(Adnkronos) – "L'Italia apprezza e sostiene gli sforzi della Santa Sede per la pace e la cessazione dei conflitti in tutti gli scenari di crisi dove le armi hanno preso il posto del confronto e del dialogo".E' quanto si legge in una nota di palazzo Chigi dove viene data notizia di un colloquio telefonico oggi tra la premier Giorgia Meloni e Papa Leone XIV. La premier inoltre "ha rinnovato al Santo Padre le felicitazioni, personali e del governo italiano, per l'elezione al Soglio di Pietro e ha sottolineato il legame indissolubile che unisce l’Italia al Vicario di Cristo". —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ia, Intesa Sp, 18,6% imprese già strutturate riconoscono valore strategico tecnologie digitali
(Adnkronos) – Il 18,6% delle imprese italiane ha già strutturato soluzioni intelligenza artificiale (Ia) con un interesse in forte crescita guidato dal riconoscimento del suo valore strategico, quasi una su due (43%) segnala già un miglioramento dell’efficienza operativa.L’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi aziendali è destinato a crescere nel prossimo futuro con effetti rilevanti sul fatturato che potrà aumentare fino al 29% e sui costi che potranno ridursi del 17% nei prossimi 3 anni.
Lo sottolinea la ricerca di Intesa Sanpaolo e Luiss Guido Carli sull’integrazione tra intelligenza artificiale e persone è il futuro. Accanto allo sviluppo tecnologico, fondamentale per le imprese il rafforzamento delle competenze: 8 su 10 investiranno in percorsi formativi specifici nei prossimi tre anni e il 42% lo farà in collaborazione con le università; tra le competenze trasversali necessarie, quelle digitali giocano un ruolo centrale per il 62% delle imprese Investire sulle persone è condizione necessaria per valorizzare appieno il potenziale della tecnologia, l’Ia è un'opportunità significativa per la crescita delle imprese italiane, ma deve accompagnarsi a investimenti mirati in formazione e a una visione strategica e organizzativa integrata, capace di trasformarla in una leva di creazione di valore sostenibile —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Belen Rodriguez rivela: “Ho fatto un intervento, avevo rimandato troppo”
(Adnkronos) –
Belen Rodriguez si è da poco sottoposta a un intervento.A rivelarlo è la stessa showgirl ai suoi fan su Instagram. "Mi sto truccando un pochettino perché ho fatto un piccolo intervento e sono stata due giorni un po' in convalescenza", ha spiegato in un video in cui mostra come trucca occhi e labbra per dare "un colorino" al viso che in questi giorni sarebbe spento. La modella e conduttrice non ha rivelato la natura dell'intervento ma ha rassicurato che "adesso va tutto bene, ho risolto tutto quanto".
Poi ha spiegato: "Ho preso troppi medicinali, quindi dovrò fare una sorta di dieta detox per pulire il mio fegato".A chi nei commenti le chiedeva come si sentisse, Rodriguez ha risposto: "Fa ancora male ma passerà.
Nulla di grave ma dovevo farlo, ho rimandato troppo". —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Colloqui Ucraina-Russia, il dietro le quinte del ‘no’ di Putin: “Zelensky non è suo pari”
(Adnkronos) – Vladimir Putin non ha mai avuto intenzione di accettare l'offerta di Volodymyr Zelensky di vedersi per un faccia a faccia a Istanbul, perché non considera il presidente ucraino un suo pari e lo potrebbe incontrare solo nel caso di una sua pubblica resa.E' quanto scrive oggi il Moscow Times ricostruendo, attraverso fonti del governo russo e vicine al Cremlino, il dietro le quinte della decisione di Putin di mandare ai primi contatti diretti tra Mosca e Kiev solo una delegazione non di alto livello. E il fatto che il Cremlino abbia mantenuto la massima segretezza sui piani di Putin, annunciando solo ieri notte la delegazione, indica però come il presidente russo non poteva rifiutare immediatamente l'offerta, di fronte agli appelli di Donald Trump e la sua esplicita, ripetuta, disponibilità a volare in Turchia per partecipare all'eventuale vertice. "La nostra dichiarazione sulla ripresa dei colloqui a Istanbul non ha mai fatto menzione della partecipazione del presidente", afferma una fonte qualificata del Cremlino, ricordando come sia stata Mosca a proporre la ripresa dei colloqui lo scorso fine settimana, aggirando così la richiesta di un cessate il fuoco da lunedì scorso annunciata dai leader europei andati a Kiev lo scorso sabato, con la benedizione di Trump in collegamento telefonico. "Nelle ultime settimane ci sono state intense comunicazioni con Washington e negli ultimi giorni hanno raggiunto un picco, i miei colleghi stanno cercando di trovare un compromesso che non offenda Trump – continua la fonte – se Trump avesse invitato personalmente Putin allora questo avrebbe cambiato ogni cosa, ma Zelensky non è un pari di Putin e lui non vuole parlargli in un faccia a faccia.
Dopo l'ultimatum di Zelensky – conclude – accettare di incontrarlo sarebbe stato cedere e perdere la faccia". Al Cremlino quindi si sono valutati diversi scenari, rivela ancora il giornale russo in lingua inglese che ha trasferito al redazione all'estero nel 2022 ed il cui sito dall'aprile di quello anno è stato bloccato in Russia con il giornale dichiarato "agente straniero", tra i quali quello in cui Putin sarebbe andato in Turchia, senza però incontrare Zelensky. Dal momento che Putin non riconosce nessuna legittimità al presidente ucraino e "lo vede solo come un proxy di Washington", il presidente russo avrebbe potuto invece puntare ad un summit con Trump a Istanbul.Possibilità che potrebbe essere non del tutto sfumata, stando quanto ha detto oggi il presidente americano in Qatar, non escludendo che "se succede qualcosa, potrei andare venerdì, se sarà appropriato". Secondo Alexei Chesnakov, ex consigliere del Cremlino, la strategia adottata da Putin gli permette di dimostrare controllo e insieme flessibilità tattica, dal momento che in caso della sua comparsa a Istanbul, Trump sarebbe stato disposto a stravolgere la sua agenda in Medio Oriente per incontrarlo. "In questo modo, Zelensky perde l'iniziativa, apparendo come isterico e non affidabile in paragone al composto Putin", conclude. Rimane il punto di quale fosse l'obiettivo di Putin nel proporre la ripresa dei colloqui a Istanbul, dove erano stati sospesi nel 2022: "il Cremlino sta cercando di ottenere che Trump negozi un accordo favorevole a Mosca oppure concluda che la pace non è possibile per colpa di Kiev e i suoi alleati europei – spiega Alexander Gabuev, direttore di Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino – in questo modo la guerra in Ucraina non sarebbe più una priorità degli Usa, ma sarebbe solo un altro file nelle relazioni tra Washington e Mosca". Il fatto è che Putin non sembra essere arretrato di un millimetro dalle richieste massimaliste con cui ha iniziato la guerra, consolidare le conquiste territoriali, ottenere un cambio di regime a Kiev e ridurre significativamente l'esercito ucraino. Questo è anche dimostrato dal fatto Putin abbia mandato la stessa squadra di negoziatori – il suo consigliere, e ex ministro della Cultura, Vladimir Medinsky, e il vice ministro degli Esteri, Alexander Fomin – inviati ai colloqui del marzo del 2022, quando, nei primi giorni della guerra, Mosca chiedeva la resa di Kiev. Una delegazione che Zelensky, arrivato oggi ad Ankara per incontrare Recep Tayyip Erdoğan, ha definito "una farsa", mettendo in dubbio il fatto che "sia autorizzata a prendere decisioni'' nei negoziati con Kiev. ''Sappiamo per certo chi prende davvero le decisioni in Russia'', ha aggiunto Zelensky parlando della presenza russa in Turchia come di una ''messinscena teatrale''.
Immediata la replica di Mosca: Volodymyr Zelensky è ''un pagliaccio e un perdente', ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. Gli obiettivi di Putin però appaiono al momento inaccettabili per Washington e per lo stesso Trump: "È qui che la strategia di Putin cade a pezzi e se la diplomazia fallisce allora lui cercherà di ottenere i suoi obiettivi sul campo di battaglia", conclude l'analista. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Pa, Butti: “Europa può fare di più per digitalizzazione”
(Adnkronos) – “Digitalizzare la pubblica amministrazione è un obiettivo imposto dal Pnrr.Fino a questo momento abbiamo maturato ottimi risultati sia per quanto riguarda la Pa centrale sia per quella locale.
Riguardo l’ultima stiamo assistendo tutti i comuni attraverso una piattaforma che è la Pa digitale 2026, con cui gli stessi riescono ad accedere a dei voucher del piano nazionale di ripresa e resilienza”.Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti, all’evento ‘PagoPA: la Pubblica Amministrazione che semplifica’ che si è tenuto a Roma. Poi il sottosegretario ha rimarcato i buoni risultati che il Governo sta ottenendo, evidenziando come anche “l’Europa si è accorta dello straordinario miglioramento dell’Italia e siamo soddisfatti” “Non è un caso che la Commissione europea abbia deciso di reperire altri 3 miliardi e 700 milioni di euro che vanno destinati all’implementazione della connettività”, ha concluso il sottosegretario evidenziando come sotto il profilo economico e regolamentare l’Ue “possa fare di più”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Pa, Moricca (PagoPa): “Con semplificazione riduzione costi e riduzione Co2”
(Adnkronos) – "La semplificazione nella pubblica amministrazione è fondamentale perché permette una riduzione dei costi e un miglioramento dei processi.Attraverso di essa si riesce ad ottenere, tra l’altro, un’ottimizzazione del personale e una riduzione delle emissioni di Co2".
Lo ha detto l’amministratore unico di PagoPa, Alessandro Moricca, all’evento ‘PagoPa: la Pubblica Amministrazione che semplifica’ che si è tenuto a Roma. "Ciò che è molto importante per la pubblica amministrazione è la riduzione dei tempi di riscossione dei tributi.Così, quello che prima avveniva in due mesi, oggi avviene lo stesso giorno in cui il cittadino riceve la comunicazione sull’app Io o Send – ha sottolineato Moricca, rimarcando poi la soddisfazione registrata in alcuni comuni come quello di Roma -.
Questo è un aspetto che Roma Capitale ci ha segnalato come dato fondamentale del successo che sono riusciti ad ottenere portando i servizi dell’amministrazione sulle piattaforme gestite da PagoPa". "Per semplificare la Pa bisognerebbe cambiare le procedure analogiche, passando al digitale", ha concluso il l’amministratore unico che ha poi evidenziato come gli enti dovrebbero mettere “il cittadino al centro”, capendo che “non c’è sviluppo e semplificazione se questo non ha un accesso facile ai servizi” —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Pa, Gigliuto (Istituto Piepoli): “Piattaforma Send migliorerà vita italiani”
(Adnkronos) – “Quello che emerge dall’indagine portata avanti con PagoPA è, innanzitutto, il ruolo che ha avuto la digitalizzazione nella vita della pubblica amministrazione italiana.Gli intervistati ci hanno detto che il percorso di digitalizzazione è stato sicuramente difficile.
Infatti, 9 persone su 10 hanno detto che c’è stata qualche difficoltà, ma poi l’87 per cento degli intervistati ha rimarcato che è stato utile perché ha reso la vita dei cittadini più semplice”.Lo ha detto il presidente dell’Istituto Piepoli, Livio Gigliuto, all’evento ‘PagoPA: la Pubblica Amministrazione che semplifica’ che si è tenuto a Roma, presentando i risultati dell’indagine condotta dall’istituto inerente la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Gigliuto ha poi sottolineato che “lo stesso succederà con la piattaforma Send che ancora è poco diffusa”, poi ha continuato ad illustrare i dati della ricerca dicendo che il rapporto tra italiani e PagoPA è ottimo e che per i primi la società “è stata e sarà protagonista del percorso di modernizzazione del Paese” “Nonostante tutto – ha concluso il presidente dell’Istituto Piepoli -, c’è sempre qualcosa da migliorare.
Serve più formazione per accettare la digitalizzazione, ma tra i dipendenti della pubblica amministrazione su questo c’è grande fiducia” —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Economia circolare, l’Italia leader ma l’import di materiali rimane elevato
(Adnkronos) –
L’Italia mantiene il suo primato per livelli di circolarità, in seconda posizione dopo i Paesi Bassi tra i 27 Paesi Ue ma in prima posizione nel confronto con le altre principali economie europee (Germania, Francia e Spagna).E aumenta la produttività delle risorse, con un miglioramento del 20% rispetto al 2019.
Allo stesso tempo, però, la dipendenza dalle importazioni di materiali rimane elevata.Nel 2023 è stata pari al 48% del fabbisogno complessivo, valore nettamente superiore a quello dell’Ue che nello stesso anno si è attestato al 22%.
Il costo delle nostre importazioni è salito da 424,2 Mld di euro nel 2019 a ben 568,7 Mld nel 2024, con un aumento del 34%.Questa l'analisi contenuta nel Rapporto 2025 sull’economia circolare del Circular Economy Network (Cen), promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e realizzato in collaborazione con Enea, presentato in occasione della Conferenza nazionale sull’economia circolare. “Bene ma non benissimo – dice Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – In un contesto economico e politico incerto, con l’aggravarsi di conflitti internazionali, in cui anche le materie prime giocano un ruolo fondamentale, l’Italia deve decidere se rafforzare la sua leadership nella circolarità o perdere questo vantaggio.
Per far decollare davvero l’economia circolare dobbiamo cambiare prospettiva.Oggi si punta troppo sulla gestione dei rifiuti e troppo poco su azioni a monte, come progettare prodotti che durano di più, si riparano facilmente e si possono riutilizzare.
Inoltre, il mercato delle materie prime seconde è ancora debole e mancano strumenti efficaci per monitorare i veri progressi sulla circolarità che non si misurano solo dai rifiuti.Per superare questi ostacoli, bisogna rendere più convenienti per tutti, sia per chi produce sia per chi consuma, le scelte sostenibili; usare la leva fiscale per premiare chi riduce gli sprechi e introdurre criteri circolari anche negli acquisti pubblici.
L’economia circolare non è solo una buona idea per l’ambiente, ma è un’occasione concreta di innovazione e sviluppo”. “L’Italia si conferma tra i primi in Europa in termini di circolarità, in particolare su produttività delle risorse, riciclo dei rifiuti e tasso di utilizzo circolare dei materiali, rimane invece indietro negli investimenti privati per la circolarità delle attività produttive – afferma Claudia Brunori, direttrice del dipartimento di Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali di Enea – Nell’attuale quadro di instabilità geopolitica e climatica occorre limitare la nostra dipendenza dall’importazione di materiali che è oltre il doppio rispetto alla media europea.Pertanto, risulta urgente l’implementazione di un sistema economico basato su un approccio circolare a partire dall’eco-design e dall’innovazione di prodotto, che garantisca un approvvigionamento sostenibile e sicuro delle materie prime, con particolare riguardo a quelle critiche e strategiche”. IL RAPPORTO – Utilizzando il sistema europeo di indicatori, l’Italia risulta leader per livello complessivo di circolarità fra le principali economie europee e seconda fra i 27 Paesi europei.
La performance migliore è dei Paesi Bassi (70,6 punti), seguita dal nostro Paese con 65,2 punti.La Germania si classifica in terza posizione (60,6 punti).
La Francia e la Spagna si trovano in quinta e settima posizione totalizzando rispettivamente, 58,7 e 56,9 punti.Nel 2023 l’Italia ha raggiunto una produttività delle risorse pari a 4,3 euro di Pil per ogni kg di risorse consumate.
Si tratta di un dato nettamente superiore alla media Ue (2,7 euro/kg) e anche a quella di Paesi come Spagna (4,1 euro/kg), Francia (3,5 euro/kg) e Germania (3,4 euro/kg).L’Italia ha confermato nel 2023 gli ottimi livelli di tasso di utilizzo circolare di materia, facendo segnare un valore pari al 20,8%, a fronte di una media dell’11,8% nell’Ue, con una crescita di 2 punti percentuali rispetto al 2019. È la performance migliore tra i principali Paesi europei, seguita dalla Francia (17,6%), dalla Germania (13,9%) e dalla Spagna (8,5%). Ottime le performance dell’Italia anche nella gestione dei rifiuti.
Il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani in Italia è cresciuto di 3,2 punti percentuali rispetto al 2019, attestandosi al 50,8% nel 2023.Confrontando le performance dei quattro principali Paesi europei, solo la Germania fa meglio dell’Italia con il 68,2%, mentre risultano peggiori le performance di Francia (42,2%) e Spagna (41,4%).
Il consumo dei materiali per abitante (11,1 tonnellate nel 2023) è minore della media europea (14,1 t) ma è in crescita, mentre altri Paesi come Germania, Francia e Spagna lo stanno riducendo. Nel 2023, gli investimenti privati in alcune attività tipiche dell’economia circolare (riciclo, riparazione, riutilizzo, noleggio e leasing) nell’Ue 27 sono stati pari a 130,6 miliardi di euro (0,8% del Pil).L’Italia, con 10,2 miliardi (0,5% del Pil), si colloca al terzo posto dopo Germania e Francia, ma registra un calo significativo rispetto al 2019: -22% in valore assoluto e -0,2 punti percentuali in rapporto al Pil.
Anche sul fronte occupazionale l’Italia perde terreno in valore assoluto: 508mila occupati in alcune attività tipiche dell’economia circolare, con un calo del 7% rispetto al 2019.Tuttavia, in rapporto al totale degli occupati, l’Italia si allinea alla media Ue del 2%, superando Francia (1,8%) e Germania (1,7%). UNO SCENARIO PIU' CIRCOLARE – Uno studio della Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha stimato i potenziali benefici per l’Italia con una crescita del tasso di riciclo dell’1,5% annuo, una riduzione della produzione di rifiuti dell’1% annuo e una riduzione del consumo di materiali del 3,5% annuo.
Questo scenario più circolare genererebbe al 2030 una riduzione del 14,5% del consumo di materiali (rispetto al 2020), una diminuzione di 17 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti, un aumento del tasso di riciclo fino all’89,8% (+18%), e soprattutto una riduzione di 40 milioni di tonnellate della dipendenza da importazioni con un risparmio di 82,5 miliardi di euro.Va inoltre considerato che a livello di impatto climatico le misure di circolarità hanno un valore strategico nel percorso di decarbonizzazione verso la neutralità climatica. E la Commissione europea stima che l’aumento della circolarità può ridurre i costi del sistema energetico in Europa del 7% tra il 2031 e il 2050, pari a 45 miliardi di euro di risparmio annuo. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fine vita, morto paziente in Emilia Romagna: era in attesa del suicidio assistito
(Adnkronos) – Era in attesa di sottoporsi al suicidio assistito e aveva completato tutte le fasi dell’iter burocratico previsto per accedere al trattamento.La procedura però si era interrotta dopo che il Tar dell’Emilia Romagna aveva accolto la richiesta di sospensiva avanzata da Valentina Castaldini, consigliera regionale di Forza Italia.
E così il paziente è morto per cause naturali, a poche ore dalla discussione sul ricorso cautelare che il Tribunale amministrativo regionale avrebbe esaminato nella giornata di oggi. A comunicare l’avvenuto decesso sono stati Domenico Menorello e Francesco Fersini, legali della Castaldini e di molti comitati pro-vita che si sono costituiti nel corso dei mesi. “In udienza è stato comunicato il decesso per cause naturali del paziente che era in attesa di accedere al suicidio assistito, dunque è cessato il motivo di ricorso per quanto riguarda la fase cautelare della sospensiva“ spiegano gli avvocati, che specificano come rimanga comunque valida la richiesta avanzata al Tar affinché vengano discusse le delibere regionali che disciplinano la materia. La richiesta di Castaldini e delle associazioni è quella di fissare una serie di linee guida e procedure omogenee per le Ausl per somministrare il farmaco che porta al suicidio assistito.Il tutto in attesa di una legge nazionale che regolamenti la materia, visto che la Regione Emilia Romagna, con le delibere approvate dalla giunta Bonaccini nel 2024 che depenalizzano l’aiuto al suicidio in specifiche condizioni, seguendo le indicazioni stabilite dalla Corte costituzionale nel 2019, si era mossa in autonomia rispetto al governo centrale.
Nel frattempo la consigliera Castaldini – anche di recente – ha sempre ribadito che il ricorso presentato al Tar trova fondamento nel fatto che il tema del fine vita sia di competenza esclusiva di una legge nazionale. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sostenibilità, Ronchi: “Circolarità è un fattore decisivo di competitività”
(Adnkronos) – “Il Made in Italy dipende dall'import di materiali.Il 48% dei materiali che consumiamo sono importati e molto costosi, basti pensare che l'importazione di materiali come combustibili fossili, minerali, metalli e biomasse di vario genere, costa circa 500 miliardi.
Per l'Italia migliorare la circolarità non vuol dire solo riciclo, vuol dire anche ridurre gli sprechi, prolungare l'utilizzo dei prodotti, migliorare il riciclo e l'impiego di materie prime e seconde derivanti dal riciclo; quindi risparmiare materiali e usarli in modo più efficiente, è per noi un fattore decisivo di competitività”.Così Edo Ronchi, presidente Fondazione per lo sviluppo sostenibile, alla Conferenza nazionale 'Circolarità per il rilancio del Made in Italy', presso la Biblioteca Nazionale a Roma, durante la quale è stato presentato il nuovo Rapporto sull’economia circolare. “Oggi abbiamo circa una decina tra regolamenti e direttive europee già approvate – dall’ecoprogettazione agli imballaggi, fino all’estensione della responsabilità del produttore e alla trasparenza informativa – che l’Italia è chiamata a recepire e attuare in modo efficace.
Questo rappresenta, a mio avviso, il primo e più urgente impegno politico che il governo deve assumere a livello centrale”. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Rifiuti, Pichetto su impianti: “Sfida è avere un’Italia uniforme”
(Adnkronos) – Sul fronte del trattamento dei rifiuti "il 70% degli impianti sono al Centronord, la sfida nazionale è avere un'Italia uniforme.Perché significa quasi raddoppiare la nostra capacità di creare materia prima seconda e salubrità per i territori".
Così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, nel suo intervento alla Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare dal titolo 'Circolarità per il rilancio del made in Italy', oggi a Roma presso la Biblioteca Nazionale Centrale. Per raggiungere tale uniformità "ci vuole la determinazione di tutti: ci sono ancora alcune barriere di tipo ideologico, è chiaro che io dico che ci vogliono i termovalorizzatori; io so che ci sono realtà regionali che continuano ad andare avanti con le discariche, su questo io non sono d'accordo". "Noi non abbiamo materie prime.Il più grande giacimento che abbiamo è dato dall'immondizia, da ciò che abbiamo già utilizzato.
Bisogna ingegnarsi e trovare nuovi percorsi.Noi stiamo andando avanti con la mappatura di aree, di miniere, di luoghi dove è possibile fare estrazione di alcuni minerali critici", ricorda il ministro. "L'Italia è un paese molto sviluppato sul fronte del riciclo.
In alcuni settori siamo anche leader a livello mondiale. È chiaro che dobbiamo, man mano, anche adeguare quelle che sono le norme di individuazione, di catalogazione di ciò che oggi è rifiuto e, grazie alla tecnologia e alla ricerca, domani può essere materia prima.Non sono contrario al riuso – spiega – ma noi abbiamo un sistema che ci permette di avere il riciclo e quindi di non utilizzare più materia prima ma utilizzare il rifiuto come nuova materia prima". Non solo. "L'economia circolare in questo momento è già una gamba importante, è praticamente un settore produttivo, un settore manifatturiero, abbiamo migliaia di imprese che operano nel settore dell'economia circolare – continua – E' chiaro che producendo materia prima, l'economia circolare aiuta il sistema perché non devo andare a importarla nel mondo.
Poi ci permette anche di fare un'esperienza, di attrezzarsi verso il futuro, perché nel futuro abbiamo bisogno di tutta una serie di materie che in alcune casi chiamiamo materie critiche". —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Kate e la visita di Stato di Macron, cosa indosserà e cos’è il Nodo degli innamorati?
(Adnkronos) – È passato un po' di tempo dall'ultima volta che un membro della famiglia reale britannica ha indossato una tiara.L'occasione imperdibile per Kate di rispolverare il prezioso diadema potrebbe essere, la prossima estate, la visita ufficiale di Emmanuel Macron e della moglie Brigitte nel Regno Unito.
La previsione è della rivista Tatler, che ricorda come generalmente le visite di Stato sono accompagnate da banchetti nel corso dei quali i copricapi tempestati di gioielli possono essere indossati (dopo le 17, ad eccezione dei matrimoni reali).Dunque, se il re e la regina decidessero di organizzare una cerimonia del genere in onore dei loro invitati francesi tra l'8 e il 10 luglio, questo con ogni probabilità offrirebbe alle donne della famiglia reale l'opportunità di scegliere la tiara preferita per l'occasione.
Sarà la prima visita di Stato in Gran Bretagna per la coppia presidenziale francese, che diversamente dalla tradizione, non soggiornerà a Buckingham Palace.
Nel novembre dello scorso anno, è stato annunciato che i dignitari in visita di Stato avrebbero alloggiato al Castello di Windsor, mentre il palazzo di Londra è in fase di ristrutturazione.Proprio a Windsor si sono tenuti numerosi banchetti di Stato: la regina Elisabetta II ne ha ospitati molti e la regina Camilla ha indossato la tiara di diamanti kokoshnik per il banchetto del Qatar l'anno scorso. È possibile che Kate Middleton sia più propensa a indossare i suoi abiti e gioielli reali, considerando quanto vicino a casa potrebbe tenersi il potenziale ricevimento.
Ma quali gioielli potrebbe scegliere di indossare Catherine?
Probabilmente il Nodo degli Innamorati, scrive Tatler.Delle 14 occasioni in cui Kate ha indossato la tiara, sono 9 le volte che la reale ha messo sul capo questo cimelio di perle, uno dei preferiti della principessa di Galles, dal grande valore sentimentale sia per lei che per il principe William.
Anche la principessa Diana, infatti, apprezzò questo gioiello, creato nel 1914 dalla Casa Garrard per la regina Mary, che si ispirò a un copricapo simile posseduto da sua nonna, la principessa Augusta d'Assia. Dopo la morte della regina Mary nel 1953, il Nodo degli Innamorati passò in eredità alla nipote, la regina Elisabetta II.Dopo aver indossato la tiara per tutti gli anni '50, si dice che la defunta regina l'abbia donata alla principessa Diana come regalo di nozze nel 1981.
Con una decisione alquanto iconoclasta, la defunta principessa di Galles scelse invece di indossare la tiara Spencer, appartenuta alla sua famiglia da decenni.Diana, tuttavia, fu presto associata strettamente al Nodo degli Innamorati, nonostante fosse così pesante da indossare che, si dice, le procurasse mal di testa. Poco dopo essersi sposata con l'allora principe Carlo, la principessa Diana indossò il Nodo degli Innamorati all'apertura del parlamento nel 1981, abbinandolo a un abito bianco e orecchini di perle pendenti durante un banchetto di Stato nel corso del suo tour in Canada nel 1983.
Tre anni dopo, nel 1986, la defunta principessa indossò il gioiello per una cena con il principe ereditario dell'Arabia Saudita.Forse il suo momento più iconico con la tiara fu durante un viaggio a Hong Kong nel 1989, quando la indossò con il suo abito di Catherine Walker che divenne noto come "abito Elvis".
Dopo il divorzio della principessa Diana dal principe Carlo nel 1996, pare che abbia restituito la tiara alla regina Elisabetta, che la conservò nei caveau di Buckingham Palace.E lì rimase, a prendere polvere per quasi vent'anni, finché Catherine, allora duchessa di Cambridge, la indossò per la prima volta durante il ricevimento diplomatico annuale del 2015 a Buckingham Palace. —internazionale/royalfamilynewswebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Marco Di Bello dirige Juve Stabia – Palermo: Un fischietto tra alti e bassi per i Playoff di Serie BKT
Sarà Marco Di Bello della sezione di Brindisi a dirigere la delicata sfida tra Juve Stabia e Palermo, valida per il turno eliminatorio dei playoff di Serie BKT. Una designazione importante per un direttore di gara con una carriera caratterizzata da una rapida ascesa ma anche da momenti di alterno rendimento nel massimo campionato italiano.
Arbitro internazionale, subentrato in tale ruolo a un nome pesante come Nicola Rizzoli, Di Bello è noto per il suo stile di direzione che a volte privilegia un approccio “all’inglese”, lasciando correre il gioco. Tende ad ammonire poco, ma non esita a sanzionare con il massimo provvedimento, il calcio di rigore, quando lo ritiene necessario.
La sua carriera testimonia una scalata veloce. Nato a Brindisi il 12 luglio 1981, Di Bello ha bruciato le tappe partendo dalla Serie D fino ad arrivare ai vertici. Si narra di una sua prima direzione in cui dimenticò la monetina, risolvendo la questione con un semplice gioco del “contamani” tra i capitani, come si faceva da bambini. Si è distinto in particolare per la gestione di gare “calde”, soprattutto nei playoff di Serie B. L’esordio nella massima serie risale al 12 aprile 2012, in un Bologna-Cagliari terminato 1-0.
La vita privata
Al di fuori dei campi da gioco, Marco Di Bello lavora in un istituto di credito. Sposato con Carla, conosciuta nel 2003, ha due figli e ha sempre sottolineato l’importanza fondamentale del supporto familiare per la sua carriera arbitrale. Dal 2018, come detto, ha raggiunto lo status di arbitro internazionale, un traguardo che testimonia il riconoscimento a livello globale del suo percorso.
Ora, Di Bello si appresta a dirigere una partita che mette in palio una fetta importante del sogno promozione per Juve Stabia e Palermo, e lo farà con l’esperienza maturata in anni di Serie A e B, pronto a gestire la tensione e le emozioni che solo una gara di playoff sa regalare.
Scheda completa
Marco Di Bello nato a Brindisi il 17/07/1981 Brindisi è iscritto alla sezione AIA di Brindisi. E’ stato promosso in CAN nella stagione 2011-2012 (13 anni).
In totale ha diretto tra i professionisti ben 287 gare: 115 vittorie interne, 75 pareggi e 97 affermazioni esterne con 90 rigori e 77 espulsioni
In questa stagione ha diretto 19 gare (14 in serie A, 2 in serie B, 1 in Europa League, 1 Champions League, 1 Conference League) con un bilancio di 9 vittorie interne, 4 pareggi e 6 affermazioni esterne in cui ha concesso 5 rigori e decretato 3 espulsioni.
Sono 9 i precedenti con la Juve Stabia: 3 vittorie, 5 pareggi e 1 sconfitta
13/14 Serie B Juve Stabia 2:2 Avellino (Caserta, Castaldo, Caserta, Galabinov)
13/14 Serie B Varese 2:2 Juve Stabia (Pereira, Baraye, Di Carmine (r), Bjelanovic)
12/13 Serie B Juve Stabia 1:1 Sassuolo (Berardi, Jidayi)
11/12 Serie B Cittadella 0:1 Juve Stabia (Falcinelli)
11/12 Serie B Brescia 0:0 Juve Stabia
11/12 Serie B Grosseto 0:3 Juve Stabia (Sau (2), Scozzarella)
11/12 Serie B Empoli 2:1 Juve Stabia (Danilevicius, Cardoso, Tavano)
10/11 Play-off Serie C Benevento 1:1 Juve Stabia (Evacuo, Tarantino (r))
10/11 Coppa Italia Serie C Carpi 1:3 Juve Stabia (Mbakogu, Corona, Bigoni, Mbakogu)
Conta invece 12 precedenti con il Palermo: 3 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte.
Gli assistenti
1° Sig. Alessandro LO CICERO della sezione AIA di Brescia
2° Sig. Khaled BAHRI della sezione AIA di Sassari
IV° uomo Sig. Daniele RUTELLA della sezione AIA di (Enna)
VAR Sig. Ivano PEZZUTO della sezione AIA di Lecce
AVAR Sig. Fabio MARESCA della sezione AIA di Napoli
Funivia del Faito, 25 indagati: c’è anche il presidente dell’Eav
(Adnkronos) – Sono 25 le persone iscritte nel registro degli indagati per l’incidente della Funivia del Monte Faito (Napoli) nel quale il 17 aprile sono morte 4 persone. Tra gli indagati adesso figurano anche il presidente e ad dell’Eav, Umberto De Gregorio, tecnici e funzionari Ansfisa, che hanno effettuato i controlli alla funivia, e ancora referenti della società Franz Parth & Co, che si sono occupati della manutenzione e del rifacimento delle “teste fuse'”. Una di queste è stata sequestrata nei giorni scorsi, ritrovata staccata dalla cabina precipitata il giovedì Santo.
Secondo l’accusa, sarebbe stato certificato falsamente il corretto funzionamento della funivia.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata (procuratore Nunzio Fragliasso, aggiunto Giovanni Cilenti, sostituti Giuliano Schioppi e Alessandra Riccio), abbracciano gli ultimi anni di manutenzioni e controlli all’impianto di risalita che dal centro di Castellammare di Stabia collegava con quota 1131 metri. Ora gli indagati avranno modo di nominare periti di parte in vista degli accertamenti irripetibili, che prevedono anche il recupero della cabina precipitata e la rimozione in sicurezza del cavo traente.
Funivia del Faito, 25 indagati: c’è anche il presidente dell’Eav
(Adnkronos) – Sono 25 le persone iscritte nel registro degli indagati per l'incidente della Funivia del Monte Faito (Napoli) nel quale il 17 aprile sono morte 4 persone.Tra gli indagati adesso figurano anche il presidente e ad dell'Eav, Umberto De Gregorio, tecnici e funzionari Ansfisa, che hanno effettuato i controlli alla funivia, e ancora referenti della società Franz Parth & Co, che si sono occupati della manutenzione e del rifacimento delle "teste fuse'".
Una di queste è stata sequestrata nei giorni scorsi, ritrovata staccata dalla cabina precipitata il giovedì Santo. Secondo l'accusa, sarebbe stato certificato falsamente il corretto funzionamento della funivia. Le indagini, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata (procuratore Nunzio Fragliasso, aggiunto Giovanni Cilenti, sostituti Giuliano Schioppi e Alessandra Riccio), abbracciano gli ultimi anni di manutenzioni e controlli all'impianto di risalita che dal centro di Castellammare di Stabia collegava con quota 1131 metri.Ora gli indagati avranno modo di nominare periti di parte in vista degli accertamenti irripetibili, che prevedono anche il recupero della cabina precipitata e la rimozione in sicurezza del cavo traente. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Osservatorio Appalti Verdi, gli acquisti sostenibili non decollano
(Adnkronos) – Il Green Public Procurement (Gpp) avanza nella pubblica amministrazione italiana, ma resta lontano dall’essere uno strumento pienamente efficace e sistematico per guidare la transizione ecologica. È quanto emerge dall’ottavo rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi, promosso da Legambiente e Fondazione Ecosistemi, presentato oggi nella seconda giornata del Forum Compraverde Buygreen a Roma. L’indagine ha analizzato 137 stazioni appaltanti – tra cui centrali di committenza regionali, enti gestori di aree protette, Asl e città metropolitane – rilevando un indice medio di performance del 71%.In testa le centrali di committenza regionali, con una media del 90%, seguite dai comuni metropolitani (79%).
In coda le Asl e gli enti gestori di aree naturali protette, entrambi al 57%. Nonostante la diffusione dei Criteri Ambientali Minimi (Cam) nei bandi di gara 2024, il report evidenzia criticità strutturali: il 50% degli enti segnala carenze nella formazione del personale, il 48,5% lamenta difficoltà nella redazione dei bandi, solo il 32% effettua un monitoraggio sugli acquisti sostenibili, e appena il 16,5% ha nominato un referente per il Gpp, figura ritenuta strategica per garantire coerenza nell'applicazione dei Cam. Positive invece le performance dei grandi comuni: Milano, Torino, Napoli, Bari e Roma raggiungono livelli tra il 90% e il 100% nell’attuazione del Gpp, con alti tassi anche nell’applicazione dei criteri sociali (88%) e del gender procurement (88%).Significativi anche i risultati di alcune Asl, con alta adesione ai Cam in settori come edilizia (81%), veicoli (77%) e ristorazione (75%). Per Legambiente e Fondazione Ecosistemi, è ora necessario un salto di qualità. “Il Gpp è una leva fondamentale per la sostenibilità – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – ma servono più formazione e competenze per colmare il divario tra norme e applicazione”.
Aggiunge Silvano Falocco, direttore della Fondazione Ecosistemi: “Ogni anno la spesa pubblica potrebbe orientare oltre 280 miliardi di euro verso obiettivi ambientali e sociali.Il Gpp deve diventare il modello di una Pa responsabile ed efficiente”. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Roma, donna morta in villa a Fregene: trovate tracce di sangue
(Adnkronos) – Una donna di circa 60 anni è stata trovata morta in una villa Fregene, sul litorale di Roma.A chiamare i carabinieri è stato il figlio della donna che vive in un'altra porzione della villa insieme alla compagna.
Nella casa sono state trovate tracce di sangue.I carabinieri di Ostia, che indagano, al momento non escludono alcuna ipotesi. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Rifiuti, Piunti (Conou): “Modello del nostro Consorzio eccellenza mondiale”
(Adnkronos) – “Un punto di partenza fondamentale è il modello.Oggi si parla di Made in Italy, ma questo nostro modello italiano del Consorzio, senza fine di lucro, il sistema di responsabilità estesa del produttore funziona benissimo e fa sì che il Consorzio degli oli minerali in Italia abbia il record in Europa.
Ci sono paesi terzi, come l'India ad esempio, che hanno mandato una delegazione per sapere come facciamo.Quindi il segreto è sì la tecnologia, ma soprattutto è il modello, che ha degli aspetti organizzativi e di gestione delle risorse economiche che sono importanti, e poi ha tutta una serie di standard e di regole di qualità che bisogna via via costruire e rafforzare”.
Così Riccardo Piunti, presidente Conou, intervenendo alla settima Conferenza nazionale sull’economia circolare promossa dal Circular Economy Network presso la Biblioteca Nazionale a Roma. "La normativa europea a noi ha dato molto poco – dice Piunti – Quella italiana ci ha dato dei punti di partenza fondamentali che però abbiamo dovuto difendere e consolidare.Abbiamo delle tabelle di controllo in ingresso e in uscita che sono il nostro supporto alla gestione della qualità". “Se il prodotto rigenerato non ha qualità buona, non funziona e la circolarità si interrompe.
Se il prodotto rigenerato costa troppo e non c'è un meccanismo interno, come abbiamo noi, l'economia circolare non funziona – spiega – Il modello ben gestito è la chiave di successo di tutto.Il Consorzio degli oli minerali usati raccoglie oltre 180mila tonnellate all'anno di oli minerali usati, che sono la totalità, in 103mila punti di raccolta in Italia.
Queste tonnellate vanno tutte alla rigenerazione, viene scartato solo l'1,5%, che è veramente quell'olio che è così contaminato e inquinato che non può essere rigenerato.Le basi lubrificanti che si ottengono valgono un terzo del mercato italiano”.
L'olio rigenerato è qualitativamente paragonabile all'olio vergine, tanto che Piunti conclude dicendo che “nessuno di noi sa se nel motore della sua macchina c'è olio rigenerato o no”. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tumori, report Favo: “3,7 mln di pazienti siano protagonisti in reti oncologiche regionali”
(Adnkronos) – In Italia vivono dopo una diagnosi di tumore 3,7 milioni di persone, il 6,2% dell'intera popolazione, 1 italiano su 16.Il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno 1 paziente su 4 è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito.
Per rispondere ai nuovi bisogni delle persone colpite dal cancro, la svolta è rappresentata dalla legge di Bilancio per il 2025 (legge 30 dicembre 2024, n. 207), che sancisce in modo esplicito il principio della partecipazione delle organizzazioni dei pazienti alle funzioni strategiche del Servizio sanitario nazionale.La norma apre la strada al coinvolgimento strutturale e istituzionalizzato delle associazioni all'interno delle reti oncologiche regionali (Ror), secondo il modello delineato da Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) insieme ad Agenas.
La Favo lo ha ricordato oggi a Roma durante la presentazione del 17° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, nell'ambito della XX Giornata nazionale del malato oncologico, promossa da Favo e dalle centinaia di associazioni federate. Il report avanza richieste precise.Perché le Ror raggiungano in tutto il Paese una piena operatività e gli obiettivi previsti anche dal Piano oncologico nazionale (Pon), sono indispensabili: la nomina e l'inizio dell'attività del Coordinamento generale delle reti oncologiche (Cro), come previsto dall'Intesa Stato-Regioni relativa al Pon del 26 gennaio 2023; la definizione e la disponibilità di adeguate risorse necessarie per lo sviluppo e l'attività delle reti oncologiche; la condivisione di una cultura e di una politica di rete, che si esplichi negli atti amministrativi e nella programmazione regionale; la messa in pratica effettiva della partecipazione delle associazioni dei pazienti. "Con la legge di Bilancio per il 2025, le organizzazioni dei pazienti e le loro federazioni diventano parte attiva del sistema sanitario – spiega Francesco De Lorenzo, presidente Favo – La presenza delle associazioni nelle Ror grazie a Favo è ormai da anni un elemento riconosciuto come essenziale.
Vogliamo continuare la nostra battaglia per il consolidamento delle reti quale modello organizzativo capace di rispondere alle principali criticità dell'oncologia: inappropriatezza, tempi di attesa, disuguaglianze".Aggiunge Americo Cicchetti, direttore generale della Programmazione del ministero della Salute: "Quasi 1 anno fa ho avuto l'onore di annunciare l'intesa raggiunta con le Regioni per l'istituzione del Cro, uno strumento fondamentale per irrobustire il percorso di programmazione delle reti oncologiche anche in attuazione del Pon.
Dopo un (troppo) lungo percorso di revisione, sono lieto di annunciare che il nuovo Dm è stato adottato dal ministro Schillaci il 10 aprile 2025 e che a brevissimo – dopo la registrazione presso la Corte dei conti attesa a giorni – potremo convocare la prima riunione". "La composizione del Cro – prosegue Cicchetti – vedrà al fianco del ministero della Salute, oltre ad Agenas, Iss, Aifa, agli esperti nominati dal ministro e a un rappresentante delle associazioni già individuato nel professor De Lorenzo, anche i 21 referenti responsabili delle reti oncologiche regionali.Ci dotiamo di un modello di condivisione inedito che, unitamente allo sforzo di monitoraggio dell'Agenas, rappresenterà lo strumento per programmare e coordinare al meglio gli interventi in ambito oncologico ottimizzando l'uso delle risorse a beneficio dei pazienti, delle famiglie, degli operatori e dei ricercatori in tutto il Servizio sanitario nazionale". "I bisogni dei pazienti oncologici sono in continuo cambiamento, dal punto di vista quantitativo e qualitativo – afferma Francesco Perrone, presidente Aiom, Associazione italiana di oncologia medica – Siamo passati da una fase quasi esclusivamente ospedaliera ad attività che interessano e si integrano con l'assistenza territoriale.
Una nuova organizzazione più performante per l'oncologia è richiesta anche da valutazioni epidemiologiche.La Ror è riconosciuta come il modello organizzativo più indicato per la presa in carico dei pazienti oncologici e rappresenta lo strumento più efficace per il governo e per il controllo della mobilità inter-regionale". La spesa e il volume dei ricoveri in mobilità effettiva – è stato ricordato durante l'incontro – costituiscono una quota significativa per l'Italia, con un totale complessivo di 2 miliardi di euro nel 2022. "Emilia Romagna, Lombardia e Veneto nel 2022 sono risultate le Regioni più attrattive, anche per le patologie oncologiche, assorbendo il 56% dei ricavi complessivi di mobilità attiva – evidenzia Carmine Pinto, coordinatore della Rete oncologica dell'Emilia Romagna – Se si osserva l'indice di fuga, è più alto al Sud e questo valore diminuisce procedendo verso il Nord (Sud 13,36%; Centro 10,30%; Nord 8,85%).
Uno degli elementi che può influenzare la mobilità è l'assenza di definite modalità di accesso del paziente oncologico al Ssn, con percorsi appropriati" dalla diagnosi alla riabilitazione nelle "sedi più adeguate per le specifiche prestazioni.Nel 2022, su un totale di circa 2 miliardi di euro scambiati in mobilità effettiva, più della metà ha riguardato Regioni confinanti.
E' indispensabile oggi, per permettere l'accesso a servizi di qualità ed in tempi adeguati, una migliore organizzazione e implementazione dei percorsi assistenziali, della gestione delle cronicità, dell'assistenza ospedaliera e territoriale.Tutto questo è permesso e ottimizzato nelle Ror".
Proprio "la piena realizzazione delle reti oncologiche può migliorare anche l'appropriatezza e l'approccio multidisciplinare – sottolinea Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom – La collaborazione multidisciplinare consente una visione più completa delle opzioni terapeutiche disponibili, riducendo il rischio di trattamenti inappropriati o inefficaci.L'appropriatezza prescrittiva in oncologia è anche influenzata dalla disponibilità di linee guida cliniche aggiornate e da una formazione continua per i medici.
Da anni Aiom investe grandi risorse nella stesura e nell'aggiornamento di linee guida sui principali tumori". Nel 2024 è nata la Fondazione Sico per la formazione in chirurgia oncologica, con lo scopo di promuovere una nuova generazione di chirurghe e chirurghi altamente qualificati.Gaya Spolverato, membro del Cda della Fondazione e direttrice del programma di fellowship, sottolinea che "la mancanza di un percorso formativo in Italia e in Europa dedicato alla chirurgia oncologica rappresenta un rischio significativo per molti pazienti.
La nostra missione è colmare questo gap formativo e garantire che ogni paziente abbia accesso alle terapie più avanzate e innovative".La Fondazione, attraverso il programma di fellowship, ha creato un percorso d'eccellenza in chirurgia oncologica, della durata di 2 anni. "Vogliamo creare una rete nazionale di specialisti in chirurgia oncologica – dice Spolverato – grazie anche alla collaborazione con i principali centri di eccellenza presenti sul territorio per vedere progressi tangibili nella cura del paziente oncologico e nella qualità della sua vita". Come osserva il presidente Sitha (Società italiana di Health Technology Assessment), Giandomenico Nollo, "in questa 'nuova era dell'Hta' il coinvolgimento delle rappresentanze civiche nei processi di governance clinica assume certamente un ruolo centrale.
Il quadro normativo nazionale, in linea con il regolamento europeo per la Hta, prevede infatti l'obbligatorietà della consultazione delle associazioni dei pazienti nei processi decisionali.Agenas ha attivato una rete di portatori di interesse, inclusa la rappresentanza civica e dei pazienti, per garantire un coinvolgimento strutturato e continuo nel Programma nazionale di Health Technology Assessment (PnHta).
Per concretizzare e rendere efficace questa rilevante innovazione di sistema, è imperativo investire nella formazione specifica.A tal fine il prossimo Congresso Sihta, 'La Nuova Era della Hta' (Roma 18-20 novembre), offrirà workshop e sessioni formative". "La legge di Bilancio per il 2025 – evidenzia Elisabetta Iannelli, segretario Favo – rilanciando il principio della partecipazione, individua uno spazio di intervento non in favore della generalità degli enti del non profit, ma circoscritto a categorie ben definite: le associazioni di pazienti, i gruppi da esse costituiti e le relative federazioni.
L'oncologia è uno degli ambiti clinici in cui l'associazionismo ha raggiunto un elevato grado di competenza progettuale, consolidando un ruolo attivo e riconosciuto nei processi decisionali.Grazie al lavoro svolto da Favo e al dialogo costante con Agenas e con il ministero della Salute, le associazioni si sono affermate come interlocutori preparati e affidabili nei processi di governance del sistema".
Il modello costruito da Favo insieme ad Agenas "può diventare una best practice per l'intero Ssn, a condizione che venga adottato con coerenza e adattato adeguatamente ad altri contesti clinici e organizzativi", conclude De Lorenzo. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tumori, almeno 1 sigaretta per 17% adolescenti, Aiot: “A scuola prevenzione cancro polmone”
(Adnkronos) – In Italia il 17% degli adolescenti ha fumato almeno una sigaretta nel corso della vita.In particolare, il vizio è più diffuso tra le giovani femmine rispetto ai maschi (19% vs 14%) e tende a crescere con il passare degli anni (7% tra i 13enni vs 38% tra i 17enni).
La scuola può essere il luogo dove promuovere la prevenzione oncologica che deve iniziare tra i banchi con speciali lezioni sugli stili di vita sani.Per questo l'Aiot, Associazione italiana di oncologia toracica, da 4 anni sostiene 'Respiriamo insieme', una campagna nazionale di sensibilizzazione sui tumori toracici indirizzata ai giovani studenti per aumentare la consapevolezza sui pericoli indotti dal vizio del fumo ed è indirizzata anche alle famiglie e al personale scolastico.
Ogni anno viene organizzata una sfida tra le scuole con la produzione di brevi cortometraggi, storie illustrate e opere d'arte ispirate alla prevenzione e alla lotta al tabagismo.La premiazione dei vincitori si svolge oggi con una cerimonia online. Per le scuole primarie – informa una nota – il claim è stato 'Se smetti di fumare meno soldi dovrai sprecare' e ha previsto la produzione di un cartellone pubblicitario.
Per le secondarie di primo grado, il tema scelto è invece stato 'Meglio un panino con la porchetta che fumare una sigaretta'.Sono stati realizzati brevi spot televisivi della durata massima di 1 minuto e 30 secondi. 'Vuoi una sigaretta?
Anche no!' è stato il claim al centro della competizione per le scuole secondarie di secondo grado.Gli studenti hanno dovuto produrre un video per un flash mob.
Una commissione, formata da esperti dell'Aiot e del ministero della Salute, ha selezionato le migliori produzioni focalizzate sulle strategie per salvaguardare la salute dei polmoni.In totale i lavori prodotti dagli studenti sono stati 20 (6 elementari, 12 medie e 2 licei).
I vincitori sono stati: Elementare – IC Castel Frentano, Plesso Sant'Eusanio del Sangro (Chieti), classe 4a C; Scuola secondaria I grado – IC Bagnoli, San Pietro in Casale (Bologna), classe 2a F; Scuola secondaria II grado – Liceo Alfano I, Salerno, classe mista sezione coreutico.I vari elaborati dei ragazzi sono consultabili online (oncologiatoracica.it). Durante l'intera campagna è stato distribuito del materiale scientifico-divulgativo.
Inoltre, in alcune classi, sono stati organizzati incontri di approfondimento della patologia con un oncologo. "Tra i tumori toracici quello al polmone è di gran lunga il più diffuso e rappresenta la neoplasia con la più alta mortalità al mondo – sottolinea Filippo de Marinis, presidente Aiot e direttore dell'Oncologia toracica dello Ieo, Istituto europeo di oncologia di Milano – Causa ogni anno circa 1,8 milioni di decessi, di cui oltre 35mila si verificano solo in Italia.E' una malattia di cui si parla ancora troppo poco ed è spesso vissuta dai pazienti come un tabù e con lo stigma del tumore incurabile.
Nel 20% dei casi interessa persone che non hanno mai fumato in vita loro".Ciò nonostante, "il tabagismo ne costituisce il più rilevante fattore di rischio – continua de Marinis – Per tutti questi motivi abbiamo deciso, per il quarto anno di fila, di avviare la nostra consueta campagna.
E' un'iniziativa che intende aiutare gli studenti a riflettere, in maniera critica e creativa, sul ruolo fondamentale della prevenzione". Aggiungono Ilaria Attili e Carla Corvaja dell'Oncologia toracica Ieo: "E' un tumore che presenta un forte impatto sulla popolazione dei Paesi industrializzati.La sua incidenza tende a incrementare con l'aumentare dell'età e oltre un terzo di nuovi casi è diagnosticato in persone con più di 70 anni.
Tuttavia la prevenzione deve iniziare da giovanissimi, soprattutto tenendosi alla larga da un'abitudine pericolosa e ancora sottovalutata come il tabagismo.E' ampiamente dimostrata la strettissima correlazione tra le neoplasie polmonari e le sigarette.
I forti fumatori hanno un rischio 60 volte superiore ai non fumatori di sviluppare la malattia".Non solo prevenzione. "Abbiamo voluto incentivare una corretta informazione anche verso un gruppo di malattie oncologiche su cui persistono molti luoghi comuni – evidenzia Rossella Spinetti, tesoriere Aiot – Le terapie disponibili si sono evolute nel corso degli anni e abbiamo ottenuto risultati importanti, anche in termini di sopravvivenza.
E' poi molto importante avere diagnosi il più possibile precoci e cioè quando la malattia è potenzialmente guaribile.Questo potrebbe teoricamente portare ad una significativa riduzione dei tassi di mortalità". La scuola "può essere davvero un luogo dove insegnare alle nuove generazioni anche le più basilari regole della prevenzione – prosegue Maria Costanza Cipullo del ministero dell'Istruzione, referente per l'educazione alla salute e alla legalità – La grande innovazione della campagna è rappresentata proprio dal duplice obiettivo che si pone.
Da un lato, infatti, vuole istruire giovani e adulti attraverso le qualificate raccomandazioni degli esperti medici.Dall'altro intende favorire la creatività degli studenti, coinvolgendoli in fantasiose produzioni artistiche e multimediali".
Conclude Walter Dicorato, Medical Unit Leader di Roche Italia: "Anche quest'anno abbiamo sostenuto con grande piacere l'iniziativa nazionale di Aiot.Sensibilizzare l'intera popolazione ai temi della salute è sempre più importante in una società, come quella italiana, che invecchia velocemente.
E' chiaro che dobbiamo puntare sui giovani se vogliamo ridurre il peso e l'impatto di malattie pericolose come i tumori toracici.Coinvolgere le scuole in questo genere di iniziative è a nostro avviso la strategia vincente per incentivare la prevenzione". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)



