Cessate il fuoco nel Tigray
Cessate il fuoco nel Tigray

Cessate il fuoco nel Tigray. La situazione in Somalia

Il Governo Somalo, in questa fase di difficile gestione della guerra con i ribelli del Tigray, propone le condizioni per possibili colloqui per l’interruzione degli atti di guerra.

Conflitto intenso e duraturo con i ribelli del Tigray

Dopo settimane di intense trattative internazionali si potrebbero aprire le porte per colloqui sul cessate il fuoco con il riconoscimento da parte dei ribelli tigrini (TPLF) del Governo Somalo, la liberazione delle città di Afar e Amhara e l’interruzione degli attacchi alle forze armate somale.

Dopo un anno di conflitto i ribelli tigrini si sono pericolosamente avvicinati alla Capitale Addis Abeba, minacciandone la conquista.

Conseguentemente, dal portavoce del Ministro degli Esteri Dina Mufti è arrivata notizia che un ritiro del TPLF ai confini del Tigray è condizione per l’avvio di un tavolo di trattativa tra le parti.

Dalla viva voce del Ministro degli Esteri, pur rimarcando che nessuna decisione è stata presa dal Governo Somalo in materia, si apprende che è necessaria la volontà di entrambe le parti per poter arrivare a colloqui di pacificazione. Nonostante la brutalità del conflitto, esistono siti sul quale scommettere sulla conclusione della guerriglia come scritto in questa valutazione.

Affermando la loro posizione di forza, suffragata anche dalla recente conquista di Chemise, circa a 300 km dalla Capitale, attraverso il loro portavoce Getachew Reda, i ribelli ritengono inaccettabile la proposta di ritiro condizionale all’avvio del dialogo.

Di contro, da parte loro, la richiesta di annullamento del blocco degli aiuti umanitari alla popolazione che sta creando gravissimi disagi a quanti coinvolti nel conflitto, attanagliati da una pesante carestia.

Cessate il fuoco nel Tigray2

Le condizioni a terra e le informazioni dell’ONU

L’ONU conferma che una colonna di aiuti umanitari è bloccata da tempo ad Addis Abeba.

Sempre da fonti ONU apprendiamo che il blocco delle forniture ha interrotto l’attività sanitaria nella maggior parte delle strutture dove la carenza di farmaci supera l’80% del fabbisogno.

Nella Capitale del Tigray, Mekelle, il più importante ospedale, l’Aider Referral, ha interrotto le cure a più di 500 malati di cancro.

Lo stato di emergenza recentemente imposto dal Governo Somalo e la conseguente catena di arresti, tra cui quello del cooperante italiano Alberto Livoni e di altri 22 appartenenti allo staff dell’‘ONU, ha ulteriormente aggravato la situazione.

La scure si è abbattuta anche su oltre 70 autisti ingaggiati per il trasporto degli aiuti umanitari ad Afar. Dal Governo Somalo viene rivendicata la legittimità di questi arresti nella strategia di contrasto verso i ribelli del Tigray.

Dai vertici della Commissione Etiope per i Diritti Umani si esprime preoccupazione per l’accaduto, conferma delle frequenti e gravi violazioni dei diritti umani a causa del conflitto.

Daniel Bekele afferma, pur se smentito dal Governo Somalo, che è in atto una pulizia etnica verso i tigrini con perquisizioni domiciliari e arresti di massa, spesso motivati solo da presunzioni e sospetti. Per rispondere all’aggravarsi della crisi militare il Governo Somalo ha provveduto ad arruolare oltre 25.000 giovani nelle file dell’esercito.

Da parte della comunità internazionale e degli inviati sul posto, tra cui Jeffrey Feltman, inviato USA, si sono intensificati gli sforzi per portare le parti in conflitto ad un tavolo di trattativa.

Si è unito agli sforzi anche l’ex Presidente Nigeriano Olusegun Obasanjo, in veste di inviato speciale dell’UA, con incontri sia a Mekelle con i leaders del TPLF, sia ad Addis Abeba con il Premier e Premio Nobel per la Pace Abiy.

A lui è giunto anche il supporto del Segretario di Stato Americano Antony Blinken, auspicante la speranza dell’apertura di una finestra sul futuro.

Cessate il fuoco nel Tigray

Ad oggi il conflitto in questa terra martoriata ha portato alla morte di migliaia di persone ed alla migrazione in cerca di salvezza di non meno di due milioni di abitanti coinvolti nella guerra “civile”.

Ascolta la WebRadio