La vicenda dei lavori effettuati dalla Juve Stabia al “Romeo Menti” e della successiva risposta dell’Amministrazione comunale commissariata merita di essere osservata con attenzione, perché ridurla a un semplice botta e risposta tra la società gialloblù e Palazzo Farnese rischierebbe di far perdere di vista il vero punto della questione.
Da una parte c’è una società che, nell’imminenza dell’attività agonistica, ha individuato una serie di criticità all’interno dell’impianto in presenza dei tecnici comunali e ha deciso, in loro assenza, di intervenire con urgenza per rendere lo stadio adeguato alle esigenze della stagione e dell’imminente gara con il Pisa. Dall’altra c’è un’Amministrazione comunale che, attraverso i commissari prefettizi attualmente alla guida dell’ente dopo lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche, ha richiamato la necessità di rispettare le procedure previste dalla normativa, evidenziando l’assenza di un formale atto di avvio dei lavori da parte del Comune.
Ed è proprio qui che la vicenda assume contorni più complessi.
La solerzia della Juve Stabia e il passaggio formale che manca
Sul piano sostanziale, appare difficile negare che una parte degli interventi realizzati allo stadio fosse necessaria e urgente. I tecnici comunali frequentano abitualmente l’impianto e le condizioni di alcune aree non potevano certamente essere sconosciute.
La stessa Juve Stabia, nella propria comunicazione, aveva individuato con precisione le situazioni che necessitavano di interventi immediati.
Il problema, però, è un altro: l’urgenza non può cancellare le procedure amministrative.
La normativa impone che determinati interventi passino attraverso un atto ufficiale e una formalizzazione da parte dell’ente proprietario. Ed è proprio questo il punto sul quale i commissari hanno richiamato la società: la Juve Stabia avrebbe dovuto coinvolgere formalmente il Comune prima dell’avvio dei lavori.
Una contestazione che, dal punto di vista procedurale, può essere comprensibile.
Ma c’è una domanda che inevitabilmente si affaccia e che non può essere ignorata: quanto tempo è stato perso prima di arrivare a questa situazione?
Torniamo al dicembre 2023
Per capirlo bisogna fare un passo indietro.
È il dicembre del 2023. La Juve Stabia sta dominando il campionato di Serie C e viaggia al primo posto in classifica. Il “Romeo Menti”, però, presenta una serie di problematiche che vengono rilevate dalla Commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo.
La situazione non è delle migliori e arriva una prima serie di prescrizioni.
L’agibilità viene concessa in forma ridotta, con una capienza fissata a circa 5.500 spettatori.
Una decisione che, di fatto, consente alla Juve Stabia di continuare a giocare nel proprio stadio mentre prosegue la corsa verso la promozione. Ma insieme al via libera arrivano anche indicazioni precise sugli interventi da effettuare.
E qui comincia il problema.
Perché quelle prescrizioni non arrivano ieri. Arrivano nel dicembre del 2023.
Sei mesi per intervenire e poi la corsa contro il tempo
Arriviamo alla fine di giugno del 2024. Le prescrizioni devono essere rispettate per ottenere la piena agibilità dell’impianto.
Eppure, a quanto emerge dalla cronistoria della vicenda, una parte significativa degli interventi non risulta ancora completata.
È a quel punto che la questione diventa una corsa contro il tempo.
Il 19 luglio 2024 la Commissione torna al “Romeo Menti” e il responso è negativo rispetto all’agibilità piena. A quel punto l’Amministrazione comunale si mette in moto e durante l’estate vengono effettuati gli interventi necessari.
Ma il tempo ormai è scaduto.
Il risultato è noto: la Juve Stabia è costretta a giocare la prima partita casalinga del campionato, contro il Mantova, a Piacenza, lontano da Castellammare e dal proprio pubblico.
Una pagina che ancora oggi pesa sulla memoria recente del club.
E viene spontanea una considerazione: se le prescrizioni erano state formulate mesi prima, perché si è arrivati a ridosso dell’inizio del campionato per completare i lavori?
Una domanda che non riguarda la gestione attuale dello stadio, ma la capacità dell’ente proprietario di programmare per tempo gli interventi necessari.
Il 5 settembre 2024 arriva il via libera. Ma con altre prescrizioni
La vicenda, però, non si esaurisce con i lavori dell’estate 2024.
Il 5 settembre 2024 la Commissione torna a riunirsi e, dopo aver verificato gli interventi effettuati, esprime parere favorevole.
Lo stadio può continuare a essere utilizzato.
Ma, ed è questo il passaggio fondamentale, il via libera non equivale a una sorta di certificato di “problemi risolti per sempre”.
Sotto il profilo strutturale viene richiamata la relazione di vulnerabilità delle strutture affidata dal Comune a un professionista esterno.
Il tecnico, nella propria relazione, indica che lo stadio può essere utilizzato per la capienza prevista a condizione che, nell’arco temporale di otto anni, vengano programmati e attuati specifici interventi individuati nella relazione stessa.
Non solo, la relazione richiama anche la necessità di implementare l’attività di manutenzione ordinaria, garantendo un’ispezione continua dell’impianto e un’attività di monitoraggio strutturale.
Questo passaggio è fondamentale perché sposta la discussione su un piano completamente diverso. Non si parla più soltanto di porte, bagni, infiltrazioni o altri interventi di manutenzione. Si parla della struttura dello stadio.
La delibera di Giunta: otto anni per intervenire
C’è poi un ulteriore elemento da non trascurare.
La relazione del professionista viene recepita dalla Giunta comunale con la delibera numero 8 del 4 settembre 2024, dunque il giorno precedente alla riunione della Commissione.
L’Amministrazione prende atto dello studio e demanda agli uffici tecnici l’avvio delle procedure necessarie per attuare le strategie di intervento indicate nella relazione nell’arco temporale degli otto anni, prevedendo anche l’aggiornamento del piano dei lavori pubblici.
Insomma, una strada era stata tracciata. Un cronoprogramma di massima esisteva.
Gli interventi strutturali non dovevano essere necessariamente realizzati nell’immediato, ma dovevano essere programmati e attuati nell’arco degli otto anni indicati dal professionista.
E la Commissione, nel proprio successivo verbale, richiama sostanzialmente la necessità di dare seguito a quelle indicazioni.
E oggi, a che punto siamo?
È questa la domanda che, oggi, dovrebbe interessare tutti. Dal settembre 2024 al settembre 2026 sono trascorsi due anni.
Che cosa è stato fatto?
Sono state avviate le procedure previste dalla delibera?
Il piano dei lavori pubblici è stato aggiornato?
Sono stati programmati gli interventi strutturali indicati nella relazione di vulnerabilità?
È stata implementata quella manutenzione ordinaria richiesta?
Sono state effettuate con continuità le ispezioni e il monitoraggio strutturale dello stadio?
Sono domande che non hanno nulla a che vedere con la polemica sui lavori effettuati recentemente dalla Juve Stabia. Anzi, sono domande che dovrebbero essere poste proprio adesso, approfittando della discussione che si è aperta.
Perché la questione delle opere urgenti realizzate dalla società può essere affrontata sotto il profilo procedurale e amministrativo. Ma il problema strutturale del “Romeo Menti” è un’altra cosa.
E non può essere risolto con una mano di vernice.
Due responsabilità diverse
È possibile, dunque, riconoscere contemporaneamente due elementi.
La Juve Stabia avrebbe dovuto rispettare il percorso formale previsto dalla normativa e coinvolgere l’ente proprietario prima di effettuare gli interventi. Ma allo stesso tempo bisogna chiedersi se l’ente proprietario abbia fatto tutto ciò che gli competeva e che gli era stato indicato dalla Commissione e dalla relazione tecnica. Sono due piani diversi.
Uno riguarda la procedura seguita dalla società. L’altro riguarda la programmazione e la manutenzione dello stadio da parte del Comune. Confonderli sarebbe un errore.
E proprio per questo la risposta dei commissari prefettizi, pur legittima nel richiamare le regole, non dovrebbe rappresentare il punto finale della discussione. Potrebbe invece diventare l’occasione per fare finalmente chiarezza sull’intero percorso del “Romeo Menti”.
Il tempo non è infinito
Gli otto anni indicati nella relazione tecnica possono sembrare un periodo lunghissimo. In realtà il tempo, soprattutto quando si parla di opere strutturali, corre molto più velocemente di quanto si possa immaginare.
Se un intervento deve essere progettato, finanziato, affidato e realizzato, non è pensabile arrivare alla scadenza e pretendere di risolvere tutto in pochi mesi. È proprio per questo che la programmazione deve partire per tempo. Il rischio è quello di ritrovarsi, tra qualche anno, nella stessa situazione vissuta nel 2024: prescrizioni già note, lavori da eseguire e una corsa contro il tempo.
E allora la domanda da rivolgere oggi alla Commissione Prefettizia è semplice e, soprattutto, legittima: che cosa è stato fatto dal settembre 2024 a oggi per dare seguito a quella relazione?
Non è una domanda contro qualcuno, è una domanda per lo stadio, per la Juve Stabia, per i suoi tifosi. E per una città che merita di sapere quale futuro si sta progettando per il proprio “Romeo Menti”.
Perché una cosa è certa: la manutenzione di oggi può risolvere il problema di domani, ma la struttura dello stadio non può essere lasciata al domani. E questa volta potrebbe non essere sufficiente arrivare in extremis.
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