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Sinner, oggi la finale degli Internazionali: quanto guadagna se vince

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(Adnkronos) –
Jannik Sinner sfida oggi, domenica 18 maggio, Carlos Alcaraz nella finale degli Internazionali d'Italia 2025 per il titolo e per un assegno non indifferente.In carriera, Sinner ha incassato quasi 40 milioni di dollari di soli premi.

Nella stagione attuale, caratterizzata da 3 mesi di stop, si è aggiudicato 2,1 milioni grazie al trionfo agli Australian Open. Il tennista azzurro oggi affronta lo spagnolo nell'ultimo atto del Masters 1000 di Roma dopo aver eliminato, rimontando, Tommy Paul in semifinale, mentre Alcaraz ha superato Lorenzo Musetti.Dopo i tre mesi di squalifica per il caso Clostebol, Sinner ha quindi l'occasione per tornare a vincere nel torneo 'di casa'.

Ma quanto guadagnerebbe Jannik in caso di successo?
  Con l'accesso alla finale degli Internazionali d'Italia Sinner si è già garantito una buona fetta del montepremi messo in palio dall'organizzazione del torneo per il tabellone maschile.Ecco i premi garantiti alle tenniste in base ai risultati nel Masters 1000 di Roma: 
Primo turno: € 20.820 
Secondo turno: € 30.895 
Terzo turno: € 52.925 
Ottavi: € 90.445 
Quarti: € 165.670 
Semifinale: € 291.040 
Finalista: € 523.870 
Campione: € 985.030 Sinner, dunque, è già sicuro di intascare oltre 523mila euro, ma potrebbe superare i 985mila in caso di vittoria contro Carlos Alcaraz. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Usa, nave scuola messicana contro ponte di Brooklyn: 2 morti e 19 feriti

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(Adnkronos) – Due persone sono morte e altre 19 sono rimaste ferite, di cui due in modo grave, oggi, nello schianto di una nave scuola della Marina messicana contro il ponte di Brooklyn. "La nave della Marina messicana Cuauhtémoc ha perso potenza e ha colpito il ponte di Brooklyn”, ha scritto il sindaco di New York Eric Adams, precisando che lo scontro è avvenuto nella serata di sabato e che a bordo si trovavano in totale 277 persone.Secondo quanto riferito, la cima dei tre alberi del veliero si è schiantata contro la campata del ponte e si è parzialmente sgretolata mentre navigava lungo l'East river. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Paolini/Errani- Kudermatova/Mertens: orario, precedenti e dove vedere finale doppio Roma

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(Adnkronos) –
Jasmine Paolini e Sara Errani in finale nel doppio femminile agli Internazionali d'Italia 2025.Le due azzurre, campionesse in carica al Masters 1000 di Roma e medaglia d'oro olimpica, sfidano oggi, domenica 18 maggio, nell'ultimo atto del torneo la coppia formata dalla russa Veronika Kudermatova e la belga Elise Mertens.  La sfida tra Paolini-Errani e Kudermatova-Mertens è in programma oggi, domenica 18 maggio, alle ore 12.

Tra le due coppie c'è un solo precedente, che risale allo scorso aprile, con le azzurre che uscirono sconfitte in due set agli ottavi di finale del Masters 1000 di Madrid.  La finale tra Paolini-Errani e Kudermatova-Mertens sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali SkySport.Il match sarà disponibile anche in streaming su NOW e sull'app SkyGo. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Parma-Napoli: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

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(Adnkronos) – Il Napoli torna in campo sognando lo scudetto.Oggi, domenica 18 maggio, gli azzurri affrontano il Parma al Tardini nella penultima giornata di Serie A.

Dopo il pareggio contro il Genoa, la squadra di Conte non può più sbagliare per restare davanti all'Inter nella volata tricolore (azzurri a quota 78, uomini di Inzaghi fermi a 77).Dall'altra parte, i gialloblù vanno a caccia di punti decisivi in ottica salvezza (la squadra di Chivu è a quota 32, +4 sulla terzultima).  Ecco le probabili formazioni di Parma-Napoli, in campo alle 20.45: 
Parma (3-5-2): Suzuki; Delprato, Leoni, Balogh; Hainaut, Hernani, Keita, Sohm, Valeri; Pellegrino, Bonny.

All.Chivu. 
Napoli (4-4-2): Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Olivera, Spinazzola; Politano, Anguissa, Gilmour, McTominay; Lukaku, Raspadori.

All.Conte. 
Parma-Napoli sarà visibile in esclusiva su Dazn.

Per gli abbonati a Sky con Zona Dazn, partita disponibile anche al canale 214.La partità sarà visibile in streaming su Sky Go, Now e Dazn. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

F1, oggi il Gp di Imola: orario e dove vederlo in tv (anche in chiaro)

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(Adnkronos) – La Formula 1 torna in pista con il settimo appuntamento della stagione.Oggi, domenica 18 maggio, si corre il Gran Premio di Imola sul circuito Enzo e Dino Ferrari.

Si tratta del primo Gp della stagione in Europa.Ecco orario e dove vedere la gara.  In classifica comanda Oscar Piastri (McLaren) con 131 punti, seguito dal compagno di squadra Lando Norris a 115.

Al terzo posto ecco il campione del mondo in carica, Max Verstappen (RedBull), con 99 punti.Faticano le Ferrari di Charles Leclerc (quinto con 53 punti) e Lewis Hamilton (settimo con 41 punti). Oggi, domenica 18 maggio, la Formula 1 fa tappa in Emilia Romagna per il Gran Premio di Imola.

Il Gran Premio partirà alle ore 15. Tutti gli appuntamenti del Gp di Imola sono trasmessi su Sky Sport Uno, Sky Sport F1, Sky Sport 4K e in streaming su Now e Sky Go.La gara sarà visibile anche in chiaro, gratis e in diretta su Tv8.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Porta a Porta, stasera 18 maggio su Rai 1: lo speciale su papa Leone XIV

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(Adnkronos) – Questa sera, domenica 18 maggio, andrà in onda 'Speciale Porta a Porta'.In occasione dell'intronizzazione di papa Leone XIV, primo pontefice di origine americana nella storia della Chiesa cattolica, Bruno Vespa approfondisce il significato di questo momento solenne per la Chiesa nello 'Speciale Porta a Porta – Comincia il cammino di Papa Leone', realizzato in collaborazione con il Tg1, in onda alle 21.30 su Rai 1.  Robert Francis Prevost è stato eletto nuovo Papa, con il nome di Leone XIV, giovedì 8 maggio 2025.

Prevost, classe 1955, è nato a Chicago.Missionario in Perù per oltre un decennio, ha ricoperto per due mandati consecutivi alla guida dell’Ordine degli Agostiniani e ha servito come vescovo nella diocesi di Chiclayo.  Nel 2023 Papa Francesco lo ha nominato Prefetto del Dicastero per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina, conferendogli un ruolo cruciale nella selezione dei vescovi a livello globale.

Nel settembre 2023, Prevost è stato creato cardinale da Papa Francesco, assumendo il titolo di Cardinale Vescovo di Albano.Il nome scelto da Prevost da papa – Leone XIV – è un richiamo alla dottrina sociale della Chiesa.  Il 267esimo Papa è stato eletto al quarto scrutino: si tratta di una delle elezioni più brevi degli ultimi 150 anni.

L'ultimo Pontefice a essere eletto al quarto scrutinio è stato Benedetto XVI il 19 aprile del 2005. Il suo percorso accademico comprende una laurea in Matematica conseguita presso la Villanova University nel 1977, un Master in Teologia presso la Catholic Theological Union di Chicago, e successivamente una licenza e un dottorato in diritto canonico ottenuti presso il Pontificio Collegio San Tommaso d’Aquino a Roma.La sua tesi di dottorato trattava del ruolo del priore locale nell’Ordine di Sant’Agostino. La sua carriera ecclesiastica è segnata da incarichi di rilievo e da numerosi riconoscimenti.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1982, Prevost partì nel 1985 per la missione agostiniana in Perù, dove servì come cancelliere della Prelatura Territoriale di Chulucanas fino al 1986. Dal 1987 al 1988 rientrò negli Stati Uniti per svolgere il ruolo di responsabile vocazionale e direttore delle missioni della Provincia agostiniana di Chicago.Poi tornò in Perù, dove per dieci anni diresse il seminario agostiniano di Trujillo, insegnò diritto canonico nel seminario diocesano e ne fu anche prefetto degli studi.

Oltre a ciò, svolse compiti pastorali in parrocchia, fu funzionario diocesano, formatore e vicario giudiziale. Nel 1999 tornò a Chicago e fu eletto priore provinciale della provincia 'Mother of Good Counsel' dell'arcidiocesi.Dopo due anni e mezzo, fu eletto priore generale dell’Ordine Agostiniano, incarico che ricoprì per due mandati, fino al 2013.

Nel 2014 rientrò in Perù, dove Papa Francesco lo nominò amministratore apostolico della diocesi di Chiclayo.L’anno seguente ne divenne vescovo.

Durante il suo episcopato, fu anche vicepresidente e membro del consiglio permanente della Conferenza Episcopale Peruviana dal 2018 al 2023.In quegli anni, l’episcopato peruviano avrebbe avuto un ruolo rilevante nel garantire una certa stabilità istituzionale durante le crisi politiche che portarono alla caduta di diversi presidenti.

Nel biennio 2020–2021, Prevost fu anche amministratore apostolico di Callao, in Perù. Nel gennaio 2023 Papa Francesco lo ha chiamato a Roma nominandolo prefetto del Dicastero per i Vescovi, un incarico strategico poiché responsabile della nomina dei vescovi in tutto il mondo.Il 30 settembre 2023 Francesco lo ha creato cardinale. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Verissimo, gli ospiti e le interviste di oggi domenica 18 maggio

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(Adnkronos) – Oggi, domenica 18 maggio, torna 'Verissimo' con il secondo appuntamento del weekend, alle 16:30 su Canale 5.Ecco gli ospiti e le interviste di oggi di Silvia Toffanin. Domenica, il grande pianista e compositore Giovanni Allevi sarà a Verissimo per un'intensa intervista, in cui parlerà delle sfide personali che ha dovuto affrontare in questi ultimi anni. Sarà ospite per la prima volta, con la sua storia e la sua brillante carriera d’attrice, Alessandra Mastronardi, presto in prima serata su Canale 5 con la nuova serie 'Doppio gioco'. In studio, il momento magico di Alessandra Amoroso, in dolce attesa della sua prima bambina. E ancora, il racconto e la voce di Anna Tatangelo, uscita con un nuovo singolo dal titolo 'Inferno'. Infine, spazio ai super finalisti di questa edizione di 'Amici', in onda proprio domenica sera su Canale 5: Antonia, TrigNO, Francesco, Alessia e Daniele. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roma-Milan: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

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(Adnkronos) – Scontro per l'Europa all'Olimpico.La Roma ospita il Milan nella penultima giornata di Serie A.

I giallorossi, reduci dalla sconfitta con l'Atalanta nell'ultimo turno di campionato, vogliono alimentare le proprie speranze Champions, con il quarto posto, occupato da Juventus e Lazio, distante ora un solo punto.I rossoneri invece, delusi dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia contro il Bologna, vogliono continuare la propria rincorsa europea, dopo aver battuto proprio i rossoblù nell'ultima giornata.  La sfida tra Rome e Milan è in programma oggi, domenica 18 maggio, alle ore 20.45.

Ecco le probabili formazioni: 
Roma (3-4-1-2): Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Saelemaekers, Koné, Cristante, Angelino; Soulé; Shomurodov, Dovbyk.All.

Ranieri 
Milan (3-4-3): Maignan; Tomori, Gabbia, Pavlovic; Jimenez, Reijnders, Fofana, Hernandez; Pulisic, Gimenez, Leao.All.

Conceicao  Roma-Milan sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva su Dazn.La sfida sarà disponibile anche tramite smart tv e in streaming attraverso l'app e la piattaforma di Dazn. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Inter-Lazio: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

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(Adnkronos) – Big match a San Siro, tra lotta scudetto e corsa Champions.L'Inter ospita la Lazio oggi, domenica 18 maggio, nella penultima giornata di Serie A.

La squadra di Inzaghi, ora a -1 dal Napoli capolista, vuole una vittoria per continuare a sperare nel tricolare, dopo la vittoria esterna dello scorso turno di campionato contro il Torino e la qualificazione alla finale di Champions League conquistata contro il Barcellona.Proprio alla coppa europea più prestigiosa punta la Lazio, al quarto posto a pari punti con la Juventus e reduce dal pareggio in extremis conquistato proprio con i bianconeri all'Olimpico.  La sfida tra Inter e Lazio è in programma oggi, domenica 18 maggio, alle ore 20.45.

Ecco le probabili formazioni: 
Inter (3-5-2): Sommer; Bisseck, De Vrij, Bastoni; Dumfries, Barella, Calhanoglu, Zielinski, Dimarco; Taremi, Thuram.All.

Inzaghi 
Lazio (4-2-3-1): Mandas; Lazzari, Gila, Romagnoli, Hysaj; Guendouzi, Rovella; Marusic, Dia, Pedro; Castellanos.All.

Baroni  Inter-Lazio sarà visibile su Dazn, ma anche sui canali Sky Sport.Il match sarà disponibile anche in streaming sulla piattaforma Dazn, sull'app Sky Go e NOW. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sinner-Alcaraz: orario, precedenti e dove vedere finale Roma 2025 in tv (in chiaro)

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Jannik Sinner sfida Carlos Alcaraz nella finale degli Internazionali d'Italia 2025.Il tennista azzurro oggi, domenica 18 maggio, affronta lo spagnolo nell'ultimo atto del Masters 1000 di Roma, dopo aver eliminato Casper Ruud nei quarti e Tommy Paul in semifinale.

Alcaraz invece ha superato Jack Draper e Lorenzo Musetti.  La sfida tra Sinner e Alcaraz è in programma oggi, domenica 18 maggio, alle ore 17.I due tennisti si sono affrontati in ben 12 precedenti, con lo spagnolo che conduce con un parziale di sette vittorie a cinque.

L'ultimo match tra i due tra i due risale allo scorso ottobre, quando Sinner vinse il Six Kings Slam, torneo d'esibizione in Arabia Saudita, battendo in finale proprio Alcaraz.L'ultimo scontro ufficiale invece è stato vinto da Carlos, che ha superato Jannik, poche settimane prima, nella finale di Pechino.  Sinner-Alcaraz sarà visibile in diretta televisiva sui canali Sky Sport, ma anche in chiaro su Rai 1.

La partita si potrà seguire in streaming sull'app SkyGo, su NOW e su RaiPlay. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Amici, oggi la finale: anticipazioni e ospiti

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(Adnkronos) – Tutto è pronto per l'attesa finale di Amici di Maria De Filippi in onda oggi, domenica 18 maggio.Dopo mesi di studio, prove e sfide, finalmente – in prima serata su Canale 5 – sarà incoronato il vincitore o la vincitrice della 24esima edizione del talent show più longevo della televisione.  I cantanti Trigno e Antonia e i ballerini Francesco, Alessia e Daniele si contenderanno la vittoria di categoria canto/ballo e assoluta.

Quest'ultima verrà decretata dal pubblico a casa attraverso il televoto.  Presente in studio a consegnare la coppa del vincitore o della vincitrice sarà la vincitrice della scorsa edizione Sarah Toscano, che si esibirà con Carl Brave sulle note di 'Perfect'.  Al vincitore o alla vincitrice assoluto/a un premio del valore di 150mila euro in gettoni d’oro, mentre al vincitore/vincitrice di categoria un premio del valore di 50mila euro in gettoni d’oro.I finalisti si contenderanno anche il Premio della Critica offerto da Enel, dal valore di 50mila euro in gettoni d’oro, che verrà decretato in diretta da una giuria composta dalle principali testate giornalistiche italiane.

E non solo.Ad uno dei giovani talenti andrà il trofeo Premio Radio decretato dai seguenti network radiofonici: Rtl 102.5 e Radio zeta, Radio Italia, Radio 105, R101, Rds, Radio Norba, Radio Kiss Kiss, Radio Subasio e Radio Montecarlo.

Ma anche il Premio Unicità, offerto da Oreo del valore di 30mila euro in gettoni d’oro e il Premio Keep Dreaming offerto da Marlu’ del valore di 7mila euro in gettoni d’oro a ciascun finalista.  In studio i tre giudici che hanno valutato i talent: Amadeus, Cristiano Malgioglio ed Elena D’Amario e i prof che hanno accompagnato i ragazzi durante la loro crescita artistica: Alessandra Celentano, Rudy Zerbi, Lorella Cuccarini, Emanuel Lo, Anna Pettinelli e Deborah Lettieri nelle 8 puntate che hanno preceduto la finale amici ha conquistato un ascolto pari al 26.7% di share media.Tra i super ospiti – oltre Toscano e Brave – la grande campionessa di sci Federica Brignone.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Che tempo che fa, ultima puntata della stagione: ospiti oggi 18 maggio

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(Adnkronos) – Ultimo appuntamento di stagione oggi, domenica 18 maggio 2025, per 'Che tempo che fa' di Fabio Fazio on Luciana Littizzetto e Filippa Lagerbäck.Tra gli ospiti la segretaria del Pd Elly Schlein, Renzo Arbore, Alessandro Gassmann, Diego Abatantuono, Concita De Gregorio. Ospiti della puntata oltre a Schlein, Renzo Arbore celebrerà i 40 anni di 'Quelli della notte', varietà cult che ha cambiato la storia della televisione italiana e che ha tenuto a battesimo artisti come Nino Frassica, Maurizio Ferrini, Marisa Laurito, Riccardo Pazzaglia, Simona Marchini, Roberto D’Agostino, Massimo Catalano, Dario Salvatori e Andy Luotto.

Tra i protagonisti assoluti del mondo radiofonico e televisivo, Arbore in più di 60 anni di carriera ha ideato oltre venti format di successo come 'Bandiera Gialla', 'Indietro tutta', 'Alto gradimento', 'Speciale per voi'.E quest’anno è tornato protagonista del piccolo schermo con il nuovo programma 'Come ridevamo' dove con l’amico Gegè Telesforo ha dato vita a una vera e propria enciclopedia della comicità televisiva della seconda metà del Novecento.  
Alessandro Gassmann, dal 5 giugno al cinema con il film 'Mani Nude' di Mauro Mancini, presentato alla Festa del Cinema di Roma e tratto dall’omonimo libro di Paola Barbato.

Attore e regista, Gassmann in oltre 40 anni di straordinaria carriera ha recitato in più di 100 titoli tra cinema, tv e teatro e ha diretto sei film, tra cui “Questi fantasmi!”, tratto da una commedia di Eduardo De Filippo.Alla vigilia dei suoi 70 anni, Diego Abatantuono, tra i più grandi e amati attori del cinema italiano, consacrato al cinema sotto la regia di Gabriele Salvatores, Ettore Scola e Pupi Avati, che nel corso di oltre 50 anni ha collezionato 3 Nastri d’Argento, 2 Ciak d’Oro oltre al David Speciale alla Carriera.  E ancora: Concita De Gregorio, autrice del libro 'Di madre in figlia', dove intreccia tre generazioni, tre epoche della storia e tre stagioni della vita nelle voci di tre donne; l’editorialista del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli; la giornalista Cecilia Sala; l’editorialista de La Repubblica Massimo Giannini; Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele; Michele Serra.  Chiude la serata l’immancabile appuntamento con 'Che tempo che fa – Il Tavolo' con Nino Frassica, Mara Maionchi, Ubaldo Pantani, la Signora Coriandoli, Francesco Paolantoni, Simona Ventura, Max Giusti, Diego Abatantuono.

Altri ospiti della puntata: Noemi, live con il nuovo singolo 'Non sono io', estratto dall’album 'Nostalgia'; Ale e Franz; Gigi Marzullo; Herbert Ballerina; Giucas Casella. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cos’è l’intronizzazione del Papa, storia di una sacra incoronazione

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(Adnkronos) – La cerimonia di intronizzazione del Papa che si svolge oggi, domenica 18 maggio, in piazza San Pietro con la messa di inizio pontificato di Leone XIV, rappresenta uno dei riti più solenni e carichi di significato della tradizione cristiana.Lontana dall'essere una semplice formalità liturgica, anche se rivista nelle sue modalità in tempi recenti, essa è il frutto di un lungo processo storico che ha intrecciato elementi religiosi, politici e simbolici, configurandosi nel tempo come un vero e proprio modello di "incoronazione sacra". L'uso di simboli imperiali nella cerimonia papale affonda le radici nella Donazione di Costantino, un documento apocrifo redatto probabilmente tra l'VIII e il IX secolo, in cui si affermava che l'imperatore Costantino avesse donato al Papa Silvestro I le insegne dell'Impero romano d'Occidente.

Sebbene falso, come dimostrò nel XV secolo l'umanistta Lorenzo Valla, questo testo fu fondamentale per giustificare l’adozione, da parte del Pontefice, di abiti e simboli propri della regalità, come il manto di porpora (clamide), il phrygium (copricapo conico) e gli sceptri imperiali (bastoni cerimoniali decorati di solito d'oro o di metalli preziosi, talvolta sormontati da una croce o da un globo) che rappresentano il potere e la giurisdizione del sovrano. Nel 1048, con l'elezione di Leone IX, si ha la prima testimonianza del rito di 'immantatio': l'atto di ammantare il neoeletto Pontefice con la cappa purpurea subito dopo l'elezione.A Roma, il rito si consolidò con Gregorio VII (1073), venendo poi descritto anche per i suoi successori come Vittore III e Urbano II. Il teologo Guglielmo Durando, nel suo "Rationale divinorum officiorum" (1286), fornisce un'interpretazione completa dei colori papali: rosso per il sacrificio e il potere, bianco per la purezza e la carità.

Il Papa è vestito esteriormente di rosso e interiormente di bianco, simboleggiando Cristo che versa il suo sangue per il popolo. Nel periodo avignonese (1309-1376) e al ritorno a Roma si consolidano le regole rituali attraverso cerimoniali come quello dello Stefaneschi e del Patriarca Pietro.Il primo cerimoniale organico fu redatto sotto Gregorio X, mentre la forma codificata moderna prese corpo con Agostino Patrizi Piccolomini e Giovanni Burcardo (fine Quattrocento). Con Clemente VII (1525) termina l'uso del manto e della tiara per la presa di possesso della Basilica Lateranense.

Da allora il Papa compare in mozzetta e stola, consolidando un nuovo abito pubblico, meno imperiale e più pastorale. La cerimonia di intronizzazione papale ha sempre mantenuto un legame profondo con il modello delle incoronazioni imperiali.Entrambi i riti affondano le radici nel tardo Impero Romano e si rafforzano nell’epoca carolingia.

L'incoronazione di Carlo Magno da parte di Leone III nel Natale dell'800 è il punto culminante di questa simbiosi: il potere spirituale del Papa consacra quello temporale dell’Imperatore. Nel medioevo, i simboli usati durante l’intronizzazione – la tiara, il manto rosso, il pallio e l’anello del pescatore – richiamano gli elementi delle incoronazioni regali, come la spada, la corona e il globo crucigero. Anche i gesti, come la consegna delle redini del cavallo papale da parte dell'imperatore (gesto di umiltà e sottomissione), richiamano riti antichi e profondamente simbolici che sottolineavano la supremazia morale del potere spirituale. Il rito di intronizzazione papale, lungi dall'essere solo una celebrazione religiosa, è una sintesi complessa di simboli teologici, tradizione imperiale e visione del potere.La sua evoluzione riflette la trasformazione della figura del Papa da capo spirituale della Chiesa a sovrano anche temporale, e poi – dopo il tramonto del potere temporale – a guida morale universale. Attraverso la ricchezza dei cerimoniali, la forza delle immagini e le affinità con le incoronazioni imperiali, la liturgia papale di intronizzazione resta uno dei più eloquenti testimoni della cristianità medievale e del suo immaginario politico e religioso. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Leone XIV, oggi l’intronizzazione di Papa Prevost: il programma e chi ci sarà

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(Adnkronos) – Celebrazioni tra piazza San Pietro e Basilica, delegazioni da tutto il mondo e ingenti misure di sicurezza per il rito di intronizzazione con cui oggi, domenica 18 maggio, papa Leone XIV si insedierà ufficialmente alla guida della Chiesa.  Alle 9 papa Prevost, come anticipato dal portavoce del Vaticano, Matteo Bruni, farà il giro della piazza in papamobile.L'accesso alla piazza per i fedeli sarà aperto a partire dalle 6. Il Pontefice guiderà, quindi, il Regina Coeli sul sagrato della Basilica al termine della messa.

Nella Basilica di San Pietro saluterà, poi, le delegazioni sistemate alla destra della piazza, come avvenuto per i funerali di papa Francesco, con i rappresentanti d'Italia, Stati Uniti e Perù nelle prime file.  Alla messa per l'inizio del pontificato di Leone XIV presenzieranno capi di Stato e di governo, ministri e reali.Per gli Stati Uniti ci saranno il vice presidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.

Ad accompagnarli, le consorti Usha Vance e Jeanette Rubio. Ci sarà anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.Il leader ucraino, accompagnato dalla moglie Olena Zelenska, parteciperà alla messa di intronizzazione di Papa Leone XIV alla guida di una delegazione di cui fanno parte anche il capo dell'ufficio della presidenza, Andriy Yermak, e il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha.  Per l'Ue ci sarà la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Presente anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz.Atteso, stando a Bfmtv, il premier francese Francois Bayrou.

Per Israele, hanno riferito i media israeliani, arriverà a Roma il presidente Isaac Herzog.Ha confermato la partecipazione il premier canadese Mark Carney, che resterà nella capitale fino a lunedì.

Ci sarà anche il presidente libanese, Joseph Aoun, accompagnato dalla first lady. Assisteranno alla messa Re Felipe di Spagna e la regina Letizia.A rappresentare re Carlo ci sarà il principe Edoardo, Duca di Edimburgo.

A Roma anche Filippo e Mathilde del Belgio.  Per la messa di intronizzazione Roma mette in campo l'organizzazione già testata per i funerali di papa Francesco. "Replicheremo esattamente lo stesso modello – ha spiegato il sindaco, Roberto Gualtieri – con un impiego massiccio non solo di forze dell'ordine, ma di polizia locale, di Protezione civile, di personale medico e anche di steward, per gestire questi flussi, organizzarli e distribuirli in un perimetro molto largo che sarà arricchito anche dalla presenza di maxi schermi per consentire a tutti di poter assistere, ma senza eccessivi affollamenti". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia – Palermo (1-0): Le pagelle dei gialloblù

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Una notte magica al Romeo Menti di Castellammare di Stabia.La Juve Stabia, con il cuore e la grinta di chi non ha nulla da perdere, supera di misura un Palermo spento e imbrigliato dalla sapiente tattica di mister Pagliuca.

Un gol di Adorante, autentico rapace d’area, regala alle Vespe una vittoria preziosissima nell’andata dei playoff di Serie BKT.Ma la prestazione corale dei gialloblù è stata superlativa, con un Thiam insuperabile tra i pali e una difesa granitica che ha respinto ogni tentativo rosanero.

Ripercorriamo le emozioni e le giocate chiave attraverso le nostre pagelle.

Thiam 7: il Palermo tira pochissimo ma in quei pochi interventi sbatte su un Thiam strepitoso.Super eroe.

Ruggero 7: aggressivo, carico e affamato fin dai primi minuti.

Esce solo perché già ammonito. (Varnier 7: rinforza il muro e rispedisce al mittente gli avversari).

Peda 8: Pojhanpalo chi?Il finlandese non la becca mai contro il polacco.

Il Palermo si starà mangiando le mani.

Bellich 7: potrebbe lavorare come buttafuori in qualche discoteca.Appena c’è un problema lui lo risolve e lo sbatte fuori.

Mussolini 7.5: sembra che i Lonney Tunes vogliano ingaggiarlo al posto di Speedy Gonzalez.

Mette a ferro e fuoco la fascia e colpisce anche un palo. (Andreoni 6.5: entra col giusto atteggiamento e contribuisce alla vittoria).

Mosti 7: ha il piede caldo e serve un gran pallone a Mussolini sull’azione del palo.Sempre nel vivo del gioco. (Meli 7: un Meli così vivo e aggressivo non lo si vedeva da tempo.

Ottimo ingresso).

Pierobon 7.5: clonatelo subito.Corre per 18, resiste ai crampi ed è suo il lancio per il gol di Adorante.

Fortini 6: il tempo di una sgasata e i muscoli lo abbandonano.

Speriamo non sia nulla di grave. (Rocchetti 7: entra quasi a freddo ma non si nota.Un paio di interventi difensivi da urlo e discese continue).

Piscopo 7: Audero gli dice di no al gol dopo un gran colpo di testa.

Aiuta tantissimo anche in difesa.

Candellone 6.5: si divora il gol del vantaggio ma non si demoralizza.Con Baniya ingaggia un duello all’ultimo muscolo.

Adorante 8: vuoi capire come essere un vero attaccante?

Studia la clip di Adorante: difesa del pallone, spunto da killer e conclusione da cineteca.Sia santificato il suo nome. (Sgarbi 7: anche lui entra col giusto piglio e fa salire tantissimo la squadra).

Pagliuca 8: il Palermo spende 5 volte più dello Stabia, ma lui insegna a Dionisi come un allenatore debba far giocare una propria squadra.

Che rinnovi fino al 2200!

Juve Stabia – Palermo, Dionisi: “Il gol subito? Un fulmine a ciel sereno in una partita equilibrata”

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Con la voce che tradisce l’amarezza per l’epilogo nei playoff di Serie B, Alessio Dionisi si è presentato di fronte ai microfoni per commentare la sconfitta. L’allenatore del Palermo ha esordito focalizzandosi sull’episodio chiave del match: “Indubbiamente, la rete subita è giunta in maniera inattesa, come un evento improvviso e sconcertante. Fino a quel frangente, la nostra retroguardia non aveva concesso spazi significativi, eppure un nostro passo falso si è rivelato decisivo, con conseguenze pesanti sul risultato finale”.

Ripercorrendo le fasi della partita, Dionisi ha aggiunto: “Nella prima frazione di gioco abbiamo interpretato la gara con la giusta mentalità. Nella ripresa, pur cercando con insistenza di creare pericoli e scompiglio nella loro difesa, ci è mancata la necessaria incisività sotto porta. Eravamo consapevoli delle qualità di Peda, un difensore di spessore, e della solidità della Juve Stabia, una formazione grintosa, abile nei contrasti individuali e pericolosa nelle transizioni offensive. Avevamo a disposizione due ore per ribaltare la situazione, e la partita è stata equilibrata fino a quell’episodio che non avevamo previsto. Ho tentato la carta di un ulteriore attaccante nel quarto d’ora finale, ma la dinamica dell’incontro non è mutata”.

Inevitabile un bilancio complessivo della stagione: “È ovvio che nessuno di noi può dirsi soddisfatto di un campionato caratterizzato da un’eccessiva discontinuità di rendimento. Le ambizioni iniziali erano ben diverse. Non siamo riusciti ad esprimerci al meglio in questa sfida, su un terreno di gioco sintetico e contro un avversario che ha dimostrato nel corso della stagione di meritare una posizione migliore in classifica. La squadra possiede un valore intrinseco notevole, come dimostrato dal fatto che, nonostante alcune assenze in difesa, chi è sceso in campo ha risposto presente. Il mio obiettivo, quando sono arrivato, non era certo quello di disputare un campionato di questo tipo, e su questo non ci sono margini di dubbio”.

Juve Stabia – Palermo, Patryk Peda: “Anche questa sera la fiducia del Mister è stata fondamentale per me”

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Una prestazione difensiva sontuosa, un baluardo insuperabile eretto al centro della retroguardia gialloblù. Patryk Peda, difensore della Juve Stabia, è stato il protagonista silenzioso ma decisivo della recente sfida, annullando completamente le velleità offensive di Joel Pohjanpalo, temibile attaccante del Palermo.

Le parole del centrale polacco al termine della gara trasudano soddisfazione e fiducia: “La fiducia del mister ha significato molto. Mi mancava giocare. Mi trovo bene nell’ambiente, il mister mi ha aiutato tanto. Mi mancava la fiducia rispetto a Palermo.” Un chiaro riferimento al suo passato e un ringraziamento sentito all’attuale guida tecnica che ha creduto nelle sue qualità.

Il futuro, per Peda, è un orizzonte focalizzato sul presente: “Mi trovo molto bene, penso al presente.” Una mentalità pragmatica che riflette la concentrazione del giocatore sul contribuire attivamente alla causa della Juve Stabia. Interessante anche il retroscena tattico svelato dal difensore riguardo alla sua posizione in campo dopo l’ingresso di Varnier e il suo utilizzo come braccetto a destra: “Per la posizione in campo lo abbiamo provato in allenamento per cui già sapevo cosa fare.” Una dimostrazione della preparazione meticolosa dello staff tecnico e della duttilità del giocatore.

Nonostante l’indubbio valore dell’avversario, Peda non nasconde la sua soddisfazione per la prova offerta contro Pohjanpalo: “È uno fortissimo, che non si può leggere tanto, ma sono soddisfatto della mia prestazione.” Un riconoscimento all’abilità di Pohjanpalo, ma anche una legittima autovalutazione positiva dopo averlo neutralizzato con efficacia.

Infine, un pensiero sul calore del pubblico stabiese, un fattore che ha certamente giocato un ruolo importante: “Lo stadio Barbera è più grande, ma qui si sentono i nostri tifosi, è stato bello vedere il campo pieno e sentire la loro carica.” Un’ulteriore conferma del legame speciale tra la squadra e i suoi sostenitori, capaci di trasformare il Romeo Menti in un fortino inespugnabile. La prestazione di Patryk Peda non è solo un’affermazione individuale, ma il simbolo di una Juve Stabia solida e determinata, pronta a battagliare con il sostegno del suo “muro” difensivo e della passione dei suoi tifosi.

Papa, oggi il rito che dà il via ufficiale al ministero Petrino di Leone XIV

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(Adnkronos) –
Inizia ufficialmente oggi, domenica 18 maggio, il ministero petrino di Papa Leone XIV.Il rito, come spiega l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, prevede diversi momenti di valore simbolico nei quali spiccano le antiche insegne episcopali ‘pettine’: il Pallio e l’Anello del Pescatore.  
Il Pallio: è un paramento liturgico realizzato con lana di agnelli.

Rievoca il buon Pastore, che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita, e la triplice risposta di Pietro alla richiesta di Gesù risorto di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle.Come scrive Simeone di Tessalonica nel De sacris ordinationibus, “indica il Salvatore che incontrandoci come la pecora perduta se la carica sulle spalle, e assumendo la nostra natura umana nella Incarnazione, l’ha divinizzata, con la sua morte in croce ci ha offerto al Padre e con la risurrezione ci ha esaltato”.

Si tratta di una stretta fascia che si appoggia sulle spalle, sopra la casula, la veste liturgica.Ha due lembi neri pendenti davanti e dietro, è decorata con sei croci nere di seta – una su ogni capo che scende sul petto e sul dorso e quattro sull’anello che poggia sulle spalle – ed è guarnita, davanti e dietro, con tre spille che raffigurano i tre chiodi della croce di Cristo.  
L’Anello del Pescatore – ha la valenza specifica dell’anello-sigillo che autentica radicalmente la fede, compito affidato a Pietro di confermare i suoi fratelli.

Viene detto anello “del Pescatore” perché Pietro è l’Apostolo che, avendo avuto fede nella parola di Gesù, dalla barca ha tratto a terra le reti della pesca miracolosa.   
La liturgia ha inizio all’interno della Basilica Vaticana.Il Romano Pontefice scende, con i Patriarchi delle Chiese Orientali, al Sepolcro di San Pietro, vi sosta in preghiera e poi lo incensa.

Questo momento sottolinea lo stretto legame del Vescovo di Roma all’Apostolo Pietro e al suo martirio, proprio nel luogo in cui il primo Vicario di Cristo ha confessato con il sangue la sua fede, insieme a tanti altri cristiani che con lui hanno dato la stessa testimonianza. Due diaconi prendono, poi, il Pallio, l’Anello del Pescatore e il Libro dei Vangeli e si avviano in processione verso l’Altare della celebrazione, sul sagrato, in piazza San Pietro.Leone XIV risale sul sagrato della Basilica di S.

Pietro e si unisce alla processione, mentre si cantano le Laudes Regiæ – canto litanico – con l’invocazione della intercessione dei Pontefici santi, dei martiri e dei santi e delle sante della Chiesa Romana.Dal cancello centrale della Basilica Vaticana pende l’arazzo della pesca miracolosa, in cui è raffigurato il dialogo di Gesù con Pietro, a cui si fa esplicito riferimento nella liturgia della Parola e nei testi della celebrazione. È la riproduzione di quello in manifattura fiamminga, realizzato per la Cappella Sistina su un cartone di Raffaello Sanzio e conservato nei Musei Vaticani.

Presso l’Altare, invece, è collocata l’effigie della Madonna del Buon Consiglio del Santuario mariano di Genazzano.  
Segue il rito per la benedizione e l’aspersione dell’acqua benedetta, essendo una domenica di Pasqua.Successivamente viene cantato il Gloria al quale segue l’orazione colletta, con il richiamo al disegno del Padre di edificare la sua Chiesa su Pietro.

Comincia, dunque, la Liturgia della Parola.La Prima Lettura, pronunciata in spagnolo, è un brano degli Atti degli Apostoli (At 4, 8-12) in cui Pietro annuncia che Cristo è “la pietra scartata dai costruttori”.

Enunciato in italiano, il Salmo responsoriale (Sal 117 [118]) riprende il tema della “pietra” – “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo” -, mentre la Seconda Lettura, letta in inglese, tratta dalla Prima Lettera di Pietro (1 Pt 5, 1-5. 10-11), evidenzia il legame che intercorre tra Pietro, la Chiesa di Roma e il ministero del suo Successore.Il Vangelo, una pagina di Giovanni proclamata in latino e in greco (Gv 21, 15-19), è quello della triplice domanda di Gesù a Pietro di pascere i “suoi agnelli” e le “sue pecorelle”, ed è uno dei testi che fondano tradizionalmente lo speciale e personale compito conferito a Pietro nel gruppo dei dodici apostoli. 
Alla fine dell’annuncio del Vangelo, si avvicinano a Leone XIV tre cardinali dei tre ordini (diaconi, presbiteri e vescovi) e di continenti diversi: il primo gli impone il Pallio, il secondo chiede, con una speciale preghiera, la presenza e l’assistenza del Signore sul Papa, il terzo pronuncia, pure lui, un’orazione, invocando Cristo, “pastore e vescovo delle nostre anime”, che ha edificato la Chiesa sulla roccia di Pietro, e dallo stesso Pietro è stato riconosciuto “Figlio del Dio vivente”, perché sia lui a dare al nuovo Pontefice l’Anello-sigillo del Pescatore, e poi gli consegna l’Anello del Pescatore.

Questo momento si conclude pregando lo Spirito Santo perché arricchisca il nuovo Pontefice di forza e mitezza nel conservare i discepoli di Cristo nell’unità della comunione, poi il Papa benedice l’assemblea con il Libro dei Vangeli, mentre si acclama in greco: “Ad multos annos!”. 
Dopo il simbolico rito dell’ 'obbedienza' prestata al Papa da dodici rappresentanti di tutte le categorie del popolo di Dio, provenienti da varie parti del mondo, la celebrazione prosegue con l’omelia del Pontefice.Poi viene cantato il ‘Credo’, al quale segue la preghiera dei fedeli con cinque invocazioni, in portoghese, francese, arabo, polacco e cinese.

Si prega il Signore per la Chiesa, ovunque diffusa sulla terra, per il Romano Pontefice, che inizia il suo ministero, per quanti detengono le responsabilità di governo, per coloro che si trovano nella sofferenza e nel disagio, per la stessa assemblea.  Mentre viene intonato il canto di offertorio “Tu es pastor ovium”, poi, l’orazione sulle offerte del pane e del vino supplica che attraverso il ministero missionario della Chiesa si estendano a tutto il mondo i frutti della redenzione.Leone XIV pronuncia, quindi, la ‘Preghiera Eucaristica’ o “Canone Romano” e successivamente si svolge il rito di comunione, al cui termine il Pontefice chiede a Dio di confermare la Chiesa nell’unità e nella carità e per sé di essere salvato e protetto insieme al gregge che gli è stato affidato.

Prima di concludere la celebrazione, il Papa pronuncia una breve allocuzione e dopo il canto del Regina caeli imparte la benedizione solenne che torna sull’immagine biblica della vite e della vigna, applicata alla Chiesa, invocando che il Signore “guardi” e “protegga” il ceppo e la vite da lui piantati, e chiede di far “risplendere” su tutti il suo volto di salvezza.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa, rito di intronizzazione papale: storia e simbolismo delle vesti pontificie

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(Adnkronos) –
L'uso delle vesti papali, in particolare della mozzetta e della stola pontificia, affonda le sue radici in un contesto storico e liturgico che si sviluppò nel corso dei secoli, raggiungendo una forma codificata solo a partire dalla seconda metà del Quattrocento.Il rito di intronizzazione del Papa, in cui queste vesti giocano un ruolo cruciale, è uno dei momenti più significativi del pontificato.

Per comprendere appieno il significato e la simbologia di questi abiti, è essenziale esplorare il lungo percorso storico che ha portato alla definizione del loro utilizzo, a partire dall'epoca carolingia. 
L'utilizzo dei colori rosso e bianco per gli abiti pontifici è un elemento centrale nel cerimoniale di intronizzazione.Questi colori non sono scelti a caso, ma rispecchiano un lungo processo di imitazione dell'Imperium, che si sviluppò dopo il distacco del papato dalla potenza bizantina e la sua graduale ascesa come potenza temporale nell'Occidente.  La simbologia del bianco e del rosso, infatti, affonda le radici nell'imperialismo romano, rispecchiando l'adozione delle insegne imperiali da parte del Papa, come sancito nel Constitutum Constantini, la Donazione di Costantino.

Tale documento, che probabilmente è stato redatto tra la seconda metà dell'VIII secolo e la prima metà del successivo, secondo il filologo umanista Lorenzo Valla, stabilisce tra l'altro il passaggio delle insegne imperiali per la 'pars occidentis' dell'impero dall'imperatore Costantino al Papa Silvestro.Tra queste insegne troviamo il phrygium, la clamis purpurea, cioè il mantello di porpora, e gli imperialia scectra, che già a partire dal IX secolo cominciano a svolgere un ruolo nei riti d'insediamento del nuovo Pontefice. La progressiva importanza che si darà al rito di intronizzazione e di coronazione, come pure il fatto che alcune elezioni avvenivano fuori Roma, introdussero, accanto all'atto formale di adozione di un nuovo nome da parte del Papa, l'uso di ammantare, subito dopo l'elezione, con la cappa rubea, o purpurea, il neo eletto Pontefice.

Il primo esempio di immantatio si ebbe con Leone IX, eletto a Worms nel 1048.Fu con Gregorio VII che questo rito apparve con certezza a Roma, al momento della sua elezione nel 1073.

Tale atto è documentato per Vittore III (1086-1087), Urbano ii (1088-1099) e Pasquale ii (1099-1118). Guglielmo Durando riferirà nel suo Rationale divinorum officiorum, scritto verso il 1286, che oltre agli ornamenti tipici del vescovo, il Romano Pontefice poteva far uso della corona e del manto di porpora, in quanto l'imperatore Costantino consegnò al beato Silvestro tutte le insegne dell'impero romano: "Su concessione dell'imperatore Costantino, il Pontefice Romano, può portare la clamide purpurea e la tunica scarlatta e tutti gli indumenti imperiali: scettri, stendardi e ornamenti, la croce lo precede ovunque andrà per indicare che a Lui, più che ad ogni altro si confà il detto dell'Apostolo: non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, e perché sappia che deve imitare il crocifisso". Per tale ragione il Pontefice esibisce tutto questo apparato anche nelle grandi processioni, come un tempo usavano fare gli imperatori.Il rituale di intronizzazione del Romano Pontefice prevedeva, in una forma che si era ormai andata stabilizzandosi, che il priore dei diaconi ammantasse il neo eletto Pontefice con il manto rosso simbolo di potere di origine chiaramente imperiale.

Accanto all'uso del manto rosso, come distintivo dell'autorità pontificia, si affianca l'uso della veste bianca.Filippo Bonanni, nella sua opera Della Sacra Gerarchia spiegata nei suoi abiti civili ed ecclesiastici (Roma, 1720), riferirà di una tradizione, abbastanza diffusa ancora nel 1700, che attribuirebbe all'apparizione di una bianca colomba al momento del martirio di san Fabiano la ragione dell'adozione dell'abito bianco del Pontefice.

Tradizioni o leggende a parte, l'uso del Pontefice di indossare una veste bianca è antichissimo.Bonanni porta l'esempio di Papa Vittore III, che, eletto nel 1086, fece resistenza a indossare la veste bianca prima della clamide purpurea. Ancora una volta Guglielmo Durando offrirà quella che da molti è ritenuta l'interpretazione simbolica più completa dei colori bianco e rosso della veste papale: "Il Sommo Pontefice appare sempre vestito di un manto rosso all'esterno, ma all'interno è ricoperto di veste candida, perché il bianco significa innocenza e carità, il rosso esterno simbolizza invece il sangue di Cristo.(…) Il Papa rappresenta infatti la Persona (il Cristo) che per noi rese rosso il suo indumento".

La veste esterna, il manto rosso, diviene simbolo del sacrificio di Cristo, la veste bianca rinvia alla purezza dei costumi e alla santità della vita.Durando afferma anche che la veste detta pluviale o cappa si pensa derivi dalla tunica descritta nell'Antico Testamento: come quella era adorna di sonagli, questo lo è di frange, che rappresentano le fatiche e le preoccupazioni di questo mondo.

In tale descrizione si trova concorde con quella di Domenico Macri, che nel suo Hierolexicon (Venezia 1765) associa il manto papale e il piviale al mandýa greco. Il primo cerimoniale papale che si sofferma in modo sistematico su tali vesti del Pontefice è quello redatto per Gregorio X (tra il 1272 e il 1273), mentre gli ordines precedenti ricordano chiaramente solo il colore del manto rosso con il quale il priore dei diaconi ammantava il neo eletto Pontefice.I colori bianco e rosso rendono così visibile ciò che il Papa rappresenta: la persona di Cristo e la Chiesa suo corpo mistico.

Tali indumenti e colori, usati fin dal momento dell'elezione del Romano Pontefice, con la loro simbologia cristica e imperiale allo stesso tempo, verranno codificati dai cerimoniali del periodo avignonese (in particolare il cosiddetto cerimoniale Long), da quello dello Stefaneschi, che è stato scritto nella fase di rientro a Roma, e da quello del Patriarca Pietro.  Infine, troverà una codificazione precisa nel cerimoniale redatto da Agostino Patrizi-Piccolomini e da Giovanni Burcardo.Questo disporrà che il neo-eletto Pontefice, indossata la veste bianca – di lino o altra stoffa a seconda della stagione – venisse ammantato del manto rosso pontificio dal cardinale priore dei diaconi, conservando la stola indossata secondo il rispettivo ordine di appartenenza, o senza, qualora l'eletto non fosse insignito neanche dell'ordine diaconale, e con la mitra di lama sul capo.

Così rivestito il nuovo Papa, posto in trono nel luogo dell'elezione, riceveva la prima obbedienza dei cardinali: rituale, questo, che pur con qualche differenziazione riguardo ai momenti è stato conservato sino a tempi recenti.Tale veste diveniva così abituale per le occasioni pubbliche e solenni del Papa, non solo in quelle strettamente liturgiche, ma anche quando riceveva l'imperatore e i sovrani in solenne udienza e durante i concistori pubblici per la creazione di nuovi cardinali, per le solenni cavalcate per l'Urbe, in particolare per la presa di possesso di San Giovanni in Laterano, che seguiva la coronazione in San Pietro. Circa la forma e la foggia del manto e della veste in epoca medioevale si sono fatte molte speculazione e un certo aiuto può venire dal patrimonio iconografico.

Bonanni conviene nel definire tale manto rosso come contrassegno della dignità pontificia.Del resto, egli aggiunge che i vocaboli "di manto, cappa e peviale vogliono significare nelli rituali le vesti adoperate dalli Pontefici nelle funzioni sacre e non comunemente", concludendo semplicemente: "se di tal forma o di tal colore si usasse dalli pontefice anticamente non l'ho potuto ricavare appresso alcuno autore, ne riconoscere in alcuna pittura antica posso solo dire che il Pontefice quando era eletto gli si poneva indosso la clamide rossa, altri dicono manto, altri veste pontificia o spesse volte il peviale, come oggi si fa". Il Papa usava anche una cappa rossa, sul modello di quella dei cardinali, ma aperta davanti e con ampio cappuccio, che durante il periodo avignonese fu foderata di ermellino.

Tale cappa era indossata di rado: nel mattutino di Natale, in quelli della Settimana Santa ed in poche altre occasioni.Cadde presto in disuso e fu sostituita dal manto, che il Papa utilizzava ogni qualvolta assisteva alle cappelle papali, usandolo bianco, quando era prescritto tale colore liturgico, e rosso in tutte le altre circostanze.

Nel caso di uso della cappa da parte del Papa, non era prevista l'assistenza dei cardinali diaconi. Il periodo avignonese introdusse alcune novità, non solo nella liturgia papale, con l'introduzione del concetto di "cappella" – da cui nasce, tra l'altro, il tribunale della Rota Romana, formato dai cappellani auditores Domini Papae, a conferma dell'importante ruolo liturgico svolto dai prelati uditori di Rota fino alla riforma della cappella papale attuata nel 1968 in ossequio alla Pontificalis domus di Paolo VI – quale oggi, pur riformato, conosciamo; ma anche nel vestiario del Papa, non discostandosi però sul piano della simbologia dei colori bianco e rosso dal periodo precedente.Tale novità è l'utilizzo della mozzetta. 
La mozzetta, veste ecclesiastica propria del Papa e di altre dignità, è aperta sul davanti e viene chiusa con una bottoniera, si porta sulle spalle e copre anche il petto e porzione delle braccia.

Solo in quella papale sopravvive un piccolo cappuccio, avanzo di uno più ampio che si portava per coprirsi il capo.La mozzetta, nella foggia che conosciamo oggi, non è veste particolarmente antica in quanto, come sopra accennato, la veste pubblica del Papa era il manto e la veste bianca.

Bonanni riferisce che la mozzetta "usasi dal Sommo Pontefice, sempre ed in pubblico sopra la veste talare il rocchetto, chiamato volgarmente camisa romana (di maniche strette sempre di lino bianco e di forma quasi talare), poi reso più corto", e aggiunge che tale corta veste non fosse usata anticamente dai Sommi Pontefici i quali oltre la tonaca bianca ricevevano il manto. Il cappuccio (mozzetta), il cui uso fu iniziato appunto in Francia, deve intendersi quale aggiunta alla veste abituale del Papa, simile a quella dei cardinali, come annotato in un diario riportato da Bonanni e da Gaetano Moroni nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica (Venezia, 1857): "erat autem per ea tempora mantellum hoc Pontificis simile omnino cardinalium vesti, quam vulgo dicimus mantellectum, longum tamen ad talos descendens, et rubeum sempre et caputium, quod imponebatur mantelletto, similiter rubrum tale erat, quod caput operiens humeros pectus, et brachia simul integre ambiebat, vestimenti genus ad aeris injurias repellendas per accommodatum, et ad fovedum aptissimum, namet in hyeme variis pellibus fulciebatur.Hoc igitur indumenti genere mantello scilicet et caputio inter proprios lares, est extra etiam in actionibus quibuscuinque non tamem sacris usi Pontifices fere usque ad Leonen X". In questo diario si aggiunge che se la stagione era calda si deponeva il mantelletto e si usava mantenere il cappuccio (mozzetta) sopra il rocchetto in quanto occorreva conservare al Sommo Pontefice il colore bianco e quello di porpora, per significare la sua somma dignità.

Così fu mantenuto, anche al rientro a Roma, l'uso del rocchetto e del cappuccio (ora mozzetta) con l'unito piccolo cappuccio, in ricordo dell'antico, che non si usava più per coprire il capo.Tale funzione era stata assunta dal berrettino ugualmente rosso, il camauro.

Domenico Giorgi, nel suo Gli abiti sagri del Sommo Pontefice Paonazzi, e Neri in alcune solenni funzioni della Chiesa, giustificati degli antichi rituali, e degli scrittori ecclesiastici (Roma, 1727), dopo aver affermato che la veste interiore fu sempre bianca, laddove l'esteriore, cioè la mozzetta detta cappa rubea, fu sempre rossa, osserva che i Pontefici non hanno mai avuto l'abitudine di intervenire alle sacre funzioni vestiti di abiti familiari; quindi conviene con Bonanni che il mantello e il cappuccio, abiti non sacri e ignoti agli antichi Pontefici, furono per la prima volta introdotti in Francia a motivo dell'intemperie dell'aria, per cui essi tralasciarono di usare l'antico manto pontificio.Inoltre del cappuccio (mozzetta) si servivano i Papi mentre erano ritirati nelle proprie abitazioni e di fuori ancora, in ogni funzione, ma non in quelle sacre e molto meno solenni con gli abiti familiari, ossia di camera. Tale abito con la stola pontificia diventerà ben presto l'abito pubblico del Sommo Pontefice, ereditando in tale modo, nelle funzioni extra liturgiche, il valore simbolico del manto rosso e della veste bianca.

Le vesti che il Sommo Pontefice suole comunemente usare nelle funzioni non sacre pubbliche saranno descritte da monsignor Landucci, sacrista pontificio del XVII secolo: "Due paia di scarpe rosse, una di panno di lana e l'altro di velluto, con croce ricamata d'oro, con un paio bianche con simile croce, due vesti corte bianche, con l'aggiunta di altre due vesti larghe in coda, che chiamasi falda, la quale vien cinta nei lombi con cingoli di seta rossa e fiocchi oro, rocchetto, cappuccio (mozzetta), berrettino di velluto rosso, cappuccio e berrettino di panno, altro di damasco bianco, ugualmente con berrettino di eguale fattura (tutti questi circondate di pelli bianche di armellino), queste saranno senza pelli durante l'estate ed i periodi più caldi, a ciò si aggiungano due piccoli berrettini (zucchetti), l'uno di panno, l'altro di seta, da mettersi, secondo le occasioni, quando si indossi la mitria o il regno (triregno)". 
Dalla seconda metà del 1400 l'uso della stola e della mozzetta divenne sempre più frequente e riservato, insieme al rocchetto, al solo Pontefice, quale segno di giurisdizione.Tale abito andò, come detto, sostituendo il manto in alcuni atti solenni.

Tra questi atti, forse il più solenne, in cui si vide la sostituzione del manto con l'abito sopra descritto, fu la solenne cavalcata per la presa di possesso della Arcibasilica del Santissimo Salvatore.Infatti, dopo il possesso di Leone X nel 1513, i Papi terminarono di prendere possesso della basilica Lateranense in mitra, o regnum, e manto papale.

Il primo Papa a recarsi in mozzetta e stola per la presa di possesso del Laterano fu Clemente VII, l'altro Papa Medici, nel 1525.Il suo successore Paolo III, fece lo stesso, mentre San Pio V indossò anche la falda minore e così anche i suoi successori. Inoltre, la simbologia dei colori ritornava anche sui finimenti del cavallo utilizzato dai Pontefici, prima che fosse introdotto l'uso della carrozza, in occasione della prese di possesso e di viaggi.

Essi, infatti, cavalcavano un cavallo bianco con una gualdrappa rossa.Già in epoca carolingia si introdusse, inoltre, un gesto carico di simboli: il nuovo imperatore nell'abito delle cerimonie di incoronazione imperiale, in segno di sottomissione e di umiltà, conduceva le briglie del cavallo del Papa, per un breve tratto di strada, lo spazio di un tiro d'arco, ripetendo quanto già fece Pipino il breve con Stefano II. Gaetano Moroni e Giuseppe Novaes, come pure altri autori, ricordano che anche quando il Papa si recava alle cappelle dell'Annunziata, di San Filippo e della Natività, a Santa Maria Maggiore, usciva in mozzetta stola e rocchetto.

Moroni aggiunge, poi, che tutte le volte che il Papa assume la mozzetta la porta sempre sul rocchetto, la veste, che può essere di seta o di lana a seconda delle circostanze, la fascia con i fiocchi e la stola (tranne in alcuni casi specifici), con l'aggiunta della falda minore, in particolari circostanze. Una parola più specifica va spesa infine sull'uso della stola del Sommo Pontefice.Il Papa la utilizzava ogni qualvolta compariva in pubblico o per qualche funzione non strettamente liturgica.

Tale stola era lunga sino ad un palmo sotto il ginocchio ed è alquanto unita al petto da un cordone formante un nastro, con due croci laterali. "È tutta ricamata con arabeschi, ossia frangi di foglie e fiori, pendendo dalle estremità lunghe frange.Essa è sempre ricamata d'oro, di colore bianco o rosso, secondoché si usa la mozzetta bianca o rossa, come si prescrive nei rituali, alcune volte più, altre volte meno preziosa, usandola nelle solenni cavalcate ricamata di perle.

Solo il Romano Pontefice la porta in segno di Suprema dignità e potestà". All'uso della stola sulla mozzetta si univa sempre quello della croce papale, che portata dal suddiacono apostolico – un uditore di Rota – e accompagnata dai maestri ostiari di virga rubea, precedeva sempre il Papa in ogni uscita che aveva carattere di ufficialità: l'una e l'altra si adoperavano per Roma, nelle chiese, nei monasteri, nelle visite ai sovrani, e via dicendo.Inoltre un tale abito era previsto quando il Papa si recava per l'Urbe senza andare a celebrare messa, oppure quando viaggiava da un città all'altra, approssimandosi ad entrarvi. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina-Russia, ore cruciali per la tregua: Trump parlerà con Putin e Zelensky

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(Adnkronos) – In attesa dei colloqui telefonici annunciati da Donald Trump con Putin, prima, e con Zelensky, poi, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha anticipato che Russia e Ucraina hanno concordato di "scambiarsi un elenco con le condizioni per la tregua". "E' un lavoro in corso", ha sottolineato, precisando che "sarebbe ora prematuro rivelare dettagli dei colloqui, dal momento che sono in corso e si svolgono a porte chiuse".Peskov ha anche reso noto che un incontro tra Putin e Zelensky ''è possibile'', ma solo ''dopo che le delegazioni raggiungeranno determinati accordi''. E il Vaticano potrebbe essere la sede dei colloqui di pace tra Russia e Ucraina.

Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, che a Roma ha incontrato il cardinale Matteo Zuppi prima di dirigersi a Villa Madama per il bilaterale con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.Secondo il sito di Sky News, alla domanda se il Vaticano potesse fungere da mediatore di pace, Rubio – prima del colloquio con Zuppi avvenuto presso l'ambasciata americana – ha risposto: "Non lo definirei un mediatore, ma lo è certamente – penso che sia un luogo in cui entrambe le parti si sentirebbero a proprio agio.

Quindi parleremo di tutto questo e ovviamente sarò sempre grato al Vaticano per la sua disponibilità a svolgere questo ruolo costruttivo e positivo".Rubio ha anche rilanciato l'appello di Trump per un cessate il fuoco completo in Ucraina, ha spiegato la portavoce del segretario di Stato Usa che ha anche detto di accogliere positivamente l'accordo per lo scambio di prigionieri fra Kiev e Mosca.  Secondo quanto ha dichiarato a Sky News una fonte all'interno della delegazione ucraina, nei negoziati di Istanbul la delegazione mandata da Mosca ha chiesto agli inviati di Kiev che venissero riconosciute come territorio russo cinque regioni ucraine.

Durante i colloqui i russi hanno minacciato ''una guerra eterna'' e la delegazione ''non era preparata a discutere i dettagli tecnici di un accordo di cessate il fuoco e stavano aspettando l'approvazione dei loro superiori'', ha aggiunto. Come condizioni è stato posto ''il ritiro delle truppe ucraine dalle regioni di Donetsk, Zaporizhia, Kherson e Luhansk dell'Ucraina, prima di qualsiasi cessate il fuoco''.Inoltre sul tavolo è stato messo il ''riconoscimento come russe, da parte internazionale, di cinque parti dell'Ucraina'', ovvero la penisola di Crimea annessa nel 2014 e le quattro regioni di Donetsk, Zaporizhia, Kherson e Luhansk. 
I russi hanno anche chiesto che ''l'Ucraina diventi uno Stato neutrale, privo di armi di distruzione di massa'' e che ''gli alleati di Kiev non stanzino alcuna delle loro truppe nel Paese''.

Infine, sia la Russia, sia l'Ucraina ''rinunciano a richiedere il risarcimento dei danni di guerra'', ha detto la delegazione russa. Secondo il funzionario ucraino, i negoziatori russi hanno avanzato le richieste verbalmente e non hanno condiviso alcun documento scritto.L'Ucraina ha ieri già bollato come ''inaccettabili'' le richieste di Mosca a Istanbul, affermando che sono una dimostrazione di come la Russia che non prenda sul serio la questione della pace.   Il primo risultato dei colloqui diretti Mosca e Kiev, i primi dal 2022, è stato un accordo per lo scambio di mille prigionieri ciascuno, mille russi in cambio di altrettanti ucraini. "Per il momento, dobbiamo fare ciò che le delegazioni hanno concordato" in Turchia, ha dichiarato Peskov ai giornalisti in risposta alla domanda se fossero previsti altri colloqui per un secondo round. "Questo, ovviamente, significa prima di tutto completare uno scambio di prigionieri di guerra 1.000 per 1.000", ha detto. Sulla composizione della delegazione russa, ''non si parla di cambiarla, anzi resterà la stessa'', ha spiegato Peskov aggiungendo che i negoziati ''dovrebbero svolgersi a porte chiuse''. "Quando si firmano i documenti su cui le delegazioni devono concordare, la cosa più importante e fondamentale per noi è chi esattamente firmerà questi documenti da parte ucraina", ha detto Peskov ai giornalisti.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)