L’allenatore della formazione brianzola, Paolo Bianco, ha commentato con grande soddisfazione l’impresa dei suoi ragazzi, capaci di capovolgere il risultato ai danni della Juve Stabia nell’incontro con i giornalisti del post-gara. Ecco l’analisi dettagliata del tecnico.
Il blackout iniziale e la scossa negli spogliatoi
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Analizzando l’andamento del match, l’allenatore ha subito affrontato il tema della partenza a rilento:
“Ci siamo trovati a dover scalare una montagna fin dai primissimi minuti a causa di una nostra disattenzione, un infortunio tattico che comunque fa parte del gioco. Rientrati negli spogliatoi alla fine del primo tempo, non ho fatto drammi: ho semplicemente chiesto ai ragazzi di non disunirsi, di mantenere la concentrazione alta e di restare aggrappati all’incontro. Quella pausa di quindici minuti è stata provvidenziale per riordinare le idee e cancellare le scorie della prima frazione.”
Il peso di un’impresa complessa
Bianco ha poi voluto sottolineare lo spessore dell’impresa compiuta dalla sua rosa: “Capovolgere l’esito di una partita nata storta è sempre uno scoglio durissimo da superare dal punto di vista psicologico. Il valore di questo successo raddoppia se consideriamo l’avversario che avevamo di fronte. I campani si presentavano a questo appuntamento in uno stato di forma strepitoso, forti di un filotto di ben nove risultati utili di fila. Non era affatto scontato batterli.”
Fiducia cieca in Thiam e le gerarchie tra i pali
Il tecnico ha colto l’occasione per blindare il proprio estremo difensore, incappato in una sbavatura tecnica, e spegnere sul nascere eventuali dubbi legati al suo sostituto, Pizzignacco:
“L’imprecisione del nostro portiere? Ha calibrato male un rinvio, ma sono leggerezze che nel mondo del pallone possono capitare a chiunque.” Per quanto riguarda le gerarchie in porta, non esistono discussioni: “il titolare indiscusso è lui. Fino a quando le sue condizioni fisiche e di salute glielo permetteranno, il posto tra i pali è suo di diritto e non vi è alcuna ragione valida per ipotizzare un avvicendamento.”
Il fattore Hernani: l’arte di dosare i campioni
Infine, una chiusura dedicata alla gestione del talento brasiliano, elemento chiave dello scacchiere brianzolo: “Se dovessi ragionare lasciandomi guidare dall’entusiasmo del tifoso, non lo toglierei mai dal rettangolo verde: lo vorrei in campo dal fischio d’inizio fino al recupero finale. Tuttavia, conosciamo perfettamente il suo profilo atletico e le sue caratteristiche fisiche; di conseguenza, siamo obbligati a centellinare le sue energie e a gestirne il minutaggio con estrema intelligenza.”





