verbale la “Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, relativa all’anno 2019”. Ovviamente è inutile rimarcare che in un passaggio della Relazione programmatica si legge proprio un riferimento specifico, articolato al negoziato in corso per la riforma del MES.
Nel successivo Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2019 è stata presentata e illustrata nel dettaglio la “Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, relativa all’anno 2018.”
Nella relazione consuntiva, si legge: “Con specifico riferimento alla riforma di ESM, il compromesso raggiunto ha riguardato, innanzitutto, la revisione dei suoi strumenti finanziari di supporto precauzionale (Precautionary Conditioned Credit Line – PCCL). Rispetto ai rapporti di collaborazione tra ESM e la Commissione, all’interno e fuori dai programmi di assistenza finanziaria, un accordo comune tra le due istituzioni ne ha sancito la collaborazione nel disegno della condizionalità connessa ai programmi e ne ha prefigurato la complementarietà dei ruoli nell’analisi sulla sostenibilità del debito. Inoltre è stato previsto, continua la Relazione, un possibile ruolo di “facilitatore” da parte di ESM del dialogo tra creditori e Stati membri nel caso di operazioni di ristrutturazione del debito (con un coinvolgimento da parte di MES di tipo informale, non vincolante, su base confidenziale e, soprattutto, attivabile solo su richiesta dello Stato membro).

Relativamente alla revisione delle Collective Action Clauses, le cosiddette CACs di cui ormai anche il dibattito pubblico si è impadronito, continua la Relazione, presenti nella documentazione legale sottostante i Titoli di Stato emessi dai paesi dell’Area Euro, infine, l’accordo raggiunto prevede che siano introdotte CACs di tipo single limb entro il 2022, includendo questo impegno nel Trattato MES”.
È importante sottolineare fin da ora come anche l’accordo raggiunto in sede di negoziato su queste c.d. clausole di tipo “single limb” fosse specificamente affrontato nella relazione.
E voglio anche richiamare l’attenzione sul passaggio della Relazione, che lo ricordo è stata condivisa dal Consiglio dei Ministri e poi approvata dal Parlamento, in cui si dà atto che “Grazie anche all’iniziativa italiana, è stato evitato che nell’accordo finale fossero contemplate misure, chieste da diversi altri Stati membri, relative a meccanismi di ristrutturazione automatica del debito sovrano e al ruolo di MES nella sorveglianza fiscale o nell’analisi di sostenibilità del debito” e che ancora “Il Governo ha dato seguito agli atti di indirizzo formulati dal Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati in relazione al pacchetto di proposte legislative e di comunicazioni presentate dalla Commissione Europea il 6 dicembre 2017 sui vari aspetti del completamento e rafforzamento dell’Unione Economica e Monetaria”.
Nel corso di quella seduta del Consiglio dei Ministri, parlo della seduta del 27 febbraio 2019, fu preso atto, all’unanimità, di questo passaggio. Nessuno dei ministri presenti, compresi quelli della Lega, ha mosso obiezioni sul punto e, in particolare, sulla relazione poi presentata alle Camere.
Entrambe le relazioni sono state presentate alle Camere, come previsto dalla legge, e approvate definitivamente dal Parlamento dopo una ampia discussione sviluppatasi nel corso di diverse sedute delle Commissioni.
Alla Camera dei Deputati, ci sono stati pareri favorevoli dalla I alla XIII Commissione, poi a questi pareri si è aggiunta ovviamente l’approvazione da parte della XIV Commissione sulle politiche dell’Unione europea della Relazione programmatica il 21 marzo 2019.
In particolare, c’è stato anche un intervento nella V Commissione bilancio della Camera, presieduta dall’on. Borghi, che espresse parere favorevole sulla relazione programmatica, questo parere favorevole venne condiviso dall’on. Claudio Borghi, presidente della Commissione e, in rappresentanza del Governo, dal sottosegretario Massimo Garavaglia, il quale nel prendere le distanze da un precedente intervento critico del deputato Bellachioma, ritenne equilibrata la proposta di parere favorevole poi approvata.
Al Senato poi la 14a Commissione Politiche UE, in sede referente, nella seduta del 24 luglio 2019 approvò entrambe le relazioni (programmatica e consuntiva), con il voto favorevole dei gruppi del M5S e della Lega e anche qui previ pareri favorevoli delle varie Commissioni permanenti. Evidenzio che i passaggi parlamentari sulle due relazioni, in cui era già presente il contenuto della riforma del Meccanismo europeo di stabilità sono stati molteplici e tutti conclusi con voto favorevole alla linea tenuta dal Governo durante i negoziati.
Ricordo anche che i Ministri erano membri del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (CIAE), presieduto dall’allora Ministro Savona, e anche in quella sede sarebbe stata un’altra occasione per sollevare legittimamente il tema e manifestare questioni o perplessità.
In aggiunta, rilevo che, dopo attenta verifica dell’agenda della segreteria della Presidenza del Consiglio – della mia segreteria -, ho potuto accertare che numerose sono state le riunioni alle quali hanno preso parte, come risulta dalle convocazioni formali, ministri, viceministri, sottosegretari e comunque vari esponenti politici delegati dalle forze di maggioranza per confrontarsi su questa specifica materia.
In particolare, tra il giugno 2018 e il giugno 2019, hanno avuto luogo quattro riunioni proprio in materia di unione bancaria e monetaria, in cui si è approfonditamente discusso anche del MES. Sempre nello stesso periodo si sono svolte sette riunioni in materia di governance economica dell’Unione europea.
Più di recente, nel corso di questo mio secondo mandato di Governo, l’interlocuzione con il Parlamento è continuata costantemente, come dimostrano la risposta della sottosegretaria Agea all’interrogazione presentata alla XIV Commissione della Camera nella seduta del 21 novembre 2019 e l’informativa resa qualche giorno fa dal ministro Gualtieri alle Commissioni riunite 6a e 14a del Senato, parlo della seduta del 27 novembre 2019.
Ecco allora, permettetemi di riassumere. Alla luce della ricostruzione appena sopra riassunta, corroborata da precisi riscontri documentali (e lascio qui numerosi allegati), nessuno può oggi permettersi, non dico di sostenere apertamente ma anche solo di insinuare velatamente l’idea che il processo di riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità sia stato condotto segretamente o, peggio, firmato nottetempo.
In realtà, non solo c’è stata piena condivisione all’interno del Governo, ma su questa materia vi è stato, con il Parlamento italiano, un dialogo costante, un aggiornamento approfondito.
Ora passo a quelle considerazioni di insieme.
La discussione che si sta portando avanti in Europa sul tema del MES e sulle altre riforme connesse è fondamentale per l’Italia e per il futuro stesso dell’Unione. Il Parlamento Italiano ha riconosciuto l’importanza di questo passaggio, sottolineando nei suoi pronunciamenti e anche nella risoluzione votata lo scorso giugno secondo cui è “necessaria una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’unione economica e monetaria”.
Questo dibattito, tuttavia, non andrebbe strumentalizzato con notizie distorte e alimentato da accuse prive di fondamento, che rischiano di danneggiare il nostro Paese ed esse sì di compromettere l’interesse nazionale.
Innanzitutto, va preliminarmente chiarito che il nostro Paese ha un debito pubblico pienamente sostenibile, come pure riconoscono i mercati, la Commissione europea e il Fondo Monetario Internazionale, per cui non si intravvede all’orizzonte nessuna necessità di attivare il Meccanismo Europeo di Stabilità.
Questo dibattito, al contrario, potrebbe essere l’occasione e mi farebbe piacere che qui si possa convergere tutti in piena sintonia in questa direzione per ribadire e rilanciare il ruolo del nostro Paese nel contribuire a disegnare la nuova architettura dell’Unione economica e monetaria europea in senso coerente con gli interessi della Nazione.
Le attuali polemiche rischiano di distrarre e distogliere dalla necessità di esprimere una strategia complessiva di riforma dell’architettura europea, della quale l’Italia per la sua rilevanza storica quale Paese fondatore, per la sua rilevanza attuale deve essere attiva protagonista.
Fermiamoci a considerare le parti della riforma che, anche nel dibattito pubblico, hanno attirato le critiche maggiori.
In merito al pericolo di un automatismo nella ristrutturazione del debito che verrebbe introdotto dal trattato riformato, è opportuno ribadire che il nuovo trattato non modifica affatto la disciplina relativa al coinvolgimento del settore privato nella eventuale ristrutturazione del debito pubblico del paese che beneficia dell’assistenza finanziaria del MES: al punto 12B del preambolo del nuovo trattato si legge infatti “In casi eccezionali, una forma adeguata e proporzionata di partecipazione del settori privato, in linea con la prassi del FMI, è presa in considerazione nei casi in cui il sostegno alla stabilità sia fornito in base a condizioni che assumono la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico”. Il testo del precedente trattato, allo stesso punto, recitava: “In linea con la prassi del FMI, in casi eccezionali si prende in considerazione una forma adeguata e proporzionata di partecipazione del settore privato nei casi in cui il sostegno alla stabilità sia fornito in base a condizioni che assumono la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico”.
Allora vedete non può dirsi vi siano cambiamenti sostanziali. Allo stesso modo il nuovo Trattato lascia a una valutazione tutt’altro che automatica la verifica della sostenibilità del debito e delle condizioni macroeconomiche dei paesi beneficiari dell’intervento del MES, coerentemente con quanto è stato preteso dall’Italia che si è opposta ad altri paesi che avrebbero invece voluto imporre maggiori automatismi.
Infatti l’art. 13 del nuovo trattato, che disciplina la procedura di concessione del sostegno alla stabilità recita che al recepimento della domanda di aiuto finanziario da parte di un Paese membro del MES  “Il Presidente del Consiglio dei governatori incarica  il direttore generale e la Commissione europea di concerto con la BCE di assolvere insieme i seguenti compiti […]” e al punto b indica tra questi compiti proprio quello di “valutare la sostenibilità del debito e la capacità di rimborso del sostegno alla stabilità. La valutazione è effettuata all’insegna della trasparenza e della prevedibilità, al contempo consentendo una sufficiente discrezionalità”. Quest’ultima previsione vale ad attenuare fortemente e questa non è un’opinione  qualsiasi forma di automatismo che era invece nelle precedenti versioni.
Senza che mi soffermi ulteriormente su questo punto, in più parti il Trattato ritorna sul ruolo centrale della Commissione europea rispetto alla coerenza di indirizzi e valutazioni che deve esistere tra questa e il MES. Né potrebbe essere altrimenti, come ribadisce l’art. 12, comma 5, del nuovo Trattato secondo cui “nell’esercizio dei compiti attribuiti dal presente Trattato la Commissione europea assicurerà che le operazioni di assistenza finanziaria effettuate dal MES ai sensi del presente Trattato siano, ove pertinente, coerenti con il diritto dell’Unione europea, in particolare con le misure di coordinamento delle politiche economiche previste dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea”.
Il nuovo trattato allora non solo evita pericolosi automatismi, ma introduce anche il “common backstop”, che garantisce risorse addizionali per gli interventi del Fondo di risoluzione unico previsto dal Meccanismo di risoluzione unico, rendendo più robusto il supporto in caso di crisi bancarie.
Il negoziato ha conosciuto tanti passaggi critici, alcune proposte di modifica in senso peggiorativo per i nostri interessi nazionali sono state decisamente respinte, e vi posso assicurare che alcune erano veramente insidiose, sono state respinte dietro la forte indicazione politica del primo Esecutivo che ho guidato nel suo complesso e grazie anche al contributo decisivo vostro, del Parlamento.

Ci sono stati momenti particolarmente difficili in questo negoziato, in cui io stesso ho attraversato momenti in non ero affatto contento di come procedeva.
Ad esempio è stata contrastata la convinta pretesa di alcuni Paesi che hanno insistito per attribuire al Mes un ruolo guida, o comunque equi-ordinato alla Commissione, quanto all’analisi della sostenibilità del debito.
Se alcuni profili possono essere oggetto di una valutazione differente, c’è un margine di opinabilità, possiamo però affermare che il negoziato sin qui condotto ha raggiunto un equilibrio in linea con gli interessi nazionali e, soprattutto, ha portato alla introduzione del c.d. backstop.
Da non trascurare in ogni caso il restante negoziato, che riguarda documenti e testi che non possiamo trascurare perché parimenti importanti perché sono suscettibili di definire la concreta fisionomia operativa di questo strumento.
L’Italia, proprio con riguardo al controverso tema delle CACs single limb dovrà battersi per ottenere che venga mantenuta la possibilità di effettuare “sub-aggregazione”, tramite la quale il voto può essere reso per gruppi aggregati appositamente, al fine di differenziare le posizioni dei diversi obbligazionisti.
Questo risultato della “sub-aggregazione”, infatti, va giudicato come particolarmente adatto alla specificità del debito pubblico italiano, composto da una molteplicità di strumenti diversi per caratteristiche finanziarie, scadenze, per indicizzazione e tipologie di investitori, tale da richiedere necessariamente una diversificazione della proposta per poter assicurare un equo trattamento.
L’Italia è quindi tutt’ora impegnata in una negoziazione volta alla definizione del quadro comune di regole che mantenga le elasticità del modello dual limb (e in alcuni casi addirittura le aumenti) pur limitando il rischio di hold-out, tipicamente esercitato da quegli investitori che si caratterizzano per una tendenza altamente speculativa.
Questo aspetto si collega anche al tema del mantenimento o meno delle soglie minime che individuano i quorum deliberativi vincolanti erga omnes in caso di voto dei creditori obbligazionisti.
Per quest’ultimo aspetto anche qui c’è una seria insidia,  alcuni Paesi chiedono insistentemente l’abbassamento di queste soglie,  invece l’Italia considera imprescindibile il mantenimento delle attuali soglie dei due terzi.
Vorrei però estendere la riflessione oltre la mera ricognizione delle modifiche del Trattato, la vorrei estendere al contributo che il nostro Paese può fornire al rafforzamento dell’unione economica e monetaria, in vista della costruzione di un’Europa più rispondente agli interessi dei nostri cittadini.
Il Meccanismo Europeo di Stabilità è solo una parte di una nuova architettura europea che deve essere credibile rispetto alle circostanze attuali e alle circostanze future.
Il MES rappresenta una forma di assicurazione collettiva contro il rischio di contagio, fornendo, secondo procedure chiare e certe, aiuto finanziario ai paesi membri in momentanea difficoltà secondo una logica di sano ma responsabile mutuo soccorso, limitando così anche i pericoli di contagio. Non a caso nasce dell’esperienza tragica del 2011-12, quando il panico si diffuse sul mercato europeo dei titoli sovrani, con conseguenze che sappiamo si rivelarono perniciose.
Il MES non è indirizzato contro un particolare Paese o costruito a vantaggio di alcuni Paesi a scapito di altri.
È una assicurazione contro il pericolo di contagio e panico finanziario, va a vantaggio di tutti. Come ogni strumento di stabilità, anche questo necessita di un quadro chiaro e trasparente, in modo che vi siano garanzie di rimborso secondo un piano predefinito di caso in caso.
L’elemento di mutuo soccorso sta nel fatto di garantire agli altri Stati membri la disponibilità di fondi a costi ragionevoli, quando non si riesce ad aver accesso ai mercati finanziari se non a costi insostenibili che, di per sé, minano la stabilità finanziaria.

Nel negoziato abbiamo cercato e ottenuto regole che fossero vantaggiose per l’Italia sia nel remotissimo caso in cui dovessimo arrivare a chiedere anche noi fondi al MES, sia in quelli, molto più frequenti, in cui l’Italia si ritrovasse dal lato di coloro che erogano il prestito.

Il modo migliore per affrontare questa complessa e articolata riforma non è affidarsi a sterili polemiche che vorrebbero alimentare una rappresentazione manichea tra gelosi custodi dell’interesse patrio e invece succubi pronti a raccogliere i diktat europei.

Il modo più efficace è approfondire i dossier, portare elaborare proposte, portale ai tavoli, ai tavoli negoziali, partecipando ai tavoli negoziali, portando proposte serie, concrete e attuabili per incidere quanto più possibile sul processo di riforma in atto nel senso più conforme agli interessi dell’Italia.

Nel dibattito in corso si è levata qualche opinione di chi ritiene negativo l’avere inserito nel Trattato il concetto di sostenibilità dei debiti per chi riceve il prestito e parimenti negativo l’avere definito regole chiare per la restituzione dello stesso.

Io ho seguito con molta attenzione il dibattito, anche su questo profilo.

Però, attenzione, non dobbiamo dimenticare, che se il meccanismo di stabilità non fosse affidato a regole chiare e certe, quanto all’accesso ai fondi e alla loro restituzione, staremmo ora a discutere dell’avventatezza di avere consentito che il risparmio dei nostri concittadini possa essere impiegato a favore di Paesi che non appaiono in grado di restituire i prestiti.

È un bene ed è doveroso che il Parlamento sia protagonista, è un bene che vi sia un confronto serio su questi temi così rilevanti per il nostro futuro. Sono certo che da questo confronto possa nascere un impulso positivo per il nostro contributo nel negoziato europeo.

Perché questo accada, tuttavia, bisogna mantenere l’approccio che il Parlamento aveva giustamente sollecitato lo scorso giugno e che il Governo ha seguito nelle sue negoziazioni, e cioè al fatto che si guardi all’architettura che veniamo definendo in Europa nel suo complesso, secondo una logica di pacchetto.

L’Italia deve continuare a lavorare perché l’architettura che stiamo costruendo sia nel complesso solida ed efficace.

Dobbiamo lavorare in Europa affinché il processo di completamento dell’Unione economica e monetaria porti a una piena integrazione dei mercati finanziari ed elimini le debolezze ancora presenti nella sua costituzione.

Questa è la via maestra per la difesa dei nostri interessi e per arrivare a un’Europa più forte, più inclusiva, più solidale, più sostenibile.

In luogo di proclami privi di ogni contenuto propositivo, ritengo che dobbiamo concentrare i nostri sforzi affinché la nuova architettura non si regga su un’unica gamba, rappresentata dalla riforma del MES. Se l’ambizione prospettata dai Paesi che adottano la moneta unica si traducesse esclusivamente in questo, ciò significherebbe che i governi non hanno appreso a sufficienza dalla storia degli ultimi due lustri.

Ecco perché, in ottemperanza alla “logica di pacchetto”, che il Governo ritiene essere elemento imprescindibile del negoziato, ritengo che, accanto al MES, debbano coesistere strumenti di bilancio comune con fondi superiori, con scopi più ampi.

Il BICC è un passo nella giusta direzione ma dobbiamo fare di più, dobbiamo fare di meglio, a partire dall’assicurazione europea contro la disoccupazione.

Inoltre, è essenziale che si definisca compiutamente un sistema di assicurazione comune dei depositi (EDIS), che possa portare ad una vera mutualizzazione dei rischi.

La valutazione del Governo con riguardo alle riforme in discussione al prossimo Eurogruppo, fissato come sapete per il 4 dicembre, non può prescindere dalla consapevolezza che ci sia ancora molta strada da percorrere in questa direzione e che la logica del pacchetto sia la modalità migliore per procedere oltre, con riguardo al completamento del Mes, allo strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e alla definizione della roadmap dell’Unione bancaria.

Per quanto mi riguarda, tornerò a ragguagliarvi sullo stato del negoziato tra qualche giorno, il prossimo 11 dicembre, in occasione delle comunicazioni che renderò in vista del prossimo Consiglio europeo e resterò in attesa delle determinazioni sovrane di questo Parlamento.

In prospettiva, appare necessario pervenire a una più piena integrazione dei mercati finanziari europei, che a tutt’oggi si presentano molto frammentati e questo incide negativamente sull’allocazione efficiente delle risorse, ma anche sulla crescita, sullo sviluppo sociale, frenando la riduzione degli squilibri fra Paesi.

Elemento chiave per completare questa integrazione è la creazione di un safe asset per i paesi dell’Unione monetaria: essenziale come tasso di riferimento per la conduzione della politica monetaria, essenziale come strumento finanziario per favorire anche la diversificazione dei portafogli bancari, nonché quale elemento di stabilità complessiva dell’Unione monetaria europea di fronte al rischio di shock.

Al contrario, una modifica del trattamento prudenziale dei titoli di stato nella regolamentazione bancaria sarebbe essa sì una prospettiva fortemente negativa e il Governo italiano la contrasterà con la massima determinazione.

Questi sono i paletti su cui l’Italia può e deve trattare, questo è l’orizzonte di lungo periodo che noi tutti insieme ci dobbiamo dare per giudare i nostri passi, per tutelare i nostri interessi nazionali.

Il Governo ha rispettato la lettera e la sostanza della risoluzione votata dal parlamento lo scorso giugno e, come in passato, agirà sempre nel rispetto del mandato conferito.

Auspico che il Parlamento con la sua autorevolezza e in virtù della sua legittimazione democratica, contribuisca a portare in Europa la voce di un Paese forte e coeso, che si impegna a rafforzare, a dare il suo contributo per rafforzare le istituzioni europee secondo un piano che, nel rispetto del nostro interesse nazionale, conduca ad una architettura più robusta e una equilibrata condivisione dei rischi, che avrebbe quale effetto finale quello di ridurre questi rischi per tutti.

Grazie per l’attenzione.

Redazione

Intervento del Presidente Conte alla Camera del 021219 sul MES

Conte alla Camera dei Deputati, 021219: dichiarazioni sul MES (VIDEO)

Conte alla Camera dei Deputati, 021219: dichiarazioni sul MES (VIDEO)

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Trascrizione testuale dell’ Informativa urgente del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera dei Deputati sulle modifiche del MES (VIDEO)

Conte alla Camera dei Deputati, 021219: dichiarazioni sul MES (VIDEO)

Grazie Presidente. Gentili deputate e deputati,

sono qui per rendere una tempestiva informativa sulle modifiche del Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità, non solo perché la ritengo doverosa dopo la richiesta che è pervenuta, ma anche perché ho sempre, e dico sempre, cercato di assicurare, per parte mia, una interlocuzione chiara e trasparente con il Parlamento, nel rispetto delle prerogative sovrane che spettano a questo consesso a tutela dei diritti di tutti i cittadini.

Non posso nascondere, tuttavia, che questa mia informativa non può essere degradata a ordinario momento della fisiologica interlocuzione che intercorre tra il Governo e, segnatamente, il Presidente del Consiglio e il Parlamento.

Questo mio passaggio assume un rilievo particolare.

Da alcune settimane i massimi esponenti di alcune forze di opposizione hanno condotto una insistita, capillare campagna mediatica, accusandomi di avere adottato, nel corso di questo negoziato con le Istituzioni europee, condotte talmente improprie e illegittime da essermi reso responsabile di “alto tradimento”.

Sarei, quindi, uno spergiuro. Questo perché sarei venuto meno al vincolo, assunto al momento in cui mi è stato conferito l’incarico di Presidente del Consiglio, di essere fedele alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione.

Si è perfino adombrato che avrei tenuto questa condotta per biechi interessi personali, anteposti al dovere di tutelare l’interesse nazionale.

Questa accusa, possiamo – dobbiamo – convenirne tutti, non rientra nell’ambito della ordinaria polemica politica.

Quando sono venuto dinanzi a Voi per chiederVi la fiducia ho invocato, per questa nuova stagione politica, un “linguaggio mite”, ho auspicato che la Politica, con la P maiuscola, potesse riporre una particolare attenzione alla “cura delle parole”.

Le accuse che mi sono state rivolte, tuttavia, trascendono ampiamente i più accesi toni e le più aspre contestazioni che caratterizzano l’odierna dialettica politica, già di per sé ben poco incline alla “cura delle parole”.

Siamo al cospetto di un’accusa gravissima.

Se si arriva ad accusare apertamente e ripetutamente, in tutte le trasmissioni televisive e in tutti i canali social, il Presidente del Consiglio di avere tradito il mandato di difendere l’“interesse nazionale” e di avere agito per tutelare non si sa quale interesse personale, allora il piano delle valutazioni che siamo sollecitati a compiere è completamente diverso.

Se queste accuse avessero un fondamento, saremmo di fronte alla massima ferita, al più grave vulnus inferto alla credibilità dell’Autorità di Governo, con la conseguenza che chi vi parla non potrebbe esitare un attimo a trarne tutte le conseguenze: senza neppure attendere che mi venisse chiesto da chicchessia, sarei costretto a rassegnare all’istante le dimissioni da Presidente del Consiglio.

Se però queste accuse non avessero fondamento e anzi fosse dimostrato che chi le ha mosse era ben consapevole della loro falsità, avremmo la prova che chi ora è all’opposizione e si è candidato a governare il Paese con pieni poteri, sta dando prova, e purtroppo non sarebbe la prima volta, di scarsa cultura delle regole e della più assoluta mancanza di rispetto delle istituzioni. Se questo fosse il caso, infatti, saremmo di fronte a un comportamento fortemente irresponsabile, perché – vedete – una falsa accusa di alto tradimento della Costituzione è questione differente dall’accusa di avere commesso errori politici o di avere fatto cattive riforme: è un’accusa che non si limita solo a inquinare il dibattito pubblico e a disorientare i cittadini, è indice della forma più grave di spregiudicatezza perché pur di lucrare un qualche effimero vantaggio finisce per minare alle basi la credibilità delle istituzioni democratiche e la fiducia che i cittadini ripongono in esse.

Pur di attaccare la mia persona e il Governo non ci si è fatti scrupolo, e mi sono sorpreso, se posso dirlo, non della condotta del senatore Salvini, la cui “disinvoltura” a restituire la verità e la cui “resistenza” a studiare i dossier mi sono ben note, quanto del comportamento della deputata Meloni (mi sono sorpreso del suo comportamento), perché non ci si è fatto scrupolo di diffondere notizie allarmistiche, palesemente false, che hanno destato preoccupazione nei cittadini e, in particolare, nei risparmiatori: è stato detto che sarebbe prevista la “confisca dei conti correnti dei risparmiatori”. È stato detto, più in generale, che “tutti i nostri risparmi verrebbero posti a rischio”; è stato detto che il Mes servirebbe solo a beneficiare le banche altrui e non le nostre.

È stato anche detto che il Mes sarebbe stato già firmato, e per giunta di notte.

Anche chi è all’opposizione ha compiti di responsabilità.

Questa informativa è divisa in due parti.

La prima parte è volta a ricostruire nel dettaglio i vari passaggi del negoziato sul MES e, in particolare, i vari momenti dell’interlocuzione sin qui avvenuta tra Governo e Parlamento.
Sarà questa la parte determinante per valutare la fondatezza delle accuse che mi sono state mosse. Anticipo che per consentire a Voi membri del Parlamento di avere una più puntuale cognizione di tutti questi passaggi, lascerò un testo scritto del mio intervento, corredato anche da numerosi allegati (sono qui), che offrono un inoppugnabile sostegno documentale alla mia ricostruzione.

La seconda parte, invece, quella finale, è rivolta ad anticipare lo scenario futuro in ordine al completamento di queste modifiche al Mes e in ordine alle restanti riforme che compongono il complesso tema dell’Unione economica e monetaria.

Veniamo alla Ricostruzione dei vari passaggi e della interlocuzione con il Parlamento.

Ricordo che la Commissione Europea ha presentato, nel lontano ormai dicembre 2017, un pacchetto di proposte per il completamento dell’Unione Economica e Monetaria. È lì che inizia il negoziato.
Tra queste, figurava la proposta di riformare il Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità, un accordo intergovernativo firmato il 2 febbraio 2012 ed entrato in vigore a ottobre dello stesso anno, a seguito della ratifica di 17 Stati dell’Eurozona, ai quali si sono aggiunti la Lettonia e la Lituania. La creazione del MES è avvenuta a seguito di un’apposita modifica all’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) e ha dapprima affiancato – e poi sostituito – il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (EFSM) nel compito di fornire, laddove necessario, assistenza finanziaria agli Stati membri della zona euro.

Sulla riforma del Meccanismo europeo di Stabilità e sulle altre proposte della Commissione europea in merito al completamento dell’Unione economica e monetaria, fin dall’avvio della mia prima esperienza di governo, il Parlamento italiano è sempre stato puntualmente e costantemente tenuto aggiornato, come di seguito dimostrerò.

Innanzitutto, sono intervenuto, sia alla Camera sia al Senato, il 27 giugno e l’11 dicembre 2018, per le comunicazioni in vista degli Eurosummit, nei quali si è discusso delle proposte formulate dalla Commissione sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.

Nelle comunicazioni rese il 27 giugno 2018, benché il tema centrale fosse quello dell’immigrazione, ho voluto esplicitamente affrontare anche la questione relativa alla riforma del MES. Al riguardo, ho affermato: “Non vogliamo un Fondo monetario europeo che, lungi dall’operare con finalità perequative, finisca per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci.” Ancora nella dichiarazione chiarivo: “È per questo che siamo contrari ad ogni rigidità nella riforma del Meccanismo europeo di stabilità: soprattutto perché nuovi vincoli al processo di ristrutturazione del debito potrebbero contribuire proprio essi all’instabilità finanziaria, anziché prevenirla”. E concludevo: “Non vogliamo neppure pericolose duplicazioni con i compiti della Commissione europea per la sorveglianza fiscale, che rischierebbero peraltro di delegittimare la base democratica di queste funzioni essenziali per la stabilità finanziaria”.

Nel corso del conseguente dibattito alla Camera, la maggior parte dei deputati intervenuti non ha affrontato l’argomento, ad eccezione dell’onorevole Gelmini per Forza Italia e dell’onorevole Molinari per la Lega. Entrambi si sono limitati a esprimere valutazioni di principio, peraltro coerenti con l’indirizzo espresso sul punto nel mio intervento. Al Senato, gli unici a intervenire sul tema sono stati la senatrice Bottici, la senatrice Bonfrisco e il senatore Mauro Maria Marino. La senatrice Bonfisco, in particolare, condividendo la posizione che avevo espresso nelle comunicazioni, affermava: “Lei ha già detto benissimo, presidente Conte, che è forte la nostra contrarietà a un fondo monetario europeo, che somigli magari ad altri fondi monetari, che hanno accompagnato le sventure di tanti Paesi nel mondo, che esautori gli Stati membri nel perseguimento di politiche economiche efficaci”. Anche il senatore Marino, nel suo intervento tutto concentrato sul tema, ha messo in guardia dal rischio che il Meccanismo europeo di stabilità potesse essere trasformato in un Fondo monetario europeo. In quell’occasione, nessuno degli altri senatori intervenuti, compreso il senatore Bagnai, ha toccato l’argomento.

Anche alla luce del dibattito in Parlamento e delle risoluzioni approvate, nel Vertice europeo del 29 giugno 2018 mi sono speso perché fosse adottata, dai leader europei, una dichiarazione che, nel dare avvio alla riforma del Mes, orientasse il percorso nella direzione di un suo rafforzamento e nell’introduzione, tra le sue funzioni, di un sostegno comune (il cosiddetto common backstop) al Fondo di Risoluzione unico (Single Resolution Fund). Quello stesso Vertice ha dato mandato all’Eurogruppo di preparare i necessari termini di riferimento e di concordare la lista delle condizioni per l’ulteriore sviluppo del MES.

In quel primo Euro-Summit al quale ho partecipato è stato inoltre deciso, con il sostanziale contributo dell’Italia, di continuare a lavorare alla riforma dell’Unione Economica e Monetaria, purché ciò riguardasse un intero pacchetto di riforme, includendo quindi l’avvio di negoziati sul Sistema Europeo di Assicurazione dei Depositi, il cosiddetto EDIS, e approfondendo la riflessione sullo Strumento di Bilancio dell’eurozona al fine di verificare la possibilità di svilupparne la funzione di stabilizzazione.

L’11 dicembre 2018 ci sono state comunicazioni alle Camere, nel corso delle quali ho riferito sugli sviluppi del negoziato in materia di rafforzamento dell’Unione economica e monetaria.

Vi risparmio, poi è nella relazione completa, quello che ho sintetizzato in quella occasione.

Nel dibattito in Senato, nessun parlamentare – tantomeno il senatore Bagnai, che pure era intervenuto in discussione generale – ha fatto riferimento alla materia. L’unica eccezione è stata quella del senatore Fantetti di Forza Italia, che ha semplicemente rivendicato la “paternità” del meccanismo di backstop, attribuendola al ministro dell’Economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti. Nel dibattito alla Camera, invece, nessuno ha affrontato la questione.
Conseguentemente agli indirizzi espressi dal Parlamento e sulla base dei lavori condotti dai Ministri delle Finanze partecipanti all’Eurogruppo in formato inclusivo, il 14 dicembre 2018 l’Eurosummit ha proseguito la discussione sul pacchetto globale di misure necessarie al rafforzamento dell’Unione Economica e Monetaria.

Posso dunque affermare che, poco meno di un anno fa, l’Italia, da me rappresentata, si è espressa in sede europea in maniera perfettamente coerente con il mandato ricevuto da questo Parlamento.

Su tali basi è stato dato l’incarico all’Eurogruppo di procedere alla predisposizione di una bozza di revisione del Trattato MES.

Ancora, il 19 marzo 2019, nel corso delle comunicazioni alle Camere in vista del Consiglio europeo del 21 e del 22 marzo, benché quel Consiglio, a differenza di quello di dicembre, non avrebbe avuto un corrispettivo in forma di Eurosummit, mi sono ugualmente soffermato diffusamente sul tema, in ragione dell’assoluto rilievo della questione per il futuro assetto economico e finanziario dell’Unione europea, mosso dalla consapevolezza di quanto fosse decisiva un’interlocuzione costante con il Parlamento. Neanche in quell’occasione, né al Senato né alla Camera dei deputati, risultano richieste di ulteriori approfondimenti da parte dei parlamentari intervenuti in discussione generale o in dichiarazione di voto.

Nelle comunicazioni del 19 giugno, in vista questa volta dell’Eurosummit che si è tenuto – lo ricordo – a Bruxelles il 21 giugno, ho nuovamente affrontato il tema, anche perché un generale consenso sulla bozza di revisione dell’accordo MES era stato raggiunto il 13 giugno dai Ministri dell’Economia dell’area euro.

In particolare, alla Camera, ho descritto, nel dettaglio, i contenuti della riforma. All’esito di quella discussione, è stata approvata, dalla maggioranza parlamentare di allora, una risoluzione che, in ordine alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, impegnava il Governo “a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale e a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’Unione economica e monetaria, il cosiddetto package approach,  in modo , che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate; a trasmettere alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato”.

Nelle comunicazioni rese in Senato, espressi il mio favor per questo approccio relativo all’intero pacchetto di riforme. In particolare, ho affermato: “mi sento di sposare questo approccio, come Governo, […], perché effettivamente ritengo che proseguire soltanto in una singola direzione, posticipando le valutazioni complessive, non sia affatto un modo di procedere avveduto, accorto e raccomandabile. Dobbiamo avere una visione complessiva di questo percorso – sostenevo in quella occasione – perché solo questa ci potrà poi portare ad esprimere una valutazione politica, che sia rispondente ai bisogni dei nostri cittadini e agli interessi nazionali”.

In altre parole, ritenevo non appropriato che i Capi di Stato e di Governo decidessero senza un approccio consensuale sul quadro complessivo delle misure di approfondimento dell’Unione economica e dell’Unione bancaria e, quindi, non solo sulla riforma del Trattato del meccanismo europeo di stabilità, ma anche sullo schema europeo di garanzia sui depositi e sul budget dell’Eurozona; ho anche sostenuto che fossero comunque necessari ulteriori approfondimenti tecnici.

Durante il dibattito, nel quale comunque pochissimi sono stati gli interventi sul tema, il senatore Bagnai in particolare affermava: “Mi permetta, quindi, signor Presidente del Consiglio, di ringraziarla per il fatto che lei, in applicazione di questa norma e in completa coerenza con quel principio di centralità del Parlamento, fin dal primo giorno, affermò in questa sede di voler rispettare, sia venuto ad annunciarci che questo approfondimento tecnico ci sarà”.

In coerenza con le risoluzioni parlamentari approvate il 19 giugno, facendo valere l’impegno del Governo a rispettare la posizione espressa dal Parlamento sovrano, ho chiesto – ho bloccato la nostra discussione all’Euro-Summit per più di un’ora – e ho ottenuto – sto parlando dell’ Euro-Summit del 21 giugno – l’inserimento – nelle Dichiarazione del Vertice –  del riferimento all’“approccio di pacchetto” sui tre pilastri che tutti ormai ben conosciamo.

Cito il punto specifico della Dichiarazione dei leader: “invitiamo l’Eurogruppo in formato inclusivo a proseguire i lavori su tutti gli elementi di questo pacchetto globale”.

Inoltre, sulla riforma del Trattato MES, ancora una volta su richiesta specifica dell’Italia, si è deciso che le procedure per le ratifiche nazionali sarebbero state avviate solo quando tutta la documentazione fosse stata concordata e finalizzata.

Mi sembra quasi superfluo confermare a quest’Aula un fatto di tutta evidenza, ossia che né da parte mia né da parte di alcun membro del mio Governo si è proceduto alla firma di un trattato ancora incompleto: nessun trattato è stato infatti ancora sottoposto alla firma dei Paesi europei. Ed è altrettanto evidente che, in quel caso, avrei personalmente e preventivamente informato il Parlamento, non solo perché tenuto a farlo ai sensi della legge n. 234 del 2012, ma anche per l’assoluto rispetto che ho sempre dimostrato di tributare a questa Istituzione.

Ma non è solo questo. Vedete, l’interlocuzione con il Parlamento non si è limitata alle sole occasioni nelle quali io personalmente ho reso comunicazioni alle Camere in vista dei Vertici europei.

Oltre alle attività svolte personalmente e sulle quali mi sono già soffermato, altri membri del Governo da me precedentemente guidato hanno contribuito ad alimentare il doveroso dialogo con il Parlamento.

Più volte vari Ministri, recandosi nelle Commissioni permanenti di Camera e Senato, hanno affrontato direttamente gli argomenti connessi alle prospettive di riforma dell’Unione Economica e Monetaria, agli intendimenti del Governo in quest’ambito e, nello specifico, alla riforma del MES.

L’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, nelle comunicazioni sulle linee programmatiche del suo dicastero, rese davanti alla commissione 6a del Senato, seduta del 17 luglio 2018, ha affrontato – tra l’altro – il tema della revisione del trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità.

Invitato in audizione dinanzi alle Commissioni riunite XIV Commissione della Camera e 14a Commissione del Senato, nella seduta del 24 luglio 2018, anche il Rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, ambasciatore Massari, ha riferito sul MES.

Inoltre, invitato in audizione dalle commissioni congiunte 5a Senato e V Camera (seduta del 17 aprile 2019) a richiesta dell’onorevole Fassina, sempre il ministro Tria riferiva nuovamente sul trattato MES e il successivo 31 luglio rispondeva sullo stesso tema a un’interrogazione a risposta immediata presentata dall’onorevole Borghi, ribadendo (sono parole dell’allora Ministro Tria) “che nei prossimi mesi si dovrà seguire un approccio complessivo in una logica di pacchetto, con riferimento ai tre ambiti delineati a dicembre scorso: revisione del trattato MES, introduzione dello strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e unione bancaria, incluso l’EDIS”.

Lo stesso Ministro Tria ha adempiuto all’obbligo imposto dalla normativa italiana, inviando la bozza di testo di revisione del Trattato istitutivo del MES ai Presidenti delle Camere, con lettera del 9 agosto scorso.

Anche l’allora Ministro per gli affari europei Paolo Savona, invitato in audizione dalle commissioni riunite e congiunte 3a e 14a Senato e III e XIV Camera, nella seduta del 30 gennaio 2019, ha affrontato il tema. Inoltre, negli atti del Parlamento troverete traccia anche del puntuale aggiornamento sugli esiti dell’ultimo Euro-summit svolto dall’allora Ministro degli Esteri Moavero Milanesi presso le Commissioni riunite e congiunte 3a e 14a Senato e III e XIV Camera (seduta del 27 giugno 2019).

In ognuna di queste occasioni i parlamentari hanno potuto interloquire e sottoporre ai Ministri di volta in volta presenti ulteriori questioni e richieste di approfondimento.

In conclusione, considerando i numerosi interventi svolti, in Assemblea e nelle commissioni parlamentari, sia alla Camera sia in Senato, possiamo convenire che le accuse, mosse in questi giorni da diversi esponenti politici di opposizione, circa una carenza di informazione e di consultazione sulla materia così rilevante, così sensibile per gli interessi nazionali, siano completamente false.

Fermo restando che il presidente Centeno redige un resoconto dei lavori dell’Eurogruppo, che è disponibile sul sito ufficiale dell’Unione Europea.

Desidero inoltre precisare che tutto quanto avveniva sui tavoli europei, a livello tecnico e politico, era pienamente conosciuto dai membri del primo Governo da me guidato, i quali prendevano parte ai vari Consigli dei Ministri, contribuendo a definire la corale collettiva posizione dell’Esecutivo italiano sul tema.

In particolare nel Consiglio dei Ministri del 21 dicembre 2018, il Ministro per gli affari europei, Paolo Savona ha presentato la “Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, relativa all’anno 2019”, allegata al verbale del Consiglio dei Ministri. Nella relazione programmatica si legge: “Quanto a ESM, l’Italia sarà favorevole ad iniziative volte a migliorare l’efficacia degli strumenti esistenti, rendendone possibile l’utilizzo ed evitando l’attuale effetto ‘stigma’. Si opporrà tuttavia all’affidamento al MES di compiti di sorveglianza macroeconomica degli Stati membri che rappresenterebbero una duplicazione delle competenze già in capo alla Commissione europea”.

Nel successivo Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2019 è stata presentata e illustrata nel dettaglio la “Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, relativa all’anno 2018.”

Nella relazione consuntiva, si legge tra le altre cose: “Con specifico riferimento alla riforma di ESM, il compromesso raggiunto ha riguardato, innanzitutto, la revisione dei suoi strumenti finanziari di supporto precauzionale (Precautionary Conditioned Credit Line – PCCL). Rispetto ai rapporti di collaborazione tra ESM e la Commissione, all’interno e fuori dai programmi di assistenza finanziaria, un accordo comune tra le due istituzioni ne ha sancito la collaborazione nel disegno della condizionalità connessa ai programmi e ne ha prefigurato la complementarietà dei ruoli nell’analisi sulla sostenibilità del debito. Inoltre, è stato previsto – leggo sempre dalla relazione allegata al verbale del cConsiglio dei Ministri – un possibile ruolo di “facilitatore” da parte di ESM del dialogo tra creditori e Stati membri nel caso di operazioni di ristrutturazione del debito (con un coinvolgimento da parte di ESM di tipo informale, non vincolante, su base confidenziale e, soprattutto, attivabile solo su richiesta dello Stato membro). Relativamente alla revisione delle Collective Action Clauses – CACs presenti nella documentazione legale sottostante i Titoli di Stato emessi dai paesi dell’Area Euro, infine, l’accordo raggiunto prevede che siano introdotte CACs di tipo “single limb” entro il 2022, includendo questo impegno nel Trattato ESM”.

È importante sottolineare fin da ora come anche l’accordo raggiunto in sede di negoziato su queste c.d. clausole di tipo “single limb” fosse specificamente affrontato nella relazione.

E voglio anche richiamare l’attenzione sul passaggio della Relazione, che lo ricordo è stata condivisa dal Consiglio dei Ministri e poi approvata dal Parlamento, in cui si dà atto che “Grazie anche all’iniziativa italiana, è stato evitato che nell’accordo finale fossero contemplate misure, chieste da diversi altri Stati membri, relative a meccanismi di ristrutturazione automatica del debito sovrano e al ruolo di MES nella sorveglianza fiscale o nell’analisi di sostenibilità del debito” e che “Il Governo ha dato seguito agli atti di indirizzo formulati dal Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati in relazione al pacchetto di proposte legislative e di comunicazioni presentate dalla Commissione Europea il 6 dicembre 2017 sui vari aspetti del completamento e rafforzamento dell’Unione Economica e Monetaria”.

Nel corso di questa seduta (parliamo della seduta del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2019) il Consiglio dei Ministri ha preso atto, all’unanimità, di questo passaggio. Nessuno dei ministri presenti, compresi quelli della Lega, ha mosso obiezioni sul punto e, in particolare, sulla relazione da presentare alle Camere.

Entrambe le relazioni sono state presentate alle Camere, come previsto dall’art. 13 della legge n. 234 del 2012, e approvate definitivamente dal Parlamento dopo una ampia discussione sviluppatasi nel corso di diverse sedute delle Commissioni.

Alla Camera dei deputati, a seguito degli ulteriori pareri favorevoli sulla relazione delle Commissioni dalla I sino alla XIV sulle politiche dell’Unione europea, la XIV Commissione della Camera approvò la relazione programmatica il 21 marzo 2019.

In particolare, la V Commissione bilancio della Camera, presieduta dall’on. Borghi, nella seduta del 6 marzo 2019, espresse parere favorevole sulla relazione programmatica con la seguente condizione: “siano adottate in tutte le sedi istituzionali dell’Unione europea iniziative volte a sospendere, ove possibile, ogni determinazione conclusiva in merito agli atti di cui in premessa, nell’attesa degli esiti delle prossime consultazioni elettorali per l’elezione del Parlamento europeo”. Le elezioni si sono completate da tempo. Il parere favorevole viene condiviso dall’on. Claudio Borghi, presidente della Commissione e, in rappresentanza del Governo, il sottosegretario Massimo Garavaglia, nel prendere le distanze da un precedente intervento critico del deputato Bellachioma, ritiene equilibrata la proposta di parere favorevole poi approvata.

Al Senato la 14a Commissione Politiche UE, in sede referente, nella seduta del 24 luglio 2019 approva entrambe le relazioni (programmatica e consuntiva), con il voto favorevole dei gruppi del M5S e della Lega e previ pareri favorevoli delle Commissioni permanenti 1ª in data 10 aprile, 3ª in data 28 febbraio, 4ª in data 21 marzo, 7ª in data 12 marzo e 8 maggio, 8ª in data 7 maggio, 10ª in data 10 aprile, 11ª in data 18 aprile e 12ª in data 12 marzo.

Evidenzio che i passaggi parlamentari sulle due relazioni, in cui era già presente il contenuto della riforma del Meccanismo europeo di stabilità sono stati molteplici e tutti conclusi con voto favorevole alla linea tenuta dal Governo durante i negoziati.

Ricordo anche che i Ministri erano inoltre membri del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (CIAE), anch’esso disciplinato dalla legge n. 234 del 2012, presieduto dall’allora Ministro Savona, nel quale avrebbero potuto legittimamente sollevare il tema e manifestare le loro perplessità.

In aggiunta, rilevo che, dopo attenta verifica dell’agenda della segreteria della Presidenza del Consiglio – della mia segreteria -, è stato possibile accertare che numerose sono state le riunioni alle quali hanno preso parte, come risulta dalle convocazioni formali, ministri, viceministri, sottosegretari e comunque vari esponenti politici delegati dalle forze di maggioranza a confrontarsi su questa materia. In particolare, tra il giugno 2018 e il giugno 2019, io ho convocato per discutere di questo argomento nel dettaglio dei vertici governativi e ben quattro riunioni proprio in materia di unione bancaria e monetaria, in cui si è approfonditamente discusso anche del MES. Sempre nello stesso periodo si sono svolte sette riunioni in materia di governance economica dell’Unione europea.

Più di recente, nel corso di questo mio secondo mandato di Governo, l’interlocuzione con il Parlamento è continuata costantemente, come dimostrano la risposta della sottosegretaria Agea all’interrogazione presentata alla XIV Commissione della Camera nella seduta del 21 novembre 2019 e l’informativa resa dal ministro Gualtieri alle Commissioni riunite 6a e 14a del Senato, nella seduta del 27 novembre 2019, qualche giorno fa.

Alla luce della ricostruzione appena sopra riassunta, corroborata da precisi riscontri documentali (e ricordo qui numerosi allegati), nessuno può oggi permettersi, non dico di sostenere apertamente ma anche solo di insinuare velatamente l’idea che il processo di riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità sia stato condotto segretamente o, peggio, firmato nottetempo.

In realtà, non solo c’è stata piena condivisione all’interno del Governo, ma su questa materia vi è stato, con il Parlamento italiano, un dialogo costante, un aggiornamento approfondito.
Qualche considerazione finale.

La discussione che si sta portando avanti in Europa sul tema del MES e sulle altre riforme connesse è fondamentale per l’Italia e per il futuro stesso dell’Unione. Il Parlamento Italiano ha riconosciuto l’importanza di questo passaggio, sottolineando nei suoi pronunciamenti e nella risoluzione votata lo scorso giugno che è “necessaria una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’unione economica e monetaria”.

Questo dibattito, tuttavia, non andrebbe strumentalizzato con notizie distorte e alimentato da accuse – come abbiamo visto – prive di fondamento, che rischiano di danneggiare il nostro Paese e di compromettere l’interesse nazionale.
Innanzitutto, va preliminarmente chiarito che il nostro Paese ha un debito pubblico pienamente sostenibile, come pure riconoscono i mercati, la Commissione europea e il Fondo Monetario Internazionale, per cui non si intravvede all’orizzonte nessuna necessità di attivare il Meccanismo Europeo di Stabilità.

Questo dibattito, al contrario, potrebbe essere l’occasione per ribadire e rilanciare il ruolo del nostro Paese nel contribuire a disegnare la nuova architettura dell’Unione economica e monetaria europea in senso coerente con gli interessi della Nazione.

Le attuali polemiche rischiano di distrarre e distogliere dalla necessità di esprimere una strategia complessiva di riforma dell’architettura europea, della quale l’Italia deve essere attiva protagonista.

Fermiamoci a considerare le parti della riforma che, anche nel dibattito pubblico, hanno attirato le critiche maggiori.

In merito al pericolo di un automatismo nella ristrutturazione del debito che verrebbe introdotto dal trattato riformato, è opportuno ribadire – ma il ministro Gualtieri ufficialmente lo ha chiarito – che il nuovo trattato non modifica affatto la disciplina relativa al coinvolgimento del settore privato nella eventuale ristrutturazione del debito pubblico del paese che beneficia dell’assistenza finanziaria del MES: al punto 12B del preambolo del nuovo trattato si legge infatti “In casi eccezionali, una forma adeguata e proporzionata di partecipazione del settori privato, in linea con la prassi del FMI, è presa in considerazione nei casi in cui il sostegno alla stabilità sia fornito in base a condizioni che assumono la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico”. Il testo del precedente trattato, allo stesso punto, recita: “In linea con la prassi del FMI, in casi eccezionali si prende in considerazione una forma adeguata e proporzionata di partecipazione del settore privato nei casi in cui il sostegno alla stabilità sia fornito in base a condizioni che assumo la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico”.

Non può dirsi vi siano cambiamenti sostanziali. Allo stesso modo il nuovo Trattato, lascia a una valutazione tutt’altro che automatica la verifica della sostenibilità del debito e delle condizioni macroeconomiche dei paesi beneficiari dell’intervento del MES, coerentemente con quanto preteso dall’Italia che si è opposta ad altri paesi che avrebbero invece voluto maggiori automatismi.

Infatti l’art. 13 del nuovo trattato, che disciplina la procedura di concessione del sostegno alla stabilità recita che al recepimento della domanda di aiuto finanziario da parte di un Paese membro del MES e cito: “Il Presidente del Consiglio dei governatori incarica i) il direttore generale e ii) la Commissione europea di concerto con la BCE di assolvere insieme i seguenti compiti […]” e al punto b indica tra questi compiti proprio quello di “valutare la sostenibilità del debito e la capacità di rimborso del sostegno alla stabilità. La valutazione è effettuata all’insegna della trasparenza e della prevedibilità, al contempo consentendo una sufficiente discrezionalità”. Quest’ultima previsione vale ad attenuare fortemente qualsiasi forma di automatismo che poteva essere invece nelle precedenti versioni.

Senza che mi soffermi ulteriormente su questo punto, in più parti il Trattato ritorna sul ruolo centrale della Commissione europea rispetto alla coerenza di indirizzi e valutazioni che deve esistere tra questa e il MES. Né potrebbe essere altrimenti, come ribadisce l’art. 12, comma 5, del nuovo Trattato secondo cui “nell’esercizio dei compiti attribuiti dal presente Trattato la Commissione europea assicurerà che le operazioni di assistenza finanziaria effettuate dal MES ai sensi del presente Trattato siano, ove pertinente, coerenti con il diritto dell’Unione europea, in particolare con le misure di coordinamento delle politiche economiche previste dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea”.

Il nuovo trattato non solo evita pericolosi automatismi, ma introduce anche il “common backstop”, che garantisce risorse addizionali per gli interventi del Fondo di risoluzione unico previsto dal Meccanismo di risoluzione unico, rendendo più robusto il supporto in caso di crisi bancarie.

Il negoziato ha conosciuto – a ripercorrerlo – molti passaggi critici, dove alcune proposte di modifica in senso peggiorativo per i nostri interessi nazionali sono state respinte, dietro la forte indicazione politica dell’Esecutivo e grazie anche al contributo decisivo del Parlamento.

Ad esempio è stata contrastata la convinta pretesa di alcuni Paesi che fino all’ultimo hanno insistito per attribuire al Mes un ruolo guida, o comunque equi-ordinato alla Commissione, quanto all’analisi della sostenibilità del debito.

Se alcuni profili possono essere oggetto di una valutazione differente, possiamo affermare che il negoziato sin qui condotto ha raggiunto un equilibrio in linea con gli interessi nazionali e, soprattutto, ha portato alla introduzione del c.d. backstop.

Da non trascurare in ogni caso il restante negoziato, che riguarda documenti e testi che non possiamo trascurare perché parimenti importanti e suscettibili di definire la concreta fisionomia operativa dello strumento.

L’Italia, proprio con riguardo al controverso tema delle CACs single limb dovrà battersi per ottenere che venga mantenuta la possibilità di effettuare “sub-aggregazione”, tramite la quale il voto può essere reso per gruppi aggregati appositamente, al fine di differenziare le posizioni dei diversi obbligazionisti.

Questo risultato della “sub-aggregazione”, infatti, va giudicato – e gli analisti lo sanno – come particolarmente adatto alla specificità del debito pubblico italiano, composto da una molteplicità di strumenti diversi per caratteristiche finanziarie, sia per termini di scadenza, per indicizzazione e tipologie di

investitori, tale da richiedere necessariamente una diversificazione della proposta per poter assicurare un equo trattamento.

L’Italia è quindi tutt’ora impegnata in una negoziazione volta alla definizione del quadro comune di regole che mantenga le elasticità del modello dual limb (e in alcuni casi addirittura le aumenti) pur limitando il rischio di hold-out, tipicamente esercitato da investitori altamente speculativi.

Questo aspetto si collega anche al tema del mantenimento o meno delle soglie minime che individuano i quorum deliberativi vincolanti erga omnes in caso di voto dei creditori obbligazionisti.

Per quest’ultimo aspetto alcuni Paesi chiedono insistentemente l’abbassamento di queste soglie. Ecco qui invece l’Italia considera imprescindibile il mantenimento delle attuali soglie dei due terzi.

Vorrei però estendere la riflessione oltre la mera ricognizione delle modifiche del Trattato, la vorrei estendere al contributo che il nostro Paese può fornire al rafforzamento dell’unione economica e monetaria, in vista della costruzione di un’Europa più rispondente agli interessi dei nostri cittadini.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è solo una parte di una nuova architettura europea che deve essere credibile nelle circostanze attuali e nelle circostanze future e vorrei dire futuribili.

Il MES rappresenta una forma di assicurazione collettiva contro il rischio di contagio, fornendo, secondo procedure chiare e certe, aiuto finanziario ai paesi membri in momentanea difficoltà secondo una logica di sano ma responsabile mutuo soccorso, limitando così anche i pericoli di contagio. Non a caso nasce dell’esperienza tragica del 2011-12, quando il panico si diffuse sul mercato europeo dei titoli sovrani, con conseguenze che ricordiamo tutti davvero perniciose.

Il MES non è indirizzato contro un particolare Paese o costruito a vantaggio di alcuni Paesi a scapito di altri.

È – come ho ricordato – una assicurazione contro il pericolo di contagio e panico finanziario, va a vantaggio di tutti. Come ogni strumento di stabilità, anche questo necessita di un quadro chiaro e trasparente, in modo che vi siano garanzie di rimborso secondo un piano predefinito di caso in caso.

L’elemento di mutuo soccorso sta nel fatto di garantire agli altri Stati membri la disponibilità di fondi a costi ragionevoli, quando non si riesce ad aver accesso ai mercati finanziari se non a costi elevatissimi, insostenibili che, di per sé, minano la stabilità finanziaria.

Nel negoziato abbiamo cercato e ottenuto regole che fossero vantaggiose per l’Italia sia nel remotissimo – sottolineo – caso in cui dovessimo arrivare a chiedere anche noi fondi al MES, sia in quelli, molto più frequenti, in cui l’Italia si ritrovasse dal lato di coloro che erogano il prestito.

E il modo migliore per affrontare questa complessa e articolata riforma non è affidarsi a sterili polemiche che vorrebbero alimentare una rappresentazione manichea tra i presunti gelosi custodi dell’interesse patrio e i succubi proni pronti a raccogliere i diktat europei.

Il modo più efficace è studiare innanzitutto per poi elaborare e portare ai tavoli negoziali proposte serie, concrete e attuabili per incidere quanto più possibile sul processo di riforma in atto nel senso più conforme agli interessi dell’Italia.

Nel dibattito in corso si è levata qualche opinione di chi ritiene negativo – non mi è sfuggita – l’avere inserito nel Trattato il concetto di sostenibilità dei debiti di chi riceve il prestito e parimenti negativo l’avere definito regole chiare per la restituzione dello stesso.

Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che se il meccanismo di stabilità non fosse affidato a regole chiare e certe, quanto all’accesso ai fondi e alla loro restituzione, staremmo ora a discutere – ecco vedetela diversamente dal lato opposto – dell’avventatezza di avere consentito che il risparmio dei nostri concittadini possa essere impiegato a favore di Paesi che non appaiono in grado di restituire i prestiti.

È un bene che il Parlamento sia protagonista, è un bene che vi sia un confronto su temi così rilevanti per il nostro futuro, per il futuro dei nostri figli. Sono certo che da questo confronto possa nascere un impulso positivo per il nostro contributo nel negoziato europeo.
Perché questo accada, tuttavia, bisogna mantenere l’approccio che il Parlamento aveva giustamente sollecitato lo scorso giugno e che il Governo ha seguito nelle sue negoziazioni, e cioè al fatto che si guardi all’architettura che veniamo definendo in Europa nel suo complesso, secondo una logica di pacchetto.

L’Italia deve continuare a lavorare perché l’architettura che stiamo costruendo sia nel suo complesso solida ed efficace.

Dobbiamo lavorare in Europa affinché il processo di completamento dell’Unione economica e monetaria porti a una piena integrazione dei mercati finanziari ed elimini le debolezze ancora presenti nella sua costituzione.

Questa è la via maestra per la difesa dei nostri interessi e per un’Europa più forte, più inclusiva, più solidale, più sostenibile.

In luogo di proclami privi di ogni contenuto propositivo, ritengo che dobbiamo concentrare i nostri sforzi affinché la nuova architettura non si regga su un’unica gamba, rappresentata dalla riforma del MES. Se l’ambizione prospettata dai Paesi che adottano la moneta unica si traducesse esclusivamente in questo, ciò significherebbe che i governi non hanno appreso a sufficienza dalla storia dell’ultimo decennio.
Ecco perché, in ottemperanza alla “logica di pacchetto”, che il Governo ritiene essere elemento imprescindibile del negoziato, ritengo che, accanto al MES, debbano coesistere strumenti di bilancio comune con fondi superiori e scopo più ampio.

Il BICC è un passo nella giusta direzione ma dobbiamo fare di più e di meglio, a partire dall’assicurazione europea contro la disoccupazione.

Inoltre, è essenziale che si definisca compiutamente un sistema di assicurazione comune dei depositi (EDIS), che possa portare ad una vera mutualizzazione dei rischi.

La valutazione del Governo con riguardo alle riforme in discussione al prossimo Eurogruppo, fissato per il 4 dicembre, non può prescindere dalla consapevolezza che ci sia ancora molta strada da percorrere in questa direzione e che la logica del pacchetto sia la modalità migliore per procedere oltre, con riguardo al completamento del Mes, allo strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e alla definizione della roadmap sull’Unione bancaria.

Per quanto mi riguarda, tornerò presto a ragguagliarvi sullo stato del negoziato, tra qualche giorno, il prossimo 11 dicembre, in occasione delle comunicazioni che renderò in vista del prossimo Consiglio europeo.
In prospettiva, appare necessario pervenire a una più piena integrazione dei mercati finanziari europei, che a tutt’oggi presentano una frammentazione che incide negativamente sull’allocazione efficiente delle risorse, sulla crescita, sullo sviluppo sociale, frenando la riduzione degli squilibri fra Paesi.

Elemento chiave per completare questa integrazione è la creazione di un safe asset per i paesi dell’Unione monetaria: essenziale come tasso di riferimento per la conduzione della politica monetaria, come strumento finanziario per favorire la diversificazione dei portafogli bancari, nonché quale elemento di stabilità complessiva dell’Unione monetaria europea di fronte al rischio di shock.

Questi sono i paletti su cui l’Italia può e deve trattare, questo è l’orizzonte di lungo periodo che deve guidare i nostri passi.

Il Governo italiano ha rispettato la lettera e la sostanza della risoluzione votata dal parlamento lo scorso giugno e, come in passato, agirà sempre nel rispetto del mandato conferito.

Auspico che il Parlamento con la sua autorevolezza, in virtù della sua legittimazione democratica, contribuisca a portare in Europa la voce di un Paese forte, di un Paese coeso, che si impegna a rafforzare le istituzioni europee secondo un piano che, ovviamente nel rispetto del nostro interesse nazionale, conduca ad una architettura più robusta e una equilibrata condivisione dei rischi, che avrebbe quale effetto finale quello di ridurli per tutti.

Grazie.

Redazione

Intervento del Presidente Conte al Senato del 021219 sul MES

Conte al Senato della Repubblica 021219: dichiarazioni sul MES (VIDEO)

CdS – Multe ai calciatori del Napoli: De Laurentiis ha posto le condizioni per annullarle

CdS – Multe ai calciatori del Napoli, De Laurentiis ha posto le condizioni per annullarle: serve il quarto posto per salvare la stagione. In quel caso è disposto a concedere l’amnistia ai suoi calciatori

Le ultime sul Napoli – L’edizione odierna del Corriere dello Sport rivela che nel corso del confronto di venerdì scorso con la squadra, il presidente De Laurentiis avrebbe fatto una promessa, ponendo le condizioni per annullare le multe comminate ai suoi calciatori: in caso di quarto posto considererà la stagione salva e concederà l’amnistia agli ammutinati.

Il Corriere dello Sport sulla promessa di De Laurentiis:

“A fine stagione, si tireranno le somme e il club trarrà le proprie conclusioni. E d’accordo, magari andare in pace e armonia in questo preciso momento storico sembra molto complesso, magari poco possibile, però una parvenza di serenità va recuperata: a dispetto delle situazioni personali, delle scadenze contrattuali, dei rinnovi e dei rancori nei confronti di tutto e tutti. Tra l’altro, dopo il rifiuto post Salisburgo di rispettare la decisione del ritiro adottata dal club sono sempre in ballo la richiesta di multe da discutere al cospetto del Collegio arbitrale e l’idea della causa civile per danno all’immagine. E un altro elemento della riunione di venerdì con De Laurentiis viene fuori all’improvviso: il presidente, infatti, ha detto alla squadra che in caso di quarto posto scatterebbe l’amnistia. Multe azzerate. Con la stagione salva”.

Bancarotta fraudolenta per il teatro Gran Tenda

Bancarotta fraudolenta per il Gran Tenda, uno dei più noti teatri di Palermo che da molti anni mette in scena commedie dialettali.

Sigilli a uno dei più noti teatri palermitani gestito dalla famiglia Zappalà, che si occupa da moltissimi anni della messa in scena di commedie dialettali.

Il Nucleo Economico Finanziario della Guardia di Finanza ha dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura nei confronti degli amministratori di una cooperativa di Palermo, per aver sottratto al patrimonio della società in fallimento le strutture del «Gran Teatro Tenda» di via Autonomia Siciliana, per un valore quantificato in 760 mila euro.

Le indagini, eseguite di Finanzieri della Sezione di Polizia giudiziaria della Procura, sono state avviate a seguito della dichiarazione di fallimento della cooperativa, avvenuta nel luglio del 2017, storica società palermitana attiva nel settore della rappresentazione di spettacoli teatrali. Gli accertamenti hanno fatto emergere come la società fallita, fosse di fatto gestita da Francesco Zappalà, 54 anni, figlio dell’amministratore formale, Antonino Zappalà, di 85.

Adduso Sebastiano

Rufini: “Juve Stabia, fidati ancora della bandiera Caserta”

E’ intervenuto a “Il Pungiglione Stabiese” Danilo Rufini, ex giocatore della Juve Stabia, che ha analizzato il momento delle Vespe ed il prossimo match col Frosinone. Ecco le sue parole:

”La Juve Stabia ha una buonissima rosa ed è allenata da un bravo allenatore come Fabio Caserta. È inutile essere disfattisti dopo una sconfitta contro una squadra come la Virtus Entella che ha qualità ed ha un allenatore molto bravo come Roberto Boscaglia. Ci sta soffrire contro i liguri e può starci perdere a Chiavari. La Juve Stabia sta ottenendo grandi risultati in casa e non è affatto scontato. Chiaramente bisognerebbe cambiare un po’ mentalità fuori casa per fare punti anche lontano dal Menti, che però dovrà restare sempre il fortino delle vespe. Ma sono sicuro che Fabio Caserta, come dicevo pure ad inizio anno dopo la crisi, ha le qualità e le competenze giuste per tirar fuori dalle sabbie mobili la Juve Stabia.

La Serie B è un campionato strano, ci vuole pazienza. Ci sono tante squadre attrezzate e non è facile. I tifosi devono trasmettere il loro calore ai giocatori, in modo tale che i giocatori diano tutto per la maglia della Juve Stabia, questo conta. I risultati arrivano dopo. La fortuna delle vespe è che in panchina c’è una persona come Fabio Caserta che ormai è diventata una bandiera del calcio stabiese. È legato alla società e alla città e, al pari del presidente Manniello e del dg Filippi, è una garanzia. Sono persone che lavorano per i gialloblù ma lo fanno con amore e con passione perché sono tifosi. E gli appassionati del mondo Juve Stabia devono stare tranquilli finché ci sono loro”

Come in tutte le squadre, ci sono giocatori più esperti e giocatori più giovani. Alcuni sono pronti prima e altri sono pronti più tardi. La Juve Stabia sta facendo discretamente bene nonostante l’assenza di un giocatore forte come Addae. Secondo me, se torna ai suoi livelli, può essere l’arma in più nel girone di ritorno. Mi auguro che sia cosi.

Il Mattino – Confronto in casa Napoli: la reazione di De Laurentiis al ritiro

Il Mattino – Confronto in casa Napoli: De Laurentiis ha sorriso dopo essere stato informato della decisione della squadra che stavolta non si è opposta al ritiro

Secondo quanto riferito da Il Mattino, al termine del confronto con Ancelotti, la squadra è rimasta per diverso tempo a parlare. I senatori del Napoli avrebbero cercato di fare gruppo, chiedendo a tutti di restare uniti. Nessuno si è opposto al ritiro, segnale che gli umori sono ben diversi da quelli che fecero scattare l’ammutinamento. Il quotidiano parla inoltre della reazione del presidente De Laurentiis alla scelta della squadra nell’accettare il ritiro: un sorriso, forse di compiacimento, per aver avuto in qualche modo ragione.

Il Mattino sulla reazione di De Laurentiis:

“Qualche calciatore prova a capire se la squadra è per caso contraria al ritiro. Una discussione che si apre e si chiude in un baleno: nessuno si oppone, nessuno fa il bastian contrario. Però è evidente che la strada presa da Ancelotti è un vicolo senza ritorno: perché lui stesso ha detto che solo in un caso sarebbe pronto a dimettersi, ovvero se non avvertisse la fiducia della società o della squadra. Ed è evidente che qualcosa comincia a scricchiolare. Solo il campo potrà dire se ieri è stato siglato un «nuovo inizio». L’ennesimo. Di certo, l’ultimo. De Laurentiis viene aggiornato in tempo reale: sorride alla decisione del ritiro anticipato a partire da domani, era la linea che aveva dettato lui. E su cui Ancelotti si era detto «non d’accordo». Ma ora non è il tempo di capire chi ha torto e chi ha ragione. C’è una stagione da rimettere in piedi. E ci vuole una grande dose di ottimismo, in queste ore, per poter credere che sia ancora possibile”.

“Black-out Napoli”, più determinati contro il presidente che contro gli avversari: in ritiro per cambiare

“Black-out Napoli”, calciatori più determinati contro il presidente che contro gli avversari: ora Ancelotti non farà sconti, tutti in ritiro per cambiare. Squadra infastidita dal dover dare ragione a De Laurentiis a distanza di un mese, ma nessuno ha avuto la faccia tosta questa volta

L’edizione odierna de la Repubblica ha fatto il punto della situazione dopo il confronto che c’è stato ieri tra Ancelotti e la squadra. L’allenatore vuole comprendere come mai il Napoli non riesce più a vincere. Le due parti approfondiranno i problemi nel corso del ritiro, ordinato – questa volta da Ancelotti – per preparare la partita contro l’Udinese. Il quotidiano ha sottolineato che da parte sua, l’allenatore si è assunto le proprie responsabilità. Il gruppo non ha protestato per la decisione di andare in ritiro forzato.

La Repubblica sul confronto tra Ancelotti e la squadra:

“Non voglio sentire ragioni o proteste: da mercoledì andremo tutti in ritiro”, ha tuonato ieri mattina l’allenatore, che aveva convocato a Castel Volturno i giocatori all’indomani dell’indecente sconfitta contro il Bologna. La crisi sta precipitando e questa volta nessuno ha avuto la faccia tosta per opporsi al provvedimento, a differenza di quanto era accaduto il 5 novembre, quando il gruppo si era ribellato in maniera compatta alla clausura imposta da De Laurentiis. Ma Insigne e compagni sono riusciti a mostrare i muscoli solo fuori dal campo, da allora: mettendo tanta determinazione nell’assurdo braccio di ferro con il loro presidente e decisamente meno nei confronti degli avversari nelle gare di campionato. Ieri mattina il secondo atto: giorno di vacanza annullato e tutti sotto processo. “Io mi prendo le mie responsabilità, ma anche voi dovrete prendervi le vostre. Un black-out tanto lungo è ingiustificabile”, ha infatti alzato come non mai la voce l’allenatore, annunciando agli azzurri la sua decisione di portarli subito in ritiro. Ancelotti non farà sconti, insomma. Ma questa volta nessuno s’è ribellato, nonostante il silenzioso dissenso di una parte del gruppo, infastidito dall’idea di dare ragione a distanza di un mese a De Laurentiis.” 

 

Arresti e sequestri per 12 milioni al clan santapaola-ercolano

I Carabinieri del Ros di Catania stanno eseguendo arresti e sequestri nei confronti di 9 persone emessi dal Gip su richiesta della Dda della Procura.

Blitz antimafia contro Cosa Nostra dei Carabinieri del Ros di Catania che stanno arrestando nove persone e sequestrando società e beni mobili per 12,6 milioni di euro.

Al centro del provvedimento restrittivo emesso dal Gip, su richiesta della Dda della locale Procura, un’indagine sugli investimenti immobiliari eseguiti negli anni ’90 direttamente dallo storico boss ergastolano Benedetto Santapaola, da Aldo Ercolano, di 58 anni, da Francesco Mangion e da Giuseppe Cesarotti.

I reati contestati a vario titolo agli indagati, che sono destinatari di ordinanza in carcere e agli arresti domiciliari, sono associazione mafiosa, concorso esterno all’associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e illecita concorrenza con minaccia.

Particolari sull’operazione, denominata ‘Samael’, saranno resi noti durante un incontro con i giornalisti che si terrà alle 10.30 nella sala stampa della Procura di Catania.

Adduso Sebastiano

clan santapaola-ercolano

Il Mattino – Il confronto tra Ancelotti e la squadra è stato molto duro: i calciatori sono stati schietti

Il Mattino – Il confronto tra Ancelotti e la squadra è stato molto duro: lui voleva la schiettezza, e i calciatori gliel’hanno data. Hanno criticato carichi di lavoro troppo leggeri, le sedute tattiche e il modulo

L’edizione odierna de Il Mattino ha ricostruito il faccia a faccia tra Ancelotti e la squadra avvenuto ieri sottolineando alcuni retroscena. Secondo il quotidiano, l’allenatore del Napoli avrebbe utilizzato parole molto dure per far uscir fuori, con schiettezza, le rimostranze dei suoi calciatori. Si è detto disposto a cambiare le cose.

Il Mattino sul confronto Ancelotti-Squadra:

“Carlo parte a testa bassa. Accusa la squadra di non avere una mentalità vincente, di essere priva di personalità e non capisce perché non riesca da sola a trovare gli stimoli per rialzare la testa da questa situazione. Ripete una parola, lo fa più volte: compattezza. Usa frasi aspre, non mette mai in discussione la sua permanenza sulla panchina del Napoli. Quando ha finito di parlare invita i calciatori ad aprire le ostilità contro di lui. Troppo scaltro, troppo furbo, per non sapere già quello che gli avrebbero imputato. Ancelotti ascolta: parlano Allan, Mertens, Insigne, Llorente, Koulibaly e altri. E rovesciano le colpe, considerando molte delle accuse di Ancelotti intollerabili. Esce di tutto: viene puntato l’indice sui carichi di lavoro che sarebbero minimi, sugli allenamenti troppo blandi, sulla necessità di cambiare passo anche nella preparazione delle gare, magari con più sedute tattiche e davanti al video. Vogliono una guida più dura, severa. Ripetono: «Dobbiamo cambiare tutto», rinfacciano ad Ancelotti. Mertens, però, tocca anche un altro punto. Lo fa in maniera schietta e brutale: questa squadra è fatta per il 4-3-3 ed è necessario che a questa soluzione si lavori di più durante la settimana. Non vogliono rompere, ma neppure soccombere. Voleva la verità ed era pronto a sentirla. Lui, Ancelotti, si dice disponibile a ogni cosa, non vuole un braccio di ferro, non li vuole sulla barricata”.