Circolo Internazionale di Castellammare: Pietro Perone presenta il suo libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”

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Organizzato dalle Associazioni culturali “Achille Basile – Le Ali della Lettura” e “Itinerando”, si è svolto, ieri sera 5 marzo, presso il “Circolo Internazionale” di Castellammare di Stabia, l’incontro col giornalista e scrittore Pietro Perone, che ha presentato il suo libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”, San Paolo Edizioni (2025).

Un incontro con l’autore particolarmente emozionante, perché il testo ricostruisce la vicenda umana e professionale del giovane cronista ucciso dalla camorra, un caso di cronaca che a distanza di tanti anni continua a turbare gli animi.

Ad accogliere l’autore c’erano il giornalista Filippo Angora, che ha introdotto e moderato gli interventi con grande competenza, tenendo alta l’attenzione del pubblico.

Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura”, e Filomena Baratto, Presidente dell’Associazione “Itinerando”, con i loro interventi hanno trasformato la presentazione in un dialogo aperto, rendendo il clima vibrante e partecipe.

L’attore Rodolfo Medina ha dato voce e corpo alle parole di Perone, trasformando la lettura di alcuni passi significativi del testo in un momento di pura suggestione teatrale.

Durante la presentazione del libro si è creato un clima di commozione collettiva, trasformando l’evento in qualcosa di molto più profondo di una semplice analisi testuale.

Dagli interventi dell’autore e delle proff. Carmen Matarazzo e Filomena Baratto sono emerse riflessioni profonde sul valore civile del giornalismo e sulla memoria attiva. Il pubblico non ha visto in Giancarlo un “eroe distante”, ma un ragazzo vicino, quasi un amico o un figlio, e il suo sacrificio una ferita ancora aperta per l’intera comunità.

Nel libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”, Pietro Perone si concentra sulla figura di Siani a 40 anni dal suo omicidio, analizzando non solo il delitto, ma anche il contesto ostile in cui operava.

La “Terra Nemica”, a cui fa riferimento il titolo, è l’ambiente in cui Siani si muoveva, ostacolato non solo dai clan, ma anche da silenzi, omissioni e vigliaccherie all’interno del mondo dell’informazione e delle istituzioni.

Ma chi era Giancarlo Siani? Era un giornalista precario di soli 26 anni, un “abusivo” (come veniva chiamato chi lavorava senza contratto) che scriveva per Il Mattino. Fu ucciso a Napoli il 23 settembre 1985 sotto casa sua mentre era a bordo della sua Citroën Mehari verde.

Dal racconto dell’autore rivive la figura di un ragazzo determinato e coraggioso che portava avanti le sue inchieste con caparbietà in un contesto difficile. Sembra quasi di rivederlo mentre parcheggia la sua auto verde in Via Cosenza e corre alla redazione de Il Mattino di Castellammare per lavorare con passione ai suoi articoli!

“A me non è mai piaciuto che Giancarlo fosse definito un ragazzo normale – ha affermato Perone – non mi è mai piaciuto che fosse definito un bravo ragazzo, questo mi sembra l’ennesimo modo di sottovalutare la figura di Giancarlo. Quella sottovalutazione è stata fatta dopo la sua morte e continua a perdurare a quarant’anni dall’omicidio.”

Per Pietro Perone: “L’unico aggettivo con cui definire Giancarlo è coraggioso. Il coraggio non ce l’hanno tutti, perché il coraggio impone di mettere in discussione lo status quo, di andare a vedere che cosa c’è dietro le cose, di non fermarti alle apparenze, di essere pronto a far saltare il tavolo”.

l dibattito sposta l’attenzione dal passato al presente, facendoci riflettere su cosa stiamo facendo oggi contro l’indifferenza.

Perone nel testo ripercorre gli otto anni di silenzio che seguirono l’omicidio e l’inchiesta parallela condotta dal quotidiano Il Mattino a partire dal 1993, che contribuì a smascherare uno dei più gravi depistaggi della giustizia italiana.

I silenzi e le omissioni che seguirono l’omicidio di Giancarlo Siani per circa otto anni non furono casuali, ma il risultato di una precisa strategia di delegittimazione e inquinamento delle indagini, volta a proteggere gli equilibri tra criminalità e poteri locali.

Per anni si cercò di far passare l’omicidio come una “questione privata” o passionale, diffondendo false voci su presunte relazioni di Siani con la moglie di un boss o frequentazioni di case d’appuntamento. Questo serviva a sminuire il suo lavoro d’inchiesta e a distogliere l’attenzione dal movente camorristico.

Una parte del mondo politico e istituzionale dell’epoca era terrorizzata dalle rivelazioni di Giancarlo sugli appalti per la ricostruzione post-terremoto e sui legami tra politica e clan. Svelare la verità sull’omicidio avrebbe significato scoperchiare un sistema di corruzione e collusione allora intoccabile.

L’omicidio di un giornalista di 26 anni fu un messaggio brutale, che impose un “silenzio assordante” sul territorio e persino all’interno del mondo dell’informazione, dove per giorni molti colleghi scelsero di non firmare i propri articoli per timore di ritorsioni.

Pietro Perone ha ricostruito questa vicenda complessa non solo come autore del libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”, ma come testimone diretto e parte attiva di una storica iniziativa giornalistica che ha cambiato il corso delle indagini.

Perone è stato uno dei componenti del ristretto gruppo di cronisti del quotidiano Il Mattino che, sotto la guida del direttore Sergio Zavoli e dell’esperto Paolo Graldi, avviò nel 1993 un’inchiesta parallela a quella della magistratura.

In un’epoca in cui le indagini ufficiali erano ancora segnate da depistaggi e piste infondate, il team di Perone scavò in ambiti inesplorati, recuperando documenti e testimonianze che rompevano l’omertà che circondava il delitto.

Nel suo libro, Perone analizza documenti inediti, come la parabola di TG Cooper (mensile di Torre Annunziata degli anni Ottanta), per ricostruire il contesto di omertà e silenzio della città dopo l’omicidio.

Il lavoro di Perone si sofferma sul “manoscritto sparito” di Giancarlo, che stava per essere pubblicato poco prima dell’agguato, e sulla paura che aveva iniziato a divorare il giovane cronista nelle sue ultime ore.

Avendo lavorato nella stessa redazione di Castellammare di Stabia in cui operò Siani, Perone ha potuto attingere a una memoria storica profonda, unendo il rigore della ricerca archivistica alla conoscenza diretta dei luoghi e delle dinamiche di potere locali.

Questo sforzo collettivo e individuale ha permesso di tenere desta l’attenzione fino alla riapertura delle indagini da parte della Magistratura, portando infine alla condanna dei mandanti e degli esecutori.

Mantenere vivo il ricordo di Giancarlo Siani è fondamentale, perché la sua figura è diventata nel tempo un simbolo di resistenza civile e un modello etico per il giornalismo e le nuove generazioni.

Ricordare Siani significa riaffermare che il diritto dei cittadini a essere informati e la libertà di inchiesta sono pilastri della democrazia. Il suo caso dimostra come le mafie temano la verità scritta tanto quanto le sentenze dei giudici.

La memoria di Giancarlo serve a contrastare l’indifferenza e il silenzio, che Siani stesso indicava come complici dell’illegalità; il suo sacrificio ha spinto molti, nel corso degli anni, a scegliere l’impegno civile attivo contro la camorra.

“Giancarlo Siani. Terra nemica” di Pietro Perone, è un’opera dal forte impatto emotivo, in cui la letteratura si fa memoria viva, dimostrando come il ricordo di questo giovane coraggioso abbia ancora oggi il potere di scuotere le coscienze.


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