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Reggiana – Juve Stabia, Abate salva Confente: “L’errore? È colpa mia, non sua. Dobbiamo ancora crescere”

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Un pareggio che muove la classifica e consolida la crescita lontano dal “Menti”. La Juve Stabia torna dalla trasferta di Reggio Emilia con un 1-1, frutto di un primo tempo di alto livello condizionata dall’errore di Confente e di una ripresa di gestione. Se il campo ha raccontato il botta e risposta tra Mosti (autore del vantaggio) e Gondo (gol del pareggio), i riflettori nel post-partita si sono accesi sull’episodio chiave: l’errore in costruzione di Confente che ha propiziato la rete emiliana.

Su questo punto, però, Ignazio Abate non ha lasciato spazio a dubbi, ergendosi a scudo della sua squadra e, soprattutto, del suo portiere.

“Io chiedo di giocare dal basso, la responsabilità è mia”

La domanda sull’errore di Confente era inevitabile, ma la risposta del tecnico è stata da leader vero. Nessun processo al singolo, anzi, un’assunzione di responsabilità totale per proteggere l’identità di gioco delle Vespe.

“Credo che le analisi vadano fatte a 360 gradi. Abbiamo fatto una mezz’ora di buonissimo livello, padroni del campo” ha spiegato Abate. “Poi abbiamo subito la rete del pareggio dove il portiere non ha assolutamente colpe, le colpe sono le mie. Sono io che faccio le richieste di giocare da dietro e questo ci porta tanti vantaggi. Se sbaglia il portiere rischi di prendere gol, ma il ragazzo deve stare molto sereno. È la strada che abbiamo intrapreso”.

Tra “Killer Instinct” e condizione fisica

L’analisi del mister si è poi spostata sulla gestione del match. Alla Juve Stabia è mancato forse il colpo del KO nel momento migliore, quel killer instinct necessario per chiudere le partite quando si è superiori. Abate, tuttavia, invita al realismo, sottolineando le difficoltà legate alla condizione fisica di alcuni elementi chiave rientrati da poco.

“Avevamo Gabrielloni in campo dal primo minuto, che non avevamo mai avuto per 3-4 mesi, e Varnier che si è allenato due giorni in settimana”, ha precisato il tecnico. “Indubbiamente non riuscivamo a tenere l’intensità alta nel pressing e dovevamo abbassarci. Nonostante ciò, non abbiamo subito niente, rischiando solo su una palla inattiva nel secondo tempo”.

La crescita esterna e i nuovi innesti

Uno degli aspetti più positivi sottolineati in sala stampa è la maturità acquisita in trasferta. La squadra appare più corta, compatta (“in 30 metri”) e sicura dei propri mezzi, frutto di sei mesi di lavoro che iniziano a dare certezze granitiche.

Il mercato di gennaio ha portato cambiamenti che necessitano di tempo per essere assorbiti, ma Abate guarda al bicchiere mezzo pieno, citando gli esordi di Ricciardi e Dalle Mura, oltre alla prova di Mannini e al sacrificio di Carissoni. “Adesso non sarà facile amalgamare ancora di più il gruppo, dobbiamo tenere botta ancora per un po’ e poi vedremo tra un mesetto come procederà il nostro percorso”.

Obiettivo: ossessione 46 punti

In chiusura, Abate ha ribadito l’obiettivo primario, spegnendo facili entusiasmi ma sottolineando l’importanza del distacco dalla zona calda.

“Non siamo pronti per fare un campionato di vertice, ci manca ancora uno step” ha concluso onestamente l’allenatore. “Ma l’aspetto positivo è che siamo a +13 dai play-out. Dobbiamo avere l’ossessione di arrivare ai 46 punti il prima possibile. Non è il momento di alzare la testa, è il momento di seminare con grandissima umiltà”.


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