Reggio Emilia si conferma un campo ostico, soprattutto per la Juve Stabia, una piazza dove fare punti non è mai scontato per nessuno. Eppure, la Juve Stabia ne esce non solo indenne, ma con la testa altissima e un punto importante in ottica salvezza. Al termine di novanta minuti vibranti, terminati sull’1-1, le “Vespe” portano a casa un pareggio che è figlio del carattere, dell’organizzazione tattica e di una fase difensiva capace di soffrire e stringere i denti nel momento del bisogno.
Avvio fulmineo: Maistro dipinge, Mosti colpisce
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L’approccio della squadra di Ignazio Abate è stato ai limiti della perfezione. I tifosi non fanno nemmeno in tempo ad accomodarsi in tribuna che il tabellone cambia: corre il 2’ minuto quando Maistro decide di accendere la luce. Il fantasista estrae dal cilindro una giocata d’alta scuola, servendo a Mosti un pallone che gridava soltanto “spingimi in rete”. Il centrocampista stabiese non si fa pregare, batte l’ex Seculin e gela il pubblico granata. Per i primi trenta minuti, in campo c’è solo il gialloblù: dominio territoriale e gestione palla, con le Vespe che sfiorano addirittura il raddoppio grazie a un Maistro in stato di grazia.
La doccia fredda: il regalo di Gondo
Il calcio, si sa, vive di episodi e punisce le distrazioni. Al 30’, la partita cambia inerzia a causa di un’incomprensione difensiva fatale tra Varnier e Confente. Il portiere stabiese si attarda eccessivamente in un disimpegno nell’area piccola, permettendo a Gondo di scippargli il pallone con astuzia e depositare in rete l’1-1 più inaspettato. Un errore da “matita rossa” che avrebbe potuto tagliare le gambe a chiunque, ma non a questa Juve Stabia.
La muraglia stabiese: il riscatto di Confente e l’eroismo di Giorgini
È qui che si vede la forza mentale di un gruppo. Nonostante l’infortunio sul gol, Confente ha dimostrato una solidità psicologica fuori dal comune. Nella ripresa, il numero uno si è riscattato vincendo il duello a distanza con Girma e blindando la porta.
Ma se Confente ha chiuso la porta, Giorgini ha messo il lucchetto e gettato via la chiave. Il difensore ha disputato una gara da “top player” della categoria, coronata all’80’ da un intervento che vale quanto un gol: su un mischione furibondo in area, dopo un palo colpito da Rozzio, Giorgini si immola con un salvataggio miracoloso sulla linea di porta. Anche se su questa azione offensiva dei padroni di casa pesa un fuorigico, poi fischiato dall’arbitro, quell’intervento fa capire a tutti la prestazione attenta messa in campo dal centrale difensivo della Juve Stabia. Una prestazione da leader vero, coadiuvata dalla solita fisicità di Bellich, sempre pronto a usare il corpo come scudo in ogni duello aereo.
I nuovi danno linfa, ma l’identità è la vera vittoria
Il finale è un susseguirsi di emozioni. I nuovi innesti hanno dato nuova energia alle Vespe: un pimpante Burnete ha sfiorato il colpaccio con un siluro dalla distanza che ha fatto tremare la Reggiana e su cui Seculin ha usato tutta la sua esperienza, mentre c’è stato spazio per l’esordio di Ricciardi e minuti per Dalle Mura. Più faticoso il rientro di Gabrielloni, che dopo il lungo stop deve ancora ritrovare il ritmo partita ideale.
Al triplice fischio, la Juve Stabia torna in Campania con una certezza granitica: la squadra ha un’identità chiara. Nonostante il “regalo” del primo tempo, la reazione compatta del gruppo e la tenuta difensiva nel finale rappresentano le fondamenta solide su cui costruire l’obiettivo salvezza.





