Una vittoria dal peso specifico incalcolabile. Nella bolgia dello Stadio Romeo Menti, la Juve Stabia ha archiviato la pratica della 34ª giornata del campionato di Serie BKT 2025-2026 superando l’avversario con un netto 2-0, firmato dalle decisive reti di Varnier e Carissoni. Al termine della sfida, iniziata alle canoniche ore 15:00, i riflettori della sala stampa si sono accesi su Salim Diakitè.
Il difensore gialloblù ha analizzato a trecentosessanta gradi il momento della squadra, il suo stato di forma individuale e il suo percorso personale, rilasciando dichiarazioni cariche di determinazione e serenità.
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L’importanza del “Fattore Menti” e la condizione fisica
Raggiunta la salvezza, lo sguardo del difensore è rivolto a un finale di stagione da vivere da protagonisti, sfruttando al massimo il fattore campo. Diakitè, che in passato ha calcato l’erba di Castellammare da avversario, conosce bene il peso specifico dell’impianto stabiese.
“Questa vittoria è stata importantissima. In casa non dobbiamo mollare un centimetro, dobbiamo trasformare il nostro stadio in un fortino; venire a giocare qui non sarà facile per nessuno fino alla fine del campionato. Personalmente credo che, se sono venuto qui, posso dare tanto: ho vissuto Castellammare da avversario e so bene che difficoltà c’è nell’affrontare questa piazza.”
Fondamentale per questo rush finale sarà anche il recupero della condizione fisica ottimale. A tal proposito, il difensore ha rassicurato tutti: “Adesso sto bene. La sosta mi ha aiutato moltissimo, sono riuscito ad allenarmi per un’intera settimana con continuità. Sto molto bene fisicamente e voglio dare il massimo per questa maglia.”
Il gruppo al primo posto: competizione e dedizione
Un tema centrale delle parole di Diakitè è stata la coesione dello spogliatoio. La forza della Juve Stabia, secondo il difensore, risiede in un collettivo dove le gerarchie non sono un limite, ma uno stimolo: “Non è importante chi gioca dal primo minuto, siamo tutti forti ugualmente. Il mister ce lo ripete sempre, chi inizia la partita è importante, ma chi entra a gara in corso e deve sostituire un compagno lo è ancora di più. Dal mio arrivo nei momenti in cui non ho giocato non ero felice, ed è normale che sia così, ma non ero assolutamente arrabbiato. Ho compagni di reparto che sono ragazzi con ottime qualità, non sono l’unico difensore in rosa e c’è una sana competizione che fa bene a tutti.”
Non a caso, la vittoria di oggi ha un destinatario ben preciso: “Dedico questo successo sicuramente al gruppo e a tutti i tifosi della Juve Stabia,” ha sottolineato a chiare lettere.
Ambizione, autocritica e la sfida a distanza tra allenatori
Interrogato su dove possa ancora fare il salto di qualità a livello individuale, Diakitè ha mostrato grande lucidità e una sincera autocritica:
“Mi ritengo un giocatore forte e non voglio sembrare presuntuoso nel dirlo. Forse dove devo migliorare maggiormente è nel saper gestire i vari momenti della gara. Nel calcio, esattamente come nella vita, ogni tanto si fanno cose buone e ogni tanto si sbaglia; la cosa fondamentale è saper alzare la testa e ricominciare subito.”
C’è stato anche spazio per un’interessante digressione tattica, sollecitata dai cronisti, sulla differenza tra il suo attuale allenatore, Ignazio Abate e Filippo Inzaghi: “Parliamo di due persone diverse che propongono idee di gioco diverse. Sono sicuramente due grandi allenatori, perché entrambe le loro filosofie funzionano e lo stiamo vedendo chiaramente dai rispettivi campionati che stanno disputando.”
Il capitolo Palermo: rispetto per il passato, gioia per il presente
L’ultima battuta è stata riservata a un tema delicato: i fischi ricevuti da parte dei tifosi del Palermo. Diakitè, il cui cartellino appartiene ancora al club rosanero, ha risposto con grande maturità ed eleganza, senza nascondere però la felicità per il momento che sta vivendo in Campania: “A Palermo ho sempre sudato la maglia. Sono ancora sotto contratto con loro e continuerò a rispettare la società per le possibilità importanti che mi ha dato. Detto questo, sono davvero contento di come sono stato accolto qui a Castellammare: mi sento libero, sereno, e spero che questo si veda anche in campo.”





