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Mister Pagliuca: “Domani contro il Catanzaro saranno fondamentali l’ambiente e i tifosi. Dobbiamo dare tutto”

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Alla vigilia della sfida contro il Catanzaro, in programma domani giovedì 1 maggio alle ore 12:30, il tecnico della Juve Stabia, Guido Pagliuca, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha sottolineato l’importanza della partita e del sostegno dei tifosi.

“Domani ci attende una partita difficile, contro una squadra molto forte,” ha esordito Pagliuca, “allenata da un mister bravissimo che a Castellammare ha lasciato un ottimo ricordo. Nella gara di domenica non abbiamo espresso il nostro vero valore: dobbiamo tornare a fare ciò che sappiamo, per noi e per Castellammare.”

Il mister ha poi parlato delle scelte di formazione, basate sull’impegno settimanale dei giocatori: “Le mie scelte saranno basate su quanto vedo durante la settimana, puntando su chi ha la fame negli occhi. Potrebbe anche capitare che in panchina si siederà chi ha giocato oltre 30 partite quest’anno. Voglio vedere il fuoco ardere in tutti i calciatori, quelli giocheranno”

Pagliuca ha ricordato il percorso della squadra, dalla lotta per la salvezza alla vittoria del campionato: “All’inizio dello scorso campionato, a Luglio, cercavamo semplicemente cinque squadre da lasciarci alle spalle e invece siamo riusciti a conquistare qualcosa di inimmaginabile: la vittoria del campionato con 10 punti di vantaggio su quella che poi quest’anno ha vinto il campionato di serie C. Anche quest’anno cercavamo le 5 squadre da mettere sotto a noi ragionando su un calcio sostenibile a livello economico. In questo campionato abbiamo valorizzato tanti giovani e ora ci troviamo a giocare qualcosa che rappresenta la storia per Castellammare. Non dobbiamo dare però nulla per scontato, come se tutto fosse dovuto.”

Un appello importante è stato rivolto ai tifosi: “Domani sarà fondamentale l’ambiente: la nostra gente, i nostri tifosi. Mi farebbe piacere che chi verrà allo stadio capisca che deve scendere in campo con noi, essere parte attiva del nostro sogno, magari indossando maglietta e pantaloncini gialloblù”

Capitolo infermeria: “Purtroppo Buglio ha concluso la sua stagione regolare, non si sa per i playoff (ride e dice è la prima volta che mi sentite pronunciare questa parola): mi dispiace molto, è un ragazzo eccezionale e si era meritato di giocarsi questo momento. In compenso, abbiamo recuperato Adorante, che oggi è tornato ad allenarsi con il gruppo e sarà valutato se farlo giocare dal primo minuto o a gara in corso. Abbiamo recuperato anche Rocchetti, praticamente tolto Buglio ci siamo tutti.”

Il tecnico ha concluso con una carica per la partita: “Domani dobbiamo andare forte, dare tutto. È una partita fondamentale, perché questo è un momento importantissimo per noi: per la squadra, per la società e per l’ambiente che ci circonda.” Sul paragone con gli altri allenatori, in particolare Fabio Caserta ha risposto così: “Io penso soprattutto al mio percorso, non ai paragoni con gli allenatori del passato. Sto dando tutto per questo club, e in cambio sto ricevendo tanto affetto, questa va detto.”

“Blanco è tornato”: l’annuncio ufficiale sui social e lo spoiler del nuovo brano

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(Adnkronos) – "9 maggio", questo è l'unico indizio che Blanco ha lasciato ai suoi fan prima di fare ufficialmente il suo ritorno nella musica.Il cantante bresciano sarebbe pronto a lanciare il suo nuovo progetto discografico e lo ha fatto pubblicando un video su Instagram in cui appare sospeso a mezz'aria in quello che sembra essere il set di un videoclip. "Sto tornando", scriveva Blanco sui social lo scorso 31 settembre 2024.

Un ritorno che i fan aspettavano da tanto tempo.Anche se negli ultimi mesi si è parlato tanto della sua penna da autore: Blanco, in arte Riccardo Fabbroni, quest'anno infatti ha firmato tre brani in gara al Festival di Sanremo 2025 ('La cura per me', 'Lentamente' e 'Se t'innamori muori').

Ma ora è ufficiale: torna con un nuovo disco.   Nel video pubblicato sui social, il 22enne ha lanciato un piccolo spoiler sul brano che potrebbe essere il prossimo singolo: "Torni a sorridere, era quello che m'interessava", canta Blanco.  Immediata la reazione dei fan: "Aspettavamo tutti il tuo ritorno", ha commentato un utente. "Sono passati 84 anni…", ha scherzato un altro.Tra i commenti spunta anche quello di Michelangelo, il produttore di Blanco, che ha aggiunto l'emoticon della bobina di pellicola cinematografica.

E Tananai che ha scherzato: "Tenetelo lì appeso che è pericoloso", scatenando l'ilarità degli altri utenti.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Moioli: “L’oro ai Mondiali chiusura di un cerchio, ora voglio godermi Milano Cortina”

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(Adnkronos) – La svolta si lega a un incontro casuale e a un regalo fortunato. “Prima di partire per i Mondiali, una ragazza in palestra mi ha regalato un braccialetto con una farfalla.In quel momento, sognavo di essere quell’animale.

Ma non una farfalla che vola, una che attacca”.Michela Moioli lo racconta in esclusiva all’Adnkronos e quasi si commuove dopo l’ennesimo trionfo.

La ragazza dei record dello snowboard azzurro ha archiviato un’altra stagione da favola, chiudendo il cerchio di una carriera costellata di successi con l’oro nel cross ai Mondiali di Engadina. “Prima di scendere in pista me lo ripetevo come un mantra.E rivedevo la leggerezza e la potenza del battito di quelle ali.

Si nota pure in qualche video della finale, in cui inquadrano il mio labiale.Era una sorta di dialogo interiore, per stare sul pezzo”.  
Moioli è tornata a volare per prendersi l’unico titolo mancante nel suo palmares, dopo l’oro olimpico del 2018 e tre Coppe del Mondo.

Ma una caduta avrebbe potuto compromettere tutto…
 "È successo nel training.Un paio di giorni prima della finale, in un punto in cui sono andati giù tanti atleti.

Mi ha obbligato a non pensare alle medaglie e ai risultati, ma a concentrarmi solo su me stessa.Cercando di gestire il dolore per arrivare in gara e provare a dare il meglio.

Mi sono tolta tante aspettative di dosso, non volevo e non potevo pretendere troppo da me”.  
Qual è stata la chiave?
 “Una caduta a due giorni dalla finale dei Mondiali non fa piacere. È stato fastidioso, ma insieme alla squadra, al mio preparatore e al fisioterapista abbiamo gestito bene la situazione.Mi sono concentrata sull’affrontare tutto a piccoli passi”.  
Cosa lascia una stagione così particolare?
 “Ho avuto momenti di difficoltà, non lo nascondo.

Problemi fisici, ma anche personali.Situazioni abbastanza impegnative.

Ciò che mi porto dietro è l’aver imparato ad affrontare i problemi, a starci dentro senza scappare.Viverli nonostante la fatica mi ha permesso di andare avanti.

Porterò l’insegnamento con me, perché nella vita certe situazioni capitano e aver imparato a navigare con consapevolezza è una forza che in passato non avevo”.  
L’istantanea della stagione?
 “Dico il fotofinish dei Mondiali, lo scatto con cui ho conquistato l’oro.Quella finale riassume Michela.

Ho vissuto mesi in bilico, ma nella gara giusta sono riuscita a fare la cosa giusta nel momento giusto.Ed è ciò che resta.

Penso anche alla foto di tutta la mia squadra sul podio e sorrido.Abbiamo tribolato parecchio, la medaglia è stata la giusta ricompensa”.  
In una recente intervista al settimanale Sportweek ha parlato dei continui paragoni con il genere maschile per esaltare una grande prestazione sportiva femminile.

Perché ha sottolineato questo aspetto?
 “Ho constatato una tendenza della nostra cultura, senza generalizzare.Siamo abituati a utilizzare il termine maschile come paragone, addirittura i miei allenatori mi dicono ‘Vai forte come un uomo’.

Ecco, vorrei che un giorno a un bambino o a una bambina si dicesse ‘Wow, scendi come Moioli’. È giusto che ci siano punti di riferimento non solo maschili”.  
A proposito di bambini, tanti la guarderanno e sogneranno con lei alle prossime Olimpiadi.
 “Con i Mondiali ho chiuso un cerchio, volevo la vittoria per completare il mio percorso da atleta.Ora arriverò a Milano Cortina, la mia quarta Olimpiade, con molta più serenità. È un cambiamento di approccio.

Voglio godermela, non capita a tutti di giocarsi un evento così in casa.Poi, al cancelletto mi si chiuderà la vena e vorrò vincere.

Stavolta proverò a sfruttare la maturità e l’esperienza che non avevo”.  
Le gare di snowboard saranno a Livigno, che conosce molto bene.
 “Non abbiamo ancora provato il percorso, perché stanno ultimando i lavori, ma mi auguro che a dicembre ci sia la possibilità di farlo.Per il resto, ho familiarità con il territorio e le sue piste, è un vantaggio perché c’è la sensazione di stare a casa.

In termini di atmosfera e logistica”.  
Familiarità, in gara, significa anche visualizzazione.Che lavoro si fa in questo senso?
 “Io di solito visualizzo la gara durante e dopo l'inspection, prima delle prove e delle finali. È un po' fare la pista in anticipo.

Sappiamo come funziona la psicologia, immaginare il gesto è già portare il corpo oltre.Così sembrerà un film già visto. È fondamentale pensarsi sul tracciato, meglio se davanti agli avversari.

Negli anni l’ho imparato e oggi cerco di insegnarlo ai giovani, visto che non tutti conoscono questa tecnica”.  
A proposito, le capita mai di dare consigli a chi vuole tuffarsi in questo sport?
 “È sempre bello trasmettere qualcosa, o almeno provarci.Anche se non è facile trasferire l’esperienza, il vissuto, le proprie conoscenze.

Quando su 100 cose ne passano 5 o 6, è già un ottimo risultato.Con la mia compagna di squadra Lisa Francesia Boirai si è creato un bellissimo rapporto. È molto più giovane di me, ma penso di averle lasciato belle cose.

Se qualche anno fa lo avessero fatto anche con me, di sicuro sarebbe stato più facile”.  
Chi è Michela Moioli fuori dalla pista?
 “Una ragazza normale.Faccio cose straordinarie nello sport, ma anche noi atleti vogliamo trascorrere momenti di pace e tranquillità a casa.

Io amo stare con le mie nipotine Aurora e Camilla, portare il cane a spasso, uscire con le amiche.E sono sempre una malata di sport.

Non riesco a stare un giorno ferma, che sia bici, skate o surf.Ho la fortuna di condividere queste passioni con gli amici”.  
E poi c’è lo studio, visto che frequenta la facoltà di Scienze Motorie.

Come si coniuga con la vita da sportiva professionista?
 "Non è facile, io sono iscritta a un programma dual career per atleti all'Università di Bergamo e c’è flessibilità per le date degli esami.Bisogna studiare sempre, ma ci sono periodi dell’anno dove riesco di più, come l’estate, e altri in cui non tocco libri per due o tre mesi.

Dipende.Lo studio mi piace anche perché metto la testa su qualcosa che non riguarda per forza lo snowboard.

Inoltre, il cervello va allenato.Come il fisico”.  
Come vorrebbe sfruttare gli studi tra qualche anno?
 “Trasmettendo la mia passione, ciò che ho imparato in pista ma anche fuori.

Collaboro già con una scuola di sci a Bergamo e mi piacerebbe fare con loro un bel progetto sullo snowboard, visto che hanno anche una struttura estiva che permette ai ragazzi di sciare tutto l’anno con costi contenuti.Senza sottovalutare la parte di palestra e preparazione”.  
Da Bormolini a Fischnaller, gli azzurri dello snowboard hanno vinto tutto in stagione.

Come ha fatto l’Italia a raggiungere questi livelli?
 “L’atleta va al cancelletto, ma dietro c’è una macchina che lavora tutto l’anno.Lo snowboard alpino ha vissuto una stagione eccezionale e sono tutti fortissimi, forse proprio questo aiuta.

Ci tiriamo uno con l’altro e la competizione è positiva.Spinge sempre a fare meglio”.  
Il gruppo azzurro ha vissuto in queste settimane il grave infortunio di Federica Brignone.

Vi siete sentite?
 “Non ancora, credo che in questo momento abbia voglia e bisogno di stare con sé stessa.Sta passando una cosa forte, ma sono convinta che troverà il modo di venirne fuori alla grande”.  
Di Brignone si è parlato molto per il ruolo di portabandiera.

Lei hai avuto l’onore nel 2022…
 “E non lo dimenticherò.A Pechino faceva un freddo cane, ma io ero sudatissima per l’agitazione.

Poi, alla consegna del tricolore, ho versato qualche lacrima e ho ripensato al mio percorso. È stata una giornata impegnativa, ma memorabile”.Magia delle Olimpiadi. (di Michele Antonelli) —milano-cortina-2026/protagonistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Morto l’uomo che uccise Gucci, trent’anni fa l’omicidio che scosse l’Italia

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(Adnkronos) – Dopo trent'anni dall'omicidio di Maurizio Gucci, Benedetto Ceraulo ha rivolto una pistola contro di sé e si è ucciso.Una settimana di agonia, poi l'uomo di 63 anni – di cui 28 trascorsi dietro le sbarre – diventato famoso per aver sparato quattro volte uccidendolo contro l'erede di una delle più grandi case di moda si è spento in ospedale dopo aver sparato due colpi di pistola detenuta illegalmente contro il figlio (ferito in modo non grave) 'colpevole' di un graffio all'auto.   Una scena non tanto dissimile da quella del 27 marzo 1995 quando Ceraulo decise di uccidere per soldi.

Sono le 8.30 quando Gucci, 47 anni, esce dalla sua casa di corso Venezia a Milano e percorre a piedi il breve tratto di strada che lo separa dal suo ufficio, in via Palestro 20.Non si accorge che un uomo lo segue e che quando l'imprenditore entra nell’androne l'assassino gli spara tre colpi: uno va a vuoto, uno ferisce Gucci alla spalla e l'altro al gluteo.

Mentre si gira, Gucci viene raggiunto dal quarto colpo mortale alla tempia.Il killer punta l'arma contro il portiere dello stabile e spara due volte ferendo l'uomo al braccio sinistro, quindi il killer sale sul sedile di una Renault Clio verde guidata da un’altra persona e scappa. L'omicidio Gucci svela un delitto pianificato e compiuto da un gruppo di personaggi improbabili: ci verrà un anno e mezzo e un agente sotto copertura per arrivare alla pista giusta e scoprire il mandante dell’omicidio.

Le indagini del pubblico ministero Carlo Nocerino e della polizia si concentrano sul patrimonio di famiglia e sulle faide per il controllo di una maison di successo.Ma al lusso e al mantenere il suo ruolo di first lady mira anche Patrizia Reggiani, per 13 anni moglie di Gucci e madre dello loro due figlie, che non accetta la separazione e il nuovo amore dell'ex compagno.

Quando Maurizio Gucci chiede il divorzio, l'ex moglie trasforma il rancore in piano criminale e ripete in più occasione che vorrebbe ammazzare il marito.Battute scherzose che celano la verità.   La svolta nelle indagini arriva nel gennaio del 1997, quando un informatore della polizia contatta il capo della Criminalpol milanese, dicendogli che ha una storia interessante da raccontargli: Ivano Savioni, il portiere di un albergo a una stella in via Lulli, gli ha raccontato e ripetuto di aver preso parte all’omicidio di Maurizio Gucci e di essere stato pagato 50 milioni di lire.

E' un poliziotto infiltrato a raccogliere le confidenze di Savioni sul delitto.In un'intercettazione telefonica Pina Auriemma, ex proprietaria di due boutique nel Napoletano, maga dilettante e amica di Reggiani, si dice preoccupata per le indagini, ma poi rassicura l'amico Savioni: "Dammi retta, Iva': se non facciamo qualche cazzata, non ci piglieranno mai".  Li arrestano poche settimane dopo.

Per gli investigatori il quadro è chiaro: Reggiani ha incaricato Auriemma di trovare qualcuno che si incarichi di uccidere il marito.La 'maga' chiede a Savioni il quale contatta l’amico Orazio Cicala, ex titolare di una pizzeria e di una pasticceria ad Arcore, fallito per i debiti accumulati con il gioco.

Cicala assolda il sicario Benedetto Ceraulo.  L’omicidio costò a Reggiani 600 milioni di lire: 50 per l'amica, 50 per Savioni, 350 per Cicala e 150 per il sicario Ceraulo.Nel novembre 1998 Reggiani e Cicala furono condannati a 29 anni di carcere, come mandante dell’omicidio e autista dell’assassino; a Ceraulo come esecutore materiale fu inflitto l’ergastolo; per Auriemma la pena stabilita fu di 25 anni di reclusione per favoreggiamento, mentre Savioni ricevette una condanna a 26 anni come organizzatore dell’assassinio.

Nel processo d’appello la condanna a Patrizia Reggiani scese a 26 anni.Tutti hanno finito di scontare la loro condanna per il delitto.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sabatelli (Nemo Gemelli): “Per malati Sla modello di riferimento”

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(Adnkronos) – "La nostra attività è in continua crescita, perché il fatto che si sappia che qui le persone con Sla, sclerosi laterale amiotrofica, e con malattie muscolari ricevono un'attenzione a 360 gradi ha fatto sì che la richiesta stia aumentando sempre di più.E' un momento bello di attività che conferma" come "l'idea che ha avuto Alberto Fontana – cioè che 'la sanità vada ripensata secondo i nuovi bisogni, i bisogni che si creano nelle persone' – era giusta.

Dopo 10 anni di attività devo dire 'come mai non l'abbiamo pensato prima?', e ancora 'impossibile che altri non si adeguino a un modello di tipo multidisciplinare' come questo".Così Mario Sabatelli, direttore del Centro clinico Nemo adulti del Policlinico Gemelli di Roma, in occasione della cerimonia di intitolazione – oggi al Gemelli – del centro alla beata Armida Barelli, cofondatrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, scomparsa nel 1952 a causa della Sla, nel giorno in cui se ne ricorda la beatificazione avvenuta il 30 aprile 2022. "Con l'evento", aggiunge il segretario del Centro clinico Nemo Alberto Fontana, "rinnoviamo il nostro desiderio di rendere possibile la sconfitta della sclerosi laterale amiotrofica: crediamo che l'unione tra scienza e fede sia lo strumento migliore per combattere questa battaglia". L'area adulti del Centro clinico Nemo Roma è attiva dal 2015 con 10 posti letto.

Nell'ultimo anno si è preso cura di circa 1.200 persone, con oltre 300 ricoveri, di cui 80% con Sla: dei 400 nuovi pazienti presi in carico nel 2024, sono 230 le persone con sclerosi laterale amiotrofica e più della metà sono nuove diagnosi. "Abbiamo bisogno che sia diffuso il modello dei centri Nemo – sottolinea Sabatelli – il modo di pensare l'assistenza che Nemo ha portato".Si tratta di "un'organizzazione multidisciplinare dedicata alle persone con malattie muscolari che non respirano, non deglutiscono, non si muovono.

Non c'è nessun’altra struttura che è organizzata così: fisioterapisti, infermieri, medici.Noi siamo insieme: pneumologi e neurologi che lavorano fianco a fianco e non con un rapporto di consulenza.

Questo fa una differenza enorme". Dopo 30 anni in un reparto normale, con l'esperienza dei Nemo, "la mia riflessione è: 'Come ho fatto a lavorare quei 30 anni prima?'.Ho lavorato in un reparto di Neurologia – ricorda Sabatelli – con i consulenti che venivano, i terapisti che passavano per un'ora al giorno.

Il paziente con problemi respiratori attaccato a macchine rappresentava quasi un impiccio.Invece in questo reparto il paziente complesso è il centro della nostra attività.

Prima era considerato una sorta di peso, ed è così, perché sono persone" che hanno un forte impatto "sul piano economico, assistenziale, gestionale.In questo reparto dedicato a loro si è creata una svolta totale". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Troppe pressioni”: cinque suore di clausura fuggono dal convento a Treviso

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(Adnkronos) –
Cinque suore di clausura sono fuggite dal loro convento di San Giacomo di Veglia, una frazione di Vittorio Veneto (Treviso), per andare a rifugiarsi in un luogo segreto.Ma prima sono passate dai carabinieri per avvertirli delle loro intenzioni ed evitare di scatenare falsi allarmi.

Lo riferisce il Gazzettino che ha raccolto la testimonianza della più giovane del gruppo che ha motivato la fuga per il clima pesante che si era creato nel loro monastero dei SS.Gervasio e Protasio da due anni a questa parte con continue ispezioni di commissioni canoniche e che ha raggiunto il culmine con il definitivo allontanamento della badessa e il commissariamento del monastero il giorno di Venerdì Santo.  All’origine delle ispezioni una lettera di altre quattro suore, poi allontanate, che scrissero a Papa Francesco accusando la madre superiora.

Per tutto questo periodo le cinque suore di clausura, schieratesi apertamente dalla parte della badessa, avrebbero subito una forte pressione psicologica, accentuatasi poi dal giorno del commissariamento.Un clima insopportabile tale da portarle alla decisione di fuggire tutte insieme dal convento, dato che anche il regolare permesso che avevano chiesto era stato loro negato.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Catania, madre lancia figlia dal balcone: morta bimba di 7 mesi

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(Adnkronos) – Tragedia a Misterbianco nel Catanese.Una bimba di sette mesi è morta, dopo essere stata lanciata dalla madre dal balcone di casa.

La donna, una quarantenne, che sembra avesse problemi psichiatrici, è stata presa in consegna dai carabinieri della compagnia di Fontanarossa.La tragedia è avvenuta in un appartamento in via Marchese.  La piccola, immediatamente soccorsa dai sanitari del 118, è morta prima di arrivare in ospedale per le gravissime lesioni riportate.

Sul posto per i rilievi anche il nucleo investigativo.La procura di Catania ha aperto un fascicolo.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bellucci (Fdi), ‘Governo al fianco della comunità Sla con le riforme’

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(Adnkronos) – "Il Governo è qui per esprimere la propria gratitudine e ringraziare tutti coloro che ogni giorno alimentano la speranza di una vita fatta di dignità, che esaltano e sostengono l'esistenza umana anche nei momenti di sofferenza.Grazie agli operatori sociosanitari, ai medici, agli infermieri, ai tanti volontari, come quelli di Aisla, che non lasciano solo chi incontra la malattia.

Il Governo è al loro fianco e ha fatto molto per rispondere ai bisogni di pazienti e famiglie, ma ovviamente non è ancora abbastanza.Abbiamo avviato riforme importanti in questi anni di mandato: la riforma in favore delle persone con disabilità, la riforma per gli anziani, quella del Terzo settore e il rafforzamento del personale nei servizi sociali".

Lo ha detto all'Adnkronos Salute Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, in occasione della cerimonia di intitolazione – oggi al Policlinico Gemelli Roma – del Centro clinico Nemo adulti alla beata Armida Barelli, cofondatrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, scomparsa nel 1952 a causa della Sla.  "Sono riforme strategiche – spiega Bellucci – che mettono al centro l'uomo, la persona, i servizi sociali e sanitari, cercando di sostenere un'integrazione sociosanitaria che in Italia è stata per tanto tempo una chimera.In altre parole, far sì che le persone possano essere abbracciate da un sistema di servizi che pone come priorità i loro bisogni e che non faccia niente su di loro senza di loro.

Un sistema che non tratta chi vive una fase di sofferenza – o, a volte, l'ultima parte della propria esistenza in un dolore così profondo – e le famiglie come qualcosa che appartiene alla 'cultura dello scarto', come diceva Papa Francesco". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sla, Centro Nemo Roma intitolato alla beata Armida Barelli

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(Adnkronos) – "La sua vita è fatta di ascolto e accoglienza, testimone di un legame tra ciò che si ascolta e ciò che si vive".Con queste parole, nella prefazione alla biografia ufficiale di Armida Barelli, scomparsa a causa della Sla, Papa Francesco ne ha colto il significato più profondo.

Oggi, nel giorno in cui si ricorda la beatificazione della stessa Barelli, avvenuta il 30 aprile 2022, il Centro clinico Nemo Roma del Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs – punto di riferimento nazionale per la presa in carico delle persone con malattie neuromuscolari – è a lei dedicato.L'intitolazione, fortemente voluta da Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) e nata dalla volontà della comunità dei pazienti, è promossa in collaborazione con l'Istituto Giuseppe Toniolo di studi superiori, l'Università Cattolica del Sacro Cuore e il Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, e celebrata in occasione del decimo anniversario del centro.  A sottolineare il valore dell'iniziativa la presenza dell'onorevole Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, che ha voluto essere presente in questo momento particolarmente significativo per la comunità dei pazienti e degli operatori. "In questi giorni segnati dal lutto per la morte di Papa Francesco – ha dichiarato – la testimonianza di Armida Barelli risuona in noi ancora più forte: donna visionaria ma concreta, al fianco delle giovani generazioni, e promotrice di una visione antropocentrica, di difesa dei più fragili e della dignità della vita.

Principi che questa intitolazione ci vuole ricordare e che ispirano la nostra azione di governo, nella profonda consapevolezza che non può esistere progresso senza innanzitutto prendersi cura delle persone". Il momento più significativo della giornata è stato lo svelamento del ritratto della beata Armida Barelli, posizionato all'ingresso del reparto diretto da Mario Sabatelli dal 2015.Il dipinto include una citazione potente della beata, scritta durante la sua malattia: "Ora non posso più parlare, ma posso pensare, amare, pregare, scrivere e offrire la mia croce", che restituisce la profondità di una testimonianza che continua a parlare a chi affronta oggi la sofferenza. "Intitolare il nostro centro alla beata Armida Barelli significa riconoscere che la medicina non si riduce alla cura della malattia, ma si esprime prima di tutto nel sollievo dalla sofferenza.

E' questo il principio che, da 10 anni, guida il nostro lavoro al fianco delle persone con Sla", ha sottolineato Sabatelli, direttore del Centro Nemo Roma.  Per Daniele Franco, presidente della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, "questa è un'iniziativa importante per il Centro Nemo e per il Policlinico Gemelli, entrambi contraddistinti da tre caratteristiche: assistere tutti i malati di malattie non comuni, associare cura e ricerca, prendersi cura delle persone a tutto campo, nella loro vita complessiva".Il Gemelli è "un Policlinico universitario ed è anche un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico – ha rimarcato Antonio Gasbarrini, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica – dove la parola 'ricovero' assume un valore essenziale dal punto di vista dell'assistenza e del prendersi cura delle persone malate.

Armida Barelli aveva questa grande visione che univa le due grandi realtà: grazie al Centro Nemo per aver da sempre interpretato tutto questo".Un messaggio che trova piena sintonia nelle parole di Alberto Fontana, segretario dei Centri Nemo: "Questa intitolazione è una scelta di senso, un gesto di fiducia nel valore umano della scienza, nella forza della comunità e nella spiritualità che abita anche i luoghi della cura". La giornata è proseguita con una celebrazione eucaristica nella cappella del Policlinico, presieduta da monsignor Claudio Giuliodori.

Un momento di preghiera e memoria che ha saputo unire il ricordo della beata Armida Barelli a quello di Papa Francesco, in una Messa di suffragio partecipata dalla comunità universitaria e ospedaliera: "La Sla – ha evidenziato Giuliodori – colpisce profondamente le condizioni umane delle persone, ma sappiamo che la solidarietà e la fede sono accresciute nel momento della prova: intitolare a Armida Barelli questo luogo particolare significa rafforzare la speranza".Il 20 febbraio 2021 è stato proprio il Pontefice a riconoscere il miracolo avvenuto per intercessione della Barelli, aprendo la strada alla sua beatificazione.

Nella prefazione alla biografia ufficiale, Papa Francesco l'ha definita una figura di straordinaria attualità, tanto spirituale quanto civile, una donna capace di vivere la laicità come vocazione alta. Nata a Milano nel 1882, Barelli ha dedicato la sua vita alla formazione delle giovani generazioni e alla creazione di opere educative e sociali di grande valore.Al fianco di padre Agostino Gemelli, è stata protagonista della nascita della Gioventù Femminile dell'Azione Cattolica e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, lasciando un segno indelebile nel panorama culturale e religioso italiano.

Nel 1921, come amministratrice della casa editrice Vita e Pensiero, raccoglie l'invito di Giuseppe Toniolo a fondare l'ateneo dei cattolici italiani, una decisione che segnerà profondamente la storia dell'istruzione in Italia.Nel 1949 colpita dalla paralisi bulbare progressiva, oggi nota come Sla, morirà nel 1952.

Oggi riposa nella cappella dell'Università Cattolica, accanto al fondatore padre Gemelli. "E' una figura che ci ricorda come la vera innovazione sociale nasca dal coraggio di coniugare fede e intelligenza, pensiero e azione – ha affermato Giuseppe Fioroni, vicepresidente Istituto Toniolo di studi superiori e della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs – La sua testimonianza è un'eredità viva che continua a parlare ai giovani, alla comunità accademica e a chi si impegna per il bene comune.Come da sempre si impegna il Centro Nemo sia nel lavoro di cura delle particolari patologie trattate sia nella costante attenzione con cui vengono seguiti tutti i pazienti". Figura emblematica del Novecento italiano, Armida Barelli ha saputo incarnare con coraggio e coerenza una spiritualità capace di farsi storia.

Ciò che colpisce della sua ricca e versatile personalità è proprio la sua 'normalità', una normalità straordinaria, vissuta nell'impegno quotidiano, nel lavoro accademico, nella cura delle relazioni e nella creazione di opere che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento fondamentale per il nostro Paese.La foto di gruppo finale – con pazienti, operatori sanitari, istituzioni e volontari – ha suggellato una giornata densa di significato.  "Da oggi, la beata Armida Barelli è un riferimento per le persone con Sla, per le nostre famiglie e per tutti coloro che fanno della cura un impegno quotidiano – ha commentato Fulvia Massimelli, presidente nazionale di Aisla – La sua testimonianza ci parla di una forza silenziosa, capace di generare senso anche nel limite.

E' lo stesso spirito che anima tanti volontari della nostra comunità: persone che, a partire dalla propria esperienza di sofferenza o malattia, scelgono ogni giorno di esserci per gli altri, trasformando la prova vissuta in un dono concreto di ascolto, presenza e solidarietà".Oggi più che mai, la comunità Sla è una casa abitata dalla speranza. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Aisla, ‘Nemo Roma intitolato a prima beata con Sla è grande emozione’

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(Adnkronos) – "E' una giornata molto importante e molto emozionante".La beata Armida Barelli, a cui oggi viene dedicato il Centro clinico Nemo Roma, "ci ha insegnato che, nonostante i limiti della sua malattia, la Sla", sclerosi laterale amiotrofica, "è comunque possibile creare delle relazioni e dei ponti molto importanti.

Questo fa capire che le persone non devono mai essere lasciate da sole".Di questo "il Centro Nemo di Roma è l'esempio più concreto: è la casa delle persone con Sla, ma soprattutto è un luogo dove, oltre alla cura, c'è l'ascolto, il non lasciare mai nessuno indietro, e soprattutto il fare in modo che nessuno si senta mai solo, ma insieme alla propria famiglia".

Così Fulvia Massimelli, presidente di Aisla – Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, in occasione della cerimonia di intitolazione, oggi al Policlinico Gemelli Roma, del Centro clinico Nemo adulti alla beata Armida Barelli, cofondatrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, scomparsa nel 1952 a causa della Sla. "Non a caso, nella nostra Giornata nazionale, lo scorso settembre – sottolinea Massimelli – Papa Francesco, all'Angelus, ha ricordato i volontari di Aisla.Ha ricordato il loro grandissimo valore, il loro lavoro costante e silenzioso per le persone più fragili".

Inoltre, nel suo ultimo ricovero "al Policlinico Gemelli, il Papa – ricorda Massimelli – ha ricevuto proprio dalle nostre persone ricoverate qui al Nemo Roma una lettera di sostegno, di vicinanza.E il Papa ha risposto alla nostra comunità, il 25 marzo".  "Armida Barelli è una donna straordinaria, una donna che è l'emblema della scelta di libertà per il suo tempo, una donna che ha fatto tutto in controtendenza – afferma Giuseppe Fioroni, vicepresidente dell’Istituto Toniolo – Ha scelto la strada più complessa, in un momento dove poteva semplicemente, come dicevano i suoi a casa, sposarsi.

Invece ha deciso di laurearsi, di impegnarsi nel sociale, di lavorare per la libertà dei cattolici, di avere una propria università e di avere un proprio ospedale insieme con padre Gemelli.Ed è morta di paralisi bulbare progressiva, che è quello che oggi noi chiamiamo Sla, sclerosi laterale amiotrofica.

Ecco perché, a 3 anni dalla beatificazione, le dedichiamo il Centro Nemo, che è un centro d'eccellenza per la cura di questa patologia".  "L'approccio interdisciplinare e multidisciplinare del Centro Nemo – conclude Fioroni – consente di migliorare la qualità della vita" dei pazienti e di garantire loro "un'esistenza al passo con i tempi della ricerca e delle risposte migliori che si possono può dare.Insomma, è un segno di speranza". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Arnaldi da sogno a Madrid, elimina Tiafoe e vola ai quarti

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Matteo Arnaldi vola ai quarti dell'Atp Masters 1000 di Madrid.Il tennista azzurro ha battuto oggi, mercoledì 30 aprile, lo statunitense Frances Tiafoe, numero 17 del mondo, in due set con il punteggio di 6-3, 7-5, in poco più di un'ora e trenta di gioco, negli ottavi di finale del Masters 1000.

Arnaldi, 44esimo del ranking Atp, affronterà ora al prossimo turno uno tra il britannico Jack Draper, che ha passato il turno dopo il ritiro per infortunio di Matteo Berrettini, e l'americano Tommy Paul. Match subito in discesa per l'azzurro, che piazza due break consecutivi nel sesto e ottavo game del primo set, dimostrando maggiore lucidità rispetto all'avversario, e conquista così il parziale 6-3.Il secondo set scorre in equilibrio fino al settimo game, quando Arnaldi ruba il servizio ma subisce l'immediato controbreak di Tiafoe.

Il game decisivo è l'undicesimo: Matteo trova un altro break e chiude il match 7-5. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scuola, Valditara: “Arresto per chi picchia i prof. Educazione sessuale? Solo con ok genitori”

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Arresto in flagranza e pene aumentate fino a 5 anni per chi picchia prof.o presidi; lavori sociali e "più scuola" per gli studenti che vengono sospesi; educazione sessuale solo con il consenso preventivo dei genitori.

Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara illustra oggi, 30 aprile, dopo la riunione del Cdm il contenuto di alcuni dei provvedimenti approvati. La stretta contro le aggressioni al personale scolastico prevede l'"arresto obbligatorio in flagranza di reato in ipotesi di lesioni personali a carico di docenti e dirigenti scolastici", spiega Valditara precisando che l'arresto in flagranza "non si estende ai minori" quindi non è coinvolto dalla previsione lo studente. "Si modifica altresì l'articolo 583 quater del codice penale – continua – prevedendo un aggravamento delle pene per lesioni al personale scolastico e, in particolare, la pena per le lesioni lievi passa dalla attuale (da 6 mesi a 3 anni) alla pena da 2 a 5 anni di reclusione".  "Di tutto il personale della Pa, il personale scolastico, dopo quello sanitario, è quello più toccato dalle aggressioni – osserva il ministro – E vi è stato un aumento impressionante soprattutto" riguardo alle aggressioni "da parte dei genitori a carico di personale scolastico". "Vogliamo ispirarci al principio che un insegnante, un dirigente scolastico, un educatore non si toccano", precisa Valditara. Stretta con sospensioni più incisive anche per gli studenti. "Più scuola, non meno scuola per chi compie atteggiamenti aggressivi, bullismo, atti di violenza, danneggiamento di beni pubblici", afferma Valditara riguardo al tema delle sospensioni e annunciando che in caso di sospensione dai 3 ai 15 giorni scatteranno "attività di cittadinanza solidale". "Fino a oggi – ricorda il ministro – la sospensione fino a 15 giorni significava stare a casa, lo studente veniva abbandonato al suo destino, magari era perfino felice perché se ne stava a casa a giocare alla playstation o se ne andava a giocare a pallone.Invece si cambia, fino a 2 giorni ci sarà più scuola: lo studente va a scuola, scrivere su tematiche connesse alla cattiva condotta tenuta, si danno compiti in più, deve approfondire perché la società giudica errato un comportamento di quel tipo".  "Da 3 a 15 giorni scattano obbligatoriamente le attività di cittadinanza solidale.

Gli uffici scolastici regionali dovranno individuare gli enti dove svolgere queste attività, come servire alla mensa dei poveri, lavorare in un ospedale o se non si individuano, banalmente, pulire i giardini della scuola", continua. "Con il 5 si verrà bocciati: già prima, ma le ipotesi non erano chiare, abbiamo chiarito e reso più tassative le varie ipotesi, abbiamo esteso i casi alle ipotesi di bullismo grave", afferma il ministro dell'Istruzione in riferimento alle modifiche al decreto del presidente della Repubblica in materia di valutazione degli studenti del secondo ciclo di istruzione.  "Con il 6 in condotta si viene rimandati a settembre, non si è ammessi alla classe successiva sino a quando non si sarà superato l''esame di riparazione' in cui lo studente dovrà presentare un elaborato critico sui temi valoriali connessi al comportamento tenuto", conclude. "I genitori devono essere consapevoli delle iniziative didattiche su temi sensibili come quello della sessualità", spiega Valditara citando i casi in cui le scuole devono acquisire il "consenso preventivo per iscritto dei genitori".  "Per le attività extra-curriculari e legate all'ampliamento dell'offerta formativa in ambito di sessualità – osserva Valditara – si stabilisce che le scuole devono acquisire il consenso preventivo per iscritto dei genitori in base a preventive informazioni esaurienti, legate ai soggetti esterni coinvolti, al materiale didattico che verrà utilizzato, alle finalità e alle modalità di svolgimento delle attività".  "Per le attività di ampliamento dell'offerta formativa, che devono svolgersi obbligatoriamente – aggiunge Valditara – le scuole devono fornire agli studenti un'attività formativa alternativa nel caso in cui sia stato negato il consenso da parte dei genitori". "I soggetti esterni autorizzati (che partecipano a queste attività ndr) devono avere requisiti di professionalità scientifica e accademica – aggiunge – Per le scuole dell'infanzia e della primaria i temi legati alla sessualità che possono essere affrontati sono solo quelli contenuti nei programmi nazionali". "L'articolo 30 della Costituzione prevede che spetta ai genitori il diritto-dovere di educare, istruire e formare i figli; la nostra Costituzione è personalista, mette al centro la persona e al suo servizio lo Stato quindi la scuola costituzionale mette al centro la persona dello studente", spiega il ministro. "Con questo provvedimento, all'insegna del valore della trasparenza, vogliamo rafforzare l'alleanza tra scuola e famiglie – continua – Vogliamo dare consapevolezza a quel patto educativo che riteniamo fondamentale, sottolineare l'importanza della libertà educativa e garantire l'autonomia scolastica". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Francesco Totti, l’intervista esclusiva a ‘Che tempo che fa’ domenica 4 maggio

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Francesco Totti a 'Che tempo che fa'.L'eterno numero 10 sarà ospite in esclusiva nel salotto di Fabio Fazio nel prossimo appuntamento, in onda domenica 4 maggio 2025, in diretta sul Nove dalle 19,30, e in streaming su discovery+. Icona e bandiera della città di Roma, Francesco Totti nella sua straordinaria carriera ha vinto con la Roma uno scudetto (2000/01), due Coppe Italia (2006/07, 2007/08), due Supercoppe italiane (2001, 2007) e – con la nazionale italiana – lo storico Mondiale del 2006 in Germania. Soprannominato l’ottavo re di Roma, Francesco Totti ha trascorso l’intera carriera professionistica, dai 13 ai 40 anni, nel club giallorosso, indossando la maglia della prima squadra per ben 25 stagioni consecutive (dal 1992/93 al 2016/17) con il record di 786 presenze ufficiali e 307 gol complessivi: è il calciatore italiano – insieme a Paolo Maldini – ad aver disputato il maggior numero di stagioni consecutive e con la stessa squadra nella storia della Serie A.

Diventato capitano della Roma nel 1998 a poco più di 22 anni (in assoluto il più giovane giocatore a ricoprire quel ruolo nel club giallorosso), ha vestito la fascia di capitano per 19 stagioni consecutive, fino al giorno del suo addio al calcio il 28 maggio 2017. Con 250 reti in Serie A, Francesco Totti è il calciatore che ha realizzato il maggior numero di gol con la stessa squadra nella storia del calcio italiano e il secondo calciatore italiano di tutti i tempi ad aver realizzato più gol in Serie A (dopo Silvio Piola).  È inoltre l'attaccante con più presenze in Serie A (ben 619) nella storia del calcio italiano.Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2018, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui la Scarpa d'oro come miglior marcatore europeo (2007) e ben 11 Oscar del calcio AIC come miglior calciatore assoluto (2000, 2003), miglior calciatore italiano (2000, 2001, 2003, 2004, 2007), miglior calciatore giovane (1999), migliore cannoniere (2007), migliore gol (2005, 2006), oltre ad essere stato inserito nel 'FIFA 100', l’elenco dei più grandi calciatori viventi della storia del calcio stilato da Pelé nel 2004. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Luca Bizzarri: “Non ho famiglia, sono un fallimento dal punto di vista umano. Il lavoro? È la mia vita”

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Luca Bizzarri si è lasciato andare ad alcune confessioni sulla sua vita privata.Il comico, protagonista della pièce teatrale 'Il medico dei maiali', ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato degli esordi della sua carriera e del successo, arrivato alla fine degli anni '90, fino all'ossessione che ha sviluppato nei confronti del suo lavoro, a discapito della sfera privata. Luca Bizzarri ha raccontato di aver frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica di Genova nel 1994, sperando di poter entrare presto nel mondo del lavoro perché i genitori non potevano mantenerlo a lungo: Nel ‘96 ero in televisione.

Nel ‘98 ho girato il mio primo film da protagonista.Da lì sono stati anni pieni di lavoro", ha spiegato. Il segreto del suo successo? "Grazie a dio io vivo di lavoro, è come un’ossessione per me: io penso solo a lavorare.

La mia vita è il mio lavoro.Credo sia il motivo per cui sono riuscito ad avere un minimo di successo", ha raccontato, anche se il 'troppo' lavoro lo ha portato a sentirsi "un fallimento dal punto di vista umano". "Non ho figli, non ho una compagna, non ho una famiglia.

Ho solo il mio lavoro.Questo mi avvantaggia moltissimo", ha aggiunto. E parlando del suo personaggio ne 'Il medico dei maiali', Luca Bizzarri l'ha descritto mitomane: "Un po’ la caratteristica dei nostri tempi.

Da quando tutti abbiamo una telecamera in tasca non facciamo che crearci un mondo in cui siamo sempre protagonisti.Esempio ne sono stati anche i funerali del Papa.

Alla fine, quindi, il medico casca nella tentazione della vanità".   —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

1 maggio, Confsal: “A Napoli per ‘Le sfide del lavoro'”

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(Adnkronos) – La Confsal celebra la sua ottava edizione della 'Giornata del Lavoro' con un evento dedicato a 'Le sfide del lavoro', domani 1° maggio in Piazza del Plebiscito a Napoli.Il tema pone l’accento sulle principali questioni che oggi investono il mondo del lavoro: disuguaglianze salariali, sicurezza nei luoghi di lavoro, digitalizzazione e necessità di un sistema di tutele davvero inclusivo e universale. “Le sfide del lavoro, pubblico e privato, non si affrontano con le parole, ma con azioni concrete.

In un contesto segnato da precarietà, rapidi cambiamenti tecnologici e assenza di politiche efficaci è urgente mettere al centro il valore e la dignità del lavoro, affrontando insieme, con responsabilità, le trasformazioni che ci attendono.Il Primo Maggio rappresenta per noi l’occasione per rilanciare un impegno collettivo e responsabile verso un lavoro più equo, sicuro e accessibile a tutti”, dichiara il segretario generale Angelo Raffaele Margiotta. L’appuntamento di Confsal vedrà anche quest’anno il coinvolgimento di tutte le regioni italiane, collegate via streaming con il palco centrale di Napoli per creare un’unica grande piazza del lavoro.

L’evento sarà trasmesso in diretta a partire dalle ore 10 sul sito www.confsal.it e sul canale YouTube Confsal – Lavoro TV, con traduzione in lingua dei segni italiana (Lis). —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Nainggolan e l’arresto: “Avevo debiti di gioco, ho chiesto soldi a un boss”

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Radja Nainggolan torna a parlare del caso droga che lo ha riguardato.Il centrocampista belga, era stato arrestato lo scorso gennaio ad Anversa con l'accusa di traffico internazionale di cocaina.

L'arresto, arrivato n seguito alle perquisizioni, faceva parte di un'indagine più ampia sulla criminalità organizzata, incentrata sulla distribuzione di cocaina in Belgio e che ha coinvolto altre 15 persone. Nainggolan aveva già chiarito nei mesi scorsi di non essere indagato direttamente, ma ha ammesso di avere legami con alcuni esponenti della criminalità organizzata, con cui era nato un giro di soldi: "Non erano loro ad aver bisogno di soldi, ma io", ha rivelato Nainggolan al programma televisivo belga Bar Goens, "la gente crede a quello che legge sul giornale, pensano che io sia il perno in un caso di droga.Ma non esiste alcun legame con la droga". Nainggolan ha anche rivelato di aver avuto bisogno di soldi a causa di "debiti di gioco e conti bloccati per il divorzio".

Il belga avrebbe quindi chiesto un prestito di 100 mila euro al noto trafficante di droga Nasr-Eddine Sekkaki. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Berrettini, obiettivo Internazionali d’Italia: “Farò di tutto per esserci”

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Ansia Berrettini.Le condizioni del tennista azzurro, all'indomani dell'infortunio che lo ha costretto al ritiro dal Masters 1000 di Madrid, fanno preoccupare soprattutto in vista degli Internazionali d'Italia, al via tra una settimana al Foro Italico di Roma.

Nel torneo che segnerà il ritorno in campo di Jannik Sinner dopo i tre mesi di squalifica per il caso Clostebol, il romano è uno dei protagonisti più attesi, ma a oggi la sua presenza è da considerarsi in dubbio. 
Nel match contro il britannico Jack Draper, valido per il terzo turno di Madrid, Berrettini ha sentito di nuovo tirare gli addominali, problema che già lo aveva colpito nel match d'esordio, poi vinto, contro lo statunitense Marcos Giron. "Ho voluto provare a giocare nonostante il problema dell’altro giorno, perché questi due giorni di riposo mi hanno aiutato a scaricare un po’ la zona dell’addome, che era molto carica e contratta", ha spiegato Berrettini nell'immediato post partita". "Ma mi sono ritirato perché il gioco non valeva la candela, c’era un rischio grosso di farsi male”, ha spiegato Matteo, che come obiettivo primario ha quello di evitare nuovi infortuni, "è l’ultima cosa che voglio".Ora Berrettini cercherà di recuperare in vista degli Internazionali, al via il prossimo 7 maggio: "Farò di tutto per recuperare per Roma". —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Meloni: “Altri 650 milioni per sicurezza”. L’8 maggio incontro con sindacati

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(Adnkronos) – Nuove risorse per la sicurezza sul lavoro.Lo annuncia, a poche ore dall'1 maggio 2025, in un videomessaggio la premier Giorgia Meloni. "Oggi dedichiamo la festa dei lavoratori" al tema della sicurezza sul lavoro "e ci impegniamo a fare ancora di più.

Abbiamo reperito insieme all'Inail altri 650 milioni di euro per mettere in campo nuove misure concrete, che insieme ai 600 milioni già disponibili dei bandi Inail destinati a cofinanziare gli investimenti delle imprese in questi ambiti portano a oltre 1 miliardo e 200 milioni le risorse disponibili per migliorare la sicurezza sui posti di lavoro", afferma.  E il prossimo 8 maggio il governo si confronterà con le sigle sindacali sul tema della sicurezza dei lavoratori, ha comunicato dal canto suo il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, al termine del Cdm.  "Domani è la festa dei lavoratori e anche quest'anno il governo ha deciso di celebrarla con i fatti perché crediamo che questo sia il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono a far grande la nostra Nazione", afferma Meloni che rimarca: "L'Italia è sempre di più una Repubblica fondata sul lavoro e io sono orgogliosa del fatto che in poco più di due anni e mezzo siano stati creati oltre un milione di posti di lavoro.Abbiamo raggiunto il record di numero di occupati, il tasso di occupazione femminile non è mai stato così alto, la disoccupazione è ai minimi da 18 anni a questa parte.

Aumentano i contratti a tempo indeterminato, diminuisce il precariato.E crescono i salari reali, in controtendenza rispetto a quello che accadeva nel passato". "Vogliamo potenziare il sistema di incentivi e disincentivi per le imprese in base alla loro condotta in materia di sicurezza, con particolare attenzione al mondo agricolo", dice ancora la premier sottolineando: "Il nostro auspicio in questo primo maggio" è quello "che si possa dar vita a un'alleanza tra istituzioni, sindacati, associazioni datoriali per mettere la sicurezza sul lavoro in cima alle priorità dell'Italia".    "C'è ancora tanto da fare sul fronte della sicurezza sul lavoro.

Anche negli ultimi giorni nuove vittime, nuove infortuni.Non si può morire così.

Voglio approfittare per rinnovare il cordoglio e la vicinanza ai familiari delle vittime, ma sono consapevole che il cordoglio non basta.Bisogna continuare ad agire", dice ancora la premier che cita il capo dello Stato: di fronte al fenomeno delle morti sul lavoro, "come ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non sono tollerabili né indifferenza né rassegnazione. È il motivo per il quale questo governo ha sempre messo al centro della sua azione questo tema: lo abbiamo fatto ad esempio con la patente a crediti, con l'assunzione di un nuovo personale ispettivo per incrementare i controlli, con le risorse per premiare le imprese che investono in prevenzione".   “Oggi il Consiglio dei ministri ha preso atto del fatto che tutto quello che dovrà essere fatto sul fronte della sicurezza sul lavoro necessita di una chiamata in causa e di una concertazione con le parti sociali, che saranno convocate l’8 maggio” per un tavolo con il governo, ha detto la ministra del Lavoro, Marina Calderone, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, affermando che l’esecutivo “porterà al tavolo delle proposte e delle linee di lavoro che saranno dettagliate dai nostri tecnici”.

Oggi quindi “non approviamo nessun decreto perché è importante per noi fare una preventiva condivisione e ascoltare, avvalerci delle valutazioni e delle sollecitazioni che vengono dal mondo sindacale e datoriale”, ha sottolineato la ministra. “Nell’arco di questi due anni abbiamo adottato il maggior numero di interventi legislativi e amministrativi in materia” di sicurezza sul lavoro “rispetto a quello che è successo nei 5-6 anni, per non dire 10 anni, precedenti”, ha detto ancora la ministra. "La presidente del Consiglio ha annunciato la volontà del governo di continuare a lavorare su questo, e la stessa cosa dice il ministro”, ha aggiunto.Inoltre, Calderone ha ricordato che “l’incidenza percentuale degli infortuni accertati è scesa, così come le denunce di infortunio durante il lavoro.

Un tema su cui dobbiamo lavorare certamente è quello degli infortuni in itinere, ma il nostro paese – ha evidenziato la ministra – riconosce e tutela a chi subisce un infortunio mentre va al lavoro, altri grandi paesi Ue invece questi dati non li censisce né li sottopone a tutela”.  “È apprezzabile la convocazione per l’8 maggio, credo sia un passo importante”.Così la segretaria Generale della Cisl Daniela Fumarola. “Apprezzabile questa convergenza su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – aggiunge – penso sia importante che la premier Meloni punti a una alleanza con le forze sociali e con le imprese e pensiamo sia altrettanto importante cominciare da salute e sicurezza per poi strutturare questa alleanza su un accordo della responsabilità anche su altre questioni da affrontare.

Si possono trovare soluzioni positive solo se si rema tutti nella stessa direzione”. “Intanto aspettiamo di andare a questo incontro e di conoscere nel dettaglio le proposte e poi – conclude – trarremo le conclusioni e le nostre controproposte, se necessarie, oppure valorizzeremo le proposte che ci vengono fatte”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Storie di ambientalismo, al via Italia green film festival

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(Adnkronos) – Si apre oggi, nell’Aula dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio, la sesta edizione dell’Italia Green Film Festival (Igff), riconosciuto da Unesco e Parlamento Europeo per l’alto valore culturale e didattico.Oltre 600 opere provenienti da 62 Paesi del mondo arrivano nella Capitale per raccontare storie potenti di ambientalismo, diritti umani, giustizia sociale e le sfide globali che ci coinvolgono tutti.

L’Igff è oggi uno dei principali eventi cinematografici internazionali, unendo cinema e impegno sociale in un mix che accende il dibattito su questioni urgenti.Con l’attore Franco Nero, Presidente Onorario del Festival, a presiedere la giuria è lo scrittore e attivista ambientale Sergio Bambaren, affiancato da esperti del settore come Alberto Ciarafoni e Roberto Ramazzotti.  Ospite speciale l’ambasciatore dei Lakota Sioux, Alessandro Martire.

All’evento inaugurale partecipano:Federico Mollicone, presidente Commissione Cultura della Camera; Luciano Crea, presidente Commissione Cultura Regione Lazio; Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura del Comune di Roma; Daniele Diaco, vicepresidente Commissione Ambiente del Comune di Roma; Francesca La Rovere, rappresentante Unesco Italia e Francesco Marcone, Wwf Italia. “Abbiamo bisogno di immagini potenti che aprano gli occhi e spingano all’azione.Questo festival nasce per creare connessioni, accendere dibattiti, educare. È uno spazio in cui il cinema diventa strumento di trasformazione e di impegno collettivo per l’ambiente e i diritti.

Siamo orgogliosi di accogliere produzioni da tutto il mondo e di portare questi messaggi direttamente ai giovani, nelle scuole e nelle sale”, commenta Pierluigi Marchionne, direttore artistico e presidente del Festival.  Tra i film in concorso per il Golden Leaf spiccano 'Artemisia', prodotto da Silvia Armeni, e 'Bob and Weave' di Adelmo Togliani, che saranno proiettati oggi tra le Official Selection. 'Artemisia' di Gabriel Cash racconta la storia di Emi, nata senza il braccio sinistro, e affronta con originalità i temi del bullismo e dell’inclusione, con Anna Fusco e Giulio Schifi tra i protagonisti. 'Bob and Weave', diretto da Togliani e interpretato da Alessandro Benvenuti e Bianca Guaccero, esplora la resilienza attraverso la metafora del pugilato.Tra gli altri titoli selezionati: 'Food for Profit' di Giulia Innocenzi, documentario sul rapporto tra profitto e sostenibilità alimentare; 'La terra delle donne' di Marisa Vallone, dramma storico sulla lotta all’emancipazione femminile nella Sardegna del dopoguerra; 'Transumanza' di Luigi Diotaiuti Foundation, diretto da Giuseppe Ielpo, viaggio tra tradizioni agricole e biodiversità italiana. Ogni film in concorso, in particolare quelli in programma durante il mese di maggio, è un invito ad agire, ad aprire gli occhi e a trasformare il nostro modo di vedere il mondo.

La serata finale di gala, che si terrà a giugno, vedrà la premiazione dei vincitori dei Golden Leaf, simbolo di un impegno collettivo per un futuro più sostenibile e giusto.Il festival dedica anche un focus al mondo della scuola, con una programmazione educational pensata per coinvolgere studenti di ogni età.

Proiezioni mirate, incontri con autori e attivisti, workshop gratuiti e laboratori didattici accompagneranno il percorso del festival per tutto il mese di maggio. Il cinema, afferma il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, "è da sempre un linguaggio artistico diffuso e popolare che gioca un ruolo strategico nella responsabilizzazione delle nuove generazioni a temi etici importanti come quelli ambientali e sociali.Da questo punto di vista, l’Italia Green Film Festival veicola, fin dalla sua prima edizione, questo messaggio, rappresentando un esempio unico in tutto il panorama culturale.

Ospitare l’apertura di questa rassegna in un luogo istituzionale come la Camera dei deputati è la prova della vicinanza delle istituzioni a progetti artistici come questi, simboli della trasformazione culturale che si integra alla sostenibilità e ai grandi temi della contemporaneità”.  E l’Assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio aggiunge: “Il Pianeta nella sua interezza e complessità è uno dei grandi temi della nostra epoca.Metterlo al centro di un festival cinematografico significa contribuire, attraverso uno dei linguaggi più potenti e diretti, alla riflessione che riguarda la sostenibilità del nostro futuro, la lotta contro il cambiamento climatico, il rispetto del pianeta, la nostra esistenza stessa.

Con questi film, tutti di grandissima qualità, artiste, artisti, produzioni, invitano a una consapevolezza che può e deve trasformarsi in agire collettivo”.. Il festival si sviluppa in diversi luoghi simbolo di Roma: Palazzo delle Esposizioni, Palazzo Valentini, la Sala Protomoteca del Campidoglio, le sale cinematografiche partner e luoghi storici della città.Tra gli eventi speciali, il 7 maggio la 'Marathon Ethical Fashion' dedicherà una giornata alla moda sostenibile.

La serata finale di gala e premiazione si terrà a giugno, con la consegna delle 12 Golden Leaf ai vincitori internazionali. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Maurizio de Giovanni al Teatro Karol di Castellammare col suo ultimo suggestivo romanzo “L’antico amore”

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Si è conclusa in bellezza la rassegna letteraria “Platealmente – Dal libro alla scena” al Teatro Karol di Castellammare con un autore straordinario, Maurizio de Giovanni, che ha presentato il suo ultimo avvincente romanzo “L’antico amore”.Sul palco, a conversare con il noto scrittore, l’Arch.

prof.Eliana Bianco e il giornalista Pierluigi Fiorenza, che con le loro acute osservazioni sono riusciti a mettere in evidenza gli aspetti più interessanti dell’opera.

Scrittore e sceneggiatore di successo, Maurizio de Giovanni è nato a Napoli, dove vive e lavora, ed è un vero “tifoso” della sua città, non a caso tutti i suoi romanzi sono ambientati a Napoli.L’autore ha raggiunto la fama con le storie del commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre, capolavori da cui sono state tratte serie televisive che hanno molto appassionato il pubblico televisivo.

Da un giallista straordinario, tra i più amati nel panorama letterario contemporaneo, ci aspettavamo come protagonista dell’ultimo romanzo uno dei suoi più noti personaggi, una storia con cui arricchire la nostra già nutrita collezione da bibliofili giallo-dipendenti.E invece ecco un romanzo d’amore, intenso e appassionato, intrigante e ricco di cambiamenti improvvisi con cui l’autore esprime la sua sensibilità e la sua visione del mondo, nel quale indaga temi come l’incomunicabilità, il divario generazionale, la solitudine degli anziani.

Nella trama si dipanano due storie d’amore: la prima ha come protagonista Catullo, il grande poeta del I secolo a.C., che si strugge per un sentimento non corrisposto, la seconda è quella di un professore universitario, studioso di Catullo, che incontra una ragazza, la quale condivide la sua stessa passione.Dall’antico amore ne nasce uno nuovo, struggente, totalizzante, difficile.

Vicende che si intrecciano, tra passato e presente e, tra esse, la storia di un signore anziano, un vecchio professore un po’ svagato, accudito da una badante moldava.

“Questo di de Giovanni è un suggestivo romanzo sull’amore pensato sulla falsariga del giallo in cui non mancano colpi di scena. – ha ben evidenziato Pierluigi fiorenza – Solo alla fine infatti i vari tasselli del mosaico vengono messi al loro posto, lasciando così i lettori ammirati per l’estrema finezza della costruzione narrativa.”

Uno dei protagonisti de “L’antico amore”, Catullo, che è considerato il poeta dell’amore per la complessità del sentimento amoroso espresso nelle sue poesie, non è nominato nel romanzo.Come mai?

“Le cose molto evidenti e molto importanti non le nomino – ha affermato lo scrittore – in 42 romanzi e numerose raccolte di racconti la parola “Napoli” non l’ho mai scritta perché non serve.

Qui non c’è stato bisogno di nominare questo immenso poeta, perché è inutile. “

“Con questo romanzo – ha proseguito – volevo fare una cosa che mi sembrava difficilissima, cioè, parlare in prima persona dell’amore col linguaggio di duemila e cento anni fa.”

“Vi posso assicurare che quei capitoli sono stati i più facili da scrivere, perché quel sentimento è universale, è lo stesso.Se i ragazzi capissero che quel sentimento è uguale, studierebbero la storia della letteratura in maniera molto diversa.”

Poi de Giovanni ha condiviso con il pubblico presente in sala interessanti informazioni sulla genesi del romanzo e sul modo di raccontare l’amore:

“Ho deciso di scrivere questa storia sedici anni fa.

Allora lavoravo in banca, aspettavo un cliente e c’era un signore anziano, avrà avuto una novantina d’anni, che leggeva un libro e mentre leggeva si commuoveva.”

Quando l’uomo si alzò per andarsene e chiuse il libro, Maurizio de Giovanni vide che si trattava dei “Carmina” di Catullo, un’opera in grado di commuovere persone di tutte le età.Di qui nacque l’idea che lo porterà alla stesura del romanzo.

“Noi siamo abituati a pensare all’amore come a una condizione – ha proseguito – “Sono innamorato o non sono innamorato”, come se ci fosse un interruttore.

In realtà l’amore è un flusso: prima diventa intrigante, poi coinvolgente, poi a un certo punto diventa enorme e non riesci a capire come si possa vivere al di fuori di questa relazione.”

L’autore definisce l’amore come un flusso d’acqua dalla sorgente al mare: “Nelle mie tre storie c’è la sorgente, ci sono le cascate (le rapide), c’è il mare, che ha il ricordo del fiume.Sono tre modi di guardare alla stessa storia.”

Parlando di Castellammare, Maurizio de Giovanni ha espresso tutto il suo amore per questa città:

“Sono sempre felice di tornare a Castellammare dove ho tantissimi amici, felice di tornare in una capitale culturale del nostro paese, che a volte dimentica di esserlo, il luogo che ha dato la voce ad uno dei più grandi poeti del nostro tempo, inventore della poesia popolare moderna, che è il nostro meraviglioso Raffaele Viviani.”

Tra gli amici stabiesi era presente il Sindaco di Castellammare di Stabia, dott.

Luigi Vicinanza, che, salito sul palco a salutare de Giovanni, ha affermato:

“Stasera hai regalato a tutti noi un momento di vera felicità e ne avevamo bisogno, perché dal 17 aprile, da quando c’è stato il crollo della funivia, questa città è a lutto.Hai parlato di persone che amano, ma anche le città amano: noi amiamo il Faito e amiamo il nostro territorio.”

La caduta della funivia, uno dei simboli della città, è una ferita ancora aperta, e il nostro Maurizio, solidarizzando con gli stabiesi, si è mostrato molto vicino a questa problematica:

“Una volta che sarà ripristinata “la panarella” (la cabina della funivia) io mi offro per essere il primo a salire.

Speriamo che avvenga presto.”

I numerosi bibliofili presenti in sala hanno lungamente applaudito Maurizio de Giovanni, un autore e un uomo straordinario, che anche con questo ultimo avvincente romanzo “L’antico amore”, edito da Mondadori, ha ottenuto un grande consenso di critica e di pubblico.