Purtroppo è arrivata l’ufficialità, quella che nessuno avrebbe voluto leggere: la sfida di sabato contro la Virtus Entella si giocherà nel silenzio assordante di uno stadio vuoto. La decisione di disputare la gara a porte chiuse cala come una mannaia sul popolo delle Vespe, segnando quella che è, senza mezzi termini, una pesante sconfitta per lo sport.
Il calcio senza tifosi non è calcio
Punti Chiave Articolo
Vedere i gradoni del “Romeo Menti” deserti non mortifica solo l’occhio, abituato ai colori e al calore della torcida gialloblù, ma uccide l’essenza stessa del gioco: il gusto del “live”. Il calcio è emozione condivisa, è l’urlo liberatorio dopo un gol, è il brusio di attesa prima di un calcio d’angolo. Sabato, tutto questo mancherà. I tifosi saranno costretti, ancora una volta, a soffrire davanti a un freddo schermo televisivo, privati del diritto di essere lì, a pochi metri dai propri beniamini.
Pagano i giusti per i peccatori
Sui social network la rabbia è palpabile, un fiume in piena di commenti indignati. Ma il sentimento prevalente, ancor più della rabbia, è la mortificazione. È la triste, vecchia storia che si ripete: per colpa di qualcuno — o meglio, di pochissimi — a pagare sono tutti.
Pagano gli abbonati, che hanno investito fiducia e denaro a scatola chiusa. Pagano le famiglie, i bambini e la gente comune che vede nello stadio un momento di aggregazione e identità. Questa decisione collettiva suona come un’ingiustizia profonda verso la stragrande maggioranza del pubblico stabiese, “colpevole” solo di voler sostenere la propria squadra.
Una stagione travagliata
C’è da dire che questa stagione a Castellammare di Stabia sembra non voler concedere tregua. Tra le difficoltà legate all’amministrazione controllata e i fatti di cronaca sportiva recenti, la città continua a incassare colpi. Questa chiusura arriva come una seconda stangata dolorosa, seguendo la scia delle polemiche post-Padova e delle restrizioni sulle trasferte. È l’ennesimo schiaffo alla città e a chi vive di sport, costretto a sentirsi esiliato dalla propria casa calcistica.
Le Vespe di Abate sole contro tutto
In questo scenario surreale, la Juve Stabia di Ignazio Abate si trova davanti a una montagna da scalare. Il tecnico e i suoi ragazzi dovranno stringere i denti, cercando dentro di sé quelle motivazioni che solitamente arrivano dagli spalti. Dovranno giocare senza la “spinta” del pubblico amico, senza quel dodicesimo uomo che al Menti ha spesso fatto la differenza.
Sarà una partita giocata con la malinconia nel cuore, perché — e va ribadito — uno stadio vuoto è sempre, inevitabilmente, una sconfitta per il calcio.





