Juve Stabia, Giudice Sportivo: Punite le proteste per l’extra recupero concesso da Perri a Venezia

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Il Giudice Sportivo, avv. Emilio Battaglia, assistito da Stefania Ginesio e dal Rappresentante dell’A.I.A. Moreno Frigerio, ha reso note le decisioni disciplinari relative alla 33ª giornata del campionato di Serie BKT 2025-2026, maturate nel corso della riunione del 7 aprile 2026.

Per la Juve Stabia, gli strascichi del burrascoso e controverso finale di primo tempo contro il Venezia si traducono in provvedimenti pesanti, che lasciano in dote un profondo senso di frustrazione.

I Provvedimenti Ufficiali

Il referto del Direttore di Gara, Mario Perri, ha portato alle seguenti sanzioni per i tesserati gialloblù:

  • Marco Bellich: Ammonizione e ammenda di € 1.000,00 (terza sanzione) per proteste nei confronti degli Ufficiali di gara. La sanzione è stata aggravata in quanto il giocatore indossava la fascia di capitano della squadra.

  • Vincenzo Esposito (Dirigente): Squalifica per due giornate effettive di gara. Il provvedimento è scattato per aver rivolto agli Ufficiali di gara un’espressione irriguardosa nel tunnel che adduce agli spogliatoi, al termine del primo tempo.

La genesi delle proteste: un recupero “assurdo”

I provvedimenti disciplinari, tuttavia, rappresentano solo la fredda cronaca burocratica di una situazione ben più complessa e controversa sul terreno di gioco. Le vibranti proteste di capitan Bellich e del dirigente Esposito sono infatti scaturite da una decisione della terna arbitrale che, nell’ambiente stabiese, è stata etichettata senza mezzi termini come “assurda”.

Il nodo del contendere è la gestione dei secondi finali della prima frazione di gioco. Riavvolgiamo il nastro:

  1. Minuto 44:57: La Juve Stabia trova il gol del pareggio con Carissoni.

  2. Minuto 46:04: Il gioco riprende. L’arbitro Perri che aveva già concesso un minuto di recupero, stabilisce logicamente di farlo partire dal momento della ripresa del gioco.

  3. Minuto 47:04: Esattamente allo scoccare del sessantesimo secondo di recupero concesso, sugli sviluppi di un calcio d’angolo a favore della Juve Stabia, il pallone finisce saldamente tra le mani del portiere lagunare Stankovic che fa ripartire l’azione dei suoi compagni da cui poi scaturirà il gol del sorpasso di Andrea Adorante.

Il tempo di gioco, compreso il recupero, era di fatto esaurito. A rendere la pillola ancora più amara è un retroscena svelato da Carissoni in conferenza stampa: prima della battuta del calcio d’angolo, il direttore di gara aveva rassicurato capitan Bellich, comunicandogli che dopo la battuta del corner il gioco non sarebbe continuato, a prescindere dall’esito dell’azione.

Fidandosi di questa indicazione, la Juve Stabia ha portato uomini in area per cercare il gol del vantaggio. Se i calciatori avessero saputo che il gioco sarebbe proseguito, avrebbero verosimilmente optato per uno schema conservativo, trattenendo il pallone nei pressi della bandierina per far scorrere gli ultimi secondi e attendere il fischio di fine frazione in sicurezza.

Tra ingiustizia e autocritica

Invece, il gioco non è stato interrotto. L’azione è proseguita innescando una fatale ripartenza del Venezia che ha portato al gol beffa contro i gialloblù.

Va riconosciuta la grande onestà intellettuale dello stesso Carissoni e dell’ambiente stabiese nel fare autocritica: prendere un contropiede letale su un proprio calcio d’angolo è un errore tattico grave. Nel calcio vale sempre la regola d’oro secondo cui “bisogna fermarsi solo quando l’arbitro fischia”. L’ingenuità commessa dalla difesa c’è stata e nessuno cerca alibi assoluti per una sconfitta che, viste le dinamiche della gara, sarebbe potuta arrivare ugualmente.

Tuttavia, il cortocircuito comunicativo dell’arbitro e l’inspiegabile prolungamento oltre il tempo stabilito hanno condizionato psicologicamente e tatticamente un momento chiave del match. Oggi, leggendo il comunicato del Giudice Sportivo, in casa Juve Stabia il proverbio si materializza nella sua forma più classica e amara: oltre al danno, anche la beffa.


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