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Caivano, il condominio degli orrori (Riccardo Siano)
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Caivano, il condominio degli orrori

CAIVANO – Prima Antonio, 4 anni, poi Chicca, 6 anni: morti precipitando dallo stesso palazzo in un quartiere difficile di Napoli. Mentre l’inchiesta procede, viaggio al Parco Verde. Dove i bambini non si vedono mai

CAIVANO, NAPOLI. Nella penombra c’è un irriconoscibile Padre Pio alto due metri. È una statua di ghisa, il grigio lucido sfuma nel grigio tetro dell’androne, niente fiori né lampade. Tutto sembra buio. Cupo. Paradossale. Che ci fa un santo nel palazzo dell’orrore? All’esterno, sull’altro lato, dal sesto piano cadde il 27 aprile 2013 un bambino di quattro anni, Antonio Giglio, portava forse anche il destino nel cognome. Nel rione dell’innocenza violata, si è capito che non era una disgrazia solo un anno dopo. Il 24 giugno 2014. Quando precipita dal sesto o terzo piano, stesso edificio, stesso lato, stesso volo, una bambina: Fortuna Loffredo, detta Chicca, anni sei. Segnata da «violenze sessuali ripetute». Tutt’e due lanciati nel vuoto dal ballatoio. Tutt’e due senza una scarpa. La sinistra.

Si ritorna nell’isolato 3 C di via Circumvallazione Ovest, civico 4. Con la stessa ipocrisia di chi piazza un santo nel palazzo di killer e pedofili, è l’indirizzo del ghetto chiamato Parco Verde a Caivano, area nord di Napoli. Non solo bimbi violentati e uccisi, siamo nel primo mercato al dettaglio della droga, per affluenza e prezzi bassi il discount italiano di coca, eroina, marijuana. Le sentinelle hanno già dato l’allarme, c’è un estraneo. Un poliziotto, un ufficiale giudiziario, un giornalista imprudente, chi sarà mai? Dall’ultimo piano del palazzo di fronte che vigila su questo, il segnale è un urlo d’intesa. Jesci, Marì. Esci Maria, per dire: Attenti tutti.

Entra invece una donna bassa, tonda, sembra bionda, ravvolta in una sciarpona nera. Tiene strette per le mani due bambine. «Buongiorno, signora». Non risponde. Spinge svelta le figlie in ascensore. Tutti hanno paura di tutti. Come Mimma Guardato, la mamma di Chicca. «Ho paura che mi ammazzino gli altri due bambini». È fuggita ancora prima di subire un divieto di dimora, accusata dai pm Marco Del Gaudio e Ida Teresi e dai carabinieri di Caserta. Avrebbe tentato di spacciare euro falsi. Gliene aveva dati 500 l’ultimo compagno. La banda Napoli Group smista in Europa il 90 per cento di valuta falsificata. Mimma è vicino a Ravenna, così dice al telefono. «Non vedo l’ora che sia arrestato l’assassino. Finché è libero tremo per gli altri. Giovanni ha 12 anni, ha saputo la verità dalla psicologa. Alessio ne ha 4, mi domanda sempre quando uscirà la sorellina dall’ospedale».

Mimma ha avuto tre bambini da due diversi compagni. Il primo scarcerato qualche giorno fa, vendeva cd falsi. Il secondo è tornato in cella. Nel Parco Verde ruotano 300 detenuti ai domiciliari, 300 gli arresti nel 2014, dieci milioni il giro annuo di affari. La prima delle 13 piazze di spaccio (capo Antonio Ciccarelli, Tonino a’ Munnezza, arrestato dalla polizia) incassa 70 mila euro al mese.

La camorra è infastidita: dopo due delitti in sei mesi, l’orrore dei bambini violentati porta la polizia sul nuovo mercato della droga. Parco verde ha rilevato il traffico di Scampia. Arrivano con i bus della Ctp e in taxi dalla stazione di Napoli i clienti anche da altre regioni. Si fermano solo i disperati a parlare. Uno scende dal pullman con un televisore. Un pallore che scava l’anima. Non ha soldi per l’eroina. Pensa di parlare con un altro cliente. Si nasconde nel cappuccio grigio del giubbone. «Ho portato questo, non ho niente altro». Tenta il baratto.

Nel verde stinto dei viali non si vedono bambini, nessuno che scenda a giocare. «Vedrete, quanti altri casi di abusi. È un fenomeno pazzesco al Parco Verde». È anche il tormento di Mimma Guardato, «non vivo da quel giorno». Le voci del Parco Verde insinuano un’infanzia sofferta anche per Mimma. Ma lei nega. «Il mio primo uomo è stato il mio primo amore». Pietro Loffredo, il papà di Chicca. Mimma preferisce parlare dei suoi sospetti. «Era così felice e orgogliosa di quelle scarpine. Con brillantini e fiorellini. Con i lacci, come le “scarpe delle schiave”, le conosce? Gliele comprai per il battesimo del cuginetto. Una le fu tolta, come al bambino Antonio, e non è stata più trovata. Dice niente, questo?».

Immagina l’assassino. «Non l’ho detto finora a nessuno, non ho le prove.Ho solo i miei pensieri. In 15 minuti, in quel buco maledetto di tempo, da quando è uscita di casa fino a quando è finita giù, non poteva essere una mano sola ad ucciderla». Un uomo, una donna, chi secondo lei? «Un uomo e una donna, può essere, ma voglio saperlo».

Nell’isolato 3 scala C la musica ad alto volume copre le voci, un odore di minestrone con cipolla arriva fino al quarto piano, dove abbaia un cane ma nessuno apre. Abita un fabbro. Silenzio al terzo e al sesto, dove sono appena passati i carabinieri portando via due uomini, uno accusato di pedofilia su una bambina di 12 anni, uno di spaccio di droga. È la cronaca che accende i fari su due alloggi, tra i 31 dell’edificio. Sfiora l’indagine sulla morte di Chicca e di Antonio con incroci suggestivi. Tracce, ombre, niente di più. Vediamo come.

Al sesto piano abita Marianna Fabozzi, ma lei non si vede dal giorno della morte di Chicca. Il suo compagno è dentro per spaccio, uno dei 22 arrestati nella retata del capitano Pierangelo Iannicca e del tenente Aldo Di Foggia, 1° febbraio. Chi è Marianna? È la madre di Antonio Giglio, il bambino morto nel 2013. Non solo, è lei che ha visto per ultima Chicca. Ha raccontato: «Venne da me, la mia bambina di tre anni disse che non voleva giocare, e Fortuna se ne andò. Dopo poco ho sentito urlare, “Fortuna sta male”… Ho sentito un tonfo. Non sono scesa perché ho ancora il ricordo di Antonio».

Al terzo piano abita il primo soccorritore di Chicca. Ha 38 anni. Niente nome. Le microspie lo accusano di abusi su una dodicenne. A lui il gip Alessandro Buccino Grimaldi attribuisce «dopo la morte di Fortuna un comportamento anomalo, fornendo sulla madre della bambina morta alcuni dettagli risultati falsi».

Mimma aveva portato la bimba dalla pediatra. Strani bruciori alle parti intime. La specialista dice di aver rilevato solo febbre. L’autopsia dà riscontri certi: «abusi sessuali cronici» fino a due settimane dalla fine. Sulla morte dei bambini indaga la Procura di Napoli Nord. Il capo Francesco Greco è magistrato pacato ma inflessibile, dirigeva l’Antimafia. Ha delegato i pm Federico Bisceglia, esperto di rifiuti, e una collega giovane ma molto tenace, Claudia Maone, che gira anche per le scuole in un piano di informazione. Greco con i carabinieri di Napoli, Casoria e Caivano ha coinvolto i Ris di Roma per studiare profili psicologici, disegni dei bambini, scritte, tutto. La svolta sembra imminente, anche se c’è stata omertà al Parco Verde, dove solo i muri parlano. Sono la lavagna di amori e vergogne: frasi tenere ma anche rivelazioni imbarazzanti. Viviana, dalle scritte in spray, sembra molto vivace. «Sono bambini nelle forme. Ma adultizzati. Crescono nell’omertà. Già attrezzati a mentire», c’è stupore tra gli inquirenti.

Non è sorpresa Donatella Palma, presidente di Npia, Neuropsichiatri infantili associati, profondo impegno nelle aree degradate. «Gli abusi sono frequenti ovunque: 70 per cento in ambito familiare, 20 parentale, 10 di estranei. Dal Parco Verde alle zone bene. Vi sono ottimi studi del Centro Toniolo di Napoli. Nelle aree degradate sono terribilmente diffuse le molestie per la promicuità».

Al Parco Verde in 750 alloggi vivono quattromila persone, ma c’è chi ne rileva in alcune ore novemila, calcolando i gregari delle piazze di spaccio. Donatella Palma denuncia il degrado morale, «perché il genitore non fa il genitore, la promicuità è regola, si riduce la spesa sociale, quindi gli insegnanti di sostegno, come gli spazi liberi al di fuori della scuola. Storie desolanti, ricordo il caso di una donna che per 50 euro a sera faceva giocare gli adulti dello stesso palazzo con i suoi bambini di 5, 7 e 9 anni. Gli uomini sono stati poi arrestati».

Le donne non lavorano, al Parco Verde, passano da un compagno all’altro, si prostituiscono per una borsa con gli anziani dello stesso Parco Verde, raccontano. I bambini sono traumatizzati. Chicca, secondo il centro Airi di Aversa, aveva «ritardo nell’apprendimento». Ma sognava una vita da diva, come dimostrano il taglio dei capelli e le eccentriche scarpine. Angelo Pisani, avvocato della famiglia di Chicca, è anche presidente di Noi Consumatori. Ha tirato fuori dal carcere il padre della bambina. «I magistrati stanno lavorando bene. Al contrario di quelli che vanno in tv, questo non è un giallo dimenticato, ma discriminato. Per la miseria del contesto sociale. Lo Stato non interviene. Questi abusi dilaganti, queste morti misteriose, ho sentito persino che nove anni fa cadde un altro bambino: tutto fa rabbrividire. Le violenze sono un fenomeno che qui sembra persino accettato. Ma i bimbi sono i genitori di domani. Immagino la loro società. Manca anche la Chiesa, che segue altre emergenze». Dei vecchi casi, ora, si occupa la Prucura dei minori.

Il parroco del Parco Verde è don Maurizio Patriciello, il megafono della Terra dei Fuochi. Ai funerali di Chicca fece una dura omelia. «Chiamatemi quando mi passerà la febbre» dice oggi. Non ama parlare del condominio dell’orrore. Si sta occupando dei fondi da ottenere per l’inquinamento. E il ghetto dei bambini non è una bella immagine. «Non vedo l’ora che prendano l’assassino: ho paura per gli altri miei due figli»

vivicentro.it-sud-cronaca / Caivano, il condominio degli orrori (Antonio Corbo)

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