L’intervista di Cremonesi a Salvini dopo l’eurovertice di Bruxelles

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«Il premier Conte? È stato bravo, ma siamo a metà dell’opera». Il vicepremier Matteo Salvini, a dispetto dei tanti e argomentati dubbi sull’accordo raggiunto ieri dal Consiglio europeo, vede il bicchiere mezzo pieno: «Questo mese scarso di attività del governo ha aperto ben più di una porta in Europa».

Il risultato dell’eurovertice non è stato al di sotto delle aspettative?
«Io mi sono andato a leggere le dichiarazioni di Letta, Renzi e Gentiloni subito dopo i Consigli che ci sono stati dal 2014, l’anno in cui è esploso il problema immigrazione. Risultati? Zero. Obiettivi raggiunti? Zero. Del resto, in questi anni gli sbarchi sono stati oltre 600mila. I ricollocamenti 12mila. Veda lei…».

L’Italia che cosa ha riportato da Bruxelles?
«Oltre a un rinnovato peso in Europa? A quanto leggo, Conte ha messo nero su bianco il discorso sulle ong. Che è un discorso chiuso, loro non sono più legittimate: si è sancito che nessuno deve interferire con il lavoro della Guardia costiera libica. E infatti Malta chiude e l’Italia ha già chiuso i suoi porti. Anzi, abbiamo chiuso per gli attracchi di queste navi anche quando non portano migranti. Le navi straniere finanziate in maniera occulta da potenze straniere in Italia non toccheranno più terra».

Anche il Trust fund Africa è rimasto quello di prima, si parlava di 1200 milioni. Non vi aspettavate qualcosa di più?
«Ma no. È stato finanziato con mezzo miliardo. L’Europa doveva fare tutto e invece non ha fatto nulla, e 500 milioni ora ci sono».

Anche il trattato di Dublino è rimasto quello…
«È vero. L’obiettivo era anche cambiare Dublino, ma il fatto di avere messo nero su bianco che chi viene salvato nelle acque maltesi o italiane non necessariamente finirà in Italia è un qualcosa che ci aiuterà non poco».

Anche gi alleati Giorgia Meloni e Forza Italia dicono a gran voce che il vertice è stato un fallimento.
«A me interessa la sostanza, non la forma. Io so che cosa stiamo facendo e che cosa stiamo ottenendo. Chi è fuori sa soltanto una parte. Le opposizioni, è giusto che facciano le opposizioni».

A proposito, lei ieri ha anche sentito Silvio Berlusconi. Di che cosa avete parlato?
«È stata l’usuale chiacchierata amichevole. Gli ho raccontato che cosa sto facendo al Viminale, con la Libia, con la Tunisia… E lui mi ha dato qualche consiglio, la sua esperienza e i suoi contatti».

Non è che il Consiglio ha certificato, semplicemente, che l’Unione europea non esiste più?
«Sono anni che l’Europa manifesta il suo vuoto. Questa è l’occasione per dimostrare che non è così. Peccato che solo che nel Parlamento italiano c’è chi riesce ad inneggiare a Macron…».

Il suo prendersela con capi di Stato e di governo non rischia di metterci in fuori gioco sulle altre trattative che voi stessi chiedete?
«Veramente, io me la prendo soprattutto con uno. Il fatto è che Macron continua a provocare. È presidente della Repubblica e io credo dovrebbe dialogare. Anche perché lui è quello buono, io il cattivo. Strano, visto che lui è quello che ha blindato Ventimiglia persino per i lavoratori italiani e ha accolto 600 migranti sui 9000 che avrebbe dovuto. Lo fa perché in patria è già ai minimi storici. Non era stato eletto per vietare i telefonini in classe: è giusto, certo. ma i francesi credo puntassero ad altro».

Lei ha sempre distinto tra Unione ed Europa. Certi toni non rischiano di suscitare inimicizie anche tra i popoli?
«Le inimicizie, se ci sono, sono il risultato di un’Europa che negli ultimi anni ha fatto zero. Se uno va da tedesco in Grecia, si accorge subito della benevolenza… E poi, gli inglesi se ne sono andati, i danesi si stanno arrabbiando. Con questo Salvini non c’entra».

Ora, a che cosa punta?
«Sarò a Innsbruck il 12 luglio per la prima riunione dei ministri dell’Interno. E lì, vedremo di ampliare ulteriormente il nostro peso e le nostre alleanze. Se ti rispettano, ti ascoltano. Se no, ti ignorano. Come dimostrano tutte le direttive di questi anni, dannosissime per l’Italia».

Marco Cremonesi / corrieredellasera

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