La Juve Stabia sceglie la linea della fermezza. La decisione del Giudice Sportivo, che ha inflitto 10 giornate di squalifica al giovane calciatore gialloblù Francesco Milluccio, diventa l’occasione per ribadire in maniera inequivocabile i principi che devono accompagnare ogni atleta, soprattutto quando indossa la maglia delle Vespe e rappresenta il Club anche nel settore giovanile.
L’episodio risale alla gara del campionato Under 15 tra Juve Stabia e Roma del 4 ottobre scorso, quando Milluccio è stato espulso «per aver spinto un avversario e pronunciato nei suoi confronti un insulto contenente un’espressione di discriminazione per motivi di razza», come riportato nella decisione del Giudice Sportivo.
Una condotta che la società stabiese condanna senza attenuanti.
La S.S. Juve Stabia ha infatti espresso la propria ferma condanna nei confronti dell’inaccettabile comportamento tenuto dal proprio calciatore, prendendo le distanze in maniera netta da qualsiasi forma di discriminazione. Un messaggio particolarmente significativo perché rivolto anche e soprattutto ai più giovani, chiamati a comprendere che il calcio non può essere separato dai valori di rispetto e civiltà.
Il Club ribadisce il proprio impegno nella promozione di rispetto, correttezza, lealtà sportiva e inclusione, principi considerati parte integrante dell’attività della società e della formazione dei propri tesserati. Nessun risultato, nessuna tensione agonistica e nessuna rivalità possono giustificare parole o comportamenti discriminatori.
La Juve Stabia ha inoltre comunicato una decisione altrettanto chiara sul piano disciplinare: non presenterà ricorso contro la squalifica di dieci giornate e procederà con l’adozione di ulteriori provvedimenti nei confronti del calciatore, nel rispetto dei principi di responsabilità che guidano l’operato del Club.
Ma la società non intende fermarsi alla sola sanzione.
La vicenda diventerà infatti lo spunto per avviare un programma di incontri e iniziative di sensibilizzazione sul tema dell’inclusione e del contrasto a ogni forma di discriminazione, coinvolgendo calciatori, staff e settore giovanile.
Una scelta che va oltre la punizione del singolo episodio e punta a trasformare un comportamento grave in un momento di crescita collettiva. Perché per la Juve Stabia il settore giovanile non deve essere soltanto una fucina di talenti calcistici, ma anche un luogo nel quale formare uomini e donne capaci di rispettare l’avversario, dentro e fuori dal campo.
La maglia gialloblù, prima ancora di essere un simbolo sportivo, rappresenta una responsabilità. E su questo principio il Club ha scelto di non fare sconti.