C’è un volto che brilla più degli altri nel pomeriggio surreale e silenzioso del “Romeo Menti”. È il volto pulito di Mattia Mannini. In un sabato dove l’assenza del pubblico avrebbe potuto spegnere gli animi, il giovane talento scuola Roma ha acceso la luce. Chiamato in causa all’ultimo istante per sostituire un pilastro come Carissoni, messo ko dall’influenza, Mannini non ha tremato. Anzi, ha trasformato un’emergenza improvvisa nell’occasione della vita, regalando una prestazione che ha tutto il sapore della consacrazione.
La maturità del predestinato
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Nonostante la carta d’identità reciti 2006, Mannini si è mosso sulla fascia con la disinvoltura di chi quei campi li calca da anni. Per i presenti (addetti ai lavori e staff) è stata una vera delizia per gli occhi: accelerazioni brucianti, cross tesi e una capacità di lettura tattica rarissima per un quasi ventenne.
Chi si aspettava un ragazzo timoroso, limitato a svolgere il “compitino” per non sbagliare, è rimasto spiazzato. Mannini ha cercato costantemente la giocata propositiva, diventando una spina nel fianco costante per la difesa dell’Entella. Sostituire un leader come Carissoni non era impresa facile, ma lui ha interpretato il ruolo con un mix perfetto di umiltà e spavalderia. Ha spinto quando c’era da offendere e ha stretto i denti nel convulso finale, quando la Virtus provava il tutto per tutto e le attese del VAR toglievano il respiro. Il suo sorriso al triplice fischio è l’istantanea più bella di questo sabato: la felicità pura di chi sa di aver dato tutto per la maglia.
La scommessa vinta
Con il successo sull’Entella e la scoperta di un Mannini così convincente, Ignazio Abate può sorridere due volte. Nonostante l’emergenza influenza e il peso psicologico di una gara giocata in un clima irreale, il tecnico ha avuto il coraggio di gettare nella mischia il giovanissimo esterno, ricevendone in cambio una prestazione di assoluto livello.
La duttilità e la freschezza del ragazzo rappresentano ora una risorsa fondamentale per lo scacchiere tattico gialloblù. In questa seconda parte di campionato, dove le gambe inizieranno a pesare e ogni punto varrà il doppio, sapere di poter contare su un Mannini in questo stato di grazia è ossigeno puro. Abate ha trovato un’arma in più nel suo arsenale, un volto felice che incarna perfettamente lo spirito di questa Juve Stabia: una squadra che non ha paura di scommettere sul talento per blindare l’obiettivo salvezza.





