26 anni spesi per tornare al peggio della Prima Repubblica chiamandola Terza
Editoriali Politica

26 anni spesi per tornare al peggio della Prima Repubblica chiamandola Terza?

66 anni e non sentirli o più propriamente (e peggio), 66 anni trascorsi senza aver appreso nulla dagli errori dei 40 anni della Prima Repubblica, ne aver fatto nulla di nuovo nei 26 della Seconda, ammesso che si sia messe piede nella Terza.

La nuova, e forse ultima, puntata della sceneggiata posta in essere dal post 4 Marzo, e quindi in scena da ben 71 giorni con continue repliche tutte uguali a se stesse, la si potrebbe titolare: Fratelli Coltelli per le tante analogie intravedibili tra Felice (barese) – Guelfo (fiorentino) con il duo Di Maio (campano) – Salvini (longobardo)

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Fatto sta che dopo un’infinita sequela di:

accordo fatto – no, nessun accordo;
va avanti tu, spetta a te – no, va avanti tu, spetta a te;
spetta a me – no a me;
Berlusconi si – Berlusconi no;
tecnici? Sia mai, vade retro. Solo governo politico e, va da se, che siano politici non professionisti;

ora sembra esserci stato il solito rewind che riporta alla partenza, come in ogni sceneggiato che si rispetta, e siamo quindi , nuovamente, alla dichiarazione di: Accordo fatto, “Oggi il nome del capo di governo” ma ….

Accidenti a questo MA che non manca mai. Entra sempre in scena per creare suspense e preparare il terreno per un ennesimo cambio di scena per la quale, visto che siamo in crisi sia economica che di “capacità politiche” e, ma si, bando alla tirchieria, anche di intelligenza, si ricicla tutto il vecchiume che si voleva buttar, lo si ribattezza nuovo, e via felici con tutto il bronzeo viso al vento come, in una famosa barzelletta fa il parroco che, a seguito della rimostranza di un fedele sul suo mangiar carne di venerdì, gli risponde: sì, hai ragione, scusa. Ma poi, presa la carne, la benedice e dice: io ti battezzo pesce, e continua a mangiare come se nulla fosse.

Ed eccolo, o meglio, rieccolo, il MA ognipresente: c’è l’accordo politico per un governo Lega-M5S, dicono. I nodi della trattativa sarebbero stati sciolti, dicono, ma poi aggiungono: anche se il nome del premier non è ancora stato deciso. Ed allora? Dove sta la novità direte e chiediamo noi? Ebbene, dicono i nostri, la novità sta (starebbe) nel fatto che si sono (sarebbero) accordati su un nome terzo mentre loro due si accomoderanno in Via Vittorio Veneto,  al Ministero del Lavoro, l’uno (Di Maio, sembra) e al Viminale l’altro (Salvini, sembra) e questo secondo i desiderata di Berlusconi che pretenderà anche Giustizia, Economia e Comunicazioni: ma questi sono altri macigni che si vedranno a seguire.

Per ora fermiamoci all’apertura della prima porta: quella della parte di Premier perché, checchè se ne dica e comunque la si rigira, quanto hanno “partorito” i due nella notte dei lunghi coltelli, è stato un copione da affidare ad un attore disposto ad andare in scena e a rappresentarlo su loro regia. Insomma, un quasi quaquaraquà, alla meglio un pupo siciliano, o marionetta che dir si voglia. Lo troveranno? Si vedrà! Intanto fanno spuntare, intravedere, l’ipotesi del rettore Gianluca Vago e qui la commedia volge a farsa.

Gianluca Vago? Ma quel Gianluca Vago? Il Rettore dell’Università degli Studi di Milano?
MA, ci chiediamo, una persona che appare essere seria, colta ed istruita con già una bella posizione, si presterà ad essere il “pupo” del duo Di Maio-Salvini (a sua volta pupo di Berlusconi) ed andare in scena a recitare il copione del duo (trio contando il ghost writer Berlusconi)?

Oddio, tutto è possibile e s’è visto anche di peggio nel sempre fiorente “mercato delle vacche dop” (DOP: Di Origine Politica) dei Palazzi romani (mercato che, con Berlusconi, ha raggiunto vette elevate e agile gestione) MA, e rieccolo il malefico MA:

ma, ed allora, il MAI un tecnico; solo Governo Politico con un Politico (sottinteso: improvvisato e magari con, nel curriula, qualche condanna o almeno qualche pendenza sai, tanto per avere più fili da gestire per meglio manovrarlo) dove va a finire? Ma allora hanno ragione Enrico Lucci e Valentina Petrini quando, nel traler del loro programma: Nemo – Nessuno escluso, enunciano tutto aggiungendo subito dopo: tutto, quasi tutto; la verità, quasi….. ecc ecc

Anche in questo, il duo, da mostra di non voler essere secondo a nessuno (o di saper ben copiare) ed allora eccoli passare dal: «Sarà un politico, mai un tecnico », ad un «Non proprio un politico, qualcosa di simile». «Un tecnico politico», insomma «Non un tecnico vero e proprio» per cui, a nostra volta ed a questo punto, ci sentiamo autorizzati a rispolverare quanto ebbe a scrivere Perry Anderson, su London Review of Books, in merito alla Seconda Repubblica che, secondo lui era (è): «un caso di trasformismo in grande scala: non un partito, non una classe, ma un intero sistema che si converte in ciò che voleva abbattere.» e riportarlo alla presunta Terza Repubblica perché, come ben dicono Lucci e Petrini: …. oddio, quasi!

E questo è per cui, sempre valido resta il nostro mantra: io speriamo che me la cavo

Stanislao Barretta

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