In un “Romeo Menti” avvolto dal silenzio delle porte chiuse, la Juve Stabia fa risuonare l’urlo della vittoria. Nella giornata n.31 del campionato di Serie BKT 2025-2026, le Vespe superano di misura la Virtus Entella grazie al settimo sigillo stagionale di Leonardo Candellone. Ma se l’attaccante ha messo la firma sul tabellino, è Alessandro Confente ad aver messo i guantoni su tre punti pesantissimi, confermando il momento d’oro della squadra, giunta al sesto risultato utile consecutivo.
Nel post-partita, l’estremo difensore gialloblù ha analizzato con lucidità il match e il percorso di crescita del gruppo, tra retroscena tecnici e ambizioni future.
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Il silenzio del Menti e la “pezza” finale
Giocare senza il calore del pubblico non è mai semplice, specialmente in una piazza calda come Castellammare. Per Confente, tuttavia, non è stata una novità assoluta, anche se l’approccio mentale cambia radicalmente:
“Non è la prima volta, nel post-Covid ho già testato le porte chiuse. Il tifo è un aiuto alla concentrazione; senza tifosi, quella concentrazione devi trovarla da solo dentro di te.”
Una concentrazione che è stata fondamentale proprio nei secondi finali, quando l’Entella ha tentato l’assalto disperato. La parata decisiva allo scadere è l’immagine della partita: “Oggi la parata più difficile è stata l’ultima, non tanto per il gesto tecnico, quanto per l’importanza che aveva,” ammette il portiere. “Ho provato una sensazione bella perché ho messo una pezza sul risultato, ma dall’altro lato brutta perché avremmo voluto non rischiare. Però è andata bene e mi porto a casa la parata.”
La svolta di Frosinone e l’obiettivo salvezza
La Juve Stabia di oggi sembra lontana parente di quella di inizio stagione. Confente individua un momento preciso che ha segnato lo spartiacque del campionato: la trasferta di Frosinone.
“A Frosinone è come se avessimo toccato il fondo,” confessa con onestà. “Da lì, consapevoli della nostra forza e grazie al mister, abbiamo risalito la china, guardandoci in faccia e lavorando sugli errori”. Questa presa di coscienza ha permesso al gruppo, rinnovato in molti elementi, di trovare l’amalgama necessario. Sulla possibilità di alzare l’asticella: “Vogliamo raggiungere la salvezza il prima possibile, così da poter guardare poi ad altro con tranquillità.”
Il “nuovo” Confente e il rapporto con Petrazzuolo
Tra i segreti della crescita di Confente c’è il lavoro quotidiano con il preparatore dei portieri, Petrazzuolo. Un rapporto iniziato in salita ma sfociato in una profonda evoluzione tecnica.
“Inizialmente abbiamo trovato difficoltà a trovare un equilibrio,” rivela il numero uno delle Vespe, “ma ora mi sento migliorato in tutto ciò che faccio. Mi sento un portiere completamente diverso e non posso che ringraziarlo.” Facendo un bilancio stagionale, Confente ricorda con orgoglio l’intervento su Keita contro il Monza e quello sul corner contro il Pescara, pur mantenendo l’autocritica sui gol subiti.
Un muro difensivo nato dall’amicizia
Il “clean sheet” contro l’Entella è merito di un reparto che funziona a memoria. Secondo Confente, la solidità difensiva nasce ben lontano dal rettangolo verde: “La differenza forse la fa il fatto che facciamo gruppo anche fuori dallo stadio; questo ci aiuta a fidarci di più gli uni degli altri.” Una fiducia cieca che bandisce le critiche distruttive: “Non giudicherei mai un errore di un compagno. Anche oggi abbiamo rischiato alla fine e dobbiamo migliorare, ma sappiamo di poter contare su chiunque giochi.”
I modelli: da Alisson a Svilar
In chiusura, uno sguardo agli idoli che ispirano il suo stile. Se Buffon resta il monumento intoccabile, Confente guarda al presente e al passato recente con occhi da studioso del ruolo: “Da piccolo mi piaceva molto Alisson ai tempi della Roma, giocava in maniera pazzesca. Oggi ti direi Donnarumma e Svilar, che secondo me stanno facendo davvero molto bene.”
Con un Confente così, e una squadra che ha saputo rialzarsi dal “fondo” della gara con il Frosinone, la Juve Stabia può guardare al finale di stagione con la consapevolezza di chi ha i mezzi per dire la sua fino a fine stagione.





