Un’altra, ennesima stangata colpisce il mondo del tifo organizzato. Questa volta nel mirino è finita la tifoseria della Juve Stabia. Con un provvedimento forte, quasi a voler manifestare la presenza inflessibile dello Stato contro la violenza, il Ministero dell’Interno ha di fatto chiuso il settore ospiti per i tifosi delle Vespe fino al 5 febbraio 2026.
La decisione fa seguito ai gravi disordini avvenuti lo scorso 26 ottobre 2025, in occasione della trasferta di Padova. Una decisione che, come spesso accade in questi casi, suona come la classica soluzione alla “Ponzio Pilato”: un modo per lavarsi le mani rapidamente, mostrando il pugno di ferro, ma senza affrontare la vera natura del problema.
Il risultato? Una intera tifoseria viene mortificata e additata come violenta e facinorosa, quando in realtà la stragrande maggioranza dei supporter è semplicemente “schiava”, ostaggio di una frangia minoritaria che usa la partita come pretesto per sfogare istinti che nulla hanno a che fare con lo sport.
Il Comunicato Stampa emesso dalla S.S. Juve Stabia 1907
La S.S. Juve Stabia 1907 comunica che il Ministero dell’Interno preso atto dei gravi disordini avvenuti nella serata del 26 ottobre 2025, in occasione dell’incontro di calcio Padova-Juve Stabia, valevole per la nona giornata del campionato di Serie BKT, addebitabili alle condotte dei tifosi della Juve Stabia, ha decretato la chiusura, per la durata di tre mesi, con decorrenza dalla data del decreto (5 novembre) dei settori ospiti degli impianti sportivi dove la società “Società Sportiva Juve Stabia” disputerà gli incontri in trasferta, nonché il divieto della vendita di titoli di accesso ai medesimi impianti sportivi, per gli stessi incontri, nei confronti delle persone residenti nella Provincia di Napoli.
Una soluzione tampone destinata a fallire
Come abbiamo sempre affermato, e come la storia recente insegna (si pensi ai provvedimenti simili adottati in passato anche per altre società, come la Salernitana), questa è una soluzione tampone.
Si impone uno stop di tre mesi, si placa l’opinione pubblica indignata e si dà un segnale. Ma cosa accadrà il 6 febbraio 2026? A chi oggi segue la squadra con la sola volontà di sfogare la propria indole violenta, sarà data semplicemente una nuova possibilità di farlo, magari dopo essersi “riposato” per novanta giorni.
Il problema non viene estirpato, viene solo messo in pausa. Si punisce il tifoso che vuole fare chilometri per sostenere i propri colori, la famiglia che vorrebbe seguire la squadra fuori casa, l’appassionato che non ha nulla a che vedere con la violenza, mettendolo sullo stesso piano di chi ha causato i disordini.
La soluzione non è il divieto collettivo ma la certezza della pena
La soluzione non può essere questa. La soluzione deve essere più drastica, chirurgica e definitiva. Il modello da seguire è quello applicato in Inghilterra contro gli Hooligans, che sono stati letteralmente “schiacciati” dalla determinazione politica della “lady di ferro” Margaret Thatcher.
Non serve chiudere i settori e vietare le trasferte a migliaia di persone per bene. Serve che chi si rende artefice di atti di violenza – prima, durante o dopo una partita – venga identificato, processato e cacciato via, per sempre, dal mondo del calcio e dagli stadi.
Servono pene severe, determinate, che non si limitino a un DASPO temporaneo ma che portino al carcere. Solo colpendo il singolo responsabile, e non la collettività, si potrà epurare il calcio dai facinorosi e restituire gli stadi ai veri tifosi. Fino ad allora, provvedimenti come quello odierno resteranno solo un inutile e ingiusto palliativo.





